“RIUNIRE CIO’ CHE E’ SPARSO”
R. : Da Oriente ad
Occidente, da Mezzogiorno a Nord, su tutta la superficie della Terra.
D. : Perché?
R. : Per diffondere la
luce e riunire ciò che è sparso. In altre parole, per insegnare ciò che
essi sanno ed imparare ciò che ignorano, contribuendo dovunque a far trionfare
l’armonia e la fratellanza tra gli uomini.”
(Catechismo interpretativo del grado di Maestro – Osvald Wirth – La Massoneria “Il Maestro”)
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“Riunire ciò che è sparso”.
Ricomporre i tasselli di un puzzle per ritrovare l’immagine in tutta la sua pienezza: frammenti di sentimenti perduti, di coscienze silenti, lontane e dimentiche, riportare serenità, ricomporre un qualcosa di preesistente positivo; riunire antiche pergamene, svegliate dal sonno del tempo per ricostruire un passato lontano e misterioso, studiare simbologie in cui l’uomo colloca la propria aspirazione a sopravvivere, a trovare una ragione per la propria sofferenza sia del corpo che dei sentimenti.
Armonie lontane, voci nella notte, guida per il ka, lo Spirito, il pensiero eterno.
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“Vi è una coscienza leggera fatta di Vita eterna. Essa ci sfiora Lieve come un’antenna di formica. Ma per sentirla Siano chiuse le porte ai cinque sensi E vaghi libero il pensiero Al di là della mente che ci mente” |
(da “VIGINANA BAIVARA TANTRA” antichissimo libro dei primi Sutra sanscriti che illustra il metodo per giungere alla scoperta del sesto senso)
“Dicono: “andiamo a devastare!”
e dicono: “Uccidiamo!”
Guardano l’uomo come si guarda una preda.
La virtù ha preso il lutto.
La peste ha preso stanza.
Il cuore batte forte
E il sangue avanza.
Il sangue si fa fiume
Il sangue si fa tempo
Si beve,
e si ha più sete.
Fra tanti fratricidi,
gli uomini veri sono pochi.
La gioia è morta.
Ritorna, o lottatore,
torna a scacciare il male!” (Lamento di Ipu)
Siamo padroni ormai dei corpi e della materia. Conosciamo le leggi chimico-fisiche cui soggiace la materia, soggetta a trasformazioni che la degradano fino a farla cadere entropicamente nella morte.
Conosciamo i mattoni del nostro corpo, le cellule che lo compongono. Quando arriva la morte i mattoni si sgretolano, si sfaldano in altri mattoni più piccoli, fino a dissolversi nei costituenti elementari che si perdono nel Creato.
Ma qualcosa resta.
Qualcosa che svetta al di là del tempo e dello spazio: la scintilla divina, immortale; il Pensiero in cui si distinguono le due entità: quella dell’Anima e quella dello Spirito.
L’anima è costruttrice di personalità, degradabili, provvisorie per cui va incontro ad una seconda morte.
Lo Spirito, definito anticamente “il vittorioso”, è il pensiero eterno.
Eraclito sa che le cose separate tendono a congiungersi, l’unità del molteplice nella ragione, il Logos, la Parola, la Persona del Dio Manifesto, che tutto domina e tutto risolve in sé.
Non a caso nel rituale massonico avere “tagliata la gola” o “strappato il cuore” hanno gran significato. L’uomo che ha la “gola tagliata” non può più parlare, perde il privilegio di possedere la Parola, cioè la facoltà creativa.
Similmente, perdendo il cuore si perde l’anima, l’Anima dell’Io, lo Spirito e si torna ad essere entità collettiva dell’animalità. Perché solo nel regno umano si ha la possibilità di ricevere il Verbo.
Eν αρχη ην ο λογοσ….
“In principio era il Verbo
…..
In lui era la vita
E la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
…
E noi vedemmo la sua gloria,
gloria di unigenito del Padre,
pieno di grazia e di verità”
(Giovanni, autore dell’Apocalisse dove Babilonia potrebbe essere qualsiasi capitale. “E chiunque non nasca di nuovo, non entrerà nel regno dei cieli” ed ancora “Lo Spirito è come il vento e non lo si vede, solo lo si sente, e nessuno sa dire donde venga e dove vada”).
La verità è nell’implicazione nascosta “da tutte le cose l’uno e dall’uno tutte le cose” (fr. 10) ed ancora “il Dio è giorno e notte, inverno-estate, guerra-pace, sazietà-fame. E muta come il fuoco, quando si mischia ai fumi odorosi e prende nome dall’aroma di ciascuno di essi” (fr. 27).
L’unità assicurata dal Logos è una unità di opposti che restano tali anche quando su di essi trionfa l’armonia della legge.
“Armonia di opposti è l’armonia dell’Universo, come quella dell’arco e della lira” (fr. 14)
Si legge in Euripide (fr. 21) “beni e mali non sono separati, ma qualcosa li unisce a buon fine”.
Nel mondo massonico si insiste molto sui rapporti fra la leggenda di Hiram ed il mito di Osiride.
