di Vittorio Vanni
La
Massoneria fiorentina ha sempre avuto, ormai da quasi tre secoli, un'importanza
particolare nell'ambito della Massoneria italiana ed internazionale, sia dal punto di
vista numerico (si contano a Firenze più di cinquanta Logge) sia da quello qualitativo,
in quanto il pensiero, la storia, la cultura massonica hanno avuto un particolare sviluppo
nella nostra città.
Non
soltanto a Firenze nacque
Vi
erano dunque particolari motivi di questa genesi e di questa
quasi immediata opposizione.
Per una corretta informazione sull'antimassoneria cattolica è errata la considerazione, che alcuni vogliono effettuare, della sua virulenza solo nelle frange tradizionaliste o integraliste del cattolicesimo. L'antimassoneria è connaturata non soltanto alla mentalità, ma alla stessa teologia cattolica, così come si è venuta formando dal IV/V secolo in poi.
Il testo della
scomunica di Clemente, ma soprattutto quella di Leone XIII, è ben esplicativo sotto
questo riguardo. La pubblicistica antimassonica, dall'Abate Barruél a Don Bernardino
Negroni, dal Concilio Anti-massonico di Trento fino a quellattuale, ripete gli
stessi temi. La Massoneria è considerata l'erede delle grandi eresie, in particolare da
quella di Mani; ma soprattutto della Gnosi, che
L'avversione
antimassonica di tipo ecclesiastico non è solamente socio-politica, ma dordine
profondamente teologico, e non è quindi legata agli avvenimenti temporali, ma all'essenza
stessa del cattolicesimo. Non è comunque da stupirsi della presenza, nel mondo curiale
romano, di personaggi che si dichiarano benevolenti verso la Massoneria o addirittura a
lei vicini, in buona o cattiva fede.
Ciò deriva
dallammirevole visione, storica e meta-storica, del cattolicesimo, che lascia alle
sue gerarchie la catena lenta, in modo che ogni aspetto del contingente politico, sociale,
culturale ed ideologico sia in qualche modo "coperto" dai suoi quadri, così che
qualsiasi evenienza storica possa essere compresa, anticipata e quindi esorcizzata.
Gli aspetti
spirituali che possano in ogni caso coesistere con questo pragmatismo, anche se certamente
degenerati, sono però sempre stati messi al servizio dello scopo temporale della Chiesa
Romana, quello del controllo della società attraverso la mente e il cuore degli uomini.
La Massoneria
è sospettata di esser portatrice di germi protestanti, tramite l'influenza anglosassone,
nei paesi latini, e di esser l'ispiratrice e la protettrice del movimento New Age (o delle
nuove religioni), e questo sospetto non è poi così peregrino, in quanto la libertà di
pensiero, principio fra i più alti dell'Ordine, necessita della pluralità e della
soggettività delle espressioni religiose e spirituali.
Nessuno può
porsi a mediatore fra l'uomo e la sua ricerca di un contatto di amore e di conoscenza di
un piano superiore, indefinibile oggettivamente, ma solo soggettivamente. D'altro canto,
ogni collettività ha certamente diritto e piena libertà di dare forma e culto comune a
tale ricerca individuale, ma nel pieno rispetto della libertà altrui di fare altrettanto.
L'unica
limitazione a tale libertà è il rispetto delle leggi morali universali e di quelle dello
stato. La negazione della libertà di pensiero e di religione, che è costata secoli di
lotte e di sangue fino al XX Settembre
Vi è inoltre
il maggior punto di contrasto fra Massoneria e Chiesa
Cattolica, e cioè lesistenza di un esoterismo massonico, come
importante branchia dellesoterismo universale.
"Esoterismo"
indica in realtà svariati concetti. Se l'esoterismo è un linguaggio tecnico-simbolico di
una comunità legata da comuni principi ed interessi, anche il sindacato tranvieri ha
certamente un suo esoterismo, così come lo ha
L'occultismo,
che per noi Massoni ha sempre avuto un significato volgare e deteriore, è comunque una
libera espressione di un pensiero che, comunque si voglia giudicare è comunque lecito,
anche se non sempre rispettabile.
Se poi con
"occultismo" si voglia indicare la degenerazione truffaldina da ciarlatani o la
genia infinita e ricattatoria dei maghi oggi di moda, è cosa che può riguardare solo gli
allocchi o i carabinieri e la stessa degenerazione si potrebbe dimostrare e lo potremmo
ben fare, in un certo cattolicesimo "di frangia" che vanta oggi vasta
popolarità.
Nella Firenze
dei primi decenni del '700 erano ancora presenti le grandi correnti culturali
rinascimentali, indotte in tutta Europa del Concilio di Firenze, che ristabilì gli
interrotti rapporti fra il mondo orientale e quelloccidentale con la traduzione e la
diffusione dei testi neo-platonici ed ermetici.
Queste
correnti, rappresentate da alcuni personaggi della prima Loggia fiorentina, quali il Lami
ed il Cocchi, pitagorici e neo-platonici, e in modo più popolare, arguto e sarcastico,
dal Crudeli, erano da sempre sotto l'osservazione curiale, che difendeva con notevole
vigore la sua ortodossia in una città tradizionalmente portata all'eresia - spenta sempre
con il sangue -, alla libertà paganeggiante, allo scetticismo, alla satira dissacrante.
Gli aneddoti sulla cosiddetta blasfemicità attribuita al Crudeli, che metteva in evidenza
nei caffè e nei circoli intellettuali della città le contraddizioni della teologia e
della catechesi sono molto indicativi a tale riguardo.
In questo contesto storico non è quindi casuale la presenza tradizionale a Firenze ed in Toscana di una Massoneria importante, attiva e vivace quanto difficile e inquieta, e nello stesso tempo di un'antimassoneria cattolica attenta e sagace, altrettanto attiva e radicata quanto la Massoneria.
Le
motivazioni di questa particolare importanza di
Firenze, da questo punto di vista, sono:
1)
La presenza storica a Firenze di molti aspetti proto-massonici, in particolare nel periodo
del Rinascimento e soprattutto in quello Manierista. Il quattrocentesco Concilio di
Firenze per la riunificazione della Chiesa dOriente con quella Romana, il cui
mecenate fu Cosimo il Vecchio dei Medici, portò in Occidente l'antica sapienza
dell'Impero Romano d'Oriente, la prisca teologia dErmete, il neoplatonismo di
Proclo, Giamblico, Porfirio. Questi aspetti prepararono certamente la rifioritura
esoterica e massonica del settecento.
2)
Alla morte di Cosimo III (1723) il predominio ecclesiastico in Toscana era consolidato,
anche in presenza di un S. Uffizio attivo e potente. All'ascesa sul trono Granducale di
Gian Gastone, iniziarono però dei movimenti di riforma che trovarono appoggio ed anzi si
identificarono con la nascente massoneria.
3)
Il cosmopolitismo di cui Firenze ha sempre goduto per il suo essere città d'arte e
cultura. Nei primi decenni del settecento, una numerosissima colonia inglese portò a
Firenze la Massoneria moderna assieme a quegli aspetti di liberalismo che trovarono un
terreno già fertile e consolidato.
4)
Nonostante l'oppressione ecclesiastica, le Accademie, i Teatri, i ritrovi letterari di
Firenze erano paragonabili a quelli veneziani, dove la repubblica permetteva notevoli
libertà.
5)
I primi massoni fiorentini, il Cocchi, il M.se Rucellai, il M.se Rinuccini, l'Abate
Niccolini, l'Abate Franceschini, l'Abate Buondelmonti, il Lami ecc. rappresentavano
l'élite intellettuale dell'epoca, confluiti, in numero di circa sessanta, nella prima
Loggia Fiorentina, il cui Venerabile era Sir Horace Mann, Ambasciatore inglese presso il
Granducato.
6)
All'avvento dei Lorena, troviamo già il primo Granduca, Francesco III di Lorena, iniziato
alla Massoneria. Il M.se Rinuccini e Giulio Rucellai appartennero al Consiglio Superiore
della Reggenza e ed ebbero sempre ben presenti i diritti dello Stato di fronte alla
Chiesa.
