La Socialità della Chiesa Cattolica
Di Vittorio Vanni
Il termine
Ekklesia che nei secoli ha definito lassieme del popolo e dei sacerdoti
del cristianesimo riunito in forma assembleare di democrazia, in realtà ha sempre
significato unassociazione dogmatica, unorganizzazione gerarchica chiusa, che
non ha mai beneficiato dellevoluzione politica e morale della Riforma, dellIlluminismo,
della Rivoluzione americana e di quella francese, delle grandi Rivoluzioni nazionali e
sociali.
Arroccata in se stessa come in unoscuro
castello di età antiche, ripete ancor oggi forme arcaiche di un potere autocratico (o
meglio teocratico) oppressivo e prevaricatore, esprimendo da esso, e da esso imponendo,
una morale ormai puramente virtuale, in quanto non più osservata nella sua totalità
dallo stesso popolo cristiano.
Ekklesia, gerarchia e morale
cattolica formano ancor oggi un tutto unico, affermato con una fraseologia attuale, tanto
aggiornata quanto ipocrita, dalla stessa edizione del Catechismo del 1999.
Lo stesso Catechismo configura senza
riserve il popolo di Dio come sacerdotale, profetico e regale,
partecipante alle funzioni di Cristo e porta le funzioni di missione e servizio che ne
derivano. È solo in relazione a queste funzioni che la Chiesa si riconosce nei
poveri e nei sofferenti, che hanno diritti solo in quanto popolo di Dio
e non per la loro stessa intima natura duomini.
Il cosiddetto popolo cristiano
esprime oggi la stessa fede di sempre, tanto ingenua quanto accettabile a titolo dopinione,
ma la morale effettiva che professa è la stessa della legge naturale si cui si fonda la
legislazione dei popoli civili. Daltro canto la morale cattolica, così come si è
formata nei primi secoli del cristianesimo, non essendosi evoluta negli ultimi duemila
anni, ha caratteri non più conformi al sentimento reale dei popoli, se non nelleternità
etica di ciò che è ragionevole, giusto, umano.
Lo stesso insistere sullaspetto
umanitario e sociale delloperato ecclesiale, che avvilisce, banalizza e degenera il
sacro, è una forma dadeguamento strumentale e surrettizio a prescrizioni dogmatiche
che spesso contrastano e combattano proprio la tendenza irresistibile dellumanità
verso ciò che produce benessere, salute, libertà e dignità.
Dagli ultimi anni del XIX secolo, la
Chiesa Cattolica, stimando la perdita irreparabile del potere politico diretto, e temendo
che levoluzione filosofica e civile dei popoli potesse nel tempo abbattere anche il
potere dinfluenza morale e religiosa dei dogmi, ispirò una rivisitazione della
propria storia, confondendo ad arte ciò che considerava profano con il nuovo
concetto di socialità. Caratteristico di questa impostazione fu il testo Storia Sociale della Chiesa (1906-1933) di
Monsignor Umberto Benigni.
Ma questo ponderoso testo riporta
soltanto, in modo non organico, una notevole massa di dati storicamente datati dalle
illusioni di riscossa (da Pio IX a Pio X) ormai resi anacronistici da un punto di vista
eccessivamente clericale. Il Benigni usa toni agiografici e trionfalistici quando afferma
che:
oggi la grande lotta sta appunto tra il principio
cristiano e quello pagano che dividono la mente ed i cuori, ed agitano i consigli dei
politici, gli studi dei filosofi, le tendenze delle folle. A noi cattolici sta dinanzi il
radioso programma così opportunamente rievocato da Pio X: restaurare tutti in Cristo,
tutta quanta la civiltà, tutta quanta la società
.e ciò significa la speranza di
rialzare nella pienezza della verità il grido trionfale: Cristo vince, Cristo regna,
Cristo impera!.
E questo trionfo non è auspicato
nelle coscienze e nelle anime, ma nella società, in quanto si Cristo è Rex Regum,
Dominus Dominantium è il suo Vicario ed interprete, il Papa, che dovrebbe gestire
il potere in ogni ambito sociale, perché alla promessa non mantenuta dellavvento
del Regno del Padre si vorrebbe sostituire quello del Papa.
