AGDGADU
.·.
- una
riflessione per il 9° Gr.·. -
di
________________________________________________________________________________________________________________________
Il
monogramma iniziatico non sarebbe
altro che quella tripartizione puntiforme (.·.)
così familiare e consueta ai LL.·.MM.·., con la quale essi effettuano quelle
che, secondo ogni apparenza, dovrebbero essere abbreviazioni intese a cautelare
e preservare la natura confidenziale delle terminologie iniziatiche.
Si
riscontrano così cose piuttosto buffe, del tipo[1]:
M.·.V.·. per Maestro Venerabile
Kad.·. , per
Kadosh
S.·.G.·.I.·.G.·. , per Sovrano Grande Ispettore
Generale
o addirittura Trip.·. Batt.·. , per Triplice Batteria
Molti
autori hanno applicato le proprie capacità ermeneutiche alla decifrazione del
senso insito nell' impiegare un simbolo, piuttosto che una abbreviazione
tipografica ordinaria, per ottenere
un effetto che dopo tutto ha anche obbiettivi ordinarii, e cioè di mera
sintesi.
In
tale sforzo interpretativo si è giunti a nebulizzare attorno a questa
tripartizione puntiforme una intera e radiosa aureola di possibili
significazioni, alcune tanto magniloquenti quanto insipide, che hanno spaziato
da suggestioni che vi ravvisavano talora una allusione alla Santa Trinità
cattolica (!), talaltra alle Trimurti orientali ; talora una allusione alle tre
dimensioni temporali (passato , presente , futuro) , talaltra un riferimento
alle ascendenze Pitagoriche della Ist.·. e alla sacralità da esse attribuita al
numero 3 , oppure una stilizzazione dei tre apici del triangolo nel quale l'
occhio del G.·.A.·.D.·.U.·. sarebbe racchiuso.
Inutile
aggiungere che i tre punti sono anche stati visti come la sezione in pianta di
tre colonne, donde la inevitabile
conclusione che esse sarebbero nientedimeno che le “colonne della Sapienza” :
il che non risolve un bel niente perché nessuno sa cosa esse siano… Se infatti
seguissimo questa scia, si potrebbe serenamente arrivare a sostenere che i tre
punti richiamano i tre colpi battuti dal morto
che parla: e si sarebbe ancora nel campo del plausibile, e certamente dell’
esoterico (La Smorfia deriva dalla Kabbalah), ma non del muratorio[2].
Tutte
queste significazioni sono pertanto possibili o vere , epperò sono tutte
viziate dal medesimo difetto : non si lasciano credere.
Rinviano
infatti ad una sublimazione e a delle trasfigurazioni così spiccate e remote
che nessuno può persuadersene senza provare al contempo un onesto senso di imbarazzo.
Chi
potrebbe infatti convincersi, in perfetta serenità di coscienza, di essere
parificabile a un favorito della Santissima Trinità? Inoltre, un dio che avesse
dei favoriti non sarebbe più il Dio dell' Universo, ma un feticcio; e pensare
di essere un accolito di una élite eletta
o un favorito non solo profila, purtroppo, un frainteso massonico, ma
costituisce in realtà una idea prettamente controiniziatica
e antimassonica che è inaccettabile e
che deve essere contrastata.
Chi
potrebbe convincersi di essere investito delle prerogative di una perfettissima
e sopraffina Trimurti, quando il miserabile modo in cui moriamo ci convince in
maniera roboante dell'esatto contrario?
Chi
potrebbe convincersi di avere raccolto tanti e tali meriti nel modo in cui ha
condotto la propria esistenza, guardando sinceramente ai fallimenti, alle
viltà, alle debolezze, e ai compromessi più o meno indispensabili che vi ha
collezionato, da poter credere di avere titolarità a siffatti salarii?
Qualcuno
di noi uomini sente davvero di appartenere ad una simile apoteosi?
Io
no.
Perciò
direi che, in partenza e prima facie,
la tripartizione puntiforme appare davvero chiara nel suo significato recondito
sotto un unico risvolto: e cioè che essa non è una mera abbreviazione,
ma è qualcosa di più: detiene anche una valenza
identificativa, costituendosi come un suggello.
Essa
costituisce un crisma di individuazione, poiché la sua presenza si incarica di tradire apertamente l' affiliazione
iniziatica del suo estensore. Siamo sicuramente in presenza di un emblema.
