Louis-Claude de Saint-Martin nella sua epoca
(1743 1803)
Intervento di Didier Vierick del 27/09/03 al Congrès
International
É
perché considerava che non si incontra Dio nelle assemblee che Saint-Martin fu forse il
più discreto sulla sua illuminazione di tutti gli illuministi, che fu il più
indipendente dei filosofi del suo secolo. Fu anche il più controverso a causa di quella
stessa indipendenza di spirito. Ardente difensore della via cardiaca, combattendo senza
tregua il sensismo, fu alla punta di una spada tanto affilata che i suoi punti di vista
sono talvolta ben netti. Allo stesso modo, diffidando delle false dottrine, combatté i
falsi alchimisti soffiatori di vetro, i falsi visionari, i falsi rosa-croce che
affioravano negli alti gradi massonici, i falsi maghi di Avignone, e rifiutò qualsiasi
contatto con
È davvero un bel
secolo questo secolo delle Luci. Mozart, Gluck, Haendel, il giovane Beethoven, Bach,
Boieldieu, Cherubini, Haydn ed il suo allievo Pleyel solcano lEuropa. È il secolo
di Houdon lo scultore, di Fragonard, di David, dIngres e di Géricault, è anche
quello di Beaumarchais, di Restif de la Bretone, del marchese di Sade, di Goethe, di 6
anni più giovane, e di Chateaubriand. È quello di Bossuet come quello di Fénelon.
Questo secolo dà alla luce Cuvier, Laplace, e a Monge, a Lavoisier, a Lazare Carnet, a
Malarck, a Bichat; a Lacepède, a Legendre ed a Arago. Quanti talenti concentrati in una
Francia in piena mutazione. Vede la regalità, poi la Costituente, il Concordato, il
Consolato, ed infine lImpero.
In Europa,
lOlanda e la Svizzera diventano i grandi centri per la stampa dei libri censurati,
Francoforte è la capitale per la diffusione dei libri francesi. La lingua francese
diventa la lingua diplomatica con i trattati di Utrecht.
Il grande progetto
enciclopedista attinge nellaristotelismo antico (le categoria) e medievale (il
tomismo, la scolastica e le sue arti liberali). Lo spirito razionalista che ne nacque
doveva ineluttabilmente condurre ad una visione del mondo lineare, orizzontale, senza una
propria dinamica; soltanto la metafisica, tramite Kant, poteva far uscire gli spiriti da
questo deserto spirituale.
In contrapposizione,
lilluminismo, sorto dalle correnti gnostiche, neo-platoniche e pitagoriche,
arricchito del pietismo e del quietismo, si dava una nuova identità in ciò che Auguste
Viatte chiama «le fonti occulte del Romanticismo». Allo spirito della classificazione
orizzontale che esige il rigore scientifico, si oppone il metodo analogico verticale e le
Leggi di corrispondenza dello spirito teosofico. Due modi di percezione di Dio,
dellUomo e della Natura separeranno gli Illuministi dagli Enciclopedisti. Galileo ci
ricollocava al nostro posto, noi che eravamo geocentrati. Alleliocentrismo che
doveva sottomettere il nostro ego nella periferia del creatore e farci ammettere la nostra
condizione di creatura, lorgoglio alimentato da un mentale discorsivo e captativo
riporta nuovamente luomo al centro delle cose, è attraverso queste che tenta di
giustificarsi. LUomo crea con il pensiero, e sia. Ma siccome il suo pensiero si
esercita verso la materia, essendo questa materia instabile, il pensiero in se stesso
identificandosi alla cosa creata, non crea alla fine che cose corruttibili ed effimere.
LUomo è il frutto del pensiero di Dio. Luomo identificandosi alla materia, la
materia è il frutto del pensiero delluomo. Gli occorre risolutamente voltarsi verso
Dio, vi contemplerà il suo pensiero, si vedrà allora così comè, fatto a sua
somiglianza. Ecco la missione degli illuministi: dirottare lo sguardo degli uomini.
E dEkartshausen
fa bene questo distinguo tra illuministi e filosofi delle Luci: «Si dice che viviamo nel secolo delle luci, sarebbe più
giusto dire che viviamo nel secolo del crepuscolo: qua e là, il raggio luminoso penetra
attraverso le nubi delle tenebre, ma ancora non illumina, in tutta la sua purezza, la
nostra ragione ed il nostro cuore. Gli uomini non sono daccordo sulle loro
concezioni; i dotti litigano; e, là dove cè la disputa, non cè ancora
verità». («La nuée sur le sanctuaire» di
dEkartshausen, prima lettera, Paris, Edition Psyché).
Sarebbe pericoloso
pensare che le grandi figure dellIlluminismo nel 18° secolo erano dei semplici
ideatori di Sfere, dei nostalgici di antiche dottrine eresiarche. Per la maggior parte
erano dei veri ricercatori. Che si tratti di Swedenborg, ingegnere, Franz Von Baader,
minerologo, Dom Pernetty, botanico, Saint-Martin, professore allIstituto Magistrale
Ballanche, Mesmer, medico, Lavater, politologo, Josephe de Maistre o dEkartshausen,
consiglieri di stato, tutti sono stati intimamente associati alla vita dello stato ed
hanno partecipato alla sua evoluzione.
Questo mondo non è
peraltro in evoluzione, ma in Rivoluzione, e certi illuministi vi vedranno la mano della
Provvidenza divina (Saint-Martin dice: «I popoli
sono sovrani quando sono messi in opera dai decreti della Provvidenza»).
Alcune date ed
avvenimenti significativi, estratti da un quadro, ci faranno capire queste affermazioni:
Rivoluzione
industriale in Inghilterra; nel 1776, Adam Smith diventa il padre del Liberalismo
economico.
1774/1783: sommossa
di 13 colonie inglesi dAmerica; inizio della guerra di indipendenza americana.
1787: inizio del
movimento per labolizione della schiavitù.
Estensione del
dispotismo illuminato nellEuropa dellEst conducente ad una ristrutturazione
degli apparati di stato, in vista della loro modernizzazione.
