I Film

 

Commenti in chiave psicologica

 

 di A. Gambugiati

 

 

"Will Hunting"

 

Un giovane sta leggendo con attenzione seduto su di una sedia. Dopo qualche attimo un amico suona alla sua porta. Le immagini si spostano sulla conclusione di una lezione universitaria del prof. Gerald Lambeau, il quale sta presentando un problema di matematica di difficile soluzione.

 

Inizia così la storia di Will Hunting, il "genio ribelle" di South Boston che ha nell’armadio un passato da dimenticare: rimasto orfano molto presto, è stato affidato a vari genitori adottivi, di cui alcuni hanno usato violenza su di lui.

 

La violenza è entrata così nel stile di vita del ragazzo, che, nonostante la sua intelligenza molto superiore rispetto alla norma – che dimostra risolvendo un problema molto difficile – si caccia spesso nei guai ingaggiando risse, l'ultima delle quali si conclude con un reato piuttosto grave: resistenza a pubblico ufficiale.

 

Mentre alla prestigiosa Massachusetts Institute of Technology tutti quanti si meravigliano per la soluzione al problema scritta di nascosto sulla lavagna del corridoio, Will viene liberato dalle forze dell'ordine e, tornato al suo lavoro di bidello, risolve un altro problema matematico ancora più difficile.

 

Stavolta, però, dopo aver finito di scrivere la soluzione, viene visto dal prof. Lambeau, che cerca di parlare col ragazzo. Will, invece, si allontana in tutta fretta rispondendo malamente al luminare (1).

 

Le immagini si spostano su Will che incontra in un pub Skyler, intelligente e bella studentessa dei quartieri alti. Tra i due inizia una tenera relazione, che però – come vedremo nelle successive scene del film – Will non riesce a vivere con la necessaria serenità a causa dei suoi trascorsi personali.

 

Il prof. Lambeau indaga e scopre l'identità di Will. Lo raggiunge in tribunale proprio nel momento in cui il giovane si sta difendendo dalle accuse di aggressione e di resistenza a pubblico ufficiale.

 

Durante il suo show di auto-difesa Will è in vena di citazioni: "(...) la libertà, è il diritto dell'anima di respirare e se non può farlo le leggi sono cinte troppo strette. Senza libertà l'uomo è una sincope!". Ma Will ha troppi precedenti per aggressione e stavolta, il suo doloroso passato non gli impedisce di essere condannato alla prigione (2).

 

Interviene quindi il prof. Lambeau, che ottiene dal giudice un programma di recupero a due condizioni: 1) incontri settimanali col prof. Lambeau per sviluppare, e possibilmente "sfruttare", il suo genio; 2) incontri settimanali con uno "strizza-cervelli" per gestire le sue dinamiche di violenza.

 

Will è costretto ad accettare entrambe le condizioni, ma crea problemi al suo benefattore perché non vuole avere a che fare con uno psicologo (3). Will si sente minacciato e, nel tentativo di sfiancare Lambeau (e il giudice), stende ben 5 analisti, che rinunciano all'incarico alla prima seduta!!

 

I pregi e difetti di Will sembrano essere protetti da difese piuttosto difficili da penetrare e il prof. Lambeau, nel tentativo di "fare breccia", ricorre allora ad un suo compagno di Università, il prof. Sean McGuire (Robin Williams), anch’egli di Southy, col quale però non è in buoni rapporti (4).

 

Lambeau fa visita a McGuire proprio mentre sta tenendo una lezione sulla fiducia: "perché la fiducia è il fattore più importante per operare una breccia sul paziente? (...) se il paziente non arriva a fidarsi di te non sarà mai sincero e non serve a niente che venga in analisi..".

 

A cena Lambeau chiede aiuto McGuire e l'idea di questo giovane genio in difficoltà col quale condivide le origini tocca il suo cuore (accetta di incontrare Will) (5).

 

Will si presenta con un "sì, sono gasato! Che la guarigione cominci!". Sean apre con un semplice "come va?" e Will inizia con il suo programma "cerca il suo punto debole e stendilo subito!".

 

Il prof. Lambeau e l'assistente sono invitati ad uscire dalla stanza. Tra Sean e Will inizia un dialogo-duello. Sean lascia che sia Will a condurre il dialogo. Will, come un cecchino ossessionato dal metodo, cambia continuamente argomento allo scopo di trovare "gli argomenti caldi" di Sean: vuole stenderlo al primo round come gli altri incontrati precedentemente..

 

E sferra l'attacco: "questo (quadro) è una merda!". Sean ha appeso nel suo studio un suo dipinto e Will analizza sia l'opera che lo stato d'animo del pittore con una certa precisione, ammiccando alla vita di Van Gogh, il celebre pittore morto suicida: "secondo me lei è a un passo dal tagliarsi quel suo orecchio del cazzo!".

 

Sean incassa di nuovo, ma è chiaro che Will ha centrato un suo punto debole. Will: "Una tempesta.. una bella cazzo di tempesta (...) qualsiasi porto nella tempesta" e continua con la sua demolizione sistematica. "Forse ha sposato la donna sbagliata..".

 

Argomento caldo, caldissimo!! Sean lo invita a fermarsi. Ma Will vuole lo strike ed esagera con le provocazioni. E' davvero troppo e Sean non si fa pregare ulteriormente: prende il collo di Will con una mano soltanto e lo immobilizza al muro: "se manchi ancora di rispetto a mia moglie ti finisco!! Ti finisco, cazzo!! Chiaro capo?".

 

E' Will che stavolta chiede il time out.. Sean è sconvolto, ma non si tira indietro ed accetta la sfida. Subito dopo vediamo Will che si relaziona in modo armonioso con Skyler: i due sembrano essere piuttosto in affinità..  

 

Durante la seduta successiva Sean accompagna Will al parco (intervento outdoor). Gli racconta del dipinto, della sua vita, di come si è sentito dopo l'incontro-duello e di come aveva gestito quello stato d'animo: un dialogo che da solo vale il prezzo dell'acquisto del film!!

 

"(…) mi sono calmato quando ho capito che sei solo un ragazzo.. non hai la minima idea delle cose di cui parli.. tu hai studiato, ma non hai vissuto (...) io ti guardo e non vedo un uomo intelligente, sicuro di sé.. Vedo un bulletto che si caga sotto per la paura.. Ma sei un genio, Will, chi lo nega.. Nessuno può comprendere ciò che hai nel profondo, ma tu hai la pretesa di sapere tutto di me perché hai visto un mio dipinto e hai fatto a pezzi la mia vita del cazzo? (...) Credi che io riesca a capire la tua vita perché ho letto Oliver Twist?".

 

"Personalmente me ne strafrego di tutto questo, perché non c'è niente che possa imparare da te che non sia scritto in qualche libro del cazzo.. A meno che tu non voglia parlare di te, di chi sei, allora la cosa mi affascina.. Ci sto.. Ma tu non vuoi, vero campione? Sei terrorizzato da quello che diresti.. A te la mossa capo". Si alza e se ne va lasciando il giovane di stucco a riflettere..

 

Altra seduta. Sean: "Vietato fumare". Will non accende la sigaretta ma resta in silenzio tutto il tempo. McGuire dirà a Lambeau: "è una prova di forza e io non posso iniziare per primo..".

 

La seduta successiva Will rompe il silenzio: "io ho scopato, sa? (...) (però) ho paura di rovinare tutto.." e continua parlando di Skyler come della sua ragazza perfetta. Inizia così la terapia vera e propria.

 

Sean non si comporta come un terapeuta ortodosso e risponde all'apertura di Will parlando brevemente della sua vita coniugale. Sua moglie è morta di cancro due anni prima e lui racconta al giovane paziente alcuni particolari della loro vita insieme, concludendo con un "puoi toglierti questo peso di dosso perché tu non sei perfetto e non lo è neanche lei (...) la questione non è se tu sei perfetto e lei è perfetta (ma se) siete perfetti (o no) l'uno per l'altra.."

 

Will afferma che l'approccio di Sean è diverso dagli psicologi incontrati finora e lui candidamente risponde: "io insegno questa merda.. non ho mai detto di saperlo fare!". A Will viene voglia di analizzare a sua volta: "ha mai pensato di risposarsi?" ma Sean risponde prontamente: "il tempo è scaduto!"(6).

 

Con Skyler intanto Will non riesce ad essere sincero: lei vuole incontrare i suoi familiari e lui le dice di avere 11 fratelli!! Will facendole conoscere i suoi amici in un certo senso soddisfa le richieste della giovane donna..  

 

Il prof. Lambeau ha fretta di utilizzare Will e chiede a Sean di poter usare, e se vogliamo “abusare”, della breccia che il terapeuta ha aperto.. Lambeau: "il ragazzo ha questo dono.. va soltanto indirizzato.. possiamo farlo noi.. (...) dobbiamo dargli un orientamento.. (Will) può dare un contributo al mondo e noi possiamo aiutarlo!".

 

Ma Sean conosce la posta in gioco e preferisce perpetrare il conflitto di relazione col luminare che rischiare di condurre in modo errato la terapia: "l'orientamento è una cosa, la manipolazione è un'altra cosa (...) perché non gli diamo il tempo di capire cosa vuole (veramente)?".

 

Intanto Skyler si avvicina troppo al nucleo incandescente di Will: "Vieni con me in California?". Troppo vicino. Troppo presto. Troppo tutto. Will va in tilt e si difende da Skyler come da un nemico (7). Messo alle strette, Will (8) le racconta il suo vero passato di bimbo-orfano-violato e se ne va dicendole di non amarla.

 

Durante una delle sedute successive, Will narra a Sean del colloquio alla N.S.A. (National Security Agency, una specie di C.I.A. ma molto più importante) che Lambeau gli aveva organizzato. Sean gli risponde: "ci tieni a qualcuno Will? Tu puoi fare quello che vuoi.. Non hai legami che ti costringono.. Cosa ti appassiona? Cosa desideri?"

 

Sean cerca di lavorare sui temi importanti della vita. Will si difende come può. Sean: "(...) lavoro onorevole fare il muratore e lavoro onorevole pulire i pavimenti (...) però per farlo perché hai scelto una tra le Università tecniche più prestigiose al mondo? Perché risolvi problemi e poi neghi di averlo fatto? Perché questo non mi sembra onorevole.."

 

Will: "(ho capito che voglio fare) voglio fare il pastore!". Sean: "guardami.. che cosa vuoi fare?". Nessuna risposta. Anzi, Will risponde con una non-risposta impacciata. Sean: "Tu e le tue puttanate.. ne hai da rifilare a chiunque!" (seduta conclusa).

 

La scena si sposta poi sull'incontro tra Lambeau e McGuire: il luminare si lamenta con Sean perché non sta gestendo Will come lui vorrebbe.. Lambeau vorrebbe che McGuire "pungolasse" (9) Will, così da condizionare il giovane dall'esterno, ma McGuire ovviamente non è d'accordo e i due entrano in simmetria..

 

McGuire: "non si fida di nessuno. Si nasconde perché è stato abbandonato proprio dalla persone che dovevano amarlo di più (...) le persone lui le respinge prima che loro abbandonino lui.. E' un meccanismo di difesa!"

 

Mentre il conflitto è al suo apice arriva Will e Lambeau non ci fa una bella figura.. E’ l’ultima seduta. Will: "le è successo qualche altro caso come il mio?". Dopo qualche esitazione, Sean risponde: "mio padre era alcolista (...)" (10).

 

Poi Sean inizia a bombardare benevolmente l'inconscio del suo giovane paziente: "io so poche cose, ma (vedi Will) tutta questa merda non è colpa tua.. non è colpa tua..". Il ragazzo si difende con dei "lo so.. lo so..". Ma Sean continua come a voler seminare quella frase nel giovane, perché ne germogli una pianta forte e robusta.

 

"No, figliolo, forse non mi hai capito.. non è colpa tua.. tutto questo non è colpa tua.. non è colpa tua..". Will ha uno scatto di rabbia verso Sean, ma si lascia abbracciare forte dal suo terapeuta, che offre al ragazzo due braccia autenticamente paterne sulle quali riposare per qualche attimo (11).

 

Anche per Sean è stata un'occasione per elaborare il suo lutto: ha deciso di farsi un viaggio e, magari, trovare una nuova compagna!! Gli amici, intanto, hanno regalato a Will un'automobile usata che lui utilizzerà molto bene..  

 

 

Note

 

(1) Probabilmente il comportamento di Will nasconde una sorta di sfida all’autorità e nello stesso tempo una richiesta d'aiuto mal formulata..

 

(2) La vittima è anche carnefice e viceversa. Lo stile di vita violento di Will sta degenerando e a niente sono valsi gli sconti che precedentemente gli erano stati accordati per evitargli il carcere. Il comportamento del giovane è "scontenuto" e il giudice è costretto a procurargli un "contenitore" esterno (il carcere) per contenere l’incontenibile.. 

 

(3) La contrapposizione tra Lambeau e McGuire è molto interessante: il primo è il luminare della cosiddetta "scienza ufficiale", legato ai dati oggettivi immediatamente osservabili, al prestigio dei riconoscimenti, ecc. Mentre il secondo è il mèntore interessato più alle verità recondite che agli ornamenti (apparenza vs. reale).

 

(4) Com'è normale che sia: nessuno incontra volentieri uno psico-professionista e in particolare chi ha qualche scheletro nell'armadio..

 

(5) Come vedremo successivamente, anche l'analista Sean ha delle importanti elaborazioni da effettuare..

 

(6) Terapia "a senso unico" tra terapeuta e paziente (ruoli ben definiti). Esperimenti di terapia a doppio senso non hanno condotto a risultati positivi. Tuttavia, per una questione di reciprocità, è possibile condividere qualcosa di noi col paziente..

 

(7) Comportamento normale per chi ha avuto il nemico in casa..

 

(8) Mentre stavo scrivendo questo passaggio mi è venuto in mente che "Will Hunting" è un nome bellissimo: la sua traduzione in italiano può essere "cacciatore volenteroso" e cosa è un paziente se non un cacciatore volenteroso delle zone inesplorate della mente?  

 

(9) Trovo il termine "pungolare" più affine all’approccio comportamentista, ovvero la psicologia centrata sul compito che in genere viene utilizzata maggiormente nelle strutture militari, clericali, politiche e aziendali.

 

(10) Interessante notare che Robin Williams, l'attore che interpreta il prof. Sean McGuire, recentemente ha effettivamente avuto problemi di alcol. Scherzo della sorte o Robin Williams ha interpretato in questa pellicola del 1997 i suoi fantasmi personali?

 

(11) Avviene una sorta di catarsi..

 

 

"The hours"

 

Si inizia con la fine di Virginia Woolf, dalla lettera d'addio per il marito: "Carissimo.. comincio a sentire le voci.. non riesco a concentrarmi.. quindi (siccome scrivere è la mia vita) faccio quella che mi sembra la cosa migliore da fare.." (Virginia ha la mano che trema con la penna tra le dita..).

 

Di immagine in immagine si scopre che questo film, tutto al femminile e sull’istinto di morte, consiste nella storia di tre donne che hanno in qualche modo a che fare con il romanzo di Virginia Woolf "Mrs. Dalloway" (1925): 1) la storia di Virginia Woolf che scrive il suddetto romanzo; 2) la storia di Laura Brown (una lettrice del romanzo); 3) la storia di Clarissa Vaughan, una "Mrs. Dalloway" dei giorni nostri.

 

Tre donne in tre epoche diverse e un giorno che cambia radicalmente la loro vita. Le tre donne sono – nella realtà – tre bravissime e bellissime attrici: la Woolf è un'eccellente quanto irriconoscibile Nicole Kidman; Laura Brown è un'ottima Julienne Moore e Clarissa Vaughan l'intramontabile Meryl Streep.

 

La colonna sonora e le espressioni delle tre donne trasmettono egregiamente l'inquietudine di un pericolo imminente. Sono normalissime scene di vita quotidiana che si alternano, ma lo spettatore attento non potrà non cogliere questo clima ansiogeno.

 

La pellicola offre paralleli continui tra le tre storie: il compleanno di Dan (il marito di Laura), la festa organizzata da Clarissa e la "frase di inizio" (del romanzo) di Virginia sono solo i primi eventi che caratterizzano il film diretto da Stephen Daldry.

 

Laura è una donna infelice che progetta di preparare – insieme al figlioletto Richard – una torta per il compleanno del marito Dan: insieme alla torta, però, le viene di programmare anche il suicidio suo e della creatura che ha in sé (è incinta)!! Virginia sta scrivendo una frase del suo romanzo: "l'intera vita di una donna in un giorno.. un solo giorno.. e in quel giorno tutta la sua vita".

 

"Signora Dalloway!" esclama un ironico Richard-adulto, accogliendo Clarissa, che negli anni si occupa di lui (è malato di aids). "Signora Dalloway.. dai sempre feste per coprire il silenzio!": Richard è il poeta maledetto e invischiante, ma affascina perché ciò che dice ha la forza e la consapevolezza della verità più profonda.

 

Clarissa sente che c'è qualcosa nell'aria che non va, ma cerca di minimizzare. Richard dice di sentirsi un fallito: voleva fare lo scrittore autentico, mentre adesso ha la sensazione di essere stato premiato per il fatto che ha l'AIDS e non per la qualità della sua opera. "Vieni vicino per favore.. prendimi la mano (...) per chi è questa festa (Clarissa)? (...) sento di rimanere vivo solo per fare contenta te..".

 

Ma Clarissa non accetta le parole di Richard. Con il suo stile, Richard ricorda la personalità forte dell'altra "malata" del film: Virginia Woolf. Più che malati sembrano due cavalli di razza Richard e Virginia: la sofferenza sembra aver conferito ai due una particolare incandescenza..

 

Clarissa cerca di difendersi come può dalle bordate di Richard. Sta quasi per capitolare, ma riesce a fuggire dall’appartamento di Richard con un "torno a prenderti alle 3:30!" strozzato in gola.

 

Si torna su Virginia e sulla relazione tra lei e il marito. Virginia esce per una passeggiata e Leonard alimenta in lei dei sensi di colpa.. Virginia è assorbita dal romanzo sul quale sta lavorando ed utilizza la passeggiata per riflettere sulla sorte della protagonista. Attraverso la scelta di far morire o meno la protagonista del suo romanzo cerca forse di sublimare il suo istinto di morte?

 

Clarissa: "perché va tutto storto?". Anche la torta che Laura ha preparato insieme al Richard-bimbo non è venuta bene e questo crea in lei un'angoscia eccessiva, se si considera l'evento in se stesso (è ovvio che la donna è irrequieta per altri motivi..).

 

Arriva l'amica di Laura (Kitty), la quale è in apprensione per un intervento che deve subire. Dopo i convenevoli, tra le due donne avvengono dei poderosi scambi emotivi, che giungono all'apice nel momento in cui Laura (visibilmente innamorata) da un bacio appassionato a Kitty. "Sei dolce.." commenta Kitty, ma rimuove all’istante e se ne va come nulla fosse..

 

Le immagini si spostano sull'arrivo della sorella di Virginia (Vanessa) e dei suoi tre figli, Angelica, Quentin e Julian. Delicato è il dialogo sulla morte tra Virginia e la piccola Angelica: "quando si muore che cosa succede?". "Quando si muore si torna nel posto da dove si è venuti" risponde Virginia. La bambina continua candidamente: "mi sono dimenticata da dove sono venuta!".

 

Intanto la madre di Richard è disperata: è sul letto e ha lo sguardo fisso nel vuoto. Poi si alza e prende con se molte confezioni di pillole. Tutti quanti stanno preparando qualcosa: anche Clarissa sta preparando il cibo per la festa di Richard.

 

Clarissa cerca di tenersi su, di accogliere Lewis in modo perfetto, ma non ce la fa: il corpo la tradisce in molti modi!! Dice a Lewis di avere come un presentimento nefasto: "non so cosa mi succede.. è davvero scortese da parte mia! (1)". Il corpo di Clarissa vuole esprimere il dolore e stavolta la donna non riesce a controllare le sue emozioni: "sono di un umore un poco strano.. come se mi stessi sgretolando..". 

 

Probabilmente Clarissa ha l’intuizione della fine di quel gioco di specchi che prendendosi cura di Richard aveva potuto utilizzare per evitare di occuparsi della propria vita.. I condizionamenti subiti sembrano impedirle di esprimere le emozioni senza sentirsi in qualche modo cattiva o incapace (dimostra un certo disagio a livello emotivo: chiede a Lewis di restare, ma anche di non essere abbracciata..).

 

"Lewis spiegami perché sono crollata in questa maniera!". Clarissa chiede a Lewis spiegazioni sui comportamenti che lei stessa agisce!! La donna dimostra con queste parole di non avere un dialogo sufficientemente buono con se stessa: probabilmente anche Clarissa sarebbe rimasta sotto lo tsunami del 2004 insieme agli altri occidentali (e occidentalizzati) drogati di raziocinio, ormai separati dai loro istinti, intuizioni ed emozioni (2).

 

Si torna da Richard-bambino, che la madre sta accompagnando dalla baby-sitter. Il legame psicologico tra Richard e la madre – evidentemente più forte di quello tra Clarissa e se stessa! – consente invece al bimbo di comprendere molto bene lo stato d'animo della donna, compreso il progetto di togliersi la vita.

 

Questa partecipazione lo condanna a vivere l'evento traumatico di assistere alla fuga dalla vita della madre senza poterci fare assolutamente niente (vedi sentimenti di impotenza).

 

Laura è disperata. Guida l'auto distrattamente fino ad un albergo, prende una stanza e chiede di non essere disturbata. Tira fuori tutte quante le pillole e si prepara al lungo viaggio. All'ultimo momento non riesce però ad uccidere se stessa e la creatura che porta in grembo: vince l'istinto di sopravvivenza?

 

Intanto Vanessa sta tornando a Londra coi figli e si trattiene qualche minuto a parlare con Virginia, che la bacia sulla bocca come a dire "ti prego, accettami.. accetta anche la mia pazzia!". Invece le parole giungono soltanto ad un rabbioso "Vanessa non ti sembra che io stia meglio?".

 

La sorella è imbarazzata e se ne va sconvolta, lasciando sulla scena la bravissima Nicole Kidman, capace di incarnare una Virginia Woolf tesa, che esprime disagio con tutto il suo corpo.

 

Le scene si alternano di nuovo e adesso vediamo Virginia che fugge via. Leonard si accorge dell'assenza della moglie e inizia a cercarla. La trova alla stazione dei treni e si arrabbia molto: "meglio tornare a casa!!" (il marito teme una nuova crisi).

 

Virginia: "accetto questo mio ritiro.. accetto questa mia prigione.." (non vuole più vivere in periferia). "Si prendono cura di me dei dottori.. sono dovunque.. che mi comunicano cosa è meglio nel mio interesse". Leonard incalza: "loro sanno cosa è nel tuo interesse!". "No, non è vero.. non possono sapere cos'è il mio interesse!". E su questo punto il dibattito in psicologia è particolarmente vivo (3).

 

"Tu hai dei trascorsi (Virginia).. Sei stata ricoverata per dei vuoti mentali, sbalzi d'umore.. Sentivi le voci! Hai tentato due volte il suicidio..". Curioso il fatto che la tipografia di Leonard e di Virginia sia stata una delle prime a stampare i libri di Sigmund Freud..

 

Virginia vuole tornare in città. Sembra aver compreso in profondità che la scelta di abbandonare la città per "trovare la pace" in periferia non abbia funzionato (la sofferenza di Virginia non è cessata col trasferimento). Il disagio psichico –  solo chi lo ha vissuto in prima persona lo può comprendere davvero – può infatti trasformare ogni luogo in un non-luogo (la sofferenza non è un abito che si può togliere a proprio piacimento!).

 

Esiste davvero in questo pianeta un posto nel quale basta recarsi per trovare automaticamente la pace? Esiste davvero una "Terra Santa", una "Terra promessa" oppure ci stiamo già camminando sopra e non ce ne rendiamo conto?

 

"Io sola conosco la mia condizione!". Virginia cerca di affermare se stessa dopo che il marito la invade con le sue interpretazioni su cosa dicano o non dicano "le voci"..

