GUERRA!
Introduzione al simbolismo guerresco nella Tradizione europea più antica:
un approccio preliminare attraverso larcheologia.
di
Quando alcuna guerra ordinata voleano
fare li latini,
il re, vestito di panni reali,
apria le porte del rame del Tempio di
Iano.
(XIII XIV
sec)
La scelta del sostantivo germanico guerra nella lingua comune è avvenuta allora poichè era semplicemente la parola più in uso da parte dei combattenti di mestiere quasi tutti di origine teutonica già sin dai primordi dellimpero (se non già dalla Tarda Repubblica[4]).
Ma assistiamo in parallelo anche alla graduale sostituzione nel mondo antico dellaggettivo pulchra con bella forse perché questultimo richiamando il sostantivo di combattimento a due potrebbe essere riuscito a rendere più dinamica, caricandola di drammaticità, una aggettivizzazione che portasse in se anche il carattere terribilmente attrattivo (e combattivo) della bellezza, origine (pomo) di discordie (Omero docet!), potenziale inizio, quando riferito a persona, del travaglio amoroso.
Nel sostantivo (ma anche nellaggettivo) bellum quindi si celerebbero tutti i dualismi della tradizione: bianco e nero, buono e cattivo, luce e ombra, virilità e femminilità, giorno e notte, cielo e terra, Yin e Yang.
Attingendo da quellimportante
contenitore di simbolismo tradizionale che è
Alla fine del IV secolo a.C. compaiono
infatti come tipi monetali dellaes grave (che poi costituisce la prima moneta
romana effettivamente circolante), con aspetto sia pur rozzo e grossolano, i rostri
di una nave (fig. 1) sul rovescio, e sul diritto il
Giano
Bifronte, a significare e stigmatizzare nel primo caso labilità militare via mare
dei latini preludio di una imminente talassocrazia. Riguardo a Giano è bene ricordare la
Porta omonima inaugurata da Numa Pompilio, che veniva lasciata aperta in tempo di guerra
per permettere al Dio di uscire e assistere i suoi soldati, e chiusa in tempo di pace
perché il dio protettore dellUrbe non potesse uscirne. Giano naturalmente era il
dio dellEtà delloro, colui che portava la civiltà (ai vinti!), che
insegnava ai privi di sapere luso delle navi, lagricoltura e luso
della moneta; Giano proteggeva gli inizi di qualsiasi impresa; apriva lanno
in Marzo e inaugurava le stagioni; era il portiere del cielo e forse il protettore della
soglia tra la vita e
Quindi i Romani abili via terra e via mare nella conquista che
hanno compreso (i primi!) presto il valore mediatico della moneta circolante[6],
vero giornale dellepoca in formato ultra-ridotto, facilmente reperibile e
altrettanto facilmente comprensibile anche da analfabeti e da popoli assoggettati che non
parlavano la loro lingua, poiché utilizzava semplici simboli di immediata
comprensione, trasmettevano attraverso gli assi di bronzo un messaggio (poi sempre
più chiaro anche usando una simbologia più immediata e esplicita) dove si presentavano
come popolo guerriero pronto a imporre la propria Pax nella conquista con lovvia e
conseguente giustificazione ai contemporanei di un bellum iustum, primi anche qui a
coniare il concetto di intervento militare eticamente giustificato e corretto, che a
tuttoggi viene imposto sempre dai più forti, a testimonianza che la storia corre e
ricorre sempre in un cerchio.

Sempre rimanendo nel vecchio continente,
il più antico documento europeo ove sono riportati simboli di una antichissima tradizione
iniziatica marziale o sacerdotale-marziale è senza dubbio conservato al Museo
Archeologico di Heraklion: il disco di Festos, ritrovamento di una prestigiosa missione
archeologica italiana dei primi del novecento[7].