Questo non accade
senza qualche rivolta (Pougaciov in Russia nel 1773, in Belgio ed in Ungheria nel 1788) o
riflessi nazionalisti (gli Aufklarers a Weimar e Dresda, indipendenza dei Paesi-Bassi nel
1789).
Queste politiche
nazionali sfociano:
·
Alla creazione
dellAccademia di Berlino ad opera di Federico II nel 1743, diretta da Maupertuis, a
cui appartengono Mendelssohn e Kant.
·
A quella delle
Belle-Arti e delle Scienze nel 1757.
·
A quella della banca
di Berlino nello stesso anno.
·
Allintroduzione
dellindustria del cotone in Austria; Maria Teresa crea linsegnamento tecnico.
·
Alla scuola mineraria
in Ungheria ed alla sua accademia reale del commercio e dellindustria.
Caterina II acquista
la biblioteca di Diderot e crea la banca delle assegnazioni, riforma
lamministrazione, facilita la libertà del commercio e dellindustria, crea il
«codice Joséphin».
Nel 1758, creazione
dellAccademia russa delle Belle-Arti.
Giuseppe II crea il
catasto, riforma il clero, abolisce la servitù della gleba
e le corvè, abolisce le corporazioni di mestiere.
È proprio un
bellanno questo 1743. A Londra, Emmanuel Swedenborg, a 55 anni, ha la sua grande
illuminazione. Il 18 gennaio di questo magnifico anno, Louis-Claude de Saint-Martin entra
nel mondo «per dispensa» ad Amboise. Vi entra, vi apparirà, non ne farà mai parte. Si
è anche detto «ha gettato il Mondo dietro di sé» (M. Best).
Saint-Martin ha quattro anni quando Diderot è incaricato, con
dAlembert, di costituire la Grande Enciclopedia e che Voltaire viene ricevuto in
gran pompa a Lunéville in loggia bianca aperta. Ne ha cinque, quando Montesquieu pubblica
il suo «Esprit des lois». Infine, ne ha sette quando Rousseau diffonde il suo discorso
su «Les sciences et les Arts» e che Diderot porta a conoscenza del pubblico il suo
prospetto dell«Enciclopedia».
Uninfanzia
felice, in una famiglia ricomposta. È un essere gracile, si dirà di «salute cagionevole». Delle letture che
maggiormente lo colpiscono nel profondo ed al principio delle cose («larte di conoscere se stesso» di Abbadie, le
«Meditazioni» fi Cartesio) che alle conoscenze esteriori (sono quelle stesse
che gli faranno dire «Conoscere la natura
attraverso luomo e non luomo attraverso la natura».
Non ha che 9 anni
quando, già, Jean-Baptiste Willermoz viene eletto Venerabile della sua Loggia e che
Giorgio Washington viene ricevuto Apprendista in una loggia in Virginia.
Vengono poi ad
Orléans gli studi di diritto; anche qui, si applica più alla Giustizia che alla Legge.
La sua lettura del mondo e delle sue agitazioni (la Rivoluzione francese) ne sarà
fortemente impregnata. Coglierà linteriorità della Provvidenza, lincidenza
del destino, capirà la necessaria collocazione della volontà umana. Dove luomo non
vede che leggi, egli vede «La Regola», la vera, quella contenuta in ciascuno di noi,
quella che utilizza il vero Regolatore, il Grande Riparatore dei mali umani.
È su queste solide
basi ereditate da uneducazione niente affatto borghese ma tradizionalmente legata
alla nobiltà di rango, e provinciale, collegata ad una naturale curiosità per
lUomo, che solletica la sua intelligenza sin dai 18 anni ai filosofi del tempo.
Saranno Montesquieu, Voltaire e Rousseau. Ne trarrà qualche disdegno per la loro
filosofia, ma rivedrà un certo numero di suoi giudizi tra il 1766 ed il 1770, in
particolare su Jean-Jacques Rousseau ed il suo «Contrat
social» e soprattutto «Les confessions».
A 18 anni, si
distruggono gli idoli, ci si costruisce delle ideologie, si hanno degli ideali, ma non
ancora un vero «ideale». Lo dice lui stesso, li ha letti più con la sua immaginazione
che con la sua ragione. Ma luomo è tuttavia lucido, sa di avere poco astrale, ma è
di «una celeste trasparenza».
Ha ventanni e
già, e senza saperlo, «La divina Saggezza» di
Jacob Boheme è tradotta, Dom Pernetty simbarca a Saint-Malo con Bougainville, come
elemosiniere verso le Maldive, Voltaire si appresta a pubblicare il suo «Dictionnaire philosophique» e rivolgere attacchi
contro la Chiesa e la massoneria.
Figlio rispettoso e
giovane uomo di buona famiglia, Saint-Martin diventa avvocato del re Luigi XV° il Bene
Amato, a Tours. La sua naturale predisposizione, tuttavia, non lo rende incline alla
magistratura, cè tanta confusione in questo mestiere; richiede, dunque, il
protettorato del duca di Choiseul e la successione di uno zio consigliere di Stato.
Gli necessita, non un
mestiere, ma una carriera. La sua posizione sociale lo porta naturalmente verso quella
della Spada. Si lascia nominare ufficiale, luogotenente del Re, intuendo che si può
perdere la propria vita nel volerla guadagnare. La carriera, la vera, la sola che valga la
pena di essere vissuta risiede nello studio delle «Alte Scienze».
Badando ad una
indipendenza finanziaria, unirà la ragione al sentimento. Il Reggimento di Foix lo fa
sacrificare alle contingenze della materia, ma il suo cuore lo conduce al culto delle sue
«care cose», per riprendere la sua espressione. La vera carriera è tutta spirituale, ed
in questa, «non è la testa che bisogna rompersi,
è il cuore».
Il giovane
Saint-Martin raggiunge dunque la guarnigione a Bordeaux. LEuropa è in una pace
relativa (guerra dei 7 anni in Inghilterra). Si può fare a meno di questo ufficiale.