Dopo
la persecuzione dei Fratelli e la distruzione delle Logge da parte del regime fascista la
Massoneria fiorentina fin dal
Di
là dalle motivazioni storiche, comunque, vi è certamente un quid indefinibile nel
rapporto fra la città e la Massoneria, forse dovuto al carattere dei cittadini simile a
quello della Massoneria, conservatore e rivoluzionario assieme, elemento in ogni caso
dequilibrio e di crescita morale.
La
persecuzione del poeta Tommaso Crudeli perché massone e libero pensatore fu il primo atto
di guerra dell'Inquisizione contro il liberalismo e la tolleranza religiosa affermate
dalla Massoneria. Il suo processo e la sua condanna, che lo portarono alla morte, rimase
ben impresso nella memoria storica dei fiorentini.
8)
I legami della Massoneria con la Rivoluzione francese prima ed il risorgimento poi
identificarono l'Ordine con i nuovi tempi e la nuova civiltà europea.
9)
Un nuovo momento storico importante fu la creazione, nel 1859 della Loggia Massonica
"Concordia", tuttora esistente, che assieme alle altre Logge da lei nate ed a
lei collegate ebbe una parte importantissima nel Risorgimento e nella restituzione di Roma
all'Italia.
A
Firenze vi sono sempre state, quindi, delle radici sotterranee di eterodossia religiosa e
di libertà di pensiero, che solo nellera moderna sono quasi completamente venute
alla luce.
Il
grande alveo del fiume Massonico ha raccolto nei secoli infiniti affluenti, anche da
sorgenti sotterranee che a volte si manifestano, ma spesso poi si rioccultano.
Seguire
storicamente alcune di queste affluenze è lo scopo di questa ricerca, dedicata a tutti
coloro che nel cerchio magico fiorentino dettero tributo di pensiero, ed a volte di
sangue, alla causa del libero spirito.
LESOTERISMO FIORENTINO NEL MEDIOEVO
Lo spirito di libertà è sempre stato presente nella storia
delluomo, così come la sua persecuzione
e loppressione dei potenti. Spesso vediamo il medioevo come un evo in cui vi era
spazio solo per lortodossia cattolica o per il suo contrario, leresia.
Ma leresia portava in sé componenti metafisiche
riservate, che una teologia eterodossa nascondeva.
Quali migliori testimonianze
di quelle di chi predicava contro i cosiddetti eretici?
In tempi i cui la comunicazione era affidata solo alle sacre
rappresentazioni ed alle prediche, strumento quasi unico di cultura popolare e di cronaca
è ad esse che bisogna rivolgersi per seguire il nostro filo di Arianna.
Ubertino da Casale
Nel Corbaccio di Boccaccio: si evince
che dal pulpito si parlava anche si metempsicosi e storia delle religioni
Federico da Pisa paragoni astronomici
ed astrologici con citazioni Aristotele Platone
Frà Uberto Guidi confutava
tenacemente le storie dei pagani e le favole dei loro poeti. Evidentemente la
mitologia era conosciuta e radicata.
Remigio Girolami (ultimo trentennio
del 300) Professore dello Studio dellOrdine, come Priore di S.Maria Novella,
allievo ed amico di Tomaso dAquino, insegnava non solo teologia, e materie
giuridiche, letterarie e politiche, ma anche astrologia, alchimia e persino magia.
Fra Giordano da Rivalta successore di
Fra Remigio: insegnava antichità classiche ed era un ammiratore dAristotele. Aveva studiato a Bologna ed a Parigi ed aveva una
straordinaria memoria. Predicava contro Pitagora e la sua numerologia, testimoniando così
che, anche il Pitagorismo era diffuso. Parlava anche due ore di seguito e uno dei suoi
fedeli lo confortava poi con un fiaschettuzzo. Ducento anni prima di Pico,
leggeva il Vecchio testamento in greco e si mise ad imparare da un ebreo il
giudesco, anche nelle sue allocuzioni era violentemente antisemitico, fino al
punto di lodare un progrom cui aveva assistito in Germania, ed in cui erano stati
sterminati 24.000 ebrei. Giordano affermava che la terra si librava nello spazio infinito
come una palla, più piccola dogni altra stella, ma nel contempo predicava che
luomo non debba saper nulla di più che gli è giovevole alla salvezza
dellanima, e che si dovesse prestar fede a ciò che insegnava la Chiesa senza
domandarsi altro. Le prediche di Fra Giordano, che ci sono rimaste, sono un profondo pozzo da cui attingere notizie ed umori
sul XIV secolo a Firenze.
I battuti, i pellegrinaggi
(proibizione dei viaggi in Terrasanta 1216 Capitolo generale di Vallombrosa) La Chiesa a
volte ingiungeva come penitenza il pellegrinaggio, ma solo perché ne poteva commutare
limposizione in elargizione di contanti.
Guido Cavalcanti, miscredente e
libero pensatore va in pellegrinaggio a SantJago: la sua vita spendereccia ed una
bella dama di Tolosa lo fermarono.
Confraternita dei Pellegrini
doltre mare. Chi assumeva la croce, e limpegno di partecipare ad una futura
crociata era esentato dalle tasse e dai debiti. Se si può ipotizzare una sincera
manifestazione di fede, forse anche considerazioni più pragmatistiche possono esser
considerate.
La fede, anche se effettiva, si
accompagnava al disprezzo contro gli ecclesiastici, anche perché questi godevano
eccessivi privilegi di fronte alle mancanze di diritti della popolazione. Le beffe erano
continue.e pungenti, ed espresse con quel particolare ed acuto sarcasmo del popolo
fiorentino e toscano in genere.
Il Fiore manuale dellanticlericale.
Gli eretici furono spenti con la
violenza nel 1200. Ma erano ben presenti, anche se nascosti nel 1300.
Dalle interrogazioni degli
inquisitori: si intravede uno spaccato della vita medioevale fiorentina ben diverso da
ciò che si crede comunemente: le domande vertevano su:
Laver posseduto o solo visti
libri eretici
Se si conoscesse persone i cui usi si
distaccassero dal normale o che non frequentassero delle chiese e se erano in grado di
denunciarli.
Se avessero adorato idoli o se
avessero fatto delle magie con gli specchi, spade, bastoni debano ed avorio, o un
globo celeste e terrestre, se avessero usato per le loro arti magiche un teschio, se
facessero fondere piombo fuso per interrogare il futuro.
Se usassero i giorni
fausti ed infausti egiziani,
Se avessero indotto uomini o donne
allamore o lodio
Se si credesse negli influssi del
sole e della luna, nei segni zodiacali, dei sogni ecc.
Se si credesse che non era peccato lo
stare ignudi con donne ignude ecc.
Molte di queste domande ci rivelano
la natura magica ed eversiva dei
movimenti ereticali, in particolare dei Fratelli del Libero Spirito, degli Adamiti, dei
Frati Apostolici, dei Dolciniani ecc. La compagna di Frà Dolcino, Margherita era
fiorentina, e di lei si diceva, con religioso orrore,
ha predicato lo spirito
di libertà
Alvaro Pelayo, vescovo di Syles,
nella sua opera Sulla tristezza della Chiesa,
racconta che nel 1304, quando si trovava ad Assisi, vi era un frate
minore, chiamato Giovanni lapostolo, cui
prestava rispetto ed ammirazione per la sua saggezza e
perfezione di vita. A lui aveva confidato le sue problematiche giovanili, essendo
tormentato dal desiderio sessuale. Il frate gli aveva risposto sorridendo che non soffriva
di simili tormenti. Alvaro pensò allora che fosse un uomo miracoloso, ma quando
lapostolo fu arrestato assieme a molti altri frati minori e laici, fu riconosciuto
come il capo di una comunità dei Fratelli del Libero spirito. Vi era quindi un senso
recondito nella risposta. Il Frate era poi morto nelle carceri dellinquisizione
fiorentina.
Le Confraternite di Laudesi, unico
spazio relativamente libero concesso dal potere, erano centri di pensiero eterodosso, ed
avevano in genere carattere corporativo.