Il Disco, di datazione incerta, ma sicuramente da collocare tra in XVII e il XIV secolo
a.C., non ancora decodificato e mai studiato dal punto di vista tradizionale, contiene
numerosi simboli comuni con la nostra tradizione iniziatica, in un cammino iniziatico
spiraliforme (fig. 7) che dalla periferia conduce al centro, attraverso due percorsi,
raffigurati nei due lati del disco, il secondo dei quali culmina molto verosimilmente
nella realizzazione dei Grandi Misteri: il guerriero, solo alla fine del secondo viaggio
appare tatuato nella guancia (fig. 2) da un segno a forma di 8, doppio cerchio di
realizzazione spirituale e magnificazione del coraggio guerresco: il due appare quindi (doppio cerchio) anche
qui nel concetto di simbolo di conflitto, di guerra , ma anche di equilibrio finale,
significando in ultima analisi, come detto prima, il moto dinamico che inizia ogni
processo evolutivo. Ricordiamo che sul significato simbolico del tatuaggio come segno
iniziatico si sia occupato anche qualche decennio or sono anche Carl Gustav Jung e la sua scuola[8],
considerandolo nel novero dei segni riguardanti larchetipo di iniziazione,
magnificazione e apoteosi nel Mito
dellEroe che dal più basso livello di identità originaria madre-bambino o ego-Sé,
attraverso la morte simbolica, rinasce e si riscatta conquistando una posizione preminente del proprio Ego che vince
sulle esigenze del Sé ancora primitivo.

Ma ciò che ci porta ancor più lontano e ci fa ipotizzare legami
con altri culti misterici dellantichità è lanalisi del segno a forma di otto
tatuato nel volto del guerriero; lotto è anche il numero dei Kabirin[9]
(gli otto dei che servivano la grande Dea Fenicia, nutrice dei viventi), che vogliono
significare i Forti, i Possenti. I Kabirin erano invocati quando si scatenavano gli
elementi e i marinai facevano affidamento alla loro protezione durante le tempeste; il
culto di queste divinità si trasmise ai greci che istituirono in onore loro i Culti
Misterici di Samotracia. Il numero otto (in fenicio Hhet, £,
ottava lettera dellalfabeto primitivo) si trova altresì nellemblema
babilonese del sole, i cui raggi si dividono in una croce doppia[10].
Sorprendentemente in questa antichissima tavoletta rotonda di
ottima argilla (costituita da una grana estremamente fine) di 16 centimetri circa, non
accostabile a nessunaltra scrittura dellepoca poiché, riteniamo sia
rappresentato un linguaggio iniziatico puro, ritrovando una semiotica
straordinariamente vicina, se non persino coincidente del tutto (almeno per alcuni segni)
al simbolismo massonico: la squadra, il
compasso, il maglietto, i guanti, la spada fiammeggiate (fig.
3 e 4), ma anche altri segni che sono accostabili alla tradizione libero-
muratoria come il rython, il calice delle libagioni
dellepoca, luomo con le mani legate
dietro la schiena (il cosiddetto prigioniero
(fig.5) degli
archeologi che si sono avventurati nel terreno
accidentato di una pur sommaria interpretazione), che ricorda la preparazione del
recipiendario, ma anche il simbolo dellacqua, il fiore a otto petali
(fig.2), istintivamente avvicinabile, anche se risulta anacronistico tale accostamento
(ma come insegna Guenon la legge delle corrispondenze non ha limiti!) al nostro
segno distintivo del nontiscordardimé di germanica più recente
memoria,
questultimo al culmine del primo percorso iniziatico; ma abbiamo anche il bambino
(linnocenza, la purezza, la semplicità), la clava (arma di Herakles,
liniziato ante litteram, nel percorso delle prove), la pelle di animale,
qui forse a voler più indirettamente correlarsi al significato della spoliazione dai
metalli (c.f.r. Giovanni Battista vestito di sola pelle di cammello[11]),
ma anche lo scudo (fig. 4) e il timone (fig. 6) che protegge e guida durante
tutto il percorso iniziatico, funzione svolta dallEsperto nelliniziazione
muratoria. Altro interessante segno che compare di frequente in ambedue le facce
del disco è una imbarcazione (fig. 6) con un unico
viaggiatore al suo interno, nel periglioso mare delle prove iniziatiche. Infine un cenno
merita anche la
raffigurazione
di un triangolo (fig. 3) con la punta verso il basso in relazione al cerchio
più esterno della manifestazione grossolana a cui probabilmente vuole riferirsi- , che
compare solo una volta nella spirale più esterna del primo percorso, accanto alla squadra,
al maglietto e a un pugnale, con numerosi punti in rilievo al suo interno
che gli archeologi hanno accostato senza esitazione alla raffigurazione di un
filtro o colino, ma che noi più scettici per questa semplicistica
attribuzione accosteremmo, con la conoscenza della numerologia pitagorica, più al Tetraktys[12],
il triangolo contenente dieci punti
disposti per 1, 2, 3 e 4, che dimostra come il numero 4 generi il 10 (1+2+3+4=10). Il
triangolo di Festos è però costituito da un gruppo di 6 punti (fig. 3) per ogni lato ove
quello pitagorico né possiede 4, e ciò potrebbe essere spunto per ulteriori riflessioni
numerologiche.
