IL TERNARIO

 

            Il ternario è presente spesso negli scritti di L. C. de Saint-Martin, in quanto segno di tutte le cose create, avendo esso presieduto alla loro creazione. La sua origine è indubbiamente il numero 3, in quanto esso rappresenta, secondo Saint-Martin e secondo il suo primo maestro Martines de Pasqually, la legge direttrice degli esseri e dell’inizio del mondo materiale.

            Secondo Martines infatti, 3 è il numero del cerchio degli spiriti inferiori che su ordine del Creatore emanarono le tre essenze spiritose che costituiscono le forme e cioè il sale, lo zolfo ed il mercurio.  Pertanto esso è il numero del mondo temporale oltre che dell’uomo che si è sprofondato in esso.

            Nella sua opera “Degli Errori e della verità”, L. C. de Saint-Martin nella terza partizione: “Della natura materiale”, cap. “Del ternario universale”, impegna il lettore a distinguere il ternario sacro, che è esistito eternamente e che esisterà per sempre e senza il quale nulla sarebbe di tutto ciò che l’uomo vede e conosce, dal ternario delle azioni impiegate per le cose sensibili e temporali, il quale ha avuto origine ed esiste perché sostenuto dal ternario superiore, e che essendo le loro facoltà ed azioni evidentemente distinte non è possibile comprendere come quest’ultimo sia indispensabile ed al di sopra del tempo, quand’anche si volesse trarne un giudizio da ciò che esso è nel tempo. Da ciò la superiorità e l’indivisibilità del ternario sacro.

            Pertanto, per comprendere questa distinzione è necessario esaminare i rapporti esistenti tra il ternario sacro, appartenente al mondo invisibile, e i ternari del mondo visibile e da esso sostenuti. A tale scopo analizziamo, seppure succintamente, in relazione all’uomo, alcuni aspetti di alcuni fra i ternari che la Scienza tradizionale ci ha trasmesso.

            Iniziando dal ternario di cui si è fatto cenno e cioè il sale, lo zolfo ed il mercurio, Saint-Martin, parlando della divisione del corpo umano, nella sua opera “Degli Errori e della verità” [1], mette in evidenza i rapporti che questi tre elementi hanno con i corpi e le facoltà dei corpi. Premesso che la divisione del corpo umano è costituita da tre parti e cioè la testa, il petto ed il ventre, egli analizza queste tre parti, ed osserva che è nel basso ventre che sono contenuti ed elaborati i principi seminali, atti alla riproduzione corporea dell’uomo; ed essendo l’azione del mercurio la base di ogni forma materiale qualsiasi, come affermava Martinez de Pasqually, è facile vedere come il basso ventre offra l’immagine dell’azione dell’elemento mercuriale.

            Passando al petto, egli ci fa notare ch’esso racchiude il cuore, ovvero il focolare del sangue, principio di vita e d’azione del corpo, e che il fuoco o lo zolfo è il principio di ogni vegetazione e di ogni produzione corporea, risultando così evidente il rapporto del petto e del basso ventre con l’elemento sulfureo.

            Infine ci sottolinea come la testa, ovvero la terza parte del corpo umano contenga la sorgente e la sostanza primitiva dei nervi che nei corpi animali sono gli organi della sensibilità, e come la proprietà del sale sia quella di rendere ugualmente tutto sensibile; da ciò risulta che vi è una analogia tra le loro facoltà e che pertanto la testa ha un rapporto incontestabile con il terzo elemento o il sale.

In un’altra parte della sua opera “Degli Errori e della verità” [2], l’autore parla del ternario peso, numero e misura, e fa notare come il peso non sia il numero, il numero non sia la misura e la misura non sia né l’uno né l’altro, ma che il numero è ciò che ingenera l’azione, che la misura la regola ed il peso la opera. Applicando quindi il ternario, ovvero i suoi tre termini, al corpo umano ne evidenzia le relazioni.

Egli inizia dalla testa, ed essendo per mezzo degli organi di questa che gli animali e l’uomo mettono  in giuoco il principio delle proprie azioni, osserva come il numero vada applicato a questa parte.

Passa dunque al petto e quindi al cuore, o per esso al sangue, e poiché il cuore prova le sensazioni più o meno forti a seconda della costituzione e della forza dell’individuo, ci fa notare come l’estensione di questa sensazione determini l’estensione dell’azione nel sensibile, e che pertanto la misura convenga alla seconda parte del corpo animale.