LAmerica non si è ancora completamente sollevata per la sua indipendenza. Egli può
dunque dedicarsi ai suoi amati studi.
La Provvidenza si
diverte ad incrociare i Destini. È il suo grande potere unificatore. Siamo nel 1768 ed il
giovane ufficiale è condotto ad incontrare Dom Martines de Pasqually de La Tour de las
Cases. Sarà, sempre nello stesso anno, che fa la conoscenza di Jean-Baptiste Willermoz,
di 13 anni più vecchio.
È un mistero vedere questo giovane erudito,
abituato alle sottigliezze più diverse del linguaggio e del pensiero, lasciarsi sedurre
dalle tesi di un ebreo portoghese che pare mal padroneggiare la lingua francese e che
commenta tutto alla sua maniera. Nulla in tutto ciò che afferma è ortodosso, eppure
Saint-Martin si mostra docile. Ha forse intuito che al di là di una semplice dottrina dai
contorni talvolta piuttosto mal definiti, si nasconde un culto corrispondente alle sue
più intime aspirazioni, ad esempio celebrare la Sacra Cena diventa per Saint-Martin una
operazione? Adorare, pregare, certo, ma anche agire allesterno per contribuire a
quella restaurazione di una purezza già contenuta nel suo cuore e che sa non essere
condivisa dai suoi contemporanei, ecco cosa sembra sedurre il Filosofo incognito.
Di passaggio nelle
Logge massoniche come fu di passaggio quaggiù, testimonia disilluso delle «care cose»
che si perdono al di fuori del Verbo; nelle logge, vi si è iniziato soltanto «attraverso
le forme», «i suoi sensi sono ben lontani da esse». La massoneria non è che uno scalo.
La loggia «Josué», che lo riceve Cohen nel 1765, risponde mediamente alle sue
aspirazioni. Essa è una stazione di posta che di tappa in tappa ci conduce fino
allultima.
Un periodo di
guarnigione a Lorient, poi a Longwy e Saint-Martin abbandona la vita militare a Bordeaux;
finalmente, può dedicarsi sin dal 1771, secondo Matter, alla Grande Causa. Il suo ritiro
dagli elenchi militari del Reggimento di Foix coincide con lespulsione dei
parlamentari da parte di Maupeou, segno
premonitore dellondata rivoluzionaria? Matter pone una domanda pertinente che può
farci capire, al di là dellOnnipotenza della Provvidenza, perché Saint-Martin fu
preservato dal Terrore.
Dove andò, lasciando Bordeaux?
Ad Amboise ? Non esistevano tensioni
tra lui e suo padre. Andò a Parigi, presso dHauterive, Cazotte o Madame de La Croix
oppure se ne andò a Lione per ritrovare lAbbé Fournié, quellabate che fu
anche segretario di Martinez, ma che, in sovrappiù, fu rovinato dagli «Agenti» che gli
si manifestarono in abbondanza? Riguardo allopera di Emmanuel Swedenborg, Fournié
negherà energicamente di aver attinto dalle sue opere. Saint-Martin e Fournié, tuttavia,
non furono intimi come lo furono Saint-Martin e Kirchberger. Tuttal più, avendo
avuto lo stesso maestro, Saint-Martin diffidava dellinfatuazione del prete per
Madame de Guyon nonché per Swedenborg. Circa Madame de Guyon, Kirchberger è chiaro; si
confida con Saint-Martin: «senza le opere di Madame de Guyon, non mi sarebbe stato
possibile capire diversi passaggi Degli Errori e
della Verità». Ma inoltre: «Vi sono delle persone per le quali la lettura delle
opere teosofiche sarebbe un nutrimento troppo forte, alle quali si potrebbe,
presentandosene loccasione, indicare le opere di Madame G. per far loro amare lo
spirito del cristianesimo».
Noi lo capiamo bene,
Louis-Claude de Saint-Martin suscita un tale fascino che le sue opere si diffondono
ovunque in Europa. Altrettanto sono apprezzate negli ambienti occultisti e circoli
esoterici, dove è di moda riferirsi al Filosofo, ma inoltre la sua notorietà raggiunge
anche i circoli mondani. Le sue Pièces
philosophiques del 1771 determinano la sua statura, il suo libro Degli errori e della verità, nel 1775, la
consolida.
È in questa svolta decisiva della sua vita che supererà la
sua cattolicità, molto più di Jean-Baptiste Willermoz, e lo proverà a contatto di
Martinez che fa di questo allievo un discepolo, per quanto il Maestro non lo trovi
sufficientemente preparato per potergli comunicare la totalità del suo insegnamento. Ne farà dunque il suo segretario. Non
si trattava peraltro di un onore, il Maestro si
è pur scelto il tristo Du Guers, cosa che fece dubitare molti discepoli circa il dono di
charoveggenze del Teurgo.
É in questa scuola di Martinez che coglierà tanto
limmensità quanto la difficoltà del compito che gli incombe : insegnare. Lo
farà coi Du Bourg (Mathias e Joseph) a Tolosa, a partire dal 1776 fino al 1785,
Kirchberger, suo amico, lo farà con la carissima Madame B (Boeklin), lo farà dedicando
il suo «Ecce Homo» alla duchessa di Bourbon, madre del duca di Enghien, lo farà con
molte donne, la Principessa di Noailles, la Contessa du Barry, Madame de Lusignan, persino
nella scuola superiore. Insegnerà tutta la sua vita, anche quando ci consegna il suo
pensiero, un po come un uomo che si scopre parlando del suo intimo, continua ad
insegnarci. No, egli non ci parla, in quanto la parola, è Verbo senza benedizione. È
sufficiente leggerlo per sapere a chi dobbiamo assoggettarci! Ripetiamo il suo pensiero:
«Verbare, è pregare», e, inversamente, nel leggerlo, impariamo a farlo senza neppure
accorgercene.