Gli Ebrei erano considerati con odio
e disprezzo, ma incutevano anche timore per le supposte conoscenze magiche. Non
erano vietati i rapporti con gli ebrei, ma il canone penitenziale interdiceva di mangiare
i loro cibi, considerati impuri. La presenza di
alcuni personaggi ebraici nella Firenze medioevale influì certamente sulla cultura
eterodossa fiorentina. Possiamo citare Manuel Leoni, Eleazaro da Firenze, Mayr da Firenze,
la cui professione era la medicina e lastrologia. A Pisa, città di traffici con
lAfrica Nord ed il Medio Oriente, la presenza ebraica è citata fin dal XII secolo.
Prima del XV secolo, la presenza ebraica a Firenze era ben poco diffusa. Solo nelle prediche erano citatissimi, e
certamente non erano lodati. Le costituzioni feudali del Vescovo Francesco Silvestri
minacciavano le autorità cittadine affinché non si tollerasse la presenza di usurai
ebrei nella città, daltro canto sempre graditi dalle autorità civili, proprio a
causa della loro professione. Nel 1396 si invitarono gli ebrei a trasferirsi a Firenze, ma
limposizione del tasso massimo del 15% annuale non la rendeva una piazza troppo
appetibile, fino a che non fu aumentato al 20°%. A Firenze giravano soltanto dei
vagabondi ebrei, convertiti o pseudoconvertiti che, dotati di bolle papali, chiedevano
lelemosina o ingannavano le donnette con rimedi magici. Nel 1324 troviamo Firenze
Datillus da Roma, dotto medico ebreo, ma anche
famiglie ormai fiorentinizzate come i Leoni ed i Salomoni. Dante non fu tenero verso gli
ebrei nella sua Comedia:
Uomini siate,
e non pecore matte
si che il giudeo tra voi
di voi non rida
Ma un curioso episodio delle
contesa fra Dante e Bicci Forese può far pensare ad una pratica
allusura del padre di Dante o addirittura a qualche sua discendenza ebraica. Bicci,
nella sua polemica, afferma, riferendosi al dantesco genitore che : ben ti strignea il nodo Salomone. E la
pratica dellusura, o ancor più qualche forma di giudaismo, era a quellepoca
unoffesa sanguinosa fra i guelfi bianchi. Comunque, le rare presenza
ebraiche furono tollerate. Solo nel 1495, allinizio dellera moderna. gli Ebrei
furono cacciati da Firenze, ma in seguito reintegrati..
Le superstizioni non erano soltanto
ereticali. La maggior parte erano canoniche ed esercitate dal clero cattolico. Nel 1294 fu
vietato ai Domenicani di recarsi nelle case per motivi di magia e profezia.
Fino al Pontificale di Pio V° vi era
addirittura la pratica di esorcizzare i crocifissi, nella preoccupazione che potessero
essere occupati da presenze diaboliche. Le cosiddette pratiche di
scienze diaboliche, astrologia, alchimia, magia, cabbala, anche se sottoposte
a grave sospetto e pregiudizio, erano tollerate e potevano esser esercitate, con prudenza
e discrezione anche dai canonici, anche se la pratica non doveva esser poi esposta con
teorie che potessero discostarsi dallortodossia cattolica. Elia da Cortona, (rogo)
Cecco dAscoli (rogo) e Pietro dAbano (morto nel carcere dellInquisizione
a Padova) non ebbero tanto la colpa di esercitare le professioni oscure ne
quella di renderle pubbliche, ma di avervi inserito proposizioni che potevano contrastare
con il controllo della società da parte degli ecclesiastici, tanto è vero che nello
Studio Generale fiorentino era insegnata lastrologia. Nellimmaginazione
popolare, comunque, i sapienti, laici od ecclesiastici, erano perdonaggi sospetti. Secondo
Antonio Pucci, Dante che aveva dannato
allinferno gli astrologi, era un eccelso astrologo e mago
I ricordi della paganità a Firenze
erano comunque presenti. Su ricordava, con il
Villani e Dante che Marte era stato il predecessore di S. Giovanni Battista a patrono
della città. Non è quindi da meravigliarsi della rinascita degli dei che il
Rinascimento fiorentino produsse.
Jacopo Passavanti nello Specchio della vera penitenza, parla diffusamente
di magia, considerandola come una pratica comune della sua generazione.
Dino Compagni nella sua Intelligenza,
parla con competenza dei poteri magici delle parole, delle erbe e delle pietre,
seguendo così i testi di Cecco DAscoli da cui Cagliostro aveva preso la definizione
dei suoi poteri (in verbis, in herbis et in
lapidibus)
Mastro Boncompagno afferma che ai
primi del 200 tutti si interessavano dalchimia.
Nel 1300 ai Dominicani fu proibito di
interessarsi dalchimia.
Magia, astrologia e alchimia,
pratiche ben comuni in tutti i secoli dellumanità erano nel medioevo tollerate, se politicamente
e teologicamente corrette.
Era comunque ben conosciuta, e
sottoposta ad indagine inquisitiva continua, la natura eversiva e liberatoria della metafisica esoterica. La società occidentale ha
percorso una strada di dolore e di sangue, attraverso la Riforma e le Rivoluzioni, per
affermare un principio di libertà civile senza la quale non può esistere la libertà
spirituale. Quando le condizioni culturali, sociali e politiche lo permisero, gradualmente
ciò che era necessariamente occulto fu rivelato. È da questa indispensabile gradualità
che derivano i limiti del metodo storico, secondo la definizione di Réne
Guènon,
DANTE
ALIGHIERI (1265
1321)
Fra
gli splendidi affreschi della Cappella Brancacci, nella Chiesa del Carmine a Firenze, vi
è una curiosa raffigurazione di Dante Alighieri, corrispondente a ciò che la tradizione,
sia colta sia popolare, attribuiva alla mitica e favolosa personalità del gran
fiorentino.

Filippino
Lippi ci ha trasmesso il noto profilo, aquilino e sdegnoso, sotto lo spoglie di Simun
Mago, denunciante a Nerone gli apostoli Pietro e Paolo come nemici dell'Impero,
perturbatori della
quiete
pubblica, corruttori della gioventù e falsi profeti.
Questo
leggendario episodio deriva da un aneddoto narrato da Ippolito Romano, una singolare
figura di santo (canonizzato) e nel contempo antipapa, che nel IV° secolo scrisse il suo Philosophumena contro gli eretici, ed in
particolare contro gli gnostici.
Questo
episodio, certamente apocrifo, ci dimostra, nella mancanza di notizie storiche dei primi
secoli cristiani, come le correnti gnostiche erano considerate più vicine alla società
pagana e forse anche a lei alleate. Eppure Dante stesso si scaglia, nel XIX
dellInferno contro Simon Mago ed i simoniaci:
O
Simon mago, o miseri seguaci
Che
le cose di Dio, che di bontade
Deon
esser spose, voi rapaci
Per
oro e per argento avolterate.
Il
gioco inquietante di Filippino, che inserisce la già mitica e affabulata personalità di
Dante in un'allusiva leggenda, è un sofisticato collage temporale a testimonianza della
trasmissione di conoscenze filosofiche e simboliche attraverso l'arte.
Nella
stessa Cappella Brancacci, Filippino si identifica nell'Angelo (sensualmente
botticelliano) che libera S. Pietro dal carcere, liberando nel contempo se stesso dalle
influenze masacciesche.
Si
chiude qui la dicotomia etica fra la due universalità. Quella pagana, imperiale e
misterica e quella del monoteismo dogmatico del cattolicesimo, risolta nella mitologia
estetica e psicologica del Rinascimento, che accomuna Dee e Madonne nella carnale bellezza
dell'umano, popolando e Chiese daltissime forme darte cristiana ed i giardini
e le dimore (i Paradisi fiorentini del rinascimento) di forme pagane di trionfante
bellezza.
Se l'inquadramento allusivo e simbolico della figura
di Dante in Filippino risulta ben chiaro a chi conosca l'origine dell'allegoria usata,
ancor più facile risulta inquadrare nell'ambiente storico ed artistico fiorentino .i
presupposti filosofici e metafisici che indicavano l'uso di un preciso simbolismo.
Proprio
a Firenze ed in quel tempo tornavano alla luce i concetti del neoplatonismo e di quella
prisca religione, che pur non rinnegando la salvezza cristiana, ammirava ed affermava nel
contempo la spiritualità misterica del passato.
