CRISTIANESIMO E CATTOLICESIMO[1]
Premessa
Da qualche tempo, stiamo assistendo, ad
una continua serie di esternazioni ed affermazioni categoriche da parte delle alte
gerarchie della Chiesa Cattolica, su determinati problemi, la cui gestione è di esclusiva
competenza dello Stato Italiano, in quanto relativi a questioni che interessano tutti i
cittadini, e quindi non solo i cattolici. Con tali sistematici interventi,
Pertanto, per evitare ogni dubbio sulla possibilità che le severe critiche che rivolgiamo alla Chiesa Cattolica, possano in qualche modo riguardare il Cristianesimo in quanto tale, proponiamo la lettura del seguente articolo, in cui sono riportate le opinioni in proposito del cosiddetto Filosofo Incognito, ovvero Louis-Claude de Saint-Martin, espresse alla fine del Settecento con tanto acume, e con il quale ci auguriamo si possa finalmente porre fine alla confusione fra i due termini Cristianesimo e Cattolicesimo; confusione, che nel tempo ha dato luogo a tanti equivoci.
Dagli scritti del nostro filosofo emerge chiaramente come egli sia stato
profondamente legato alla figura del Cristo, chegli ama definire il Riparatore, e come la via da lui tracciata sia
aperta per tutti coloro che accolgono il Cristo in sé e che mediante la preghiera e la
meditazione elevano il proprio pensiero nellintento di cogliere, una volta
rigenerati, il vero senso del cristianesimo, pervenendo così al luogo
dellaffrancamento e della libertà; e ciò senza la necessità
dellintermediazione del sacerdozio della chiesa, in questo caso, cattolica, essendo
questultima degenerata al punto daver posto, come dice Saint-Martin, la parola sotto tutela, e di essersi impadronita della
chiave della scienza, non solo senza neppure esservi entrata, ma impedendone pure
laccesso a coloro che volevano entrarvi, paralizzando così lopera divina e
limitando gli uomini di desiderio che, con i loro doni e le loro luci avrebbero dovuto
divenire gli Operai del Signore.
Nei suoi scritti, non sempre emerge, in maniera chiara, la distinzione tra
cristianesimo e cattolicesimo, come invece vedremo nella sua ultima opera Il Ministero dellUomo-spirito; ad
esempio, nella sua opera Quadro naturale dei
rapporti che esistono tra Dio, luomo e luniverso [2],
egli parla semplicemente di cristianesimo, e fa notare come fin dallepoca di
Costantino, esso si sia allontanato dallo spirito che lo animava nei primi due secoli
della sua storia. Egli fa notare che non vi è alcuna istituzione religiosa che non abbia
coperto la scienza col velo dei misteri; e che, come risulta dalla lettera scritta da
Innocenzo I [3]
al vescovo Decenzio, e dagli scritti di Basilio di Cesarea,[4]
il cristianesimo possiede «delle cose di grande
forza e di grande peso, che non sono scritte e non potrebbero mai esserlo» e che
fintanto che queste cose furono conosciute solamente da coloro che dovevano esserne i
depositari il cristianesimo godette della pace; ma «quando
gli Imperatori romani stanchi di perseguitare i cristiani, desiderarono essere iniziati ai
loro misteri; quando i Padroni dei popoli misero il piede nel Santuario, e vollero portare
sugli oggetti sacri del Culto, degli occhi che non vi erano preparati; allorché fecero
del cristianesimo una religione di stato, e la considerarono soltanto come una
giurisdizione politica; allorché i loro sudditi furono costretti a farsi cristiani, e si
videro così i capi nelloccorrenza di ammettere senza esame tutti coloro che si
presentavano; allora nacquero le incertezze, le dottrine opposte, le eresie.
Loscuramento divenne quasi universale su tutti gli oggetti della Dottrina e del
Culto, perché le più sublimi verità del cristianesimo non potevano giustamente essere
conosciute se non da un piccolo numero di Fedeli, e coloro che le intravedevano soltanto
erano esposti a delle interpretazioni false e contraddittorie».