Perciò
non ci si limita con esso ad
accorciare ellitticamente un termine, e neppure a garantirne la riservatezza (
poiché in tal caso, ripeto, anche i classici … puntini di sospensione
sarebbero abbondantemente bastati ), ma sembra che lo si voglia spedire a convertire il discorso, e quasi a
redimerlo e nobilitarlo, poiché la allusività ordinaria e inoffensiva di ogni
abbreviazione viene qui smarrita ed avvicendata da un' altra che sopravanza di
tanto la prima da incenerirla sul posto. Vedere il monogramma iniziatico è
infatti una esperienza che non
rinvia semplicemente alla completezza della parola elisa, ma è una modalità identificativa che rinvia alla
presenza di una identità massonica e che pertanto deve fornire
indicazioni su cosa essa sia[3],
sulla Sua configurazione.
Abbiamo
qui già segnato un traguardo coerente: il monogramma iniziatico dei LL.·.MM.·.
deve racchiudere una istruzione
crittografata su cosa un L.·.M.·. sia, cioè su quale ne dovrebbe
essere l’ assetto ideale sotto il profilo
psicologico.
Il
che sbarazza il campo dalle famigerate “tre colonne della Sapienza”, e
risparmia i voli pindarici per spiegare dove sarebbe finita la quarta…
I
tre punti appaiono veicolare una allusione tanto oscura quanto perentoria e
lapidaria, della cui autorevolezza però ci sfugge ancora l’ esatta caratura. Se li si immagina
impartiti in una cadenzatura di tre tempi distinti, la loro scansione appare
folgorante, come se fin dal primo si attendesse di giungere al climax del terzo. Se li si immagina
impressi in un movimento unico, quasi fossero un sigillo, esso appare impresso
sommariamente in un gesto risolutivo e solo, che impone al discorso il blocco
di una allusività al cubo, spedita a risolverlo definitivamente e a
ricapitolarvi un senso conclusivo.
Sembra
un decreto principeso: un dixi
ribadito ben tre volte, e su queste tre volte, inchiodato, crocifisso e poi
incoronato: INRI, come era scritto
sulla croce del Cristo (Jesus Nazarenus Rex Judeorum: INRI), e che peraltro è
anche la parola sacra di un prestigiosissimo Grado Scozz.·.
Il
che segna un secondo traguardo, se si considera l’ origine templare della
Mass.·., poiché il Cristo fu crocifisso con tre
chiodi, non con quattro. Si potrebbe cioè ventilare, con maggiore pertinenza di
quanto accada ne “le tre colonne della Sapienza”, che i tre punti devono avere
qualcosa a che fare con il concetto di corona
di spine: con l’ idea di una regalità che non si investe dei copricapo
tempestati di diamanti del potere monarchico ( debbo aggiungere che la Mass.·.
non ha mai avuto buoni rapporti con le coorti? ), ma che vive addentro ad una contraddizione tra due estremità: valore spirituale e riconoscimento
temporale.
Ancora
questo appare unicamente chiaro: i tre
(3) punti non possono non alludere ad una posizione terza rispetto ad una
situazione originaria la quale, confrontandosi con una posizione “terza”, doveva essere necessariamente di
carattere binario. Le collocazioni
"terze" più standard rispetto alle dualità sono:
d
la fusione degli
opposti
d
la mediazione tra
le due posizioni
d
infine: la
opzione unilaterale per uno dei due opposti
Ebbene:
nessuna di esse può fare al nostro caso, poiché gli standards sono esattamente cioò a cui meno
Inoltre,
se la fusione degli opposti apparterrebbe alla Tabula Smaragdina e quindi ad una ascendenza iniziatica, tuttavia
ci ricondurrebbe a un ruolo incredibile ed improponibile poiché analogo a
quelli già respinti all’ inizio di
questa trattazione: quello di
difensori, e pertanto di detentori,
di un segreto così squisito ed
elevato da collidere e stridere strenuamente con una realtà di cui invece, alla
prova dei fatti, non siamo affatto padroni. La mediazione, dal canto suo,
aprirebbe tanti e tali varchi a germi corruttori, nello squallore che spesso
accompagna il compromesso, da non potersi ritenere oggetto di una
precipitazione così prestigiosa quale quella che dà origine ad un emblema: gli uomini che per scelta si arrangiano
sono caricaturali, e hanno bisogno di avvalersi
di un’ araldica solo nelle satire.
Allora
la posizione "terza" può
alludere solo ad una cosa: ad una scelta tra due possibilità originarie. Questo è un terzo traguardo: il
monogramma iniziatico fornisce indicazioni sulla identità del L.·.M.·. stabilendo che essa si connota sulla base del fatto che egli avrebbe,
ad un certo punto, fatto una scelta. Quale? L'autorevolezza dell'emblema deve
pertanto risiedere ed alimentarsi nella natura peculiare di questa scelta[4].