“In Egitto si sostiene che Osiride è il Nilo che si congiunge con la terra, simboleggiata da Iside, e Tifone è il mare in cui il Nilo si getta e si disperde, scomparendo completamente, tranne quella parte che viene assorbita dalla terra e la feconda” (Plutarco)
Dice una preghiera di età ramesside:
“TU CHE SEI L’OGGI E LO IERI, E SEI IL DOMANI,
SILENZIOSO THOT
CHE
AL DI
VIENI A SALVARMI IN QUESTA STANZA,
DOLCE SORGENTE DI VITA
CHE DONI ACQUA ABBONDANTE AI SILENZIOSI
E TI DISSECCHI AI CIARLIERI!”
La sorgente magica della saggezza, rappresentata da
Thot, l’uomo dalla testa di ibis, il grande medico, il grande taumaturgo, dice
all’uomo: “Tu sei un granello di vita, ma sei posto al centro dell’Universo,
che in te si specchia. Sei un piccolo cosmo. Da ogni parte giungono a te
influssi dalla totalità, influssi che si espandono e ti espandono, influssi che
si concentrano e ti concentrano. Provengono dall’Uno e questo, ad un certo
momento, ti si manifesta in due polarità:
Per gli antiche egiziani l’Universo è un immenso sarcofago cosmico. Al centro sta Osiride, l’Essere buono. E’ morto e l’Universo piange. Iside è vedova. I piccoli uomini sono orfani. Ma Osiride esiste ed è il perno dell’Universo. Osiride è il re del DUAT, il mondo senza tempo dove vanno i defunti. Dio sovrano dell’aldilà è il garante della resurrezione per chiunque, morto, diventa Osiris.
Osiride chiede al morto: “Figlio la tua ultima vita l’hai sprecata?”
E’ l’istante della verità.
Il defunto muore in Osiride ed in lui rinasce. Viene pesato il cuore del morto: QUANTA PARTE DI SPIRITO? QUANTA PARTE DI ANIMA? Se lo spirito prevale diviene ORUS, erede di Osiride, IL FIGLIO DI DIO.
Maestro degli egizi fu il mesopotamico Asar, Sargon il grande, l’Ermete Trismegisto dei greci, il Re Giusto degli ebrei.
Ermete Trismegisto fondò il primo impero del mondo ed insegnò ai 65 popoli a lui sottomessi a collegarsi al divino. “Vuoi essere cosmico? Vuoi l’Etrernità? Sii perfetto.”
Asar-Osiride diede ai 65 popoli il dono della scrittura.
Diceva: “Guardate il Cielo, le stelle, la terra con le sue montagne, i suoi boschi, i suoi mari. Tutto è ideazione della grande coppia. Il Cosmo è un grande manoscritto, un infinito rotolo di papiro. Su questo rotolo vi insegnerò a riconoscere le poche lettere alfabetiche dell’infinita scrittura. Esse sono poco più di 20 e sono i segni sacri, i segni della vita.”
Ma i segni viventi furono inquinati, i misteri
profanati e questo accadde intorno al
Il cielo era nell’uomo e non vi erano intermediari tra l’uomo e Dio.
Poi con l’invasione dei Barbari tornarono gli antichi stregoni del paleolitico a sfruttare l’insicurezza degli uomini e sorsero i misteri, le religioni.
La verità fu costretta a nascondersi nel grembo dei misteri. Si affidò al tempo, alle lente maturazioni.
Poi i misteri si corruppero.
Divennero impostura e sfruttarono la superstizione.
La menzogna popolò le tenebre di esistenze fallaci.
Gli altari che vennero dopo furono innalzati non più per gratitudine ma per egoismo ed il culto non fu più volto a conoscere e valorizzare meglio se stessi e ad ottenere una intima vittoria sul proprio egoismo: “ricevo quando dono, sono perdonato quando perdono, mi si rimettono i debiti quando li rimetto ai miei debitori”.
Osiride portò la saggezza, venne Gesù e portò sulla terra l’amore, a dire all’uomo di cercare in se stesso ciò che con tanto accanimento andava ancora cercando fuori di sé.
“Se non speri l’insperato, non lo troverai” (Eraclito)
Nel Libro dei Morti si legge:
“Io sono l’oggi, Io sono lo ieri, Io sono il
domani.
Numerose sono le mie rinascite.
Sono lo spirito divino e misterioso, eternamente
giovane.
Il mio nome è Grande Tenebra.
Mi celo e mi manifesto.
Muoio e rinasco conformemente al ritmo del tempo.”
Guenon si rifece alla tradizione vedica secondo la quale “ciò che è sparso” è il corpo del Perusha (l’Uomo per eccellenza) primordiale che fu diviso nel primo sacrificio compiuto dai Veda all’inizio dei tempi.
Ogni sacrificio rituale è considerato una immagine di questo primo sacrificio cosmogonico.
Nel simbolismo massonico del grado di Maestro
l’iniziato si identifica con
L’iniziando deve riprodurre in se stesso l’esperienza del Dio come lo narra il mito per divenire così, per sacramento, del tutto simile a lui.
In un sacrificio “l’essenziale in primo luogo è dividere ed in secondo luogo riunire” (A. Coomaraswamy da Guenon).
Gli dei ci creano tante sorprese:
“L’atteso non si compie, e all’inatteso
un Dio apre la via”
(Euripide da “Medea”)
e ancora:
“A me appartiene lo ieri, mio è il domani.
Lo ieri è Osiri. Il domani è Ra”
(Dal Libro dei Morti)
Ho detto.
Maggio 2000