La  Massoneria e la Cultura Mediterranea

 

 

Voglio esulare dai temi impegnativi, onerosi, che i FF:. e le SS:. hanno annunciato nel programma; argomenti come democrazia, laicità, etica della tolleranza….  adeguati per il loro alto significato al momento contingente.

Io desidero parlare di Musica, veicolo di Armonia, non solo nel bacino del Mare Nostrum ma nel mondo intero.

 

Armonia nelle Obbedienze, armonia tra le genti. Pace.

 

Come l’aquila di Giove ascoltava il canto della Musa

Io cerco di cogliere la mirabile melodia che è in me

La melodia del cuore

                                                                 (F. Holderlin)

 

Non a caso nei nostri Templi esiste una “Colonna di Armonia” che corona e completa la ritualità. Non a caso i primi canti erano canti dedicati agli dei  ….. canti, frutto dello strumento più alto, la voce, canti, che si mescolano a tutta l’intera vita dell’uomo, si legano alle ore della sua giornata, si intrecciano con gli avvenimenti familiari, sociali, religiosi, magici della terra, si esprimono con varietà e ricchezza passando da sussurri sommessi a grida  da belve……

 

I popoli primitivi hanno espresso il concetto di suono-sostanza, cioè di suono come viva essenza dell’Universo.

Marius Schneider (1) asserisce  che per i primitivi “gli dei sono canti” e che “il suono è il creatore dell’Universo”, un canto di luce che riflette le idee del suo creatore.

 

“L’abisso primordiale, la bocca spalancata, la caverna che canta, il singing degli Eschimesi, la fessura nella roccia delle Upanisad o il Tao  degli antichi cinesi, da cui il mondo emana come “un albero”, sono immagini dello spazio vuoto o del non essere, da cui spira il soffio appena percettibile del creatore” (Marius Schneider)

 

Nelle varie culture, dall’indiana alla cinese, alla eschimese, all’africana degli zulù, esiste la credenza secondo la quale nell’atto decisivo della creazione, un dio emette un suono nell’istante che dà vita a se stesso o ad un altro dio o al cosmo, o all’uomo, come dire che dal nulla, dal vuoto primordiale si innalza sempre, primo atto della vita, un soffio, un sospiro, un urlo, un canto, un suono……prodotti di un pensiero che, propagandosi, crea lo spazio.

 

In principio era il verbo, il Logos giovanneo, che era presso Dio ed era Dio.

Il segno di ordine dell’apprendista è quello della mano destra sotto la gola…

 

“…preferirei avere la gola tagliata, piuttosto che mancare alla promessa”,

 

perché la gola tagliata toglie, impedisce la parola, il logos, il verbo che distingue dall’animalità e dona libertà di espressione.

 

I californiani, i congolesi riconoscono nel tuono la voce di un dio e la identificano con esso e tutto il creato si anima di infiniti spiriti la cui voce determina la storia del mondo, un concerto fatto dalle voci della natura, dalle risacche del mare, dal mormorio dei ruscelli, dal canto delle ninfe aretuse, dal fruscio delle fronde degli alberi, dall’ urlo del vento, dal silenzio delle cime innevate, dal canto del cielo pieno di uccelli…

 

…………..

Nel cuore riversa le gioie

Celate nelle ali dei colombi,

nella impaziente gola delle rondini

quando fiorisce il giorno.

 

Fammi piena la bocca di profumo

Ché io possa intrecciare

parole soavi, o Consolatore,

sconosciuta anima del mondo,

librata sugli abissi dell’origine.

                                                  (David Maria Turoldo)

 

Per mezzo dei suoni e dei canti l’uomo imita il dio e si sostituisce a lui come stregone intermediario. La musica raccoglie tutti gli spiriti di un popolo, conferisce forza ed autorità alle cerimonie, agli incantesimi, agli esorcismi propiziatori e sacrificali……

 

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Armonia, figlia di Ares e Afrodite racchiude in se la forza, il vigore dell’impegno e la bellezza, la dolcezza di Eros…. perché Venere è la dea dell’Amore e l’Amore, è la forza del mondo.

 

 “l’amor che move il sole e l’altre stelle.”

                                                                                (Dante: “Paradiso” : canto XXXIII° vv. 145)

 

La musica si riempie del sogno e delle lacrime degli uomini.

