VENTAGLIO

Ala di farfalla

Per lo spirito.

 

ERA NELL’ARIA…….

 

 

E’ passato quasi un anno da quando scrissi di getto, presa da una malinconia infinita, una tavola che si appellava a Mnemosine e le rimproverava la memoria del passato.

Erano ricordi che preludevano ad un qualcosa non completamente delineato ma tuttavia avvertito, una sensazione di chiusura, un termine, una fine annunciata e senza appello. Una disfatta?

Era nell’aria.

Un presentimento di qualcosa di spiacevole, sgradevole e di miseria.

Non avevo idea di cosa potesse accadere.

Un sesto senso? …….una nuvola che annuncia un temporale, una tempesta.

O la risultante di fatti  spiccioli cui non si era dato peso ma che avevano lasciato segno nell’inconscio? Malumori, parole a mezzo lasciate cadere come per caso, discorsi a c...  di cane, battute…cose che costruiscono o smontano, ad ogni modo preparano il terreno…….

Niente è mai a caso.

Matematicamente si può spiegare tutto.

Irrequietezza unica, comunque, insoddisfazione o semplicemente sfasamento, comunemente conosciuto come “rompimento di c...”.

Poi è accaduto, in ordine di tempo, che lasciassi le mie sorelle massoni (dai parenti mi guardi Iddio…) spinta da una amarezza senza pari per le incongruenze che si erano evidenziate più che mai tra il “dire” ed il “fare”, tra  l’ “apparire” e l’ “essere.”

Questi concetti di Libertà, Uguaglianza, Fratellanza, Tolleranza, sbandierati come vessillo di un codice di onore ed ai quali era stato aggiunto quello pomposo ed arrogante di  “Amore”, naufragavano in un oceano di nebbie, miseramente diseredati del loro intrinseco significato.

Ho scremato più che mai le conoscenze e dato un nome a cose che erano sempre esistite e che io non volevo vedere.

La legge del Menga  la fa da padrona incontrastata e proprio non credevo che tra “iniziati” potesse esistere qualcosa di simile.

 

A seguire un luglio da incubi, insopportabile, da deliquio, da esaurimento e collasso, con un caldo umido ed afoso che toglieva le forze e la voglia di pensare.

Ne sono uscita con le ossa rotte.

A ruota, in un crescendo di importanza, mia cognata, ricoverata più volte in ospedale per problemi respiratori.

Abbiamo temuto per lei.

Ora ha recuperato, ma gli anni le pesano grevi addosso insieme agli acciacchi seri. Questi sono pensieri: temere per la vita di una persona che conosci da sempre, l’ultima rimasta dei “vecchi” di famiglia insieme a me.

Puoi sempre pensare che è lo scorrere della vita che porta a questi estremi e ne trovi una ragione.  Non dipende da noi. E’ la Natura che opera e bisogna rassegnarsi.

 

Non è come per la salute assai compromessa di un nipote di 54 anni appena compiuti.

Altra tegola annunciata ma pensata ancora assai lontana nel tempo.

Questo è il dolore più grande, il dispiacere più vero.

 

Quanta sofferenza ancora alle porte?

Quando la parola “fine”?

Quando si chiuderà questo circolo nero ben sigillato in forme di ghiaccio eterno, freddo, lattescente e lucido?

Non può sempre piovere!

Io vorrei sempre un sole fulgido, splendente, caldo di vita e di resurrezione.

 

Reagire è l’imperativo categorico, perché la vita continua, che tu lo voglia o no.

Andare avanti dunque con dignità senza rompere i maroni con litanie noiose e piagnistei, nonostante gli acciacchi, le delusioni ed i settanta anni suonati sul groppone.

Non mi resta più molto tempo da sciupare, da perdere in cose futili, inutili, da sprecare in congetture vuote e senza senso, alla ricerca dell’araba fenice….

Sul concreto ragazza.  Sul concreto.

Carpe diem! oraziana memoria o, visto che abito a Firenze da 50 anni, con Lorenzo il Magnifico  inneggiamo alla giovinezza, per me ormai passata, e cantiamo  in coro: “chi vuol esser lieto, sia, del diman non v’è certezza….”

Diamo a Dio quel che è di Dio ed a Cesare quello che è di Cesare.

Voltiamo pagina.

Libri bellissimi, di un interesse unico, acquistati nella foga dell’interesse e della curiosità e solo sfogliati, non approfonditi, per mancanza di tempo, ammiccano invitanti e non so più da che parte rifarmi. Tutto mi interessa e coinvolge.

Cd  musicali riempiono gli scaffali e non mi manca certo la scelta sia dell’autore che del direttore o del solista.

Amo la musica in tutte le sue forme ed espressioni. Trovo che sia un balsamo ed una pura gioia per ogni momento.

Di recente ho ascoltato l’Oratorio ELIAS di Mendelssohn-Bartholdy diretto da Ozawa e mi sono entusiasmata e commossa. Voci di angeli e strumenti usati con somma arte e virtuosismo davano corpo a tanta armonia!

Ciò che più mi commuove è il pensiero  che una creatura nata da uomo possa pensare e comporre tali meraviglie. Che sensibilità, che intuizioni alte devono esserci in quel cuore ed in quell’ anima.

Pensare, comporre queste melodie è un miracolo che solo il genio può fare. E Ozawa, direttore d’orchestra di 71 anni, un tappino di uomo di un metro e mezzo circa, sui 40 Kg non di più, riesce a far vibrare tutte le corde della passione e del cuore e conquista come un Mago l’attenzione di un foltissimo pubblico. Mago che con la bacchetta del comando, risvegliando violini, oboi, arpe e voci, richiama tutta una gamma di sensazioni e di emozioni.