Le
Arti, pur essendo organizzazioni pragmatistiche di mestiere, avevano nonostante ciò una
loro connotazione religiosa e metafisica, in quanto, nella mentalità della loro epoca,
ogni azione umana era retta solo nell'allineamento micro-macrocosmico, cioè nello
svolgimento dell'azione umana come cosciente partecipazione a quella divina. Il Sansovino
ci ricorda come nelle associazioni artistiche, comunemente collegate a confraternite
religiose, "s'operano cose religiose, perciò
quasi come in Accademie o scuole pubbliche si impara".
All'Arte
degli Speziali erano ascritti tutti i pittori, scultori, architetti ed artisti in genere,
per la dipendenza delle materie prime ed è in lei che si poteva esprimere quella
spiritualità tutta latomistica che si esprime simbolicamente negli strumenti del
costruire e dell'ornare.
Dante
appartenne a quest'Arte, non perché in un qualsiasi
modo la esercitasse, ma solo in quanto senza iscrizione alla matricola di un Arte Maggiore
non era possibile concorrere ad incarichi
politici.
Non
si è mai potuto spiegare perché Dante si iscrisse a quest'Arte particolare
anziché in un'altra più consona all'attività familiare, (si presume che suo padre
avesse svolto attività finanziarie): si potrebbe
ipotizzare che l'interesse di Dante per
Negli
ultimi anni del XIV° secolo nell'Arte degli Speziali si formò una compagnia di Laudesi
chiamata la Compagnia di S.Luca Evangelista a cui potevano appartenere soltanto pittori,
scultori, architetti ed artisti in genere, a cui naturalmente appartenne l'intera famiglia
Lippi, Luca, Filippo e Filippino.
Questa
Compagnia ebbe l'onore di una cripta funebre
nella chiesa della SS.Annunziata, opera del Montorsoli, la cui lastra tombale è ricca di
simboli latomistici.
Negli
ultimi decenni del XVI° secolo la Compagnia formò le basi storiche della nuova Accademia
del Disegno, sotto la protezione di Cosimo I° di cui il primo Provveditore fu Don
Vincenzo Borghini, benedettino, Priore degli Innocenti, insigne umanista ed ermetista.
I
nuovi tempi e l'assunzione da parte dei Medici del Ducato prima, e del Granducato poi,
imponevano un più stretto controllo mediceo sulle organizzazioni di mestiere.
Sia
Cosimo che Francesco poi si glorificarono della loro qualità di patroni ed
"accettati", nel Salone dei
Pochi
anni dopo la morte di Dante, la sua leggenda, popolare e colta assieme, lo indicava come
eretico, kabbalista, Fedele d'Amore, Templare, ma anche eccelso astrologo - come lo
definiva Antonio Pucci, trombetto del comune, poeta e cronachista - ma anche stregone,
come lo riteneva Giovanni XXII°, che lo accusò, su testimonianza di Galeazzo Visconti,
di aver tentato assieme al vecchio Maffeo Visconti di procurargli morte, attraverso
immagini di cera e varie malie.
Ma
al là di qualsiasi ipotesi, accusa ed elogio, l'immagine di Dante è quella di un'altera
sfinge dal volto impenetrabile, amaro, doloroso, che non cede facilmente il suo mistero.
Fra le immagini tramandate di Dante, solo in Giotto il suo volto acquista trasparenza e
chiarità, in una giovinezza attenta e raccolta, dagli occhi chiari e limpidi,
immensamente pieni di quella luce calma ed intensa che rompe il buio dei vicoli
fiorentini.
Nel
volto giottesco permane, viva, una fiduciosa umanità, in un momento forse di momentanea
pace cittadina, tanto effimera e bugiarda quanto nascostamente fosca dodio profondo
e di faide omicide. Dopo Giotto il volto di Dante è quello di unimmota maschera,
raggelata nel suo silenzioso sdegno, nella sua interiore e quasi disumana spiritualità.
Quanto
vorremmo veder aprirsi quelle labbra sottili e serrate
ed udire la preghiera ermetica di
Bernardo alla Vergine, nel XIII° canto del Paradiso, l'aulica retorica del "De
Monarchia", le rime d'amor sacro e d'amor profano. Quella maschera muta tuttavia sa
ancora vibrare di "quell'amor che muove il sole e l'altre stelle" per chi sa
vedere con gli occhi dello spirito la Rosa e la Croce dell'Empireo.
Un'amore,
biblicamente più forte della morte, che vibra ancora in una Firenze che vogliamo e
speriamo nascostamente viva, in cui possano risuonare
ancora gli echi dei passi di Dante in S.Croce, dei canti perduti di Casella, delle
dispute bizzarre di Guido Cavalcanti, delle rime leggiadre di Lapo Gianni.
Dante
ed i Fedeli damore
Negli ultimi giorni del XIV secolo, Franco Sacchetti, cronachista
fiorentino, scriverà
Come posso sperar che surga Dante
Se già chi lsappia legger non si
trova?
René
Guènon, 1933
Tutti questi autori avevano qualcosa in
comune, lappartenenza alla Massoneria.
Dopo
il 1859 la Massoneria italiana, dopo la seconda guerra dindipendenza, voleva
fortemente il totale compimento dellunità italiana, soprattutto la liberazione di
Roma dalla teocrazia papale. Qualcuno, con arguzia, ha notato che la breccia di Porta Pia
non ha portato soltanto Roma allItalia, ma soprattutto ha portato il Vaticano in
Italia. Anche i Massoni, a volte, possono essere strumenti di una provvidenza
non desiderata..
Le
pulsioni risorgimentali trovavano resistenza nel sentimento popolare, favorevole
allunità, ma cattolico nella sua stragrande maggioranza. Le ragion di stato sabaude
dovevano tener conto di questo sentimento popolare, così come delle relazioni con gli
stati esteri, favorevoli al mantenimento della sovranità papale su Roma.
Si
doveva così creare un movimento culturale e politico che indicasse nella gloria nazionale
la necessità di avere a capitale Roma.
Mario
Caetani, Duca di Sermoneta, appartenente ad una famiglia dantichissime origini
romane, era uno degli ideologi di un cerchio ristretto dintellettuali ed esoteristi
che vedevano nel cristianesimo una degenerazione religiosa e sociale, che aveva prodotto
sia la distruzione dellimpero romano sia delle sue idee di forza nella giustizia,
che ne avevano prodotto la sovranità imperiale.
Il
suo testo su Dante, primo di una lunga serie ripresa da molti altri autori vedeva,
nellottavo e nono canto dellinferno, le tracce di una dottrina segreta
professata da unOrdine esoterico, dorigine cataro-gnostica ed in conflitto
permanente con il cesaro-papismo; quellalleanza
cioè fra Chiesa e Potere che avrebbe prodotto la sconfitta della tradizione romana ed
imperiale dellantica Roma.
Successivamente,
la creazione della Società Dante Alighieri, pur moderata ed ufficiale
nellinterpretazione dellopera Dantesca, portò allinteresse popolare
verso il sommo poeta, considerato come il supremo interprete ed il cantore
dellunità italiana e del suo compimento con lannessione di Roma al nuovo
regno.
Nasce
così, da numerosi autori, il mito di Dante mago, eretico, templare, astrologo,
cabbalista, pitagorico, Fedele dAmore, un mito che pur fondandosi su alcuni elementi
reali, costituiva un corpus simbolico atto a scatenare nella massa il risveglio
darchetipi sempre presenti nellumanità.
Lelaborazione
e la speculazione simbolica, che la pubblicità mass-mediatica conosce oggi assai bene, è
uno dei fondamenti della metodica massonica. Molto spesso, non è la storia a formare i
miti, ma questi stessi a formare
La
leggenda medioevale indicava già in Virgilio il mago e la sua scelta come guida, caratterizzava già il discepolo. Non vi sono
ragioni sufficienti per ritenere Dante eretico. Lo sdegno contro gli eresiarchi
nellInferno ne è la prova già sufficiente.
Le
simpatie di Dante per i movimenti dei fraticelli e dei pauperismi, la difesa dei Templari
ingiustamente perseguitati da Filippo il bello e da Clemente non eccede le opinioni colte
del tempo suo ed in esse non vi è traccia deresia.