 

Marcel Proust afferma che :

 

 Non esiste cattiva musica…….  Il posto della musica è immenso nella storia sentimentale della società. Il ritornello che un orecchio fine ed educato rifiuterebbe di ascoltare, ha ricevuto il tesoro di un migliaio di anime, conserva il segreto di migliaia di vite di cui fu la ispirazione, la consolazione sempre pronta, la grazia e l’idea.”

 

Le note che scorrono sul pentagramma a formare miracoli di melodie sono sette, numero dell’eternità.

Il numero sette, simbolo dell’equilibrio, rappresenta tutto, poiché il sette è il numero della creazione.

Sette i Sacramenti, sette gli Spiriti di luce, sette le lettere doppie dell’alfabeto ebraico, sette i sigilli del libro dell’Apocalisse da aprirsi per mezzo delle sette virtù da opporre ai sette vizi capitali…

La legge degli opposti.

La nostra esistenza è condizionata dalla legge della dualità che domina l’universo.

Dice Eraclito a proposito di Armonia dopo aver colto l’essenza delle sue origini  mitiche:

 

“ciò che contrasta concorre e da elementi che discordano si ha la più bella armonia”

 

ed ancora

 

“armonia che da un estremo ritorna all’altro estremo come è nell’arco e nella lira”.

 

Alle nozze di Armonia con Cadmo sono presenti le dodici divinità olimpiche a testimoniare l’intero ciclo del corso solare: sono nozze cosmiche.

Armonia riceve in dono da Ermete una lira, da Atena una veste aurea e la madre di Giasone la inizia ai misteri eleusini.

 

Eraclito allude con gli “estremi” ai poli:

·        del tempo: principio e fine;

·        del cosmo: i solstizi;

·        dell’esistenza: la vita e la morte.

 

L’armonia ritornando all’altro estremo trascende la sfera umana e la stessa temporalità.

Eraclito aggiunge al motivo della lira l’attributo di Apollo, l’arco:

 

“armonia invisibile della visibile è migliore.”

 

L’armonia visibile è quella del mondo fenomenico, l’invisibile si coglie nei rapporti intelligibili che determinano il visibile. La lira visibile cela gli intimi rapporti che correlano gli accordi fra le sue corde.

 

Nelle civiltà mediterranee la musica diviene manifestazione di principi logici, matematici e speculativi. Ogni cultura e civiltà ha come spia una intelligenza della musica in cui sono presenti calcoli, misure e leggi rigorose.

 

La musica investe la vita ed il pensiero dell’uomo.

 

Nel Mediterraneo Orientale, nei bacini del Tigri, dell’Eufrate e del Nilo si incontrano le testimonianze più remote di una civiltà musicale organizzata.

In Egitto i resti e le raffigurazioni di strumenti. Si pensava fossero la più antica documentazione. In realtà in Mesopotamia furono trovate reliquie anteriori a quelle egiziane.

Egitto e Mesopotamia ebbero contatti ed i loro strumenti musicali risultano singolarmente affini. Tavolette dell’epoca di Larsa (inizio del II millennio a.C.) conservate al Louvre, mostrano suonatori con arpe orizzontali e verticali, il vaso di Tello, (arte neosumerica, XXII secolo a. C., Louvre, Parigi), mostra un grande tamburo con pelle di toro.

Cetra e pandora , specie di liuto a tre corde, figurano sullo stendardo e sulla placca di Ur (2500 anni a.C.) raffigurante un banchetto reale rallegrato dalla musica di un cantore e di un suonatore di cetra grande; castagnette e sistri, campane, campanelli e cimbali, clessidra, timpani, tamburo e tamburello….

 

Ma come usassero questi strumenti e quale musica eseguissero, come si innestasse quell’arte nelle correnti del pensiero e nel tessuto sociale dell’epoca non si sa. Restano sconosciute le vicende attinenti la storia musicale vera e propria.

Testimonianze indirette di scrittori greci dicono come lo studio approfondito della matematica e dell’astronomia avesse esercitato una influenza decisiva sulla musica mesopotamica.

Pare che gli Assiri avessero elaborato un loro sistema di notazione a caratteri cuneiformi….musica sacra per le liturgie e profana per i cantori ordinari chiamati in sumerico “nar”, in accadico “naru” ad esprimere la gioia.