Saremmo tentati di dire che insegnò persino agli Angeli, in
quanto prima di parlare agli Angeli, non bisogna vivere come un Angelo? La sua stessa vita
attesta questa vita angelica, fatta tutta di dolcezza e di ammirazione, ne scriverà
persino un meraviglioso Trattato su questo tema. È là che riprende la parte sui suoi
simili che vogliono con parole dordine trattare con gli «Agenti divini», senza
vivere devotamente.
Ed anche se desidera con tutta lanima che i propri
Libri non servano a niente, non può impedirsi di scrivere, di leggere, di commentare e di
professare. È in quella stessa scuola di Martinez, dove coglie il senso stesso della
lotta a cui dovrà dedicarsi che capisce che «la
saggezza divina si serve di Agenti e di Virtù per far sentire il suo Verbo nel nostro
interiore, ma occorrono tutte queste cose per pregare Dio?». Come sola arma ha la sua
facoltà di «verbare» e la sua profonda fede. Già nel 1766 sa che questi «Agenti»
sono una porta per la relazione spirituale con Dio. Lo sa con certezza: ha avuto qualche
segno sensibile ed ottenuto dei «passi» sin dallequinozio di primavera del 1772,
anno della sua ordinazione a Réau.Croix. Davvero un brutto anno per Willermoz che
fallisce nelle suo operazioni equinoziali, davvero un brutto anno per gli emuli di
Martinez, il maestro si imbarca per San-Domingo, per regolare una questione di
successione. Occorrerà, dunque, accontentarsi dei suoi discepoli Willermoz, di
Saint-Martin e Duroy dHauterive per le ordinazioni.
Mentre Swedenborg ottiene la rivelazione nel 1743 quando
Saint-Martin entra nel mondo, questultimo ottiene anche lui dei Segni nel 1772, anno
in cui Swedenborg lascia questo mondo, sempre a Londra.
Molto presto Saint-Martin capisce che se gli Agenti e Virtù
possono aiutarci (e Martinez gli asserisce che è tutto e soltanto ciò che abbiamo per
lavorare alla nostra Reintegrazione), capisce che dobbiamo e possiamo ugualmente molto
aiutarli. Ma attenzione, questi Agenti si ripartiscono in Classi ed il nostro aiuto può
diluirsi e perdere di efficacia. In questo, Martinez, suo introduttore, ha delle Virtù
molto attive.
Siamo nel 1774, Hershell crea il suo grande telescopio, la
scienza avanza, la grande causa di Saint-Martin anche, si incontreranno un giorno a
Windsor.
1774, anno di emancipazione. Jean-Baptiste Willermoz, con
audacia, intraprende il suo grande progetto del Regime Scozzese Rettificato. Saint-Martin
catechizza gli Eletti Cohen, effettua un breve soggiorno con il fratello di Willermoz in
Italia, e, di ritorno a Lione dove frequenta la Loggia «La Bienfaisance», è pronto per
la grande avventura dallaprile 1775 allaprile 1776.
Effettua un soggiorno a Genova via Nizza, poi a Parigi
nellaprile 1775, mentre tutta lIle-de-France è in effervescenza (è la
rivolta contro il ministro Turgot, chiamata «la guerra delle farine», avvisaglie della
Rivoluzione). Un soggiorno breve, tra due lezioni ai giovani Eletti Paganucci e Périsse,
una visita a Cazotte, zelante allievo di Martinez ed il suo libro «Degli errori e della verità» appare sotto il nome
del Filosofo Incognito. Paradossalmente, questopera lo farà riconoscere come
unautorità nellambiente occultista, quanto nei salotti mondani, in quanto
Saint-Martin li ama, non perché vi si brilla, ma perché vi si incontrano degli esseri
raffinati quanto perfidi e che è in questi circoli che la sua missione deve collocarsi:
illuminare gli uni e rischiarare gli altri. Ha il dovere di rapportarsi con gli Invisibili
come con i Visibili. Ha il dovere di esservi presente, in ogni circostanza, anche nelle
ore più calde o più sinistre della Rivoluzione francese; patirà per il suo esilio ad
Amboise ma farà buon viso a cattiva sorte.
La Signore de Lesinasse, Geoffrin, du Deffand, de Staël,
Necker e Bathilde dOrléans, duchessa di Bourbon, sono celebri in tutta Europa per
accogliere le Menti brillanti nel loro salotto. La timidezza di Saint-Martin sarà vinta
grazie alla sicurezza della marchesa di Chabanis che lo spinge a difendere nei salotti il
partito spiritualista. Il loro lavoro di public-relation
è servito senza che veramente vi si interessi allelaborazione
dellEnciclopedia. Dobbiamo tuttavia sapere che il 78% della popolazione è
analfabeta e che le donne contribuiscono ampiamente a questo analfabetismo (86%). Questo
piccolo cenacolo di donne nobili o borghesi contribuisce alla propagazione delle idee
liberali di emancipazione delluomo e dunque della donna, esempio le logge massoniche
di adozione. Saint-Martin e Willermoz, redigendo dei quaderni di rituali per la ricezione
di Madame Provensal alla Teurgia, favoriscono egualmente lemancipazione della donna.
Non si può dire altrettanto dellemancipazione dei negri dove Saint-Martin non si
mostra affatto progressista. Non soltanto, non partecipa alle azioni ed alle idee del Club
per lemancipazione dei negri, club di cui Robespierre è un ardente difensore, ma
è, al riguardo, ad immagine di Martinez, quello che si chiamerebbe un reazionario. La sua
idea sul popolo negro è quantomeno retrograda ai suoi tempi. In due occasioni, nel suo Tableau naturel des rapports qui existent entre Dieu,
lHomme e lUnivers, come nelle sue Leçons de
Lyon aux jeunes Élus Cohen, il discepolo non è affatto meglio del
Maestro e fanno di Saint-Martin un ben misero antroposofo; perdoniamogli le sue colpe come
perdonerebbe le nostre, lui, il sublime Teosofo. Ma ritorniamo alle nostre «mondane» che
servirono anche la Grande Causa, la causa spiritualista, in quanto i mistici abbondarono
sotto i rivestimenti dorati dei loro palazzi privati, quanto i razionalisti. E
Saint-Martin vi ha il suo spazio. Matter commenta: Lungi dal voler nascondere la sua
vita e vegetare in consessi misteriosi, il Filosofo Incognito aspirava, in realtà, al
filosofo conosciuto. E meritava di esserlo, sapendo unire mirabilmente le due cose più
rare e più lodevoli in un dotto, quella del pensatore molto profondo e di uomo del mondo
molto diffuso. Ovunque ricevuto con la premura che le sue qualità meritavano, e
prestandosi a questa premura senza che luno e laltro di questi due meriti, che
lo fecero ricercare, nocesse allaltro, Saint-Martin era fatto per il mondo come per
la seria filosofia che aspirava allonore di riversarvi».
