LA LUCE
(a un amico fraterno orfano della Luce)
di Sidus
«L’anima è impegnata in un continuo
discorso su se stessa fatto di motivi
perennemente ricorrenti, con
variazioni
sempre nuove, come nella musica;
quest’anima è incommensurabilmente
profonda e può essere illuminata
soltanto da intuizioni, da lampi di
Luce in una
vasta caverna di incomprensione;
e che nel regno dell’anima l’io è ben
misera cosa».
James Hillman
PROLOGO
Accadde circa
un decennio or sono che un caro e fraterno amico decise di andare in sonno solo
dopo pochi anni di massoneria; la cosa
mi colpì profondamente che non riuscii, nonostante la mia tenacia e
cocciutaggine, a convincerlo a recedere da questa estrema decisione; alla fine prevalse
da parte mia un atteggiamento di sospensione del giudizio (se mai ve ne fosse
stato alcuno da pronunciare) e cercai allora per lo meno di comprendere quali fossero
stati i presupposti profondi che lo indussero a questo estremo passo.
Quello che mi sconcertò e mi lasciò per un attimo senza
fiato fu una frase pronunciata al termine del nostro colloquio a mettere
definitivamente la parola fine al suo discorso: mi disse molto semplicemente che
aveva chiesto La Luce e La Luce non aveva
ricevuto. Da ciò è nato in me quasi compulsivamente
il proposito di approfondire le problematiche ed i significati profondi che
sottendono a questo fondamentale lemma per la Libera Muratoria, per investigare
le cause per le quali il mio caro e fraterno amico non era riuscito a riceverla.
SVILUPPO
La parola Luce deriva dalla radice indoeuropea del
verbo luc che significa splendere,
brillare, un rafforzativo di per se stesso della parola Luce come se la parola
volesse includere in se ciò che è più luminoso della luce medesima, un
superlativo di emanazione luminosa che richiama, come è logico, a significati
più profondi e magnifici: non una sorgente singola ma la più splendente di
tutte, emanatrice sia di vita biologica che interiore, faro di riferimento
della mente e di ogni palpito vivente. La luce assurge ad archetipo di tutte le
sorgenti prime sia in ambiti exoterici che esoterici da quando la civiltà ha
fatto capolino nella storia dell’Uomo. Ancora più interessanti le implicazioni
che nascono dallo studio della parola nel lessico greco: to jws-jwtos (to fos-fotos) che ha in
comune con le parole jwn (fon = linguaggio, parola) e jwr e jwra (for e fora
= colui che ruba, e scoperta-disvelamento ) la medesima
radice jw-
(fo-). L’accostamento della radice verbale che esprime l’idea di Luce con la
parola Suono e per consecutio col linguaggio, rimanda alla mente come per gli antichi greci, anche
per assonanza, ciò che è parola, e
per estensione ragionamento (logos) e
causa, sia in qualche maniera
connessa al concetto di illuminazione. D'altronde
sia suono che luce la scienza moderna ha dimostrato essere onde elettromagnetiche
con frequenze differenti del medesimo spettro! E’ interessante osservare che la
stessa radice verbale jw- (fo-) compaia anche nella parola ladro (for
= colui che deve essere scoperto, portato alla luce) che rimanda al mito del
furto del fuoco (anch’esso Luce) da
parte di Prometeo. Ma ciò che sorprende di più è come la parola fos-fotos (jws-jwtos), che al neutro significa Luce, al maschile (ò fos), significa invece Uomo; e questo è un concetto centrale del
pensiero greco ove la Luce e l’Uomo rappresentano la medesima cosa e dove la
divinità non è altro che un uomo magnificato con le stesse qualità e gli stessi
difetti della genìa mortale, senza verità rivelate, senza imposizioni
dottrinali. Questo è il presupposto per il quale non è mai esistito in Grecia
un testo sacro della religione degli dei olimpici ma solo raccolte di storie tramandate
oralmente dagli aedi di miti e di eroi; questo è uno dei motivi per i quali la
grande maggioranza delle scienze, delle arti e delle discipline hanno avuto liberamente
origine nel mondo ellenico.