Un prezioso bassorilievo, conservato al British Museum, mostra l’orchestra e il coro di Teumann, re elamita sconfitto dall’assiro Assurbanipal nel VII secolo a.C.. Il gruppo strumentale è formato da sette suonatori di arpa a cassa superiore, uno di arpa a cassa inferiore, due di flauto doppio di canna, uno di tamburo per un totale di undici strumentisti. Il coro comprende sei donne e nove fanciulli.

 

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L’Olimpo egizio è pieno di riferimenti musicali.

A Osiride ed a Iside era caro il sistro; Tot, dio della sapienza, era ritenuto inventore della lira ed autore di canti e trattati sulla scienza del suono. Il Duat, regno dell’oltretomba, si affollava di dei cantori e danzatori…una fitta simbologia come espressione sonora che racchiudeva una essenza sacrale e magica che la collegava con gli impulsi più segreti della vita.

Arpa, liuto, tamburo come rivelano numerosi papiri ed affreschi.

Rimangono numerosi testi letterari che accompagnavano le sconosciute melodie allora intonate. Ascolta i versi del “Canto dell’arpista” eseguito ai funerali del sacerdote Neferetep:

 

Davanti a te ci sia musica e canto.

Gettati alle spalle crucci e pene

E volgi l’animo alla gioia

Finché si leverà il giorno

In cui dovremo viaggiare

Verso quella terra che ama il silenzio.

 

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Israele ha la Bibbia come testimonianza di canti e musica. Ricordiamo l’epoca di maggior  fulgore, quella di Saul, di Davide arpista e creatore di Salmi, di Salomone e dell’edificazione del primo Tempio.

Primo cenno all’arte sonora, dopo quello contenuto nella Genesi lo troviamo nell’Esodo, quando, descritto il passaggio del Mar Rosso, è detto che Mosè intonò un canto alla testa degli uomini di Israele…

Splendido il canto del popolo alla caduta del regno di Israele, per mano degli Assiri e quindi alla distruzione del Tempio (587 a.C.) con l’esilio in terra mesopotamica.

 

Seduti sulle rive dei fiumi

Di Babele,

piangevamo, al ricordo di Sion.

Sui salici d’intorno

Erano appese le nostre cetre.

Ma i nostri aguzzini

Ci stuzzicavano, perché cantassimo,

e i nostri odiosi tiranni

perché gridassimo inni di gioia:

“Cantateci le canzoni di Sion!”

Come avremmo potuto cantare

Il cantico di Jahve

In terra straniera?

 

Mi ricorda questo canto quello  del nostro Quasimodo:

 

E come potevamo noi cantare

Con il piede straniero sopra il cuore,

fra i morti abbandonati nelle piazze

sull’erba dura di ghiaccio, al lamento

d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero

della madre che andava incontro al figlio

crocifisso sul palo del telegrafo?

Alle fronde dei salici, per voto,

anche le nostre cetre erano appese,

oscillavano lievi al triste vento.

 

Il cuore dell’uomo resta identico, da sempre, nel dolore come nella gioia.

 

Non dice forse Qohélet:

…….

Ogni sarà già fu

E il si farà fu fatto

Non si dà sotto il sole

La novità

 

Si parla di qualcosa

-guarda qui!

Del nuovo….-

 

In mondi prima di noi già c’era

 

Niente ricorda chi fu

Niente ricorda chi verrà poi

….

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Due distinte correnti di influssi agirono sulla formazione della musica greca: da una parte la cultura mesopotamica mediata attraverso l’Asia Minore, dall’altra l’eredità egiziana che, tramite la cultura cretese influì sulla cultura minoica e micenea, dalle cui ceneri, come una fenice, nacque lo splendore della Grecia.

 

Pitagora di Samo, siriano per educazione,  visse per venti anni in Egitto. Da qui le truppe del re persiano Cambise lo portarono prigioniero a Babilonia dove venne istruito da quei sacerdoti “nel più perfetto culto degli dei, dell’aritmetica, della teoria della musica e di altre discipline” (Giamblico, De vita Pitagorae,m IV). Ritornato a Samo dopo dieci anni vi fonda la celebre scuola filosofica. Il rilievo da lui dato alle teorie dell’armonia delle sfere, dell’ethos e dell’importanza dei numeri si spiega solo con l’influenza avuta da quanto appreso in Egitto ed in Mesopotamia.

 

Le origini di questa musica si perdono nell’oscurità dell’allegoria del mito e nella leggenda.

