RITUALI FUNEBRI
Rituali funebri. Di commiato. Di congedo. Ma quando
la vita ci lascia non c’è musica, melodia, orazione o canto che ti possano
ridare calore o sorriso perchè
“Perché
tu sei morto per sempre,
come
tutti i morti della Terra,
come
tutti i morti che si scordano
in
un mucchio di cani spenti.” (Lorca)
Rituali funebri. A conforto dei vivi?
Rituali funebri. Rituali di forma, perché si deve
o…..
“Un nulla di nulla la vita
laggiù, un errore
aggiunto ad errore
……………….
Era un quotidiano affondo
In oceani di sabbia…” (Turoldo)
Miliardi di esseri ci hanno preceduto e di loro non
c’è più memoria.
A cosa sono serviti i loro dolori, le loro gioie, le
melodie, le emozioni legate alle vicende di tutti i giorni?
Perché?
Chi ha memoria della gioia che una donna, lontana
nel tempo, ha provato cogliendo un fiore, forse in un paese assolato, in un
prato in un giorno di primavera o dell’emozione, del batticuore del bacio
scambiato sotto la luna con l’amato, o del sorriso di un bambino, o del senso
di gelo di una notte polare sofferto tra le nevi eterne?
Penso ai carmi di Catullo.
Il poeta, primo romantico (ma… quanti prima di
lui?), prega :
|
“quare habe tibi quidquid hoc libelli, qualecumque, quod, o patrona virgo, plus uno maneat perenne saeclo.” |
vergine protettrice (1) che mi guardi al libro mio
concedi una perpetua giovinezza. (1) Minerva? |
e reclama memoria. Non vuole essere dimenticato,
perché se la memoria non c’è più, allora e solo allora tu sei MORTO PER SEMPRE.
Lesbia, dolce Lesbia, “vivamus , mea Lesbia, atque
amemus…”
|
“nobis cum semel
occidit brevis lux, nox
est perpetua una dormienda da mi basia mille, deinde centum, deinde usque altera mille, deinde centum…..” |
“il sole che muore rinascerà, ma questa luce
nostra fuggitiva, una volta abbattuta, dormiremo una totale notte senza fine,
dammi mille baci, ed ancora cento, ed ancora fino ad altri mille, e poi
ancora cento……” |
“odi et
amo”……. o “pedicabo ego vos et irrumabo” scostumatissimi versi
irridenti per Aurelio “phathice” (boccadac….) e per Furio
“cinaede”(rotto nel c…)…..
Rivivi nel ricordo, nella sacra lettura di un tuo
scritto ed in quel momento e solo allora un velo cade e riemergi sul
palcoscenico della vita con tutti i dubbi, e trasmetti le certezze, gli amori,
le sofferenze, le paure, le delusioni, le rabbie, i livori… la tua vita
insomma, il tuo IO, quello che sei stato.
Ricordate Cesare Pavese? La disperazione di un amore
naufragato riemerge in questi versi che ripropongono un dolore senza fine,
incommensurabile, nero e profondo.
“verrà la morte ed avrà i tuoi occhi.
Questa morte che ci accompagna
Dal mattino alla sera, insonne
Sorda, come un vecchio rimorso
O un vizio assurdo. I tuoi occhi
Saranno una parola vana,
un grido taciuto, un silenzio…..”
quando leggi questi versi l’uomo Cesare Pavese con
le sue debolezze e le sue glorie rivive in te.

“La
Luna ha denti d’avorio,
com’è
vecchia e triste!
I fiumi sono secchi,
la
campagna senza verde
e
gli alberi appassiti
senza
nidi e senza foglie.
Donna
Morte, piena di rughe,
passa
tra i salici
col
suo assurdo corteo
di
remote illusioni.
Vende
colori
Di
cera e di burrasca
Come
una fata leggendaria
Cattiva
ed ingannatrice.” (Lorca)
Rituali
funebri. Rituali di morte. Per chi? Per noi patetici “vuoti a perdere”?