Certo,
Dante e la fazione dei Bianchi cui apparteneva si opponevano allestendersi
dellinfluenza politica di Bonifacio VIII (Tanto nomini
) De servitio faciendo domino Papae nihil fiata.
La
prima opposizione di Dante al temporalismo era di natura politica, e solo successivamente
diviene filosofico-religiosa. Dante afferma nel De
Monarchia che lautorità deriva da Dio e dal popolo romano che nè il
mandatario e che al Pontefice si deve soltanto la riverenza,
che è lunico appannaggio del potere spirituale.
Gli
accenni astrologici nellopera dantesca sono numerose e non mancano alcuni accenni di
mistica ebraica, che solo nel XIII secolo cominciò ad avere connotazioni cabbalistiche.
Vi
sono quindi due linee interpretative per comprendere la realtà interiore di Dante, ciò
che effettivamente era e quali erano le sue opinioni ed appartenenze. Una consiste
nellesaminare senza alcun pregiudizio tutta le letteratura che da metà
dellottocento in poi ha reinterpretato Dante. La mole e la profondità di questa
saggistica non si può eludere, e rappresenta una branca di studi danteschi ormai
indispensabili.
Ma
la prima consiste nellesame della vita di Dante nel suo contesto familiare,
cittadino, culturale, prima che la figura del genio prenda corpo e vita. La moderna
storiografia ha superato i limiti che le imponeva la metodica ottocentesca, ricercando
lorigine della vita pubblica e dei grandi avvenimenti nella vita privata, negli
avvenimenti quotidiani.
Limmaginazione
vede in Dante il un gigante ed il genio, ma molto spesso non è conosciuta la realtà
vivente della sua esistenza, della sua città, degli ideali e delle crisi che
coinvolgevano il suo mondo.
Cercheremo
quindi di dare un ritratto fedele neutrale di questambito, mettendo soprattutto in
risalto ciò che lo stesso Dante dice di sé. Soltanto dopo questa sintesi potremo
verificare se le fonti del mito sono genuine. Non si può staccare Dante
dallambiente in cui è nato e vissuto, perché fu uomo dei suoi tempi e della sua
città.
Io
fui nato e cresciuto sopra il gran fiume
dArno alla gran villa
Questo è tutto ciò che dice Dante
della sua infanzia e della sua adolescenza. Ma questa gran villa, in che
consisteva? Vicino ad un borgo etrusco, identificato in un piccolo quadrato fra Piazza S.
Firenze, Borgo de Greci, via dellAnguilla e Piazza S.Croce, nel I secolo a.C. i
romani edificarono le mura della prima cerchia, un quadrilatero di circa
La cerchia antica in cui
viveva Cacciaguida, lavolo di Dante, risale al 1078, Fu edificata da Matilde di
Canossa, per la continua minaccia dei cavalieri tedeschi, al tempo per la lotta delle
investiture, tra Enrico IV ed il Gregorio Papa VII. La cerchia matildina poteva ospitare
circa 20/25.000 abitanti. Dante abitò nel periodo della costruzione della seconda cerchia
comunale, resasi necessaria per conglobare i vari borghi che erano nati allesterno
della prima cerchia comunale,
Allinizio del XIV secolo i vari
focolari comportarono 85.000 abitanti. Per i parametri dellepoca Firenze era
effettivamente una gran città, considerando che Parigi, nello stesso periodo, non
superava i centomila. La città era
caratterizzata, come tutte le città medioevali, da alte torri e da vicoli strettissimi,
con una grave carenza di piazze in cui la
popolazione poteva radunarsi.
La piazza della Signoria, la cui
costruzione fu il compimento delle lunghe e gravi lotte fra il Comune e le famiglie
feudali, fu edificata solo dopo che lantica famiglia degli Uberti, che aveva case e
torri in quel luogo, poté essere distrutta.
Ai piedi delle torri, (alte al massimo
50 braccia fiorentine - 29metri - ) e delle case di pietra fortificate delle famiglie
magnatizie vi erano catapecchie di legno o di materiale di recupero, di una sola stanza,
con un focolare, che ospitavano la parte più povera della popolazione.
Il pavimento era di terra battuta,
ricoperto di fieno o anche di stoppie, anche per le case borghesi o magnatizie. Il piccolo
negoziante, lartefice di concetto aveva a volte due stanze, una per la cucina ed una
per il letto. Ma anche le grandi dimore non avevano molti agi. La poca luce passava
attraverso le inpannate, specie di imposte di tela grezza
a copertura di finestrine minuscole.
I cessi erano spesso fatti di tavole di
legno fra una torre e laltra, e scaricavano nel chiassetto di sotto,
quando non si gettava tranquillamente il vaso ed il suo contenuto direttamente nella
strada, come ben ricorda il Boccaccio.
Le cucine e le lavanderie erano o fuori della torre, o allultimo piano per i rischi dincendio. Lalimentazione era problematica in quanto soltanto il grano era importato e le derrate provenivano direttamente dal contado, dove a volte i raccolti erano scarsi e producevano carestie. Firenze poi non aveva porti propri e dipendeva da Pisa, spesso nemica.
Dante, che è un conservatore ed un laudator
temporis acti critica spesso i cosiddetti lussi della sua epoca, ma non ha niente da
dire sullalimentazione che era spartana anche al tempo suo. Comunque, per quanto
scarsa e sottoposta a cicliche carestie, lalimentazione era sufficiente e la
solidarietà nutriva anche i più poveri.
I pasti principali erano due: il desinare , fra le nove e le dieci, e il cenare, in inverno al tramonto, lestate un
po prima. Per i ricchi, la merenda, a
metà giornata. Ma soprattutto venivano consumate grandi quantità di pane, base
dellalimentazione, scuro ed integrale, e non solo di grano, ma anche di orzo, vecce,
segale, lupini ecc.
Si cucinava solo al mattino e la sera
si consumava i resti. Zuppa di legumi, con pane raffermo
o senza, formaggio, olive e rizzati come dicono i fiorentini. Due volte la
settimana (giovedì e domenica) un po di bollito di manzo o arrosto di pecora,
vitello, agnello.
Nelle vigilie, venerdì e quaresima, rigidamente
osservate, si consumava cereali, (ceci, fagioli, vecce, lupini, orzo ecc.) e verdure. Chi
poteva permetterselo, o se li pescava, pesci dArno o ranocchi. Tonno, tonnina e
acciughe erano considerate gran leccornia; (le aringhe ed il baccalà non erano ancora
importate dalla Norvegia). Per i ricchi, pesce di mare, non freschissimo naturalmente.
Nei giorni di festa, piccole quantità
di maiale, selvaggina, pollame. Un lusso era lusare una gran quantità di pepe,
soprattutto a causa della scarsa possibilità
di conservazione della carne: altrimenti, aceto.
Come bevanda acqua o vinaccia
annacquata (acquerello). Il vino pretto era solo per gli uomini, allosteria. I
grassi alimentari sono scarsi. La coltivazione dellulivo non era ancora nella sua
massima espansione e per cucinare si consumava per lo più lardo o, per più poveri, anche
la sugna.
Un piatto tipico e quotidiano della
tavola fiorentina popolare? Si mette nel paiolo un trito di cipolla ed aglio, un po
di sugna, ma a miccino, e cavoli
affettati. Si aggiunge poi acqua e sale. Dopo la bollitura si aggiungono fette di pane
abbrustolite.
Anche linsalata si condisce
spesso con un po di pancetta o lardo sciolte un po nella padella. Un bicchiere
dacquerello (detto anche sprezzantemente ed amaramente cerborea) rallegrava, per così dire, il pasto. Di tutto ne doveva rimanere anche per la cena.
Il concetto del tempo era molto diverso
dal nostro. I rari che scrivevano di notte lo misuravano con la candela graduata, con
larenario o clessidra, e con la meridiana
di giorno.
Ma soprattutto con le campane,
soprattutto con quella di Badia, con cui sindicava e terza e nona, vale a dire, secondo il
commentatore dantesco Jacopo della Lana, lora di inizio e della fine del lavoro.