 

In Tessaglia ed in Beozia, nell’Attica e nella Focide, convergono sull’Olimpo i doni divini della bellezza e l’allegoria ha personificato nelle nove muse i fatti ed i fenomeni dell’arte. Così Dionisio euforico e festoso; Orfeo che con la lira ammansiva le belve e placa le furie dell’Orco; Anione, Museo, Iagnide che avrebbe scoperto la scala frigia, Marsia che si erige ad antagonista di Apollo e ne viene atrocemente punito…

 

Nel periodo classico la lirica si afferma con Alceo, Saffo ed Anacreonte.

E’ l’epoca che fece famosi Alcmane, Simonie di Ceo, Talete cretese, e poi Pindaro tebano, ed ancora Archiloco di Paro, la tragedia corale di Eschilo, Sofocle, Euripide, il carro di Tespi, la commedia pungente di Aristofane…gli “Inni delfici” in onore di Apollo, due, scoperti nel 1893 incisi su pietra fra le rovine del tesoro degli Ateniesi a Delfo…a Sparta la lirica corale introdotta da Talete di Creta, verso il 600 a.C., con la forma della “danza in armi” ripresa poi da Stesicoro…

L’epoca dell’Iliade e dell’Odissea è caratterizzata da inni, odi, parteni, peani, epinici, epitalami, ditirambi, forme tipiche di lirica collettiva risultante, spesso, dall’unione di musica, poesia e danza, con cori omofoni e danze ritmiche…

 

E poi Roma pagana impegnata a creare la nuova storia, barbara, virile, molto estranea al sentimento della musica. Ha filtrato e selezionato i sistemi altrui nella pratica applicazione degli strumenti, nella volgarizzazione e divulgazione dei canti, suoni e riti appresi dalle turbe dei popoli politicamente dominanti.

 

E la calda Spagna, passionale, viva, ricca di cultura orientale, con i suoi profumi di gelsomino, “uva di nebbia e monti aggruppati” (Lorca) e le sue danze sensuali ricche di patos…

 

Un balzo ai tempi moderni, senza ricordare gli influssi europei in generale, che molto hanno inciso per la loro completezza e ricchezza culturale e spirituale sull’armonia dei popoli, ma che non posso trattare, per ovvii motivi.

Voglio ricordare Manuel De Falla con la sua “Danza rituale del fuoco”, le sue “Notti nei giardini di Spagna”, “El Amor brujo”; Isaac Albeniz, o Joaquin Rodrigo con il “Concerto Di Aranjuez” o la “Fantasia pare un gentilhombre”\, e poi Ravel 

 

Il canto disperato di  Federico Garcia Lorca, romancero gitano:

 

“…….

Nessuno ti conosce. No. Ma io ti canto.

Canto per dopo il tuo profilo e la tua grazia.

La grande maturità della tua intelligenza.

Il tuo appetito di morte e il gusto della sua bocca.

La tristezza che ebbe la tua coraggiosa allegria.

 

Tarderà molto a nascere, se nasce,

un Andaluso così puro, così ricco d’avventura.

Canto la sua eleganza con parole che gemono,

e ricordo una brezza triste negli ulivi.”

 

Emozioni, sensazioni che si propagano come onde a  trasmettere messaggi di amore e di riflessione.

 

Un filosofo dei nostri giorni Andrè Glucksmann ha scritto sul “Corriere della sera” del 16 Settembre 2004, un articolo  molto indicativo dei nostri tempi :

 

“Potenti, io vi accuso”

 

e riporto solo questo, che si commenta da solo:

 

“Chi appende le bombe sopra centinaia di bambini, chi li minaccia di morte se piangono non indietreggia neanche davanti all’inferno”

 

Spero solo che Amore, portato dall’armonia del suono, e per Amore intendo anche Arte, Cultura, senso del Bello e del Magico, possa avere la sua vittoria sul lato peggiore, incivile, intollerante e perverso dell’uomo.

 

Vorrei che le parole pronunciate ritualmente in Loggia all’apertura dei lavori:

 

“ Che la sapienza illumini il nostro lavoro”,

“che la forza lo renda saldo”

“la bellezza lo irradi e lo compia”

 

non fossero solo vuote parole abituali, ma  reale riscontro nella vita di tutti i giorni.

 

Dio ci ascolti.

 

 

Ho detto

 

Neli Di Pisa

 

 

Firenze 19 Settembre 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(1) (musicologo alsaziano 1903 – 1982  : La musica primitiva - Adelphi)