Quale
può essere dunque, questa "scelta"? Non una opzione unilaterale a
favore dell' uno o dell' altro senso configurato nei due poli originarii ,
dacchè se così fosse non vi sarebbero più tre punti , bensì uno solo[5]: o il bene o il male, e in un' ottica disgiuntiva uno dei due poli ne
risulterebbe abrogato: si avrebbe un
punto solo, addentro al quale l'uomo si distinguerebbe per essere il
più santo dei probi o il più luciferino dei reprobi: mezzanotte nel giardino dell' Eden. Né allude ad una sintesi, poiché anche in tal caso i due punti convergerebbero in uno solo. Si avrebbe un punto solo, addentro al quale l'uomo
si muoverebbe come il dominatore del bene e del male: mezzogiorno di fuoco, nel giardino dell' Eden!
Epperciò?
Epperciò la scelta cui si allude deve essere una scelta operata in un momento successivo alla consumazione di queste due fasi: i tre momenti infatti appaiono
tutti contemporaneamente compresenti. Si dovrebbe cioè immaginare
uno spirito inappagato sia da una
scelta unilaterale tra bene e male[6], sia
dalla gratificazione egoistica sperimentabile nel nirvana di una loro fusione. Infatti sia il bene sia il male rimangono
raffigurati, e la posizione “terza”,
cioè il terzo punto del monogramma
iniziatico, si disloca in prossimità
degli altri due punti, ad indicare un tipo di scelta che non avrebbe affatto eclissato, bensì avrebbe rispettato e preservato le identità e la
magnitudo delle due opzioni originarie.
Dunque
la soluzione del simbolo sta nella individuazione di quel tipo di scelta e di
rapportazione che possa soddisfare i suddetti requisiti.
E
la sua natura sarà quella che i nostri rituali prescrivono: si sarebbe cioè
mass.·. in quanto e poiché si fa questa tipologia di scelta (anche se il
contenuto non ne è ancora chiaramente emerso), e non un' altra.
.·. .·. .·. .·. .·. .·. .·. .·. .·. .·.
.·. .·. .·. .·. .·. .·. .·. .·. .·. .·. .·. .·. .·. .·. .·. .·. .·. .·. .·. .·.
.·. .·. .·. .·. .·. .·. .·. .·. .·. .·. .·. .·. .·.
·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.·
·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.·
·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.· ·.·
Seconda
parte
(Il Monogramma Iniziatico)
«
winner take nothing » (« colui che vince non prende niente »)
E. Hemingway – The first
forty-nine stories
« la nostra missione è vincere la guerra
»
da: Salvate il soldato Ryan ( Steven Spielberg, 1998 )
¿Il
monogramma iniziatico ci fornisce indicazioni ulteriori che possano agevolarci
nella definizione del contenuto
della scelta cui allude? Affermativo.
Basta
considerare che le diverse combinazioni possibili nell’ orientamento spaziale dei tre punti potevano essere 4 e solamente
4; e più precisamente[7]:
|
A |
B |
C |
D |
|
.·. |
·.· |
:· |
·: |
Poiché
la Nostra combinazione è quella che ho contrassegnato come «A», sono le sue valenze quelle che ci forniranno
informazioni riguardo al tipo di scelta
che il monogramma raccomanda, ed il modo migliore di inferirle consiste nel
dedurre in cosa
Non
occorre alcun implausibile sforzo ermeneutico per intuire come A si distingua da B,C,D; appare del tutto evidente, piuttosto,
che in A i due punti inferiori
sembrano scaturire dal punto
superiore, laddove invece in B sembrano riconfluirvi.
In C e D invece l’ ambivalenza è totale: i due punti potrebbero tanto derivare
quanto volersi riassorbire nel terzo, a seconda della cinesi che si intende
ravvisare nel loro orientamento direzionale: in C il terzo punto potrebbe tanto
alludere ad un trainamento degli altri due verso destra quanto ad loro dirompervi verso sinistra, oppure ad un
suo rincularvi verso sinistra o a un loro ricondurvisi verso destra, e
viceversa per D[8].
Per
cui il monogramma A allude ad una
situazione che:
%
si dichiara priva
di ambiguità e non in movimento: eterna.