In questi salotti,
dunque, si parla di Dio, della mistica, ma vi si commentano anche i libelli dei club
politici, si parla della censura delle «Nozze di Figaro», di Beaumarchais, e del suo
spirito critico e provocatore. Vi si ascoltano gli ultimi libretti di Salieri.
Saint-Martin, che coltivava il violino, apprezza questa atmosfera così propizia alla
preghiera ed alla meditazione. Se le idee circolano in fretta, per contro gli uomini sono
lenti sulle vie maestre, ci vuole in media unora per percorrere una lega, cioè 5
km. Pensiamo ai frequenti spostamenti di Louis-Claude de Saint-Martin attraverso
lEuropa. Le strade sono incerte, dissestate, per lo più sterrate, polvere e fango a
seconda della stagione, ponti di legno spesso crollati, innumerevoli pedaggi, il cambio
dei cavalli non sempre rapidi, riservati ai servizi del Re ed alla Posta, il corriere
procede più rapido degli uomini; un assale spezzato, un cavallo che perde il ferro ed il
viaggio è compromesso. Il viaggio è dunque fonte di inconvenienti, disagevole ed
incerto. Bordeaux è a 15 giorni da Parigi, Orléans a 4 giorni. I bagagli sono
strapazzati, talvolta persi o rubati. Il viaggio rimane un lusso. I villaggi francesi sono
a giorni e ad ore da Parigi. Questo contribuisce ad una vita locale ristretta su se
stessa. Saint-Martin predilige la diligenza per la sua grande mobilità. Si emancipa tanto
intellettualmente che culturalmente rendendo visita ai suoi amici provinciali o europei.
Tuttavia, darà sempre limpressione di passare in questo mondo senza mai esservi.
Un viaggio a Tolosa nellestate del 1776: è lanno
del ribasso del prezzo del grano e del vino, è linizio di una terribile
disoccupazione nelle campagne. Per Saint-Martin, è il ritorno a Parigi fino al dicembre
del 1778. È in questo periodo che incominciò ad interessarsi alla creazione della
«Société des magnétisateurs de Paris», associazione con una succursale a Lione.
Quando nellaprile del 1784, Jean-Baptiste Willermoz,
fondatore del Regime Scozzese Rettificato, aderì alla «Concorde», société magnétisante de Lyon, su incoraggiamento
dei Massoni Eletti-Coên o dei Cavalieri Beneficenti della città, non faceva che cedere
ad una moda che aveva conquistato Parigi già da 6 anni e raggiungeva tutta la Francia.
Louis-Claude de Saint-Martin diffidava di Messmer, come diffidava di tutti peraltro, ma
era tuttavia incuriosito dal magnetismo.
La «Concorde» era un circolo con un tipo di funzionamento
analogo a quello di una loggia massonica; era diretta dal chirurgo Dutrech, e la quasi
totalità dei membri di questa Loggia erano anchessi massoni in una loggia
rettificata.
Il successo
incontrato a Lione dal magnetismo era dovuto essenzialmente al fatto che i medici
magnetizzatori erano anche massoni rettificati e la pratica degli uni alimentava, perfino
confortava, la dottrina degli altri.
Questo magnetismo, tutto animale, era importato dal Viennese
Franz Anton Messmer, appoggiato da Jussieu, e si proponeva, «di ristabilire larmonia primitiva che regnava tra
luomo e luniverso». Il postulato di base era quello di Cornelio Agrippa:
«luomo ha tutto in sé: il peso, la misura,
il numero, il movimento, gli elementi e larmonia». Questi magnetizzatori
parlavano di un fluido universalmente diffuso, di una mutua influenza tra i corpi celesti
ed i corpi animati, di effetti alternativi che possono essere considerati come un flusso
ed un riflusso. Questo linguaggio era analogo a quello che proponevano i discepoli di
Martinez de Pasqually, il padre spirituale ed iniziatore di Willermoz, come di
Louis-Claude de Saint-Martin, con la sola eccezione che quel magnetismo, presso Mesmer,
era tutto animale. Ma una unità di vedute tuttavia emergeva secondo i propositi
delloccultista Court de Gobelin: «Spogliamoci
delluomo fisico di Paracelo, che trae la sua origine da Adamo, per non obbedire che
alluomo invisibile e celeste che, esso, la trae dagli astri».
Saint-Martin cercherà di conversare con lastronomo
Lalande nel 1797, nel corso di un pranzo ma gli uomini si separarono nella più totale
incomprensione. È dunque nel 18° secolo, a seguito delle esperienze di Franz Anton
Messmer, che si dedusse che un fluido passava da un partecipante allaltro, creando
così quello che viene chiamato un «egregore».
Questo termine, che vuol designare lintima coesione di un gruppo, è di origine
occultista e si introdusse nel compagnonnage tramite la massoneria.
Ma ritorniamo al nostro caro Filosofo.