Infine, essendo gli intestini a svolgere l’azione digestiva degli alimenti nello stomaco e l’azione fermentativa dei liquidi seminali atti alla riproduzione nei reni[3], egli osserva come il peso debba rapportarsi a questa terza parte.

Tuttavia, l’autore evidenzia che pur risiedendo queste tre parti nello stesso essere e che questo formi un solo individuo, le tre specie di azioni sono tra loro diverse data la differenza essenziale tra le facoltà che le manifestano e che pertanto in lui tutto non è uguale, poiché la facoltà che vegeta non è quella che lo rende sensibile e che quest’ultima non è quella che lo fa operare ed eseguire le proprie azioni in ragione della sua sensibilità, e che ciascuno di questi atti porta con sé una carattere particolare.

Possiamo di già riepilogare schematicamente quanto abbiamo detto su questi due primi ternari in relazione all’uomo nel modo seguente:

 

                    Testa………… sale ……….. numero

        Petto ………... zolfo ……… misura

        Ventre …. …...Mercurio…..  peso

 

Passiamo ad esaminare ora altri ternari del simbolismo tradizionale.

Il primo di questi ternari è il trinomio Libertà, Uguaglianza, Fratellanza,[4] i cui problemi riguardano l’assetto sociale nel suo insieme dell’umanità intera, e siccome il compito precipuo di ogni uomo di desiderio, è il perfezionamento dell’uomo ai fini della sua reintegrazione, il progresso universale e quindi il giusto assetto sociale non potrà aver luogo se prima l’uomo non opererà in se stesso per ritrovare se stesso.

Il rapporto tra il trinomio e l’organismo sociale consiste nel fatto che quest’ultimo dovrebbe essere suddiviso in tre strutture di cui la prima è l’Economia la quale deve provvedere affinché vengano soddisfatte tutte le necessità materiali dell’uomo e come questi, volitivamente, si rivolga ai suoi simili per una cooperazione d’importanza vitale dando così luogo alla realizzazione dell’impulso alla Fratellanza.

La seconda struttura è la Giustizia; essa deve regolare i rapporti vicendevoli fra gli uomini secondo il loro sentire in rapporto alla coscienza umana della giustizia, sentita animicamente, mirando così alla realizzazione dell’impulso all’Uguaglianza.

Infine la terza struttura riguarda l’Educazione e quindi lo sviluppo di tutto quanto poggia sulle doti naturali del singolo individuo e perciò sulla sua facoltà di pensare, mirando così a realizzare l’impulso alla Libertà.

Riepilogando ancora schematicamente avremo:

 

Economia……Volere …… Fratellanza   =   realizzazione della fisicità.

Giustizia ….. .Sentire …… Uguaglianza =   sperimentazione animica.

Educazione… Pensare ……Libertà          =   sviluppo spirituale.

 

Non c’è da meravigliarsi perciò se finora si è dimostrata impossibile la realizzazione, in un organismo sociale qualsiasi, di tali ideali, in quanto questi sono venuti a trovarsi sempre in reciproca contraddizione.

Fatta questa premessa, passiamo ad esaminare ora il secondo ternario, ossia, “Forza, Bellezza, Sapienza” e quale sia la sua relazione con l’uomo. Sappiamo infatti come egli sia l’espressione del mondo stellare e nello stesso tempo come la sua figura sia l’immagine delle forze che fluiscono dalla terra e come queste appaiano in noi nel nostro fisico in forma di Volontà e quindi di Forza o Vigore; che inoltre la Bellezza è ciò che ci forma dal cosmo e che immaginiamo mediante il cerchio il quale strutturalmente è alla base della testa e come quindi si traduca nella facoltà di Pensare; infine tra ciò che siamo in quanto esseri terrestri mitigati dal cosmo ed esseri cosmici mitigati dalla Terra vi è “l’uomo del petto” cioè l’uomo con il suo organismo ritmico che continuamente muove il “pendolo” dell’elemento cosmico verso quello terreno e viceversa, esprimendo così il Sentire attraverso ciò che gli antichi chiamavano Saggezza e perciò Sapienza.

Pertanto schematicamente abbiamo ancora il seguente riepilogo:

 

Forza in rapporto al Volere,

Sapienza in rapporto al Sentire,

Bellezza in rapporto al Pensare.

