I GRADI SUPERIORI DEL R.S.A.A.

 RICORDO DI AD UN'EX SAGGISSIMO DELLA VALLE DELL'ARNO

di Vittorio Vanni

 

 

 

Ricordo, Fratello il cui nome è   Dedizione, quando all'Oriente di Re Salomone eri il più aspro e vero, fra le mummie tronfie ed ottuse degli alti dignitari.

Fra le loro senili arroganze e frolle retoriche sembravi una statua d’orgoglioso disdegno e virile dignità. La tua bianca e dorata sciarpa non traeva dalla luce del Tempio falsi bagliori..

La Santa Vheme ed il Tempio si occultavano nella profondità oscura del tuo pensiero, illuminato dalla lampada eterna dei Rosacroce. La materia prima nascosta nel tuo Athanòr trasmutava in oro ed acciaio le tue parole, acute, gravi e precise, e il ghigno bavoso delle mummie si faceva immobile e corrucciato per l'impossibile replica.

Il tuo eterno rivale all'Oriente, stretto nei lacci della sua riluttante ammirazione, rincorreva ansimante la tua naturale facondia e la tua veritiera semplicità con la lezioncina malimparata la sera prima.

Ma il suo dire agretto e verdognolo non riusciva nemmeno ad imitare il tuo verbo, che fluiva dalla tua bocca come la rugiada dell'Hermon sulla barba d’Aronne.

Quando i mercanti comprarono il Tempio e portarono le loro false bilance anche nel Santissimo, erigesti contro di loro la barriera del tuo pensiero, della tua azione e della tua volontà. Solo pochi Fratelli accorrevano al tuo fianco, mentre sembrava di veder galoppare destrieri e svolazzare mantelli bianchi.

Poi, ad uno ad uno, i cavalieri "Kodak" investiti per un attimo di un improbabile entusiasmo, ripresero la loro più prudente natura di pavidi bottegai o di volponi intrallazzatori, riportando i capponi e gli omaggi ai padroni di sempre.

Sulle molli trippe i grembiuli si ridistesero, i collari simbolici ripresero la loro naturale pesantezza e le teste s’incurvarono di nuovo.

Gli ori ed i ricami, dopo un momento di splendore, ritornarono al loro aspetto di bric- à- brac, d’innocuo ciarpame da rigattiere.

Di fronte a tale tradimento ed a tale vergogna, per orgoglio e superbia tu cadesti, Fratello il cui nome è  Dedizione, ed abbandonasti la tua nave scricchiolante, per una più sicura scialuppa, per un tradimento ancora peggiore, quello verso te stesso, fino all'ultima oscura regressione verso un ventre materno in cui si può dormire e sognare senza sofferenza.

Con te, Fratello il cui nome è   Dedizione, crollò il teatrino barocco del Rito, in cui hai lasciato che i simboli del potere spirituale, maschera su maschera, decorino le livree d’Arlecchino e Pulcinella.

Fra le macerie, le ceneri e le immondizie rimane, purtuttavia, un centro di vita dolorosa e nascosta, rovente e luminosa, un punto interiore d’onore e fedeltà, perché la spada spezzata può essere riforgiata nella fucina del desiderio e della volontà. Ma ormai senza di te, Fratello il cui nome  è Dedizione

 

 

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Vi sono delle difficoltà oggettive nell’elaborazione delle tavole d’approfondimento filosofico dei vari gradi scozzesi della Comunione Italiana, escludendo il 18°, per l'evidente vastità delle implicazioni sul tema.

Tali difficoltà derivano sia dalla scarsità di referenze bibliografiche in lingua italiana sia dalla mancanza d’aggiornamento culturale e filosofico da parte dei Fratelli. Il testo del Farina, essenziale ma ormai molto datato, è pressoché l'unica fonte bibliografica, ed ha formato la base d’innumerevoli tavole negli ultimi sessant'anni di speculazione filosofica scozzese.

.           Alcuni piccoli e trascurabili saggi reperibili sul mercato sono compilazioni e ricompilazioni del testo suddetto. Inoltre l'impostazione di tali tavole, talmente classiche da essere ormai stucchevoli, si basa anche oggi su speculazioni mitologiche e storico-religiose della fine del XIX secolo, che pur valide ai tempi loro, sono oggi superate dai nuovi e più approfonditi studi degli ultimi decenni.