Il binomio Luce-Uomo idealmente nella lingua greca viene
quindi a suggerire come la Luce venga generata dal Pensiero dell’Uomo: verrebbe
quindi rimarcata la centralità dell’Uomo nel Cosmo in quanto centro
dell’Universo con la propria potenzialità di Luce, illuminazione interiore e ponte
verso il Sacro, il Numinoso, Asse del Mondo che nei suoi stati superiori dell’essere,
reintegrandosi, venga ad equivalersi ed identificarsi infine a quell’Identità
Assoluta da cui ha avuto origine.
La ricerca
del significato profondo della vita non può non prendere spunto dalla Luce e
prescindere da essa; ogni cosa che vediamo è solo ‘ombra’ della vera luce come
diceva Platone, ove la vera luce per lui era il mondo delle Idee eterne. Il
filosofo si interrogava su che cosa fossero il Bene, l’Arete (cioè la Virtù), la Sapienza e l’Amore. Cercava di
comprendere quale fosse stata la vera origine di questi concetti, passando dal
mondo dei sensi all’universo soprasensibile delle Idee, dimore di Verità; in
questa maniera l’uomo vedrà oltrepassare i limiti del discernimento terreno e
riempirsi della Luce del Vero. Il primo filosofo quindi che individua uno
spazio ove esiste un livello superiore della realtà, in contrapposizione al
mondo sensibile; scopre una luce superiore, quella delle Idee, dei concetti
universali; identifica, primo tra i filosofi, un nuovo livello dell’essere.
Il Troisi nel suo dizionario di Massoneria Universale ci ricorda che la simbologia
sulla Luce è vastissima, identificandosi sia con lo Spirito, sia con
l'Intelletto, con il Tutto, con la Vita stessa e, non ultima, con la Speranza
Salvifica. Durante l’iniziazione massonica il Venerabile chiede all'Esperto
"perché volete introdurre un profano fra noi?". E la risposta è
chiara e inequivocabile: "Perché desidera ricevere la luce, essendo uomo
libero e di buoni costumi". Il desiderio della Luce è un bisogno ‘fisico’
ancorché taciuto dalle Tenebre o penombra dell’antro uterino nell’Uomo già nei
primi mesi di gestazione, desiderio che verrà soddisfatto da lì a poco alla
conclusione del travaglio del parto e idealmente in avvenire per ognuno di noi
ed in misura diversa in rapporto alla nostra sensibilità ed alla nostra
propensione all’anima, al ‘fare anima’
usando una terminologia cara ai moderni psicologi del profondo; e per questo la Cultura Misterica in generale ed
Iniziatica è la grande occasione che hanno degli eletti (in senso guenoniano)
per il raggiungimento di quella percezione della perfezione che, sempre secondo
il filosofo francese, rappresenta l’Identità Assoluta; ma è solamente
attraverso la via iniziatica che ciò diventerà possibile, anche se siamo
perfettamente consapevoli con Guenon che non sarà così per ogni individuo.
La luce
iniziatica che illumina l'officina, quando al neofita viene tolta la benda,
rappresenterà l'essenza di quella
influenza spirituale, che con l'ausilio delle parole rituali, diffonderà nel
suo spirito e nel suo cuore. Il rapporto tra filosofia latomistica e Luce si collega, secondo il Moramarco, ad
antichissime problematiche: Il binomio luce-parola è già presente nel prologo
del Vangelo di Giovanni (« en arch, hn o logos, kai o logos hn pros ton qeon »: in principio era il Verbo e il Verbo era
presso Dio), e abbiamo visto più sopra come nella lingua originale dei
vangeli (il greco) il lemma luce e suono/voce
abbiamo una comune radice verbale. Il logos
inoltre che in lingua greca equivale a parola,
ma anche a causa e ragione, illumina ogni uomo: da ciò molti mistici estrapolarono che per validare
la realtà del Cristo interiore il seme di redenzione è connaturato in ogni uomo
indipendentemente dall’accettazione del Cristo Signore. Nell'iniziato la vera
luce giovannea assurge a simbolo di
universalità, utilizzabile da parte di ogni adepto di qualsivoglia credenza
religiosa.