 

Se ora osserviamo attentamente gli schemi dei ternari fin qui esaminati, noteremo che tutti hanno per fondamento il ternario che comprende in sé le tre principali facoltà dell’uomo: Pensare, Sentire e Volere, sulle quali il nostro filosofo incognito, L. C. de Saint-Martin, unificandole nell’Azione, basa, per l’uomo di desiderio, il percorso da compiere per la sua piena realizzazione. Pertanto ecco l’ulteriore schema delle intercorrenti relazioni:

 

Testa………Sale ……Numero………Libertà………Bellezza………Pensare

Petto………Zolfo……Misura ……Uguaglianza……Sapienza……Sentire

Ventre……mercurio……Peso……Fratellanza……Forza………Volere

 

Veniamo ora a quanto è stato affermato a proposito del trinomio “Libertà, Uguaglianza, Fratellanza”, e cioè che compito precipuo dell’uomo di desiderio è il perfezionamento; tale perfezionamento è rappresentato dall’accensione dell’elemento fuoco nell’io, ossia, come Saint-Martin afferma nella sua opera “Il Nuovo Uomo”[5], nell’ecce homo si accende il fuoco interiore, sviluppato dal “dolce soffio della saggezza” che va a bruciare nel suo athanor, ovvero nel suo cuore, le scorie della sua personalità pervenendo così alla condizione di nuovo uomo, il quale convertito in una “preghiera attiva” fa sì che le sue tre facoltà pensare, sentire e volere riacquistino i “diritti della loro destinazione originale”. E ciò perché infiammandosi d’amore egli possa spogliarsi d’ogni egoismo. È necessario però perché ciò avvenga che le sue tre fondamentali facoltà agiscano in perfetto equilibrio arrestando il reciproco conflitto ed eliminando quindi le contraddizioni che conseguentemente si ripercuotono sull’organismo sociale.

  Quanto sia in disordine e in disarmonia nell’uomo l’equilibrio interno, chiunque abbia un po’ di autocoscienza, lo può avvertire. Egli pertanto è chiamato a stabilire nel suo interno, tra il Pensare, il Sentire ed il Volere, l’equilibrio con il quale poter irradiare e trasmettere al pianeta Terra il significato di questo equilibrio.

In effetti, se noi esaminiamo le proprietà del trinomio pensare, sentire e volere scopriremo che queste tre facoltà ci consentono la conoscenza del nostro io così come i cinque sensi ci consentono la conoscenza del nostro corpo; celebre è la frase del filosofo Cartesio: cogito ergo sum, cioè penso dunque sono; in realtà egli avrebbe dovuto dire, penso, sento, voglio, dunque sono; pur tenendo ben presente che tutto ciò è vero finché l’uomo è in stato di veglia, poiché nello stato di sonno profondo non si pensa, non si sente e non si vuole. Però perché la conoscenza del nostro io avvenga è necessario prima liberare il pensiero dall’influenza dei sensi, il sentire dal condizionamento degli istinti e la volontà dalla prigionia dell’ego; e solo dopo quest’operazione le tre facoltà potranno godere dei “diritti della loro destinazione originale” e pervenire quindi al raggiungimento di quell’equilibrio con il quale si potrà arrestare il disordine che è in noi e quindi, di riflesso, nell’organismo sociale.

Questo compito, nel simbolismo tradizionale, si è sempre espresso in una figura geometrica. Considerando tutte le figure geometriche, si troverà che nessuna corrisponde quanto il triangolo equilatero ad una cooperazione nel senso dell’equilibrio; infatti disegnandolo, non solo esso ha i lati e gli angoli uguali tra loro, ma questi ultimi sono pure equidistanti dal centro. Questo centro, è un simbolo assoluto dell’azione equilibrante; Martinez de Pasqually nel suo “Trattato [6] afferma che “ è dal centro di questo triangolo che i tre punti angolari emanano. Questo centro è composto da quattro lettere” [7]. Quando l’uomo di desiderio contempla il triangolo, vede in esso l’opera dell’io dell’uomo su di sé, e ciò perché si crei in lui un centro attivo di equilibrio entro la propria natura. Così in realtà l’uomo è chiamato a qualcosa di grande, e cioè a produrre dal suo interno per mezzo della sua intera entità, l’equilibrio fra il pensare, il sentire ed il volere che prima nei più svariati modi e nei tempi più diversi, erano a turno predominanti.