Caratteristiche dell’800, e ritrasmesse fino ad oggi, sono le influenze (spesso ignorate dai nuovi compilatori) del testo del Dupuis, Compendio di tutti i culti[1] che vedeva la mitologia e la storia come un’allegoria solare, tanto da interpretare l'ascesa e la caduta di Napoleone in questo senso.

L'edizione italiana di Morals and Dogma[2]d’Albert Pike, testo massimo degli scozzesi americani, ha ben poco influenzato la cultura scozzese, sia per la relativa diffusione di una grossa opera in sei pesanti volumi, che per la ripetizione, anche se interessante ed ampliata, delle stesse tematiche suddette.

La parte più apprezzabile di tale grossa opera consiste nell’impostazione cabbalistica del Pike, che ha indotto nella massoneria americana, piuttosto carente da questo punto di vista, alcune componenti esoteriche. Comunque, dato l'ampliamento delle tematiche filosofiche scozzesi indotte dalla cabbala un po' eterodossa d’Eliphas Levi, l'autore più amato ed apprezzato dal Pike, la sua lettura e meditazione potrebbero migliorare la qualità delle tavole dei Fratelli.

La risoluzione del problema dell’aggiornamento morale, filosofico, esoterico, metafisico, dell'attuale speculazione scozzese, come d'altro canto quella massonica in generale, comporta la presa in analisi di una materia relativamente nuova nella cultura occidentale, quella dell'antropologia culturale, che comprende la mitologia e la storia delle religioni comparate, l'etnologia, il folklore, la psicologia, la psicoanalisi etc.

Gli ultimi cento anni di studi in questo senso hanno prodotto una nuova attenzione per il pensiero simbolico e metafisico, cui quello massonico appartiene, e hanno ampliato enormemente la possibilità di speculazione filosofica della massoneria in genere, e quindi dei gradi scozzesi. Importante in questo campo è la conoscenza aggiornata del pensiero filosofico, in quanto la massoneria italiana (nella più benevola delle considerazioni) si ferma alla conoscenza degli Illuministi ed ignora tutto il resto, da Nietsche a Heidegedder, compreso quella, indispensabile, dei tradizionalisti, (Guénon, Coomaraswamy, Schuon, Evola, ecc.)

Per mettere in risalto l'arretratezza dei testi rintracciabili, ad esemplificazione di quanto sopra, si allegano alcuni brani di testi francesi (tradotti per la prima volta). Nell'allegato n° 1, (Bédarride) si può notare che al tempo suo (1931) il concetto di vendetta era negato e soggetto a sublimazione, mentre nel n° 2 (Delaulmaye - 1831) questa è letteralmente accettata e vista nel suo originale significato.

 Per quando riguarda i concetti filosofici del 30° grado nella nostra era, si può segnalare in modo particolare i capitoli del Ramo d'oro[3] di Fraser riferenti all'uccisione rituale del Re del Bosco ed il Mosé di Freud. Per quanto riguarda i tre gradi successivi, i cosiddetti “amministrativi” un’interessante saggio di Michel Vàlsan[4] commenta l’interpretazione guénoniana della “realizzazione discendente degli ultimi tre grandi della Massoneria Scozzese.

Si può comunque intravedere che lo Scozzesismo ha voluto schematizzare gerarchicamente i vari cerchi esterni di un centro spirituale di cui la Massoneria moderna è, in qualche modo collegata, ma nel contempo, non più controllata.

Questa schematizzazione non è affatto omogenea e rappresenta soltanto un ammasso sincretistico senza una precisa logica. Comunque, i gradi che dal XVIII al XIX secolo si sono sovrapposti ai tre gradi della Massoneria operativa (compresi) sono, coerentemente, in numero di 33, che rappresenta, nella numerologica, il numero della perfezione sublunare.

Sembra comunque che non vi fosse all’origine del Rito Scozzese in 33 gradi una precisa nozione della simbologia del numero, al di fuori della facile comparazione con gli anni del Cristo. I primi trent’anni del vita del Cristo sono considerati segreti e gli ultimi tre di vita pubblica, la “missione” propriamente detta.