Siamo nel 1778, Saint-Martin è di passaggio a Tolosa, si
lega coi Du Bourg che stima per il loro senso di ospitalità e la loro curiosità. Insegna
loro il martinezismo, senza creare una propria scuola, ritorna poi al suo purgatorio:
Parigi. Voltaire muore in primavera e Diderot, Condorcet, dAlembert rifiutano di
unirsi ad una manifestazione pubblica in sua memoria. Saint-Martin non rimpianse mai il
mancato colloquio ad un pranzo presso il suo protettore il Maréchal de Richelieu. Il
disprezzo riportato da Voltaire a dAlembert a proposito della sua opera «Degli errori e della verità» lo aveva
crudelmente ferito. Cagliostro fonda il suo rito, primo abbozzo dellEgiziano a
Bruxelles; Willermoz riceve Joseph de Maistre Grande Professo.
Bisognerà aspettare il 1784, due anni dopo la comparsa a
Lione del suo «Tableau naturel
.»,
perché Saint-Martin sia riconosciuto come il capofila della scuola martinezista.
Invitato, per questo, dai Filateti, molto impregnati nella ricerca alchemica ed allo scopo
di unirsi e fondersi con la scuola swedenboghiana, Saint-Martin rifiuterà. Il suo fine è
di prendere le distanze dalle scuole occultiste e rivolgersi verso il pubblico sedotto
dallenciclopedismo e dal sensualismo. Il grande concorso di filosofia
dellAccademia di Berlino gli diede tutte le speranze di conquistare il pubblico alla
causa spiritualista, ma le sue vedute diviniste non conquistarono i favori della giuria.
1785, e lAgente di Lione trova Louis-Claude de
Saint-Martin sufficientemente «casto nelle sue radici» per comunicarsi a lui. Ma sa
anche che gli occorre del coraggio e della costanza per ottenere che Dio ripari tutto in
noi. Dopo i suoi due insuccessi dellAccademia di Berlino e di Parigi, ne è
convinto. Deve recarsi a Londra, per appropriarsi del misticismo di Jane Lead; senza
saperlo, frequenterà una boehmista, ed incontrerà William Law, anchegli boehmista
e traduttore del filosofo teutonico. La Provvidenza si diverte a far convergere i destini
nel suo disegno di Unità. William Law e Saint-Martin si legarono di amicizia ed alcune
delle loro opere sembrano completarsi a tal punto che Matter dice che Law avrebbe potuto
firmare «Gli Errori
» e Saint-Martin, l«Appello alla preghiera». Il Conte
di Divenne si unirà a loro. Saint-Martin risiede presso il principe Galitzin e frequenta
il piccolo mondo che chiama «martinista». È lui stesso allorigine di tante
confusioni, poiché nella sua mente i martinisti sono i seguaci di Martinez. Nel 1788,
Galitzin lo porta a Parma e Roma via Genova, e lo introduce nellaristocrazia
italiana. Non trovandovi i suoi cari scopi allaltezza della sua speranza,
Montbéliard e la Duchessa di Wurtemberg si defilarono.
Dal 1788 al 1791: tre anni di metamorfosi, tre anni fecondi e
decisivi nella vita del filosofo. Saint-Martin migra a Strasburgo per tre, tre brevi anni
che mise a profitto per terminare il suo «Homme de
Désir» iniziato a Londra, per separarsi dalla massoneria, il suo cuore ed il suo
spirito non essendovi mai veramente presenti. Strasburgo sinfiamma per la filosofia
delle «Luci», si lascia sedurre da Kant e la sua «Ragion
pratica» complemento della «Critica della
ragion pura». Incontri sorprendenti a Strasburgo: con Silferhielm, il nipote di
Swedenborg; scriverà il suo «Nouvel Homme» di
cui certi dicono essere più ispirato da Swedenborg che da Boheme; incontro interessante
con la nobiltà alsaziana dei Turckheim, persino cruciale per la sua conversione al
boehmismo con Rodolphe Salzmann. Strasburgo e, di nuovo, le donne, sempre le donne, è qui
che scrive «Ecce Homo» per la duchessa di
Bourbon. Ancora donne: la baronessa dOberkirsch, e Madame de Boeklin per la quale
avrà unamicizia «di una santa tenerezza».
Un piccolo circolo di sei persone (Westermann, Schwing,
Boeklin, Salzmann, Meyer, Razenried) conquisterà Saint-Martin a Jacob Boheme, lo
guideranno verso quella lingua tedesca che si premura di imparare per familiarizzarsi con
il Teosofo teutone. Traduce l«Aurora
nascente». Ma, di tutti, solo Salzmann aveva «la mesure développée». Allenato dal
pensiero di Swedenborg, di Law, di Pordage e di Lead, la sua conoscenza di Boheme seduceva
Saint-Martin.
1791, dietro ordine del padre, lascerà la città per Amboise
durante la «bagarre de Varennes». Dovrà quindi separarsi da Madame B
, e sarà tra
le lacrime. Dirà «Vi sono tre città che contano
per me; Strasburgo è il mio Paradiso, Amboise è il mio inferno, Parigi è il mio
purgatorio». Senza saperlo, forse, il padre gli salvò la vita: il 1789 e la
Bastiglia non erano distanti e Saint-Just già imperversava a Strasburgo.
1792, una escursione a Petit-Bourg, poi richiamo ad Amboise
dove lo stato di salute del padre si degrada. È un anno enigmatico: Saint-Martin si
confida: «sono tra gli scossoni del nulla, sotto la
stessa potenza di quando mi è stata aperta la carriera». È tornato ad occuparsi
delle questioni della vita profana che sanno così bene ottenebrare la vita
dellanima? M.me B
gli scrive per confortarlo : «che ciascuno rimanga nella vocazione a cui Dio lo ha
chiamato». È annichilito nel vedere la sua carriera spirituale arrestarsi e la sua
meta allontanarsi? Ha per comunicazione lo «Spirito
del decreto che si porta addosso» e gli fa accettare di essere un recluso ad Amboise.