In
Massoneria inoltre il termine Luce richiama al plurale la fondamentale triade
iniziatica del Maestro Venerabile, del Primo Sorvegliante e del Secondo
Sorvegliante, che rappresentano i tre cardini sui quali poggia la Famiglia
Iniziatica (il Venerabile irradia attraverso di sé la luce della Saggezza; il
Primo Sorvegliante la luce della Bellezza; il Secondo Sorvegliante la luce
della Forza compiendo in loro l’armonia delle Luci di Loggia, che devono
illuminare l’incessante percorso iniziatico dai neofiti a tutti gli altri
costituenti della loggia).
Hans
Biedermann ricorda che la Luce è il Simbolo universale della divinità,
dell'elemento spirituale che, dopo il caos dell'oscurità originaria, attraversò
il Tutto, ricacciando nei loro confini le tenebre. Luce e tenebre costituiscono
il più importante sistema dualistico di forze polari, in cui la luce viene
simboleggiata anche per mezzo del più potente dispensatore di radiazione
luminosa, il Sole. La luce solare è conoscenza immediata, quella della Luna, di
converso, conoscenza riflessa, ottenuta speculativamente. Elios è spesso
considerato come l’occhio del mondo: è colui che vede tutto , ed è a questo
punto interessante il collegamento con la simbologia del’occhio incluso nel
Delta sacro o simbolo della divinità onnicomprensiva. Il concetto della
"illuminazione" e dell’ascesa alla luce attraverso le tenebre è
l’oggetto della maggior parte delle dottrine iniziatiche.
In alcuni denari romani tardo-imperiali (e ricordiamo
a latere ciò che Guenon scriveva a proposito delle monete antiche che ‘…sono letteralmente coperte di simboli
tradizionali, sovente scelti fra quelli che presentano un significato più
particolarmente profondo ’) il Dio Sole appare frequentemente come tipo
monetale nel III e IV secolo d.C. ma anche, in minor misura nei coni greci.
Esso viene riprodotto nel verso delle monete d’argento e d’oro, nudo con testa
radiata che tiene nella sua mano il globo del mondo e/o una frusta, con la sorprendente
dicitura di COMES (compagno e pedagogo) così
cara alla libera muratoria e al compagnonaggio, e naturalmente di INVICTUS;
degna di rilievo è una piccola moneta d’argento (un antoniniano)
dell'imperatore Postumio del 259-268 d.C che presenta al rovescio la figura
nuda del Sole che cammina (Fig 1), con la dicitura ORIENS AUGUSTI (l’Oriente di
Augusto), ovvero l’imperatore illuminato, anticipando di secoli il concetto
illuminista del Sovrano aperto alla Luce della Ragione e della Saggezza:
l’Oriente ovvero l’origine della Luce assurge a simbolo guida del Principe che
ascende dalle tenebre delle sue umili origini, dalle tenebre della mancanza di
Conoscenza alla dignità del Governo degli Uomini sotto l’illuminazione della
rettitudine della Virtus Romana. Nella lingua greca la parola Oriente e la
parola Aurora, Mattino, Luce del Giorno e talvolta anche Giorno sono espresse da
un unico lemma Hws
(Eos), con la lettera maiuscola poiché divinizzata (lemma in assonanza con la
parola EST, poiché originerebbe da una medesima radice indoeuropea).

Fig 1 : gli antoniniani di Postumio: al centro la
figura del Sole e la scritta ORIENS AVG
E’ utile inoltre rammentare che in tutte le residenze
micenee in Grecia, all’interno del megaron (la sala del sovrano) il trono era
sempre ubicato ad Oriente e ciò è ben documentabile ancora oggi sia a Pilo in
Messenia (Fig 2) nel Palazzo di Nestore, che a Micene, Tirinto e negli altri
insediamenti micenei in terra elladica.