«È quanto accadde sotto Costantino,
soprannominato il Grande. Così appena egli ebbe adottato il cristianesimo cominciarono
i Concili generali, e questo tempo può essere
guardato come la prima epoca della decadenza
delle virtù e delle luci fra i cristiani».
«Sullesempio di Costantino, i suoi
successori desiderando estendere il cristianesimo, impiegarono i privilegi e le grazie,
alfine di procurare ad esso dei proseliti. Ma coloro che dovevano (il loro essere
cristiano) a tali mezzi, vedevano meno la religione alla quale erano chiamati, che i
favori del Principe, e gli allettamenti dellambizione».
«Dal canto loro i capi spirituali stessi, per attirarsi nuovi appoggi, favorirono
i desideri e le passioni del Principe; ed alleandosi ogni giorno al secolare, si
allontanarono sempre più dalla loro purezza primitiva: di modo che
cristianizzando gli uni il civile e la politica, civilizzando gli
altri il cristianesimo, si formò da questa mescolanza un mostro, di cui ciascuno dei
membri essendo senza alcun rapporto, non né poté derivare se non degli effetti
discordanti».
«I sofisti delle diverse scuole, che furono ammessi al cristianesimo, aumentarono
ancora il disordine, mescolando a questa religione semplice e sublime, una moltitudine di
questioni vane ed astratte, che invece dellunione e delle luci, non produssero che
la divisione e le tenebre. I Templi del Dio di pace furono convertiti in scuole
scientifiche, dove le differenti parti disputarono con più violenza di quanto non avevano
fatto i filosofi sotto i portici di Atene e di Roma. Le loro dispute erano tanto più
pericolose perché nocevano alle cose a causa delle parole; perché la maggior parte non
sapeva che la vera scienza ha una lingua che le è particolare, e che può
esprimersi con evidenza solamente con i suoi propri caratteri, e con degli
emblemi ineffabili».
«In questa confusione, la chiave della scienza non cessò dessere alla
portata dei ministri degli Altari, come in un centro dunità
chessa non deve mai abbandonare: ma la maggior parte tra essi non se ne servivano
per penetrare nel Santuario; essi impedivano pure alluomo di desiderio di
avvicinarsene, per paura che scorgesse la loro ignoranza; e proibivano di cercare di
conoscere i misteri del Regno di Dio, sebbene secondo le Tradizioni stesse dei cristiani,
il Regno di Dio sia nel cuore delluomo, e che in tutti i tempi la
saggezza labbia sollecitato a studiare il proprio cuore».
«Tra i capi spirituali, quelli che si preservarono dalla corruzione, gemendo sugli
smarrimenti della moltitudine, si sforzavano con linsegnamento e lesempio, di
conservare presso gli uomini lo zelo, le virtù, e lamore della verità. Ma fu
invano che si elevarono contro gli abusi; il mostro che già aveva ricevuto la nascita,
era troppo favorevole ai desideri ambiziosi dei suoi partigiani, perché essi non
prendessero cura di fortificarlo
».
«Appena questo torrente ebbe rotto le sue dighe, si videro nascere tutti i
disordini, lambizione ed il dispotismo coprendosi allora del velo della religione,
fecero scorrere più sangue in dieci secoli di quanto le orde dei barbari ne avevano
sparso dalla nascita del cristianesimo; e per fremere dorrore, basta solamente
aprire la storia
».
«Quando i capi del cristianesimo si furono confusi con il Tempio ed il
Tabernacolo, mentre dovevano esserne solamente le colonne, quando vollero santificare la
loro ignoranza, quando ebbero portato la stravaganza fino a lanciare dei decreti che
vietavano ai sovrani scomunicati di riportare delle vittorie, e perfino di interdire agli
Angeli, con gli stessi decreti, di ricevere le anime di coloro chessi avevano
proscritto, quando infine si elevarono più pretendenti alla Tiara, e si vide che si
scomunicavano reciprocamente e si abbandonavano a battaglie sanguinose perfino nei Templi
dei cristiani; i popoli stupiti si domandarono se queste teste potevano ancora essere
consacrate, essendo coperte danatemi
».