Lidea che si tratti di una iniziazione a remoti culti misterici marziali si ricava dalla presenza nel disco di numerose raffigurazioni di teste di uomo con elmo a cresta; già lEvans (lo scopritore di Knossos) accostò queste figure alle raffigurazioni dei popoli del mare (i Filistei) sulle pareti del tempio di Ramsete III a Medinet Habu con acconciature del tutto sovrapponibili al guerriero del disco[13]; il guerriero, abbandonato lelmo, nel suo percorso finale si trova completamente rasato (immediato il parallelismo con latto della tonsura dei capelli nelle novizie, sorta di rito iniziatico di rinuncia alle cose terrene per il connubio finale con il Cristo; ma il rito della tonsura è presente anche nei monaci e nei chierici del Medio Evo come negli antichi greci e romani dove lofferta dei capelli veniva fatta come segno di dedizione e di attaccamento o di penitenza ma anche in occasione dellacquisizione della cittadinanza e nelle cerimonie nuziali e funebri[14]) con un tatuaggio (fig. 2) a forma di 8 nella guancia destra, segno distintivo dellappartenenza allordine iniziatico guerresco. Non si può non pensare di accostare questo antichissimo Ordine iniziatico al più noto e vicino Ordine iniziatico militare-sacerdotale dei Cavalieri del Tempio, allinterno del quale esisteva una regola ferrea e un rituale di iniziazione purtroppo non conosciuto nei dettagli se non per alcuni particolari estorti sotto tortura ad uso e consumo diffamatorio da parte della pontificia corte e di Filippo il Bello per condannare irrimediabilmente lOrdine.
Ovviamente avventurarsi per il terreno insidioso dellapproccio interpretativo sul complesso dei segni e sulla disposizione varia di essi allinterno della spirale del disco di Festos è cosa assai rischiosa ed esula dallo scopo di questa breve trattazione dei simboli della Tradizione inerenti un ambito guerresco meno studiati dai perennialisti.
Naturalmente al di là delle suggestioni esoteriche che il disco può evocare rimangono sempre altri segni non menzionati non facilmente accostabili alla nostra Tradizione esoterica il cui significato crediamo risulta oramai irrimediabilmente perduto nelle segrete dei Culti Misterici a cui si riferivano.

Fig.
7: Il disco di Festos. Museo Archeologico Nazionale di Heraklion.
BIBLIOGRAFIA
[1]
Sefer Yetzirà, Libro della formazione. Presentazione Abramo
[2] Simboli (Herder Lexikon.Symbole: Verlag
Herder -Freiburg); Piemme, 1993.
[3] Ibid.
[4] Storia di Roma. . S.I. Kovaliov. Editori Riuniti , 1990.
[5]
[6] Ibid.
[7] Il Disco di Festo. Lenigma di una scrittura. Louis Godart. Einaudi, 1994.
[9]
[10] Ibid.
[12] La Massoneria II. Il Compagno. Oswald Wirth. Atanor, 1992.
[13] Il Disco di Festo. Lenigma di una scrittura. Louis Godart. Einaudi, 1994.
[14] Simboli (Herder Lexikon.Symbole: Verlag
Herder -Freiburg); Piemme, 1993