Canta
il poeta: ….. trasmigreremo di forma in forma….
Cambieremo.
Forse domani saremo un filo d’erba od una tenera, colorata primula. Chissà.
Ma i pensieri, i sentimenti, che senso hanno in questo contesto?
Il senso dell’arte, del bello che ti hanno consumato nella continua ricerca di perfezione e di aderenza ai testi, alle cose.
La pietra grezza…
Civiltà
sono nate e finite e di loro non resta traccia.
Quante Atlantidi? Quante Mu?
Delle più recenti danno testimonianza vecchi libri polverosi dimenticati su oscuri scaffali, scavi archeologici condotti con infinito amore, piccoli cocci incisi, segni magici che dicono di uno scambio di promessa, una preghiera, un canto …. che riemergono da antichi vasi, dipinti istoriati…ma sono passate migliaia di anni…… e non c’è più nessuno che ne reclami il possesso.
Ecco una moneta . Cosa avrà barattato?
Nel rituale cristiano si invoca l’eterno riposo in
pace. Quanto tormento, dolore, cruccio, incomprensione lotta nella vita se nel
momento della nostra fine assoluta, senza più speranza, senza più nulla, il più
grande desiderio è quello di pace?
Si chiede PACE e che risplenda ad essi la luce
perpetua in attesa della resurrezione. Ma quale?
Quando?
Alla fine dei tempi.
Ma quando finiscono i tempi?
E il tempo va ed il tempo torna. E tutto si ripete.
All’infinito.
Ma cosa vuol dire “infinito”, come lo quantizziamo
noi esseri finiti questo concetto tanto vasto e spropositato….
Non pensare. Non pensare.
Nel rituale massonico una sola luce velata,
maglietti avvolti in panni neri, si consumano termini scontati da sempre: “gli
uomini nascono e muoiono. Ogni esistenza segue il suo nuovo corso” ……..
“portano avanti la fiaccola della vita trasmessa dagli antenati, alcuni amando
i loro simili altri odiandoli o opprimendoli”…….”nessuno può sottrarsi alla
misura morale e fisica della vita. Solo la bontà fraterna può attenuare la
sofferenza”…… “la ragione è guida per coloro che amano i propri simili”… “tutti
passano provengono dalla terra e le loro spoglie tornano alla terra”… “tutti
hanno agito: buone o nefaste, note ed ignote, le loro azioni lasciano una
impronta che si mantiene e non può essere cancellata”… “i cattivi hanno diritto
alla misericordia dell’oblio…. I bravi meritano la nostra venerazione.”
Memento homo qui pulvis eris et in pulverem reverteris…
memento….
Vola uomo, vola verso il cielo, alzati e respira a
pieni polmoni l’aria dell’onestà e della lealtà. C’è già tanta sofferenza. Non
aggiungerne altra con i tuoi comportamenti… ma sono solo parole inutili,
insensate, senza possibilità di realizzazione.
Dignità. Coraggio. Amore. Speranza?
Misericordia dell’oblio. Invochiamolo questo
“oblio”e che ci sia PACE.
Sulle lapidi dei cimiteri tutti gli uomini sono
probi e buoni e leali.
Ma quando?
Ma dove?
Quanta falsità nel cuore degli uomini che non hanno
il coraggio di chiamare le cose con il loro nome.
Se credi, pensa che dovrai rendere conto.
E ricorda che:
Siamo
un segno che non indica nulla,
siamo
senza dolore, e abbiamo quasi
perso
il linguaggio in terra straniera.
Davvero
quando sopra gli uomini
C’è
in cielo una contesa e possenti
Vanno
le lune, allora parla il mare
E
anche i fiumi debbono cercarsi
Un
sentiero. ……
F.
Hölderlin, Mnemosyne in Le liriche
Neli Di Pisa
1° Aprile
2006