IN
RICORDO DI VIRGILIO LAZZERONI
Virgilio Lazzeroni, era
stato iniziato , in non giovane età, tra le colonne della gloriosa Loggia
Arbia, l’Officina Madre delle valli senesi, il 20 ottobre del 1969. I suoi interessi spaziavano dalla simbologia
alla cultura pagana, all’ermetismo. La
sua metafisica comportava un parallelismo
con il razionalismo filosofico (aveva dedicato a Cartesio una
monografia) e con il comportamentismo
watsoniano. Fu Ordinario di Psicologia Generale e Clinica presso l’Ateneo
Senese..
Superiore Incognito Iniziatore dell’Ordine Martinista, fu vero “uomo di
desiderio” ed i suoi studi di psicologia hanno formato ancor oggi una scuola di
interpretazione del pensiero che continua anche dopo la sua scomparsa.
L'ESCATOLOGIA
PITAGORICA NELLA TRADIZIONE OCCIDENTALE
Di Virgilio Lazzeroni
Tratto da : L’Acacia n.° 16 1984
Per quanto l'esame dell'Escatologia pitagorica della Tradizione occidentale
possa sembrare restrittivo in un convegno destinato a valutare l'incidenza del
pensiero pitagorico sulla scienza e sulla cultura contemporanea, vi sono almeno
due ragioni che inducono a considerarlo come centrale. La prima riguarda le
relazioni fra la visione pitagorica ed il R.S.I., promotore con il G.O.
d'Italia di questo Convegno. La seconda concerne come tale visione si è
trasmessa sino ai nostri giorni all'interno di quella che è stata indicata con
il nome di Tradizione Iniziatica Occidentale. Ambedue inducono a ritenere che
esista, almeno in una parte delle Scuole Iniziatiche attuali, un filone pitagorico
che ne costituisce il fondamento. Entro questo contesto, essenziale risulta
stabilire perché il Rito Simbolico, erede della Risp. Loggia.
"Ausonia" di Torino e del G.O.I., decidesse in un Convegno del 1876
di aggiungere alla propria denominazione quella di "Italiano".
Decisione tanto più notevole per le implicazioni che aveva quando si tenga
presente che in quello stesso anno il Grand Orient de France espungeva dai suoi
Rituali il riferimento al G.A.D.U. sulla scia dell'impostazione positivistica
diffusa da Augusto Comte. Senza soffermarsi sulle condizioni della L.M.
italiana dopo l'avvenuta unificazione nazionale è opportuno, per altro,
ricordare che la corrispondente unificazione fra il G.O.I. di Torino con
caratteristiche simboliche ed il G.O. di Palermo con caratteristiche scozzesi,
aveva indirizzato il nuovo G.O. in una direzione assai simile a quella
francese. Come ha rilevato Mola, nel tracciare la storia della L. M. italiana
in questo periodo, prevalenti risultavano in essa sia le tendenze positiviste
che un esteso anticlericalismo ed una marcata politicizzazione. Le une e le
altre frutto delle circostanze storiche che avevano presieduto all'unificazione
nazionale, ma, anche, degli indirizzi culturali sviluppatisi in Italia nella
seconda metà del secolo XIX. Significativa appare a questo riguardo la
presenza, accanto ad un positivismo a sfondo spesso materialista,
dell'idealismo neohegeliano divenuto alla moda dopo che Augusto Vera e
Bertrando Spaventa lo avevano vitalizzato. Impostazione destinata ad assurgere
a filosofia dominante con Croce e, addirittura, di Stato con Gentile, ma in
ambedue i casi ostile a qualsiasi valutazione metafisica e contraria, come il
positivismo, ad ogni approfondimento iniziatico. Note sono le posizioni assunte
da Croce verso la L.M. ed il sarcasmo da lui manifestato per le sue
caratteristiche rituali. Non meraviglia, pertanto, che in tale situazione si
sviluppassero indirizzi filosofici e culturali più vicini a ciò che positivisti
e neohegeliani andavano negando. E non stupisce che tali indirizzi si
rifacessero con una diversa lettura di Vico agli sviluppi che aveva avuto in
Italia la filosofia prima e dopo
Impostata in questa maniera la valutazione di come
Sempre in questa direzione può essere indicata, per l'epoca di Augusto, la
restaurazione del "regno di Saturno" indicata da Virgilio nella IV
"Egloga", e l'annuncio dell'inizio di un dramma cosmico-storico con
la fine dell'umanità, fatto dal neopitagorico Nigidio Figulo e riportato da
Lucano nella "Farsaglia". Annuncio che sembra ripetere i miti
crepuscolari romani insiti nella visione delle 12 aquile da parte di Romolo e
nella valutazione dei 12 mesi aventi ognuno la durata di cento anni indicati
per la permanenza di Roma. Tali riferimenti testimoniano esistenza di un
complesso di dottrine a sfondo iniziatico fondamento di una Tradizione
Occidentale non cristiana che si continua nei secoli successivi. Degna di nota
la posizione di Apollonio di Tiana e dei neopitagorici, in cui confluiscono
elementi ermetici come quelli presenti nella "Tavola di Smeraldo"
riferita, talvolta, allo stesso Pitagora e ritenuta scoperta da Apollonio.
