SULLA FEDE
Soeren Kierkegaard asserisce che la Fede è la più
alta passione per ogni uomo, ed aggiunge che in ogni generazione non sono molti
gli uomini che giungono fino ad essa, in ogni caso nessuno va oltre.
Ma cosa è la Fede? Forse è il vertice delle
passioni dell’uomo ossia il suo totale consacrarsi alla ricerca puntando verso
le vette supreme della verità.
Forse
è una speranza…… ma
la Fede è tempo presente; la speranza è tempo futuro e Fede è credere prima di
vedere, anche se,
alla fine, essa darà sostanza a ciò che si è creduto.
Forse vuole essere l’accettazione di sfide che i
problemi del nostro tempo ed il pensiero religioso pongono ai credenti ed ai
non credenti.
Dio e l’uomo. Un Dio e tante fedi.
Fede e…...
Il discorso si allarga e si possono coinvolgere diversi temi:
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La fede e
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La fede e
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La fede e l’amore. Amore verso il
prossimo che spinge chi crede, non importa se in Dio o nell’Uomo, a lottare per
una causa giusta.
Fede e Ragione; Fede e Libero Arbitrio ………..
Fede può essere intesa sia in senso religioso che
in senso laico.
Ma come?
Alcuni credono in Dio e lo ritengono, onnisciente,
onnipresente, onnipotente, creatore di ogni forma di vita compresa l’umana e ad
essa superiore, un Dio idea, spirito, sovrastante le cose del mondo, trascendente,
eterno; altri credono invece nei valori concreti del pensiero, della ragione,
della cultura e, perciò, nell’uomo che li incarna, in un uomo non dipendente da
Dio, non a lui subordinato né da lui creato ma suo creatore o almeno della sua
idea durante l’evoluzione, storicamente documentata, dalla prima forma animale
all’homo sapiens e dopo.
E’ anche questa una fede poiché, come quella
religiosa, richiede fermezza e convinzione, fervore ed entusiasmo, sacrifici e
rinunce. Anzi più sentite e vissute devono essere queste qualità per chi crede
nell’uomo dal momento che, nelle gravi o drammatiche circostanze che la vita
può riservargli, non ha la possibilità di affidarsi ad un’entità che lo superi
o di sentirsi protetto dalla sua infinita potenza ma deve ripiegare sui più
modesti e limitati aiuti della propria anima e coscienza.
Queste ed altre sono le differenze che corrono tra
fede religiosa e fede laica e, tuttavia, si evidenziano non tanto le distanze
tra le due posizioni quanto i punti di contatto più facilmente rilevabili, se
valutate in seno all’attuale contesto umano e sociale, politico ed economico,
nazionale e straniero.
Mai come ai nostri giorni, l’uomo si è trovato in
una condizione così incerta e precaria sia in ambito privato per problemi riguardanti
il lavoro, la salute, la famiglia, i figli sia in ambito pubblico per la
difficoltà di rapporti, di comunicazione con gli altri; mai come ora si è
sentito tanto isolato, escluso, privato della propria personalità, tanto
disumanizzato da giungere a feroci manifestazioni di violenza verso le
istituzioni o i propri simili o i congiunti; mai come ora i popoli della terra
sono minacciati da pericoli così gravi ed estesi quali le frequenti sciagure di
massa, la diffusione di malattie contagiose e mortali, la presenza di armi
micidiali, il risorgere delle antiche tensioni dopo la fine della guerra
fredda, il rischio di una guerra nucleare e della conseguente fine dell’uomo,
della vita, della storia.
Si era usciti da un secolo tremendo, durante il
quale due guerre mondiali e le stragi comportate soprattutto dalla seconda,
avevano terrorizzato gli animi ma è bastato poco tempo perché tornassero le
stesse paure per le sorti dell’umanità, come è avvenuto di fronte ai recenti
scontri armati ed eccidi verificatisi nelle regioni asiatiche della Turchia,
Pakistan, India o in quelle africane del Sudan, Ruanda, Burundi o nei Balcani.
Sono stati fenomeni suscitati e sostenuti da
ideologie assolute, da fondamentalismi di tipo politico o etnico o religioso
che hanno mostrato di valere come nel passato e pur in un mondo per altri versi
civile e progredito. Una grave contraddizione questa e per risolverla ci sono
solo i mezzi della civiltà e del progresso, primo tra tutti quello del dialogo
in particolare di carattere religioso e sociale perché più idoneo a correggere
o almeno contenere gli eccessi ideologici.
La Chiesa, in verità, si era mossa in tal senso già
prima del Concilio Vaticano II voluto da Giovanni XXIII, poi ancora dopo con
Paolo VI e soprattutto ora con Giovanni Paolo II.
Questi ha avviato un tale movimento di confronti e
scambi tra la religione cattolica e le altre religioni e popoli del mondo da
acquisire un carisma unico nella storia dei pontefici romani e da attirare
folle sterminate ad ogni sua comparsa. Con lui la Chiesa sta vivendo una fase
di evoluzione, di ammodernamento, sta acquisendo i modi per divenire ecumenica,
dal momento che si va sempre più disponendo verso chi le era rimasto lontano,
estraneo, verso il dialogo con altre chiese, altre religioni, altre fedi.
Anche il pensiero laico contemporaneo sostiene
l’idea di superare l’isolamento tra persone e popoli, d’incontrarsi, scambiare,
dialogare tra diversi, di cercare quanto può unire, di amare il prossimo. E’ la
proposta di un nuovo, moderno, ampio umanesimo poiché la riscoperta dello
spirito, dei sentimenti umani da esso perseguita va finalizzata alla formazione
di un carattere morale, di un’atmosfera sociale estesa a tutti gli uomini ed
ambienti del mondo.
Due
processi sono stati, quindi, avviati in questi anni, diversi perché uno di
parte religiosa e l’atro di parte laica, uno all’insegna di Dio, l’altro
dell’uomo, ma identici nei contenuti, mezzi e fini: recuperare l’uomo, educarlo
al dialogo con gli altri sia uguali che diversi, sia vicini che lontani,
sensibilizzarlo all’idea di una comunità quanto più possibile estesa poiché
privata delle antiche barriere rappresentate dalla razza, dalla tradizione,
dalla cultura, dalla religione. Chiesa
ecumenica, umanesimo globale, universalismo: in queste aspirazioni la fede
religiosa e quella laica si sono scoperte vicine pur provenendo da direzioni
diverse, si sono riconosciute entrambe come "forza debole" tenuto
conto dell’ampiezza dei loro programmi e della modestia dei mezzi adoperati
(incontro, dialogo, persuasione) rispetto alla complessa e rigida articolazione
dei tempi ed ambienti moderni, alla "forza forte" dell’era atomica.
Ma di là dagli esiti finali questa è la prova maggiore e più evidente di quanto
le due fedi si assomiglino, di come sia possibile cogliere molte affinità e
dimostrare che aver fede, non significa se in Dio o nell’uomo, giacché in un
caso o nell’altro, serve sentire, agire, vivere in un certo modo, porre il
proprio credo al di sopra di ogni cosa, compresa la vita, come provano tanti
esempi di martiri della religione o della ragione.
Anche nella storia passata si possono
indicare momenti in cui le due fedi sono state vicine ma ora lo sono più che
mai perché è come se si proponessero di salvare l’umanità dalla sua estinzione,
di evitare la fine del mondo.
Emmanuela Di Pisa
Febbraio 2005