 

Per Virginia tornare a Londra è una scelta tra vivere e morire. Leonard accetta la richiesta della moglie con un "non si può trovare la pace sottraendosi alla vita" dimostra di aver fatto più di un passo nel percorso della consapevolezza e quindi della salute..

 

Laura Brown intanto è tornata dal figlioletto Richard, il quale le fa capire di aver compreso tutto quanto alla perfezione.. La madre cerca di rassicurarlo ("ti voglio bene tesoro.. sei il mio ometto!"), ma Richard, dopo aver sorriso alla madre, si volta e si fa triste, con lo sguardo perso nel vuoto.. (4)

 

Adesso siamo sul Richard-adulto, che mentre ricorda l'evento traumatico di quel giorno nel quale sua madre aveva progettato di togliersi la vita e di averla vista andar via senza poterci fare niente, ha la stessa espressione persa nel vuoto del Richard-bambino e una lacrima scende sul volto sfigurato dalla malattia..

 

Clarissa, probabilmente per l'angoscia che prova, arriva da Richard in anticipo e lo trova su di giri: "avevo bisogno di luce.. così ho avuto l'intuizione geniale di prendere lo Xanax e il Ritalin.. insieme!". Una grande intuizione davvero!! "Ho sentito il bisogno di fare entrare (nella mia vita) un po' di luce!" ripete quasi gridando e sgombrando dalla finestra le cose che gli impediscono di accedervi.

 

"Non verrò alla tua festa Mrs. Dalloway! (...) dovrei poi affrontare le ore..". "Senti le voci?" domanda una Clarissa allarmata dall'atmosfera. Richard risponde con un intenso "non sono le voci che sento.. sento te.. (...) ma adesso devi lasciarmi andare!". Ancora alcune parole d'amore per la sua Clarissa e poi Richard si lascia cadere sul marciapiede, uscendo quasi contemporaneamente sia dalla finestra che dalla vita..

 

Si torna nel 1951, al compleanno di Dan (il padre di Richard) che a cena con la famiglia dimostra competenze emotive di gran lunga inferiori rispetto alle sensibilità della madre di Richard. "E' tutto perfetto!" esclama Dan senza accorgersi minimamente dello stato d’animo della moglie!

 

Adesso sullo schermo si vede Leonard che chiede a Virginia: "perché deve morire qualcuno nel tuo libro? Perché?". Visti i precedenti, Leonard è preoccupato dall'argomento e cerca conforto nella moglie, che in questa scena dimostra superiorità intellettuali..

 

Virginia risponde che "la morte di qualcuno da agli altri la possibilità di apprezzare la vita.. è il contrasto!". A questo punto il marito è allarmato: "e chi deve morire? Dimmelo!". E Virginia copre ma non troppo: "il poeta deve morire.. il visionario!"

 

Intanto nel 2001 Laura Brown suona al campanello di Clarissa: ha preso il primo volo da Toronto per partecipare al funerale di Richard. Quel giorno Laura Brown decise di non uccidersi: avrebbe partorito la sorella di Richard e se ne sarebbe andata via altrove (abbandonando la famiglia).

 

"E' terribile sopravvivere alla propria famiglia.." afferma la donna ormai anziana: Dan nel frattempo è morto di cancro e anche la sorella di Richard ha lasciato questo mondo. "(Lasciare la propria famiglia) è la cosa peggiore che una madre possa fare..".

 

A Clarissa diviene tutto chiaro quando Laura afferma: "ci sono momenti in cui ti senti vuota e ti convinci che vuoi farla finita.. (...) rimorsi? Che senso può avere provare rimorso di qualcosa quando uno non ha scelta? (...) Quanto si riesce a sopportare?". Laura Brown non aveva trovato altra soluzione che andarsene: tra la vita e la morte aveva scelto scelto la vita.. Come biasimarla?

 

Come afferma Vasco Rossi in un suo pezzo: "buoni o cattivi non è la fine (...) prima c'è il giusto o sbagliato da sopportare". Giudicare è una pratica che distrugge la vita di chi giudica e di chi è giudicato. Meglio sarebbe praticare il "sano discernimento"! Accettare autenticamente le scelte altrui è certamente fonte di salute sia sul piano psichico che fisico..

 

Il film termina con il suicidio di Virginia Woolf che all'inizio della pellicola era stato solo accennato. Non sembra che la fine di un giorno, di una vita, di un ciclo: "Caro Leonard.. guardare la vita in faccia.. sempre.. guardare la vita in faccia, riconoscerla per quello che è.. al fine conoscerla, amarla per quello che è.. e poi metterla da parte..".

 

Probabilmente anche Virginia, come Laura, sentiva di non avere altra scelta..

 

 

Note:

 

(1) Quanti danni può creare una educazione sbagliata? Per Clarissa esprimere le sue emozioni ed i suoi istinti significa essere scortesi e non essere se stessi.. A quanto di noi stessi dobbiamo rinunciare per poter essere accettati dagli altri?

 

(2) Come noto, lo tzunami che nel 2004 ha ucciso migliaia di persone nel sud-est asiatico, è stato accuratamente evitato da alcune tribù di cosiddetti "primitivi", che, avendo osservato il comportamento degli animali (e forse avendo ricordato le tradizioni dei popoli di quei luoghi) avevano percepito il pericolo e si erano trasferiti al sicuro, su di un altopiano..

 

(3) Vedi Tobie Nathan e la sua critica epistemologica sull'esistenza o meno della psicoterapia rispetto invece alle possibili "autoterapie" che siamo capaci o meno di attivare in noi stessi.

 

(4) Come si configura la psiche di un bambino nel momento in cui si incontra con una madre posseduta dall'istinto di morte?

 

"Spider"

 

Si inizia alla stazione dei treni londinese. Da un treno scende un tipo strano che parla tra se con parole appena sussurrate. Appoggia la valigia in terra e toglie un biglietto che aveva nascosto da qualche parte, tra i vestiti, nel corpo.

 

Cammina per la città raccogliendo da terra oggetti con la stessa meraviglia con la quale Darwin deve aver raccolto le prime conchiglie alle isole Galapagos!! Passa davanti ad un edificio con le finestre murate, forse a simboleggiare quanto "murati vivi" siano i ricordi che talvolta possono restare nascosti in noi..

 

Dennis Cleg (Spider) giunge così dalla Signora Wilkinson, la responsabile del convitto che accoglie i portatori di disagio psichico che vengono giudicati idonei al reinserimento nel tessuto sociale, probabilmente per effetto di una qualche versione inglese della legge che in Italia ha preso il nome del suo promotore (Basaglia).

 

Spider si muove come un fantasma in cerca del corpo che possedeva poco prima. Gli viene assegnata una stanza e lui vi sistema tutte quante le sue cose con molta cura, compreso una specie di piccolo quaderno che cerca di nascondere in modo che nessuno possa trovarlo.

 

Nel refettorio la signora Wilkinson dice a Spider: "è strettamente necessario che lei indossi quattro camicie?". Spider tace. A rispondere è un altro degli ospiti del convitto: "certo che lo è signora.. Gli abiti fanno l'uomo e meno c'è l'uomo più cresce il bisogno dell'abito".

 

Nelle immagini successive vediamo Spider che si sta occupando di un puzzle: dalla metafora delle finestre murate a quella del puzzle!! Ma questo mettere insieme le tessere per Spider sembra qualcosa di più che un passatempo: sembra soprattutto un metodo per la ricerca di una visione d'insieme della sua storia composta da mille pezzi scissi da incastrare l'uno con l'altro dentro e fuori di sé.

 

Spider sta visitando adesso la casa che era dei suoi genitori. Sposta la tenda della finestra – che ai fini cinematografici è stata posta all’esterno della casa – e vede se stesso bambino insieme alla madre. Ricorda il padre che a cena proiettava le sue folli rabbie sul bimbo ogni qual volta egli manifestasse la benché minima manchevolezza.

 

Spider osserva il ricordo di sua madre che si mette il rossetto; ricorda tutti quanti i dialoghi a memoria. I profani dell'esperienza psicoanalitica potrebbero chiedersi quale bisogno ci sia per una persona che ha una memoria così potente ricostruire una storia che in teoria dovrebbe essere sempre disponibile..

 

Probabilmente anche per chi non ha mai affrontato una psicoanalisi è chiaro che alcuni ricordi si perdono nell'oblio anche con una dieta straricca di fosforo..

 

Si hanno le prime avvisaglie di un probabile complesso edipico non risolto: il padre e la madre escono di casa per andare al pub e Spider prova molta rabbia nel vedere dalla finestra il padre che, incurante dei possibili spettatori, scaglia sulla donna tutta la sua collezione di ormoni..

 

Dalla visione delle scene successive si ha la sensazione che Spider seguisse i genitori al pub, ma potrebbe anche essere il frutto della sua mente: le immagini vanno sul padre (Bill) che, pur essendo in compagnia della madre, posa l'occhio su di una prostituta (Yvonne).

 

Il destino vuole che Bill (che fa l'idraulico) debba effettuare un intervento a casa di Yvonne. Il ricordo di Spider scorre adesso sul primo incontro sessuale del padre con Yvonne (una circostanza per niente romantica: l'accoppiamento è appena biologico, breve e in piedi; i dialoghi sono da film porno).  

 

In un'altra tessera del puzzle si vedono i ricordi della madre che dice: "vieni mio meraviglioso Spider.. andiamo su!". E quando Spider giunge in camera la donna fa in modo che il bimbo possa vederla in vestaglia seminuda (1).

 

La donna spiega al bimbo di aver acquistato quella vestaglia per attrarre a sé, o per riconquistare, il padre. Il bimbo rimane sconvolto e fugge via.

 

Nel parallelo tra gli anni '60 e gli anni '80 si vede lo Spider adulto che mentre ricorda l'evento è colto da una sorta di raptus: impattare con questa bolla di sofferenza lo sconvolge al punto di distruggere il puzzle che sta ultimando!!

 

Disperato fugge in strada. Si ha la sensazione che in questo momento Spider stia pensando che il solo modo per uscire da quel martirio sia togliersi la vita (il compagno di convitto lo aiuta a ritrovare la calma).

 

Ma Spider si è spinto troppo oltre e probabilmente sente di dover continuare la sua ricerca. Adesso ricorda qualcosa circa il gas e per continuare la sua indagine annusa la stufa di camera come a volersi indurre il ricordo, che, come noto, è spesso rievocato da odori o da altre esperienze sensoriali (es. rumori, suoni, melodie, ecc.).

 

L’uomo sembra essere posseduto da quell'odore fino al punto di sentirsi appestare i vestiti. Quindi se li toglie e, per evitare il contatto della sua pelle con gli indumenti ormai irrimediabilmente ammorbati, prima di vestirsi si cinge i fianchi con alcuni giornali assicurati al corpo con uno spago.

 

Spider compie questi gesti con la disperazione di chi cerca di tenere insieme dei pezzi che sembra proprio non ci vogliano stare insieme.. E prende appunti: la telecamera mostra che non sono appunti veri e propri, ma una specie di codice segreto, una sorta di elettro-encefalogramma-emotivo scritto sul quadernetto e nascosto in modo che sia sempre più inaccessibile.

Intanto un'altra tessera incandescente si impone alla mente: il ricordo del padre che se ne va via sbattendo la porta ("sono stufo di questa casa!") e della madre piangente che si veste ed esce alla ricerca del marito. Spider fa una gran fatica con questa tessera: "questa fu l'ultima volta che vidi (mia madre) viva".

 

La madre di Spider si reca in una specie di pub-bordello alla ricerca del marito. Non lo trova e quindi si dirige in un altro luogo nel quale sapeva di poter trovare l'uomo, alla baracca vicino all'orto, nella quale vi trova il marito che sta avendo un rapporto con Yvonne, la prostituta bionda.

 

Bill è arrabbiato: interrompe il coito, si alza e colpisce a morte l'intrusa, alla testa, con una pala. Poi, senza mostrare alcun coinvolgimento emotivo, scava una buca, mette la donna in un sacco e con un calcio ce la spinge dentro (2).

 

Yvonne sorride. L'idraulico e la bionda sembrano proprio due personalità antisociali. "Abbiamo fatto pulizia.. niente più roba vecchia eh idraulico!" Spider scandisce le parole di Yvonne come se fosse stato veramente il testimone di quell'evento.

 

Da quel momento in poi Yvonne si installa in casa al posto della madre di Spider: "perché continui a guardarmi così? (...) cosa c'è che non va? Sì è vero: abbiamo ucciso tua madre.. Ma tu adesso prova ad immaginare me come madre". Il piccolo Spider è ammutolito, ma, quando torna il padre, trova la forza di urlare ai due che sono assassini e poi fugge via correndo.

 

Il padre trova Spider agli orti e cerca di convincere il bimbo che Yvonne è effettivamente sua madre: "stai bene (Dennis)? Vieni, voglio parlare con te.. Che c'è che non va Dennis? Perché sei arrabbiato con noi? Lo sai che tua madre è molto triste per colpa tua?". "Lei non è mia madre!" risponde il bimbo "è una sporca sgualdrina!". "Sei impazzito? (...) fatti un'amicizia (...) sei sempre solo.. Davvero pensi che l'abbia uccisa io?". Il bimbo risponde "No" con la testa, ma si comprende che la sua risposta deriva dal fatto che egli non ha altra scelta..

 

A questo punto lo Spider adulto inizia ad avere le allucinazioni (3): la signora del convitto adesso ha le sembianze della madre, adesso quelle della puttana Yvonne.

 

L'uomo cerca di gestire la cosa facendo della sua camera la tela del ragno: utilizza corde e spaghi trovati nei cassonetti come una sorta di rete neurale sulla quale appendere e/o legare ricordi.

 

La realtà sembra ormai compromessa. Nel ricordo, intanto, vediamo che Spider-bimbo, temendo di fare la stessa fine della madre, architetta una trappola per aprire il tubo del gas dalla sua camera, così da poter uccidere la mamma cattiva, l'odiato padre e probabilmente anche se stesso (ecco svelato il mistero dell'odore di gas!).

 

Nel convitto intanto le cose stanno per precipitare: Spider ha rubato le doppie chiavi e rovista nelle cose della signora Wilkinson. Inizia a curiosare ovunque e trova proprio gli indizi che cercava: la signora Wilkinson è in realtà l'odiata Yvonne! Decide quindi di uccidere nuovamente la donna!!

 

Con le chiavi entra nella camera della signora Wilkinson con un martello e un cacciavite. Negli anni '60 la trappola del ragno aveva funzionato benissimo: Spider aveva aperto il rubinetto del gas e il padre, allarmato dall'odore, aveva portato in salvo se stesso e il figlioletto, mentre la madre non era stata altrettanto fortunata..

 

"Sei stato tu.. sei stato tu.. tu hai ucciso tua madre.. tu hai ucciso tua madre!" e nello stesso momento, ma negli anni '80, la signora del convitto inizia a dire a Spider brandente martello e cacciavite: "Che cosa hai fatto? Che cosa hai fatto?".

 

Ma stavolta Spider ha un attimo di lucidità e non porta a compimento il secondo omicidio: le immagini proseguono prima su Spider adulto e poi su Spider bambino che vengono condotti al manicomio criminale.

 

Non è stato facile lavorare su questo film: nel realizzarlo, sembra che il regista abbia voluto giocare col nostro equilibrio mentale!! Fa interpretare infatti il ruolo sia della madre (la madre buona, castana) che della puttana Yvonne (la madre cattiva, bionda) alla stessa attrice..

 

Ma è andata veramente così come ricorda Spider oppure la regina delle puttane (Yvonne) non è altro che l'alter-ego della madre-buona?

 

In un primo momento l'interpretazione più ovvia della vita di Spider – e forse più affine con il bimbo ferito che molti di noi serbano nel proprio intimo – mi è sembrata quella di un bimbo che ha effettivamente avuto un padre antisociale, che, insieme alla prostituta antisociale Yvonne, ha ucciso la moglie..

 

Pensandoci su, potremmo azzardare che nei sobborghi londinesi di quei tempi potrebbe anche essere successo veramente: nelle immagini vediamo che la famiglia non sembrava avere particolari relazioni sociali e, in mancanza di parenti e di censimento regolare, agli occhi della gente poteva effettivamente sembrare una sostituzione come tante ne avvengono..

 

Lo spettatore attento avrà però certamente notato l'esistenza di un bivio: tutto quanto sembra iniziare nel momento in cui, nel ricordo, la madre incestuale si mostra al bimbo con la sottoveste "da puttana"..

 

La domanda centrale potrebbe essere: "è stato veramente Bill ad uccidere fisicamente la madre (buona) per sostituirla con Yvonne (la madre cattiva), oppure egli si è semplicemente limitato (nei pensieri di Spider) a trasformarla in una prostituta non più riconoscibile?"

 

La pala sulla testa probabilmente l'ha presa Spider nel momento in cui la sua mente ha visto (o pensato) l'adorata madre come "una sporca sgualdrina" che si faceva fare agli orti come la regina delle puttane!!

 

La lettura più probabile della pellicola è infatti connessa con la visione del mondo utilizzando gli occhiali della mente ormai scompensata di Spider, strumenti capaci di deformare la realtà fino al punto di trasformare l’oggetto d’amore (la madre) da “tutta buona” a "tutta cattiva" (4).

 

 

Note:

 

(1) Paul Claude Racamier e l’incesto: secondo l'autore francese il 25-50% dei casi di psicosi avrebbe la sua origine nel clima sessuale incestuale familiare oppure nell’incesto consumato.

 

(2) Occorre ricordare che probabilmente il film è la rappresentazione della follia vista direttamente dagli occhi del folle; l’anaffettività, pertanto, potrebbe essere una proiezione del bimbo sul padre..

 

(3) Nei contenuti speciali del film si trova che Spider, non essendo più sotto controllo, al convitto aveva smesso di prendere le sue medicine..

 

(4) Vedi la tendenza in alcuni nevrotici a proiettare fuori dal corpo tutto il cattivo scisso, così da potersi percepire dentro "tutti buoni"..

 

"Shine"

 

Il film inizia con un uomo che parlotta tra sé di castighi e punizioni.. Sembra che il Super-io sia il dominatore indiscusso di questo monologo! La produzione vorticosa si placa sulle parole "è un mistero.. è un mistero", una specie di interruttore che l’uomo sembra utilizzare per darsi pace, per fermare se stesso dinnanzi all’abisso.. 

 

Shine”, il film sulla storia vera del pianista David Helfgott, è la rappresentazione di ciò che può accadere all’interno di una famiglia. Se desideriamo davvero indagare la natura del disagio psichico è inevitabile occuparsi anche della famiglia, sia essa agita all’esterno o all’interno del teatro della psiche.

 

Nel desiderio di ripararsi dalla pioggia, David vaga per la città e scorge un pianoforte all’interno di un ristorante. Bussa alla porta e viene accolto. David inizia a raccontare la sua storia e i ricordi scorrono sulle immagini del suo primo concorso musicale.

 

Siamo in quella che sembra la scuola elementare di David. Il presentatore chiede al David-bimbo il titolo del brano che intende suonare, ma il bimbo tace. Il padre di David si scusa per il bizzarro silenzio del figlio (vedi mancanza di confini psichici e invasioni genitoriali..).

 

Il padre di David, anch'egli probabilmente posseduto da un Super-io molto potente, mostra grande rigidità nell'impartire ai figli una educazione caratterizzata da divieti, giudizi e pregiudizi pesantissimi, tutti quanti convergenti verso la prestazione e il successo, a tutto discapito della dimensione emozionale e relazionale..

 

In quest'ottica o si vince o si perde, o si sopravvive o si viene schiacciati: "David stai perdendo.. David devi vincere sempre.. tu sei molto fortunato.. ripeti!". Un padre visibilmente stuprato a livello emotivo (vittima) non può non essere anche un padre stupratore (carnefice): "quando ero piccolo comprai un violino.. mio padre me lo ruppe in mille pezzi! Tu David sei molto fortunato a poter suonare.. ripeti!".

 

Allo spettatore che si identifica in David viene trasmessa la percezione della folle violenza che può essere esercitata da un genitore in difficoltà, il quale, ai fini della sopravvivenza psichica, tratta i suoi piccoli come proprietà private..

 

Il Prof. Rosen vede in David un talento speciale da coltivare. Si reca pertanto dal Sig. Helfgott per chiedere di poter seguire suo figlio così da poterne supervisionare lo sviluppo come pianista.

 

In un primo momento l'uomo non accetta: "Sono io il suo insegnante.. niente insegnanti (...) la prossima volta vinceremo!!". Il padre di David sembra voler utilizzare il figlio per compensare gli effetti di violenze subite. Se il mondo non ti sta ad ascoltare, metti al mondo un figlio: avrai di sicuro il tuo pubblico!!

Si torna sui ricordi di David, che vince un concorso e viene premiato da Isaac Stern in persona. Il celebre pianista invita David a studiare pianoforte negli States, ma il padre non sembra così entusiasta dell’invito: "non ho i soldi per mandare David a studiare in America". Pragmatica è la risposta del Prof. Rosen, che indica la religione come risorsa. Ma il padre di David resiste, costringendo il Prof. Rosen ad ulteriori schiettezze: "è anche una miniera d'oro se uno sa dove scavare..".

 

Il Prof. Rosen cerca di coinvolgere la madre di David, ma la donna, a filo di voce, avverte l’uomo: "David è ancora un bambino.. bagna ancora il letto!". Le immagini scorrono sul padre di David che educa i figlia alla lotta per la sopravvivenza: "in questo mondo sopravvivono solo i forti.. come me!".

 

Intanto il sindaco ha istituito un fondo per finanziare la permanenza di David negli USA: il denaro viene raccolto durante alcune esibizioni promosse dal Prof. Rosen. Il padre di David giudica il Prof. Rosen e le persone del jet-set come dotati di scarsa moralità. Una delle espressioni che usa per denigrare è "(quel) Rosen non è neppure sposato.. che ne sa lui della famiglia?" (1).

 

Il padre di David dice queste parole alla moglie facendo riferimento alla triste storia della loro famiglia, decimata dall'odio razziale durante l'Olocausto. Questo aspetto ci conduce a riflettere sull’importanza delle tematiche storico-culturali nella costruzione degli atteggiamenti e dei comportamenti sani e patologici..

 

La situazione precipita quando, una volta trovati i fondi per gli studi, arriva la lettera da parte della famiglia che avrebbe dovuto ospitare il giovane pianista negli Stati Uniti. Il padre la strappa via dalle mani del figlio e, dinnanzi a tutta quanta la famiglia, la mette nel fuoco della stufa: "David non andrà in America (...) non permetterò a nessuno di distruggere questa famiglia!" (2).

 

David non la prende molto bene. E' arrabbiato e chiuso nel suo dolore esprime l’odio nei confronti di suo padre come può, anche defecando nella vasca da bagno: "David è una cosa terribile odiare tuo padre.. non odiarmi David.. la vita è crudele ma bisogna sopravvivere.. ripeti! (...) nessuno ti vorrà bene come me.. non puoi fidarti di nessuno.. io (e Super-io) invece ci sarò sempre..".

 

In una certa prospettiva, tuttavia, David dimostra di seguire una logica ineccepibile: il padre defeca (emotivamente) sulla sua vita, e lui, per reciprocità, restituisce al padre la gentilezza, ma stavolta sul piano fisico!!

 

David intanto fa amicizia con Katherine, una signora conosciuta durante un ricevimento. Le dedica del tempo, suona il pianoforte nella sua casa e in cambio la donna gli propone letture interessanti e affetto autentico..

 

David partecipa ad un altro concorso, ma non vince neanche stavolta!! Il Prof. Rosen aveva consigliato al padre di David di evitare brani troppo difficili, ma l’uomo lo aveva ignorato chiedendo al figlio più di quanto potesse esprimere..

 

Colpo di scena: David vince una borsa di studio per la Royal Accademy di Londra e trova la forza per affrontare il padre, che come una belva ferita e non si fa scrupoli scagliandosi contro il figlio e riempiendolo di botte: "David se ci vai non metterai più piede in questa casa (...) perderai tutti noi (...) vuoi distruggere la famiglia? Se parti tu sarai punito per tutta la vita! David non costringermi a farlo!!".

