Il Pentalfa, la Lettera G, la Stella Fiammeggiante.
Una misteriosa luce proviene dallalto del
Tempio dedicato alle cinque divinità planetarie, il Tempio del Compagno dArte: il
primo gradino è di Saturno, il divino del silenzio,
dellapprofondimento e dellintrospezione; il secondo di Giove, padre degli Dei, che fa discernere il sottile dal grossolano, lo
spirito che vivifica da ciò che non riluce; il terzo di Venere la dea che lava e purifica
ciò che è mentale ma anche intuitivo; il quarto è di Marte, con il fuoco dello slancio
interiore fino alla compenetrazione con la fiamma che soggiace nel profondo; e per ultimo
di Mercurio, il messaggero, il tramite, la pontificazione verso la vera luce,
largento degli alchimisti alla cerca della pietra della trasmutazione. Il Tempio del
Pentalfa, della luce che rifulge, per accedere al quale vediamo
davanti al pronao i cinque gradini della conoscenza, sta qui davanti a noi. La Luce che
emana è quella di una stella. Recita così il Vangelo di Giuda 'Leva gli occhi e osserva la Nuvola e la Luce che è
in essa e le stelle attorno. La stella che indica la Via è la
Tua Stella'. Questa Stella,
pentalfa a cinque punte, con apice verso lalto, è la rappresentazione
delluomo, delliniziato vivificato dal fuoco che non brucia, come il roveto del
Sinai, il fuoco della illuminazione, dell uomo nuovo che
oramai è in grado di sostenere la luce dei due grandi e sovrani astri del cielo: alla sua
destra il sole, alla sua sinistra la Luna, di segno opposto e di luminosità differente,
ma ognuno con la propria emanazione energetica particolare. Nelle tenebre della nostra
vicenda umana e terrena, della nostra profanità grossolana al di fuori del Tempio,
scorgiamo il piccolo astro che bisogna seguire, che appena avvertito si manifesta
vieppiù, una volta abituati gli occhi a questo nuovo stato di
oscurità, magnificando la sua natura astrale da far rifuggire per sempre le usate
tenebre. La stellina luminosa che campeggia
sovrana nel cielo notturno, è una stella speciale poiché è
circondata tuttattorno da lingue di fuoco, ma che a ben considerare, possiede
semplicemente lattributo di tutte le stelle presenti nelluniverso, dalle più
vicine alle più lontane, dalle più piccole alle più grandi, dallo jod alla
stirpe dei Titani: basta saperle osservare, conoscere. Ogni stella del nostro piccolo
universo, micro o macrocosmico che sia, è una stella fiammeggiante, cioè
un astro come il nostro sole, che guida lastronomo nelle sue serate notturne a
scrutare la bellezza e meraviglie del creato per rapirne gelosamente i colori che hanno
delle età infinite (più vecchie dei nostri pianeti) e fissarli entro la lastra fotografica. Ogni stella del nostro
universo è una piccola stella fiammeggiante che fuga le nostre oscurità, basta saper
rintracciare la propria e riconoscerne la luce che vivifica. Il pentalfa, lastro
piccino della luce ardente che non brucia, è il piccolo astro delluomo, del numero
cinque, del cuore che si proietta a sondare linconoscibile attraverso gli strumenti
dellintuito e della intelligenza per poter infine
penetrare il Vero, la quintessenza della Vita,
la magia della reintegrazione del creato con il creatore, lilluminazione
delliniziato che ha conosciuto, sia pure per un istante, lineffabile afflato
del divino. Nella stella, al centro è una lettera che, ahimè, come lucidamente
argomentava Guenon, non ha nulla di tradizionale in quanto scritta con alfabeto che non è
nel novero delle lingue sacre dei primordi, il cui significato è connesso con la parola
GOD, e che qualcuno, anglosassone credo, per voler trovarle una più aulica discendenza,
riferirebbe allo Jod ebraico (liniziale del nome di Dio) o riportare alle parole Gamel, Oz e Dabar
(Bellezza, Forza Saggezza), ma che più opportunamente richiamerebbe alla mente la lettera
Gamma greca, che si scrive in maiuscolo come una L rovesciata,
che equivale alla G latina, iniziale di Geo-metria, lettera greca che ricorda la squadra
della rettitudine (e non complicherò la trattazione parlandovi di come essa può generare
swastica, simbolo polare e assiale). La
squadra ha significato di maestria nei geroglifici egizi, maestria che, come si insegna letimologia, magister,
equivale ad essere tre volte mago, cioè etimologicamente tre volte grande, tre volte
sapiente, tre volte purificatore, tre volte sacerdote, aspirazione di ogni profano che
ambisca al miglioramento del sè, di ogni apprendista che abbia il desiderio di
approssimarsi alla conoscenza, di ogni compagno che abbia
penetrato il significato del cuore e ambisca alla maestria e di ogni maestro che desideri
ritornare il piccolo Jod, il motore immoto,
linvariabile mezzo.