Trarrà dunque profitto nellandare dal suo inferno di Amboise al suo purgatorio di
Parigi, farà la conoscenza di colui che ce lo farà meglio conoscere attraverso gli
scambi epistolari, si tratterà del bernese Kirchberger di Liebisdorf. Questultimo
è al teosofo di Amsterdam, Gichtel, traduttore di Boheme, ciò che Saint-Martin è al
teosofo teutone. Non si possono trovare migliori amicizie spirituali. Amicizie che non si
possono contraddire anche nelle questioni di dottrina, ne abbiamo come prova la reciproca
difesa e argomentazione sulla natura della Vergine e di Sophia. Si parla di Lavater ed
anche della Scuola del Nord che professa la rotazione delle anime (reincarnazione) ed il
ritorno di San Giovanni che deve sostituire la sua scuola a quella di San Pietro.
1793, è il regime del Terrore: su 400.000 nobili ed
ecclesiastici, il 15% perirono, la metà è emigrata. Anno della morte del re Luigi XVI°
e del padre di Saint-Martin, ritorna ad Amboise. Ne approfitta per sdebitarsi di 70 livres verso la nazione per
lequipaggiamento dei 300.000 soldati della Repubblica. Il duca di Orléans, Philippe
Égalité, lo stesso che aveva votato la morte del re, suo cugino, andava sul patibolo.
Saint-Martin dovrà da questo momento chiamare sua sorella la duchessa di Bourbon,
cittadina B. Deve anche censurarsi ed invitare i suoi corrispondenti a farlo. Ne proverà
dispiacere per le lettere provenienti da Strasburgo. Il linguaggio simbolico, mistico o
occultista passava al setaccio dei censori, e Saint-Martin era in obbligo di dare
spiegazioni su tutto ciò che appariva ambiguo o sospetto. È persino costretto a
mendicare un certificato di cittadinanza. Occorre comunque moderare i pericoli a cui
Saint-Martin deve far fronte. Jean-Baptiste Willermoz, lui, deve nascondersi in quanto
accusato, con ragione, di aver partecipato allinsurrezione di Lione; si è
cannoneggiato e vi sono stati dei morti tra i repubblicani.
1794, festa dellEssere Supremo, abolizione della
schiavitù, morte di Lavoisier, di Andrea Chenier, di Danton, di Saint-Just e di
Robespierre. Si fanno uscire i nobili dalle prigioni ma li si allontana per decreto da
Parigi. Saint-Martin viene nuovamente esiliato da Petit-Bourg (Ris,
nellIle-de-France) ad Amboise; solitudine immensa, «lavora per sentirsi pronto ad uscire dal mondo»,
lavora anche alla traduzione di Boheme e Kirchberger ed a quella di Gichtel. È la
creazione del Politecnico e della Scuola Superiore. Saint-Martin vi è chiamato. Il suo
compito: formare sin da suo ritorno in provincia uno tra i 2000 e 3000 insegnanti della
Repubblica. Lui che non vuole volgersi che sulla parola interiore, dovrà diffondere la
parola esteriore. Ma come tutto è legato in questa Rivoluzione francese, vi vede il suo
salario versato dalla mano della Provvidenza. Sale a Parigi e gli assegna, poiché è
sulla lista dei precettori del delfino, come prima missione di montare di guardia al
Tempio, presso il giovane Luigi XVII°. Assolve il suo dovere politico con semplicità.
Fonda come ovunque dove abita il suo piccolo oratorio. Vi prega, vi medita, è da questi
luoghi di intimità spirituale che attinge la sua ispirazione; gli sviluppi pratici
avvengono nella strada, nei salotti, in carrozza o nelle stazioni di posta. Se la sua
prima scuola gli fece capire che la sua missione era di insegnare, la Scuola superiore non
gli dà affatto i mezzi per farlo, ne trarrà più conoscenze che insegnamenti. Conoscenze
sullarte di discorrere metodicamente, ma la povertà degli argomenti contro
lesistenza di Dio come quelli che militano per la superiorità della comprensione
umana gli facevano rimpiangere le sue meditazioni sul destino dellanima. Il Culto
della Dea Ragione, istituito da Robespierre, due anni prima, viziava sempre il terreno
vegetale e spirituale di Sophia e dello Spirito Santo. È in questa Scuola superiore che
ebbe loccasione di difendere con forza, contro Garat, ministro dellInterno e
commissario generale della Pubblica Istruzione (e professore, anchegli) le sue
convinzioni sul senso morale, sulla facoltà naturale di pensare del nostro interiore,
sulla parola prima, sulla materia non-pensante.
Garat era un brillante oratore ma uno scadente scrittore, Saint-Martin era lesatto
contrario. I concetti di Garat e Condillac erano delle degenerescenze di quelli di Locke e
di Kant, quelli di Saint-Martin si richiamavano al verbo stesso e, dunque, rigeneravano il
pensiero dei suoi ascoltatori. La vitalità della sua fede aumentata dalla sua reputazione
contribuirono alla riabilitazione dellilluminismo nel secolo delle Luci. «Il raggio luminoso, tramite lui, penetrava attraverso
le tenebre, e poteva illuminare, in tutta la sua purezza, la ragione ed il cuore». «Delle Pietre furono gettate sulle
fronti dei golia».
Terminata la sua missione, se ne ritornò nel suo inferno di
Amboise a vivere con una magra rendita tale da impedirgli di rendere visita al suo amico
Liebisdorf. Una cattedra di storia a Tours lo tentò; laiuto più prezioso fu la sua
notorietà per ottenere il posto, per occupare funzioni più elevate nel corpo insegnante.
(ad esempio listituto nazionale creato in quellanno). Nominato membro degli
elettori del dipartimento, questo compito lo occupava una decina di giorni al mese. Quelle
due utopie materiali che sono la politica e leducazione lo portavano naturalmente
allazione correttiva. La pubblicazione della sua «Lettre à un ami sur la Révolution française» ci
illumina sulla sua volontà di diffondere la sua teoria sulla Teocrazia. Educazione,
politica e religione, ecco una terna infernale che Saint-Martin denuncia, vuole
sostituirle una terna divina, Provvidenza, Destino e volontà umana, così sublime nel suo
«Tableau des rapports
». È questa doppia
terna intrecciata che aiuterà più tardi il principio sinarchico.