Si affermò che il numero dei gradi dipendeva dal fatto che Charleston, dove si costituì il primo Supremo Consiglio, il 31 maggio 1801, era situata a 33° lat. Nord. In alcuni testi si afferma che l’età è di 33 anni (il Ragon riporta 30, ma vi sono altre varianti).

Nel complesso la simbologia dei vari gradi è caotica e ripetitiva, così come le parole sacre e di passo hanno subito profonde corruzioni che ne hanno fatto perdere il significato originale. Una metodica d’approfondimento potrebbe essere indicata nello studio del significato originale delle parole sacre e di passo, di tutti i procedimenti simbolici d’esplicazione del grado, della cosiddetta “filosofia del grado”, esulando dai pochi testi disponibili e mettendoli invece in relazione con i notevoli risultati delle conoscenze del XX secolo, in particolare con l’antropologia culturale, la storia delle religioni, l’analisi del profondo e soprattutto con i grandi tradizionalisti dello scorso secolo.

 

 

Il 30° Grado: Grande Inquisitore Grande Eletto Cavaliere Kadosh

 

Il grado di Kadosh, nella scala scozzese è il 30° di 33, dopo che questa ha assorbito il Rito di Perfezione, che ne contava venticinque.

Rappresenta il compimento dei lavori massonici, in quanto gli ulteriori gradi sono detti amministrativi. Questo coronamento non rappresenta, iniziaticamente, una teoria ma una dottrina, in quanto implica, o dovrebbe implicare, dei principi e delle regole. La filosofia massonica non è quella degli illuministi, ma quella antica, in cui la conoscenza intellettuale non è nulla senza la sua realizzazione metafisica nell’interiorità e quella politico-sociale nell’esteriorità.

Si tratta di una metamorfosi della coscienza, e della condotta conseguente, che rinnovano la precedente cultura ed evoluzione acquisite. Nella infinita scala degli stati dell’essere ogni forma raggiunta è transeunte, ogni etica e morale provvisorie, ogni raggiungimento l’inizio stesso del cammino. Il 30° grado mette un momentaneo punto fermo nell’evoluzione terrestre dell’individuo, un non plus ultra simbolico che ferma l’attimo in un eterno presente.

La perfetta saggezza del Cavaliere Kadosh supera la conoscenza e la padronanza di sé, la sublime pienezza pleromatica di Hiram. Nel momento stesso che nel XVIII grado ha assimilato in sé la Colonna di destra dell’albero sephirotico, quella della Misericordia qualità divina che l’umanità sa comprendere, inizia la conoscenza della Colonna sinistra, quella del Rigore, qualità divina che difficilmente l’umanità accetta e comprende.

Il Rigore del Cavaliere Kadosh è quello della vendetta (la vendetta è mia, dice il Signore…) ma il Rigore e la vendetta è soprattutto giustizia, che sana le profonde ferite dell’umanità, che placa il risentimento e ordina, finalmente, il Caos.

Allegato n.° 1

abregé da Le livre d'Istruction du Chevalier Kadosh [5]d’Armand Bédarride 33°

 Cenni sul significato del grado di Cavaliere Kadosh 30°

              Una volta esaminate le origini e le fonti del grado, e i legami che si possano notare fra il suo stato attuale e lontano, è necessario penetrare il suo significato intrinseco nel nostro presente.

            Il 30° resta comunque un grado di vendetta e pugnale nelle sue forme, ma a titolo puramente simbolico. Si potrebbe affermare che questi sono i soli simboli che si offrono alla meditazione dei Fratelli, a meno che, volendo approfondire l'argomento, si effettui un inoffensivo ampliamento, meditando sull'allegoria dell'aquila bianca e nera e risolvendo il binario dello scudo bianco e nero, ricordo del pavimento a mosaico. Soluzione, per la volontà cosciente, delle contingenze e delle contraddizioni della vita, su cui bisogna innalzarsi per farne la sintesi e passare all'azione vittoriosa su tutte le vicissitudini, nella indifferenza, o perlomeno neutralità, a ciò che il fato ci invia.