 

Queste parole probabilmente si stampano nell'anima di David, perché, come vedremo in seguito, a Londra David ci va, violando la prescrizione del padre esterno!! (3).

 

Nel tentativo di soddisfare l’ambizione del padre putativo, infatti, David sceglie ed esegue egregiamente il difficilissimo RAK3, senza considerare che probabilmente la sua struttura emotiva non era sufficientemente matura per sostenere frequenze così complesse e il giovane pianista collassa a terra privo di sensi!!

 

Quando David era piccolo il padre gli aveva detto "un giorno tu suonerai questa musica e io sarò molto fiero di te". Cosa non si farebbe pur di ottenere un poco di amore impossibile!! (4) 

 

Molto belli i consigli che il maestro di piano della Royal Accademy impartisce a David: "impara a memoria.. l'interpretazione viene di conseguenza; non devi sacrificare tutto all'emozione: è una questione di equilibrio; l'esecuzione è un rischio.. niente rete di protezione: impara le note e poi dimenticale; lascia che ti esca dal cuore la musica: è da lì che viene! Una volta suonato (il RAK3) nessuno te lo potrà togliere; devi suonare come se non ci fosse più domani!!"

 

E infatti David suona il RAK3 con tutto se stesso, come fosse in trance, e dopo aver terminato l’esecuzione si schianta a terra con lo sguardo fisso nel vuoto..

 

Le immagini scorrono su David ospitato in una struttura psichiatrica nella quale può sperimentare le meraviglie della psichiatria moderna: dosi massicce di psicofarmaci e sessioni di elettroshock, una delle evoluzioni dei sistemi di tortura medioevali ancora oggi in uso..  

 

David migliora e torna a trovare il padre, il quale, "uomo forte tutto di un pezzo", non solo non lo riceve in casa, ma gli chiude pure il telefono in faccia!!

 

Si torna su David ormai adulto, e ancora ospitato nella struttura psichiatrica, che riflette sulle vicende della sua vita. L'infermiera lo conduce dalla sorella Susy che è venuta a trovarlo. "Mi sono comportato male.. sarò punito.. sono difettoso.. irrimediabilmente difettoso.. sono stato deludente.. lui disapprovava..".

 

David non aveva più suonato il RAK3 poiché riteneva che facesse male alla sua salute (come biasimarlo?). Aveva trovato tuttavia grande giovamento nello strimpellare il pianoforte insieme ad una signora per i pazienti dell’ospedale e questo aveva riacceso nell’uomo l'entusiasmo (5).

 

La donna ha riconosciuto nel paziente psichiatrico il celebre genio del pianoforte e ha deciso di ospitarlo a casa sua, senza però riuscire a contenerne l’esuberanza!!

Chiede pertanto a David di andare altrove. Ormai però la relazione con la sua musica è riattivata: David è ospitato in un convitto nel quale suona il pianoforte 24 ore al giorno!!

 

Il gestore, evidentemente stremato dall'impeto dell’uomo, gli chiude la serratura del pianoforte. E' proprio grazie a questa difficoltà che David esce di casa e trova il ristorante dinnanzi al quale il film era iniziato!! (6)

 

Entra di nuovo nel ristorante colmo di persone; il gestore teme che i suoi clienti possano essere disturbati da David e, nel tentativo di liberarsene, deride l’ospite indesiderato. David, però, parte alla grande con "Il volo del calabrone" di N. Rimsky - Korsakov!!

 

Guardando la scena mi viene voglia di "suonare" il tavolino che ho davanti!! E’ bellissimo vedere le dita di David che scorrono su qualcosa che sembra una parte di se stesso!!

 

E' un grande successo!! Tutti restano meravigliati: David adesso ha un lavoro!! La socialità, il relazionarsi con la gente, sentire il calore di un abbraccio, tutte queste cose insieme compiono il miracolo!!

 

Il fantasma del padre (o il padre stesso.. chissà) legge il giornale con l'articolo del figlio e va a trovarlo al ristorante ormai divenuto celebre. David resta attonito: "sei molto fortunato David.. ripeti!" e David ripete "sono molto fortunato". "Conosci la storia del mio violino?", "no papà non la conosco.. non la conosco..".

 

Ma poi David si volta e il padre-fantasma se n'è finalmente andato per sempre: tutti quanti tiriamo un sospiro di sollievo!!

 

Arriva pure una moglie per David: conosce Lilian, l'astrologa, e se ne innamora "Mi sposi? Chiedilo alle stelle (se sono l'uomo giusto per te)". Ed è ancora l'amore che compie un nuovo miracolo: sostenuto dalla moglie, David trova il coraggio di tenere un concerto!!

 

Riceve tutti gli applausi del mondo, sui quali può finalmente piangere le lacrime che per anni non aveva potuto esprimere a causa del folle regime paterno..

 

Il film finisce davanti alla tomba del padre di David. L'uomo stavolta non parlotta da solo, ma riflette della sua vita con l'incantevole moglie astrologa e filosofa: "(David) che cosa provi?" e lui "la verità è che non provo niente..". Ma nessuno oserebbe giudicare David adesso..

 

"C'è sempre un motivo" ci dice il padre della Psicoanalisi. Un motivo che probabilmente era piuttosto familiare anche al popolare Fabrizio De' André, che in una delle sue bellissime canzoni toccò l'argomento con le parole "quando a mio padre si fermò il cuore.. non ho provato dolore..".

 

Note:

 

(1) Credo che, in positivo, questa domanda potrebbe essere posta a tutti gli aspiranti genitori per valutarne la condizione psichica e gli eventuali rischi. Sogno un mondo nel quale prima di poter ambire al ruolo di genitori sia possibile partecipare ad un training di alfabetizzazione emotiva per iniziare le persone a questo importantissimo ruolo!!

 

(2) Viene da chiedersi: la famiglia può diventare il contenitore della follia di una persona? E’ giusto che questa follia possa essere espressa su persone indifese senza che nessuno possa intervenire allo scopo di evitare lo scempio?

 

(3) E’ possibile violare la prescrizione del padre esterno, ma, nelle normali condizioni di consapevolezza emotiva, è possibile eludere il padre interno senza effetti collaterali?

 

(4) Ci sono genitori per i quali le performance del figlio non sono mai abbastanza.. I figli di genitori come questi, se non manifestano altre patologie ben più gravi, in genere maturano sentimenti di bassa autostima e cercheranno di ottenere in ogni modo l’amore condizionato che il genitore ha promesso loro..

 

(5) All we need is love!! A meno che la nostra non sia la vita di un eremita, tutto ciò che facciamo nella nostra esistenza è in funzione di almeno un pensiero connesso con una qualche relazione..

 

(6) Siano benedette le difficoltà che ci aiutano a migliorare la nostra vita!!

 

 

 

"Ospite d'inverno"

 

Nell’intreccio di storie di vita quotidiana di cui è costituito il film “l’ospite d’inverno” centrale è la storia della famiglia nella quale si cerca di piangere il lutto di un marito/padre/genero che è venuto a mancare lasciando nel gruppo un vuoto pieno di ricordi.

 

I personaggi intorno ai quali aleggia l’anima disincarnata (o il ricordo) del defunto sono le tre generazioni della stessa famiglia: la madre (Frances), la nonna (Elspeth) e il figlio (Alex).

 

Il lutto è molto recente e nel comportamento dei protagonisti si può osservare quanto per l'uomo ordinario (non potenziato dall'analisi del profondo) sia più difficile la gestione di un trauma così grande e quanto un evento possa promuovere l'espressione di nevrosi probabilmente già presenti a livello latente.

 

Film e giornata iniziano contemporaneamente: Frances e Alex si stanno alzando dal letto. Alex raggiunge la madre e le ricorda con una certa ansia (ed una certa invadenza) che la caldaia non funziona.

 

E’ chiaro che è preoccupato più del destino della sfortunata madre che della caldaia!! Frances dal canto suo sembra cogliere molto bene il messaggio edipico di Alex e si alza rispondendo al figlio infastidita: “non ho bisogno di una bambinaia!!”.

 

Questa frase sul “chi ha bisogno di chi” acquisterà un valore diverso in altri momenti del film: la ritroveremo sia nei discorsi di Frances che in quelli dell'anziana madre Elspeth.

 

Alex esce di casa e la madre vaga in silenzio da una stanza all’altra come assorta nei ricordi. Entra in casa Elspeth (1) e inizia un dialogo con se stessa e con la figlia, che non risponde alle parole della madre.. La donna, nel tentativo di evitare i discorsi che probabilmente conosce già, si nasconde in bagno, apre l’acqua calda e ci si immerge, come se desiderasse tornare nel luogo abbandonato alla nascita..

 

L’immersione totale le consente infatti di evitare le parole bizzarre dell’anziana madre, la quale cerca come può di negare l’esistenza di un dolore al di fuori della sua portata emotiva, un dolore che probabilmente la fa sentire impotente dinnanzi alla tristezza della figlia. “Che cosa hai cucciola?”. Cosa mai può avere una donna che ha perduto da poco il marito?

 

La nonna continua il suo dialogo-monologo evitando il nocciolo del discorso; il prezzo di questo rinuncia è la qualità dei discorsi, che talvolta sembrano zoppicare sul bordo di un abisso.. In più la donna cerca di riempire le sue incapacità della sfera emotiva come può, anche utilizzando la superstizione.

 

La figlia vorrebbe uscire di casa ma, non può farlo passando dalle pareti come il fantasma del marito e dopo essersi asciugata e vestita affronta la madre e l’inevitabile “gioco senza frontiere” che la donna le impone. I dialoghi sono chiaramente all’insegna dell’invadenza: la madre sembra voler riconquistare in ogni modo l'affetto e la fiducia della figlia..

 

Nell’impossibilità di sedare un dolore così grande, la vedova ha cambiato qualcosa “di sé fuori”: si è tagliata i capelli e adesso deve subire anche le critiche della madre “fuori di sé”.  

 

La scena si sposta su Alex e sul problema che sta avendo con la catena della sua bicicletta. Lo soccorre Mita, una ragazza piuttosto mascolina che lo avvicina e con grande decisione riaggiusta la bici.  

 

E’ divertente notare il piccolo gioco di relazione tra Mita e Alex. Il ragazzo sembra infastidito per il fatto che lei (femmina) sia stata capace dove lui (maschio) non ha potuto.. La ragazza si infastidisce a sua volta e con un gesto di provocazione minaccia Alex di riportare le cose come stavano prima del suo intervento!!

 

Il ragazzo decide allora di rimediare alla gaffe ringraziandola per averle risolto il problema, dando la possibilità a Mita di “rilanciare” con uno dei suoi tanti ordini: “vieni sul ghiaccio!!”. In mezzo alla neve Mita sta terminando la costruzione di un pupazzo di neve proprio mentre passano due ragazzi (Tom e Sam) che hanno marinato la scuola e sembrano in cerca di guai.

 

I due si avvicinano al pupazzo che Mita sta ultimando ed hanno la brillante idea di distruggerle l’opera d’arte!! La ragazza si arrabbia molto e, senza scomporsi più di tanto, ingaggia una folle corsa con l'idea di punire fisicamente i due avventori: “Era il mio pupazzo… volevo che fosse perfetto!” dirà ad Alex poco dopo..

 

La scena si sposta su Elspeth e su Frances che continuano il loro dialogo come fossero cecchini al fronte: “Io sto benissimo.. non ho bisogno di te!” dice l'anziana donna, che sembra più triste per la propria sorte che per il lutto della figlia..

 

La vedova, infatti, sta progettando di trasferirsi insieme al figlio in Australia allo scopo di ricrearsi una nuova vita. Elspeth punzecchia la figlia fotografa di professione: “Perché non usi le pellicole a colori? Il mondo è a colori..”.

 

La scena si sposta su altri due personaggi del film, due megere di paese (Chloe e Lily), che trascorrono la terza età tentando di esorcizzare la morte attraverso la loro partecipazione a tutti quanti i funerali della zona!!

 

Naturalmente lo spasso principale delle due donne è parlare e sparlare delle miserie degli altri abitanti della zona, abitudine che naturalmente consente loro di evitare il costo emotivo (la depressione) che si paga riflettendo sulle proprie..  

 

La scena ritorna sul Elspeth, che mentre continua il suo dialogo-monologo con la figlia beve alcol e fuma nervosamente; il conflitto tra madre e figlia sembra però essere dotato di un certo potere consolatorio.

La mancanza di confini psichici tra le due donne fa vivere allo spettatore l’effetto di una sorta di montagna (e roulette) russa emotiva..

 

La scena si sposta di nuovo e stavolta sono i due ragazzi che avevano distrutto il pupazzo di Mita ad essere i protagonisti. Uno dei due si esprime come soltanto un adulto ben consapevole potrebbe fare (2).

 

Nelle parole del giovane si percepisce il disagio dello stare in un mondo dominato da adulti che talvolta percepiscono i cuccioli di uomo come “mezz’uomini” da sottomettere. Uno dei due esordisce con un “cos’è che fa crescere il pisello?”, "il balsamo tigre" risponde l'altro. 

 

La scena si sposta di nuovo su Elspeth e Frances, che si stanno recando al faro per una gita che si suppone “di piacere”. Elspeth continua a negare il dolore della figlia; talvolta si ha l'impressione che tra le due vi sia una certa confusione di ruoli: che Frances abbia dovuto ricoprire lo scomodo ruolo di “madre di sua madre"?

 

Elspeth mostra infatti i segni di una regressione o di una mancata maturazione, dovuta forse al suo sfortunato (3) vissuto. “Non gli piacerebbe (al defunto) quel taglio (dei capelli)” è l’ennesimo attacco della donna, che continua coi suoi discorsi su se stessa e sul proprio corpo che invecchia; parla, parla, parla e la figlia si tappa le orecchie!!

 

Intanto tra Mita e Alex nasce un certo dialogo: Alex invita Mita a casa sua e dopo aver accuratamente evitato di incontrare la madre e la nonna, i due entrano in casa. Mita si fa un bagno e si veste con gli abiti di Frances: “Togliti il vestito della mamma!”: stavolta (forse l’unica) è Alex ad ordinare a Mita di fare qualcosa!!

 

Come mai Alex è così irritato dal fatto che Mita ha indossato i vestiti della madre?

 

La scena torna su Tom e Sam. “E’ un mistero del cazzo questa cazzo di vita.. ma perché ci mettono al mondo? Tanto non ci stanno mai con noi.. che cazzo vogliono? Mia madre mi tortura e io devo dirle grazie..”. Dilemmi sul mito della famiglia..

 

La scena torna sulla gita al faro e sui dialoghi tra madre e figlia: Elspeth attacca con un “non ho bisogno di te!in risposta al tentativo della figlia di aiutarla in seguito ad una caduta; di lì a poco Frances si concede di esprimere il suo dolore come si sente, utilizzando tutto quanto il suo corpo..

 

La scena torna di nuovo su Alex e sulla sua nuova amica sempre meno vestita; la ragazza confessa ad Alex di averlo notato fin da subito, fin dal momento del suo trasferimento in quel paese del nord della Scozia.

 

Mita è molto felice di aver realizzato il suo sogno di avvicinare Alex. Continua con gli ordini che probabilmente hanno lo scopo di mascherare la sua insicurezza: “Toccami Alex!”; “torna vicino al fuoco!”. E sembra proprio un fuoco ardente quello..

Alex-nudo si avvicina a Mita-nuda, la bacia e pone il suo corpo al di sopra della ragazza, ma rinuncia, si blocca.. Afferma di sentire “fuori di sé” la presenza del fantasma del padre.. Forse si sente in colpa per aver odiato quel padre che catalizzava tutto quanto l’amore della madre? Probabilmente questo padre vissuto come intruso a livello edipico rimane "l'ospite" (interno) anche da morto.. 

 

Di certo è più facile per lui dire che c’è qualcosa che non va “fuori di sé” che accettare l’idea di essere posseduti (dentro) dal desiderio di entrare (dentro) il letto di tua madre. Il complesso edipico non risolto sembra amplificato dal fatto che adesso la madre è libera..

 

Per sbloccare la situazione, Mita prende le foto del defunto padre e le toglie dalla vista di Alex: ha compreso molto bene che egli è condizionato dalla presenza-assenza del padre. Ma neanche questo è sufficiente a far crescere il desiderio (e il fallo) di Alex e i due si salutano dando l’impressione di aver soltanto rimandato il discorso sulla nudità..

 

Le storie di vita dei personaggi del film che finora si sono alternate iniziano adesso ad intrecciarsi in modo più consistente: Elspeth e Frances al faro incontrano Tom e Sam e la nonna di Alex sembra non far caso che si tratta di un dialogo tra adulti..

 

Elspeth consiglia ad uno dei ragazzini di provarci con la ragazzetta della scuola di cui lui le ha parlato brevemente mentre Frances cerca di immortalare l’intimità che la madre ha con il figlio maschio che lei non è mai potuta essere. Il fallo di Frances è infatti rimasto irrimediabilmente (e squisitamente) piccolo..

 

Adesso, però, Frances può fotografare un momento di relazione che Elspeth può vivere con quel maschile tanto anelato.

 

La donna sembra utilizzare la macchina fotografica come un terzo occhio che le consente di riflettere sui particolari del soggetto fotografato, come a volerne comprendere l’animo (4).

 

Cogliendo gli attimi di una vita probabilmente si possono ricomporre i particolari che talvolta sfuggono; l’anziana madre sembra aprirsi come una rosa e Frances sembra cogliere quello sbocciare di petali. La figlia sta forse fotografando la depressione della madre?

 

La nonna gioca col bambino movendo il suo corpo come fosse una scolaretta. Il nuovo taglio di Frances è piaciuto ad uno dei due ragazzi e adesso anche Elspeth vuol toccare i capelli della figlia: sta forse iniziando ad accettare le scelte della figlia?

 

La donna trova così le risorse per implorare la figlia con un “non andare in Australia!”, passando così dal “io non ho bisogno di te” al “io ho bisogno di te” (“non scappare in un paese lontano (...) quando sarò in una bara allora potrai andare”).

 

In questo momento molto probabilmente la nonna riesce ad entrare in contatto con il dolore e la depressione che deriva dalla sua condizione di donna sola che dipende emotivamente dalla figlia.

 

La scena si sposta sul dialogo tra le due comari. Di ritorno da uno dei lugubri "festini", una delle due ha una crisi: l’anziana signora ha forse impattato a sua volta contro un contenuto inaccettabile? L’altra cerca di sostenerla cercando di perpetuare il gioco della dipendenza: “ancora abbiamo tanti funerali da vedere (…) tu non cadi finché ci sono io..”. E’ davvero possibile mantenere questa promessa?

 

La scena si sposta su Tom e Sam; le due donne sono uscite di scena e i due scolaretti si divertono a coccolare alcuni gattini che qualcuno aveva abbandonato poco più in là. Il "contenuto" del contenitore (il gatto, l'io) molto probabilmente risuona con qualche oggetto inconscio interno al bambino che aveva dimostrato un'età psichica maggiore.

 

Dopo aver preso con se uno dei gattini, si avventura sul mare pericolosamente ghiacciato: lo spessore del ghiaccio può reggere il suo peso? Osa penetrare tra le inconsce nebbie, nonostante i molti ed energici richiami alla prudenza dell’amico..

 

Il ragazzo inizia un dialogo con il gattino, e con esso una sorta di partita a scacchi con la morte. Sembra cercare una sua personale iniziazione alla vita.. Riuscirà a sopravvivere a se stesso e al dolore della sua fanciullezza violata?

 

Forse il bimbo è stato sconvolto dall’esperienza dell’amore autentico provato per il gattino abbandonato o forse l'idea che i genitori non avrebbero mai accettato quel suo nuovo amico a quattro zampe.. L’istinto di morte sembra guidare il bimbo verso il destino dei non amati: l’assenza giustificata!!  

 

E' forse l'inizio dell’avventura analitica questo viaggio tra le nebbie della coscienza? Riuscirà il nostro eroe ad uscire dal labirinto senza essere stato sbranato dal Minotauro?

 

Dov’è Tom?” grida l’altro ragazzo temendo il peggio per il suo compagno di giochi. Tom (che non risponde ai richiami dell’amico) sembra voler lasciare la vita o forse voler tornare dopo aver sfidato sia la vita che la morte..

 

Preferisce di certo un'altra vita e se non può averla meglio andare via in silenzio. "Se non posso prendermi cura del mio gattino (=del mio io) come posso sopravvivere?". Che la sua fuga nella morte non sia una disperata e mal formulata richiesta di aiuto?

 

Il film termina con Frances che comunica alla madre di aver deciso di non partire per l'Australia e con l'anziana donna in preda alla gioia e all'emozione..

 

 

Note:

 

(1) Spesso i genitori non hanno soltanto le chiavi di casa, ma anche della nostra anima..

 

(2) Sintomo di una infanzia rubata?

 

(3) “Sfortunato” ha qui la valenza di “triste”. 

 

(4) E’ di dominio pubblico che nelle culture tribali gli indigeni non vogliono essere fotografati perché temono che la macchina fotografica possa privarli della loro anima..

 

"Musikanten"

 

Il film inizia presso un’antica fortezza, proprio mentre una troupe televisiva sta filmando immagini e suoni di danze medioevali. Marta e Nicola si occupano di televisione: stanno filmando una specie di documentario.

 

Al ritorno il tassista (1) mette Beethoven e il volto di Marta s'illumina. Poco dopo vediamo Marta in una palestra taoista; l’insegnante le pratica un massaggio al collo: “tu pensi troppo.. questo ti procura delle tensioni sui muscoli del collo!”.

 

Prima perla: l'insegnante taoista ci mostra un kata' Tai Chi Chuan, una bellissima sequenza di movimenti, ora maschili, ora femminili, ora lenti, ora velocissimi, con progressioni da capogiro!!

 

Le immagini si spostano su Marta e Nicola che stanno effettuando un viaggio alla ricerca di personaggi da intervistare per la realizzazione di un nuovo programma televisivo. Tornati in azienda, incontrano il direttore, il quale ha il compito di promuovere o bocciare il loro progetto.

 

Il direttore accetta la sfida nonostante si tratti di una trasmissione culturale e quindi per poche persone e per pochi denari..

 

Altre suggestioni si aggiungono e non sempre si tratta di proposte riuscite: durante la cena a casa di Nicola, per esempio, i riferimenti politici mi sembrano eccessivi ed eccessivamente espliciti..

 

Il tono del film viene rianimato dalle immagini del primo degli scienziati che Marta e Nicola stanno cercando di coinvolgere per la trasmissione. E' la volta del maestro sufi Gabriel Mandel, che interpreta il ruolo di uno studioso che si interessa della correlazione tra varie discipline tra le quali la fisica quantica e l'astronomia.

 

Nicola e Marta assistono ad una lezione che da sola vale il costo del film: “da un ammasso di galassie lontano 250 milioni di anni luce ci arriva una nota, un si bemolle continuo, un milione di miliardi di volte più basso dei suoni più bassi che l’orecchio umano può percepire. La materia è vibrazione; le vie della fisica quantica, del misticismo e di certi allucinogeni si stanno unendo”. E con un telecomando mostra una rappresentazione di questi fenomeni: “un tipo di sinusoidi come queste genera la vita, composta di differenti livelli di frequenza: dall’infinitamente basso, nel cui campo siamo attratti e che ci fa sprofondare nella materia e nel dolore, dove si sperimentano le frequenze della paura e della separazione, all’infinitamente alto, alla gioia assoluta..”.

 

Il viaggio continua con altre suggestioni: in una magnifica biblioteca vediamo sia danze costruite con l'ausilio di formule matematiche, che danze di mistici sufi.

 

Marta e Nicola raggiungono un altro personaggio. L’uomo, che vive isolato, non accetta di essere intervistato: Esporre l’esoterico a chiunque non va bene (…) foto, video, nastri magnetici, sono tutte trappole, prigioni che fissano la personalità nel tempo”.