%
implica un
disvelamento e non un occultamento (
i due punti non riconfluiscono nel terzo )
%
non inerendo ad
un movimento dinamico, si impone come vigente in tutte le circostanze: non ci sono oasi
%
configura una
situazione di fatto, non un ordine umano più o meno idealizzabile (vedi nota 8)
I
due punti piovono dal terzo, piuttosto che raccogliervisi: non vi convergono, ma se ne dipartono. Il senso rimanda dunque ad
una operazione di fissione piuttosto
che di fusione. In termini alchemici
non è un coagula, è un solve. Il simbolo si sta dischiudendo e rivelando, non si sta
chiudendo[9].
Pertanto, allude ad una scelta di intervento.
E siccome è intriso di implacabilità, poiché rinuncia alle sue versioni alternative più ambigue (C e D), il suo
senso è: in una situazione in cui la
scelta è tra intervenire ed astenersi, tra apparire e ritirarsi, la prescrizione è di intervenire senz’ altro: cioè anche se, quando non soprattutto, l’
intervento sia disperato, appaia votato al fallimento, e la missione si
dichiari: impossibile. C’è qui
qualche motivo per essere orgogliosi. Quando stiliamo il monogramma iniziatico,
incarichiamo la carta di rieccheggiare e restituirci questo comandamento: poiché tu hai scelto di essere un L.·.M.·.
tu interverrai in ogni caso
.·.[10], anche se ( anzi:
soprattutto se ) le forze che ti
fronteggiano sono soverchianti, la vittoria invisibile, e la ricompensa
risibile[11].
Perché?
Già: poiché deve esistere una motivazione che vada al di là del semplice assunto etico. La Mass.·. non si sta qui
incaricando di forgiare ingenuamente una stirpe di improbabili, se non
impossibili, titani[12].
Intanto,
l’ indicazione è chiara sotto questo risvolto: ordina di porre l’ esoterico in prospettiva mondana,
per cui l’ invito è exoterico,
e chiama ad una qualche integrazione tra i due emisferi. L’ esoterismo non può
invocare forze per la sua propria gloria, né essere al servizio del nulla o di
sé medesimo; né ha senso un esoterismo per la propria salvezza o status ultraterreno, o per il proprio
faustiano tornaconto terreno. L’ esoterismo ha un senso solo ed unicamente se
si apre alla pragmatica, cioè al
mondo esterno: ed è allora al
servizio della salvezza e del tornaconto di tutti[13].
Contraddittorio? Niente affatto:
« Per
quanto innumerevoli siano gli esseri viventi – io Giuro di salvarli
Per quanto incomparabile sia la verità del
Buddha – io Giuro di conseguirla »
I Quattro Grandi Voti del monaco buddhista
¿Occorre
sottolineare che una scelta
iniziatica è simile ad un voto monastico,
poiché ci impegna in modo analogo?
Tu interverrai senz’ altro. Non è terribile questo comandamento? Proprio perché
impone un intervento inderogabile, lo delibera come incondizionato. Prescinde
cioè:
Ô dal suo esito: non Lo si intraprende in funzione della
certezza del successo.
Ô dalla competenza: non
ci si astiene perché inidonei [14].
Si
tratta, in poche parole, di una allusione ad una guerra. E, certamente, deve
allora esserci da qualche parte anche un
esercito. E si badi: la simbologia è
quella di una guerra, ma la realtà cui il simbolo rimanda non è quella di una
conflitto di velluto: non è un pic nic, non è una passeggiata, non è una sine cura: è un rinvio alla storia reale
dell’ uomo vivo che combatte[15] e
che muore sul serio e non sulla carta[16], anche se non c’è
una confrontazione dichiarata su di un protocollo ostensibile.
Ora,
poiché nel monogramma iniziatico sia la scelta
del massone sia i due poli che si
fronteggiano sono compresenti ( .·.
), l’ implicazione è che il polo avverso non
è presentato in quanto forza da sconfiggere. Infatti, se così fosse,
il fatto che perduri la sua presenza nonostante l’ infuriare della lotta
delle diserzioni e delle delazioni, dovrebbe essere letto non tanto come una incertezza di successo, quanto
piuttosto come una garanzia e
certezza di insuccesso: per quanto si intervenga, nulla lo
scalfirebbe. Ma allora perché mai battersi? Certamente, si potrebbe inferire
che questo potrebbe demotivare ma non dovrebbe comunque indurre all’ addio alle armi: solo i farisei si
impegnano esclusivamente quando la vittoria è certa, e solo i lacchè accorrono
in soccorso del vincitore; e la scelta del mass.·. cui il monogramma
rimanda è proprio l’ opposto della
loro. E così argomentando si rimarrebbe all’ interno della tesi di un male
perennemente compresente nel monogramma in quanto invincibile, salvaguardando
purtuttavia l’ impegno del mass.·. a intervenire in ogni caso per osteggiarlo.