            Fa ciò che devi - dice la divisa del grado - avvenga ciò che può!

Vendetta? Quale dunque! Contro chi s’invoca Dio, con il grido di guerra "Nekam! Adonai!" brandendo il pugnale come per colpire? Versare il sangue? E' questa l'azione di un Massone, di un discepolo di Hiram che, di fronte ai colpi dei suoi assassini, non usa la violenza nemmeno per difendersi?

            Non mi dite che il re Salomone ha vendicato Hiram facendo perseguire i colpevoli ed ordinandone la cattura. Considerare ciò un atto di vendetta significherebbe sminuire la giustizia! Rammentatevi il Pellicano: versa si il sangue, l'uccello simbolico, ma è il suo e per salvare gli altri. La parola del grado dice: consummatum est in un ricordo del Vangelo; poiché è tutto spiegato. (sic).

            A quale spiegazione si potrà ricorrere se non si tratta di una maniera fittizia ed emblematica di vendicare il lontano Gran Maestro J.B. Molay?  Il Cavaliere Kadosh del Rito Francese completato dal Rito Scozzese costituisce un grado filosofico e si deve esplicare esotericamente. Il nostro Rituale si rifà al genere di quello di Ragon; Marconis, nel suo Ramo d'Oro d’Eleusys, ce ne presenta un'altro, più impegnato di deismo e di religione naturale.

            Bisogna rimontare quindi alle sorgenti tradizionali ed apparentare ideologicamente il grado agli Ordini ed alle Confraternite antiche, i vendicatori pitagorici o anche i vendicatori d’Osiride, presso i quali il pugnale non giuoca che un ruolo emblematico, in quanto la loro vendetta non è altro che la sanzione di un mito: vendetta contro la luce contro le tenebre, del giorno contro la notte, del bene contro il male, della virtù contro il vizio, della ragione, della saggezza, della scienza contro l'ignoranza, i pregiudizi e le superstizioni.

            Si conosce il mito d’Osiride. Il suo cattivo fratello, Seth o Tifone, lo uccide e taglia il suo corpo in quattordici pezzi. Iside sua sorella e sposa, ricercandone i frammenti, li ritrova e le affida pietosamente ad un sepolcro.

            Ma suo figlio, Horo, figlio della vedova divina, una volta divenuto uomo vuole vendicarlo e per dei procedimenti magici, lo riporta alla vita[6]. Morte e resurrezione! Ecco il tema, come per Dioniso, Adone, Gesù o Hiram. Storia eterna del sole che si spegne e poi si riaccende per illuminare il mondo, l'attività della natura che produce, distrugge e fa rinascere ogni cosa in una catena senza fine!

La vita che vince la morte per lo sforzo delle generazioni che si succedono, per la potenza magica dell'attività universale, con la volontà umana al suo servizio. E come compiere questo miracolo? Riunendo ciò che è disperso e restituendogli l'unità..... (omissis) ”

Allegato n.° 2

 abregé da: Delaulnaye Thuiler ecc.[7]

 

Trentesimo Grado Grande Inquisitore Grande Eletto

Cavaliere Kadosh, detto anche

Cavaliere dell'Aquila Bianca e Nera.

 

