Dialogo immaginario
tra Johaman
il Sadduceo e Aster il Greco
sullAnima e la Resurrezione

di Sidus
*** *** *** *** *** ***
Lanima
come tu ben sai è termine di origine latina: anima che suona un pò come il greco anemos -vento- che nella mia lingua si traduce in psyche (yukh) o pneuma, laria,
il soffio o respiro, nome che ha qualcosa in comune con il Dio Ebraico e Cristiano Yahweh
come ebbe modo di dimostrare il Prof. Meek (riportato dal noto mitologo comparato Joseph
Campbell nella sua ormai introvabile Mitologia Occidentale). Infatti il tetragramma a dispetto di molte scuole rabbiniche
deriverebbe dal verbo arabo h-w-y, guarda caso
con il sorprendente significato di «soffiare»; anima quindi che indica il principio
della vita di ogni vivente. La divisione di corpo e anima, entità, questa, che gli
sopravvive alla morte, è presente in molte credenze religiose
dellantichità a cominciare dal VII-VI secolo nella mia Grecia anche se alla
periferia orientale di essa, con Orfeo che per primo cantò limmortalità
dellanima, e andando più in là nel tempo e più a oriente nel luogo, il concetto
era presente anche nella religione babilonese nel secondo millennio a.C., in quella
iranica, nel buddismo e nel brahmanesimo; il concetto inoltre lo troviamo ovviamente anche
nellantico Egitto ben prima che la Civiltà arrivasse a lambire le coste
dellAsia minore, delle Isole dellEgeo e della Grecia continentale.
Anche
nella religione omerica pre-storica (medioevo ellenico fine del secondo millennio a.C.) il
termine psyché non equivale ad anima
contrapposta al corpo ma corrisponde allo pneuma, soffio, che fuoriesce alla morte della persona per poi sopravvivere
nel triste mondo delle ombre .
Johaman: Sul piano teoretico, noi Sadducei, a
differenza dei Farisei consideriamo vincolante solamente ciò che viene
tramandato dalla Torah, un po come gli attuali Sunniti nel mondo islamico. Al contrario, i nostri avversari Farisei (come gli attuali Sciiti)
sostengono la superiorità della Legge orale, ossia la tradizione verbale che interpreta
la Torah, trasmessa con il racconto parlato di generazione in generazione. Al
contrario dei Farisei, noi non crediamo alla
resurrezione dei morti, ossia alla perpetuazione dell'individuo dopo la morte in spirito,
né alla rivivificazione dei corpi e degli spiriti alla fine dei tempi. Respingiamo anche
l'esistenza di unanima immortale non accettando nemmeno la dottrina angelica né di
conseguenza la sua teurgia. Noi Sadducei
costituiamo una fondamentale corrente spirituale del tardo giudaismo (periodo del 2°
Tempio). Siamo in prevalenza
aristocratici delle più antiche famiglie e abbiamo mediato con molti invasori stranieri e non ultimi
coi romani conquistandoci con merito le loro simpatie; nell'ambito del nostro gruppo
venivano reclutati i sacerdoti dei ranghi più alti, nonché, in particolare, il Sommo
Sacerdote; la nostra corrente si richiama nel nome proprio al leggendario Sadoq Sommo Sacerdote al tempo di Salomone.
Riprendendo la mia premessa è ben vero che nellantropologia ebraica
Vetero-Testamentaria luomo è inequivocabilmente visto in senso unitario con anima e
corpo senza dualità e la parola nefesh che più
appresso avrò modo di approfondire, racchiude questo concetto
intendendo sia la vita dello spirito che la vita vegetativa senza dicotomia alcuna, senza
antinomia. Ma occorre inoltre aggiungere doverosamente, e qui sta la nostra divergenza di opinione,
che persino i termini neotestamentari escludono una visione dualistica tra lanima e
il corpo; alla psyché-anima si attribuiscono
poi i sentimenti di tristezza e gioia, mentre allo pneuma (spirito) si attribuiscono i
sentimenti di ira, dolcezza e pazienza. E stato Platone, e tu ne puoi ben convenire,
che in maniera netta ha realizzato la divisione tra
le due entità, teorizzando la sua immortalità essendo di un principio totalmente
opposto a quello dei corpi mortali, appartenente al mondo delle idee e quindi preesistente
e non estinguibile.
