SUGGESTIONI DI UNA INVESTITURA TEMPLARE
Scritto di getto per la Camera di Mezzo in occasione dellaumento di salario di due compagni darte.
di Sidus

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Linvestitura templare oggi è quasi un paradosso, un gioco decontestualizzato delluomo moderno con i miti e i simboli di unepoca gloriosa che fu. Che importanza dare a questa investitura cavalleresca? Il Templare incorniciato dai luoghi comuni e dalla leggenda dei detti come mangia e bestemmia come un templare oppure quei sodomiti bevitori e idolatri o dalle commanderie olezzava la putredine e il lerciume allapertura delle porte oppure le teste rasate al servizio del papa o la legione straniera del medioevo e chi più ne ha più ne metta. Il Templare, una figura sorpassata, un orpello, un ornamento di facciata o quantaltro? Il Templare diremmo oggi forse come metafora ontologica: luomo che intende probabilmente mandar via linfedele che ha in se; il treno dei piccoli pellegrini indifesi (le nostre piccole idee razionali) che si scontrano con il Terrore dellIslam (il nostro inconscio primigenio abbrutito dalle miserie della nostra infanzia, dal nostro impulso irrazionale a procreare compulsivamente idee reiette e impronunciabili). Che senso ha ricevere ununzione che ci deriva da quel Gran Priorato dItalia che si autoproclamò indipendente dallOrdine Templare Francese deviato e corrotto, Ordine che è sopravvissuto sin al 1981, e si è spento con la morte dellultimo Gran Maestro il Conte Gastone Ventura, che nel suo libro sul templarismo conclude dicendosi concorde col considerare lOrdine come ricordi (-rimarcato in corsivo-), di un passato glorioso? Ma che senso ha ciò che è nella memoria? Questa forma e contenuto di investitura cavalleresca che riecheggia molto molto sommessamente (e questo vale per tutti i neotemplari e, men che si dica, anche per il templarismo Massonico) lo spirito nobilissimo che aveva animato i primi cavalieri poveri con un mantello per due e un cavallo in coppia; oggi -dice il Ventura- quando tutto o quasi si riduce a far rilucere al collo o sul petto lorpello di una decorazione, sembra contraddire, andare diametralmente verso altre direttrici la Regola del Cistercense. Ma queste sono solo questioni morali che a noi non interessa affrontare. Gli ideali di Forza, di Coraggio, di Epico Ardimento alimentano invece lEroe che Campbell tanto bene ha eviscerato nella sua più celebre fatica (lEroe dai mille volti) come archetipo positivo della parte più elevata e cosciente di noi. Leroe cavaliere, povero e orgoglioso, contro il titano o mostro infedele che popola il labirinto della Palestina (e che ancora è lì con le stesse dinamiche storiche che ritornano, diverse, ma sempre gattopardescamente uguali!), come Teseo che affronta il Minotauro, la terribile bestia per metà uomo e per metà toro-luna, forse celante quella divinità femminile che nelle culture eurasiatiche post-semitiche deve essere eliminata, uccisa, levata di mezzo poiché rappresenta limprobabile connubio tra ciò che è mascolino con ciò che è femminino. E si ritorna quindi ai concetti di yin e yang, animus e anima, al Sigillo di Salomone embricazione equilibrata tra fuoco e acqua, conscio e inconscio e così via. Teseo eroe positivo, come il Cavaliere Templare che protegge i pellegrini che percorrono il dedalo della Terra Santa alla Cerca del Sepolcro e dellOlio Santo di quel figlio di Dio, rappresentazione del divino in Terra, che assurge ad archetipo del fuoco, dellelevazione assoluta, dellasse del mondo. Lolio del sepolcro rappresenta il vello doro di Giasone, la conquista di una purificazione che riporta luomo nella sua dimensione razionale e superlativa. I Templari, proiezione della mente vigile, proteggono il pensiero razionale, il positivo dal negativo, dai condottieri della mezza luna (e ritorna qui il Minotauro con il simbolo femminile e il maschile) che uccidono anchessi per la medesima ragione gli infedeli che non vogliono convertirsi alla religione semitica maschile del dio vendicativo. Come è strano questo mondo, ma proprio strano davvero! Come è difficile raggiungere la felicità! Eppure essa è lì, proprio vicino a noi, a un tiro di schioppo e non ce ne accorgiamo! Abbiamo bisogno di tanta cose poco necessarie (per non dire inutili) ma che sono lì perché il superfluo, il regno della Quantità, (e Guenon un secolo fa lo stigmatizzò), ci rende più forti, più sicuri di noi, ci cela ciò che dentro abbiamo di più fragile: la paura, il TERRORE della fine. Questa paura, questo atavico sgomento che stride contro tutti gli istinti naturali delluomo (ma forse qui è solo un aspetto), era splendidamente esorcizzato dal Cavaliere, dal Guerriero a cui la morte non fa paura , non DEVE far paura, per il quale la morte è un tramite, un valoroso passaggio verso il paese sconosciuto (lamletico undiscovered country) dove lardimento verrà ricompensato a larghe mani. Che senso dare quindi a tutto ciò? E un rito di passaggio magnifico, pieno di incanti, suggestioni sottili, subliminali, di ricordi non immagazzinati in qualche improbabile hard disk ma memorie ineffabili i cui afflati arrivano a sfiorarci fin in queste epoche oscure, ed è già un miracolo che ci riescano ancora!!! E qui sta la magia di quello che facciamo nella sacralità di un Tempio, IL TEMPIO, sia quello di Cristo o quello Massonico del GADU o quello che è in Noi: il poter percepire il soffio del tempo, le corrispondenze coi nostri maestri passati che marchiano a fuoco la nostra usata giovane anima. Maestro Massone, Cavaliere Templare di Giustizia, Superiore Incognito è un movimento di ricordi lontani, un camminamento, un varco, una semplice complessa tappa per ledificazione dello Spirito, per ledificazione sempre in cantiere del Sé.