La campana del Palazzo dei Priori
pesava 5.775 chili e richiedeva dodici uomini per muoverla. Qual era la giornata del
fiorentino medio? Sveglia alle sei, unabluzione molto sommaria, viso, mani e collo.
Per colazione - il latte era derrata cara - un tozzo di pane con limmancabile
acquerello e tutti, soprattutto le donne, a messa.
Gli uomini andavano al lavoro con una
mela, o poco più, in tasca, accompagnata dal consueto seccherello (pane raffermo).
Gli uffici pubblici aprivano
allalba e chiudono alla nona (le 15), orario cui dovevano smettere il
lavoro anche gli artigiani. Ma probabilmente lavoravano tutti finché durava la luce del giorno (circa le ore 18 - Vespero
-).
Dopo la cena a letto, tranne che
destate, quando si poteva passeggiare fino al coprifuoco. Solo i bordelli e le
osterie potevano restare aperti fino a compieta,
ma chi era fuori a questora era considerato con sospetto.
Il sabato pomeriggio era libero e
dedicato alle pulizie della casa e della persona. Le stufe, nelle antiche terme romane,
permettevano una pulizia meno sommaria di quella quotidiana del mattino.
La domenica la messa era obbligatoria
ed il lavoro interdetto, tranne nel caso dei barbieri, dei fornai, del calzolai e degli
speziali. Le riunioni pubbliche dei privati cittadini erano concesse solo per motivi
religiosi.
Da ciò deriva lincredibile
sviluppo delle Confraternite religiose dei laudesi, unica occasione di aggregazione
sociale. Anche ai matrimoni, funerali e battesimi era imposto un numero massimo di
partecipanti. Il controllo politico, in mano alle Arti, era rigoroso ed opprimente. In
questa Firenze austera, poco luminosa, grigia e monotona le uniche attività più vivaci
erano la partecipazione alle cerimonie religiose, quella alla vita pubblica, per quanto
molto pericolosa, e lo studio.
Limmensa cultura di Dante da dove
era stata tratta? Qual era la sua ideale biblioteca? Quali furono i suoi maestri e dove
trasse la sua dottrina?
Le scuole erano del tutto private, ma
una società di mercanti, già nel 200, era cosciente che un minimo di istruzione
era necessario.
A Firenze in questepoca ai
bambini era insegnato a leggere ed a scrivere. Nelle famiglie di medio ceto, fino alle
più ricche, linsegnamento elementare era impartito anche alle bambine.
A chi aveva speranza di raggiungere un
Maestrato artigiano, era insegnato labbaco, lalgoritmo, la matematica, ed
elementi di francese. A coloro che aspiravano ad un Maestrato professionale il latino, la
grammatica, la logica e rudimenti di filosofia.
Ma lo studio più approfondito si
svolgeva nello Studio Generale di Santa Croce dove Dante apprese la massima parte della
cultura dellepoca. Ma lincontro fondamentale di Dante fu quello con Brunetto
Latini, che ritornato dallesilio, prese particolarmente a benvolere - fino a
vaticinarne il futuro genio - il giovane Dante che lo ricorda nei suoi famosissimi versi:
Che nla mente mè fitta ed
or maccora,
la cara e buona immagine paterna,
di voi, quando nel mondo ad ora ad ora,
minsegnavate come luom
setterna;
Sarebbe molto utile, per approfondire la nostra tesi, esaminare le fonti bibliografiche delle opere dantesche. Uno dei più grandi eruditi del Rinascimento, Don Vincenzo Borghini, affermava che i suoi Maestri erano i libri e dalla ricostruzione di unideale biblioteca dantesca potremmo trovare le origini del suo stesso pensiero. Dante stesso ci parla delle sue cognizioni letterarie, scientifiche e filosofiche, nel IV canto dellInferno:
E vidi Elettra con molti compagni,
Tra qui conobbi Ettore ed Enea
Cesare armato con li occhi grifagni
Vidi Camilla e la Pantasilea
Dallaltra parte, e vidi l
re Latino
Che con Lavinia sua figlia sedea:
Vidi quel Bruto, che cacciò Tarquinio:
Lucrezia, Julia, Marzia e Corniglia;
E solo, in parte, vidi il Saladino:
Poi chinnanzi un poco più le
ciglia,
Vidi lmaestro di color che sanno
Seder fra filosofica famiglia.
Tutti lo miran, tutti onor gli fanno:
Quivi vidio Socrate e Platone.
Che nanzi agli altri più presso
gli stanno;
Democrito che lmondo a caso pone,
Diogenes, Anassagora e Tale,
Empedocles, Eraclito e Zenone:
E vidi il buon accoglitor del quale
Dioscoride dico; e vidi Orfeo
Tullio e Lino e Seneca morale;
Euclide geometra e Tolomeo
Ippocràte, Avicenna e Galieno;
Averroe, che lgran comento feo.
Dante, fu un fiorentino spirito
bizzarro che, una volta. non aveva lo stesso significato di eccentrico che oggi ha,
ma di iracondo.. Forse, più che lindole, furono le amarezze, le delusioni subite a
trasformare il suo carattere. Nellinvettiva Dante è terribile, soprattutto verso i
suoi concittadini:
Filippo Argenti degli Adimari
Caviccioli:
Tutti dicevano: A Filippo Argenti!
E l fiorentino spirito bizzarro
A
sé medesmo si volgea co denti
Della famiglia Adimari Caviccioli
Dietro a chi fugge, ed a chi mostra il
dente
Ovver la borsa, comagnel si placa
Color che quando nostra chiesa vaca,
si fanno grassi stando a concistoro
I Fiorentini in genere:
Gente avara, invidiosa e superba
..
quellingrato popolo maligno
che discese di Fiesole ab antico
E tiene ancor del mondo e del macigno
faccian le bestie fiesolane strame
di lor medesme e non tocchin la pianta
Salcuna sorge ancora in lor
letame
Godi Fiorenza che se così grande
Che per mare e per terra batti
lale
E per lo ferno il tuo nome si
spande!
Dante denuncia come compagnia
malvagia e scempia la sua parte politica e ben pochi scampano alla sue irose
raffigurazioni poetiche: ma vi sono delle rare eccezioni.
Le parole daffetto, compassione,
amore, Dante le riserva a coloro che sono in piccioletta barca
Dietro al mio legno che cantando varca.
Non vi mettete in pelago; ché forse
Perdendo me, rimarreste smarriti.
Lacqua chio prendo, giammai
non si corse:
Minerva spira e conducemi Apollo
E nove Muse mi dimostran lOrse.
Voi pochi altri che drizzaste il collo
Per tempo al pan degli angeli, del
quale
Vivesi qui, ma non sen vien satollo.
Metter potete ben per lalto sale
Vostro naviglio, servando mio solco
Dinanzi allacqua che ritorna
equale.
(Parad. Canto II)
Per pochi amici ebbe stima e rispetto, soprattutto per quel grande personaggio che fu Guido Cavalcanti, e per Lapo Gianni, la triade fiorentina degli anni migliori e della più perfetta affinità spirituale: ricordate il sonetto?
Guidio vorrei che tu e Lapo ed io
Fossimo presi per incantamento
E messi in un vasel cadogni vento
Al voler vostra andasse e al mio.
E Monna Vanna e Monna Lagia e poi,
con quella chè sul numer delle
30
.
Quella chè sul numer delle trenta è Beatrice. Molto spesso Beatrice ha rapporti con il 9 nella divina Commedia, è il nove è lultimo dei numero dispari, divini secondo Pitagora. Ma 30 è formato da 3x9+3 ed il numero dei cori angelici che sono più prossimi a Dio. Un antico testo ermetico afferma che, giunto al 9, il saggio si tacque.
Ed in questa terna di perfezione che consiste la crittografia dei Fedeli dAmore, il mistero profondo della Sophia, la Sapienza santa. Beatrice, Giovanna, Selvaggia, sono le Dominae, le Signore, le terribili entità feminine che formano lentità animica dei loro Fedeli.
Vi è uno splendido monologo biblico allAltissimo della Sapienza femminina, increata e diaframmatica fra il visibile e linvisibile, fra il possibile e limpossibile, fra il potenziale ed il potenziato, così come era Ekate di fronte a Zeus.
