IN QUALE LUOGO SIAMO?

 

Sorella ispettrice, in quale luogo ci troviamo?”

“Tre volte Potente Maestro siamo davanti al Santo dei Santi.”

 

Luogo sacro, pieno di arcano mistero per ciò che non possiamo comprendere: il Tutto ed il Nulla.

Luogo di raccoglimento e di meditazione.

Luogo per pregare, per cercare di conoscere noi stessi in mistico riserbo, lontano dai  rumori, dagli echi assordanti della vita convulsa e frenetica, dalla vanità, dall’egocentrismo, dai metalli che pesano, zavorrano e pongono coltri di nebbie fumose tra il nostro io ed il cielo.

 

“……..interminati

spazi…. E sovrumani

silenzi, e profondissima quiete

io nel pensier mi fingo; ove per poco

il cor non si spaura. E come il vento

odo stormir tra queste piante, io quello

infinito silenzio a questa voce

vo comparando: e mi sovvien l’eterno…..”

                                              …………… l’Infinito leopardiano di antica memoria.

 

“Essenza dell’Essere

Epifania dell’Essere

Nell’unità dell’Essere.

 

E’ l’Essere il globo che tutto contiene

E naviga nell’Oceano del Nulla”

                                              (“Nell’oceano del Nulla”  da “Ultimi canti” di Turoldo)

 

Ma quanto sia giusto esulare dal Mondo non so.

Perdersi in questa meraviglia di pensieri e ricordi e sognare melodie, fiori dai mille colori, voli di rondini e garrire di uccelli, non so.

Il fine non è quello di isolarsi in questo tempio della saggezza a costruire saggezza e avvolgersi nel paludato costume del sapere. Non si deve. La centralità del problema è quella di collegare ciò che si costruisce nel Tempio con la realtà del mondo esterno.

Ed il compito non è affatto facile!

Da sempre si è cercato di costruire saggezza ed amore. Ma non ricordo che l’uomo sia cambiato, migliorato dal suo apparire sulla Terra. E’ immutato nei suoi istinti ed a ben poco serve la “Civiltà”, se tutto si ripete.

I santi, i Profeti, hanno segnato cammini con il loro esempio di bontà e misericordia, i grandi iniziati hanno cercato di far udire la loro voce. Inutile.

Tutto si ripete uguale.

Penso a Gandhi che predicava la non violenza, a Madre Teresa di Calcutta che si è prodigata, instancabile, per i reietti.

 

La storia non ha il ruolo di maestra di vita anche se Stradone definiva gli storici vati e veggenti per quella illuminazione che essa poteva dare per prevenire, con l’esempio del passato, il ripetersi di errori commessi.

 

“La sapienza esalta i suoi figli

e si prende cura di quanti la cercano.

Chi la ama, ama la vita,

quanti la cercano solleciti saranno ricolmi di gioia.

Chi la possiede erediterà la gloria”

                                                                         (Siracide 4, 11-13)

 

Non so quanto sia giusto isolarsi in un bozzolo di perfezione a contemplare e meditare e riflettere.

 

“Viviamo il Sogno eterno

per cui “omnis creatura ingemiscit”:

 

la fusione nell’Essere:

 

prodigio estremo della Ruah

che “cova” sulle scogliere delle origini”

                                                           (Turoldo “Prodigio estremo”  da  “Ultimi canti”)

 

Potrei essere indotta a credere che sia possibile una redenzione.

 

Ma poi la realtà ci viene sbattuta in faccia ogni giorno dai telegiornali, dai notiziari di approfondimento, dai commenti di giornalisti, scrittori, filosofi, che nulla lasciano all’immaginazione: scene orribili di morti insepolti, su strade tra cumuli di macerie fumanti, a rischio di colera ed altre pestilenze, di volontari e medici che si prodigano e spesso impotenti, di voci di fuggiaschi che raccontano di ferite aperte impossibili a curare per mancanza di farmaci, di donne e bambini affamati che tornano tra gli scheletri delle loro case distrutte, e le vediamo sul piccolo asettico schermo da 14 pollici, noi nelle nostre case calde ed accoglienti, impotenti, così lontane ma così sacrosantamente vive e dolenti, immobili, attonite, disperate, sbigottite, mute per il dolore e la sofferenza, senza più lacrime….