 

Il mistico propone comunque a Marta una specie di regressione ipnotica e lei accetta: “da anni faccio un sogno che ricorre. Sogno di parlare tedesco e di suonare il pianoforte (…) e anche se non lo vedo ho la sensazione che ci sia Ludwig van Beethoven”.

 

La risposta dell'uomo è un'altra perla: “Questo è nell’ordine delle cose. Il sogno pensa per immagini visive e a volte si serve di immagini uditive. E raramente può anche accadere che ci si serva pure di impressioni di altri sensi.. Tuttavia un aspetto che il Signor Freud non ha considerato è proprio la natura spirituale del sogno.. Cioè il sogno può essere un varco verso l’infinito. Se diventi consapevole, durante il sonno profondo puoi anche conoscere la dimensione dell’anti-materia..”.

 

Per favorire la regressione Marta deve rilassarsi: “il segreto è lasciarsi andare”. Da qui, e per molta parte del film, il sogno prende il sopravvento. Nicola vi appare con le stesse sembianze di uno degli amici di Beethoven (tema della reincarnazione).

 

Lo vediamo recarsi dal celebre musicista. Il dialogo con Beethoven-Jodorowsky è molto interessante: mi è piaciuto soprattutto il discorso sulle “energie vitali”, che effettivamente non devono essere sprecate..

 

Marta in quella esistenza era un principe affascinato dalla forte personalità del musicista. Manlio Sgalambro, che nel film veste i panni di un nobile senese, ci offre ulteriori informazioni sulla vita di Beethoven. Ne vengono fuori i tratti di un musicista con forti disposizioni verso il misticismo, burbero e tagliente.

 

Le immagini si spostano poi nella casa di una dama che riceve Beethoven. Gli legge una poesia inedita di Alexander Puskin: “tutto ciò che esulta e scintilla porta noia e tormento. Datemi la bufera e le tempeste, e la lunga tenebra delle notti d’inverno”; il musicista risponde: “poesia magnifica, sublimamente terrestre. Però il mio regno sta nell’aria, nella notte, quando pieno di stupore guardo il cielo e questi corpi luminosi danzanti nelle loro orbite eterne. Il mio spirito si eleva su tanti milioni di stelle. Girando sento la Fonte Prima, il Creatore di tutto l’esistente..”.

 

Il modo col quale Beethoven viveva la sua infermità (i problemi di udito) e il rapporto con il nipote Carl sono altre suggestioni che Battiato ci dona per mezzo dell'ottimo Jodorowsky (2).

 

E' interessante vedere l'uomo che si affeziona al nipote e che si prende la briga di redimere dall'esterno (3). Indomito, prima di morire dona al giovane le seguenti parole: “Carl.. Mio Carl, figlio mio.. Ti devo dire qualcosa che voglio che non dimentichi mai.. Dio è immateriale, trascende ogni concetto, perché è invisibile.. Non può avere nessuna forma.. E’ infinito.. Non comincia, non termina.. E’ musica!!”.

Ma il ragazzo resiste e invece di chiamare il medico (come Beethoven gli aveva chiesto di fare) preferisce intrattenersi con un amico.

 

La scelta dell'attore è piuttosto centrata: il ragazzo sembra incarnare alla perfezione l'informe materia grezza di chi è cresciuto più col corpo che con lo spirito..

 

Il generale dei musicanti muore e Marta torna nel cosiddetto mondo reale. La sua "caduta" è in affinità con un'altra caduta: la bella pellicola termina infatti con un ulteriore ed eccessivo affondo politico.

 

 

Note:

 

(1) Battiato ci da una chiave di lettura del suo pensiero: il tassista, l’addetto del bar e il cameriere sono persone speciali, ma il mondo le ignora, le spinge ai margini. Anche nel film Perduto amor Battiato tratta tematiche simili (es. il cantante lirico che finisce per lavorare come barista).

 

(2) Vedi le dimenticanze che molti autori operano sulle biografie dei personaggi che intendono trattare. E' noto che i contenuti inconsci inaccettabili guidano la nostra attenzione sugli argomenti meno bollenti..

 

(3) Missione impossibile: i cambiamenti più profondi sono il frutto di un atto di volontà che solo il soggetto può scegliere di operare. 

 

 

 

"Musikanten: i contenuti speciali"

 

Nell'intervista al celeberrimo Alejandro Jodorowsky, attore-regista e molto altro ancora, troviamo quel tipo di spiritualità e di espressività fastidiosa soprattutto per gli azionisti di Spiritualità spa, per chi è abituato a scegliere per noi le teorie e le tecniche del viaggio dell'anima su questo pianeta e nei mondi soprasensibili.

 

Film e contenuti speciali, vista la complessità di alcuni degli argomenti trattati, non sono di facile accesso. Proverò comunque a dire qualcosa confidando nella pazienza del lettore, con la speranza che egli abbia l'occasione di visionare l'opera impreziosita da contenuti speciali davvero speciali!!

 

"L'alchimia, che per me è uno dei più grandi misticismi mai esistiti, si riassume in spiritualizzazione della materia ma anche materializzazione dello spirito; è una strada a doppio senso. L'alchimia va alla ricerca dell'Androgino, l'unione dello spirito maschile con quello femminile come il Tao, lo Yin e lo Yang. Ma come possiamo unire l'uomo e la donna se non conosciamo la donna, se la vediamo solamente attraverso il fallo, attraverso la mentalità maschile? L'uomo è molto semplice: ha un'erezione. La donna non ha un organo, ma una viscera, perché è interna. La forma maschile è chiara; la forma femminile è invece tesa all'adattamento, si adatta ad una forma. Sono quindi due modi di pensare completamente diversi. Io chiederei oggi di rinascere oggi con una vagina, quella cosa tanto incredibile, tanto meravigliosa, ricettiva, umida, così misteriosa, così ricca, così artistica. Viva la vagina! Sì, è una meraviglia! Certo, ci sono vagine e vagine: ci sono quelle che (e gesticola) e quelle che sono sante; e quelle che sono come un Sole! Ci sono quelle profonde e quelle che ti rifiutano. E' un mondo. Per poter raggiungere quest'uomo, che è spirituale, dobbiamo conoscere entrambi i lati, la notte e il giorno, il Sole e la Luna, il Papa e la Papessa nei Tarocchi".

 

Mi è piaciuta moltissimo anche Michéle Thomasson, una donna particolarmente intelligente ed elegante, capace di alternare espressioni un poco dure a morbidezze che l'accento francese trasforma in melodie per le mie orecchie.

 

"Un'amica mi diceva io non capisco perché ci siano guerre etniche. Io gli ho detto se guardiamo dentro di noi come viviamo? Forse non accettiamo per niente la differenza.. Vorremmo che l'altro pensasse come noi, reagisse come noi, si comportasse come noi. Solo questo è giusto (...) Quando desidero di essere quello che (veramente io) sono, allora posso anche provare a lasciare all'altro la possibilità di essere quello che lui (veramente) è.. Come lo desidero per me, potrei anche accettare che sia per lui (...) ma nella nostra vita accettare gli altri che cos'è? Se restiamo così attaccati al nostro modo di vedere, al nostro avere ragione, sapere come deve comportarsi l'altro, ecc. (questo) non è più aiutare, ma togliere l'esperienza all'altro. Allora per me aiutare per me è proporre, ma solo questo (...) l'altro se non vuole prendere non c'è da spingere. Come rispettare profondamente la libertà dell'altro? Come vorremmo che la nostra libertà fosse rispettata?"

 

Dopo gli interventi di Juri Camisasca (che invito il lettore a gustarsi personalmente) e quello di Claudio Rocchi, tocca al grande Manlio Sgalambro riflettere, e probabilmente perdere tempo, con due chierichetti in carriera: "Io sono un amatore del cattolicesimo, ma come chi ama la bellezza e la razionalità di un edificio ma non ci entrerà mai.. Tuttavia se dovessi affidarmi ad una religione, una materia così bruciante, mi affiderei senza dubbio a esso. Il cattolicesimo parla alla mia anima corporea mentre buona parte delle religioni correnti, esoteriche o no, parlano solo al mio spirito.. ma al mio spirito ci penso io!".

 

 

"La tigre e il dragone"

 

“La tigre e il dragone” è un film che per le sue peculiarità potrebbe essere inquadrabile nel contesto sia transpersonale che etnopsichiatrico.

 

Secondo uno dei tre fondatori della psicologia transpersonale – Roberto Assagioli; gli altri due sono Maslow e Jung – in questa psicologia può confluire tutto il meglio della psicologia occidentale più le teorie e le tecniche in uso nelle tradizioni occidentali e orientali (Advaita Vedanta; Taoismo; Buddismo; Cristianesimo; Ebraismo; Islamismo, ecc.).

 

Le pratiche in uso nelle scuole psicologiche occidentali vengono così potenziate da acquisizioni metodologiche che le diverse culture hanno prodotto in millenni di evoluzione nei diversi piani di esistenza: il piano cosiddetto "materiale", quello dell'anima e quello spirituale.

 

Il maestro Li Mu Bai è un monaco-guerriero taoista che sceglie di cambiare vita. Decide pertanto di donare la sua mitica e antichissima spada – il Destino Verde – al nobile Signor Tie, un nobile saggio che contribuisce al buon andamento delle questioni politiche nella Pechino di qualche secolo fa. 

 

Il Signor Tie riceve la spada da Shulien, una guerriera errante taoista, ed invita la donna a manifestare il suo amore nei confronti del maestro Li Mu Bai, un amore mai consumato per motivi d’onore.

 

Il marito di Shulien, infatti, è morto in battaglia mentre difendeva Li Mu Bai e il ricordo del defunto ha congelato la passione dei due: “non essere timida (…) non si torna indietro nei sentieri del tempo speso inutilmente..”.

 

La donna obietta con molta delicatezza e il Signor Tie incalza esprimendo un pensiero molto attuale ancora oggi: “davanti ai sentimenti spesso anche i più grandi eroi possono sperimentare la paura..”.

 

Mentre Shulien consegna la spada al Signor Tie, il governatore Li e sua figlia Yen vedono la bellissima e antichissima spada e ne rimangono meravigliati. La bella Yen è molto affascinata dalla vita dei guerrieri erranti e non sembra molto interessata alla vita matrimoniale che i genitori hanno scelto per lei.

 

Shulien dialoga con Yen circa il rovescio della medaglia di una vita fatta anche di disagi e di rinunce e soprattutto le comunica i valori che sono il bene inalienabile di questa pratica: rispetto, onestà, integrità morale, “altrimenti qualsiasi virtù scivolerebbe nel vizio..”. 

 

Il Destino Verde è una spada di grande valore: è molto antica, leggerissima e molto potente. “Il potere di una spada è nella abilità delle mani che l’impugnano..dice il Signor Tie al novello governatore impressionato dalle qualità della lama.

 

Si scopre che Volpe di Giada, colei che incarna il male e la direzione errata che possono prendere le passioni, si nasconde proprio nella casa del governatore!! La donna è ricercata dalle forze dell’ordine e anche dal Maestro Li Mu Bai, che uccidendola desidera così vendicare la morte del suo maestro. 

 

Yen, anche se molto giovane e forse influenzata dai malefici umori di Volpe di Giada, è una guerriera piuttosto promettente, ma priva di una guida che le consenta di giungere all’eccellenza e soprattutto di gestire “i lati oscuri della forza” (vedi concetto utilizzato nella serie "Guerre Stellari").

 

La giovane figlia del governatore Li ruba il Destino Verde e questo la conduce ad un combattimento molto particolare contro Shulien: durante il combattimento tra le due donne la forza fisica si alterna ad altrettanto potenti flussi di energia (Yen indossa abiti ninja per nascondere la sua identità..).

 

Shulien inizia ad indagare. Gli indizi conducono nella casa del governatore e quindi la donna vi si reca per fare visita a Yen (Volpe di Giada si preoccupa..).

 

Così come avviene nel film "Hero" – nel quale si insiste molto sulle connessioni tra scrittura e arte della spada – Shulien presta molta attenzione alla scrittura di Yen, che con spavalderia le mostra grande destrezza nel tracciare ideogrammi.

 

Parlano dell’amore tra Shulien e Li Mu Bai. Shulien si esprime con grande delicatezza: “l’amore non consumato brucia l’anima (…) (ma) la memoria dei morti (…) esige un rispetto profondo che ci rende quasi prigionieri”.

 

Shulien, probabilmente addestrata nel sentire, riferirà di aver avvertito nel palazzo del governatore qualcosa di misterioso. Che stia avvertendo la presenza cupa e occludente dei pensieri – e quindi dei campi magnetici (1) – di Volpe di Giada?

 

Intanto un poliziotto e la figlia, entrambi sulle tracce di Volpe di Giada, riescono a fissare con la perfida befana un incontro e quindi un duello durante il quale potersi vendicare della morte di un loro familiare ucciso dalla furia assassina della donna.

 

Nella ressa interviene il maestro Li Mu Bai, il quale, durante il combattimento, viene fermato proprio dal suo Destino Verde, che adesso si trova nelle mani della bella Yen, la figlia del governatore Li!!

 

Per Shulien è ormai chiaro che il guerriero ninja che ha difeso Volpe di Giada sia in realtà la bella Yen e durante una nuova visita fa capire alla ragazza di aver capito che è lei l’attuale possessore del Destino Verde..

 

Sentendosi braccata, nella notte Yen decide di restituire la spada. Giunta alla casa del Signor Tie incontra però il maestro Li Mu Bai, che, colpito dal talento della ragazza, la sta aspettando per poterle offrire i suoi insegnamenti.

 

Yen ha forti ritrosie rispetto alle parole di Li Mu Bai, il quale, con armoniosa eleganza, le dice: “cosa significa maestro? Cos’è una guida? Cos’è l’arte della spada? Sono soltanto parole vuote.. La verità è nel silenzio (…) come la verità è nel silenzio, la forza è nella quiete. Non c’è lotta senza pace interiore (…) userai bene la spada quando riuscirai a sentire il movimento anche restando completamente immobile” (2)

 

Volpe di Giada attende Yen. Le due donne litigano per tutto quanto sta succedendo: Yen rischia di essere coinvolta a causa di Volpe di Giada..Uccidere o essere uccisi.. questa è la vita del guerriero.. fa paura ma è anche eccitante!!”, ma Yen non accetta le parole della sua badante e, dopo averla umiliata, la caccia via dalla sua casa.  

 

Imponente ed elegante Li Mu Bai esegue uno dei Katà della spada (=sequenza di forme simile ad un combattimento con un nemico immaginario). Dice a Shulien che vorrebbe condurre Yen a Wudan, per impedire che divenga un drago come la sua attuale maestra.

 

Intanto scopriamo che Yen aveva avuto una relazione con Lo, il pirata del deserto che insieme ai suoi compagni aveva attaccato la carovana del governatore qualche tempo prima. Lo è giunto a Pechino per impedire le nozze di Yen. 

 

Li Mu Bai e Shulien nascondono Lo a Wudan (nel cercare di impedire le nozze Lo si stava mettendo nei guai); Yen fugge ed inizia a girovagare con il Destino Verde, che ha rubato di nuovo (combina molti guai). Li Mu Bai e Shulien sono sulle sue tracce.

 

Yen incontra Shulien ma trova dei pretesti per litigare e le due donne giungono a duellare tra loro. Combattono ferocemente finché non arriva Li Mu Bai, che pone fine al duello che Yen stava perdendo senza onore.

 

Yen “vola” via e Li Mu Bai le volteggia attorno. Alla nostra mente occidentale occorre un poco di pazienza nel vedere Li Mu Bai e Yen che lottano e volano.. Il maestro Li Mu Bai danza sui bambù poiché la sua mente è serena e niente di esterno lo può turbare.

 

Malauguratamente giunge Volpe di Giada. Prende e porta via Yen in una grotta. Nella speranza di poter tornare nella vita della ragazza, la droga e organizza una trappola per Li Mu Bai. Ma il monaco capisce tutto e uccide Volpe di Giada.

 

Purtroppo nell’impresa Li Mu Bai viene colpito da una freccia avvelenata che uccide il valoroso guerriero. Solo adesso Yen comprende il risultato delle sue azioni e accetta di andare sul monte Wudan da Lo per prendere una decisione sul suo futuro.

 

L’ultimo respiro di Li Mu Bai è un bacio per l’amata Shulien.. esiste amore più alto?

 

Note:

 

(1) “Ognuno irradia quello che è” (Roberto Assagioli)

 

(2) Probabilmente con queste parole il maestro Li Mu Bai si riferisce alla meditazione, alla azione-non-azione.

 

"La terra"

 

Ho trovato il film diretto da Sergio Rubini ricco di spunti tutt'altro che banali, molti dei quali inquadrabili in contesti quali la psicologia culturale e l'etnopsichiatria.

 

Vi ho trovato anche dei delicati accenni all'universo dei cosiddetti "differentemente abili", una dimensione poco conosciuta con la quale, in genere, ci si confronta soltanto se la vita ci conduce in quelle regioni della sofferenza.

 

Credo che "differentemente abile" definisca perfettamente la natura di questi "diversi", molti dei quali capaci di esprimere livelli di affettività – talvolta di genialità – impensabili per molti dei cosiddetti "normodotati".

 

Le prime immagini sono evanescenti, surreali e probabilmente piuttosto ricorrenti in ogni parte del mondo: in una cucina, durante il pasto, un uomo sta litigando furiosamente con una donna davanti ad uno dei figli (le immagini si spostano su di una brocca quasi colma di vino rosso-sangue).

 

Le immagini scorrono poi su Fabrizio Bentivoglio, il probabile spettatore della lite familiare ormai adulto, che interpreta il ruolo di Luigi Di Santo, un professore universitario di origini pugliesi che vive a Milano e che sta scendendo dal treno alla stazione di quello che scopriamo essere il suo paese di origine (Mesagne).

 

Non c’è nessuno ad accoglierlo e quindi si incammina a piedi verso il paese. Un'automobile di lusso si ferma e da essa scende Sergio Rubini, trasformato per l'occasione in Tonino, un viscido signorotto di provincia che gli offre un passaggio.

 

Luigi scende in piazza proprio durante il funerale di Ugo – uno dei differentemente abili dell'associazione gestita dal fratello di Luigi (Mario Di Santo) – morto perché caduto dalle scale.  

 

Luigi si reca nella casa che la famiglia possiede in paese. I ricordi sembrano occludere l'uomo. Di lì a poco scopriamo che Luigi, ormai esausto per i continui litigi dei genitori, quella famosa brocca di vino l'aveva frantumata sulla testa del padre!!

 

In seguito a questo evento era stato trasferito in collegio nel nord, dove aveva potuto studiare e costruirsi una vita dignitosa.

 

"Qui è la follia totale.. come al solito!" dice al telefono alla fidanza Laura. Le immagini si spostano sul pranzo presso la famiglia del fratello Michele, che, tra i quattro fratelli (il quarto è il fratellastro Aldo), sembra il più interessato alla vendita della masseria di famiglia.

 

"E Aldo?" chiede Luigi a Michele. Aldo non va d'accordo con Michele e inoltre non intende in nessun modo vendere la proprietà di famiglia. Michele chiede a Luigi di fungere da mediatore, perché Aldo possa cambiare idea e dare il suo consenso.

 

Luigi si reca quindi alla masseria, dove si incontra (e si scontra) con Aldo senza risultato. Intanto scopriamo che Michele è interessato alla vendita della masseria perché si è messo nei guai con Tonino, il quale gli ha prestato molti denari "a strozzo". Si viene anche a sapere che Tonino aveva dato molti soldi alla famiglia di Ugo, il differentemente abile caduto dalle scale, per ottenere che il giovane contraesse matrimonio con la sua amante (Tania) per motivi di cittadinanza.

 

Trascorrendo del tempo con Mario, Luigi scopre che il fratello è sinceramente votato all'ideale di un mondo migliore. Mario legge al fratello alcune righe: "l'uomo non è che un fuscello, il più debole della natura, ma è un fuscello che pensa (...) sforziamoci dunque di pensare correttamente (Pascal)".

 

Luigi è stupito delle evoluzioni del fratello e Mario risponde: "cerco solo delle risposte.. non succede anche a te?". Luigi è un intellettuale navigato e risponde a tono: ", certo, bisogna stare attenti a non fare confusione, perché la realtà e le idee spesso non coincidono".

 

Ma Mario non ci sta: "non è come dici tu: le idee se ci credi si realizzano!!".

 

Tornato a casa, Luigi riceve una visita imprevista da parte di Aldo, il quale gli chiede di ospitare per una notte Tania, l'amante di Tonino, con la quale anch'egli ha una relazione sentimentale.

 

Tonino ha infatti scoperto la cosa e le ha date di santa ragione alla giovane e bella rumena. Tania ha paura perché è certa del fatto che Tonino è disposto a tutto, anche al delitto!!

 

Luigi minimizza, ma Tania afferma di aver dovuto pulire lei stessa il sangue di un uomo (l’ex-socio) che Tonino aveva ucciso durante un litigio. La mattina successiva Tania è costretta a tornare da Tonino, che da lavoro a tutta quanta la sua famiglia e tiene la donna in scacco.

 

Luigi incontra Aldo, che è furioso per il fatto che Tania abbia scelto di tornare dal viscido Tonino. Dice di voler uccidere Tonino per liberarla e averla finalmente tutta per sé. Queste parole sembrano attivare in Luigi una aggressività arcaica: si arrabbia molto col fratello che evidentemente non si rende conto di ciò che dice..

 

La circostanza spinge Aldo a propendere per la vendita della masseria: vuole fuggire insieme a Tania ed ha bisogno di molti soldi per realizzare l'impresa!! Accetta quindi di firmare l'atto di vendita.

 

Giunti alla cessione però scopriamo il motivo per il quale non c'è armonia tra Michele ed Aldo: il fratellastro ha avuto una storia con la moglie di Michele (Loredana) e, proprio nell’occasione della firma del contratto, ingaggiano un litigio furioso giungendo alle mani (Aldo frantuma il contratto).

 

Luigi è disperato: ha l'espressione di chi sta vivendo un brutto incubo ad occhi aperti!! Il suo solo interesse è risolvere al più presto la questione familiare e tornare in quella che adesso è la sua nuova terra (Milano).

 

Durante i preparativi della processione pasquale Luigi va a salutare Mario: "me ne vado.. mi dispiace.. non se n'è fatto di nulla (della vendita) (...) Mario, i tuoi fratelli non ragionano più!". Mario risponde a Luigi con affetto: "non giudicarli.. seguono più il cuore che la testa.." (1)

 

Intanto Tonino minaccia Luigi; lo ha visto mentre accompagnava Tania e non ha gradito: "sta attento che pure a Milano ti vengo a piglià!". Inizia la processione ed è divertente vedere che proprio Tonino e i suoi scagnozzi trasportano sulle spalle (e con espressione ieratica) la statua di Gesù in agonia!!

 

Dopo qualche minuto di ode uno sparo: qualcuno ha centrato in pieno Tonino, il boss emergente della zona e adesso l’uomo è a terra privo di vita!!  

 

Luigi osserva Aldo e Michele con occhio diverso, perché entrambi avevano un movente per uccidere lo strozzino: Aldo festeggia pubblicamente e Michele è felice perché pensa di poter evitare la restituzione del denaro..

 

Anche i carabinieri hanno dei sospetti: sono venuti a conoscenza del fatto che Aldo aveva una relazione con l'amante di Tonino e stanno indagando per conoscere la verità. Durante l'interrogatorio Aldo mente ai gendarmi: dice che al momento dell'omicidio stava accompagnando Luigi alla stazione!!

 

Ormai coinvolto nella vicenda, Luigi torna a casa e vi trova la compagna, Laura (Claudia Gerini), che lo ha raggiunto da Milano. Ad attendere Luigi ci sono anche i carabinieri, che effettuano sull'uomo un breve interrogatorio incrociato per indagare ulteriormente e avere conferma della versione data da Aldo.

 

Laura vuol sapere cosa sta succedendo, ma Luigi vuol tenere la donna fuori dalla vicenda e risponde in modo evasivo. Laura si accorge che in Luigi sta succedendo qualcosa di inaccettabile. E' preoccupata: "perché non partiamo? (...) cosa c'entri tu con questo posto?".