Quanto riportato, arricchito ancora da ciò che potremmo apprendere, leggendo un
comune manuale di storia, portò ai vari scismi che tutti noi conosciamo, e di cui i
principali sono: lo scisma della chiesa cristiana doriente del 1054 e che diede
origine alle varie chiese ortodosse; il movimento del Valdismo, condannato dal sinodo di
Verona del 1184, e che portò allo sterminio dei suoi aderenti unitamente agli Albigesi, e che darà luogo in seguito, per opera dei
sopravvissuti fra i seguaci di Valdo, alla chiesa valdese; il protestantesimo,
sviluppatosi a seguito della riforma di Lutero
(1520-1530), riforma che diede origine alle diverse chiese dette appunto protestanti; lo
scisma della chiesa dInghilterra avvenuto a seguito della propria proclamazione da
parte di Enrico VIII quale capo della chiesa dInghilterra e che dette luogo
allanglicanesimo.
Ma ritornando a L. C. de Saint-Martin, notiamo come egli portò le sue severe
considerazioni nei confronti della chiesa cattolica e dei suoi preti, anche a seguito dei
gravi avvenimenti del suo tempo, e ci riferiamo, in modo particolare alla Rivoluzione
Francese, chegli visse di persona e che considerò un evento provvidenziale sia per
«Quando la si contempla nei suoi particolari, si vede che sebbene essa colpisca ad
un tempo tutti gli ordini della Francia, è ben chiaro che colpisce ancor più fortemente
il clero. Poiché la nobiltà stessa, questa escrescenza mostruosa fra degli individui
uguali per la loro natura, essendo già stata tanto umiliata in Francia da alcuni Monarchi
e dai loro ministri, non aveva più da perdere, per così dire, che dei vani nomi e dei
titoli immaginari; mentre il clero, essendo nel godimento di tutti i suoi diritti fittizi
e di tutte le sue usurpazioni temporali, doveva provare, sotto tutti i rapporti, il potere
della mano vendicatrice che conduce la rivoluzione; atteso che non si può quasi
rifiutarsi di guardare i preti come i più colpevoli, ed anche come i soli autori di tutti
i torti e di tutti i crimini degli altri ordini».
«In effetti, è il clero che è la causa indiretta dei
crimini dei Re, perché è il prete che, secondo le espressioni della scrittura, doveva
essere la sentinella dIsraele, e che, al contrario, abusando delle parole
indirizzate a Mosè, a Samuele ed a Geremia, si è arrogato il diritto di istituire e di
destituire i Re, di consacrarli, e di legittimare poi tutti i loro traviamenti e tutti i
loro capricci, purché avessero cura di alimentare lambizione e la cupidigia di
questo stesso prete; infine, perché questi Re, chegli guardava come sue creature,
partorivano dappertutto, in suo nome, tutti quegli abusi che, uscendo da una radice già
alterata, si comunicavano naturalmente e progressivamente a tutti i rami dello Stato».
«Secondo tutte le scritture che gli osservatori ci
citano, e più ancora secondo il libro indelebile scritto nel cuore delluomo,
«Gli era stato detto, a questo clero, che non sarebbe
rimasta pietra su pietra del tempio costruito dalla mano degli uomini; e malgrado questa
sentenza così significativa, esso ha coperto la terra di templi materiali, di cui si è
fatto dappertutto il principale idolo. Li ha riempiti di tutte le immagini che la sua
ingegnosa cupidigia ha potuto inventare; e con questo ha sviato e tormentato la preghiera,
mentre non doveva occuparsi che di tracciarle un libero corso».
«Gli era stato (detto) di dare gratuitamente i tesori
chesso aveva ricevuto gratuitamente; ma, chi non sa come si è assolto da questa
raccomandazione!».