Significativa, anche, la permanenza di incidenze pitagoriche nella cultura
europea del XII e XIII secolo probabilmente avvenuta attraverso gli arabi. In
un testo ermetico di questa epoca,
In epoche più recenti è del resto noto come nel 1813 Fabre Olivet abbia
pubblicato la prima traduzione dei "Vers dorés de Pythagore" in una
prospettiva che ha fatto di questo studioso uno dei più approfonditi
conoscitori dell'Ermetismo e della Sapienza antica. Si potrebbe anche,
aggiungere come un accenno a Pitagora si trovi nelle "Costituzioni"
di Anderson per quanto oscurato da una dizione non precisa. Quest'ultimo
riferimento non deve, tuttavia, fuorviare nella considerazione delle
caratteristiche della L.M. anglosassone, espresse da Anderson, rispetto a
quelle della L. M. continentale più vicina alla Tradizione Occidentale. Note
sono le critiche dello stesso Reghini alla posizione speculativo-operativa
propria alle Logge anglosassoni e riportata in Italia, fra gli altri, dal
Porciatti, e le sue considerazioni sulla L.M. come dottrina e tecnica per la
"liberazione" dell'uomo in sintonia con le indicazioni di Guénon.
Noto è, del pari, come ancora Reghini, in un volume su "I numeri sacri
nella Tradizione Massonica", ritrovasse numerosi elementi pitagorici nella
Simbologia massonica. Fra questi il "Delta",
Se da questa sommaria analisi si passa a considerare quello che si può definire
come il "Corpus" dottrinale pitagorico non sarà difficile affermare
che esso va inteso come una "Scienza totale" a struttura olistica. In
questo senso Mircea Eliade ha rilevato che in Pitagora "la conoscenza
scientifica era integrata in un insieme di principi etici, metafisici e
religiosi, accompagnati da diverse tecniche corporee". Ed Evola ha
aggiunto che la caratteristica della dottrina pitagorica era quella di
"abbracciare domini diversi in un'unica sintesi". Esempio
paradigmatico di tale tendenza l'ideale politico pitagorico, trasmessoci da
Giamblico nella "Vita pythagorica", e che sviluppa sul piano profano
una completa impostazione metafisica. Ma se queste sono alcune caratteristiche
della dottrina pitagorica ricavabili dagli autori classici e moderni, più
difficile risulta stabilire quanto di essa spetti a Pitagora, e quanto ai suoi
continuatori. Dubbi esistono sulla stessa figura storica di Pitagora, talvolta
confuso con un altro Pitagora neopitagorico del I secolo d.C. a cui va
ricondotto il simbolismo della Y pitagorica. Ancora discussa è, d'altra parte,
la successione delle fasi della Scuola pitagorica, anche se la ricostruzione
più attendibile sembri al momento attuale quella di Holger Thesleff. Secondo
questa si avrebbero in tale Scuola quattro periodi distinti, indicabili come
Pitagorismo primitivo, Pitagorismo del V secolo a. C. con Archita, Pitagorismo
dell'età ellenistica ed, infine, Neopitagorismo con Apollonio di Tiana e
Numenio di Apamea. Ne deriva una valutazione complessa delle modalità espresse
nel tempo dai Pitagorici sul piano iniziatico, confermata, fra l'altro, da come
si sono attribuiti ai discepoli di Pitagora le qualifiche di "acusmatici"
e di "matematici", dando maggiore peso a volte alla prima e a volte
alla seconda di esse. Con questi limiti è tuttavia possibile formulare alcune
ipotesi su quella che doveva essere
Entro questo contesto l'Organizzazione della Scuola, e meglio si direbbe la
progressione secondo cui il "profano" diventa "iniziato", è
identificabile nelle due categorie degli "exoterici" e degli
"esoterici". I primi, a quanto ci hanno trasmesso i più antichi
commentatori, suddivisi nei tre gradi degli "acusmatici" od uditori,
dei "parlatori" e dei "matematici". I secondi indicati come
"perfetti" o "compiuti" o, anche, come "teleios",
termine usato per indicare colui che si avvicina ad una perfezione che è
soltanto del "sebastikos", ossia di colui che è da venerare. Da
ricordare che gli "esoterici" potevano essere sia "attivi"
che "speculativi", ossia agire nel mondo profano o dedicarsi alla
meditazione. Senza insistere su un aspetto abbastanza marginale attinente ad
una possibile corrispondenza tra tali categorie e quelle della L. M. quali si
sono andate configurando nei secoli, è ipotizzabile che i gradi degli
"exoterici" siano ritrovabili in quelli di "apprendista",
"compagno" e "maestro". In questo senso la qualifica di
"perfetto" o "teleios" potrebbe avvicinarsi a quella di
"Maestro Architetto" del R.S.I. o al perfezionamento implicito nello
"Holy Royal Arch". Da un altro punto di vista la distinzione di
livello pitagorica potrebbe farsi anche coincidere con coloro che sono
pervenuti ai "Piccoli Misteri" e coloro che hanno raggiunto i Grandi
Misteri.