Aster: ma anche in Aristotele successivamente
lintelletto, essendo il principio per cui luomo pensa e conosce, non è
combinato al corpo ma è per sua natura separato, immortale e divino
Tu ben saprai
che la parola «resurrezione», in ebraico Techijat
ha metim, «rivificazione dei morti» è un
punto fondamentale nella fede rabbinica anche nei tempi contemporanei, che viene
recepito come conservazione dellessere, ossia dell'anima e dello spirito, che fanno
ritorno alla loro origine divina. Entrambi i punti di vista sono presenti nei teologi
classici e moderni di fede ebraica! E anche vero che nella
Bibbia si trova spesso una diffusa fede antico-orientale in un regno delle ombre, abitato dai morti, in ebraico Sheol (Isaia dice a proposito della Discesa agli
inferi: «dal basso gli inferi si agitano per te per farsi incontro al tuo arrivo; per te
esso risveglia le ombre»; e così Ezechiele « Figlio delluomo
discendi
e
giaci con i non circoncisi
Gli eroi più possenti gli parleranno in mezzo agli
inferi
»). Sempre nella Bibbia sappiamo bene che Enoc ed Elia si presentarono
a Dio pur essendo ancora in vita. La convinzione nella resurrezione è dichiarata per la
prima volta nel libro di Giobbe che disperatamente domanda «Ma
se luomo muore può ancora rivivere?» e la risposta qualche versetto appresso
«dopo che questa mia pelle sarà distrutta ormai senza la mia carne vedrò Dio, io lo
vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno»). Nel Salmo 43
e nel Salmo 72 i malfattori saranno destinati allo Sheol
e le anime dei devoti saliranno a Dio. Molto diffusa era la fede nella resurrezione degli
Ebrei giusti alla comparsa del Messia per partecipare alla benedizione di
Israele, così in Isaia 26, 19 (nel IV sec. a.C.). Ma Daniele (12, 1) verso il
Johaman: II significato originario di néfesh è
probabilmente gola. Da ciò si passa al senso di respiro (nafash si traduce con «prendere fiato»)
e quindi al significato di «essere vivente», «vita» che è quello principale, quindi
tutti significati legati al concetto basilare di «vita». Nella Bibbia parlando della
carne si dice: «guardati assolutamente dal mangiarne il sangue, perché il sangue è
l'anima (hannàfesh)
e tu non mangerai l'anima (hannéfesh) insieme con la carne». Molte volte «anima» designa semplicemente l'essere vivente con le sue passioni e le sue
emozioni. Al plurale néfesh può significare «persone» in
frasi come: «Portò in cattività 382 anime» oppure «Tenendo
conto del numero delle anime». Quindi, visto che néfesh designa
l'essere vivente, accanto all'aggettivo «morto» può designare un essere che ha cessato
di vivere. Da tutto ciò si evince che nellantico testamento è totalmente estranea l'idea
greca di un dualismo anima-corpo, cioè l'idea di un'anima spirituale e immortale, rinchiusa nel
corpo, che si stacca da questo al momento della morte; secondo la Bibbia l'uomo non «ha»
un'anima, ma «è» un'anima. In effetti, néfesh è l'essere umano totale e quindi
essa muore! Ecco alcune espressioni tipiche:
1) «L'anima mia preferisce... la morte» (Giob 7:15).
2) «L'anima sua si avvicina alla fossa» (Giob 33:22).
3). «Quelli che
cercano l'anima mia per farla perire» (Sa140:14).
Aster:
di contro nel vecchio testamento esistono comunque espressioni
anche del tipo «Facendo morire anime che non
devono morire» (Ez 13:19)
e «l'anima che pecca sarà quella che morrà» (Ez 18:4,20)
sembra chiaro che lanima del giusto non
perisca!
Johaman: abbiamo anche altri testi come i Re (17:21,22) dove néfesh significa
«respiro» e quindi «l'anima del fanciullo ritornò in lui» non vuol dire che
lanima, entità spirituale, rientra nel corpo ma semplicemente «riprese a respirare» (vedi 17:17 «non gli restò
respiro»). In Genesi 35:18 il versetto dice: «e avvenne, nell'uscire la sua
anima poiché morì ...».
Aster:
però Saul nel consultare lo spirito di
Samuele implicitamente dimostra limmortalità dellanima di Samuele che
sopravvive come spirito e quindi diviene evocabile per interpellarlo
dallaldilà
Johaman: riguardo questo testo si deve notare prima di
tutto che non si può assolutamente trattare dell'apparizione dell'anima del defunto Samuele voluta da Dio, prima di tutto perché secondo
Aster:
beh, che necessità cè di procurare lestremo della pena per chi pratica
lo spiritismo se gli spiriti non esistono? Sarebbe come confermare implicitamente che gli
spiriti in realtà esistono! Tuttal più trattandosi di
truffatori o ciarlatani la pena dovrebbe essere commensurata a questo tipo di delitto; un po come avviene paradossalmente nel nostro
stato laico italiano che non crede alla magia ma condanna chi fa la magia nera in base al
codice penale! Non ti sembra una contraddizione?