Fig 2: il megaron di Pilo (Palazzo di Nestore)
Anche nella Kabbala ebraica la luce originaria
incarna la divinità. La concezione mistica del rivoluzionario faraone eretico Akenaton
nel suo celebre Inno alla Luce del Sole
declama "Bello tu appari nel luogo di luce del cielo, tu, Sole Vivente,
che per primo venisti alla vita! Sei giunto allo splendore nel luogo di luce
d'Oriente e hai riempito della tua bellezza tutte le terre...". L’uomo che
smarrisce il significato di Oriente, come dice il Castiglioni, non è più in
grado di ‘orientarsi’, di distinguere la vera Luce, di farsi illuminare dallo
spirito, della tensione dell’anima; il massone non attivo è definito ‘’senza
oriente’’, e la massoneria è quella cultura misterica che ha ereditato più di
ogni altra il privilegio dell’EST; l’Oriente o Luce primordiale, primo afflato
di sapienza, è il riferimento del sacerdote che a braccia aperte e rivolto
verso l’altare con le spalle ai fedeli, si pone in situazione di orante. Anche
in ambito giudaico-cristiano, la luce possiede qualità proprie e non viene
concepita come emanazione del Sole. La separazione fra luce e tenebre è, nel
racconto della creazione del Genesi, la prima manifestazione di Dio. Nelle
leggende giudaiche la peculiarità del racconto della creazione viene spiegata
con il fatto che il Creatore nascose la luce creata il primo giorno, prevedendo
che i futuri popoli della Terra avrebbero provocato la sua collera. "Egli
disse fra sé: i malvagi non meritano che questa luce risplenda su di essi; essi
devono accontentarsi del Sole e della Luna, luci che un giorno svaniranno. Ma
la prima luce, che dura eternamente, sarà la luce dei giusti che
verranno". Nel Buddhismo la luce equivale alla conoscenza della verità e il superamento
del mondo materiale, sul cammino verso la realtà assoluta: il nirvana privo
di colore e forma; nell'Induismo, la luce è metafora della Sapienza,
attingimento spirituale della parte divina della personalità (atma) e
manifestazione di Krishna, Signore della Luce. Nell' islam, la luce porta un
nome sacro (Nur), poiché "Allah è la
luce del cielo e della Terra".
A Qumran, dove vivevano gli Esseni (dei quali molto
verosimilmente fu adepto anche il Cristo), troviamo nel manoscritto di Amran,
frammento 1-2-3, la Tenebra e la Luce
come personificazioni angeliche del Bene e del Male: ‘Io vidi
dei Vigilanti nella mia visione, la visione del sogno. Due uomini stavano
lottando al mio riguardo e ingaggiando una grande disputa su di me. Domandai
loro: «Chi siete voi, per avere su di me un tale potere?». Essi mi risposero:
«Noi abbiamo ricevuto potere e dominio su tutta l'umanità; quale di noi tu
scegli perché ti governi?». Io alzai i miei occhi ed osservai: uno di loro era d'aspetto
terrificante, come un serpente, il suo manto era variopinto, ma molto scuro ...
ed io osservai di nuovo, e ... nel suo aspetto, il suo volto era come una
vipera . Gli replicai: «Questo Vigilante, chi è?» Egli mi rispose: «Questo
Vigilante è il Principe delle Tenebre e
Re del Male». Io gli dissi: «Mio Signore, quale governo ha?», e lui rispose «ogni sua via è oscura, ogni sua
opera oscura. Nelle Tenebre egli vive. Tu vedi,
egli ha potere su tutte le Tenebre, mentre io ho potere su tutta la
Luce. Dalle regioni superiori alle regioni inferiori io governo su tutta la
Luce, e su tutto quello che è buono. Io governo su ogni uomo. Io ho ricevuto
potere su tutti i figli della Luce». Io gli chiesi: «Quali sono i tuoi nomi»
Egli mi rispose: «I miei tre nomi sono: Michele - Principe della Luce - Re
della Giustizia; io tutto vi farò conoscere ; certamente io vi farò sapere; che
tutti i figli della Luce saranno resi Luce, mentre tutti i figli delle Tenebre
saranno resi oscuri. I figli della Luce avranno accesso alla Conoscenza, e i
figli delle Tenebre saranno distrutti poiché tutta la follia e il Male sarà
oscurato, mentre tutta la Pace e la Verità sarà resa Luce. Tutti i figli della
Luce sono destinati alla Luce, alla gioia eterna, alla letizia. Tutti i figli
delle Tenebre sono destinati alle Tenebre, alla morte e alla distruzione, per
lo splendore, per il popolo’.
