“La ricerca dell’Armonia nell’Opera Latomistica”

 

Platone nel terzo Libro della Repubblica, 399 a-e, disserta sul concetto di musica, forma di arte edificante, composta da tre elementi: parola, armonia, ritmo. L’armonia ed il ritmo devono seguire la parola. Esistono diversi tipi di armonia: lamentoso, molle, etico (dorico-frigio). (Nota 1)

Ma è l’Armonia dorico-frigia quella che assolve alla funzione morale di  accompagnare l’uomo sul sentiero che porta al Bene in cui si esprimono la verità ed il dovere. (Nota 2)

Questo passo di Platone è fondamentale non tanto per la conoscenza di elementi tecnici della musica greca, bensì per comprendere la stretta connessione, certo di origine pitagorica, fra musica ed etica.

L’etica è l’armonia del vivere nel rispetto, nella tolleranza e nella comprensione del tuo simile. Concetti antichi di assoluta attualità.

Prosegue Platone che “alle armonie seguono i ritmi: ………ed occorre considerare quali siano quelli di una vita ben ordinata e coraggiosa….. e capire quali metri corrispondono alla meschinità e all’insolenza, o alla follia e alle altre manifestazioni della malvagità…”                                                                

Per questo è necessaria Armonia nella vita di ciascuno di noi. Armonia di pensiero e di azioni come musica che con la melodia del canto e dello strumento investe la vita ed il pensiero dell’uomo.

Con Holderlin penso che

 

 Come l’aquila di Giove ascoltava il canto della Musa

Io cerco di cogliere la mirabile melodia che è in me

La melodia del cuore

 

E Marcel Proust afferma che :

 

 Non esiste cattiva musica…….  Il posto della musica è immenso nella storia sentimentale della società. Il ritornello che un orecchio fine ed educato rifiuterebbe di ascoltare, ha ricevuto il tesoro di un migliaio di anime, conserva il segreto di migliaia di vite di cui fu la ispirazione, la consolazione sempre pronta, la grazia e l’idea.”

 

Le note che scorrono sul pentagramma a formare miracoli di vibrazioni, che toccano l’anima, sono sette, numero dell’eternità.

Il numero sette, simbolo dell’equilibrio, rappresenta tutto, poiché il sette è il numero della creazione.

Armonia, figlia di Ares e Afrodite racchiude in se la forza, il vigore dell’impegno e la bellezza, la dolcezza di Eros…. perché Venere è la dea dell’Amore e l’Amore, è la forza del mondo.

 

 “l’amor che move il sole e l’altre stelle.”

                                                                                (Dante: “Paradiso” : canto XXXIII° vv. 145)

 

La musica si riempie del sogno e delle lacrime degli uomini.

Armonia riceve in dono da Ermete una lira, da Atena una veste aurea e la madre di Giasone la inizia ai misteri eleusini.

L’armonia trascende la sfera umana e la stessa temporalità.

L’armonia visibile è quella del mondo fenomenico, l’invisibile si coglie nei rapporti intelligibili che determinano il visibile.

La lira visibile cela gli intimi rapporti che correlano gli accordi fra le sue corde.

 

Platone salva la lira e la cetra che sono gli strumenti di Apollo, utili alla città e bandisce tritoni e pettini e gli auloi , strumenti di Marsia e dei portatori di tirso, seguaci di Dioniso, perché Dioniso, come aveva dimostrato Euripide nelle Baccanti, distrugge la città.

Sono infatti strumenti “dal potere scabroso, capaci di sedurre, incantare, affascinare, inebriare, penetrare negli animi e impossessarsene” da qui la necessità di purificare la musica da questo suo potere e contenerla nella pura armonia della lira e della cetra che sanno riprodurre l’armonia cosmica.

Quindi solo armonia della lira e della cetra e la necessità di purificare la musica dall’influsso di Dioniso. 