Johaman: in realtà la spiegazione secondo la quale si sarebbe trattato dell'apparizione dello spirito di Samuele si
ritrova solo nel testo di un apocrifo incluso nelle usate Bibbie cattoliche: Siracide (o Ecclesiastico), 46:20 che dice, parlando di
Samuele: «Perfino dopo la sua morte profetizzò, predicendo al re la sua fine; anche dal
sepolcro levò ancora la sua voce per allontanare in una profezia l'iniquità del popolo»
(CEI), si tratta però di un testo del II secolo a.C.
Secondo la spiegazione data dalla Bibbia
stessa, invece, all'origine del fenomeno
non c'è Dio; infatti la Bibbia dice: «Così morì Saul, a motivo dell'infedeltà che egli aveva commesso contro l'Eterno per
non aver osservato
In ogni
caso, visto che si tratta di un chiaro caso di
spiritismo, sembra bene mettere nel testo il nome «Samuele» fra virgolette, visto che
non si trattava del profeta, ma di una contraffazione!
Aster:
in verità il versetto «anche perché aveva interrogato e consultato quelli che
evocano gli spiriti» non mi sembra chiami in causa il demonio o che lo spirito evocato sia solo una mistificazione
del maligno! La giustificazione della condanna era legata al fatto che Saul non avrebbe «consultato l'Eterno» come riporta testualmente la Bibbia;
inoltre mi sembra di arguire che tutto ciò che verrebbe
dallo Spiritismo, dalla Teurgia usando un termine ermetico, sarebbe, per i religiosi
esegeti interconfessionali, frutto del Maligno! Per concludere
nella frase non aver osservato
Johaman: A partire dalla conquista di
Alessandro Magno (fine del IV sec a.C.)
Va notato
però che non tutti accettavano questo teoria come ad esempio negli Esseni di Qumran:
essi sostenevano l'idea biblica che possiamo chiamare «dell'immortalità condizionata»
e non innata. Néfesh,
a Qumran, come nell'antico testamento designa l'uomo totale, l'essere
vivente che ovviamente, può morire.
Aster:
ma a Qumran si ritrovano anche scritti di
questo tenore: «Ti ringrazio, Adonai, perché hai
liberato l'anima mia dalla fossa e dallo Sheol»,
quindi la speranza salvifica dellanima era presente anche tra gli Esseni del Mar
Morto.
Tu comunque sostieni che anche nel nuovo testamento sia estranea
lidea di unanima che sopravvive, che guadagna il Paradiso. Ma
cosa puoi controbattermi se ti cito il testo della parabola del ricco e del povero
Eleazar: «C'era un uomo
ricco, che portava vesti di porpora e di bisso e faceva festa ogni giorno con grandi
banchetti. Un povero, di nome Eleazar, sedeva alla sua porta a mendicare, tutto coperto di
piaghe, bramoso di sfamarsi con gli avanzi che cadevano dalla mensa del ricco. Perfino i
cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli
nel seno di Abramo. Poi morì anche il ricco e fu sepolto. Finito negli inferi tra i
tormenti, alzando lo sguardo verso l'alto, vide da lontano Abramo e Eleazar che era con
lui. Allora gridò: "Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Eleazar a intingere
nell'acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in
questa fiamma". Ma Abramo rispose: "Figlio, ricòrdati che hai ricevuto la
tua parte di beni durante la tua vita, ed Eleazar parimenti le sofferenze. Ma adesso lui
è consolato, tu invece sei tormentato. Per di più, tra noi e voi c'è un grande abisso;
se qualcuno di noi vuol passare da voi, non lo può fare; così pure nessuno di voi può
venire da noi". E quello disse: "Allora, padre, ti supplico di mandarlo a casa
di mìo padre. Ho cinque fratelli e vorrei che li ammonisca a non venire anch'essi in
questo luogo di tormento". Abramo rispose: "Hanno Mosè e i profeti: li
ascoltino!". Quello replicò: "No, padre Abramo; ma se qualcuno dai morti andrà da loro, cambieranno modo
di vivere". Abramo disse: "Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si
lasceranno convincere neppure se qualcuno risorge dai morti"».
Cosa ne pensi mio caro amico Johaman?