Queste due creature angeliche opereranno fino alla
venuta del creatore. Il Principe della Luce
e l’Angelo delle tenebre, sovrintendono rispettivamente alla verità-giustizia-letizia
e Conoscenza e al male-follia-errore-menzogna-distruzione. L’Angelo delle
tenebre tenta i figli della Luce come Cristo fu tentato nel medesimo deserto
dove sorge Qumran, ma non avrà il sopravvento sul Bene. La
concezione cabalistica della luce, si
trova tra queste due posizioni, con caratteristiche di forte originalità.
L’immagine bipolare luce/buio è chiave del cosmo nella speculazione
cabalistica. Secondo la dottrina della Cabala, l’irraggiamento luminoso ha
creato l’estensione, ha creato la dimensione terrena, operando come vibrazione
ordinatrice del caos.
Nel mondo ebraico-cristiano, la luce è all’origine
del mondo e delle sue vicende. La genesi segna l’inizio dell’ordine del mondo
con il fiat lux. L’apparizione della
luce in apertura del Vangelo di San Giovanni, annuncia il Verbo. La potenza
creatrice precedentemente nascosta nella notte dell’inconoscibile si manifesta
con il comando divino che separa la luce dall’ombra; l’epifania messianica si
realizza con la luce, come la potenza divina viene espressa attraverso il
potere di dominare la luce, il volto di Mosè ispirato emana una luce
insostenibile, e così via.
Il punto di vista psicanalitico infine su questa
interessante tematica si poggia sulla prospettiva archetipica che si svolge in
un arco di circa un cinquantennio partendo dalle originali osservazioni di Jung
ove viene posta la dimensione del profondo come simbolo dell’ombra e dove la
dimensione della coscienza vigile viene ad essere proiettata nella valenza
archetipica della Luce che deve comunque trovare un necessario punto di
equilibrio con l’ombra (o ‘lato oscuro’) nel processo di individuazione: il Sé,
concetto mutuato in parte dalla religione buddista (successivamente messo in
discussione come atteggiamento ‘monistico’ o meglio ‘monoteistico’ della
coscienza da uno dei suoi più prestigiosi epigoni, James Hillman, uno dei
massimi psicologi viventi, sempre della scuola di Basilea). Tale prospettiva
che ha nel processo di individuazione
il sommo grado della capacità dell’uomo di realizzare se stesso viene
totalmente rovesciata nella ‘rivoluzionaria’ e originalissima teoria politeistica dell’inconscio ove
la Luce diverrebbe di converso la proiezione dei numerosi ‘corridoi
intercomunicanti’ dell’anima, della nostra ombra, delle nostre ‘numerose
ombre’, che in maniera vivaddio non unitaria nutrono la mente come nel mondo
degli dei omerici l’insieme di miti e di eroi nutrivano l’uomo greco.
Occorrerebbe quindi sforzarci di fare in modo che i vari contenuti della
fantasia, indovati nell’ombra, nel profondo, nutrano il piano ‘luminoso-numinoso
della coscienza’ che come una luce troppo intensa, senza l’ausilio dell’ombra
diverrebbe solo luce abbagliante e indistinta. Il rovesciamento dell’ordine
della mente porta alla paradossale rivalutazione della dissoluzione che non
vuol dire disordine, come sostiene lo psicologo dell’anima e dell’immaginario
(così ridenomina Hillman l’inconscio
junghiano), giacché tutta la fantasia sarebbe guidata da un più profondo ordine
archetipico. Nella prospettiva dell’anima un approccio che si basi su
discipline religiose o meditative come modello per elaborare una luce
dell’anima è senza dubbio un ‘errore spirituale’. Il lavoro del fare anima, di
dar Luce alla propria interiorità, come chiosa Hillman, di dare voce alla base poetica della mente, più che alla
contemplazione, al misticismo e allo yoga è più vicino al regno della fantasia,
dell’arte, della poesia e dei racconti, al dipingere, al fare musica.
L’attività immaginativa, vero faro dell’essere che porta l’uomo dentro l’uomo,
è insieme attività ludica e lavoro, un ‘penetrare ed un essere penetrati’, e mano a mano che le immagini dell’ombra
acquistano sostanza e indipendenza, la forza e l’autocrazia dell’io
pseudo-solare tendono a dissolversi’. Se di converso non si provvede loro nella
maniera opportuna, i nostri daimones,
senza avere a disposizione spazi propri e riconoscimento dovuto all’interno
dell’anima, diverrebbero ahimè prima o poi malattie della mente più o meno
gravi, come anche Jung molto opportunamente ha enfatizzato. Ed è così che
l’anima perisce e cade nel buio profondo del non essere.