LAltissimo mi ebbe con se
allinizio delle sue imprese, prima di compiere qualsiasi atto, da principio.
Ab Aeternum sono stata costituita, anteriormente alla formazione della terra.
Io ero già generata e gli abissi non esistevano e le fonti delle acque non scaturivano
ancora, né i monti ancora sorgevano con la loro grave mole; prima ancora dei colli fui
generata; non aveva ancora creato la terra, né i fiumi né i cardini del mondo. Quando
disponeva i cieli fui presente, quando accerchiava gli abissi nel giro regolare dei loro
confini, quando fissava in alto le atmosfere e sospendeva le fonti delle acque, quando
segnava intorno al mare il suo confine e poneva un limite alle acque affinché non
oltrepassassero le sponde, quando gettava i fondamenti della terra, assieme a lui
disponevo di tutte le cose e mi deliziavo in tutti quei giorni, trastullandomi di fronte a
lui continuamente, trastullandomi nel cerchio della terra e la mia delizia era vivere con
i figli degli uomini
Dalla
Bibbia: I Proverbi
La
Donna dei Fedeli dAmore era speculare alla loro interiorità, la loro stessa anima.
Ma questentità femminea aveva una parte oscura e terribile, con caratteri
cabbalistici delle Signore delle Tenebre.
Nellalbero
Sephirotico della cabbalà la colonna del Rigore è Hocmah,
Questentità
si esprime nella materia come Venere Pandemia, lEros volgare della massa, che deve
metaformizzarsi in Venere Urania, la Virgo, che è sublimazione della madre e del
femminile.
Questantichissimo
concetto è stato ridiffuso da Carl Gustav Jung. Le concezioni psicoanalitiche di Jung
sono spesso desunte dalla filosofia esoterica. La sua formazione massonica, presso
Jung
portò nel campo della psicologia lAnimus e lAnima. LAnimus era
larchetipo dellanima insito nella donna, lAnima era la versione maschile
di questo simbolo arcano. LAnima, la Sophia dei Fedeli dAmore doveva
congiungersi ermeticamente con lo spirito, lIntelletto, per poter esulare dalla
dualità di Rigore e Misericordia, nella colonna sephirotica dellEquilibrio.
Così
lamore terreno era soltanto lallegoria e lanagogia dellamore
celeste, la veste materica della donna, il paradigma della Nostra Donna Interiore, la
Pietra grezza e nigra che doveva trasmutarsi in pietra cubica.
È
la Dòmina a cui portano Amore i Frates Lucis ed
i Frates Tenebris, forse il nome segreto di unOrdine cui si presume appartenne
Dante,
QuestOrdine
aveva una metafisica che, nella sua speculazione, aveva anche scopi politici, ed usava il
simbolo dellAquila, che era quello stesso dellImpero Romano e del
suoImperatore.
La
sconfitta politica del ghibellinismo fece sì che i grandi signori cui Dante richiese pane
ed asilo non fossero poi così ospitali.
Dante,
grande vate dellIdea Imperiale era ormai un testimone scomodo nei nuovi tempi
borghesi e il poeta dovette adattarsi a guadagnarsi la vita frusto a frusto e ad assaporare come sa di sale lo pane altrui, e comè duro calle lo
scendere ed il salir le altrui scale.
Ma
la sua grandiosa visione metafisica, universalmente ed atemporalmente descritta nel
Paradiso, superava gli accadimenti e le contingenze, e
Vergine
madre, figlia del tuo figlio
Umile
ed alta più che creatura
Termine
fisso detterno consiglio.
Tu
sei Colei che lumana natura
Nobilitasti
sì che lsuo fattore
Non
disdegnò di farsi sua fattura
Nel
ventre tuo si raccese lamore
Per
lo cui caldo nelletterna pace
Così
è germogliato questo fiore.
La
grandezza di Dante è tale che nella sua Comedia si
potrebbe rintracciare qualsiasi radice e qualsiasi foglia, fino allultimo ramo, del
pensiero universale. Gli studi sulle tracce di metafisica esoterica nella Comedia sono opera, in particolare, della
Massoneria dell800, che ebbe agio e sapienza di commentarle e diffonderle.
Lassioma fondamentale di questa particolare interpretazione iniziatica della storia
del pensiero consiste nella credenza che esista una sola fonte di verità e conoscenza,
dalla quale sono scaturite innumeri correnti diverse, ma composte comunque dalla stessa
acqua. Una catena ininterrotta di sapienti ha tramandato ciò che la moderna storiografia
definisce la filosofia perenne e che gli antichi definivano, da Marsilio
Ficino a Giordano Bruno la prisca philosophia, la filosofia primordiale.
Questi sapienti, per quanto esprimano a volte la stessa essenza con forme diverse, sono
archetipalmente concordi ed appartengono alla stessa famiglia, alla stessa fratellanza
secolare. Potremmo seguire questa trasmissione in ogni momento della storia, intravedendo
che essa effettivamente è, la maschera temporale della eterna metastoria.
Il
concilio di Firenze.
Eugenio vescovo, servo dei servi di Dio, a perpetua
memoria. Col consenso per quanto segue del nostro carissimo figlio Giovanni Paleologo,
nobile imperatore dei Romani, dei rappresentanti dei venerabili fratelli nostri
patriarchi, e degli altri che rappresentano la chiesa orientale. Si rallegrino i cieli ed
esulti la terra: è stato abbattuto il muro che divideva la chiesa occidentale e quella
orientale ed è tornata la pace e la concordia, poiché quella pietra angolare, Cristo,
che ha fatto delle due cose una sola, vincolo fortissimo di carità e di pace, ha
congiunto le due pareti e le ha unite e le tiene strette col vincolo della perfetta
unità. E dopo la lunga nebbia della tristezza e la scura e spiacevole caligine della
lunga separazione, è apparso a tutti il raggio sereno della desiderata unione. Gioisca
anche la madre chiesa, che ormai vede i suoi figli, fino a questo momento separati,
tornare all'unità e alla pace; essa, che prima piangeva amaramente per la loro
separazione, ringrazi l'onnipotente Dio con ineffabile gaudio per la loro meravigliosa
concordia di oggi. Esultino tutti i fedeli in ogni parte del mondo, e i cristiani si
rallegrino con la loro madre, la chiesa cattolica. Ecco, infatti: i padri occidentali ed
orientali, dopo un lunghissimo periodo di dissenso e di discordia, esponendosi ai pericoli
del mare e della terra, superate fatiche di ogni genere, sono venuti, lieti e gioiosi, a
questo sacro concilio ecumenico col desiderio di rinnovare la sacratissima unione e
l'antica carità. E la loro attesa non è stata vana.
Il
6 luglio 1439 così il vescovo Eugenio apriva la prima sessione del Concilio tenuta a
Firenze. Cosimo il Vecchio con la sua abilità diplomatica, riuscì a portare a Firenze i
padri occidentali ed orientali, aprendo così a Firenze non solo la cultura e la teologia
di Bisanzio, che fino ad allora era stata tenuta separata dalle nazioni europee
occidentali, ma le porte economiche dellOriente.
Le conseguenze del Concilio di Firenze furono incalcolabili nel percorso di
civiltà dellOccidente, rendendo innanzitutto inevitabile
Le
cause della separazione tra Oriente ed Occidente, dallo scisma di Fozio (IX sec.) al al
1204 (saccheggio di Costantinopoli da parte dei crociati) erano in gran parte da imputarsi
alla prevaricazione della Chiesa di Roma. Nel 1215 (Concilio Laterano IV°) si proibì la
compresenza in una diocesi di un vescovo
latino e un greco. I Vescovi latini strapparono ai greci, con la violenza, le cattedrali a
Costantinopoli, in tutta la Grecia e nei territori della repubblica veneziana. Ma
Costantinopoli costituiva una barriera commerciale ai
traffici con le ricchezze orientali ed era sempre più necessaria
allespansione europea. Il Concilio cercò quindi
di risolvere i punti di disaccordo nelle questioni teologiche in disaccordo, in
quanto senza la loro risoluzione le rispettive Chiese non avrebbero mai potuto tollerare
un accordo politico.
