“non sibi”

IL PROBLEMA DELL’ISTRUZIONE VISTO DA UN LIBERO MURATORE

Cari Fratelli,

la Tavola che ho tracciato e che sottopongo alla vostra attenzione vi apparirà come una “lettera aperta”, ed è fondamentalmente il frutto di un “tarlo” morale che mi accompagna da tempo, un dubbio quasi amletico che infine mi ha spinto a scrivere; nel senso di porre anche a voi la questione nell’auspicio che possiate condividere l’importanza del problema e con la certezza che la sapienza, la bellezza e la forza che illuminano le nostre tornate, ci condurranno ad un approfondimento non banale. E mi scuso anticipatamente se alcuni riferimenti politici potranno urtare la sensibilità di qualcuno.

Dunque il primo punto è questo: la Libera Muratoria ha come obiettivo fondamentale il miglioramento e il perfezionamento dell’uomo; lavorare la “pietra grezza” per aiutarla a divenire una “pietra levigata e perfettamente squadrata per la costruzione del Tempio”. L’allegoria è facilmente comprensibile ed è riferita al miglioramento dell’individuo, nell’accezione della sua singolarità ed unicità. Quanto sopra è una dichiarazione programmatica che non sembra ammettere incertezze interpretative. Eppure, storicamente, all’interno del nostro universo massonico, alcune scuole di pensiero hanno sostenuto che non era convincente parlare di miglioramento dell’uomo e dovevamo riferire la nostra missione al miglioramento dell’umanità.

Potrebbe apparire un sofisma, ma non lo è !

Il secolo che si è chiuso pochi anni fa è stato attraversato da istanze filosofiche che mai come prima hanno sostenuto la secondarietà dell’individuo rispetto al primato della società nel suo articolato insieme o rispetto a beni superiori come  Dio, patria, razza, ecc. Noi Liberi Muratori abbiamo mantenuto ferma la convinzione che l’uomo ha diritto alla sua unicità, alla sua individualità e che solo nel rispetto di essa possiamo costruire una società veramente libera e civile (e questo è ciò che fondamentalmente distingue una società liberale); sembrano cose ovvie ma ritengo giusto precisarle per poi procedere come ci insegnano i filosofi: cercare sempre altri punti di osservazione dello stesso problema.

 

È possibile oggi essere Liberi Muratori solo all’interno del Tempio? Siamo chiamati a testimoniare con il nostro comportamento anche nel mondo profano, quelli che sono i  nostri riferimenti essenziali: libertà, uguaglianza, fratellanza.

Sono valori universali, punti cardinali della nostra bussola di uomini e cittadini. Essi però, per essere vissuti e testimoniati appieno, richiedono una sensibilità culturale e una capacità di analisi critica e speculativa che possono essere perfezionate solo in Loggia, ma che devono già preesistere in colui che “bussa” alla nostra istituzione. Noi affermiamo che il nostro compito è levigare e squadrare una “pietra grezza”, e che tutte le pietre “sgrezzate” concorreranno alla costruzione del Tempio; alcune saranno “testate d’angolo” altre pietre di “tamponatura”, tutte comunque ugualmente importanti al fine ultimo della costruzione. Ora, rimanendo in chiave allegorica, sappiamo che gli antichi Maestri costruttori conoscevano bene le qualità materiche e strutturali delle pietre che potevano garantire un buon fine alla lavorazione, e tra esse selezionavano quelle idonee. Ciò per dire che siamo consapevoli che la Libera Muratoria è una istituzione elitaria, e non potrebbe essere altrimenti, ma dovremmo adoperarci affinché il discrimine per gli eletti non sia il censo o la tradizione culturale familiare. Teoricamente tutti gli uomini potrebbero aspirare a divenire dei Liberi Muratori se le loro condizioni culturali lo permettessero, oppure possiamo dire che in una società culturalmente evoluta tutti gli uomini potrebbero attingere al nostro insegnamento, al nostro metodo speculativo.

Questa iperbole o paradosso, mi è utile per introdurre il problema dell’istruzione in uno Stato liberale e teso costantemente al suo progresso.

 

Negli ultimi tempi il dibattito sulla istruzione pubblica (cioè gestita dallo Stato) si è affacciato ripetutamente sui mass media. Il problema è annoso; la scuola pubblica italiana ha subito un progressivo declino, i nostri diplomati vengono oramai considerati tra i più fragili in una virtuale graduatoria europea (in particolare nelle materie scientifiche) e anche le Università non stanno molto meglio. Ovviamente non è giusto generalizzare, fortunatamente alcune eccellenze permangono e ciò dovuto principalmente all’abnegazione di docenti preparati che, nonostante tutto, mantengono un’alta qualità nei loro corsi. Ma il problema complessivamente permane ed è grave !

