DEL DESIDERIO DI ESOTERISMO

 di

Marcella Matelli

 

Copyright Grande Triade

 

 

La relazione intesa come processo comunicativo,segue protocolli specifici che implicano l’esistenza di un emittente e di un ricevente e questa funzione fatica assume una rilevanza tutta particolare nel rapporto tra iniziati in quanto ‘ciò che si può dire’ rimane e deve rimanere nella sfera dell’appartenenza.

 

Aristotele nell’atto pedagogico riservava le sue lezioni ai discepoli tanto che esoterico è il discepolo stesso cioè colui che ascolta.


L’ascolto prevede l’accoglimento silente nella ricerca di una condizione empatica che coniughi trasmissione e apprendimento.

 

Nel percorso della conoscenza che ogni iniziato persegue si affinano le lame emotive e cognitive secondo un protocollo di avvicinamento graduale e graduato che attende al rito e alla crescita interiore in un’ottica di costruzione individuale e collettiva che genera lo status di eggregore.

 

Quantunque la strada abbracci la dualità propria della condizione relazionale

sappiamo come il tempio sia il risultato di un’architettura complessa dove ogni singolo muratore è anima e costruttore levigando egli stesso la sua pietra e asservendola al progetto che vuole quale meta ultima il raggiungimento della fratellanza universale.

 

Dunque quale che sia il principio che muove il verbo, in noi la richiesta di esoterismo è innata proprio perché connaturata con l’essere uomotanto che ci dice ancora Aristotele la metafisica è un bisogno ineludibile poiché studia l’essere in quanto essere a prescindere da ogni  determinazione naturale e particolare.

 

La profondità della scuola acroamatica di stampo aristotelico sembra assimilabile alla condizione di iniziato laddove ciò che viene trasmesso stimola riflessioni attente sulle cause piuttosto che fermarsi alla semplice manifestazione del fenomeno. Ecco che l’analisi affronterà il noumeno, l’intimo, l’interiorità rivolgendosi al se.

Dunque la condizione di iniziato porta all’assunzione di responsabilità e consapevolezza nell’agire, nel distinguere, nel perseguire il bene con nudità e trasparenza.

 

 

 

 

 

Protendersi verso la conoscenza quale patrimonio cifrato di una sapienza mai perduta che alberga nei cuori, è proprio del lavoro massonico, in una sinergia che appartiene alla meccanica dell’universo, e si ricrea nel microcosmo del tempio generando l’eggregore.

 

Simboli e strumenti nella pratica operativa attengono alla ritualità, scandita da ritmi e segni , che vestono l’archetipo.

 

Quale dunque la ragione insita nelle viscere del percorso se non l’esercizio del divenire in armonia con se stessi , con l’altro da se e con il cosmo in un tutt’uno che assimila la triade Sole, Luna , Stella, in quell’assioma fondamentale che costituisce il Tutto.

 

Il principio dell’ unità di trascendenza tra l’uomo e l’universo, comporta l’esigenza di

riportare su un piano di coscienza la radicalità oscura dell’essere che significa ritrovare l’oggettivo attraverso il soggettivo il macrocosmo attraverso il microcosmo, la conoscenza dell’interiore attraverso l’esteriore.

 

In questa logica appare in tutta la sua forza la gradualità che ci vede apprendisti nel cammino che va dall’intuizione all’illuminazione .

 

Il Nostro è un laboratorio di prove d’umanità,di persone chiamate a rispondere verso se e verso il mondo profano, della dote che l’iniziazione ci ha fornito in quell’atto misterico che ci proietta verso la Luce.

 

Luce che è conoscenza, del mondo fisico, della psiche e della sfera spirituale,

quella Luce fatta di Amore, Forza, Compassione, come i tre pilastri dell’Albero della Vita.