Tuttavia il motivo per cui sia il bene che il male restano
visibili non attiene a questo ordine
di considerazioni. Non si allude, cioè, ad una inanità degli sforzi. Piuttosto ci si riferisce ad un’ altra
sfumatura, assai più drammatica: al
realismo. Il male, qualunque cosa esso sia, non resta permanentemente presente
perché imbattibile, ma perché lo è con
tutta la sua statura e forza. Il mass.·., per essere un mass.·., deve
sapere che tipo di battaglia è
chiamato a combattere: una battaglia dove ciò che domina è il male, il male
vero, la follia, e dove nulla è davvero certo e nulla è mai davvero al sicuro,
nulla è davvero mitigabile, tutte le medaglie potrebbero essere in memoriam, e niente di meno intenso
della desolazione, della ignominia e
dell’ abominio si profileranno come
i Suoi unici, plausibili, e autentici
interlocutori[17].
La
scelta del L.·.M.·. sarà dunque quella che esige il suo intervento in ogni
caso, addentro ad una ambientazione i cui connotati sono quelli popolati dai
tratti simbolici più violenti che sia stato possibile rinvenire.
L’
esoterismo può funzionare, e l’ intervento del Massone può svolgere un ruolo
utile, solo fintantochè invoca e si rapporta con un’ escatologia[18]
realista: cioè fintantochè il Suo
scopo non è di diluire la palmare iniquità della vita ritirandosi nella Certosa di Parma[19], bensì di riconoscere
le condizioni di un mondo reale e non idealizzato: di un mondo vero, di un mondo proprio così come è: cioè un mondo
dove chi si affida alle virtù dottrinali e dovrebbe vincere, non vince niente se non che un canonico
calcio in culo[20], e chi dovrebbe perdere è
perfettamente inutile che si tenti di renderlo innocuo, poiché ha già sbancato
il casinò e si sta sorseggiando dell’ ottimo Pimm’s alle Bahamas. [21]
“To the
happy few” (Stendhal – La Certosa di Parma)
[1] L’
utilità di queste formulazioni consiste anche nel fatto che esse consentono a
dei FF.·. di poter colloquiare di argomenti massonici in un ambiente affollato
( l’ esempio in proposito era: un
locale pubblico ) senza che orecchie indiscrete possano comprendere con
chiarezza ( e probabilmente neppure sospettare ) l’ oggetto del discorso.
Il sottoscritto si
è spesso avvalso in tali circostanze della locuzione “MV” o “GM” piuttosto che
dire, rispettivamente, “Maestro Venerabile” o “Gran Maestro”, ottenendo non
solo l’ effetto di poter affrontare un argomento iniziatico senza che alcuno si
avvedesse di nulla, ma ottenendo anche l’ effetto imprevisto di disorientare l’
interlocutore stesso che, benchè Libero Muratore, fu il primo a non comprendere
subito che cosa stessi dicendo!!
A tal proposito (
evenieneza, quest’ ultima, assai frequente ) uno dei migliori modi di usare
[2] C’è
chi vi vede le estremità del compasso. Ma perché evidenziarne gli apici e non
tracciare piuttosto due linee sintetiche convergenti verso l’ alto? E perché il
compasso e non la squadra? Per ierocratici motivi di mera gerarchia? C’è forse
un despota, assiso tra squadra e compasso?
[3] A
meno che, naturalmente, il monogramma non sia stato inventato di sana pianta. A meno che, cioè, esso
non custodisca alcuna valenza metaforica ma ne abbia una puramente convenzionale e cibernetica. A tale
scopo, allora, si potrebbe impiegare un qualsiasi simbolo ( e peraltro di
precostituiti non ne mancano nel sincretismo muratorio ) a condizione che si
sia raggiunto formale accordo sul fatto che con esso si
allude alla appartenenza muratoria del
suo estensore. Ad esempio, si sarebbe potuto usare: s
oppure:
t
o, magari: n.