Johaman: Il
testo più spesso citato infatti da chi sostiene
l'immortalità dell'anima è certamente la parabola del ricco e di Eleazar raccontata dal
Vangelo di Luca. Possiamo senz'altro dire che, essendo una
parabola, è certamente sbagliato servirsene per sostenere una dottrina, come sarebbe
sbagliato dedurre dalla parabola di Jotham, (in Giudici 9:8- 15) che gli alberi camminano o parlano!
Notiamo ora le diverse incoerenze cui andremmo incontro
interpretando la parabola letteralmente:
a) Risulta dal testo che l'Ades (il soggiorno dei morti, la tomba), è diviso in
due parti: uno è il «seno di Abramo» (cioè il «paradiso»), l'altro il «soggiorno
degli empi» (l'«inferno»); inoltre, il paradiso e
l'inferno sarebbero vicini, ma separati da «un grande abisso». Naturalmente chi crede
nell'immortalità dell'anima considera questa descrizione come
simbolica!
b) Secondo i sostenitori dell'immortalità dell'anima, alla
morte è l'anima, spirituale, disincarnata
che va in paradiso o all'inferno! Qui
invece si parla di «occhi»; «dito», «lingua», quindi di esseri
dotati di corpo. Ma il corpo sarà resuscitato solo alla fine
dei tempi, come ne conviene anche chi crede all'immortalità dell'anima! Inoltre, c'è da
notare che la menzione «del grande abisso» per non
permettere il passaggio dei dannati in paradiso e viceversa, sarebbe assurda
nell'ipotesi di anime disincarnate
(che potrebbero passare dovunque!).
c) Secondo
la Bibbia inoltre Abramo non ha ancora avuto il suo
«premio», quindi né lui né la sua anima possono essere evidentemente in paradiso e
ciò contraddirebbe i versetti che hai letto.
Aster:
quindi il Cristo avrebbe
errato nel raccontare questa parabola! O Luca avrebbe
interpolato qualcosa di non autenticamente trasmesso per via orale! Comunque
il sostenere la debolezza della costruzione simbolica del racconto cristico liquidandola
genericamente come trattasi di semplice parabola o favoletta
che dir si voglia, ove sarebbero espressi esempi irragionevoli per sostenere eventuali dottrine, anche con laggiunta delle spiegazioni
successive (un testo sacro è sovente ricco in contraddizioni) mi sembra cosa un po
troppo semplicistica e riduttiva e non condivisibile.
Johaman: secondo
il racconto che hai letto il ricco è inoltre tormentato dalle
fiamme, che sono una caratteristica della Geenna, che però, secondo il Vangelo, si situa solo alla
fine dei tempi; inoltre il ricco non va nella Geenna, ma
nell'Ades che indica nella Bibbia solo la tomba e
quindi non un luogo in cui c'è il fuoco!
Aster:
si tratta solo di dettagli e contraddizioni non sostanziali. In ogni caso quindi il Cristo o Luca hanno sbagliato. Ci
sarebbero quindi madornali errori dottrinali nei Vangeli!
Johaman: inoltre secondo Gesù stesso, il premio o il castigo verranno assegnati ad ognuno alla fine dell'età presente e non alla
morte. Tutte queste incongruenze rendono evidente che la parabola va interpretata per
quello che è, cioè un racconto allegorico con una morale.
Gesù utilizzò semplicemente alcuni elementi delle credenze
religiose popolari del tempo (tipiche dei Farisei) per insegnare che il destino eterno
si decide in questa vita e per questo non c'è più la possibilità di una seconda prova
dopo la morte; quindi bisogna sfruttare al massimo le occasioni di questa vita.
Aster:
quindi seguendo il tuo ragionamento risulta alterato ed
erroneo anche il versetto di Luca che riporta la frase di Cristo inchiodato alla croce che
si rivolge al buon ladrone dicendo tu sarai con me oggi in paradiso?
Johaman: per quanto riguarda il
versertto di Luca citato basta ricordare che i manoscritti originali
del Vangelo non avevano punteggiatura e il testo (tradotto letteralmente) si leggeva: «E disse a lui in verità a te dico oggi con me sarai nel paradiso»; basta
mettere il punto dopo oggi e la frase acquista
il senso di una promessa a tempo indeterminato; d'altronde Gesù stesso, la domenica della
resurrezione dice a Maria che non è ancora stato in Paradiso.
Aster:
Il testo originale dal
greco senza punteggiatura è il seguente :
Amén (così è in verità o amen) soi (a te) lego (dico), sèmeron ( shmeron)
met emoy (con me)
ese (sarai) en to paradiso.