Fig. 3 : Jung e Hillman
Epilogo
Come si può agevolmente constatare dalla vastissima letteratura
non v’è uomo (poeta, scienziato, psicologo, saggista o scrittore che sia) che
non abbia dissertato sulla Luce e i suoi significati. Rimane comunque, al
termine di questa ricerca, elusa quella domanda che mi sono posto nel prologo.
Mi accingerò quindi a concludere questo lavoro alla ricerca di una risposta dovuta
del perché quell'amico fraterno non si sentiva di aver ricevuto la Luce.
Cosa è mancato in Lui? Una carenza prodotta,
‘proiettata’ , dai fratelli di officina? Un anello che non tiene, usando
un’espressione figurativo-immaginale, della catena iniziatica? E’ mancato
qualcosa nella trasmissione della guenoniana
influenza spirituale? Di spiegazioni
dottrinali potremmo trovarne a iosa, ma forse l’esoterismo ‘teorico’ non
sarebbe in grado di arrivare a sciogliere il bandolo dalla matassa. Forse il
problema potrebbe essere risolto ripiegando sull’esoterismo vero, la cultura
del senso interiore che esso insegna. Io non ho risposte da dare in questo
contesto: accennerò solamente con le parole di Guenon, guida spirituale in
questi frangenti e maestro ideale, che forse la vera risposta andrebbe cercata
in quelle sue frasi tratte dalla sua ultima fatica ‘Considerazioni sulla via
Iniziatica’, che sono tra l’altro le ultime frasi che Guenon ha scritto poco
prima di passare all’Oriente Eterno: ‘‘Con l'iniziazione l'essere passa dalle ‘tenebre
alla luce’, come il mondo alla sua stessa maniera è passato per l'atto del
Verbo creatore ed ordinatore. E così 'iniziazione è veramente un'immagine di ‘ciò
che è stato fatto in Principio’.
Lo stato dell'essere anteriormente all'iniziazione
costituisce la sostanza ‘indistinta’ di tutto quello che egli potrà diventare
effettivamente in seguito, poiché l'iniziazione non può avere per effetto
d'introdurre in questo essere possibilità prima inesistenti (questa è
d'altronde la ragione d'essere delle qualificazioni richieste come condizione
preliminare); ma queste possibilità non vi si trovano che ancora allo stato ‘caotico
e tenebroso’, ed è necessaria ‘l'illuminazione’ dall’interno e dall’esterno perché queste possibilità possano
cominciare ad ordinarsi ed a passare dalla potenza all'atto. Si deve infatti
comprendere che questo passaggio non si
effettua istantaneamente, ma si continua durante tutto il lavoro
iniziatico, come, dal punto di vista ‘cosmologico’, esso si persegue durante
tutto il ciclo di manifestazione del mondo considerato; il ‘cosmos’ o l'ordine non esiste che solo
virtualmente, per il fatto del Fiat Lux iniziale, e parimenti l'iniziazione non
è compiuta che virtualmente con la comunicazione dell'influenza spirituale di
cui la Luce è in qualche maniera ‘I' appoggio rituale’.’’
Per concludere un'altra piccola considerazione: Il
fratello Quasimodo scriveva così nella poesia ‘Il Tempio’:
‘e nella sera, vagabondo e solo ne
varcavo la soglia,
mentre a frotte salivano i ricordi
delle piccole ARE
dove i sogni fiorivano a fiocchi
tremuli di luce ’
Facciamo in modo, Fratelli carissimi, - e ve lo dico
col cuore, quello vero, Centro del Mondo, Motore Immobile delle cose -, che le
nostre non siano piccole are dove i sogni
fioriscono solo a fiocchi tremuli di Luce; trasformiamoli in Vera Luce, che
dalla Luce non si allontani chi si è perso (Montale diceva sommessamente ‘la
sbarra in croce non scande la Luce a chi s’è smarrito’).