L’intenzione metafisico-edificante che fa preferire a Platone la musica unilineare e bandire gli strumenti a più corde capaci di molteplici armonie influirà nella musica in Occidente che resterà inquadrata nel registro etico-metafisico come mezzo formativo della spiritualità, come allegoria della realtà metafisica che rinvia alla verità dell’essere, al di là dell’apparenza delle cose.

 

Nel mondo di oggi i giovani hanno capovolto il modo di pensare la musica, architrave portante della cultura occidentale, ed hanno coniugato la musica non con la verità dell’essere, con il “Sole platonico”, con lo spirito hegeliano “onnipresente e integro nel profondo delle cose”, ma con l’Ineffabile come è ineffabile “il volto di Jahvè che è indescrivibile, perché chi lo vede muore” (V. Jankélévitch , Philosophie première- Parigi 1954, pag. 133)

 

La musica giovanile non è più un discorso lineare come Platone voleva che fosse, non è lo specchio dell’essere ma si muove tra essere e non essere, sul ciglio di un abisso, metafora della vita senza ragione e senza perché, evento gratuito, grazia. Proprio perché senza ragione e senza perché esprime la minaccia che può venire estinta e si offre all’urto della contraddizione che la vita e l’essere umano portano con sé.

Del resto nella tragedia greca la musica dionisiaca aveva sottolineato questo contrasto e questa minaccia ed aveva arrestato i suoni  al di qua della salvezza. (Ulisse che si fa legare per ascoltare il canto delle sirene mentre fa turare le orecchie ai suoi uomini).

 

Nel Primo Grado Simbolico all’apertura dei lavori il M\V\ chiede : “Fratello Primo Sorvegliante, a quale scopo ci riuniamo?” ed a lui il Primo Sorvegliante risponde :  “per edificare templi alla virtù, scavare oscure profonde prigioni al vizio e lavorare al bene ed al progresso della Patria e dell’Umanità.”

Nella iniziazione massonica il M\V\  chiede: “… osservate chi è il temerario che osa battere in tal modo e viene così a disturbare i nostri pacifici lavori” ed a lui il Primo Sorvegliante risponde: “Maestro Venerabile, è un  profano  che chiede la Luce.”

M\V\: “Fratello Copritore, domandate a codesto profano come ha osato concepire la speranza di poter ottenere un privilegio così grande.”

La risposta è: “Perché  è nato libero e di buoni costumi”

Più avanti nel percorso di ricerca della Parola Perduta si parla di Dovere, inflessibile come la Fatalità, esigente come la Necessità, imperativo come il Destino.

 

Nei nostri principi massonici è presente l’impegno e l’esigenza di dedicarsi a ciò che è giusto e buono indipendentemente dalla certezza di riuscire e di perseverare nonostante tutte le avversità.

La massoneria è una scuola di vita che esige onestà e purezza di intenti. Chiarezza e lealtà. Saggezza ed equilibrio. Tolleranza ed amore. Senza aspettarsi niente in cambio perché in tal caso non avrebbe più alcun valore.

 

Armonia della cetra e della lira.

 

La strada è in salita, dura, difficile perché la conoscenza porta dolore e sofferenza e si potrebbe essere tentati ti abbandonare tutto. Ma si continua.

 

Armonia della cetra e della lira.

 

Un massone è Uomo nel senso più alto e nobile del pensiero, LIBERO  e di BUONI COSTUMI.

Ma, come tutte le cose degli uomini nel Tempo e nella Storia, nasce la necessità, anche per la Massoneria, di coniugare la tradizione antica di sviluppo e di pensiero con le nuove terribili difficoltà del terzo millennio.