Per quanto gli scozzesi non conferiscano, com’essi stessi affermano, questo grado che per conferimento, e che esso non occupi nel rito antico che il trentesimo grado. non si deve comunque considerare come l'ultimo termine, come il fine reale dello Scozzesismo, anche se è il Nec Plus Ultra della Massoneria Templare. Si commemora qui l'abolizione dell'Ordine del Tempio da parte di Filippo il Bello ed il Papa Clemente V, ed il supplizio dell'ultimo Gran Maestro, Jaques Molay, che perì fra le fiamme l'11 Marzo 1314. In questa reduplicazione dell'Eletto, la scena cambia: non è più questione di Hiram e della sua tragica fine. Questo personaggio allegorico è stato rimpiazzato da J.B.M. (Jacobus Burgundus Molay) di cui il Recipiendario deve vendicare la morte, sia figurativamente, sugli autori del suo supplizio, sia implicitamente su chi di diritto. Qui cessa ogni possibilità d’allegoria, perché vi è una leggenda autenticamente riconosciuta come storica. Invano si ripete che il Kadosh di Francia è puramente filosofico.  Quest’inganno non può diffondersi che fra degli imbecilli, incapaci di riflettere. Noi abbiamo detto qui sopra che la vendetta (indeterminata) era suscettibile di un’interpretazione fisica, e ne abbiamo, su questo soggetto, un curioso passaggio del filosofo Cicerone. Ma, dal momento che la vendetta è motivata e storicamente SPECIFICATA, io non vedo più, nel Recipiendario. che un apprendista assassino. Clemente V e Filippo il Bello non esistono più, senza dubbio; ma noi abbiamo dei Re e dei Pontefici. Guerra al trono ed all'altare, questo è il grande grido dell'Ordine. Il feroce Nekam Adonai ha prodotto gli Illuminati, i Carbonari; nella bocca d’uomini esaltati, aiutati da circostanze favorevoli, darà costantemente dei favorevoli risultati.

   

Il 31° grado: Grande Ispettore Inquisitore Commendatore

Il 32° grado: Sublime Principe del Real Segreto

Il 33° Grado: Sovrano Grande Ispettore Generale

 

Per interpretare correttamente il simbolismo del sistema questi tre ultimi gradi vanno esaminati nella loro intima correlazione. In genere si definisce come ternario il 30°, il 31° ed il 32° grado, isolando nella sua altezza il 33°, ma la schematicità simbolica, nella sua patente oggettività, ci dà altri risultati. Nell’ultimo ternario, la qualità è la stessa, sia pure nelle sue sfumature graduali. Il vertice della piramide massonica, come si definisce l’assieme della Massoneria azzurra assieme agli alti gradi costituisce un sistema trinitario che ripete quello globale.

La gerarchia massonica corporativa era composta da:

1.       Apprendisti

2.       Compagni

3.       Maestri.

4.       Al vertice, il Gran Maestro con due assistenti.

La gerarchia massonica scozzese è composta da:

1.       Officine simboliche (1°-3°) Massoneria Azzurra

2.       Officine di Perfezione (4°-18°) Massoneria Rossa

3.       Officine filosofiche. Areopaghi di Kadosh (19° a 30°)

4.       Supremi Consigli o Gradi Amministrativi (31°-33°)

Si tratta della reiterazione (o della sublimazione, secondo le opinioni) del ternario 3+3 o 33 che produce il numero 891 (8+9+1 = 18= 9 per addizione pitagorica [3+3+3]) che è la massima espressione prima dell’inconoscibile 0. Il Ternario più volte espresso corrisponde a quello delle funzione supreme che regolano il mondo.

Da un punto di vista gerarchico corrisponde alle tre funzioni, guerriere, sacerdotali e regali ed alle loro tre diverse iniziazioni, l’investitura, l’ordinazione e l’unzione. Le funzioni degli ultimi gradi massonici, che dovrebbero corrispondere a quelle tradizionali, il potere del guerriero, del sacerdote, del sovrano sono invece (esulando dalle qualifiche amministrative secondarie) Inquisitore, Principe, Sovrano. La gerarchia si riferisce quindi al solo potere temporale, al dominio sulla materia e sul contingente.

Il 31° grado è “giudiziario” il 32° “militare”, il 33° “monarchico”. Il Gran Maestro del 33° ed il Maestro del 32° rappresentano Federico di Prussia, nominato anche nella parola di passo dei 33°, dopo De Molay e Hiram Abif[8]. Neanche in questo simbolismo la massima gerarchia spirituale è rappresentata correttamente.

Se De Molay può rappresentare l’investitura cavalleresca e Federico di Prussia l’unzione sovrana, Hiram rappresenta l’iniziazione artigiana del quarto stato. Manca quindi il rappresentante del potere spirituale, e Hiram, in questo contesto, è un intruso. La caratteristica “imperiale” della gerarchia scozzese è ancora più rimarcata dal simbolismo.

L’aquila bicipite e la corona, per il carattere monarchico, la spada per quello militare ed il motto Deus meumque jus per quello giudiziario. Il simbolismo “imperiale” si riferisce non al supremo ternario, ma ad un piano inferiore.