Più complessa appare la valutazione delle Tecniche usate dai Pitagorici anche
per i riferimenti che si ritrovano, soprattutto nei "Versi dorati", a
modalità aderenti a regole igieniche ed a presupposti coincidenti con il modo
di comportarsi nella vita di tutti i giorni. L'accenno di Diogene Laerzio che
fondamentale era per i Pitagorici "l'essere uniti da una comunanza di
simboli" lascia, però, intravedere una metodica simile a quella della
L.M.. Come il Massone il Pitagorico analizza e riflette su "simboli"
che gli consentono di sollevarsi dal mondo profano verso i piani più elevati sino
a raggiungere la perfezione. È probabilmente in questa prospettiva che deve
considerarsi il momento indicato da taluni come "divinificatio", e
che rappresenterebbe il raggiungimento da parte dell'adepto della fase
iniziatica finale. Fondamento dell'Organizzazione della Scuola e delle Tecniche
usate e, come già indicato, la Escatologia pitagorica alla quale bene conviene
il termine di "liberazione" come è usato in senso iniziatico. A
differenza, infatti, della "salvazione" cristiana per cui tutti possono
raggiungere la meta dopo che il Cristo ha lavato l'umanità dal "peccato
originale", la "liberazione" iniziatica di alcuni e non di tutti
e come tale si ritrova nelle dottrine pitagoriche. Essa costituisce il
risultato di una serie di passaggi che soltanto alcuni possono compiere, e che
induce a ritenere, come ha rilevato Mircea Eliade una stretta parentela fra la
impostazione pitagorica, l'Orfismo ed i Misteri Greci. Collegamenti che non
escludono secondo una osservazione del Burkert, la presenza di incidenze
"sciamaniche", dimostrate, fra l'altro, dalla diffusa opinione che
Pitagora avesse, come gli sciamani, una "coscia d'oro". Ne deriva una
posizione che rende sempre più la dottrina pitagorica impregnata dalle finalità
che caratterizzano
La riprova del significato di "Scienza sacra" della dottrina dei
numeri si ritrova nella Cosmologia pitagorica che ci è stata tramandata da
Platone che non a caso affida ad un pitagorico, Timeo, l'illustrazione delle
caratteristiche del cosmo. La stessa distinzione, di origine pitagorica, di un
triplice mondo raffigurabile nell'Olimpo, nel Cosmos e nel mondo sublunare
rafforza tale assunto. Induce quasi a ritenere che nella cosmologia pitagorica
si possa ritrovare lo spunto per l'interpretazione di Guénon sulla esistenza di
molteplici stati dell'Essere di cui la natura umana costituisce una delle
componenti. Ultimo punto che bene si inquadra in questa visione è quella che
riguarda la dottrina della "metempsicosi", spesso considerata come
concernente pressoché esclusivamente la possibilità di una serie di passaggi da
una specie all'altra in relazione a quello che l'uomo ha fatto nel corso della
sua esistenza. In realtà, come ha dimostrato Reghini, la "metempsicosi",
rettamente intesa, implica la "palingenesi" ossia la capacità
dell'uomo di sollevarsi dal suo stato presente per rientrare nell'Essere,
avendo raggiunto la "liberazione". Prospettiva molto più ampia della
precedente, fra l'altro resa dubbia dall'impossibilità, rilevata da Guénon sul
piano generale, dell'uomo di perdere lo stato che gli è proprio, e che non
esclude, secondo
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