 

I giovani di oggi, disincantati e nichilisti nella maggior parte, sono ossessionati dalla musica che non è quella della lira e della cetra, e cercano di rifondare un tempo che non sia solo progetto e sguardo al futuro ma tempo originario che ha nel corpo il suo semplice ritmo di cui la musica è gelosa custode. Si parla di quel ritmo che il filosofo Carlo Sini così descrive ne “L’incanto del ritmo”:

 

 Parlo di quel ritmo che è battere e levare, battere e levare, uno / due, uno / due, è il ritmo del nostro respiro, il ritmo del battito del nostro cuore, il ritmo sonno e veglia, il ritmo sazietà e fame, il ritmo del coito, il ritmo che nella vita intrauterina scandisce la prima figura del tempo. E perciò nella cadenza del ritmo più primitivo si rivive nel ventre della folla, quella prima esperienza nel ventre della madre, dove il battito del proprio cuore non si distingueva dal battito del cuore materno. Si raggiunge così quella condizione dove le domande si pongono non in modo teorico, ma corporeo, e con il corpo si chiede chi era la madre per sapere chi siamo noi, che cos'è il mondo per sapere che cosa ci facciamo, chi è Dio, per sapere quale altro Dio si nasconde dietro il racconto che ci hanno fatto. Sono queste delle domande che non si sciolgono in una risposta teorica, ma si vivono solo come domande, con tutta la tensione che la domanda conosce quando la risposta non è all'orizzonte, una tensione che il corpo scarica nel ritmo incessante, ripetuto fino allo sfinimento, perché tutte le domande senza risposta sfiniscono. E allora battere e levare, battere e levare, uno / due, uno / due, battito ritmato dei piedi su questa terribile terra, quando un'altra non è promessa.”

 

ed ancora:

 

“Non è il tempo che fonda il ritmo.E’ il ritmo che fonda il tempo.

L’incanto del ritmo non è un modello teorico, ma una provocazione a vivere.”

 

Carlo Sini, L’incanto del ritmo (1993), p.54.

 

 

Neli Di Pisa

 

 Firenze 14 Ottobre 2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

( Nota 1 :Va considerato che la parola “armonia” (armonia) non va intesa nel senso moderno di sovrapposizione dei suoni che dà luogo agli accordi. Per i greci l’armonia è la combinazione di due tetracordi, ossia di due sequenze discendenti di quattro suoni. Come tale l’armonia è affine alla nostra scala melodica che è ascendente e non discendente come i tetracordi greci. Quanto al ritmo, occorre ricordare che la metrica antica è quantitativa. Il ritmo nasce perciò dalla alternanza regolare di sillabe lunghe e sillabe brevi.

Si distingue fra i sei tipi di armonia, divisi in tre gruppi: il primo “lamentoso” comprende l’armonia misolidia e quella sintonolidia; il secondo “molle” comprende le armonie ionia e lidia; il terzo gruppo, a mezzo fra gli altri due, comprende quella dorica e quella frigia. Solo questo ultimo gruppo è considerato dal filosofo eticamente accettabile.)

 

 (Nota 2 “Non conosco le armonie ma conserva quella che sappia imitare adeguatamente i toni e gli accenti di un uomo coraggioso impegnato in una azione di guerra o in un altro compito gravoso e che, pur non avendo avuto successo e andando incontro alle ferite o alla morte o a qualche altra disgrazia, in tutte queste circostanze lotti contro la sorte con coraggio e fermezza. E conserva pure anche l’altra, capace di imitare un uomo impegnato in una opera di pace non per costrizione ma per libera scelta: chi per esempio, cerchi di convincere un dio con la preghiera o dia a un altro uomo utili consigli, o invece si mostri sensibile egli stesso alle preghiere, agli ammonimenti, alle dissuasioni altrui, e in conseguenza di ciò abbia avuto un risultato conforme alle sue intenzioni senza inorgoglirsene, ma accetti sempre ciò che gli accade con temperanza ed equilibrio e di buon grado. Queste due armonie – l’una energetica e l’altra volontaria – capaci di imitare in sommo grado chi ha sfortuna e chi ha successo, chi è temperante e chi è coraggioso, occorre che tu le conservi.”)