«Se largomento non fosse così grave, e non
temessi che si confondessero in questi giudizi severi quei beni mobili del clero che per
la loro virtù e la loro buona fede meritano essenzialmente delle eccezioni, ti direi come
i preti hanno trasformato tutti i diritti salutari e benefici che primitivamente sarebbero
dovuti appartenere loro, in una dispotica devastazione ed in un regno imperioso sulle
coscienze. Come hanno fatto dappertutto dei loro libri sacri, nullaltro che una
tariffa desazione sulla fede delle anime. Come, con questo strano ruolo, e scortati
dal terrore, venivano presso il semplice, il timido o lignorante, al quale non
lasciavano neppure la facoltà di leggere sulla lista la sua quota di contributo di
credenza nella loro persona, per paura che vi vedessero la frode, somigliando in questo ai
collettori delle imposizioni pecuniarie che abusavano talvolta dellignoranza e della
bonomia dei contadini. Come soprattutto hanno reso nullo il solo rimedio ed il solo regime
che potevano restituirci la salute e la vita; ma, invero, questi quadri ripugnerebbero
troppo al mio cuore, e daltronde non sta a me di esercitare qui la giustizia. La
lascio a colui che sa meglio delluomo graduarla in tutte le sue misure, e preferisco
gemere sui preti traviati, sia ingannati, sia ingannatori, che incolparli maggiormente. È
abbastanza per me di averteli mostrati come gli accaparratori delle sostanze
dellanima e che
«Perciò questa distruzione del clero non avrebbe mai potuto aver luogo in Francia con i soli sforzi della potenza umana, atteso che i Re stessi, nei tempi della loro più grande elevazione, non avrebbero potuto portare il più piccolo attacco ai diritti di questo clero, senza esporsi: mentre la potenza dei Re non è stata piuttosto limitata, chesso si è visto rovesciato nei suoi possessi, nelle sue grandezze, e poi nella sua considerazione, al punto che è come ridotto oggi ad abiurare fino alle più piccole tracce della sua esistenza».
Veramente, dalla descrizione fatta dal nostro filosofo circa
le gravi responsabilità del clero, emerge un quadro tremendamente drammatico e che
evidenzia quali siano le conseguenze, per la chiesa cattolica e per noi tutti, per non
aver essa distinto, così come recita il precetto evangelico, e come avrebbe dovuto fare,
ciò che appartiene a Cesare da ciò che appartiene a Dio; e che pertanto le cause del
degrado del tessuto sociale di Francia che portarono alla Rivoluzione, non potevano essere
attribuite, come hanno fatto gli storici, esclusivamente al dispotismo dei re ed
allavidità dei nobili, anche se Saint-Martin, di essi, pur essendo egli stesso
nobile, così dice nel suo Ritratto:[5]
«Ed invero se fra i nobili vi sono degli individui
rispettabili, onesti, e giusti, bisogna convenire nondimeno che la nobiltà in se stessa
è una cancrena che sussiste solamente divorando ciò che la circonda
»;
ma se ciò è stato, lo è stato per la compiacenza del clero. A questo proposito va
ricordato anche quanto egli scrive nel suo Ritratto [6]:
«Era
Ma veniamo ora finalmente alla distinzione che L. C. de Saint-Martin fa tra cristianesimo e cattolicesimo. Nella terza parte dellopera Il Ministero dellUomo-spirito,[7] dedicata alla parola, tra i vari argomenti trattati, parla anche degli scrittori di cose religiose e nota appunto comessi confondano ad ogni passo delle loro opere il cristianesimo con il cattolicesimo, e come in esse non vi si veda il nutrimento sostanziale di cui la nostra intelligenza ha bisogno, e cioè lo spirito del vero cristianesimo e vi si colga invece soltanto lo spirito del cattolicesimo; pertanto si sofferma su questa distinzione con i seguenti argomenti:
«Il
vero cristianesimo è non solamente anteriore al cattolicesimo, ma ancora al termine
cristianesimo stesso; il nome di cristiano non è pronunciato una sola volta nel Vangelo,
ma lo spirito di questo nome vi è molto chiaramente esposto, e consiste, secondo san
Giovanni (1, 12) nel potere di essere fatto figlio di Dio; e lo spirito dei figli di
Dio o degli Apostoli del Cristo e di coloro che avranno creduto in lui, è, secondo
san Marco (16, 20), che il Signore cooperi con essi, e che confermi la sua parola
con i miracoli che laccompagnano».
«Sotto
questo punto di vista, per essere veramente nel cristianesimo, bisogna essere unito allo
spirito del Signore, ed aver consumato la nostra alleanza completa con lui».
