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IL PROBLEMA
DELLISTRUZIONE VISTO DA UN LIBERO MURATORE
Cari Fratelli,
Dunque il primo punto è questo:
Potrebbe apparire un sofisma, ma non lo è !
Il secolo che si è chiuso pochi anni fa è stato attraversato da istanze filosofiche che mai come prima hanno sostenuto la secondarietà dellindividuo rispetto al primato della società nel suo articolato insieme o rispetto a beni superiori come Dio, patria, razza, ecc. Noi Liberi Muratori abbiamo mantenuto ferma la convinzione che luomo ha diritto alla sua unicità, alla sua individualità e che solo nel rispetto di essa possiamo costruire una società veramente libera e civile (e questo è ciò che fondamentalmente distingue una società liberale); sembrano cose ovvie ma ritengo giusto precisarle per poi procedere come ci insegnano i filosofi: cercare sempre altri punti di osservazione dello stesso problema.
È possibile oggi essere Liberi Muratori solo allinterno del Tempio? Siamo chiamati a testimoniare con il nostro comportamento anche nel mondo profano, quelli che sono i nostri riferimenti essenziali: libertà, uguaglianza, fratellanza.
Sono valori universali, punti cardinali della nostra bussola di
uomini e cittadini. Essi però, per essere vissuti e testimoniati appieno, richiedono una
sensibilità culturale e una capacità di analisi critica e speculativa che possono essere
perfezionate solo in Loggia, ma che devono già preesistere in colui che bussa
alla nostra istituzione. Noi affermiamo che il nostro compito è levigare e squadrare una
pietra grezza, e che tutte le pietre sgrezzate concorreranno alla
costruzione del Tempio; alcune saranno testate dangolo altre pietre di
tamponatura, tutte comunque ugualmente importanti al fine ultimo della
costruzione. Ora, rimanendo in chiave allegorica, sappiamo che gli antichi Maestri
costruttori conoscevano bene le qualità materiche e strutturali delle pietre che potevano
garantire un buon fine alla lavorazione, e tra esse selezionavano quelle idonee. Ciò per
dire che siamo consapevoli che
Questa iperbole o paradosso, mi è utile per introdurre il problema dellistruzione in uno Stato liberale e teso costantemente al suo progresso.
Negli ultimi tempi il dibattito sulla istruzione pubblica (cioè gestita dallo Stato) si è affacciato ripetutamente sui mass media. Il problema è annoso; la scuola pubblica italiana ha subito un progressivo declino, i nostri diplomati vengono oramai considerati tra i più fragili in una virtuale graduatoria europea (in particolare nelle materie scientifiche) e anche le Università non stanno molto meglio. Ovviamente non è giusto generalizzare, fortunatamente alcune eccellenze permangono e ciò dovuto principalmente allabnegazione di docenti preparati che, nonostante tutto, mantengono unalta qualità nei loro corsi. Ma il problema complessivamente permane ed è grave !
Le ragioni di questa dequalificazione sono molteplici e potremmo soffermarci ad analizzarle ma , a mio avviso, le responsabilità maggiori sono si carattere politico e vengono da molto lontano.
Hanno in parte ragione alcuni leader del centrodestra, quando affermano che la nostra scuola pubblica è stata, e in parte lo è ancora, un bacino politico-culturale dellarea del centrosinistra che, negli ultimi 30 anni, ha controllato questa istituzione quasi ininterrottamente; prima nellepoca democristiana e poi, nella seconda repubblica, con Ministri dei governi di coalizione formati dagli eredi del compromesso storico. Se sul piano ideologico la scuola di massa poteva apparire un concetto progressista e socialmente evoluto, nella sostanza le scuole italiane (molto apprezzate ovunque fino agli anni 70) divennero prima una palestra di indottrinamento partitico poi, passata lenfasi politica sono divenute, inevitabilmente, un grande bacino che ha contribuito ad alleviare lalta percentuale di disoccupazione intellettuale che si era prodotta nellultimo scorcio del secolo scorso.
I sistemi di controllo e verifica della qualità didattica dei singoli istituti sono stati praticamente assenti negli ultimi decenni e, oggi, la scuola non è più funzionale agli studenti, ad una loro maturazione culturale e critica che possa aiutarli ad orientarsi proficuamente in un arcipelago di saperi sempre più articolato e complesso; bensì è divenuta un sistema autoreferenziale, funzionale alle gerarchie scolastiche, ai docenti (anche se molti sono mal pagati) e agli organismi politico-sindacali che svolgono un ruolo interessato allinterno di quel sistema. Lenorme e anacronistica frammentazione delle discipline in alcuni cicli di istruzione è il frutto di questa dissennata politica che ha perso di vista la ragione ultima della scuola: la formazione e lo sviluppo di una giovane mente. Lapplicazione del concetto di meritocrazia è quasi una chimera, si consolidano i mediocri e gli studenti di qualità e disposti alla fatica dello studio sono frustrati da attività didattiche ripetitive e mediamente di basso profilo culturale; guai ai docenti esigenti !
E i docenti oggi sono dei tuttofare mal pagati, impegnati in mille faccende e progetti che effettivamente assorbono molto tempo e molte energie impedendogli di curare adeguatamente laspetto fondamentale della loro attività: lo studio, la ricerca, laggiornamento per mantenere una professionalità adeguata nellarte che fu di Socrate. Sia chiaro, questo non vuol dire che nelle nostre scuole non operino dirigenti e docenti seri, impegnati e preparati, certo è che la loro attività è parzialmente inibita dalle molte sovrastrutture che la gravano.
È giusto oggi continuare a sostenere questa situazione?