Nello stato sociale della
Chiesa, stabilito il dovere dellautorità di proteggere i poveri ed i deboli,
scopo che si afferma e da cui si esula da quando esiste la scrittura da cosa deriva lautorità
stessa?
Certamente non dalla libera volontà
dei popoli, ma dagli organi ecclesiastici distituzione divina e santificale, e cioè
dalle gerarchie superiori, dal Sommo Pontefice e Vescovi successori, rispettivamente
da Pietro e dagli Apostoli. La forma di governo proposta è di tipo monarchico,
essendo capo della Chiesa visibile il Sommo Pontefice, con i poteri pieni concessi (?) dal
divino fondatore. I deliri del Catechismo cattolico non hanno ormai più caratteristiche
di sogno nostalgico, ma sono veri e propri incubi di fronte ad una società la cui fede
vacillante si sta sempre più allontanando dallobbedienza cui era connessa.
La teologia è divenuta imbarazzante
perché insostenibile e diventa sempre di più unargomento di sterilità erudita fra
eruditi, alla soglia della mummificazione.
Le chiese antiche, le sole che
frequentiamo per larte che presentano, nel contempo ci sembrano scenari per films
horror, mentre quelle attuali assomigliano alle mense aziendali delle
fabbriche sovietiche, nel loro grigiore e squallore.
La grande paura degli epigoni parroci
dalle molte parrocchie, in attesa del soccorso di truppe cammellate di colore, degli
Ascari e degli sciumbasci emuli delle vocazioni dei poveri contadini nostrali di una
volta, è quella di scoprire negli occhi e nei mass.media dei laici che la sua teologia
potrebbe essere una variazione nazional-popolare e scorretta della filosofia
neo-platonica; e che il dio del Vecchio Testamento, padre del Salvatore, è una divinità
goffa e primitiva, dotata del pessimo carattere dei grandi dittatori del XX secolo, che leternità
etica delle parole del Cristo del Nuovo Testamento, per quanto rivolte alla religione
giudaica fossilizzata nei Farisei e nei Sadducei, ha valore per tutta lumanita, e
non solo per una Chiesa. nuova in rapporto alla storia globale delluomo, e già
invecchiata e sclerotizzata.
La cosiddetta dottrina sociale della
Chiesa, reazione moderna allevoluzione civile e sociale dei popoli, non può essere
così che antitetica alla richiesta di maggiore libertà delluomo, alla sua dignità
dindividuo che non ha necessità dintermediazione fra lui ed un piano divino,
e la cui naturale religiosità non ha bisogno di quelle forme senza essenza che le
religioni hanno sempre rappresentato.
I Massoni credono, secondo le parole
del Cristo, che lo spirito soffia dove vuole, ma che eviti accuratamente le aule del
potere compreso le sacrestie e le parrocchie.
Le risive scomuniche, che Ratzinger
ha confermato nel 1984, non sono più rammentate dalla Chiesa Cattolica, nella speranza
che siano dimenticate come gli auto da fé, i roghi, le forche e le galere per motivi di
opinione. Ma in altri più sofisticati modi, lInquisizione esiste ancora.
Il Sillabo potrebbe divenire, nel
mondo moderno, lopera più ponderosa della storia, ed allungarsi fino a comprendere
anche quel modesto thriller che è il Codice da
Vinci di Dan Brown, che illustri prelati si sono abbassati a sconsigliare.
Dobbiamo notare e meditare sul sempre
più pesante intromettersi della Chiesa Romana in questioni scientifiche e civili.
Vi è unoffensiva clericale
virulenta e reazionaria, inimmaginabile dopo il Concilio Vaticano e dopo Paolo VI, che sta
cercando di trovare un nuovo braccio secolare, nella sensazione corretta che, nellalba
sempre rinascente dellevoluzione dei popoli, il tramonto di unekklesia
teocratica e gerontocratica sia imminente.
Di fronte a questattacco
fanatico di un vecchio mondo in disfacimento, è necessario vigilare e rivelare la
falsità strumentale di una dottrina sociale Romana che nei secoli è consistita solo nelladulazione
e nello sfruttamento di chi, a sua volta, blandiva e sfruttava le candide ed innocenti
pecore che tosava.