I miei gatti poi sono favolosi e mi onorano di una compagnia disinteressata e calda specie quando Pepe pretende di farmi le fusa stando sulla tastiera del pc o la Camilla sulla spalla mi da zuccatine affettuose per dirmi che è lì e vuole essere considerata e coccolata.

Che vuoi di più dalla vita?

… un Lucano….?

“a me un paese di sole

una casa

leggera, un canto

di fontana giù

nel cortile.

E un sedile di pietra.

E schiamazzo di bimbi.

Un po’ di noci

In solaio,

un orticello

e giorni senza nome

e la certezza

di vivere.” (Turoldo)

 

La sapeva lunga Padre Turoldo!

 

Carlo Sini, filosofo contemporaneo, ad esempio, mi intriga con un titolo speciale: “Il gioco del silenzio”.

Vengono in mente serie di idee infinite: prima, in antitesi, quella del concetto di “rumore, frastuono, grido (di dolore?), fracasso, fragore, gorgoglio, rimbombo…..”, poi quella del concetto di “parola” che sfuma nell’idea del logos con tutte le sue implicazioni , e poi ……. la voce del silenzio, il silenzio del tempo, del mondo, delle cose, di Dio, e chi più ce ne ha più ce ne metta…..

 

Hans Jonas, di origine ebraica, considerato uno dei massimi esperti mondiali di gnosticismo, ha pubblicato testi meravigliosi che spaziano dalla fede antica all’uomo tecnologico….

 “Gnosi”, conoscenza.

Chi mai la possiederà la conoscenza? Chi mai avrà questa presunzione?

Ricerca illimitata ai confini estremi del pensiero, in un vortice che spazia dal cuore degli abissi più profondi agli spazi senza confine del firmamento, pieno di stelle, di galassie, di buchi neri e di mondi e pianeti e pensieri lontani.

 

Vedo i testi di Giovanni Semerano. Che meraviglia di pensiero. Questo Signore ha raggiunto vette altissime di sapienza.

Ripenso al suo “Infinito, un equivoco millenario” dove tratta delle antiche civiltà del vicino Oriente e le origini del pensiero greco.

Questo libro è stato letto  con il rispetto della meditazione.

Emanuele Severino dice che i libri di Semerano sono una festa  dell’intelligenza.

 

“quando in alto il cielo non era ancora nominato,

giù la terra ferma ancora non aveva nome

l’Apsu, primigenio, il loro creatore

Mummu e Tiamat, la generatrice di tutti loro,

Le loro acque insieme mescolavano,

Abitazioni per gli dei non erano ancora costruite

E la steppa non era ancora visibile,

Quando ancora nessuno degli dei era stato creato

Ed essi non portavano ancora un Nome e i destini non erano stati definiti,

Furono procreati gli dei in mezzo ad essi......”

(Enüma eliš)

 

 

“Non avere nome per il poeta della Creazione è non essere ancora. Il “nome” è quindi “parola”, ?????, quale potenza plasmatrice con cui opera l’Apsû , l’abissale sapienza di Ea.” (G. Sembrano – “l’infinito, un equivoco millenario”)

Ed ancora:

“Dopo che il cielo fu sospinto lontano dalla terra,

Dopo che la terra fu separata dal cielo,

Dopo che il Nome di uomo fu stabilito,

Dopo che il dio del cielo ebbe trascinato via il cielo,

Dopo che il (il dio dell'aria) Enlil ebbe trascinato via la terra.......”

 

 Dall’Enüma eliš, testo assiro-babilonese che si cimenta con il concetto della Creazione.

Allora scopri che sono stati trovati antichi papiri pieni di fascino e di mistero come quello di Bremner-Rhind del British Museum, che dà forma al “ Libro della conoscenza delle creazioni di Râ e della sconfitta di Apophis.”

Vorrei poterne trovare la traduzione, e prima o poi accadrà, per poter gustare appieno la magia di quei segni.

I segni riportano alla scrittura, la scrittura alle 22 lettere dell’alfabeto ebraico, all’Aleph e dall’Aleph si passa a Borges:

 

“…………Il diametro dell’Aleph sarà stato di due tre centimetri, ma lo spazio cosmico vi era contenuto, senza che la vastità ne soffrisse. Ogni cosa (il cristallo dello specchio, ad esempio)era infinite cose, perché io la vedevo distintamente da tutti i punti dell’universo. Vidi il popoloso mare, vidi l’alba e la sera, vidi le moltitudini d’America, vidi una argentea ragnatela al centro di una nera piramide, vidi un labirinto spezzato……” (Jorge Luis Borges “L’Aleph”)

 

Ora sento aria fine, fresca e vivificante. Ora mi sento come nuova immergendomi in queste meraviglie. Questa è musica, armonia!

 Di recente mi sono sentita dare di irriducibile anarchica!

Sarà, ma amo la libertà ed il libero pensiero sopra ogni cosa e se non sopportare lacci e laccioli vuol dire essere anarchici, bene allora sarò una anarchica.

Pazienza. L’importante è che non mi diano di guerrafondaia.

Non sono queste considerazioni però quelle che mi soddisfano e completano.

Ci vuole altro!

Occorrerebbe rivedere i concetti su il dire ed il fare, la luce e l’ombra, la parola ed il silenzio.

Si: in teoria tutto è possibile, tutto è bello e sbrilluccicoso, ma, all’atto pratico…….. ognuno per sé e Dio per tutti. …. come tra il dire ed il fare…….

 

Ma non pensiamoci ora. È tardi e non serve a niente e poi……. domani è un altro giorno.

Neli Di Pisa  

Novembre 2006