Sono le orribili immagini di questi giorni.

E non voglio pensare al passato.

“Morte non basta,

non vi è soluzione: tua

e nostra frontiera è

                         

                    il Nulla:

 

Tu senza posa a creare,

e noi

e le pietre

e i fiumi

e gli astri

 

                   a gemere……….”  (Turoldo “Tua e nostra frontiera” da “Canti ultimi”)

 

Bello il decalogo:

 

1.     Non vi forgerete più idoli umani per agire alla cieca sotto il loro impulso, ma deciderete da sole delle vostre opinioni e dei vostri atti

2.     Non scambierete più le parole per idee e vi sforzerete sempre di scoprire l’idea nascosta nel simbolo

3.     Non accetterete nessuna idea senza comprenderla o senza considerarla vera

4.     Non accontentatevi delle parole, non concedete a nessuno fiducia cieca, ma ascoltate tutti gli esseri umani con premura e deferenza

5.     Abbiate la ferma volontà di capirli. Abbiate rispetto per tutte le opinioni, ma accettatele per giuste soltanto se vi sembrano tali dopo averle esaminate

6.     Non profanate la parola Verità applicandola a concetti umani

7.     La verità assoluta è inaccessibile allo spirito umano: senza tregua le si avvicina ma non la raggiunge mai.

8.     Qualunque forma di ammirazione vi ispiri lo spettacolo dell’Universo, dal Macrocosmo  al Microcosmo, ricordatevi che l’ammirerete solo in proporzione della vostra debolezza di fronte alla sua immensità.

9.     Solo la Legge Universale, che governa tutte le cose nel loro insieme ed ogni cosa in particolare, è realmente ammirevole.

10. Ciò che la Massoneria vi chiede è di amare la Giustizia, di rispettarla, di camminare sulla sua via e di servirla con tutto il cuore e l’anima.

 

Ma quanti decaloghi nella storia dell’Uomo!

Dalle tavole di pietra di Mosè, dalle Dieci Parole di vita rivelate sul Sinai dalla stessa voce di Elohîm, proclamate dalla bocca di Dio stesso, un dio che parla l’ebraico e comincia il suo discorso con “Io stesso, Adonai Elohîm…” (Deuteronomio 5, 1-10) legge suprema dell’umanità intera….. fino ad arrivare alla “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” consacrata nel XX secolo, nel maggio del 1948…. Alleanza tra il mondo laico rappresentato dalle Nazioni Unite ed il mondo religioso, legge accettata da tutte le religioni e da tutte le filosofie.

 

Tutte queste belle parole folgoranti, se fossero osservate, cambierebbero in un sol colpo, come con una bacchetta magica, il volto dell’umanità sfigurato da crimini che si moltiplicano ad ogni generazione e che rischiano di condurci ad un suicidio collettivo.

Regole, regole per l’uomo impazzito che non sa far uso della ragione ed è sempre sopraffatto dalla vanità del proprio essere.

“Non ucciderai” eppure, nelle guerre del secolo appena trascorso sono stati uccisi cento milioni di persone e, se ci fosse una nuova guerra, magari atomica, potrebbe perire l’intera umanità e con essa verrebbe cancellata ogni traccia di vita sul pianeta.

 

Noi: Atomi nel nulla.

 

I miliardi di galassie esistenti sono soltanto piccole, minoritarie parti perdute in un disordine ed un vuoto incommensurabili. La crudeltà è parte dell’universo, è il prezzo da pagare per la grande solidarietà della biosfera, è ineliminabile dalla vita umana.

Siamo nati nella crudeltà del mondo e della vita, cui abbiamo aggiunto la crudeltà dell’essere umano e quella della società umana. I neonati nascono urlando di dolore. Soffrono gli animali, forse anche i vegetali, ma è l’uomo che è maggiormente predisposto alla sofferenza, forse perché è anche quello più predisposto al godimento.

A seconda della individuale capacità di capire,  di intelligere.

Più sei sensibile, intelligente e consapevole maggiori saranno il tuo dolore e la tua gioia.

Per sopravvivere occorre una grossa corazza contro l’egoismo, il disprezzo, l’indifferenza, la disattenzione; del resto nessuno potrebbe sopportare di vivere senza sviluppare il callo dell’indifferenza. E poi il danaro con il suo potere immenso che amplifica e diffonde sentimenti di avidità privi di pietà.