Questa particolarità è però contraddetta dalla cosiddetta “realizzazione discendente” degli ultimi tre gradi della massoneria scozzese e dal simbolismo del Delta rovesciato.[9] La Tradizione esoterica, nella sua mitologia, presuppone un centro spirituale che rappresenta un modello macrocosmo sia nella natura materiale dell’universo che nell’analogico microcosmo umano.

Nella ciclicità dei tempi tutto si è allontanato progressivamente dalle perfette analogie macro-microcosmiche originarie. Si è prodotta così un’involuzione-evoluzione, nel senso che maggiore è la lontananza dal centro più vicino è il ritorno all’ordine.

Il motto scozzese Ordo ab cao rappresenta questo stesso processo. Nella analisi della simbologia, della filosofia iniziatica, della ritualità, è necessario tener sempre presente questa deriva costante e progressiva che ha prodotto incomprensioni, errori, deviazioni. Purtuttavia i parametri di giudizio per il ritrovamento della “Parola Perduta” sono estremamente logici e semplici e possano indicarci quella strada un giorno perduta.

Di che ordine spirituale si tratta nel compimento del lavoro massonico? Quest’ordine è ben delineato nel rito d’iniziazione al 33° quando si afferma:

 Il Delta d’oro che brilla nel vostro petto manda dei fulgidi raggi: essi rappresentano i bagliori massonici che siete tenuto a diffondere largamente sulle intelligenze dei massoni e dei profani che non hanno, come voi, la felicità ineguagliata di poter contemplare la Verità Suprema faccia a faccia se senza velo

 

Il fine ultimo non è quindi quello morale, sociale, politico o anche semplicemente spirituale ma la contemplazione e l’immedesimazione con la Verità Suprema. Come si può considerare grado “amministrativo” ciò che concede questa ultima meta dell’uomo nella sua manifestazione terrestre?

 

 La realizzazione discendente degli ultimi tre gradi dello scozzesismo

 

Il più fedele e profondo interprete della tradizione, René Guènon, ha esplicato la nozione di “realizzazione discendente” sulla Rivista Étudés Traditionelles[10] oltre che in altre sue opere come, ad esempio, in Iniziazione e realizzazione spirituale. In sintesi il concetto è che nella via iniziatica vi è una via “ascendente” in varie tappe e gradi, ed una Via “discendente” che solo alcuni esseri, al vertice della “salita” possono compiere.

Si tratta di semplicemente di testimoniare, con la propria stessa essenza, l’esistenza di una strada ascendente, la possibilità per l’uomo di superare i propri limiti troppo umani. Il sentimento egoistico di chi ha trovato un tesoro e lo vuole godere al riparo d’occhi troppo scrutatori e pieni di malizia, ferma qualsiasi ascenso e rigetta indietro, verso la materialità ed il nulla.

La legge universa vuole che ognuno divida con gli altri il proprio pane spirituale (se vuoi essere perfetto, dona i tuoi averi ai poveri e seguimi…).Parlando di coloro che proseguono il proprio cammino per la via discendente, René Guènon afferma: [11]

 

Si potrebbe anche dire che un tale essere, carico di tutte le influenze spirituali inerenti al suo stato trascendente, diventa il “veicolo” mediante il quale queste influenze sono dirette verso il nostro mondo; questa discesa delle influenze spirituali è indicata abbastanza esplicitamente con il nome d’Avalokitêshwara ed è pure uno dei significati principali e “benefici” del triangolo rovesciato. Aggiungiamo che è appunto con questo significato che il triangolo rovesciato è assunto quale simbolo dei più alti gradi della Massoneria Scozzese: in quest’ultima, d’altronde, il 30° grado è considerato come nec plus ultra, sicché esso deve logicamente contrassegnare per questo fatto stesso il termine della “salita”, di modo che i gradi successivi non possono più considerarsi che come una “ridiscesa” grazie alla quale sono apportate a tutta quanta l’organizzazione iniziatica le influenze destinare a “ravvivarla”; i colori corrispondenti, che sono rispettivamente il nero ed il bianco, sono ancora significativi sotto questo rapporto.