Rileggendo letteralmente : AMEN A TE DICO IL GIORNO
DOGGI (oggi) CON ME SARAI NEL PARADISO. La frase lungi dal voler essere sibillina esplica chiaramente il concetto: non amen a te dico oggi
(sembrerebbe quasi un linguaggio amministrativo o legale
), con me sarai in paradiso poiché non ha senso dire amen a te dico oggi o nella variante così è in verità
a te dico oggi poiché il rimarcare
lavverbio oggi dopo la frase amen a te dico è un pleonasmo,
Lavverbio semeron che vuol dire il giorno doggi, oggi, è chiaramente riferito alla frase successiva
rafforzandone il significato; diversamente, se la
cosa non voleva risultare ambigua e ambivalente sarebbe stata detta diversamente: amen
a te dico, sarai un
giorno (e non OGGI) con me in paradiso!
Johaman: luomo
nellatto di morire si addormenta e risorgerà dai morti (come anche la liturgia
cattolica recita) alla fine dei tempi quando il Cristo ritornerà per giudicare.
Lanima non è immortale. Solo Dio è immortale come è possibile ricavare
dallantico testamento. Alla fine dei tempi i Giusti risorgeranno e come recita
lapocalisse di Giovanni, gli empi subiranno la seconda morte, lo stagno del
fuoco. I Giusti dimoreranno con Dio nella nuova Gerusalemme, ma dimoreranno per un
regno millenario, quindi non infinito, non eterno ma con un preciso arco temporale che
avrà un inizio e un termine.
Aster:
ma lapocalisse dice anche: ecco la dimora di
Dio con gli Uomini, e dimorerà con loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il Dio
con loro e
non vi sarà più morte né lutto e grida e dolore.
Apriti mio caro amico Johaman al mistero
insondabile dellanima che sopravvive; essa è la speranza; se la neghi demolisci la
vita stessa e la sua poesia! Il mondo si ridurrebbe a enormi scheletri che sopravvivono e si trascinano come degli zombi.
Ogni cosa tangibile diverrebbe la carcassa di
se stessa. Non vedere il futuro della vita come vuote tenebre o
improbabile sonno. Apriti alla Luce, alla potenza dei raggi del Sole, alla luce della desiderio, alla Teurgia Divina,
EPILEGOMENI
S.
Findeisen, Teologo di Neumunster, città del nord della Germania: «Probabilmente
l'idea dellanima è sorta nell'uomo quando si è incontrato per la prima volta con
se stesso, forse guardandosi allo specchio e cercando la propria immagine. Questo
incontro è divenuto per lui l'incontro con la propria origine, in cui ha fatto
l'esperienza; di vedersi con i propri occhi, quasi come
in uno specchio. Lo sguardo si è allora incontrato non soltanto con «l'uomo esteriore»,
così come è nato fisicamente dal seno della madre, ma con l'uomo interiore
l«anima» che si esterna nell'espressione degli occhi (intesi come la
finestra dell'anima) e nella mimica. In questa immagine allo specchio l'uomo ha
sperimentato una complessa apertura verso se stesso».
-Egli si è visto collocato in un
legame inseparabile con quella profondità che sta sotto di lui, e che in maniera
inafferrabile e imperscrutabilmente misteriosa sostiene la sua immagine, e in tal modo
se stesso.
- Egli si è visto esposto alla luce
del cielo sopra di lui. Senza questo cielo egli non poteva percepire nulla, né di se
stesso né del suo mondo.
- Nella sua immagine egli ha
percepito se stesso nella prospettiva verticale dall'alto in basso e in quella
orizzontale, e ha sentito di essere il loro misterioso collegamento.
- Vedendo la sua immagine, egli ha
percepito anche le immagini degli altri uomini, che gli venivano incontro così come egli
era. Ciascuno conservava un suo mistero.
- La percezione dellanima -
donata da altezze incommensurabili e sostenuta da profondità insondabili - nasce solo nel
silenzio. I movimenti - vento, onde, correnti e turbinii - disturbano, anzi distruggono
l'incontro col mistero dell'anima. Se si percepisce in maniera distorta l'immagine
stessa, la profondità della propria origine e
del proprio mistero, questo incontro viene a dissolversi: come lacqua anche
lanima sfugge a qualsiasi presa...». *
* N.d.A.: questa magica avventura è realizzabile in ambito teurgico
ed ermetico nellesperienza dellanacrisis
dellevocazione dellHishim, la creatura angelica custode degli uomini, nella
sfera celeste più vicina allo stato grossolano dellindividuo.
Compiuto a Calci (Pi), alle ore 14,20 dellEquinozio di Primavera del
2007
Fonti