Il Gran Maestro Raffi si è espresso più volte a favore dellistruzione pubblica, argomentando in modo articolato le ragioni di questo convincimento. Condivido pienamente i principi che animano i suoi ragionamenti; tra di essi cè la consapevolezza che lalternativa (ovvero la scuola privata) vedrebbe inevitabilmente nel nostro paese il predominio degli istituti confessionali (cattolici). Questo è il ricatto che il nostro paese subisce da troppi anni: difendiamo una scuola pubblica in grave crisi sul piano della qualità per non cadere nellabbraccio interessato delle scuole private confessionali. Da questa situazione si potrebbe e si dovrebbe uscire !
Personalmente sono ormai convinto che nessuna riforma allinterno del sistema potrà recuperare la nostra scuola pubblica ad una qualità adeguata ai tempi che stiamo vivendo; il Ministro Fioroni, recentemente, ha lanciato segnali per ristabilire serietà e rigore ma appaiono ancora sterili di fronte alla situazione che ormai si è generata; e poi dovrà vedersela con le solite istanze demagogiche e con resistenze corporative e politiche che saranno molto forti.
A mio avviso, lunica via duscita è quella di rompere questa equazione: istruzione pubblica = scuole gestite dallo Stato. Dobbiamo lasciare allo Stato (laico) la grande responsabilità di vigilare sul sistema nazionale stabilendo dei parametri didattici e culturali di riferimento, e di controllare che essi siano rispettati in ogni regione; ma dobbiamo limitare il suo ruolo nella gestione diretta del sistema, lasciando ad altri enti il compito di riprogettare e riorganizzare didatticamente i vari cicli formativi (scuole medie, licei, istituti tecnici, ecc.). In sintesi riconoscere a strutture sostenute dallo Stato ma indipendenti dalla macchina statale, la possibilità di svolgere questo ruolo pubblico dando alle famiglie (anche in termini finanziari) lopportunità di scegliere la scuola per i loro figli.
Come già detto, listruzione pubblica nel nostro paese è gravata da troppe sovrastrutture e dal fardello demagogico di certe concezioni didattiche e sociologiche considerate ormai superate da molti pedagogisti; nei casi peggiori il periodo scolastico cha va dagli 11 ai 18 anni diviene una forma di parcheggio dei giovani in attesa che divengano maggiorenni. Le famiglie dellalta borghesia (forse non esiste più questa categoria sociale e quindi sarà più opportuno parlare di famiglie benestanti) già da tempo, per la formazione dei loro figli, scelgono istituti privati che chiedono rette molto onerose; la mia contrarietà a questa situazione non è dovuta a sentimenti di rivendicazione sociale, quanto a queste riflessioni:
- perseguire il valore delluguaglianza tra gli uomini significa dare a tutti le stesse opportunità e quindi dare a tutti i giovani la possibilità di accedere a studi di qualità, nei quali ciascuno sarà riconosciuto per i suoi meriti (uguaglianza non vuol dire una società di uguali);
- la complessità dei sistemi sociali, economici e produttivi, oggi impone ai singoli Stati di costruire cittadini sempre più preparati ed evoluti sia nellambito della cultura generale che in quello delle professionalità specifiche; rispetto a ciò uno Stato che ha una popolazione debole non può reggere il confronto con gli altri e inevitabilmente soccombe.
Questo ultimo punto è stato al centro di un recente intervento del Governatore Draghi, in una sua analisi sullo stato del paese. Ecco quindi che la grave crisi del sistema dellistruzione supera i confini delle aule e sta assumendo i contorni di una vera emergenza nazionale.
In apertura mi sono soffermato su alcune riflessioni riguardanti il ruolo della nostra istituzione nella società di oggi; ebbene proprio in relazione al problema assolutamente prioritario di adoperarsi per favorire una crescita dei giovani, affinché risultino adeguatamente preparati, e per fedeltà al nostro principio di uguaglianza (dare a tutti le stesse opportunità), noi Liberi Muratori non possiamo assistere al declino culturale del nostro paese. Una democrazia liberale e laica non può resistere come tale, e tanto più non può evolversi e progredire, se non può contare su un patrimonio di menti libere e criticamente attrezzate; oltre ad una inevitabile decadenza del sistema paese, correremmo il rischio di soccombere di fronte a populismi di sinistra o di destra ed anche di ridare alla chiesa cattolica il ruolo di argine al degrado culturale ed etico.
Nella storia della nostro paese, i momenti di grave crisi o emergenza, ci hanno visti impegnati a sostegno delle istanze liberali e di vero progresso sociale; la storia del Risorgimento e dellUnità dItalia ha indubbiamente registrato il nostro contributo e proprio in questo anno abbiamo giustamente celebrato Giuseppe Garibaldi, un Fratello che ha testimoniato la sua identità massonica agendo in prima persona contro ciò che negava libertà, giustizia e progresso.
In relazione a quanto ho cercato di esprimere penso che dovremo lavorare anche sui temi della politica, politica intesa nella sua accezione più nobile che è quella che ci deriva dalla filosofia greca. Ovviamente non sto auspicando il ritorno ai tempi in cui si sguainavano le spade, potremmo però adoperare la spada della nostra intelligenza e tornare a levare la nostra critica ed essere promotori di giuste istanze nel campo dellistruzione, come quando riuscimmo ad organizzare quella stupenda realtà che furono le Università Popolari.
Concludo auspicando e augurandoci di riuscire sempre a legare la tradizione e la profondità etico-filosofica della nostra istituzione con lepoca che ci è dato di vivere.
A . G . D . G . A . D . U. Firenze, 7 novembre 2007
R. L. Stella del Mattino n° 1031 LMMC