Il 1795 è anche, per Saint-Martin, lanno della sua
conoscenza, tramite Kirschberger, del teosofo tedesco Von Eckartshausen. Anche qui si
trova in contraddizione coi teosofi del suo secolo e qui soprattutto
sullaritmosofia. Si lamenta che il consigliere monachese faccia parlare i numeri con
laddizione. Il Verbo parla attraverso i numeri nella moltiplicazione. Nel 1796,
Saint-Martin, 7 anni prima della sua morte, ritorna ai vecchi amori. E loggetto dei
suoi interrogativi fa incontrare Boheme e Martinez sulla questione della resipiscenza. Che
ne è del pentimento delluomo? La posterità delluomo deve pentirsi della
prevaricazione di Adamo? Su questo punto Saint-Martin assimila le due scuole martineziste
e boehmiane a degli sposi ben separati.
Nel 1797, Saint-Martin arde dal desiderio di rivedere
Strasburgo. Rimanda la visita al caro amico bernese Kirchberger e, per farsi perdonare,
ri-compone per lui le sue «Stances sur
lorigine et la destinée de lhomme». Parallelamente affina il suo «Éclair sur lassociation humaine». Un
passaggio per Petit-Bourg e qualche scambio epistolare con Divenne, dEckartshausen,
Lavater e Young-Stilling, testimonia loro la sua ammirazione per la loro dedizione alla
causa spiritualista. E poi, sempre degli scambi con Kirchberger su delle espressioni
utilizzate da Boheme e sulle quali Saint-Martin desidera essere illuminato. Luno
traduce le Confessioni, laltro lAurora e le «Quarante questions de
lâme».
1796-1797: il suo insuccesso nel concorso dellAccademia
di Berlino, 12 anni prima, unito allo sconforto che gli dava il suo duello oratorio con
Garat, rafforzava Saint-Martin nel suo desiderio di far conoscere al pubblico la posizione
degli spiritualisti soprattutto sulla predominanza del pensiero sui segni che esso
produce. Diventava filosofo, collaborando alla costruzione, persino alla ricostruzione
della città. Ma la sua ambizione non si fermava qui, Saint-Martin voleva vedere la sua
influenza guadagnare il terreno delle istituzioni politiche e morali della nazione. I suoi
studi di diritto da giovane potevano aiutarlo. Questo lo portò a pubblicare per
listituto le sue «Riflessioni di un osservatore sulla questione proposta
dallIstituto
». Lanno seguente, il suo libro «Degli errori e della verità» è colpito
dallinquisizione spagnola. Saint-Martin non sembra impressionato da questa
decisione: il cattolicesimo non è il cristianesimo.
1799, colpo di stato di Bonaparte, Joseph de Maistre pubblica
a Losanna le sue «Considerazioni sulla Francia».
È davvero un brutto anno per Saint-Martin. Mentre provvede a consolare il suo amico
Kirchberger, corrucciato che gli venisse negata una traduzione di Boheme, e che si mostra
deciso al riguardo, lamico bernese muore improvvisamente. Saint-Martin ne è
profondamente colpito. Le sue corrispondenze sono unemulazione per lui, Kirchberger
consente a Saint-Martin di esplicitare le sue meditazioni, e di andare oltre nella
giustificazione dei suoi pensieri. Attraverso Kirchberge, Saint-Martin si istruiva sulla
progressione degli altri mistici quali Divenne, Young-Stilling o Lavater. Non gli resta
che un amico: Jacob Boheme. È forse perché si rimprovera di non aver aiutato Kirchberger
a pubblicare il suo «Abrégé de Boheme», che scrive il suo «Esprit des choses», nel 1800, pubblicato due
anni più tardi e che è unintroduzione preparatoria agli scritti di Jacob Boheme.
Si definisce egli stesso, avendo scritto questo libro, come lo spazzino del Tempio.
Forse senza accorgersene lo ha scritto perché si possa
entrare in quel meraviglioso piccolo Tempio, dedicato al Verbo rigenerato e che
rappresenta una delle sue più belle opere «Le
ministère de lHomme-Esprit». Vi si distingue lebreo portoghese, il
Salesiano ed il Bernese, ma soprattutto vi si vede il Riparatore adombrant il suo discepolo.
Nel 1802, Saint-Martin affina le sue traduzioni di «La triplice vita delluomo», dei «tre principi dellessenza divina», e delle «Quaranta domande sulla vita dellanima» di
Boheme. Se non poté incontrare né Voltaire, né Rousseau, linvito del pittore
Neveu alla Scuola politecnica per cenare con Chateaubriand non lo lasciò insensibile. Il
suo libro «La Génie du christianisme»
chiamava dei commenti da parte del teosofo. Saint-Martin si rallegrò per questa cena,
Chateaubriand se ne infischia, ma nel 1807, si pente. «Monsieur de Saint-Martin era un uomo di grande merito,
di carattere nobile ed indipendente. Quando le sue idee erano spiegabili, erano elevate e
di natura superiore». Matter ci prepara alla transizione del Filosofo Incognito: «Fin quando ci sarà in questo mondo un essere
intelligente che farà dellideale purezza del sentimento e del pensiero la cosa
seria della sua esistenza, vedremo sempre dei candidati alla questione della Grande Cosa».
Il 1803 è davvero un brutto anno per la Francia, il console
Bonaparte vende la Louisiana per armare la sua flotta dinvasione
dellInghilterra. LAccademia delle scienze morali scompare; Saint-Martin anche.
Un davvero bel giorno, dunque, quel tredicesimo giorno di ottobre a Aulnaye vicino a
Parigi per Louis-Claude de Saint-Martin. Muore per apoplessia, vogliamo che muoia
pregando. «La morte è una promozione» diceva;
passa nel novero degli Spiriti Superiori, di quelli che sono nella Luce, dallaltra
parte del velo, forse per meglio ammaestrarci? Forse anche perché Dio possa meglio
rimirarsi nello splendore e nella dolce Luce della sua anima?