La Scienza Moderna e l'Antica Sapienza

di

P. Caravella

 

In un'epoca come la nostra è facile confondersi ed è pure rassicurante fare affidamento a ciarlatani d'ogni risma che, spesso e volentieri, inducono in errore anche le persone più esperte e smaliziate. Per converso, non è facile dare una definizione univoca di quella che noi chiamiamo "conoscenza". Qui è bene soffermarsi un poco intorno al concetto che noi attribuiamo alla "conoscenza". In primis, devesi tosto asserire che, contrariamente al significato odierno affibbiato a questo termine, nulla v'è in comune con quanto noi andiamo a riaffermare. Noi - seguendo quella che è stata definita la "Tradizione integrale"- rifiutiamo ogni apparentamento con la scienza empirica e sensibile, sempre suscettibile d'innovazioni e, sovente, di sonore smentite. Noi vogliamo riportare alla luce un principio unico, eterno. In secondo luogo, esistono pochissime persone in grado di condurci lungo l'angusto sentiero della "conoscenza". A questo proposito è necessario fare qualche precisazione di carattere generale circa il carattere e la qualità degli adepti. Innanzi tutto, diciamo che quanto appena detto non è il prodotto di menti distorte o di personalità scisse e schizofreniche. Al contrario, qui si devono prendere in considerazione solamente quelle con una forte personalità, con un controllo del sé al di fuori della norma e quindi, in una parola sola, di persone tutte d'un pezzo! Per il primo argomento bisogna rilevare il punto di vista strettamente metafisico dato all'oggetto "conoscenza". Allo stesso modo non v'è - su quest'argomento - nulla in comune con qualsivoglia teoria filosofica. Quel che noi affermiamo di valido non è partorito dal pensiero; corrisponde, invece, a quello che avrebbe potuto dire un uomo di un'altra era, un testimone di una "conoscenza dall'alto e verso l'alto", rispetto cui nulla v'è da esaminare, ma da riconoscere o da respingere in toto. Non si tratta di filosofia, dunque, o di apparire più o meno brillanti e originali né d'altre pinzillacchere borghesi. Ecco allora che i miti, i simboli, le varie tradizioni e la stessa storia assumono un diverso e più alto significato, si nutrono di quello "spirito tradizionale" che li riveste di un'aurea profondità. A questo proposito ci viene in mente un libro best-seller negli anni della contestazione giovanile: "L'uomo ad una dimensione". Questa breve digressione trova la sua ragion d'essere per dimostrare che la società odierna, consumistica e materialista, può avere, al massimo, due sole dimensioni. Ed è proprio la terza dimensione, quella della profondità che viene a mancare. Volendo azzardare un ipotesi comparativa (non è possibile fare confronti) fra termini "identici" e, quindi fra la fisica antica e quella moderna, vi è - per prima cosa - da sottolineare la divisione in "specialità" multiple, estranee le une alle altre. In vero, considerando non solo il lato esterno ma, più esattamente, quell'interno la questione è di tutt'altra natura. Qui entriamo in una fattispecie totalmente diversa, in quanto la concezione tradizionale riconduce tutte le scienze ai principi. Per contro, la concezione moderna di scienza rifiuta ogni accostamento del genere. Aristotele era solito asserire che la fisica era solo "seconda" rispetto alla "metafisica", in quanto essa ne era un mero prodotto. In effetti, la fisica non era in fondo che un'applicazione al dominio della natura di principi superiori alla natura stessa. La teoria filosofica che si è gloriata d'essere "agnostica" è quella che va sotto il nome di positivismo. Infatti, è solo nel XIX secolo che si sono fatte avanti tali teorie; teorie che, come dicevamo, si arrogavano il diritto di precludere a chiunque la conoscenza di ciò che esse ignoravano! Così facendo, vale a dire separando nettamente le scienze da ogni principio trascendente, le ha private di quella "profondità" di cui abbisognano. Si è giunti alla perdita di tempo, ad analisi sterili e fastidiose. Ecco che oltre alla su accennata perdita