 

"E' la mia famiglia.." risponde Luigi sconsolato e assorto nei suoi pensieri. La donna cerca di rianimarlo proponendogli di ripartire la mattina seguente. Sul momento Luigi accetta, ma l’indomani sparisce insieme a Michele e Mario: il mobilificio di Michele è andato a fuoco!!

 

Sembra che Michele non abbia niente a che fare con l'omicidio di Tonino, tuttavia si viene a sapere che per uccidere Tonino era stato utilizzato un fucile tale e quale a quello posseduto dalla famiglia Di Santo..

 

Aldo intanto ha sequestrato Tania e la tiene prigioniera in una delle stanze della masseria. Luigi pensa che ad uccidere Tonino potrebbe essere stato Aldo: il movente passionale, le precedenti affermazioni e il fatto che il fratellastro non ne voglia proprio sapere di ragionare fanno pendere l’ago della bilancia su Aldo, ma neppure lui sembra essere coinvolto nella vicenda..

 

Luigi resta atterrito dinnanzi alla possibilità che possa essere stato proprio Mario ad uccidere Tonino. E infatti è stato proprio lui.. Ugo, il suo amico differentemente abile, in realtà non era semplicemente caduto dalle scale: si era suicidato dopo che era stato profondamente umiliato da Tonino!!

 

Molto interessante il dialogo tra Laura e Luigi: la donna intercetta il compagno proprio mentre sta raggiungendo il fratello Mario; pretende di venire a conoscenza dei fatti ma l'uomo non intende coinvolgerla: "Luigi non puoi sparire così.. tu adesso mi spieghi tutto!".

 

Luigi è visibilmente sconvolto e malconcio: "Nossignore.. Non sono faccende che ti riguardano!". "Eh, certo, io dovrei stare a casa ad aspettare.. è così che si usa da questa parti! (...) Tu da quando sei venuto qua sei un altro.. io non ti riconosco più!".

 

Stavolta Luigi è fuori (ma anche dentro) di sé e grida alla donna: "Smettila!! Guardami bene Laura.. Io sono questo! Prendere o lasciare.. Vai a casa e aspettami lì!". Laura viene da un'altra cultura e non accetta di dover stare fuori dalla vicenda e, con voce strozzata, sferra l'ultimatum: "o partiamo via insieme o non mi vedi più..".

 

Luigi se ne va ad abbracciare il fratello che è in chiesa e sta salutando gli amici dell’associazione. Mario vuole costituirsi, ma Aldo e Luigi non sono d'accordo. Luigi prende le redini della situazione: si reca dalla vedova di Tonino e gli propone un affare (la masseria in cambio di una testimonianza aggiustata..). La donna non esita ad accettare perché Luigi sa essere piuttosto convincente..

 

Intanto tra Luigi e Laura torna il sereno. Il film termina con Laura indomita che chiede ancora una volta a Luigi informazioni sull'accaduto. Luigi evade con garbo alla micidiale stretta..

 

Vedendo il film ho pensato che il ritorno a Mesagne deve essere stato per Luigi un po' come tornare in quell'inferno di relazioni familiari difficili da gestire, in quella terra popolata da fantasmi e demoni del passato che vorremmo dimenticare per sempre in uno dei tanti ripostigli della nostra coscienza.

 

Non dimentichiamo però che la nostra vita viene condizionata da questi fatti, che restano comunque "nascosti in noi". Volenti o nolenti si finisce per subire una qualche influenza inconscia e tutto questo a danno del nostro benessere.  

 

La terra chiama, così come la famiglia, e ti presenta il conto: "a noi appartieni e con noi ti dovrai misurare per tutta la vita!" sembrano bisbigliare i demoni evocati da Sergio Rubini.

 

 

Note.

 

(1) Cuore e testa, ragione e sentimento: due opposti che sono presenti anche nelle nostre vite. E noi? Quanto abbiamo sacrificato alla mente? Quanto al cuore? C’è equilibrio?

"La bestia nel cuore"

 

Il film inizia nel cimitero che ospita le ossa dei genitori della protagonista, Sabina, l’incantevole Giovanna Mezzogiorno, che nelle prime immagini è ripresa mentre sta compilando le pratiche relative allo spostamento dei resti.

 

Nel sistemare le fotografie dei genitori – le stesse tolte dalle lapidi – Sabina si rende conto di aver esagerato nell'adattare l'immagine del padre (gli ha taglia la testa con le forbici..). Resta sconvolta per l'accaduto e, con la fretta di chi vuole nascondere qualcosa di inaccettabile, decide di riporre tutto quanto in un cassetto (vedi rimozione).

 

L’incontro coi ricordi genitoriali, che guarda caso coincide con la sua gravidanza, scatena in Sabina una inattesa stagione di contenuti emotivi da elaborare, di sogni inquietanti che gradualmente divengono incubi capaci di condizionare anche la vita diurna della giovane donna (1).

 

Sabina inizia così un percorso che ha come obiettivo la verità circa la propria infanzia. "Mi sono accorta di non avere ricordi.." confesserà ad Emilia, l'amica non-vedente delicatamente innamorata di lei.

 

Di nuovo sogni e di nuovo incubi: spezzoni di ricordi che ammiccano alla relazione col padre.. Nel suo intimo comprende molto bene che è necessario indagare oltre: i primi timidi tentativi di fare luce sulla sua storia familiare consistono nel cercare tra le foto della sua infanzia.

 

Niente riesce però a sedare la sua sete di verità e quindi decide di andare a trascorrere il Natale con il fratello Daniele, che ha messo su famiglia negli USA. 

 

Prima di partire però, Sabina ha il tempo di proiettare sul fidanzato (Franco) rabbie delle quali non riesce a comprendere il motivo. Diventa improvvisamente molto insicura e tende a perdere il controllo di se stessa: Franco la tradirà non appena lei sarà partita? Le succederà come è successo all'amica Maria, abbandonata dal marito per una più giovane di 20 anni?

 

Sabina giunge in America felice di incontrare il fratello dopo molto tempo; viene accolta all'interno della famiglia del fratello ed inizia a respirarne il clima, cogliendo nel fratello una certa difficoltà nell'avere contatti fisici col figlio maschio. Condivide con Daniele le sue inquietudini senza riuscire a comprendere la natura dei sogni che la stanno angosciando.

 

La moglie di Daniele (Anne) dice a Sabina che il marito ha affrontato una psicoterapia molto lunga, ma senza entrare nel dettaglio.. Sabina, però, conosce molto bene l’inglese e riesce a cogliere alcuni dialoghi tra Anne e Daniele: Anne ritiene che Sabina debba conoscere alcuni aspetti della sua storia familiare, ma Daniele non è della stessa idea..

Durante la festa di Capodanno ad Anne sfuggono alcune parole che danno a Sabina la sicurezza che il fratello le stia nascondendo qualcosa di molto importante (con una scenata obbliga il fratello a parlarne).

 

"Per tanto tempo da bambino non mi sono reso conto.. capitava di notte.. a me sembrava quasi normale.. e questa è stata la cosa più difficile da vincere con la terapia (...) la (mia) mansuetudine.. pensavo fosse normale (che mio padre abusasse di me)".

 

Di giorno il padre era un genitore come tutti gli altri. Di notte No. Una delle conseguenze di questo fatto è che adesso Daniele – per il terrore di diventare come suo padre – non riesce ad entrare adeguatamente in relazione col corpo del figlio maschio!!

 

I due fratelli iniziano un dialogo intenso, che ha per oggetto riflessioni profonde sul dolore che non si vede, ma che si sente.. Daniele racconta di quando il padre gli diceva con voce infantile e supplichevole "Daniele.. vieni!" e si fa lapidario nello scandire la frase "ai genitori si ubbidisce sempre e comunque.." .

 

La madre sapeva tutto quanto, ma quando il marito si trasformava non interveniva e continuava a correggere i compiti dei suoi studenti coprendo e quasi agevolando il marito nelle sue pratiche. "E' un vizio.. non vuole farti male.. è malato.. siamo una famiglia.. non devi dirlo a nessuno!".

 

Daniele aveva minacciato il padre: "se la tocchi (Sabina) ti uccido!". Ma le sue parole non erano state sufficienti.. Di li a poco il padre si era ammalato e Daniele lo aveva assistito. Daniele: "(...) pensavo ecco muore esattamente come morirò io.. allora quello che ha fatto (a me) può essere anche in me, in tutti!".

 

Una mattina Daniele, per proteggere la sorella, mentì dicendo all'infermiera che il padre aveva sofferto molto tutta la notte e l'infermiera somministrò una dose doppia di morfina.. L'uomo andò subito in coma e non si svegliò più.

 

Un’altra Sabina torna in Italia. Solo adesso si sente di annunciare al compagno di essere incinta.. All'amica Emilia dirà "(...) nelle famiglie non si sa mai cosa è vero.." e al fratello "(...) forse ognuno di noi ha due voci (...) come si può mischiare un segreto come il nostro alla vita della gente normale.. non si può!".

 

Poi, a fine gravidanza, avviene un dialogo con Franco: lui ha capito che c'è qualcosa nell'aria (di latente) tra loro ed ha la brillante idea di confessare a Sabina dell'avventura con l'attrice Anita. Sabina coglie l'occasione e racconta tutta la sua storia a Franco e poi prende un treno per chissà dove rischiando l’aborto.

 

La tragedia viene scampata e tutti quanti si ritrovano al capezzale di Sabina. Il datore di lavoro di Franco (il regista Negri) in corsia prende in braccio il bimbo appena nato – che si chiamerà Daniele – ma l'infermiera lo sgrida e il doppio senso è agghiacciante: "soltanto i genitori possono toccare i bambini!".

 

Daniele: "(...) da questo dolore non si guarisce..". Probabilmente ha ragione, ma le immagini successive scorrono su Daniele che gioca coi figli, che finalmente può abbracciarli con serenità.

 

E' un messaggio di speranza: da quel dolore forse non si guarisce mai, ma qualcosa di certo la si può fare per aggiungere un poco di serenità alla nostra vita..

 

 

Note

 

(1) La soglia tra normalità e psicopatologia può essere posta nel momento nel quale il disagio psichico produce conseguenze invalidanti per la persona.

"K-Pax"

 

Un raggio di luce illumina la stazione dei treni di Manhattan e un tizio con gli occhiali scuri appare come dal nulla proprio mentre sta avvenendo uno scippo.

 

Viene fermato dalle guardie e siccome fornisce solo risposte bislacche ("vengo da un altro pianeta.. noi non utilizziamo bagagli.."), viene immediatamente etichettato come "individuo mentalmente disturbato" e trasferito allo Psychiatric Institute of Manhattan.

 

Qui, "l'alieno", che dice di chiamarsi "Prot", incontra il dott. Powell, uno degli psichiatri dell'Istituto. Come vedremo meglio in seguito, tra i due si instaurerà una relazione che condurrà entrambi ad un percorso terapeutico e romantico al tempo stesso, intriso di riflessioni (filosofiche) non banali sulla vita dell'uomo sulla Terra in generale ed (epistemologiche) sulla psichiatria "moderna" in particolare (1). 

 

Poco prima di incontrare il suo nuovo paziente, nella scena del vetro unidirezionale (il dott. Powell può vedere Prot ma non viceversa) si ha come la sensazione che l'uno percepisca l'altro al di la dei cinque sensi.. Forse è proprio in questo momento che avviene l'identificazione (e la proiezione) tra i due: visiva per il dott. Powell (che può vedere Prot) e "sensitiva" per Prot, che sembra "sentire" (2) il suo terapeuta.

 

Adesso siamo nello studio del dott. Powell, che esordisce con un "Si accomodi..". Prot risponde con un divertente "si accomodi.. curiosa espressione!": deve sedersi oppure riparare qualche suo pezzo non funzionante?!

 

"Lei sa perché è qui?". "Mi credete pazzo.." e continua con argomentazioni piuttosto solide circa il suo pianeta d'origine (K-Pax appunto) e sulle modalità da lui utilizzate per viaggiare fin qua..

 

Poi vediamo Prot socializzare agevolmente con gli altri "diversi" dell'ospedale-ospitale: si ricorda il nome di ognuno e dimostra di tenere alle persone..

 

Subito dopo le immagini scorrono sull'equipe dei professionisti che si occupano del "caso n. 287 - Prot": "psicosi di livello 1" propone l’esperto di turno senza neanche aver incontrato il paziente!! Non contento, dimostra tutta quella che sembra ormai la sua mancata sensibilità psichiatrica (3) proponendo di utilizzare Prot come cavia per sperimentare un nuovo farmaco (4).

 

Il dott. Powell, invece, già insieme ai colleghi aveva dimostrato una certa sensibilità psicodinamica; adesso insieme al suo paziente conferma la natura del suo approccio conducendo il dialogo verso il tema "famiglia" e "relazioni familiari".

 

"Su K-PAX non ci sono famiglie come qua sulla terra (...) i figli vengono seguiti da tutta quanta la comunità (...) i processi riproduttivi sono dolorosissimi".

 

Le immagini scorrono ancora su Prot che socializza coi pazienti dell'Istituto. E' bello notare che ognuno di loro ha una storia molto bella da raccontare!! Ovviamente per poterla valorizzare occorre ascoltarla davvero questa storia (Prot ascolta davvero, loro si aprono e dal cilindro esce la logica sottesa alla loro diversità).

 

Ascoltare davvero una storia significa avere il coraggio di investire sulla relazione col paziente. Come vedremo meglio in seguito, infatti, il dott. Powell punta proprio sulla relazione con Prot andando ben oltre setting psichiatrico ortodosso (viene anche redarguito dal suo capo per questa sua determinazione-ostinazione).

 

E' come se paziente e terapeuta si fossero scelti per vivere una esperienza che va al di la degli schemi, della ragione apparente, per cercare insieme (attraverso il dispositivo tecnico terapeutico, che è la psiche formata conscia e inconscia del dott. Powell) una parte mancante di noi stessi.

 

L'indagine di quei misteriosi movimenti (5) che tanto condizionano la nostra vita psichica è una necessità inalienabile per chi desideri davvero mettere mano ad una certa sofferenza mentale.

 

Intanto Prot insiste che su K-Pax non ci sono famiglie. Non parla volentieri dell'argomento; il dott. Powell ha compreso molto bene che questo aspetto potrebbe nascondere qualche sorpresa: "su K-Pax (6) niente governo e niente leggi; non ce n'è bisogno poiché lì ognuno si regola da sé".

 

E' ipotizzabile che sia stata proprio la rinuncia ad una certa umanità (forse connessa con l'argomento famiglia) ad aver consentito a Prot di sopravvivere ad un qualche evento traumatico e l'ottimo dott. Powell sembra determinato a scoprire la natura di questo evento.

 

Il dott. Powell ritiene Prot uno degli psicotici più convincenti che abbia mai conosciuto; vuole andare fino in fondo con lui e nel tentativo di scalfire questo che sembra proprio un magnifico muro difensivo, mette alla prova il suo paziente.

 

Con le sue conoscenze formidabili intanto Prot non solo sorprende un gruppo di astro-fisici dimostrando di saperne davvero molto di astronomia, ma inizia anche ad intervenire positivamente sulla vita degli altri pazienti dell'Istituto, dando a tutti quanti lezioni di psichiatria!! (7)

 

Il suo agire ricorda la praticità dello sciamano, del guaritore in uso nelle culture altre, da noi occidentali considerato a torto un cialtrone sul quale non poter fare affidamento, se non un primitivo da civilizzare o ridicolizzare..

 

Prot si scontra pertanto con il dott. Powell: "va bene interessarsi agli altri pazienti, ma non va convincerli di poterli guarire..". E Prot "Tutti gli esseri sono capaci di guarire da soli.. su K-Pax tutti lo sappiamo!".

 

Prot è perfettamente sicuro del fatto suo ed è disarmante perché gli argomenti che propone hanno una certa coerenza interna. Per questo tutti quanti (anche i non pazienti) ci credono quando annuncia che il 27 luglio alle 5:51 di mattina farà ritorno su K-Pax utilizzando un raggio di luce!!

 

Il dott. Powell ha una intuizione: in base ai dettagli che gli ha fornito Prot egli ritiene che 5 anni prima, proprio il 27 luglio, potrebbe essere successo "qualcosa di terribile" nella vita del suo paziente. Ma siccome non c'è molto tempo per superare questa possente struttura difensiva (il 27 luglio è molto vicino) è costretto a sfruttare qualsiasi occasione d'indagine.

 

Decide quindi di organizzare la festa del 4 luglio in famiglia e predispone in modo che possa essere presente anche Prot: vuol vedere che effetto gli fa avere a che fare con una famiglia "normale" (come se ne esistessero davvero..).

 

Nel gioco delle parti accade anche il contrario: Prot indaga sulla vita del dott. Powell e scopre che il suo terapeuta non dialoga da tempo col figlio di primo letto (dottore cura te stesso!).

 

Prot dice alla moglie del dott. Powell: "(suo marito) mi vuole insegnare l'importanza dei legami biologici..". La moglie chiede: "lei ha una famiglia?" e Prot "noi non abbiamo famiglie su K-Pax.." (e subito rimette gli occhiali da sole..).

 

Poi avviene qualcosa di imprevisto: dell'acqua improvvisamente spruzzata fuori da un diffusore automatico fa scattare qualcosa in Prot, che ha una crisi piuttosto violenta (sembra che voglia proteggere la figlia del dott. Powell dall'acqua..).

 

Chiuso il rubinetto dell'acqua Prot si calma e dimentica immediatamente la crisi (rimozione?). Il dott. Powell dimostra ancora una volta le sue doti di buon osservatore: ha notato che Prot spingeva sua figlia sull'altalena come qualcuno che aveva già fatto questo altre volte nella sua vita..

 

Ma il tempo sta per scadere e per fare qualcosa occorre saperne di più ("il 29 luglio potrebbe sì far del male a se stesso o agli altri.."). Il dott. Powell propone quindi a Prot di farlo regredire sotto ipnosi (è molto convincente con il suo paziente).

 

"Perché hai scelto di salvare proprio lui?" dice la direttrice del centro al dott. Powell col tono di chi è stanco di avere pazienza nei confronti delle stravaganze del suo paziente. "Non lo so.. forse perché sento che lui ha scelto me..".

 

Si inizia con l'ipnosi e si delineano due personalità: Prot, "l'alieno" che secondo necessità va e viene da K-Pax e "l'amico" terrestre, di cui il dott. Powell fa fatica ad avere informazioni, anche sotto ipnosi.

 

"Come si chiama la moglie del tuo amico?". Prot stavolta cede con la voce che si spezza "Sara..". "E la figlia?". Il dott. Powell ottiene di nuovo una risposta come chi non vorrebbe mai pronunciare queste parole: "Rebecca..". E' molto poco, ma visto che il tempo sta per scadere, è pur sempre qualcosa..

 

Altri dettagli si aggiungono ma il tempo scarseggia sempre più e il dott. Powell è costretto al tentativo di impattare direttamente il ricordo del trauma: "vai al 27 luglio del 2000, cosa succede?". "Arrivo su Terra mentre il mio amico sta cercando di uccidersi perché è successo qualcosa di terribile (...) (non posso dirtelo perché) sapresti qualcosa che neanche lui vuole sapere!".

 

Prot ha una crisi (ricorda) ma non ne esce molto altro. Mentre sta tornando a casa il dott. Powell trova la tessera mancante e senza esitare prende l'aereo e va ad indagare sul posto. Giunto dallo sceriffo di Santa Rosa scopre il passato dell'amico di Prot (Robert Porter: da cui il nome Prot, il quasi anagramma di Porter).

 

Lo sceriffo e il dott. Powell vanno insieme alla casa, ormai in stato di abbandono, di Robert Porter e lì parlano dell'accaduto. E' una scoperta dai contenuti emotivi micidiali: cinque anni prima Robert era tornato a casa proprio nel momento in cui c'era l'assassino della moglie e della figlia..

 

Dopo aver ucciso il balordo spezzandogli il collo (non è mica facile parlare di perdono in questi casi..), Robert era andato a morire gettandosi nelle acque gelide del fiume. La domanda cui ho pensato vedendo questo passaggio della pellicola è stata: “come si fa a non impazzire in casi come questo?”

 

Il dott. Powell torna a casa tardissimo e aprendo la porta della sua abitazione posa gli occhi su di un mondo nuovo. Insieme alla porta di casa si apre anche il suo cuore: lui è tornato ed ha trovato la sua preziosa famiglia viva e vegeta (Prot ha guarito anche lui?).

 

La moglie si sveglia e gli chiede spiegazioni. Il dott. Powell con la voce spezzata le dice "ho trovato quello che stavo cercando.. era meglio di no!".

 

Il tempo sta scadendo. Siamo alla vigilia del viaggio che dovrebbe condurre Prot su K-Pax (i due si stanno salutando). "Invita tuo figlio per Natale.." è il consiglio di Prot per il dott. Powell. E poi "Mi mancherai dott. Powell..".

 

"Tu e Robert siete la stessa persona.." incalza il dott. Powell. "Questo è palesemente assurdo.. non sono neanche umano (...) io ammetterò la possibilità di essere Robert Porter se tu ammetti la possibilità che io venga da K-Pax.." (questa sì che è reciprocità!!). E chiude: "Ora che hai trovato Robert per favore abbi cura di lui..".

 

E infatti il dott. Powell si occuperà di Robert/Prot: il raggio di luce giunge in perfetto orario e Prot se ne va chissà dove, lasciando Robert catatonico (nessuno dei pazienti dell'ospedale riconosce in Robert il loro Prot!!).

 

Le ultime immagini sono dedicate al dott. Powell che si prende amorevolmente cura del suo paziente catatonico: gli dedica del tempo, gli parla e se lo coccola..

 

E’ una pratica che consiglio vivamente: credo che prendendosi cura di queste persone sia possibile comprendere perché non si chiamano più disabili, ma differentemente abili!!

 

Note:

 

(1) In questo commento ho deciso di tralasciare la maggior parte delle meraviglie nascoste nel copione del film, perché ritengo sia da vedere, specie da parte di chi opera nel settore psi..

 

(2) "Sentire" nel senso della parola inglese to feel.

 

(3) Per "psichiatria" in questo caso intendo il significato etimologico della parola, ovvero “colui che si prende cura della psiche”, senza entrare nel merito se queste cure debbano essere operate partendo dalla psiche o dal biologico.

 

(4) Credo che gli psicofarmaci debbano essere utilizzati quando servono veramente, previo educazione al farmaco e al suo ruolo nel tempo; occorre considerare le potenzialità ma anche i pericoli dell'intervento chimico su persone psicologicamente fragili (vedi dipendenza psicologica e altri effetti collaterali).

 

(5) Mi riferisco ai misteri della dimensione inconscia, ad oggi tutt'altro che noti.

 

(6) Si legge "key-pax", ovvero “la chiave della pace”; un mo(n)do per trovare la pace perduta?

 

(7) La pratica di coinvolgere i pazienti nella cura di altri pazienti fu proposta per la prima volta da Roberto Assagioli.

 

"Forrest Gump"

 

Una piuma volteggia nell'aria e percorre lo schermo danzando sullo sventolio della brezza lieve di una giornata primaverile. La piuma disegna nell’aria arabeschi che incantano lo spettatore.

 

Il tragitto della piuma finisce proprio tra le scarpe sporche di fango di Forrest Gump, il "differentemente abile" che mi ha incantato per due ore davanti allo schermo, “mi son seduto e ho usato tutte le lacrime che non ho pianto” (Un sorriso gratis, Gino Paoli).

 

Ecco la prima perla di questo film sulla diversità: ciò che per noi normodotati è immondizia (la piuma è caduta a terra e quindi piena di germi..), per Forrest è un oggetto - si direbbe un segno - da raccogliere e custodire gelosamente!

 

Che meraviglioso atteggiamento nei confronti della vita: cogliere ogni piuma e farne tesoro!!