Le ragioni di questa dequalificazione sono molteplici e potremmo soffermarci ad analizzarle ma , a mio avviso, le responsabilità maggiori sono si carattere politico e vengono da molto lontano.

Hanno in parte ragione alcuni leader del centrodestra, quando affermano che la nostra scuola pubblica è stata, e in parte lo è ancora, un bacino politico-culturale dell’area del centrosinistra che, negli ultimi 30 anni, ha controllato questa istituzione quasi ininterrottamente; prima nell’epoca “democristiana” e poi, nella “seconda repubblica”, con Ministri dei governi di coalizione formati dagli eredi del “compromesso storico”. Se sul piano ideologico la “scuola di massa” poteva apparire un concetto progressista e socialmente evoluto, nella sostanza le scuole italiane (molto apprezzate ovunque fino agli anni ’70) divennero prima una palestra di indottrinamento partitico poi, passata l’enfasi politica sono divenute, inevitabilmente, un grande bacino che ha contribuito ad alleviare l’alta percentuale di disoccupazione intellettuale che si era prodotta nell’ultimo scorcio del secolo scorso.

I sistemi di controllo e verifica della qualità didattica dei singoli istituti sono stati praticamente assenti negli ultimi decenni e, oggi, la scuola non è più funzionale agli studenti, ad una loro maturazione culturale e critica che possa aiutarli ad orientarsi proficuamente in un arcipelago di saperi sempre più articolato e complesso; bensì è divenuta un sistema autoreferenziale, funzionale alle gerarchie scolastiche, ai docenti (anche se molti sono mal pagati) e agli organismi politico-sindacali che svolgono un ruolo interessato all’interno di quel sistema. L’enorme e anacronistica frammentazione delle discipline in alcuni cicli di istruzione è il frutto di questa dissennata politica che ha perso di vista la ragione ultima della scuola: la formazione e lo sviluppo di una giovane mente. L’applicazione del concetto di meritocrazia è quasi una chimera, si consolidano i mediocri e gli studenti di qualità e disposti alla fatica dello studio sono frustrati da attività didattiche ripetitive e mediamente di basso profilo culturale; guai ai docenti esigenti !

E i docenti oggi sono dei “tuttofare” mal pagati, impegnati in mille faccende e progetti che effettivamente assorbono molto tempo e molte energie impedendogli di curare adeguatamente l’aspetto fondamentale della loro attività: lo studio, la ricerca, l’aggiornamento per mantenere una professionalità adeguata nell’arte che fu di Socrate. Sia chiaro, questo non vuol dire che nelle nostre scuole non operino dirigenti e docenti seri, impegnati e preparati, certo è che la loro attività è parzialmente inibita dalle molte sovrastrutture che la gravano.

È giusto oggi continuare a sostenere questa situazione?

Il Gran Maestro Raffi si è espresso più volte a favore dell’istruzione pubblica, argomentando in modo articolato le ragioni di questo convincimento. Condivido pienamente i principi che animano i suoi ragionamenti; tra di essi c’è la consapevolezza che l’alternativa (ovvero la scuola privata) vedrebbe inevitabilmente nel nostro paese il predominio degli istituti confessionali (cattolici). Questo è il “ricatto” che il nostro paese subisce da troppi anni: difendiamo una scuola pubblica in grave crisi sul piano della qualità per non cadere nell’abbraccio interessato delle scuole private confessionali. Da questa situazione si potrebbe e si dovrebbe uscire !

Personalmente sono ormai convinto che nessuna riforma all’interno del sistema potrà recuperare la nostra scuola pubblica ad una qualità adeguata ai tempi che stiamo vivendo; il Ministro Fioroni, recentemente, ha lanciato segnali per ristabilire serietà e rigore ma appaiono ancora sterili di fronte alla situazione che ormai si è generata; e poi dovrà vedersela con le solite istanze demagogiche e con resistenze corporative e politiche che saranno molto forti.                                                           

A mio avviso, l’unica via d’uscita è quella di rompere questa equazione: istruzione pubblica = scuole gestite dallo Stato. Dobbiamo lasciare allo Stato (laico) la grande responsabilità di vigilare sul sistema nazionale stabilendo dei parametri didattici e culturali di riferimento, e di controllare che essi siano rispettati in ogni regione; ma dobbiamo limitare il suo ruolo nella gestione diretta del sistema, lasciando ad altri enti il compito di riprogettare e riorganizzare didatticamente i vari cicli formativi (scuole medie, licei, istituti tecnici, ecc.). In sintesi riconoscere a strutture sostenute dallo Stato ma indipendenti dalla “macchina statale”, la possibilità di svolgere questo ruolo “pubblico” dando alle famiglie (anche in termini finanziari) l’opportunità di scegliere la scuola per i loro figli.