di "profondità" va ad aggiungersi la perdita di "solidità". Questo è spiegabile per il fatto che la stessa compartecipazione della fisica alla "metafisica", mediante la riconnessione ai principi di quest'ultima, le assicuravano una sicura immutabilità. Un caso significativo è rappresentato dalla separazione dell'astronomia dall'astrologia. Mentre i greci usavano indifferentemente i due termini ora assistiamo addirittura ad uno sviluppo della prima e ad un decadimento della seconda. Mi spiego ulteriormente. Oggi non si ha più la menoma idea di cosa rappresentasse l'astrologia per l'antichità! Perfino coloro i quali si sono dati da fare per ricostruirla hanno preso considerevoli abbagli, giungendo a notevoli contraffazioni, sia per aver voluto far di questa scienza tradizionale l'equivalente dell'astronomia moderna sia per aver fallacemente tentato di ripristinare un'arte "divinatoria", la quale fu solamente una cattiva interpretazione di un'astrologia già prossima a finire. Questa "separazione" è ancor più netta nel caso della chimica. L'ignoranza dei moderni nei riguardi dell'alchimia è ancora più grande di quella mostrata per l'astrologia. Perciò tutto quello che è pertinenza della scienza moderna è riconducibile al campo astratto delle ipotesi. Per le Scienze tradizionali, invece, si trattava di ben altro, cioè di conoscenze indubitabili e solide, tratte da verità conosciute superrazionalmente attraverso l'intuizione intellettuale. L'alchimia è una scienza sostanzialmente "cosmologica" e trovava una sua attuazione all'ordine umano attraverso un'analogia esistente fra "macrocosmo" e "microcosmo". Il dominio di quest'ultima come di tutte le scienze sacre è puramente spirituale. La deformazione e la derisione da parte dei moderni nei confronti di questa scienza tradizionale è stata il frutto dell'opera di ciarlatani. Costoro, credendo si trattasse d'operazioni puramente materiali, presero tutto alla lettera e ottennero solamente squallide sperimentazioni. Questi infimi personaggi, chiamati ironicamente "bruciatori di carbone" dagli alchimisti veri, furono gli archetipi dei chimici attuali. Ed è in questa maniera che la scienza moderna, servitasi di materiali residuali di quella che fu la "Grande Scienza", ha edificato il suo regno. Oggigiorno incontriamo ancora alcuni sedicenti rinnovatori dell'alchimia. Da parte loro, purtroppo, riescono solo a prolungare questa deviazione e a screditare quella che fu la vera "Scienza Sacra". Le ricerche di questi fantomatici maghi sono lontane dall'Alchimia Tradizionale quanto quelle degli "astrologi" lo sono dall'Astrologia Antica. Cosi pure la matematica moderna rappresenta, la parte "essoterica", della matematica pitagorica. Non è il caso adesso di addentrarci oltre. Questi esempi bastano a sgombrare il cielo dalle nuvole. Per questo, in contro tendenza con il modo di pensare odierno, affermiamo che la scienza moderna può essere giustamente denominata "Scienza profana"; costruita su di un sapere d'ordine inferiore. Quindi è il Sapere ignorante a farla da padrone nei talk-show, nelle trasmissioni più o meno "intelligenti". Abbiamo detto "ignorante" e non a caso (il caso non esiste). Noi, quindi, abbiamo di fronte un sapere ignorante, ignorante d'ogni finalità più alta, d'ogni cosa che lo supera e lo trascende. E, badiamo bene, ignorante per sua stessa volontà! La scienza moderna, difatti, essendo incontrovertibilmente chiusa in se stessa, nel dominio relativo del sensibile ed indipendente da ogni principio trascendente - in quanto essa stessa ha troncato ogni legame con la verità suprema - non è altro che una conoscenza limitata, mutabile e vana, poiché non proviene da nulla e, quindi, non porta da nessuna parte! In sintesi, quella che i moderni chiamano "scienza" ha perduto ogni valore superiore. La stessa "Intuizione intellettuale" assume un significato assai diverso da quello più pregnante dato dalla Tradizione. Questo perché - seguendo l'errore del razionalismo - si vuole ricondurre l'intelligenza pura alla ragione.