«Ora,
sotto questo rapporto, la vera indole del cristianesimo sarebbe meno dessere una
religione che la meta ed il luogo di riposo di tutte le religioni e di tutte quelle vie
laboriose, per le quali la fede degli uomini, e la necessità di purgarsi delle loro
sozzure, li obbligano a procedere tutti i giorni».
«Perciò
è una cosa abbastanza notevole che nei quattro Vangeli, i quali riposano sullo spirito
del vero cristianesimo, il vocabolo religione non appare una sola volta; che negli scritti
degli Apostoli, i quali completano il nuovo testamento, non sia menzionato che quattro
volte:
- una negli atti (26, 5) in cui lautore non parla
che della religione giudaica;
- la seconda nei Colossesi (2, 18) in cui lautore
si limita a condannare il culto o la religione degli angeli;
- e la terza e quarta in san Giacomo (1, 26 e 27) in
cui dice semplicemente: 1) che colui che non frena la propria lingua, ma che
abbandona il suo cuore alla seduzione, non ha che una religione vana; e 2) che
la religione pura e senza macchia agli occhi di Dio il padre, consiste nel visitare
gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni, ed a garantirsi dalla corruzione del
secolo. Esempi in cui il cristianesimo appare tendere molto più verso la sua divina
sublimità, o verso il luogo di riposo, che a rivestirsi dei colori di ciò che siamo
abituati a chiamare religione».
«Ecco
dunque un quadro delle differenze del cristianesimo dal cattolicesimo».
«Il
cristianesimo non è che lo spirito stesso di Gesù-Cristo nella sua pienezza, e dopo che
questo divino Riparatore giunse allultimo gradino della missione che ha cominciato
ad adempiere fin dalla caduta delluomo, promettendogli che la razza della donna
avrebbe schiacciato la testa del serpente. Il cristianesimo è il compimento del
sacerdozio di Melchisedec; è lanima del Vangelo, è esso che fa circolare in questo
Vangelo tutte le acque vive di cui le nazioni hanno bisogno per dissetarsi».
«Il
cattolicesimo, al quale appartiene propriamente il titolo di religione, è la via di prova
e di travaglio per arrivare al cristianesimo».
«Il
cristianesimo è la regione dellaffrancamento e della libertà: il cattolicesimo non
è che il seminario del cristianesimo; è la regione delle regole e della disciplina del
neofita».
«Il
cristianesimo riempie tutta la terra alla pari dello spirito di Dio. Il cattolicesimo non
riempie che una parte del globo, sebbene il titolo che porta si presenti come
universale».
«Il
cristianesimo porta la nostra fede fino nella regione luminosa delleterna parola
divina; il cattolicesimo circoscrive questa fede ai limiti della parola scritta o delle
tradizioni».
«Il
cristianesimo dilata ed estende luso delle nostre facoltà intellettuali. Il
cattolicesimo racchiude e circoscrive lesercizio di queste stesse facoltà».
«Il
cristianesimo ci mostra Dio apertamente nel seno del nostro essere, senza il soccorso di
forme e di formule. Il cattolicesimo ci lascia alle prese con noi stessi per trovare il
Dio nascosto sotto lapparato delle cerimonie».
«Il
cristianesimo non ha misteri, e questo nome stesso gli ripugnerebbe, poiché per essenza
il cristianesimo è levidenza e luniversale luce. Il cattolicesimo è pieno di
misteri, e riposa solamente su una base velata. La sfinge può esser posta sulla soglia
dei templi costruiti dalla mano degli uomini; non può risiedere sulla soglia del cuore
delluomo, che è la vera porta dentrata del cristianesimo».
«Il
cristianesimo è il frutto dellalbero; il cattolicesimo non può esserne che il
concime».
«Il
cristianesimo non produce né monasteri né anacoreti, perché non può più isolarsi
quanto la luce del sole, e perché cerca come essa di diffondere ovunque il suo splendore.