Il mistero di questo compito è che per mezzo della cooperazione, dell’equilibrio di queste tre facoltà o forze, l’interiorità dell’uomo produce in effetti qualcosa di nuovo. Viene cioè generato un quarto elemento in aggiunta ai tre precedenti: e cioè l’elemento AMORE che si irradia e si trasmette a tutto il pianeta Terra, perché questi possa divenire il pianeta dell’amore. In tal modo l’elemento ternario diventa quaternario, e in effetti il nome divino ossia 1 sommato a 3 dà 4. Perciò nelle scienze tradizionali il mistero dell’esistenza terrena viene di solito espresso con le parole: “Fare del Ternario un Quaternario”. Oggi il quarto elemento nell’uomo, e cioè l’Amore, è ancora molto imperfetto; ma quando l’uomo avrà compiuto la sua missione nell’evoluzione terrena, allora egli sarà altrettanto luminoso quanto il sacro triangolo, che con la sua posizione di equilibrio ci risplende dinanzi come il più alto simbolo per il nostro ideale terreno, in quanto ci fa ricordare del nostro passato.

Ma se oggi, proprio perché ancora elemento imperfetto, l’operazione AMORE è soltanto un’aspirazione, domani sarà una realtà, per l’azione armonica degli elementi del ternario Pensare, Sentire e Volere nell’interiorità dell’uomo, tale da fare della stessa interiorità la sostanza dell’amore, che ci consentirà perciò concretamente di “Fare del Ternario un Quaternario”.

 

 

 

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Il presente articolo è tratto dal libro “RIFLESSIONI su alcuni temi di Louis-Claude de Saint-Martin” scritto da Ovidio La Pera per la collana “Lo spirito delle cose” delle Edizioni LIBRERIA CHIARI Firenze Libri S.R.L. – p.zza Salvemini 18/r 50122 FIRENZE.

Ovidio La Pera, con questo nuovo saggio, ci conduce alla scoperta di alcuni insegnamenti e pensieri di Louis-Claude de Saint-Martin affrontando alcune tematiche care al nostro filosofo, specie quelle legate al mondo dei numeri o comunque dense di significati, talvolta espresse con un linguaggio enigmatico; queste vengono esaminate però senza voler dare ad esse una spiegazione definitiva, data la loro natura specificatamente esoterica che perciò richiede una personale interiorizzazione di tipo meditativo; si tratta pertanto solo di un contributo atto ad allargare l’interesse che il pensiero e la dottrina di vita di questo autentico illuminato desta in tutti coloro che gli si accostato. Infine, viene esaminato anche il suo personale rapporto con il mondo femminile, che, come vedremo, è stato in totale armonia con la sua visione del mondo e del rapporto che deve intercorrere tra l’uomo e la Divinità.

 

 

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[1] “Degli Errori e della verità”, partizione “Della natura immateriale”, cap. “Divisione del corpo umano”.

[2] “Degli Errori e della verità”, partizione “Della natura immateriale”, cap. “Del peso, del numero e della misura”.

[3] Oggi noi sappiamo che non è nei reni che si forma il liquido seminale, bensì negli organi genitali e specificatamente nei testicoli i cui tuboli seminiferi producono continuamente gli spermatozoi; comunque si tratta sempre di organi posti nella zona del basso ventre.

[4] A proposito di questo trinomio, la leggenda ne attribuisce la creazione a L. C. de Saint-Martin, ma, come risulta da seri studi condotti in proposito, come ad esempio dall’Antoine nella sua “Storia della Massoneria Francese”, non fu da lui che questa ricevette tale trinomio, e che a sua volta, essa lo abbia imposto alla Rivoluzione Francese. In effetti, è nel dicembre del 1792, e perciò tre anni dopo l’inizio della Rivoluzione, che una Loggia chiede per la prima volta al “Grande Oriente di Francia” di costituirsi all’Oriente della Legione Francese sotto il titolo distintivo “Liberté, Egalité, Fraternité”.

[5] “Il Nuovo Uomo”, cap. 49 “Della vera preghiera”.

[6] “Trattato sulla reintegrazione degli esseri” cap. 102.

[7] Le quattro lettere a cui fa riferimento Martinez de Pasqually appartengono alla lingua ebraica e sono h w h y  (Jod  Hé Vav  Hé) e cioè il nome con cui Dio si manifestò a Mosè.