 

Tra l’altro, la piuma ha un significato molto forte in molte tradizioni; in quella egizia, per esempio, Osiride la utilizza per pesare i cuori: se il cuore del trapassato pesa più della piuma gli è precluso il passaggio alla landa fertile e ricca di messi..

 

Nel caso di Forrest va però rilevato che quella piuma ha un significato particolare: è la piuma che il protagonista raccoglie il giorno in cui finalmente rivedrà Jenny, la sua amata Jenny!

 

I 3/4 della pellicola sono, infatti, dedicati al racconto che Forrest fa della sua incredibile vita a persone incontrate per caso su una panchina. Questo racconto probabilmente consente a Forrest di sostenere l'emozione di essere a pochi passi dalla sua Jenny!

 

Vale la pena soffermarsi sull'eccellenza che Tom Hanks raggiunge nell'interpretare Forrest Gump: per tutto quanto il film ho avuto la sensazione di avere dinnanzi a me proprio il personaggio "Forrest Gump" e mai l'ottimo attore americano!!

 

Forrest ci consente di riflettere anche sulla capacità che hanno questi individui di relazionarsi con le persone: chi ha avuto il privilegio di relazionarsi con alcuni di loro sarà certamente rimasto meravigliato dinnanzi alla loro bellezza d’animo!!

 

Il film scorre sulla lettura ingenua (ma non per questo meno reale) degli eventi che Forrest vive. Si tratta di una prospettiva che tende a mettere in ridicolo il modo di pensare standard di noi occidentali: durante la visione della pellicola viene da chiedersi chi siano i veri "disabili"..

 

"La vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita!": una filosofia semplice ma forte quella che la madre di Forrest aveva cercato di condividere con il figlio. "Ricordati quello che ti ho detto Forrest: tu non sei diverso dagli altri!".

 

La scena successiva è però implacabile: il preside della scuola sta dicendo alla donna (proprio mentre Forrest ascolta un poco più in la), "Il suo ragazzo è diverso.. il suo Q.I. è di 75" (e carinamente mostra alla donna uno dei grafici che, in altre vesti, resistono ancora oggi nella psicologia cosiddetta "moderna", ancora troppo centrata sulla prestazione e molto poco sull’emotività..).

 

"Certi fatti te li ricordi bene.. altri invece per niente.. strano!" continua Forrest tra un racconto e l'altro. "Una cosa me la ricordo bene però (...) mi ricordo la prima volta che ho sentito la voce più dolce al mondo!" (la voce di Jenny!!).

 

Forrest passa molto tempo con Jenny, una bellissima bambina che deve sopportare una diversità che ha ben altre connotazioni: il padre abusa di lei..

 

La dolce Jenny aveva gridato a Forrest "corri Forrest.. corri!" quando i bulli della scuola si divertivano ad importunarlo come si fa con lo scemo del villaggio. Divertente pensare che lo stesso ruolo è toccato anche al nostro Roberto Benigni prima di essere premiato con la famosa statuetta per il suo "La vita è bella"!!

 

E Forrest aveva iniziato a correre, frantumando l'apparecchio correttivo per le gambe, insieme ad una decina di record di velocità alla Contea di Greenbow in Alabama!!

 

Forrest e Jenny divengono adulti e a crescere sono anche i disagi psichici espressi da Jenny, che tende ad instaurare legami sessuali con partner che hanno la caratteristica di essere violenti proprio come il padre incestuoso. La donna cerca, senza successo, di vivere una vita "normale", ma la sua ricerca approda verso una sorta di auto-lesionismo (droga, sesso e rock'n'roll).

 

Jenny si relaziona utilizzando la sessualità anche con Forrest: una volta al college femminile prende la mano di Forrest e la posa sul suo seno (per Forrest l’emozione è troppo grande ed eiacula..). Sono le prime esperienze di Forrest ed è importante che le immagini mostrino anche questo, perché qualcuno ancora si scandalizza dinnanzi alla possibilità che queste persone possano vivere una loro sessualità!!

 

Forrest viene preso tra i Marines. E' divertente vedere quanto il suo Q.I. di 75 venga acclamato tra i leader militari: "Figliolo sono sicuro che hai un fottutissimo Q.I. di 160!!". "Sì, signore, signorsì, signore": Forrest risponde sempre allo stesso modo, fa quello che gli dicono di fare e fa carriera!!

 

E' una bella parodia del mondo militare: secondo Graucho Marx l’intelligenza militare è una contraddizione in termini.. Ma tant'è: ancora oggi non siamo ancora riusciti a liberarci della violenza più importante, che è quella esercitata sui cuccioli d'uomo, tra le mura domestiche..

 

Forrest parte per il Vietnam insieme all'amico Bubba, l'esperto di gamberi con il quale aveva legato durante la preparazione militare. Bubba è un nero non molto sveglio che tiene sempre mezzo aperto il labbro inferiore: questo fa di Bubba un tipo sufficientemente diverso per essere tra i potenziali amici di Forrest!!

 

Ogni personaggio di questo film ha qualcosa da insegnarci. In Vietnam, per esempio, Forrest conosce un altro personaggio interessante: il tenente Dan.

 

Il tenente Dan ha una storia familiare piena di militari morti sul campo di combattimento e il suo desiderio era quello di seguire il destino di famiglia!! Questo aspetto ci consente una breve riflessione su quanto il DNA e le relazioni familiari e culturali possano plasmare la nostra vita..

 

Bubba propone a Forrest di mettersi in società una volta tornati indietro: una barca per la pesca dei tanto ambiti gamberi.. Ma Bubba non ce la fa: muore durante un attacco dopo che Forrest è stato ferito nell'atto di salvare alcuni commilitoni, tra cui il tenente Dan!!

 

Il militare si arrabbia molto per essere stato salvato: lui doveva morire sul campo come i suoi avi, con valore! Quello era (secondo lui) il suo destino..

 

L'atto eroico di Forrest gli vale la medaglia al valore e questo fa arrabbiare ancora di più il tenente Dan: egli adesso non ha più gran parte delle sue gambe e come reduce invalido si trova ai margini della società..   

 

Il tenente Dan va a trovare Forrest: non accetta che la vita abbia ridotto lui in quelle condizioni e che Forrest, "un idiota che va a fare il cretino in televisione", abbia ricevuto invece la medaglia al valore! "Ero il tenente Dan Taylor.. avevo il mio destino!!"

 

Il tenente Dan è arrabbiato anche con Dio: "tu l'hai già trovato Gesù Gump?". Forrest risponde con la forza e la spontaneità di un Buddha: "dovevo cercarlo? Non lo sapevo, signore (...) io ci vado in paradiso tenente Dan!".

 

Forrest e il tenente Dan trascorrono insieme l'ultimo dell'anno. Forrest gli racconta della promessa fatta a Bubba (comprare una barca per la pesca dei gamberi) e il tenente Dan ci scherza su: "se un giorno sarai il capitano di un barca per gamberi io sarò il tuo primo ufficiale di bordo!".

 

E così sia: Forrest viene congedato dall'esercito e tornato a casa prende 25.000 dollari per uno spot pubblicitario sul ping-pong (nell'esercito era diventato un asso del ping-pong!). Con quei denari ci acquista una barca per la pesca dei gamberi e invita il tenente Dan a stare da lui! Il tenente Dan prende l'occasione per venir via da New York e va a stare da Forrest (una promessa è una promessa!).

 

Ma Forrest non riesce a pescare i gamberi e il tenente Dan gira il coltello nella piaga: "dov'è questo tuo Dio (Forrest)?". Fa cattivo tempo al largo e il tenente Dan coglie l'occasione per drammatizzare la sua battaglia contro Dio.

 

Dal combattimento epico, Ulisse sembra essere uscito vittorioso: la barca di Forrest è salva e la burrasca ha reso inutilizzabili tutte le altre imbarcazioni per la pesca al gambero!!  Adesso i due non hanno più concorrenza e tutti i giorni fanno il pieno di gamberi!

 

Un caso o un segno? Sembra proprio che i due siano protetti da una buona stella: probabilmente entrambi si sono lasciati trasportare dalla corrente della vita, non senza lottare e soprattutto andando fino in fondo nella loro esperienza terrena!!

 

Gli affari vanno a gonfie vele e l'umore del tenente Dan sembra risentirne: "Forrest.. non ti ho mai ringraziato per avermi salvato la vita..". Probabilmente il tenente Dan aveva finalmente fatto pace col suo Dio..

 

La madre di Forrest si ammala: "sto morendo Forrest..". "Perché muori mamma?". "E' la mia ora.. non devi avere paura.. la morte fa solo parte della vita.. io non lo sapevo ma ero destinata a diventare la tua mamma..". La madre di Forrest è molto dolce. Si ha la sensazione che stia morendo una donna realizzata, che è riuscita a trasformare una vita in salita in un bellissimo giglio..

 

Jenny torna a Greenbow. Dorme, dorme, dorme e poi passeggia con Forrest. Amoreggiano molto i due, proprio come facevano durante la fanciullezza!! Forrest non aveva mai avuto dubbi: Jenny era la sua ragazza!!

 

"Vuoi sposarmi? Sarei un buon marito..". "E' meglio che non ti sposi.." (il passato pesa su Jenny come un macigno). "Non sono intelligente ma so l'amore cosa significa!": con queste parole Forrest risponde a ciò che Jenny gli aveva detto prima che lui partisse per il Vietnam ("Forrest.. tu l'amore non sai cosa significa!").

 

Poi la notte Jenny va nel letto di Forrest: "certo che ti amo". Forrest realizza il sogno di essere in tutto e per tutto il fidanzato di Jenny. Al risveglio però il sogno è finito: Jenny se n'è andata un'altra volta!!

 

Adesso Forrest è di nuovo solo. Jenny quando era piccolo gli aveva detto di correre e questo lo aveva aiutato in molte situazioni difficili. Poi la donna aveva regalato a Forrest un paio di scarpe da ginnastica. Nella logica di Forrest a questo punto l'unica cosa da fare era correre!!

 

E infatti inizia a correre. Percorre tutti gli Stati Uniti d'America il lungo e in largo e diventa una celebrità: "quando ero stanco, dormivo.. quando avevo fame, mangiavo..". Mentre corre pensa ai suoi cari: alla mamma, a Bubba, al tenente Dan e soprattutto alla sua Jenny.

 

Tutti pensano che Forrest corra per qualche motivo, qualche ideale, mentre invece molto probabilmente per con questa pratica cercava di elaborare il dolore che aveva sperimentato con l’abbandono della sua Jenny.

 

Quando si ferma tutti quanti seguivano le sue gesta vanno in crisi esistenziale: "e noi adesso che cosa facciamo?". E' un'ottima presa di giro del funzionamento della psiche dell'individuo, del gruppo e della collettività!!

 

Nelle immagini successive si passa dal film raccontato al film vissuto: Forrest va a casa della sua Jenny. La donna si scusa per il fatto di essere fuggita in quel modo: mostra a Forrest i ritagli di giornale che narravano delle sue gesta.

 

Intanto una donna conduce nell'appartamento un bimbo. "Si chiama Forrest.. gli ho dato il nome di suo padre!". Forrest non capisce, ma quando Jenny gli spiega che il bimbo è anche figlio suo, l'uomo rimane sconvolto: teme che il bimbo sia "abnormal" come lui.. Jenny lo rassicura: il piccolo Forrest è normodotato!!

 

"Forrest sono malata". "Cos'hai? La tosse da raffreddore?": Forrest cerca di minimizzare, ma dalle parole di Jenny si comprende che non si tratta di un raffreddore.. "Mi sposeresti Forrest?".

 

Forrest non se lo lascia certo ripetere due volte! Al matrimonio viene anche il tenente Dan, che adesso ha "le gambe magiche" (protesi al titanio) e una nuova fidanzata orientale.

 

Dopo un breve periodo di serenità familiare, nel letto di morte nel quale Forrest aveva assistito la madre adesso c’è Jenny in fin di vita. "Avevi paura in Vietnam?" e Forrest racconta le sue avventure, la natura contemplata. E’ di nuovo il Buddha che parla e le immagini sono bellissime!!

 

Jenny continua: "avrei tanto voluto essere lì con te..". Forrest è incantevole quando dice: "tu c'eri!". A queste parole Jenny risponde con uno dei "io ti amo" più belli della storia del cinema!! E' uno dei più belli perché si conosce il dolore di questa donna, della sua vita spezzata da un padre che lui sì che era da spezzare in almeno due pezzi.. Probabilmente è la prima volta che Jenny ama davvero e sente di essere amata per ciò che è e non per altri motivi..

 

E Jenny muore di sabato (la madre era morta di mercoledì). Forrest piange le sue lacrime davanti alla tomba di Jenny ed esprime un bel monologo: destino o brezza? Cosa è che ci fa vivere quei precisi eventi? Dio? Il caso-caos? Forrest: "Io credo le due cose nello stesso momento..".

 

Poi la vita riprende. C'è da prendersi cura del piccolo Forrest adesso! Forrest accompagna suo figlio alla fermata dello scuola-bus. Da al bimbo il suo libro preferito e da esso cade (di nuovo tra i piedi di Forrest) la stessa piuma che abbiamo visto all'inizio del film. Il cerchio si chiude.

 

"Donnie Darko"

 

Il film inizia con Donnie che si sta svegliando dopo aver dormito fuori casa, in mezzo ad una strada. Dalle immagini si può comprendere che Donnie si sta godendo il  bellissimo panorama che lo circonda come pochi altri potrebbero fare!!

 

A casa, però, lo attendono le dinamiche familiari: "(alla madre) sto leggendo.. puoi uscire dalla mia stanza?" e la donna "dove vai la notte?". Donnie invita di nuovo la madre ad uscire dalla sua stanza, ma senza successo. Dopo qualche insistenza la donna esce dalla sua stanza; Donnie le sibila un bitch (=stronza) a filo di voce (vedi concetto di confine psichico).

 

A tavola, con la famiglia al completo, scopriamo che Donnie è in cura presso una psichiatra che gli ha prescritto degli psicofarmaci che però evita di assumere. Scopriamo anche che l'etichetta che gli è stata affibbiata è quella di "schizofrenico paranoide" (1).

 

Fin dalle prime scene del film Donnie sente delle voci: sono "allucinazioni" oppure i segni di una appartenenza a più mondi contemporaneamente? Di certo in questo film – come avremo modo di vedere in seguito – si gioca molto sulla differenza tra apparente e reale.

 

La voce da a Donnie delle istruzioni: "Svegliati.. ti ho osservato a lungo.. sono qui.. vieni più vicino..". Donnie la segue ed incontra Frank, un personaggio bizzarro che indossa un costume da coniglio gigante. La terapeuta di Donnie definirà la nuova presenza l'amico immaginario, guidata come sembra dal DSM-IV invece che da quell'umiltà che nelle culture non-occidentali si ha nei confronti di chi vede le cose (da noi si chiamano schizofrenici e sono da compatire; da loro sono gli utilissimi apprendisti sciamani).

 

Seguire le indicazioni di Frank consente a Donnie di avere salva la vita: il motore di un aereo di linea si schianta proprio nella sua camera e lui non viene travolto!! Donnie pertanto acquista fiducia e decide di seguire ulteriormente le indicazioni di Frank (Donnie sembra incarnare l'apertura mentale ai mondi altri).

 

Da dove sia venuto quel motore nessuno lo sa (le autorità impongono il top secret). All'inizio del film "Magnolia" (un film da non perdere) si possono fare delle riflessioni su quanto bizzarro e misterioso possa essere il destino di una persona.

 

Nel film compaiono altri personaggi tra cui Kitty (la prof. Bigotta, vecchia e brutta sul piano psicologico prima che su quello fisico), la bella e giovane Drew Barrymore (nel film Karen), che incarna l'archetipo della intelligenza ribelle che innova lottando contro il vecchio (infatti lega con Donnie), la signora Sparrow (detta "nonna morte") e Rachel, la fidanzatina di Donnie.

 

Intanto Frank ordina a Donnie di compiere degli atti (anche vandalici) e Donnie obbedisce religiosamente. Intanto Kitty è vittima del carisma di Jim Cunningum, un sedicente (e seducente) esperto di psicologia comportamentale, che vive di comunicazione fast-food, di psico-furberie e di consigli a buon mercato (“liberarsi dalla paura per vivere finalmente nell'amore..”).

 

Come vedremo in uno dei prossimi commenti, nel film "Magnolia" c'è un personaggio simile (l'ottimo Tom Cruise che interpreta il Frank T.J. del corso di motivazione per soli maschi "seduci e distruggi"): entrambi non ne escono così bene (in Donnie Darko grazie a Frank e a Donnie si scopre che Jim Cunningum nello scantinato della sua casa aveva uno studio di produzione pedo-pornografico e in Magnolia si scopre invece che Frank T.J. al di la della sua immagine pubblica di super-uomo ha gli stessi guai che hanno molti di noi comuni mortali..).

 

Il paranormale irrompe in questa apparentemente tranquilla cittadina. Forse c’è sempre stato e nessuno se ne era accorto prima  (vedi la Signora Sparrow ex-suora e scrittrice del libro che condurrà Donnie ai viaggi nel tempo). Frank: "(da qua) posso fare tutto!". E Donnie: "perché mi hai fatto allagare la scuola?". E Frank: "loro sono in pericolo".

 

Quando la casa di Jim Cunningum va a fuoco per opera di Donnie su indicazioni di Frank e si scopre la doppia vita dell'uomo, si comprende che Frank ha un piano ben preciso e che intende utilizzare Donnie come suo strumento di verità. Il film in questa prospettiva sembra ammiccare ad una distruttività necessaria.

 

Kitty, la bigotta, sembra rappresentare invece la resistenza al vero: non accetta l'ipotesi (tra l'altro altamente probabile) che il suo Jim Cunningum possa essere il regista pedo-pornografico di cui parlano tutti i giornali.

 

La povertà dell'insegnamento di Jim Cunningum si esprime in un esercizio che Kitty fa svolgere alla classe: etichettare alcuni eventi utilizzando l'amore e la paura come le estremità di un continuum sul quale dover disegnare una "X". Donnie è irritato: "e lo spettro completo delle emozioni umane? La vita non è così semplice.." e si rifiuta in modo non proprio ortodosso di svolgere l'esercizio..

 

Interessante è conoscere la vita della Signora Sparrow: Donnie chiede al prof. si scienze della sua scuola informazioni sui viaggi nel tempo (Frank gli aveva parlato di questo) e il prof. gli parla della Sparrow, che un bel giorno aveva rinunciato alla sua vita da suora in virtù dell'insegnamento di materie scientifiche.

 

La donna probabilmente aveva avuto problemi per il suo libro "la filosofia dei viaggi nel tempo"!! Il prof. di scienze consegna a Donnie una copia di quel libro chiedendo al ragazzo di evitare il coinvolgimento nella vicenda: se si fosse saputo di questo prestito lui avrebbe perso il posto di lavoro (la prof.ssa Karen per non aver avuto le stesse precauzioni viene licenziata..).

 

E' interessante il modo di procedere di Frank: come i buoni maestri, Frank non dice tutto a Donnie, ma  lascia che lui trovi i segni che lo conducano alla sua personale missione!! Frank lascia dei dettagli e Donnie riesce a coglierli ben oltre le logiche pseudo-razionali che talvolta guidano le nostre vite!

 

Dalla terapeuta Donnie parla di ciò che gli ha detto la signora Sparrow: "ogni creatura sulla terra quando muore è sola". Questo ricorda a Donnie la morte del suo cane e conduce il dialogo su tematiche di vaste proporzioni. Donnie esprime una logica perfetta: "ragionare su Dio è assurdo (...) non ci sono prove!"

 

Talvolta Frank sembra incarnare il Vero Sé, Colui che tutto conosce e che guida il soggetto a vivere e sentire le cose, conducendo ognuno di noi ad essere quantomeno lo sciamano di se stesso.

 

Intanto la terapeuta parla coi genitori delle cose intime di Donnie (violazione del setting?). Esiste una ragione che giustifichi tale atto? Se Donnie avesse voluto parlare di Frank con la sua famiglia lo avrebbe fatto lui stesso..

 

Jim Cunningum stavolta è a scuola e sta tenendo una breve conferenza su alcol, sesso prematrimoniale ed altre facezie. Tutti fanno domande normali, ma Donnie, che incarna l’Arcano (e l’Archetipo) n. 0, il matto, ha i suoi privilegi ed irrompe con la sua libertà di pensiero: "quanto la pagano per essere qui?" e Jim "questo ragazzo ha dei problemi ed è attanagliato dalla paura" e Donnie "sì ha ragione.. probabilmente ho dei problemi e ho paura, ma sono anche sicuro che lei è l'anticristo!" (applausi per Donnie che viene però censurato dal preside!!).

 

Al cinema con Rachel (che si è addormentata) Donnie ha un dialogo piuttosto interessante con Frank: "perché indossi quello stupido costume da coniglio?" e Frank "perché indossi quello stupido costume da uomo?". "Perché ti chiamano Frank?" e l'altro "era il nome di mio padre e del padre prima di lui.." (quanti di noi si chiamano Frank?).

 

Sullo sfondo di dialoghi così diretti e forti, le immagini scorrono sulla recita scolastica e su Kitty la giudicante schiava del Super-io che dice ad una delle bimbe del gruppo di teatro: "se (durante la recita) ti viene da vomitare ingoia e vai avanti!". Questo consiglio mi ricorda le azioni coatte di taluni alieni alla psicoterapia: azioni sul corpo inteso come lo stupido che si frappone tra noi e la prestazione che dobbiamo svolgere..

 

Le immagini vanno su Donnie che sta dando fuoco alla casa di Jim Cunningum. I pompieri scoprono la stanza pedo-pornografica e i media danno ampio risalto allo scandalo. La prof. Karen viene allontanata per i suoi metodi "non ortodossi" e Kitty, convinta dell’innocenza di Jim Cunningum, crea un comitato di difesa!!

 

Intanto la terapeuta di Donnie gli sta applicando sedute di ipnosi regressiva e viene fuori "soltanto" che sta per succedere qualcosa.. Frank aveva infatti dato a Donnie una data precisa al secondo (28 giorni, 6 ore, 42 minuti e 12 secondi) nella quale il (suo) mondo sarebbe finito.

 

Il conto alla rovescia scade durante la festa di Hallowen. Donnie, Rachel e amici vanno a casa della Sparrow, perché Donnie crede che lì via sia il tunnel spazio-temporale per effettuare i viaggi nel tempo.

 

Ma la situazione precipita: vengono aggrediti e Rachel viene uccisa proprio da Frank vestito da coniglio!! Allora Donnie uccide Frank con un colpo di pistola e, divenuto egli stesso padrone del tempo, torna indietro al giorno in cui il motore dell'aeroplano era piombato in camera sua distruggendola.

 

Donnie se la ride mentre si posiziona nel letto in attesa che il motore lo uccida: così facendo i destini di Frank e di Rachel vengono liberati ed egli stesso potrà tornare nel passato per operare cambiamenti..

 

Probabilmente la Signora Sparrow aveva insegnato anche a Frank qualcosa sulla dimensione spazio-temporale.. Probabilmente Frank ha percorso prima di Donnie quella stessa strada che dai mondi ordinari conduce ad altri livelli di coscienza..

 

Note:

 

1) So di essere in buona compagnia affermando che la psicopatologia non esiste!! Esistono zone della mente più o meno esplorate, persone ostacolate nel loro sviluppo cognitivo ed emotivo, ma nessuno merita di essere stigmatizzato per il proprio disagio psichico!! La psichiatria e la psicologia sono discipline che hanno come obiettivo il benessere dell’individuo e non dividere i normali dagli anormali..

 

"Denti"

 

Il film inizia con una giornata di Sole, durante una gita domenicale di Antonio (il protagonista), ancora bambino, che è costretto a seguire silenziosamente i suoi genitori che stanno litigando (il padre fa le scenate di gelosia alla madre) e con la narrazione fuori campo di Sergio Rubini (Antonio-adulto), che si esprime con l'intensità di colui che sta raccontando, già con una certa dimestichezza, la sua storia ad uno psicologo. 