È il cattolicesimo che ha popolato i deserti di solitari, e le città di comunità
religiose, gli uni per abbandonarsi più fruttuosamente alla loro salvezza particolare,
gli altri per offrire al mondo corrotto alcune immagini di virtù e di pietà che lo
risvegliasse nella sua letargia».
«Il
cristianesimo non ha alcuna setta, poiché abbraccia lunità, e lunità
essendo sola, non può essere divisa da se stessa. Il cattolicesimo ha visto nascere nel
suo seno delle moltitudini di scismi e di sette che hanno portato avanti più il regno
della divisione che quello della concordia; e questo cattolicesimo stesso, allorché si
crede nel più perfetto grado di purezza, trova a fatica due dei suoi membri di cui la
credenza sia uniforme».
«Il
cristianesimo non avrebbe mai fatto crociate: la croce invisibile che porta nel suo seno
non ha per obiettivo che la consolazione e la felicità di tutti gli esseri. È una falsa
imitazione di questo cristianesimo, per non dire di più, che ha inventato queste
crociate. È poi il cattolicesimo che le ha adottate: ma è il fanatismo che le ha
comandate, è il giacobinismo che le ha composte, è
lanarchismo che le ha dirette, ed è il brigantismo che le
ha eseguite».
«Il
cristianesimo ha suscitato la guerra solamente contro il peccato: il cattolicesimo
lha suscitata contro gli uomini».
«Il
cristianesimo procede solamente attraverso esperienze certe e continue: il cattolicesimo
procede solamente attraverso le autorità e le istituzioni. Il cristianesimo non è che la
legge della fede; il cattolicesimo non è che la fede della legge».
«Il
cristianesimo è linstallazione completa dellanima delluomo al rango di
ministro e di operaio del Signore; il cattolicesimo limita luomo alla cura della
propria santità spirituale».
«Il
cristianesimo unisce incessantemente luomo a Dio, in quanto sono, per loro natura,
due esseri inseparabili; il cattolicesimo, impiegando talvolta lo stesso linguaggio, nutre
tuttavia luomo di tante forme, che gli fa perdere di vista il suo scopo reale, e gli
lascia prendere o anche gli fa contrarre numerose abitudini che non tornano sempre a
profitto del suo vero avanzamento».
«Il
cristianesimo riposa immediatamente sulla parola non scritta; il cattolicesimo riposa in
generale sulla parola scritta, o sul Vangelo, e particolarmente sulla messa».
«Il
cristianesimo è unattiva e perpetua immolazione spirituale e divina, sia
dellanima di Gesù-Cristo, sia della nostra. Il cattolicesimo, che si basa
particolarmente sulla messa, non offre in questa che unimmolazione ostensibile del
corpo e del sangue del Riparatore».
«Il
cristianesimo può essere composto solamente dalla razza santa che è luomo
primitivo, o dalla vera razza sacerdotale. Il cattolicesimo, che si basa particolarmente
sulla messa, non era al momento dellultima Pasqua del Cristo, che ai gradi
iniziativi di questo sacerdozio, perché quando il Cristo celebrò lEucaristia con i
suoi apostoli, e disse loro: Fate ciò in memoria di me, essi avevano già
ricevuto il potere di scacciare i demoni, di guarire i malati, e di resuscitare i morti;
ma non avevano ancora ricevuto il compimento più importante del sacerdozio, poiché la
consacrazione del sacerdote consiste nella trasmissione dello Spirito santo, e lo Spirito
santo non era ancora stato dato, perché il riparatore non era ancora stato glorificato
(Giovanni: 7, 39)».
«Il
cristianesimo diviene un continuo accrescimento di luci, fin dallistante che
lanima delluomo vi è ammessa; il cattolicesimo, che ha fatto della santa cena
il più sublime e lultimo grado del suo culto, ha lasciato i veli estendersi su
questa cerimonia, ed anche, come ho osservato parlando dei sacrifici, ha finito con
linserire nel canone della messa i vocaboli Mysterium fidei, che non
sono nel Vangelo, e che contraddicono luniversale evidenza del cristianesimo».
«Il
cristianesimo appartiene alleternità; il cattolicesimo appartiene al tempo».