Il
contendere verteva sulla legittimità dell'aggiunta del Filioque (processione dello
Spirito Santo dal Figlio oltre che dal Padre) operata dai latini nel Credo,
lesercizio del primato papale, luso
del pane azzimo nell'eucaristia, , lepiclesi (invocazione
dello Spirito Santo) nella preghiera eucaristica, lesistenza del Purgatorio.
I resoconti dei dibattiti, che ci sono pervenuti,
non hanno la freddezza dello scontro teologico, ma sono pieni di vivace apertura sulla
vita di quel mondo ormai lontano, ed affrontano temi politici, civili e sociali. I Greci
richiesero aiuto economico e militare ai latini per la guerra contro i turchi, che
costituiva il maggior interesse politico dell'Impero romano d'Oriente al raggiungimento
dell'unione, ma anche laccordo sul mantenimento economica dei padri greci, che
sarebbe stato assunto dal papa durante il concilio.
L'accordo
sui punti principali fu raggiunto e ratificata l'unione con i greci nel luglio
Lorenzo
de Medici ed il neoplatonismo fiorentino.
LAltercazione che Lorenzo che scrisse in età
giovanile (1473-1474) è una disturna fra Lauro, il potente carico di affanni e cure, che
si rifugia nella natura agreste di Careggi
Da più dolce pensier tirato e scorto,
fuggito
avea laspra civile tempesta
per ridur lalma in più tranquillo porto
ed
Alfeo, semplice pastore che pascola le sue greggi.
Lauro
lamenta la sua condizione ed esalta la vita semplice dei campi e dei boschi; Alfeo, a sua
volta, rammenta la durezza e lisolamento della sua condizione, criticando
latteggiamento del Signore, che taccia di affettazione ed ipocrisia:
non so per qual cagion tanto ti piace
quel
che tu laudi e poi laudato fuggi,
e
come tu non segui tanta pace
Buon
giudice, interviene qui il novel Plato quel Marsiglio a cui Cosimo e Lorenzo
avevano donato il podere di Careggi, di tanta rendita che potesse ben viverci
assieme ad un amico.
La
stima e lammirazione che Lorenzo portava a Marsilio può esser descritta solo da
Lorenzo stesso, nel momento stesso in cui ode la sua voce:
Pensai che Orfeo al mondo ritornasse
o
quel che chiuse Tebe col suon degno
si
dolce lira mi parea sonasse
LAlternazione è in realtà un summa del pensiero
del neoplatonismo fiorentino, che pur basandosi sulla grandezza e profondità di pensiero
di Platone, Porfirio, Proclo, Giamblico e Plotino, ha nelle sue concezioni una vena di
melancolia, di una dolcissima vena di tristezza.
Labilità
politica di Lorenzo, la sua diplomazia perfetta, servirono perfettamente alla grandi
ambizioni politiche e culturali di Firenze, non solo producendo la più grande storia, ma
dandole senso e colore e vita ed affidandola così non solo alleternità, ma anche
allattualità, alleterno presente dello spirito.
Ma
in Lorenzo ogni processo materico è effimero e temporale perché: nel doman non vè certezza. Persino
nella attrazione erotica di Bacco ed Arianna lun
dellaltro ardenti, la forma più alta del fuoco del divino nelluomo,
vi è il senso della caduta, dellannientamento della certezza.
Anche
nella passione estetizzante medicea per larte vi è la coscienza erotica di un
superamento e di una caducità del bello. Diotima, la donna di
Mantinea, nel Simposio è la maestra
di Socrate nelle questioni damore, materia di cui lo stesso filosofo riconosce di
non saper niente.
In
Diotima, lideale estetico della Grecia classica si supera, superando la forma e
lapparenza, quando afferma:
io
non amo il mio amore perché è bello, ma perché produce bellezza
La
passione amorosa nel neoplatonismo rinascimentale è la forza più forte di ogni
forza, perché produce conoscenza, nella triade Venere-Ercole-Minerva.
Nellascesi
erotica del desiderio la bellezza si sposta dalla perfezione del corpo al bello in
sé, che è bellezza eterna.
Il
Marsiglio Laurenziano, per quanto impegnato, con Pico stesso, ad tentare
unimpossibile comparazione e fusione di Platone ed Ermete con il cristianesimo, è
uno dei primi ad affermare la divinità nelluomo e delluomo ( ma anche Cristo
disse: Voi siete dei
), da cui Giordano Bruno indusse il sillogismo che se
luomo è dio, e dio è libero, anche luomo avrebbe dovuto essere libero.
Marsilio aperse le cateratte di acque antiche eppur novissime ad ogni generazione, quando
nelle sue opere De Sole, De Vita e De
Amore ripropone luomo come affine e specchio delluniverso, un microcosmo
ed un macrocosmo che si influenzano analogicamente e magicamente. Luniverso è la
machina mundi, non materia inerte, ma essenza vivente, cosciente ed
intellettuale perché animata dallo spiritus mundi. Il pensiero umano ha il
fine di raggiungere lautocoscienza districandosi dalle illusioni materiche,
attraverso lilluminazione indotta dallimmaginazione (spiritus
.fantasia) alla razionalità (ratio) e dallIntelletto (mens).
La
divinizzazione delluomo nasce quindi dalla consapevolezza prima della sua
perfettibilità, della sua immortalità. I mezzi per questopera sono le
signaturae rerum, quei symbola presenti nel cosmo e
nellastrale, geroglifici od archetipi originati dal mondo celeste.
Lanima imita Dio con lunità, gli angeli con lintelletto, la specie
propria con la ragione, gli animali bruti con il senso, le piante con il nutrimento, le
cose che mancano di vita con lessere. È dunque lanima delluomo in certo
modo tutte le cose.
Le
Accademie Platoniche di Firenze e di Roma, che Inigo Jones, Gran Maestro della Massoneria
del seicento inglese affermava esser state il modello della Libera
Muratoria, formarono anche il modello dellAccademia del Disegno di Cosimo I°,
che fu la prima entità proto-massonica manifestata nella storia.
Marsilio Ficino
Appunti
diconografia proto-massonica a Firenze.
Orsammichele:
La
nicchia della Compagnia dei Maestri di Pietra e di Legname - Raffigurazione dei Quattro
Coronati. Nella predella tutti i simboli dell'Arte.
Piazza
della Signoria
Palazzo
Vecchio - Salone dei Cinquecento - Affreschi
Maestà
di Cosimo dei Medici con squadra e compasso in mano
La
conquista di Siena - Cosimo de Medici medita la conquista di Siena con squadra e compasso
nelle mani.
Lo
"studiolo" di Francesco I - un gabinetto ermetico del Rinascimento.
La
Fontana dell'Ammannati, con il segno astrologico dei Gemelli che eseguono la
"griffe" del Maestro
Piazza
SS. Annunziata
Chiesa
della SS. Annunziata
La
Cappella funeraria della Compagnia del Disegno, opera del Montorsoli, con i simboli
dell'Arte.
Nel
"Cappellone degli Spagnoli" Hiram presenta a Salomone i progetti della
costruzione del Tempio. In questo quadro sono raffigurati i maggiori artisti del tempo,
compreso Michelangelo.
Alla
base i simboli dell'Arte.
Porticato
degli Innocenti
Cosimo
investe Don Vincenzo Borghini, umanista ed ermetista, della carica di Provveditore
dell'Arte del Disegno, con caratteristiche ed iconografie protomassoniche.
Cosimo
fonda l'Ordine di S. Stefano, riviviscenza rinascimentale dell'Ordine del Tempio.
S.
Maria del Fiore
L'orologio
di Paolo Uccello. l'unica testimonianza dell'antica "ora magica"
Lo
gnomone di Paolo Toscanelli dal Pozzo. La grande scienza senza computer.
Il
"Rebis" sulla tomba di un Cardinale ermetista.
Battistero
- Lo zodiaco medioevale
S.
Miniato al Monte
Il
grande zodiaco romanico sul pavimento della chiesa
Palazzo
Pitti
Nellultima
sala della Galleria Palatina, nellaffresco del soffitto, Cosimo è seduto, in veste
di dio greco, su uno sfondo di palme e piramidi. In mano, porta squadra e compasso.