 

Come già detto, l’istruzione pubblica nel nostro paese è gravata da troppe sovrastrutture e dal fardello demagogico di certe concezioni didattiche e sociologiche considerate ormai superate da molti pedagogisti; nei casi peggiori il periodo scolastico cha va dagli 11 ai 18 anni diviene una forma di “parcheggio” dei giovani in attesa che divengano maggiorenni. Le famiglie dell’alta borghesia (forse non esiste più questa categoria sociale e quindi sarà più opportuno parlare di famiglie benestanti) già da tempo, per la formazione dei loro figli, scelgono istituti privati che chiedono rette molto onerose; la mia contrarietà a questa situazione non è dovuta a sentimenti di rivendicazione sociale, quanto a queste riflessioni:

-         perseguire il valore dell’uguaglianza tra gli uomini significa dare a tutti le stesse opportunità e quindi dare a tutti i giovani la possibilità di accedere a studi di qualità, nei quali ciascuno sarà riconosciuto per i suoi meriti (uguaglianza non vuol dire una società di “uguali”);

-         la complessità dei sistemi sociali, economici e produttivi, oggi impone ai singoli Stati di “costruire” cittadini sempre più preparati ed evoluti sia nell’ambito della cultura generale che in quello delle professionalità specifiche;  rispetto a ciò uno Stato che ha una popolazione “debole” non può reggere il confronto con gli altri e inevitabilmente soccombe.

Questo ultimo punto è stato al centro di un recente intervento del Governatore Draghi, in una sua analisi sullo stato del paese. Ecco quindi che la grave crisi del sistema dell’istruzione supera i confini delle aule e sta assumendo i contorni di una vera emergenza nazionale.  

 

In apertura mi sono soffermato su alcune riflessioni riguardanti il ruolo della nostra istituzione nella società di oggi; ebbene proprio in relazione al problema assolutamente prioritario di adoperarsi per favorire una crescita dei giovani, affinché risultino adeguatamente preparati, e per fedeltà al nostro principio di “uguaglianza” (dare a tutti le stesse opportunità), noi Liberi Muratori non possiamo assistere al declino culturale del nostro paese. Una democrazia liberale e laica non può resistere come tale, e tanto più non può evolversi e progredire, se non può contare su un patrimonio di menti libere e criticamente attrezzate; oltre ad una inevitabile decadenza del “sistema paese”, correremmo il rischio di soccombere di fronte a populismi di sinistra o di destra ed anche di ridare alla chiesa cattolica il ruolo di argine al degrado culturale ed etico.

Nella storia della nostro paese, i momenti di grave crisi o emergenza, ci hanno visti impegnati a sostegno delle istanze liberali e di vero progresso sociale; la storia del Risorgimento e dell’Unità d’Italia ha indubbiamente registrato il nostro contributo e proprio in questo anno abbiamo giustamente celebrato Giuseppe Garibaldi, un Fratello che ha testimoniato la sua identità massonica agendo in prima persona contro ciò che negava libertà, giustizia e progresso.

In relazione a quanto ho cercato di esprimere penso che dovremo lavorare anche sui temi della politica, politica intesa nella sua accezione più nobile che è quella che ci deriva dalla filosofia greca. Ovviamente non sto auspicando il ritorno ai tempi in cui si sguainavano le spade, potremmo però adoperare la spada della nostra intelligenza e tornare a levare la nostra critica ed essere promotori di giuste istanze nel campo dell’istruzione, come quando riuscimmo ad organizzare quella stupenda realtà che furono le Università Popolari.

Concludo auspicando e augurandoci di riuscire sempre a legare la tradizione e la profondità etico-filosofica della nostra istituzione con l’epoca che ci è dato di vivere.

 

A . G . D . G . A . D . U.                                                                    Firenze, 7 novembre 2007

R. L. Stella del Mattino n° 1031                                                      LMMC