«Il
cristianesimo è la meta; il cattolicesimo, nonostante la maestà imponente delle sue
solennità, e nonostante la santa magnificenza delle sue ammirabili preghiere, non è che
il mezzo».
«Infine,
è possibile che vi siano molti cattolici che non possano giudicare ancora ciò che è il
cristianesimo; ma è impossibile che un vero cristiano non sia in condizione di giudicare
che cosè il cattolicesimo, e ciò che dovrebbe essere».
Certamente L. C. de Saint-Martin non poteva essere più chiaro; egli mette in grande evidenza come il cristianesimo sia al di sopra di ogni formalismo religioso, e facendo ciò si è esposto alle critiche degli osservatori e quindi dei suoi nemici i quali non erano poi tanto pochi se si pensa che già qualche anno prima della pubblicazione del suo ultimo libro Il Ministero dellUomo-spirito, così come ci riferisce egli stesso nel suo Ritratto[8] «Il 18 gennaio 1798, giorno in cui ho raggiunto il mio 55° anno ho appreso che il mio libro Degli Errori e della verità era stato condannato in Spagna dallInquisizione in quanto attentatore alla Divinità ed al riposo dei governi.
Ho
provato in questo 55° periodo della mia vita una profonda e vasta impressione su questa
novità che mi succedeva nella carriera. Mi è sembrato che entravo in una nuova e sublime
regione che mi separava come assolutamente da ciò che occupa, diverte e inganna sulla
terra un così gran numero dei miei simili».
Che dire a tale proposito; chiunque abbia letto questopera può testimoniare
come non solo ad ogni sua pagina, ma anche ad ogni sua riga il nostro autore abbia mirato
esclusivamente alla difesa della Divinità contro tutte le concezioni materialistiche
mediante le quali gli enciclopedisti minacciavano ogni forma di spiritualità, e per
quanto riguarda il potere costituito dei singoli governi egli abbia manifestato il dovuto
rispetto ad essi pur evidenziando le loro manchevolezze[9].
A conclusione di queste riflessioni abbiamo riportato questepisodio per sottolineare lo spirito dinimicizia da cui era circondato, ed egli ne era consapevole, tanto è vero che, sempre nel suo Ritratto[10] così scrive: «Vi sono in alcune delle mie opere parecchi punti che sono presentati con negligenza, anziché con la dovuta precauzione per non risvegliare gli avversari. Tali sono gli articoli in cui parlo dei preti e della religione, nella mia Lettera sulla Rivoluzione Francese e nel mio Ministero dellUomo-spirito. Capisco che questi punti hanno potuto nuocere alle mie opere perché il mondo non si eleva fino ai gradi in cui esso, se fosse giusto, troverebbe abbondantemente di che calmarsi, e farmi grazia, mentre non è neppure abbastanza misurato da farmi giustizia. Credo che le negligenze, e le imprudenze in cui la mia pigrizia mi ha trascinato in questo genere, hanno avuto luogo con un permesso divino che ha voluto con questo allontanare gli occhi volgari dalle verità troppo sublimi che presentavo forse con la mia semplice volontà umana, e che gli occhi volgari non dovevano contemplare».
Ovidio
[1]
Il presente articolo è tratto dal libro Riflessioni su alcuni temi di L.C. de
Saint-Martin di Ovidio
[2] Vedi Quadro naturale , cap. 20.
[3] Eletto papa il 22/12/401, ottenne il riconoscimento del primato della Chiesa di Roma e cercò di uniformare la liturgia della chiesa occidentale, appunto, su quella di Roma.
[4] Detto il Grande, (330-379), padre della chiesa greca, impegnato contro leresia ariana, autore di scritti ascetici, esegetici e dottrinali.
[5] Il mio ritratto storico e filosofico, art. 449.
[6] Idem, art. 832.
[7] Il Ministero dellUomo-spirito, parte terza: Della parola. Edizioni M.I.R. pag. 230 e seguenti.
[8] Il mio ritratto storico e filosofico, art. 861.
[9] A tale proposito vedi Degli Errori e della verità, partizione 5 Del diritto, cap. Della sottomissione ai sovrani.
[10] Il mio ritratto storico e filosofico, art. 1116.