 Il triangolo con il vertice in basso, il Delta rovescio, figura solo nel 33° grado. Sovrasta, irradiante, l’aquila bicipite ed è così associato ai simboli della V\L\ e dell’autorità Suprema. A volte nel triangolo è iscritta la W (Yod) ebraica, lo spermatozoo originario, il simbolo della vita generata. È l’Incipit, il primo segno del Tetragramaton, nonché del nome divino UW (Yah). Se questa lettera è collocata in un triangolo rovesciato non può che indicare una discesa divina, di un’influenza spirituale, la definizione stessa d’iniziazione.

Ma nel contempo lo iod iscritto in un triangolo indica anche la mortale ferita al cuore dell’uomo e dell’umanità, crocefissa sulla croce della materia nel mentre tendeva alla liberazione dal dolore, alla sublimazione spirituale.

Questo altissimo simbolo è il vertice e nel contempo il limite della condizione umana, uno stato dell’essere che troverà in altri piani ulteriore salvezza e liberazione.

 

 ULTERIORE BIBLIOGRAFIA

Cavaliere Kadosh, Rituale. Poligrafico Nazionale, Roma, 1923. n.° 523 Lattanzi

Lavori della G\Madre L\Nazionale La Sebezia all'O\ di Nap\Trentesimo Grado di Rito Scozz\An\ed Acc\ ovvero dodicesimo grado filosofico detto Cav \Kadosh o Cav\ dell'Aquila Bianca e Nera [in copertina] Guida del Fratello Libero Mur\ nei lavori di Cav\Kadosh o Cav \dell'Aquila Bianca e nera o 30° grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato, per l'uso dei membri della Rispett\M\L\Nazionale\La Sebezia all'O\di Napoli,s.i., 1869, 24°, 64 pp. Maruzzi (II) n° 576, Lattanzi n° 1767, Simoni n° 1649

 

Cavaliere Eletto Kadosh, Rituale [in testa] Supremo Consiglio dei Sovrani Grandi Ispettori Generali del XXXIII e ultimo grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato della Libera Muratoria Universale per la giurisdizione italiana, pp.36, Roma, 1979, ristampa

 

René Guènon Initiation et realization spirituelle

René Guènon Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonage Tome I et II Éditions Traditionelles, Paris,1986

Andre Preau René Guènon et l’idée métaphisique in Études Traditionelles n° 293-294-295 1951

A cura della Giunta del S.C. d’Italia Il Discorso di Ramsay nel Tempio Scozzese-Collana R.S.A.A- Vol.I, Roma 1984.

Fernando Tosonotti Alla ricerca delle radici del R.S.A.A Convegno del R.S.A..A, Milano 1988

René Le Forestier L’Occultisme e la Franc-Maçonnerie Écossaise, Arché, Milano, 1987

 

 

 

 



[1] George Dupuis Compendio dell’origine di tutti i culti

 

[2] Albert Pike, Morals and Dogma, Vol.VI Bastogi/Manuali, Foggia, 1973.

[3] James George Fraser Il Ramo d’Oro, Boringhieri, Torino, 1973.

[4] Michel Vàlsan La realizzazione discendente degli ultimi tre gradi della Massoneria Scozzese, Erktos,1988.

[5] Armand Bédarride Le livre d'istruction du Chevalier Kadosh, Librairie Maçonnique             Gluton, Paris, 1933.

[6]  In realtà è Iside che riporta alla vita Osiride.

6  Delaulnaye Thuiler de trente-tros degrés de l’Ècossisme, riedizione anastatica dell’originale del 1831, Edition d’aujourd’hui, Plan de La Tour (Var)         

 

[8] secondo il Tuiler Vuillame ed il Tuiler Delaulnaye. Il Tuiler di Losanna (1875) non riporta questi Mot de Passe

[9] I più Antichi Tuileurs non fanno menzione del Delta rovesciato, e nemmeno il Ragon lo nomina, mentre è espressamente indicato dal Tuileur di Losanna (1875) e dall’emblema ufficiale dell’Ordine.

[10]  Aprile Maggio-1953

[11] Initiation et réalisation spirituelle.Pg.223