[4]
Così posta , la questione si arricchisce di una implicazione : questa scelta costituisce
un incarico (missione?). Non sarebbe
infatti ragionevole pretendere che essa configuri già una conquista. Tale corollario non è indispensabile al mio impianto, ma
offre una maggiore sintonia con il concetto di iniziazione. In Mass.·. non
si viene iniziati perché prediletti, ma perché la presenza di
una iniziazione evoca tutto questo corteo di
implicazioni: non si tratta di un riconoscimento inteso nella accezione di
ricompensa ( e per che cosa? ), ma di
un riconoscimento come supposta idoneità ad un’ impresa, cioè un’ abilitazione a qualcosa che deve
ancora essere portata a termine
: non si parla, infatti, di "ultimazione"
! E’ un percorso che comincia e si avvia, non che si conchiude. Come tutti gli
avvii, assomiglia molto più alla morte
che alle gioie di una improbabile “rinascita”:
lo spirito atrabiliare della nostalgia iniziatica è più forte dell’ entusiasmo
pioneristico, poiché è assediato su entrambi
i versanti: dai ricordi di ciò che
lascia e dalla cognizione rassegnata di una meta dove si spegnerà comunque. Non sembra un buon affare,
nevvero? E che? Le consolazioni dell’ Oriente
Eterno sono forse men dure o più seducenti, confortanti, e realistiche di
quelle di tutti gli altri empirei cerulei?
[5] Magari
centralizzato; cioè così (·)
; Allora in luogo di « M.·.V.·. » avremmo avuto: « M·V·
» . Il che avrebbe conservato
sufficiente singolarità alla abbreviazione da preservarne il connotato emblematico. Tuttavia il fatto che così non sia,
significa che le scelte di sintesi o di predilezione unilaterale, che si
materializzerebbero condensando un punto
solo, sono esattamente quanto qui si respinge.
[6] Come
esempio di due polarità impiego bene
e male, ma lo faccio a titolo
meramente esemplificativo. Il lettore potrebbe benissimo sostituirle con polarità
diverse da questa, che mi sembrava semplicemente la più corrente e dozzinale.
Amore e odio? Vita e Morte? Ma si noti: certamente,
non Montecchi e Capuleti: infatti,
in Mass.·. «non ci si può intrattenere in discussioni di religione e di
politica»…
[7] Qualsiasi
delle seguenti combinazioni è suscettibile di interpretazioni metaforiche
suggestive e significative. Pertanto
il fatto che
[8] Si
può obbiettare che anche in A i due punti potrebbero significare un loro riassorbimento nel terzo, se solo,
anziché leggere il monogramma nel consueto e familiare orientamento dall’ alto
verso il basso, lo si leggesse dal basso
verso l’ alto. Il motivo per cui escludo
questa possibilità è di una semplicità sconcertante e al tempo stesso, mi
auguro, convincente: il monogramma è un metalinguaggio,
cioè un linguaggio che consente di tradurre da una lingua di partenza astrusa (
nel nostro caso: esoterica ) in una lingua di destinazione comprensibile e standard ( quella umana corrente ).
Quindi si incarica di mediare tra le capacità cognitive dell’ uomo occidentale
medio ( la muratoria non è induista
) e le significazioni esoteriche. Pertanto io credo che esso sia stato ideato
per essere compreso dagli esseri
umani, non per esserene frainteso: i
simboli sono per gli uomini, non gli
uomini per i simboli. Dunque la sua lettura deve essere quella occidentale
tradizionale: dall’ alto verso il basso.
La necessità di interpretarlo non
deriva dal fatto che esso
intenzionalmente si nasconda, ma semplicemente dal fatto che esso condensa in una rappresentazione
sintetica ed ellittica una intera costellazione di sensi che sarebbe stato ben poco pratico dover redigere per esteso
ogni volta che si intende
riferirVisi. Inoltre: C e D implicano comunque una lettura o verso destra o
verso sinistra che presuppone un impulso che ve
[9] E
perché altrimenti la melagrana chs
si apre costituisce uno dei pochi
simboli universali ( pochi: i simboli universali
sono pochi ) della Libera Muratoria, presente in qualsiasi Cam.·. di Lavoro ad adornare stabilmente
[10] Come
si vede il concetto di mutuo soccorso tra FF.·. non implica affatto alcuna
esclusione del mondo non iniziato ( è vero precisamente il contrario. Che poi alcuni FF.·. non lo sappiano al pari di
alcuni “profani”, è un altro paio di maniche: che non riguarda la Mass.·. ), né riflette una impostazione
omertosa: nel caso del reciproco
soccorso si tratta piuttosto di una implicazione ed espressività parziale di un ordine molto più vasto
di prescrizioni, considerazioni, e conseguenze, che attengono a questo
contesto, e nelle quali si rispecchia un potente archetipo multidimensionale la
cui eco risuona profonda.