 

“Si dice : pazzo di gioia. Si dovrebbe dire: savio di dolore” (Margherite Yourcenar da “Fuochi”)

Ed in effetti solo un pazzo, un irresponsabile può gioire.

Come afferma la saggezza dei popoli.

 

E poi il Dovere : ….“inflessibile come la Fatalità, esigente come la Necessità, imperativo come il Destino”.

Dovere? Verso cosa, verso chi e per quale “Etica” ?…..

 

Voglio però pensare che possa nascere un canto di speranza, un raggio di sole, e ricordare che l’uomo è fatto anche di cielo ed è proprio quella parte di cielo che lo salva.

 

Non parlo dei Santi, ma di quelle persone anonime, grigie, invisibili quasi, che ogni giorno compiono in silenzio, senza urlare, non viste, con umiltà, atti di amore.

 

……..l’Uomo poi con i suoi 10 miliardi di neuroni e 1014   di sinapsi ha messo al mondo il mito, la magia, la dismisura, il disordine e la sua originalità più profonda consiste nel fatto di essere un animale dotato della facoltà di sragionare.

E’ questo il modo che ci permette di sopravvivere, di dimenticare e condurre i nostri giorni anche con un sorriso e con gioia.

 

Rimbaud affermava: “Finisco per trovare sacro il disordine del mio spirito”.

 

“………

E’ assoluta

La necessità dell’Immagine!

Il corpo: scialuppa che ti salva

Sull’oceano del Nulla

 

***

Dio e il Nulla – se pure

L’uno dall’altro si dissocia-

Senza voce sono nell’assenza.

……………….

 

***

Anche la Morte sarà

Un emigrare di forma in forma

Nel grande corpo dell’universo.

 

Corpo, spirito che si condensa

All’infinito:

 

nostro corpo

cattedrale dell’Amore,

 

e i sensi

divine tasiere……..”  (Turoldo  da “Introito”)

 

Ai nostri giorni non è più possibile nascondere i fallimenti di quella ragione che ha preteso costruire assoluti terrestri contro l’assoluto trascendente. E più forte di prima, in un universo della contingenza e della disperazione, riemerge, inesprimibile, “la grande domanda”.

 

 

“Non è più dunque agli uomini che mi rivolgo, ma a te, Dio di tutti gli esseri, di tutti i mondi, di tutti i tempi: se è lecito che delle deboli creature, perse nell’immensità ed impercettibili al resto dell’Universo, osino domandare qualcosa a te, che tutto hai donato, a te, i cui decreti sono immutabili ed eterni, degnati di guardare con misericordia gli errori che derivano dalla nostra natura…. Tu non ci hai dato un cuore per odiarci l’un l’altro…. Fa che noi ci aiutiamo vicendevolmente a sopportare il fardello di una vita penosa e passeggera…. Fa in modo che coloro che accendono ceri in pieno giorno per celebrarti sopportino coloro che si accontentano della luce del tuo sole; che coloro che coprono i loro abiti di una tela bianca per dire che bisogna amarti, non detestino coloro che dicono la stessa cosa sotto un mantello di lana nera; che sia uguale adorarti in un gergo nato da una lingua morta o in uno più nuovo……

Possano tutti gli uomini ricordarsi che sono fratelli. Abbiano in orrore la tirannia esercitata sulle anime……….. se sono inevitabili i flagelli della guerra, non odiamoci, non laceriamoci nei periodi di pace ed impieghiamo il breve istante della nostra esistenza per benedire tutti insieme in mille lingue diverse… la tua bontà che ci ha donato questo istante” 

                                    (Voltaire: “Preghiera a Dio” Cap. XXIII° da  “La Tolleranza”)

 

Ma allora in quale luogo siamo?

Come ho detto all’inizio il luogo è quello del pensiero, della riflessione, del logos al cospetto del Santo dei Santi.

E guai tradire la promessa fatta con pensieri ed opere difformi!

Abbiamo accettato con il nostro giuramento sul Libro dei Re di percorrere molta strada per giungere al centro dell’Idea e dobbiamo confidate nella nostra volontà e determinazione che ci devono guidare in questo cammino per realizzare i nostri desideri di crescita spirituale.

 

Ho detto 

NELI DI PISA

 

APRILE 2002