 

Antonio riflette sulla non facile infanzia del bambino dalla dentatura enorme che è stato. Evidentemente la sana abitudine di riflettere (con la fantasia) e di esprimere (con la poesia) da bambino gli ha consentito una certa sopravvivenza psichica e successivamente lo ha aiutato a percorrere il viaggio dell'umana esistenza con ben altri strumenti.

 

Il corpo possiede una memoria stomatologica? Cosa contengono i miei denti? Riflessioni dotate di coerenza bioenergetica e liriche cariche di consapevolezza si intrecciano con le immagini che ci conducono sempre più alla scoperta di una infanzia probabilmente negata (vedi temi trattati da Alice Miller).

 

L'ennesimo litigio dei genitori viene interrotto dal bambino, che prende di mira una roccia sporgente ed inizia a sbatterci violentemente quei dentoni che ha, proprio come fanno certi bambini autistici quando hanno una crisi, come se il dolore riguardasse tutti tranne loro!!

 

La madre accorre e abbraccia il figlio sanguinante ma in estasi per le attenzioni materne guadagnate.. Egli con il suo gesto ha infatti ottenuto due vantaggi: 1) interrompere il litigio dei genitori fuori e dentro di sé; 2) ottenere tutta quanta l'attenzione della madre.

 

C'è da notare che la donna – consapevolmente o meno – sembra starci volentieri nella dinamica edipica: che stia compensando altre mancanze affettive utilizzando il figlio come sostituto?

 

Salvatores sottolinea la continuità psicologica tra padre e figlio (l’eredità emotiva) spostando bruscamente l'attenzione sull'Antonio-adulto che sta litigando con Mara utilizzando le stesse modalità del padre, il quale, con le sue scenate di gelosia, rendeva impossibile la vita familiare.  

 

Antonio ritiene che Mara lo tradisca con il dentista Luca De Rosa e quindi provoca pesantemente la giovane e bellissima donna. Mara è esasperata e cerca di evitare il conflitto guardando come può un film alla televisione (immagini in bianco e nero e grida: un dentista sta torturando un paziente!).

 

Antonio va avanti con la scenata come a voler sondare quanto è profonda la tana del Bianconiglio.. Mara si difende freddamente: probabilmente non ha ancora capito (o non vuol capire) quanto Antonio sia disperato e disposto a rischiare pur di far succedere qualcosa. La tensione sale e la donna finisce per minacciare Antonio con l'ultimatum: "se continui ti spacco i denti!".

 

Quale invito migliore per uno che odia i suoi denti? Antonio non si lascia perdere l'occasione ed esagera: "Mara (...) sei una troia!". Mara esplode: prende il posacenere di cristallo e glielo scaraventa con tutta la forza che ha sugli incisivi superiori fracassandoglieli entrambi, nel mezzo, dritto al cuore!

 

Segue la quiete (apparente) dopo la tempesta (manifesta) e la relazione di coppia non sufficientemente consapevole torna sulla dinamica vittima-carnefice, sui sensi di colpa, sui ruoli espliciti e sui ruoli latenti.

 

Qualcosa accade e rende ancora più complessa la trama: Antonio appoggia la lingua sugli alveoli ed ecco che partono dei filmati interni (visualizzazioni) relativi alla sua infanzia. La madre che sorride, il padre che lo sgrida con violenza.. Antonio è incuriosito e chiede a Mara: "è possibile che il mio corpo possieda una memoria stomatologica?".

 

Mara però non sembra proprio preoccuparsi della memoria stomatologica e forse neppure di una visione particolarmente profonda della vita (se ne esce dall'impiccio con un "amore non lo so, ma è meglio se vedi un dentista..").

 

Il commento di Antonio ci fa riflettere sulla differenza tra il dolore fisico e il dolore psichico che molti di noi hanno sperimentato almeno una volta nella vita: "dolore fisico.. concreto.. (molto) più sopportabile di quell'altro.. fatto di immagini".

 

Il subconscio di Antonio comunica dati, ma sembra che l'Antonio cosciente non sia ancora capace di valutarne adeguatamente la portata. Quello che Platone in Teeteto chiama "quel demone che alberga in me" forse sta agendo anche in Antonio. Forse quel demone sta cercando di informare Antonio circa alcuni degli aspetti qualitativi della relazione con Mara..

 

Quel "demone", che da molti di noi è vissuto come un fastidio, potrebbe invece essere la nostra coscienza risvegliata e quindi la nostra guida più sincera. Il sintomo in questo caso potrebbe essere una occasione di salvezza (quantomeno dalla nevrosi..).

 

Antonio intanto è giunto alla paranoia e a quella fetta di verità che si nasconde tra i pensieri talvolta vorticosi di ognuno: Mara gli ha fissato un appuntamento con Luca De Rosa! Vuole forse provocare a sua volta gli eventi?

 

Tutti noi tendiamo consciamente o inconsciamente – chi più chi meno – alla verità, al reale; se non siamo noi a cercare la verità (che spesso evitiamo anche ricorrendo ai metodi più svariati..) probabilmente sarà lei che verrà a cercare noi ed a chiedercene il conto..

 

Le immagini si spostano nello studio del dentista-psicologo Luca De Rosa, che, con voce da "master", impone ad Antonio un "apra la bocca!" decisamente sopra le righe (1).

 

Tra Antonio e Luca si svolge una specie di duello. Antonio ha imparato a controllare il dolore e affronta il dentista come un lama tibetano che si da fuoco per protesta, senza battere ciglio. Intende far comprendere all’uomo che ritiene essere l'amante della sua fidanzata quanto egli sia forte e determinato..

 

La diagnosi del dentista non è tranquillizzante: "con una bocca come la sua, nell'insieme, mi preoccuperei..". Ma potrebbe anche essere: "con un inconscio come il suo..". Uscito di lì Antonio parla di "Mammagia", la magia della mamma che pervade la vita di chi non ha superato adeguatamente il complesso edipico.

 

Non appena vuole uscire dalla realtà, oppure continuare il viaggio nel passato, Antonio non deve fare altro che poggiare la lingua sugli alveoli ed ecco che vede sua madre che gli dice: "Antonio, le cose cambiano, i denti ricrescono, tutto cambia". Da Newton ad Einstein: da Universo meccanico (e quindi sostanzialmente uguale a se stesso) a flussi di pura energia in continuo movimento!!

 

Mara, indecisa tra Antonio (il sentimento, l'emotività) e Luca (la prestazione, la ragione), in un momento del film manifesta chiaramente la sua insoddisfazione: "perché sono finita con uno come te?". E dove sarebbe finita? Ce ne fossero di ricercatori come Antonio!! Di "attaccapanni" come Luca ce ne sono anche troppi (mi lascio trasportare e vado io pure sopra le righe: in realtà ragione e sentimento sono da armonizzare tra loro in noi in virtù della vita di mezzo..)!!

 

Luca ha invitato Antonio e Mara a cena; Antonio si arrabbia con Mara ma sente di non potersi sottrarre e accompagna la donna alla cena (gli tocca!). Durante il tragitto Antonio si arrabbia di nuovo perché Mara gli dice di aver raccontato cose di lui/loro a Luca (2).

 

Luca fa "il perfetto": cucina la carne in maniera impeccabile ed amoreggia con Mara, che sta al gioco.. Quando Luca abbraccia Mara, Antonio si incavola moltissimo e nel film si verifica come un salto spazio-temporale – prodotto dall'esplosione-implosione di un buco nero dopo che si è inghiottito una galassia (mi sono lasciato prendere la mano) – che fa fondere la pellicola del film (effetti speciali).

 

Adesso Antonio fa a Mara la sua scenata in automobile; di nuovo sopra le righe, Antonio blocca i freni e urla a Mara: "Ma come cazzo facevi a sapere che il gatto di Luca si chiama Suk?". Antonio ha trascorso una serata da dimenticare. Mara minimizza: probabilmente non è ancora pronta ad abbandonare il suo rapporto di dipendenza (vedi dinamica madre-figlio che i due esprimono).

 

Mara nega l'evidenza e cerca in qualche modo di rassicurare Antonio. E' chiaro che la realtà è ad un passo, ma scotta, è incandescente! Stavolta le allucinazioni Antonio le ha nel letto con Mara: nel dormiveglia immagina che Luca stia "coprendo" fisicamente Mara. E' una suggestione, anche se è chiaro che il fantasma di Luca sembra ormai essersi insediato stabilmente tra i due.

 

Il film scorre e adesso Antonio bisbiglia fuori campo "cosa nascondono i miei denti? Cosa abita nel mio corpo? Qualcuno mi aiuti a scoprire cosa si nasconde nel mio corpo!". La bioenergetica e la psicosomatica sono soltanto due delle chiavi che potremmo utilizzare per rifletterci su. La psiche influenza il corpo o viceversa? Di certo c'è un ponte tra le due dimensioni. Di certo c'è l'Inconscio. Di certo siamo contenitori e contenuto di un mondo fatto di zone di luce e d'ombra..

 

Davanti ad un quadro della sala d'aspetto del dentista n. 2 (nella cornice un sorriso con un dente d'oro), Antonio sfiora gli alveoli e vede lo zio Nino, che irrompe nel film. Antonio ricorda il maestro che trasmette al nipote la sua sensibilità maschile. Può generare ilarità la collezione di "peletti pubici" delle fidanzate dello zio Nino ("tutti amori..") ma si tratta pur sempre di qualcosa che appartiene all'universo maschile, che integra in qualche modo il maschile-non-maschile del padre di Antonio.

 

Dal dentista n. 2 Antonio pretende ancora una protesi, ma la vita sembra aver scelto per lui qualcosa di più.. Antonio probabilmente non si rende ancora conto che potrebbero essere proprio quei dubbi e quelle incertezze a rappresentare quella sorta di valore aggiunto, di  "forza-debole" capace di condurre verso livelli più alti e più profondi di consapevolezza.

 

Antonio nega l'eredità genetica ("i miei figli non hanno denti così grossi"), come se le "bolle di sofferenza" che i genitori non riescono a sciogliere non venissero poi passate ai figli tali e quali..

 

"In quella bocca si può nascondere di tutto.. bisogna fare delle radiografie..": il dentista n. 2 continua a lavorare distrattamente sulla bocca di Antonio dando inizio ad un monologo sulle dinamiche di dipendenza uomo-donna e sul funzionamento della psicologia femminile.

 

Interessante riflettere sull'aggressività di questo dentista, la cui condizione sembra quella di una persona particolarmente sola, che non riesce a trovare un interlocutore che ascolti il suo dolore e che per trovare del sollievo a livello emotivo (o forse sopravvivere a se stesso) utilizza i suoi pazienti!!

 

Lo zio Nino viene evocato più volte da Antonio: gli insegna come rispondere a chi lo prende in giro per i suoi denti e a ballare il tango ("la mano deve essere lontana dal corpo.. solo il pollice preme sul fianco.. la gamba deve affondare.. le donne impazziscono quando lo fa").

 

Antonio si chiede: "perché è così difficile trovare un maestro? Smettere di essere figli e diventare padri?". E' davvero necessario smettere di essere figli? Nella psicologia transazionale l’io viene posseduto di volta in volta dal bambino-es, dall’adulto-io e dal genitore-super-io, agenti da armonizzare, non da eliminare!

 

Anche nella tradizione psicosintetica c'è qualcosa di simile: le subpersonalità che "lavorano dentro" e che tendono a prendere il controllo alternandosi tra loro. Forse c'è soltanto da lavorare un po’ sull'adulto..

 

Antonio va a trovare i figli dalla ex-moglie. Giocando con la figlia si accorge che qualcosa nella dentatura della bambina non va: "Michela! Mi fai vedere i tuoi denti?". Scopre che la figlia ha i denti come i suoi e ci rimane malissimo.. Dice alla figlia che va tutto bene, ma ancora una volta la verità è altrove ed entrambi ne sono perfettamente consapevoli (Michela si fa triste).

 

Durante l'acceso dialogo con la ex-moglie Antonio sfiora gli alveoli: appare la madre che tuona: "se fai piangere la mamma qualcuno farà piangere te!". Mamma, Mara e la ex-moglie!! I ruoli sono stravolti nella personalità in cui l'età anagrafica e l'età mentale (intesa come sviluppo mentale) non armonizzano..

 

Ma una cosa è chiara: la legge del Destino (o del Karma) chiede giustizia e Antonio sembra in debito. Chi fa del male a chi se in questa prospettiva gli altri siamo noi stessi?

 

Il viaggio iniziatico prosegue, da dentista a dentista, alla ricerca di un contenitore tanto grande (e buono) che possa contenere tutto quel dolore! Durante il tragitto vi è un altro dialogo "extra-strong" con la madre: "(...) mi sento solo.." e lei risponde delicatamente "ma non sei il solo..".

 

E Antonio continua: "E poi dovrei insegnare qualcosa ai miei studenti, ma a me chi mi insegna?". Dallo specchietto retrovisore dell'auto (da dove poco prima vedeva il fantasma della madre) Antonio vede l'immagine di se stesso..

 

Antonio non ha avuto un padre: la presenza fisica non solo può non essere sufficiente, ma può essere anche dannosa (il padre probabilmente era troppo occupato nella gestione dei suoi fantasmi per occuparsi a sufficienza di suo figlio.. Per poter dare bisogna prima avere!).

 

Se osserviamo, ci accorgiamo che Antonio incontra spesso il ricordo dello zio Nino, il maschile che dona e soltanto alla fine del film il fantasma del padre-vampiro consumato dalla sete di sangue-affetto (il maschile che prende).

 

Ma torniamo alla relazione: Mara sembra essere molto attratta da Luca De Rosa e anche molto insoddisfatta dalla relazione con Antonio. Ci vuole un buon dentista per togliere "denti" così grandi!!

 

Il viaggio continua con il dentista n. 3 (il dott. Lotto), che sembra interessato più alle impronte dei denti (ai casi clinici?) che alle persone.. Il dott. Lotto critica Antonio per il fatto di aver lasciato la famiglia; lo fa sentire in colpa e gli pratica delle piccole torture miste a riflessioni utili (niente va buttato): "Ecco la bocca di sua figlia (gli mostra le impronte di Michela) (...) si occupi di sua figlia (...) noi la nostra vita l'abbiamo già vissuta, abbiamo le nostre difese.." (il dott. Lotto non va molto oltre il senso di colpa..).

 

La segretaria del dott. Lotto consiglia ad Antonio un altro dentista: il dott. Cagnano!! Il passato ritorna: il dott. Cagnano è stato uno degli odiati dentisti che "trapanavano" la madre di Antonio!!

 

L'attenzione torna su Antonio e Mara: "il tuo lavoro è più importante di me.. accompagnami da Cagnano.. il solo nome mi terrorizza!". Ma Mammagia-Mara deve proprio andare a lavoro. Antonio è contrariato, ma trova l'assegno di Mara-Mamma-Mao per i denti suoi e di sua figlia (ci resta basito).

 

Ma, come sempre – più o meno – denaro o non denaro, i problemi restano!! Mara sembra comunque più attratta dalla "perfezione" di Luca che dai dubbi esistenziali di Antonio, che insegna filosofia ed è quindi più portato per le astrazioni.. Il complesso edipico di Antonio è palese nel ricordo di Cagnano: nel ricordo visivo il dentista sembra proprio penetrare (non col trapano, ma col suo fallo) la madre di Antonio, che, improvvisamente, diviene vulnerabile agli occhi del figlio.

 

Mentre Antonio sta andando a prendere la figlia per andare dal dott. Cagnano, passa dal mercato e dopo aver avuto l'allucinazione di Mara che bacia Luca (in realtà non sono loro) incontra un indovino che "vede" alcune cose: "Sei cuspide, vero? Tra sagittario e capricorno, vero?"; "E lei come fa a saperlo?" risponde quasi infastidito Antonio. "Si possono vedere molte cose.. amore, denaro, vita, morte, cambiamenti..". Antonio crede di conoscere già la natura dei suoi guai e si allontana liquidando l'indovino con un "mi scusi ma non ho tempo (e mai ne avrò per queste cose)".

 

Il passo svelto non gli risparmia però un sibillino: "tutto si scioglierà danzando!" al quale Antonio (seccato) risponde con un divertentissimo "non so ballare io!!".

 

Antonio giunge finalmente dalla figlia, che stava aspettando l'apertura della scuola, e insieme vanno da Cagnano. L'indirizzo corrisponde ad un luogo malfamato della città: si ha la sensazione di entrare nell'Ade.. Cagnano sembra incarnare il ruolo del demone costretto ad obbedire alle Leggi Divine per promuovere lo sviluppo individuale e spirituale di Antonio..

 

Scorrono le immagini di Cagnano che lavora sulla bocca di Denise: Antonio vive l'intervento sulla bocca della madre come uno stupro, un amplesso maligno.. Nel ricordo vede se stesso sedersi sulla poltrona di Cagnano: lui ha imparato a controllare il dolore e "scivola in basso", come in una meditazione profonda..

 

La storia e il sogno di Antonio continuano da Cagnano. In uno dei passaggi più suggestivi del film Antonio si trova in mezzo alla  natura, con la madre distesa su di un plaid per un pic-nic. "Antonio dove stai andando?". "Mi sono perso.. (= sono in crisi)" è la risposta.

 

"Vuoi una fetta di torta?" Denise è incantevole: "solo quando ti perdi puoi scoprire qualcosa di nuovo". Ma Antonio si sente confuso e prova dolore: talvolta in questa condizione si fa fatica ad essere lucidi.. Poi le immagini tornano da Cagnano, con Antonio e Michela, negl’inferi.  

 

Il demone Cagnano è un eccellente Paolo Villaggio, un poco maniaco e un poco serial killer. "Maria! Devo fare tutto io in questa casa? Che schifo! Io i dentisti li ammazzerei tutti!". Non molto rassicurante come inizio!! "I padri vengono sempre prima dei figli (...) dopo se fai la brava (Michela) ti do una bella caramella..".

 

E infatti Cagnano toglie ad Antonio entrambi gli incisivi!! Si tratta di un momento importante, perché, come vedremo meglio in seguito, è proprio la seconda dentizione (una cosa utile in apparenza) che impedisce ad Antonio di andare oltre nel suo viaggio!!

 

"Odio i miei denti..!" Antonio non ha conquistato ancora l'amore di se stesso. Spara sui suoi denti per sparare su se stesso. Ma è ovvio che questa non è la strada per uscirne..

 

L'atmosfera è magica: tolto il primo dente si fulmina la lampadina della cucina-studio-dentistico!! Cagnano estrae il secondo dente al buio! Michela è impaurita e strilla; Ciuta è in difficoltà e Cagnano gli grida contro "Cretina! Alla tua età hai ancora paura del buio!", come se ci fossero delle età particolari per aver paura del buio.. Michela chiede al padre: "Ti ha fatto male?". Antonio cerca di dare alla figlia una immagine di sé di persona invulnerabile e mente spudoratamente: "nessuno può fare del male al tuo papà!".

 

Ecco il ricordo del dott. Beluga, uno dei dentisti della madre di Antonio, e della moglie Fiorenza, giovanissima e infelice, che trovava un poco di spensieratezza giocando con Antonio-bambino. La voce di Antonio fuori campo: "Non durò a lungo..". Beluga aveva scoperto che la moglie aveva un amante e l'aveva macellata nella vasca da bagno, prima di uccidersi a sua volta..

 

Si torna da Cagnano, che dopo aver tolto i denti ad Antonio riflette ad alta voce: "che strano.. una radice così piccola per dei denti così grandi (...) la sotto in quella bocca da pescecane ci potrebbe anche essere una terza dentizione.. non lo sapremo mai!". Infatti Antonio protegge sua figlia con il corpo: da piccolo non era riuscito a proteggere la madre dalle grinfie di Cagnano e, adesso che può scegliere, dimostra di voler interrompere l'esperienza con Cagnano.

 

Nella vasca da bagno in casa di Mara, Antonio riflette (voce fuori campo): "il primo abbandono è quando nasci; il secondo quando muori: la vita è fatta di abbandoni..". Lutto e accettazione del lutto: tematiche centrali nella psicologia del profondo..

 

Arriva il gran finale: Mara vuole andare alla festa del compleanno di Luca! Antonio nonostante l'odontoma l'accompagna. Luca canta in francese e suona il pianoforte come Frank Sinatra: è infatti perfettamente a suo agio sul palco!! Mara è in estasi per queste sue competenze, mentre Antonio è arrabbiato e anche un poco "su di giri" (probabilmente a causa degli antidolorifici e dell'alcol che ci beve su.. miscuglio da evitare se desidera rimanere in buona salute!!).

 

Uno ad uno arrivano i fantasmi del passato: lo zio Nino, il padre di Antonio e il dentista Beluga. Mara balla il tango con Luca: sembrano i ballerini di un carillon alla festa dei fantasmi!! Antonio è stremato. Le allucinazioni hanno la meglio: vede lo zio Nino del bicchiere di whisky e ci si tuffa! Racconta allo zio Nino che Mara sta ballando il tango con un altro.. Lo dice allo zio Nino, che a suo tempo gli aveva detto "il tango non è per ballare ma per sentire la dama..".

 

"(...) la magia è magia Antonio.. anche il dolore è magia.. se non li sai guardare, certi dolori ti fanno perdere il mondo, ma se li riconosci possono pure ristabilire un contatto.. guarda c'è pure tuo padre".

 

Il fantasma del padre di Antonio, che in vita evidentemente non era riuscito a conoscere né la moglie né il figlio, chiede ad Antonio informazioni sulla donna: "scusa (...) volevo sapere se tua madre mi ha amato davvero?". I due non danzano.. La voce fuori campo stavolta è implacabile: "questo continuo bisogno di amore che ci fa diventare fragili e violenti..".

 

Arriva anche il dentista Beluga, che può finalmente parlare (in vita non poteva farlo: era muto). Gli parla della relazione con la moglie Fiorenza: "L'ho uccisa perché così era totalmente mia (...) forse quando si possiede totalmente una persona questa scompare. Allora a cosa serve?". In vita non sapeva come esprimere tutto l'amore, non aveva le parole..

 

Antonio torna nel mondo dei presunti vivi e aggredisce Luca: lo minaccia per essersi relazionato con Mara troppo da vicino. Stavolta Luca è molto più psicologo che dentista: contiene la rabbia di Antonio e invece di giungere al conflitto ingestibile (la rissa), lo aiuta a tirare fuori la terza dentizione!!

 

Lo psicologo ha facilitato la trasformazione della rabbia di Antonio in qualcosa di positivo per entrambi: questa sì che è una terapia ben condotta!! Ma non senza dolore: "partorire" i nuovi denti (e quindi la nuova persona) è il mezzo attraverso il quale si compie il sacrificio (da "sacrum facere", rendere sacro).

 

Adesso ha i suoi denti nuovi: la terza dentizione mette un gran buon umore ad Antonio! Mara, che non è più Mammagia, non è ben disposta: è arrabbiata per il comportamento di Antonio e lo molla. Lui sembra accettare di buon grado l'abbandono: probabilmente, superata la fase di dipendenza, sente di avere la speranza di una nuova relazione più soddisfacente!!

 

"Tutto si scioglierà danzando" aveva detto l'indovino e infatti è proprio danzando coi suoi fantasmi che si scioglie il complesso edipico (l'ultima danza di Antonio è con la madre, che se ne deve andare dalla sua mente..).

 

La madre se ne va e Antonio continua a danzare la vita. Dalla nevrosi verso la salute psichica, oltre i condizionamenti familiari e culturali, fino alla danza e, più oltre – per chi lo desidera – fino alla Danza Cosmica, che è l'armonia con se stessi, con la Natura e con l'Universo intero.

 

"Voglio essere felice" è la frase che Antonio scrive su un foglietto prima di nascondere il pezzo di carta tra i fiori della tomba della madre. "Dov'è Mara? Per adesso mi godo questa giornata di sole..".

 

 

Note.

 

(1) come sopra le righe sono molti dei dialoghi tra i personaggi che popolano il capolavoro di Salvatores, come a voler mostrare le molte distorsioni della nostra mente a seconda degli "occhiali" che indossiamo di volta in volta.