[11] Vi
è un altro motivo per cui il monogramma A
della diade A-B è preferito ad uno
della diade C-D. Esso intende
effettivamente stilizzare anche i tre vertici del compasso muratorio. Il motivo per cui non stilizza la squadra è che altrimenti esso si
sarebbe configurato con l’ assetto del monogramma B e avrebbe così smarrito il significato di disvelamento. Il motivo per cui non stilizza il compasso con due
linee convergenti su una cuspide ( tipo: A ) è che se così
avesse fatto, avrebbe smarrito il connotato alludente ad una scelta ( un terzo punto che fronteggia
la contrapposizione degli altri due ). Come ogni simbologia fa, si tratta qui di
condensare una multistratificazione di sensi e di obbiettivi e di optare quindi
per la versione che li concilia con maggiore pertinenza( vedi nota 2 ). Si
osservi che il cielo è tradizionalmente raffigurato dal cerchio o dalla sfera (
d’ altra parte la gravitazione celeste ragiona in termini di curve non di rettilinei ), mentre la
terra è rappresentata dall’ opposto: il quadrato o il cubo. La L.·.M.·. riprende proprio queste due allegorie
solo che, in luogo del cerchio e del quadrato, cosa impiega? Gli strumenti che servono a tracciarli: il
compasso e
[12] Gli
uomini sono creature deboli. Non si può caricarli di un fardello prometeico con
l’ unico scopo di umiliarli. A tal
proposito, ed anche in relazione ai fraintesi citati nella nota precedente,
ricordo una barzelletta che concerne le bizzarrie che possono venir fuori
quando si traduce pedissequamente, cioè o senza grano salis o senza buonafede, da una lingua all’ altra: un
americano dice “La carne è debole ma lo Spirito è forte”, ma il russo non lo
capisce. Allora inserisce la frase in un computer che restituisce la traduzione
al russo, il quale scoppia a ridere. La traduzione era: “La carne è marcia ma
il Liquore è delizioso”. Il senso è corrotto: lo si potrebbe preservare e
quindi recuperare solo se si
persevera in una lettura simbolica. Se invece ci si ostinasse in una lettura
letterale, il senso ne risulterebbe smarrito per sempre. E pensare che sono entrambe forme di tenacia…
[13] Si
può aggiungere che nel monogramma A
il tentativo è quello di esplicitare delle forze e delle risorse per porle a disposizione del mondo, laddove un
invito a requisirle dal mondo per porle a disposizione propria si sarebbe
piuttosto ravvisato in un monogramma con le simmetrie del tipo B. Ci si imbatte qui in una ulteriore
conferma della validità dell’ analisi espletata. La Mass.·. non può essere una
roccaforte di uomini nascosti e nulla più: né di uomini nascosti per il proprio
vantaggio.
[14] C’è
un modo più anedottico di dirlo. Esiste un film pressochè sconvolgente di
Steven Spielberg intitolato: Salvate il soldato Ryan. Durante lo
sbarco in Normandia ( i venti minuti di guerra più spaventosi mai visti su uno
schermo: che spettacolo, vero? ) il Comando di Stato Maggiore statunitense si
accorge che dei quattro figli di una
certa famiglia Ryan, tutti e quattro arruolati, tre sono morti durante lo sbarco. Viene allora incaricata una
pattuglia di trovare, dovunque si
sia paracadutato in Normandia, il quarto fratello Ryan e “tirarlo fuori di lì”,
per lasciare ad una famiglia già distrutta e ad una madre già vedova, almeno un figlio. La pattuglia inizierà
questa ricerca disperata, e tra le varie vicende ve n’è una che qui rammento:
passerà davanti ad una pianura dove una postazione tedesca d’ agguato ha
lasciato sul campo una precedente pattuglia americana di transito, i loro corpi
in decomposizione. Il capitano decide di ingaggiare per distruggerla e impedire
che altri americani possano subire la stessa sorte. I soldati non sono affatto d’accordo: “potremmo aggirarla
e nemmeno saprebbero che siamo stati qui”. Vero. Il capitano insiste: no,
occorre ingaggiare. I soldati obbiettano: “Ma questa non è la nostra missione! La nostra missione è di salvare il soldato Ryan”. Al che il
capitano replica: “La nostra missione è
di vincere la guerra”. E per vincerla e per trovare Ryan, moriranno tutti.
Ma il soldato Ryan sarà salvato, e
prima di spirare il capitano gli dirà all’ orecchio una cosa che non è melodrammatica ma che risuona della lapidaria verità della Storia universale, poiché non è rivolta solo a “Ryan”:
«Ryan: meritatelo… Meritatelo.»
