LO SPIRITO LIBERO
ovvero
di F. Nietzsche
Viene
chiamato spirito libero colui che pensa in modo diverso da come ci si aspetterebbe in base
alle sue origini, al suo ambiente, al suo ceto sociale e al suo ufficio, o in base alle
opinioni dominanti.
Egli è
l'eccezione; gli spiriti vincolati sono la
regola; questi gli rimproverano che i suoi liberi
principi derivano dalla smania di farsi notare o, addirittura, che lasciano supporre
azioni libere, azioni cioè incompatibili con la morale vincolata. Talvolta si dice
altresì che questi o quei liberi principi siano da ricondurre a stravaganza o a
ipertensione della mente, ma così parla solo la cattiveria, che non crede essa stessa a
quanto dice, ma pure vuole in tal modo nuocere, poiché la testimonianza della maggiore bontà e acutezza
d'intelletto dello spirito libero gli sta normalmente scritta in viso, così
decifrabile che gli spiriti vincolati la capiscono benissimo.
Consapevole
della complessità delle motivazioni e della molteplicità dei punti di vista, lo
spirito libero è avverso al fanatismo di chi
pretenda di possedere la verità assoluta, l'uomo delle convinzioni che altro non e'
che l'esponente dell'età arretrata dell'innocenza
teoretica.
Scegliere la libertà dello spirito comporta dunque
abbandonare costantemente i nostri ideali - diventando traditori e commettendo
infedeltà, per aver giurato fedeltà forse a un essere del tutto immaginario come un dio,
per aver dato il proprio cuore a un principe, a un partito, a una donna, a un ordine
sacerdotale, a un artista, a un pensatore, in uno
stato di cieca illusione che ci rapiva e ci faceva apparire quegli esseri come degni di
ogni venerazione, di ogni sacrificio, si è ora indissolubilmente vincolati? Così
facendo non abbiamo allora ingannato noi stessi? Non era quella una promessa ipotetica,
con la seppur tacita presupposizione che quegli esseri, ai quali ci consacravamo, fossero
realmente come apparivano alla nostra immaginazione? Siamo
tenuti a restar fedeli ai nostri errori, anche rendendoci conto che con questa fedeltà
danneggiamo il nostro io superiore? No, non esiste nessuna legge, nessun dovere di
questo tipo; noi dobbiamo diventare traditori, commettere infedeltà, sacrificare di
continuo i nostri ideali e rinunciare senza rammarico e senza risentimento a quasi tutto quello che ha importanza agli occhi degli
altri per un sollevarsi libero e senza paura al
di sopra di uomini, costumi, leggi e tradizionali
valutazioni delle cose che consenta di superare i limiti dell'individualità
comprendendo e vivendo in sé l'intera coscienza dell'umanità.
à Lo spirito libero
assume come obiettivo della propria vita la "conoscenza".
Disprezza
perciò l'attivismo dell'uomo contemporaneo, dominato dal capriccio di passioni mutevoli e prigioniero di
convinzioni dogmatiche; sono forse i vantaggi dei nostri tempi a portar con sé una
diminuzione, e talora una sottovalutazione, della vita contemplativa.
All'uomo attivo manca il tempo per pensare e la calma
nel pensare; non si prendono più in considerazione quelle idee che si discostano
dalla norma: ci si limita a odiarle.
Nell'enorme
acceleramento della vita, occhio e spirito si abituano a vedere e a giudicare a metà o in
modo errato, e ognuno assomiglia a quei viaggiatori
che fan la conoscenza di un paese o di un popolo dal treno. Agli uomini attivi di
solito fa difetto l'attività più alta: voglio dire quella individuale.
Essi sono
attivi come funzionari, commercianti, dotti, cioè
come esseri generici, non come uomini affatto determinati, singoli, unici; sotto questo punto di vista sono pigri.
E' la
disgrazia degli attivi, il fatto che la loro attività sia quasi sempre un po' insensata.
Non si può
ad esempio chiedere al banchiere che ammucchia denaro, lo scopo di quella sua incessante
attività: essa è insensata. Gli attivi rotolano come rotola la pietra, con
meccanica stupidità.
Tutti gli
uomini si dividono, in ogni tempo e anche oggi, in schiavi e liberi: chi, infatti, non ha per sé i due terzi della sua giornata, è uno schiavo, qualunque cosa sia, politico,
commerciante, funzionario o dotto.
Su ogni cosa sulla quale sia possibile avere opinioni, ciascuno
dovrebbe possedere un'opinione propria, in quanto
egli stesso è qualcosa di particolare e di irrepetibile, che assume, rispetto a tutte le
altre cose, una posizione nuova e mai esistita prima. Ma la pigrizia che giace in fondo all'anima dell'uomo attivo
gli impedisce di macinare la farina del suo
sacco.
La libertà da ogni certezza illusoria, acquisita mediante il sapere, condanna comunque lo
spirito libero alla solitudine, ma non alla tristezza e all'infelicità.
Si allontana dunque dall'uomo attivo, e vive
totalmente assorto in una solitudine da cui sa attingere letizia intellettuale.
La solitudine renderà nobile la sua anima,
e cioè capace non tanto di voli alti, quanto di vivere in un ambiente ricco di purezza,
moderazione, mitezza, carattere, apportatore di felicità e irradiante felicità; gli
consentirà di sperimentare una gioia nutrita da grandezza, calma, solarità, qualità intellettuali provenienti da pensieri che
elevano, tranquillizzano e illuminano e di procedere, nella ricerca della filosofia
del mattino, con una passo lieve, quasi senza rumore, fiducioso e spedito, mentre la luce del sole gioca nel suo profondo.