 

(2) Luca De Rosa sembra sempre più uno psicologo al quale Salvatores ha conferito un ruolo di facciata.

 

"American Beauty"

 

Si apre il cerchio. Irrompe sullo schermo una fanciulla (Jane) che si confida con un ragazzo (Ricky) che la sta filmando: "Mi serve un padre che mi faccia da modello (...) che schiappa (...) qualcuno dovrebbe aiutarlo a smettere di soffrire..".

 

Le parole fortemente profetiche di Jane, la figlia del protagonista di questo bellissimo film (Lester), disprezza e giudica il padre in difficoltà. Lester, infatti, non sembra vivere una gran vita: in famiglia viene continuamente sminuito dalla moglie (che tra l’altro guadagna più di lui) e dalla figlia, con la quale non sembra avere un buon dialogo. Anche sul lavoro Lester non va così bene: ha un impiego modesto, che non soddisfa a sufficienza la sua voglia di vivere.

 

Lester è un eccellente Kevin Spacey che nella prima parte del film rappresenta in modo superbo la categoria sociale etichettata con la parola "medio". Le immagini scorrono su di una impietosa panoramica della sua vita, esperienza che l’attento osservatore troverà già piuttosto distaccata e commentata con una certa dose di auto-ironia, come se si fosse già sufficientemente disidentificato da quel ruolo (sta beneficiando forse di una psicoterapia ben condotta?).

 

Si direbbe una vita da dimenticare: la masturbazione sotto la doccia la mattina come il momento che lui stesso definisce il "godimento di picco" della giornata, il corpo che si ribella (gli cade tutto), la bassa qualità delle relazioni interpersonali e l’insoddisfazione nel lavoro trasformano la sua vita in un inferno che non sembra consistere in fiamme, ma in gocce di veleno che riempiono sempre più un vaso ormai colmo.

 

Tuttavia Lester, con la sua voce fuori campo, sembra già vedere tutto quanto con occhiali nuovi. Anche i non-discorsi della moglie con il vicino vengono colti nella loro essenza e non più ricoperti di quel bonismo al quale talvolta ricorriamo per evitare un conflitto familiare..

 

"Ma non è mai troppo tardi per tornare indietro..". E infatti Lester inizia un cammino verso la verità di se stesso e degli altri, così come farebbe un alcolista che non ne può davvero più e che, determinato a smettere di bere, viene accolto tra gli Alcolisti Anonimi.

 

Probabilmente è il dialogo con il responsabile delle risorse umane del giornale per il quale lavora che fa detonare tutta quella energia che non poteva più rimanere inespressa. Lester sembra infatti già maturo per il cambiamento: ne ha abbastanza di quella vita di apparenze!!

 

Il responsabile delle risorse umane gli parla di riduzione del personale in modo piuttosto freddo e soprattutto senza rendersi conto che Lester in quel momento è la persona meno adatta a ricevere quel tipo di pressione. Lester, infatti, è nella condizione psichico di colui che non ha niente da perdere e, come vedremo successivamente, messo alle strette, finirà col ricattare l'azienda che intende “accompagnarlo alla porta”.

 

Per adesso, però, le immagini vanno “soltanto” sull'esperienza forte di dover comunicare alla famiglia le difficoltà sul lavoro. A cena il clima non è dei migliori: la moglie Carolyn impone alla famiglia un certo regime.

 

Per Lester è stata una giornata eccessivamente dura. Non riesce a trovare il minimo conforto nella relazione con le due donne. In più la moglie lo umilia e lo fa sentire in colpa per la situazione lavorativa. Lester inizia a dare i primi segnali di cambiamento: è risoluto nelle sue risposte, padrone di se stesso e della sua emotività.

 

Carolyn è la classica donna in carriera che ci consente di riflettere su come è possibile utilizzare una disciplina nobile quale è la programmazione neuro-linguistica (1) nel modo peggiore (per un altro esempio si veda il ruolo di Tom Cruise interpreta nel film "Magnolia").

 

Così come lavora di fantasia nel presentare le case che vuol vendere (esagera con le inserzioni pubblicitarie ed ha nei confronti dei clienti l'atteggiamento "mors tua-vita mea"), allo stesso modo Carolyn promuove in se stessa il conflitto come tra due persone (si sta forse esprimendo una psicosi latente?) giungendo a punire il suo corpo per gli insuccessi professionali, onde poi rimuovere tutto quanto di lì a poco..

 

Dialoghi tra adolescenti e tra genitori precedono il ritratto della famiglia media americana (da cui il probabile ironico titolo del film). E’ assai probabile che anche in USA vi siano ancora molte famiglie nelle quali sono assenti i presupposti per un dialogo autentico e profondo; tutto questo va ovviamente a discapito del benessere nelle relazioni interpersonali.

 

Alla partita di basket (Jane fa la ragazza pom-pom) Lester esprime le sue frustrazioni nella sfera sessuale innamorandosi di Angela, l'amica della figlia: inizia a produrre fantasie erotiche che vengono sottolineati da divertenti effetti cinematografici!!

 

Dopo la partita, Carolyn si complimenta con Jane per la "perfetta" prestazione. Lester è a disagio: il fatto di parlare con Angela poco dopo aver fatto quelle fantasie probabilmente lo imbarazza (la figlia non perde l'occasione per giudicarlo..).

 

Angela ha compreso al volo l'imbarazzo di Lester ed ha anche colto l’insoddisfazione sessuale dell’uomo (vedi intuizione femminile). In auto con Jane stavolta è Angela a profetizzare: "Tutto quello che deve capitare capita presto o tardi..".

 

Entra in scena Ricky, il nuovo vicino di casa di Jane, che ama riprendere con la sua telecamera scorci di vita e di morte. Ricky si becca un gestaccio da parte di Jane, che gli si dimostra ostile per il fatto che lui la sta filmando apertamente (una volta al sicuro la ragazza si dimostra invece felice per le attenzioni del ragazzo).

 

Jane sembra avere dei seri problemi con il suo Super-io. Probabilmente è nella fase di maggior conflitto coi genitori e, come ogni adolescente, ci mette del suo (è pesante nei giudizi sui suoi genitori!). Qualche problema sembrano averlo anche i genitori di Ricky: la madre è presente e assente nello stesso tempo ed il padre, ex-marines in pensione, sembra un po’ troppo coatto nei confronti dell'omosessualità (non ha fiducia e non fa che controllare e giudicare il comportamento del figlio).

 

Ad una festa per venditori meravigliosi, Carolyn è molto eccitata per la presenza del super-ricco super-venditore di super-successo Buddy Kane. Alla stessa festa Lester incontra Ricky, il quale lavora come cameriere soltanto come copertura (in realtà vende "erbe magiche").

 

Lester torna a casa e trova la figlia insieme ad Angela. La bionda e giovane amica di Jane ha proprio conquistato il suo cuore di Lester: le immagini rappresentano molto bene l’infatuazione e divertono molto lo spettatore. Angela sembra apprezzare la circostanza: ricambia il gioco di seduzione di Lester facendo letteralmente bollire il padre dell’amica!!

 

A letto Carolyn si accorge che Lester si sta masturbando. Reagisce sgridando il marito con il fare (castrante) di una madre che non accetta la sessualità del figlio (2). Ma Lester non ci sta: si arrabbia molto ed inizia a malmenare emotivamente la moglie in difficoltà per il dialogo che non riesce a sostenere (di lì a poco Carolyn reagirà alla cosa uscendo dalla coppia accettando le avances di Buddy Kane..).

 

Lester se la ride dentro: ormai ha attivato quei meccanismi che conducono altrove e non sembra disposto a tornare indietro. Sembra infatti voler andare fino in fondo nella sua vicenda umana, mentre la moglie appare è ancora preda dei condizionamenti familiari e sociali (sembra incapace di comprendere la portata di ciò che sta avvenendo..).

 

Carolyn resta stupefatta quando il marito le racconta del ricatto (3) ai danni dei dirigenti della sua azienda e, senza neppure ascoltare le ragioni del marito, lo attacca per sottometterlo e mantenere l’apparenza di uno status quo che si sta deteriorando sempre più.

 

Nelle immagini successive vediamo Jane stringere ulteriormente con Ricky. Il ragazzo dimostra molto di più dei suoi 18 anni e conoscendo meglio la sua storia si capisce il perché. Nella scena in cui mostra a Jane il suo video preferito, Ricky esprime contenuti di alto livello: "è stato il giorno in cui ho capito che c'era tutta una vita dietro ogni cosa e un'incredibile forza benevola che voleva sapessi che non c'era motivo di avere paura mai (...) a volte c'è così tanta bellezza nel mondo che non riesco ad accettarla e il mio cuore sta per franare..".

 

Si emoziona ed apre le porte del cuore di Jane. A cena Jane trova i genitori che litigano: Lester ha cambiato lavoro e Carolyn gli fa la scena madre (appunto). Lester di nuovo non ci sta e, determinato, lancia il piatto, fa una pausa e sibila: "non interrompermi, tesoro!"

 

Carolyn dopo la lite col marito è patetica; la figlia risponde alla madre con un guizzo di verità e si guadagna un ceffone. Sullo sfondo c'è la minaccia del genitore inconsapevole: "(ti comporti così) dopo tutto quello che ho fatto per te!?" (5).

 

Nella casa di fronte Ricky vive, in parallelo, il suo momento di violenza familiare: il padre lo picchia sodo e dopo avergliele date di santa ragione gli dice "questo è per il tuo bene ragazzo (...) ti occorre struttura (...) disciplina" (6).

 

Carolyn intanto continua ad avere una seconda vita col re delle vendite immobiliari. Tornata a casa scopre che Lester ha acquistato la Pontiac d'epoca dei suoi sogni. Lei si lamenta del denaro e di come far fronte alle spese e Lester invece prova a tornare nella coppia: tenta l’approccio sessuale, ma lei non riesce (o non vuole) rilassarsi e si irrigidisce sul fatto che il divano di seta si potrebbe rovinare..

 

"E' solo un divano!". E lei: "non è solo un divano.. è (un divano) da 4.000 dollari!". E lui indomito: "E' solo un divano.. Non è la vita.. Questa è solo roba e per te è diventata più importante che vivere.. Beh, tesoro, la cosa è pazzesca!". Questo sì che è un dialogo assertivo!!

 

Il cerchio si chiude: si torna a Jane che viene filmata da Ricky mentre scherza sulla vita e sulla morte del padre. Probabilmente è troppo centrata su se stessa per avere il tempo di notare i molti cambiamenti che stanno infondendo nuovo vigore alla vita del padre..

 

La parte finale del film ricorda il film "Il sorpasso" di Dino Risi, nel quale Bruno, (come Lester), sembra pagare con la vita la sua rinascita (punizione divina o estremo tentativo del Super-io?).

 

Lester capitalizza un altro successo quando scopre che la moglie ha una relazione con Buddy Kane (il super venditore si dilegua all'istante..). Carolyn adesso è disperata e per gestire l'ormai ingestibile situazione reagisce intortandosi ulteriormente con la NLP (i risultati sono sempre più disastrosi).

 

Intanto il padre di Ricky ha frainteso: pensa che gli incontri tra Lester e Ricky siano di carattere amoroso mentre invece sono scambi di denaro e di erba e, per cambiare, prende a botte il figlio!! “Ti preferisco morto (piuttosto) che finocchio!". Il ragazzo si arrende per l’eccessiva e cadaverica ignoranza paterna e decide di andarsene via di casa.

 

Una delle chiavi di lettura di questo film sembra essere centrata sulla differenza tra realtà e apparenza. Niente sembra essere quello che realmente è: giudizi e pregiudizi vengono smontati pezzo per pezzo e mostrati nella loro pochezza (la natura umana è in continua evoluzione: le definizioni in genere durano molto poco..).

 

Il padre di Ricky, per esempio, va da Lester, lo abbraccia e lo bacia sulla bocca!! Si comprendono così le fobie nei confronti del figlio e quali siano i risultati di un'omosessualità negata e gestita in modo coatto (vedi omosessualità negli ambienti militari e atteggiamento verso la sessualità nei luoghi di culto).

 

L'inconscio, infatti, presto o tardi si vendica creando danni ben più gravi dei denari spesi per una buona psicoterapia. I fantasmi del passato senza un buon "esorcismo analitico" restano lì dove sono e talvolta i nostri pensieri peggiorano pure la situazione foraggiando le distorsioni. 

 

Lester si allontana dal padre di Ricky, ma con dolcezza, non come una persona che ha giudicato. Ma l'attenzione a non ferire di Lester non riesce a sciogliere una mente ormai compromessa (non mi riferisco all'omosessualità, che appartiene alla sfera privata, ma alla violenza cui l'uomo ricorre sovente), il quale dopo qualche minuto torna da Lester e con una pistola gli spara sulla nuca.

 

Prima di morire, però, Lester aveva avuto successo nell'approccio con Angela e, di nuovo nonostante le apparenze, aveva scoperto che Angela non era mai stata penetrata!! Ha avuto anche il tempo di chiedere ad Angela informazioni sulla figlia (Lester è felice nel sapere che la figlia è innamorata..).

 

In una delle scene finali Angela chiede a Lester: "..e tu come stai?". L'uomo s'illumina in viso per questa che sembra la domanda che Parsifal pone al Re Pescatore (Amfortas) dopo che il suo nome è apparso sul Calice (6). Lester risponde: "è passato del tempo da quando qualcuno me l'ha chiesto.. Sto da Dio!"

 

Per uno scherzo del destino è proprio Ricky a scoprire il cadavere di Lester (lo osserva con attenzione: l'espressione è quella di una persona colta in un momento di autentica gioia, come se Lester in quel preciso momento fosse in una sorta di estasi) (7).

 

L'ultimo atto della vita di Lester potrebbe essere musicato con la canzone "il malato di cuore" di De' Andre'. Anche in quel caso il protagonista non ha il tempo di consumare l'amore che l'arde ("Quelle sue cosce color madreperla rimasero forse un fiore non colto.. Ma che la baciai, questo sì lo ricordo.. Col cuore ormai sulle labbra.. Ma che la baciai questo sì lo ricordo e il mio nome le resto sulle labbra..").

 

 

Note:

 

(1) Una tecnica per programmare e riprogrammare i livelli consci e inconsci della persona secondo le esigenze del momento attraverso esercizi e condizionamenti. Viene molto utilizzata nei luoghi di culto e militari, nei quali in genere viene promossa la gestione violenta della personalità.

 

(2) Per una moglie è pericoloso proporsi come madre di suo marito: lui potrebbe accettare il ruolo – come spesso avviene in Italia, anche nel caso inverso in cui il marito si propone nella relazione più come un figlio che un marito – e nello stesso tempo iniziare ad accarezzare l'idea di farsi un'amante sessualmente godibile (non è facile avere un rapporto sessuale con una donna che è tua moglie ma che si comporta come tua madre..).

 

(3) Interessante ciò che Lester esprime con tutta la sua persona al responsabile risorse umane: "sono solo una persona normale che non ha niente da perdere" (stesso atteggiamento che era richiesto al cavaliere nel medioevo, il quale doveva essere disposto alla morte in qualsiasi momento..).

 

(4) Talvolta si considerano eccessivamente i costi economici dell'essere genitori e si dimenticano i costi motivi dell'essere figli..

 

(5) Data l'equazione, quante botte servono per fare un uomo?

 

(6) "E ditemi, zio caro, dolce compagno di un'esistenza di dolore, che cosa vi strugge?"

 

(7) Risulta piuttosto improbabile invece il distacco di Jane nell'affrontare il cadavere del padre.. La risposta emotiva è quasi nulla forse per necessità di produzione (probabilmente si voleva centrare l'attenzione sul volto paterno, ma non si è considerato che sul piano inconscio è passata l'informazione di una figlia che rimane impassibile dinnanzi al cadavere del padre..).

 

"aaa achille"

 

Achille è un bimbo affetto da balbuzie. Il film inizia con il funerale dell’amato padre, definito dal bimbo stesso “architetto molto scientifico e molto tecnico", col quale stava lavorando alla costruzione del plastico di una città immaginaria popolata da personaggi fantastici.

 

Achille non piange il lutto del padre. A scuola viene definito dal maestro "orfano" e lui ci rimane molto male. Finisce col negare in pubblico che suo padre sia morto (vedi rifiuto della realtà) stimolando nei suoi compagni la burla. A casa sono tutti molto preoccupati: chi si dovrà occupare della balbuzie di Achille?

 

Il medico di famiglia consiglia "Villa Agorà", un centro specializzato nel quale si rieducano i balbuzienti. La famiglia accetta il consiglio e Achille viene introdotto nel gruppo dei balbuzienti da recuperare.

 

A Villa Agorà Achille incontra Remo (Sergio Rubini), il mèntore ex-balbuziente un poco logopedista e un poco artista. Tra i due avviene un incontro: probabilmente Remo vede in Achille se stesso e le sofferenze che ha dovuto affrontare come balbuziente.

 

Il programma del Prof. Aglieri, luminare-azzeccagarbugli che con autorevolezza propone le sue ricette "scientifiche" (1) consiste soprattutto nel far leggere o ripetere parole "canto-parlando" per alcuni giorni e nel mettere in pratica questa tecnica nella vita reale, durante la cosiddetta “prova sul campo”.

 

Il Prof. Aglieri anche se sembra aver acquisito alcuni rudimenti del metodo scientifico, dimostra di non avere la benché minima preparazione psicodinamica: è arrogante, anaffettivo e, come vedremo in seguito, non si fa scrupolo nel mettere a disagio i suoi pazienti esponendoli ad esperimenti potenzialmente dannosi (vedi la prova sul campo, che sembra essere attuata senza considerare adeguatamente le possibili conseguenze).

 

Nel tentativo di aprirsi ad una modernità che sembra subire, il Prof. Aglieri ospita a Villa Agorà il logopedista creativo Remo, al quale fornisce uno spazio (la camera creativa) nel quale ogni membro del gruppo dei balbuzienti possa esercitarsi ad esprimere la creatività, qualità che è presente in ognuno di noi.

 

A Villa Agorà si fa ancora differenza tra persone "normali" e "anormali" e i balbuzienti non hanno la fortuna di rientrare nella prima categoria.. Anche il fidanzato della bellissima Alessandra (uno dei pazienti del gruppo) sembra affetto dallo stesso pregiudizio: al telefono le dice "quando sei guarita ci facciamo (anche) una bella chiacchierata!" (che potrebbe anche significare “ti amo se..”).

 

Inizia il corso e il Prof. Aglieri esordisce con un fantasmagorico "la balbuzie attrae germi sulle corde vocali.. caramelle al propoli per tutti!". L’assistente gli fa eco con un altrettanto roboante "la balbuzie non passa mai (...) è un mostro che sta nel vostro corpo.. ma noi abbiamo il metodo brevettato!".

 

Il Prof. Aglieri presenta Remo, la cui voce da fuori campo aggiunge: "la fantasia per alcuni momenti li avrebbe aiutati (...) io affrontavo la mia solitudine (di balbuziente) costruendo giocattoli (...) la solitudine è una cosa bellissima.. basta dividerla con qualcuno!".

 

Achille è il primo a salire nella camera creativa: "mi hanno portato qui perché sono orfano..". Remo gli risponde mostrandogli le sue calcolatrici che stanno pensando e il suo cestino delle parole inutili, un cestino con un registratore che consente di registrare le parole che si odiano.

 

Achille registra la parola "Achille": evidentemente la sua autostima è a terra.. Poi però ha un guizzo parlando del plastico fatto insieme al padre, ma si arrabbia moltissimo e se ne va quando Remo gli fa notare che parlando del padre e del plastico non aveva tartagliato per niente ("RRRRRemo.. vaaaaafffffffanculo!").

 

L'indomani Achille fa fagotto e fugge dal centro. Remo lo raggiunge e lo accompagna dai suoi. Nonostante la presenza indisponente della pia (e arpia) zia di Achille, Remo aiuta il bimbo a sistemare le luci del plastico e poi, dopo aver ammirato l'effetto del plastico illuminato, torna a Villa Agorà insieme ad Achille.

 

Achille, come Remo del resto, si dimostra riluttante al metodo del canto-parlare del Prof. Aglieri. La voce di Remo fuori campo accenna alla parte (persona = maschera) che ognuno fa nella sua vita e al ruolo del Prof. Aglieri: nelle sue parole l'amarezza di sapere che tutti quanti in quella situazione recitavano un ruolo che aveva a che fare con la verità solo relativamente..

 

Alessandra va a casa di Remo e lui gli parla della sua percezione del fenomeno balbuzie. Ne viene fuori un quadro più psicologico che clinico e tanto meno canto-parlato! Remo le dice dolcemente: "la balbuzie non esiste (...) uno si deve innamorare.. perdutamente, follemente.. di se stesso!" (= iniziare a volersi bene?).

 

E infatti ben presto si creano dei contrasti tra Remo e il Prof. Aglieri: "Remo lei mi rema contro!". Parlano della "prova sul campo": "lei (prof. Aglieri) vuole mandare queste persone allo sbaraglio (...) se si sentono giudicati non parlano!". Qui Remo è il méntore-psicologo psicodinamica in conflitto col luminare vecchio stampo. Al prof. Aglieri non resta che mostrare le medaglie sul petto: "che autorità ha lei per dire questo?".

 

Come direbbe Adriano Celentano, “Remo è rock (di rottura); il Prof. Aglieri irrimediabilmente lento..".

 

Con un "In bocca al lupo!" più simile ad una gaffe che ad un vero augurio, il Prof. Aglieri saluta i membri del gruppo di balbuzienti che stanno per entrare nel centro commerciale per la famigerata "prova sul campo". La prova consiste essenzialmente nel dialogare con ignari commessi utilizzando la tecnica del canto-parlare!

 

Remo intanto ha deciso di andarsene da Villa Agorà, ma dopo uno scambio colorito con l'assistente del Dott. Aglieri, ottiene di sapere dove avviene la prova sul campo e si precipita al centro commerciale.

 

Remo si trova dinnanzi al disastro: nel centro commerciale è successo il finimondo e il Prof. Aglieri è colto da malore (viene portato via con l'ambulanza). La prova sul campo si è rivelata un completo fallimento, ma ci sono pullman e autista a disposizione e il mare non è distante dal centro commerciale..  

 

Al mare accade un avvenimento interessante: la bimba Anna, che portava sempre con sé delle ali di cartapesta da utilizzare per il ruolo di angelo durante la processione al suo paese, getta le ali nel mare. Achille si tuffa in acqua per cercare di recuperarle: il piccolo balbuziente credeva che le ali le fossero cadute, mentre invece Anna le aveva buttate in acqua perché ormai le stavano strette.. (2)

 

Colpo di scena: al termine del corso, durante il buffet d'addio, scopriamo che Achille parla benissimo con i suoi coetanei.. E’ con gli adulti che ha deciso di balbettare.. vorrà dire qualcosa?!

 

Il film finisce con le parole del Prof. Aglieri, il quale, indomito, riceve il nuovo gruppo dei balbuzienti dicendo "da domani inizierete a parlare anche voi come persone normali.." e con le parole delicate di Remo, che fuori campo aggiunge: "Achille si è fidato di me perché eravamo uguali (...) (il fidarsi è stato) un piccolo miracolo che nel cuore di una persona può essere come una guerra vinta..".

 

 

Note:

 

(1) In realtà si tratta di un metodo per il trattamento della balbuzie piuttosto bislacco: il "canto-parlare", una sorta di esercizio di lettura cantata che ha lo scopo di conferire il ritmo necessario al linguaggio, dote che sembra mancare ai balbuzienti.

 

(2) Sergio Rubini sembra voler indicare gli aspetti emotivi della balbuzie, indissolubilmente connessi con la condizione emotiva in cui versa la famiglia del balbuziente. Nel caso di Anna, per esempio, come vedremo alla fine del film, i genitori sembrano più centrati sulle loro esigenze che sulle reali esigenze dalla figlia: le comprano due altre ali nuove come a dirle "non crescere mai.. resta sempre il nostro angelo!".

 

 Dott. Alessandro Gambugiati
Psicologo Iscr. n. 3808
www.virtualcoach.it
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