Sì:
[15] «Maestro
Venerabile, il secondo viaggio
del profano è compiuto».
[16] «Davvero,
la morte?» diceva Ivan Il’iç in un celebre romanzo di Tolstoj ( “La morte di
Ivan Il’iç” ). «Sì, davvero» si rispondeva. Davvero c’è una guerra, potremmo
chiederci? Sì, davvero, sarebbe
[17] Ignominia ed abominio. La tempestosità e la
accelerazione stilistica che in questi ultimi paragrafi sono state guadagnate a
scapito della risoluzione e focalizzazione cognitiva, non sono dettate dalla
sola necessità di contenere le dimensioni della trattazione. Occorre anche
ricordare che quando ci si confronta con ritratti metafisici così cospicui, le
parole tendono ad impallidire e a farsi pudiche. Soprattutto, c’è da dire che
le conclusioni a cui mi sono sospinto (che non ho la presunzione di ritenere
incontestabili bensì semplicemente argomentate)
costituiscono una innovazione ed un arricchimento della fisionomia massonica
tali da indurmi finalmente a tacere, ad affrettarmi a lasciare la parola ad
altri, e a restare in attonita contemplazione dell’ incredibile e imprevisto
reperto che è emerso e salito sull’ orizzonte degli scavi di questa analisi.
[18] Escatologia:
da escatos, l’ altrove, l’ aldilà; e logos, discorso. Perciò: escatologia =
un dialogo sull’ oltretomba.
[19] Si
sarà ( forse ) riconosciuto il titolo
dell’ opera di Stendhal: « La Certosa di
Parma ». Ovviamente ogni Certosa, in quanto edificio religioso, rinvia alla
contemplazione di un aldilà dove le ingiustizie
terrene dovranno essere finalmente emendate.
Occorrerà tuttavia segnalare al lettore che non avesse letto quel libro, due
sue caratteristiche: nonostante il
romanzo sia intitolato alla Certosa, nessun
accenno viene fatto ad essa nell’ intero tragitto della trama. Mai. Essa compare solo nell’ ultima
pagina, e vieppiù nelle ultimissime righe, dove improvvisamente si forniscono
delle indicazioni topografiche piuttosto puntuali su dove essa si situi:
Stendhal dice infatti che il protagonista ( un italiano, Fabrizio ) «si ritirò nella Certosa di Parma, a due leghe
da Sacca, nei boschi vicino al Po». A tal punto occorrerà ricordare questo: nei
boschi vicino al Po, a due leghe da Sacca, e più in generale a Parma, non
esiste, né è mai esistita, alcuna Certosa. Di cosa sta parlando
Stendhal? Vaneggia?
Domanda questa ( lo
aggiungo per i palati più esigenti ) che un taoista, al fine di trovarle la
risposta più pertinente, suggerirebbe di non porsi: non è forse vero che «il tao di cui si può parlare non è il vero tao», cioè che solo quel che ti emoziona
ti avvilisce o ti entusiasma è davvero autentico, e non quello di cui
chiaccheri o in merito al quale coltivi un’ opinione? E non è forse vero che
«solo le signorine hanno una opinione» (N.Mailer)?
[20] Quando non peggio.
Alludo al fatto, per esempio, che Albert Camus conclude così il suo romanzo “Lo straniero”: «Perché tutto sia
consumato, perché io sia meno solo, non mi resta da augurarmi che ci siano molti spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi accolgano con grida di odio.»
[21]
Blasfemia? Ma: “ La Mia ira si è accesa contro di voi, poiché voi non avete
parlato rettamente di Me come il Mio servo Giobbe: infatti egli ha detto su di
Me cose vere” ( Giobbe
42,7 ). Lo si può fraintendere quanto si vuole, ma
il concetto di mutuo soccorso nella Fratellanza deriva, nella sua accezione simbolica corretta, dall’ enorme
pericolo cui il F.·. si espone nella Sua missione, poiché è proprio nella
natura di siffatte Missioni di finire sistematicamente
male per qualcuno che non lo meritava. E quando in certe riunioni il Mass.·. si
siede nella penombra dell’ ultima fila e nella concentrata mestizia del suo
silenzio Ti guarda o ad occhi bassi immobile ascolta, non è il vezzo dell’ uomo
enigmatico ed ermetico che ve lo costringe, ma l’ urgenza inavvertita di questo
mito inconscio che purtuttavia vive, che purtuttavia palpita, e che dalla
mezzanotte dell’ anima lo chiama
alla Sua Missione disperata e necessariamente clandestina.