CAMILLA

 

Neli di Pisa

 

L’ultima immagine era quella sul muretto, vicino alla strada, ad annusare l’aria ed a guardare il panorama. Stava immobile, Camilla, statuaria, le zampe anteriori ben dritte, la coda avvolta intorno alle zampine nella posa classica del gatto annoiato che si vuole dare un contegno. Intorno i gatti della zona: Mascherina, Bibìa, Varechina e due cuccioletti una grigia e bianca coraggiosa ed uno tutto nero che schizzava come un fulmine se facevi tanto di avvicinarti. Sempre affamati e secchi rifiniti. I cuccioli erano di Mascherina che ogni tanto si sdraiava per terra per permettere alla micina grigia di succhiare non si sa bene cosa dalle mammelle vuote.

Eravamo sempre ad aprire scatolette divorate in un momento, alla velocità della luce. Nella zona c’erano altri gatti ma questi “di casa” facevano di tutto per scoraggiare gli intrusi, che avevano l’ardire di avventurarsi nel loro territorio.

Camilla e Pepe, gatti ficcanaso, invadenti, di città, viziati e coccolati, erano tollerati dopo un primo approccio burrascoso e dopo aver scoperto che da una finestrina in cucina si poteva accedere alla ciotola dei loro croccantini.

“Tu stai qua ed io vado là” cioè alla ciotola bella piena e schifata dai due cittadini con la puzzetta sotto il naso.

Erano razzi. Le lucertoline non avevano scampo e non ho visto mai un topo. Ed eravamo in campagna sia pure con vista sul mare.

Al mattino quando si apriva la porta erano tutti lì ad aspettare la colazione e miagolavano fin tanto che non ti davi da fare per accontentarli. Mascherina aveva una brutta ferita che stentava a rimarginarsi ma era sempre tenuta pulita. Non si sa come. Forse aiutata dalle altre due gattine. Era la mia preferita e molto spesso, con la scusa che allattava, aprivo per lei scatolette extra che erano molto gradite. Era un trio di micie adulte affiatatissimo e coordinato nella difesa per la sopravvivenza.

Ricordo il mattino in cui ripartii dall’Elba. Non erano le sei e la luce non ancora decisa. Appena adocchiarono la porta aprirsi antitempo li vidi correre tutti insieme. Sembrava una sorta di piccola coorte di mici che trotterellavano festosi, perché, vedere aprire la porta e soprattutto, qualcuno, significava “mangiare”. La piccolina grigia era bellissima e tenera e vitale da coccolare all’infinito. Mi hanno detto che ultimamente non si era più vista. Piccola creatura. Libera, è vero, ma esposta a tutti i pericoli.

Non li dimenticherò mai. Belli, liberi ma indifesi, esposti alla tirannia del tempo, del luogo e degli uomini, che sono i peggiori.

Io avevo il cuore gonfio di tristezza per Camilla e dover partire senza lei mi faceva soffrire molto.

Io ripartivo dall’Elba con il cuore stretto. Avevo perso Camilla. Erano passati ormai tanti giorni e disperavo di ritrovarla.

Potete forse immaginare. Ma bisogna aver avuto un gatto ed averlo amato molto.

L’ultima immagine, dicevo, era quella sul muretto in un fine giornata abbastanza fresco e piacevole.

Poi era sparita, volatilizzata nel nulla, ed a niente erano serviti i richiami prolungati nella sera ormai buia con i cani sciolti che abbaiavano e la paura dei cinghiali che, dicevano, scendevano in cerca di cibo ed acqua.

Di Camilla nessuna traccia. Non era stata investita da macchine. Non c’erano segni. O forse, pensavo, è ferita ed è andata a ripararsi da qualche parte, forse a morire.

Cartelli da tutte le parti e foto nei magazzini più frequentati e negozi: ”mercoledì 18 luglio a Porto Azzurro loc. Monserrato si è persa Camilla. Chiunque abbia sue notizie può contattare il n°…..” ma nessuno telefonava, nessuno l’aveva vista. Ci fu invero una telefonata ed io sperai. Ma si trattava di un siamese maschio che si faceva i cazzetti suoi alcuni chilometri più lontano…. Forse era un disperso pure lui….. ma non ne aveva l’aria.

I miei cugini erano molto comprensivi e cercavano di consolarmi. Spero di non aver dato loro troppa noia. Lo zio Carmelo mi diceva che, essendo tanto bella, un gioiellino, qualche macchina doveva essersi fermata, doveva averla presa e portata via.

Ma io la vedevo sempre là sul muricciolo di cinta con quell’aria come di attesa di qualche bella novità in un tardo, pigro, sereno pomeriggio di mezza estate con il sole al tramonto, i gatti di casa in attesa del cibo, lo zio che faceva la partita a carte con Gabriella, la Sandra che pensava a cosa avrebbe proposto a cena e Giancarlo che si occupava di Lucy, la coniglietta malata …

 

Con Camilla c’era da stare sempre all’erta. Siamese di razza è un gatto vero con velleità venatorie spiccate ed una curiosità incontenibile.

Al Forte una volta finì sotto una macchina, era in amore ed io una sciagurata che non aveva previsto le conseguenze degli ormoni in azione, ma tornò a casa la mattina prestissimo con le zampine posteriori martoriate e sanguinanti.

Tutti i gatti della zona se li era ripassati. In particolare un micione rosso che era una meraviglia. Per tenerla protetta avevo pensato di metterla in camera da letto, al primo piano, ma non avevo previsto il terrazzo….. salendo sul pino vicino, per un gatto era un luogo di ritrovo facilissimo da raggiungere….uno scherzo. Immaginate la mia sorpresa quando me ne accorsi!

Un’altra volta aveva trovato il verso di salire su un albero molto alto e non sapeva come fare a scendere. Ci volle il solerte casiere, Angiolino, con la scala allungabile come quella da pompiere per recuperarla…

Ma lo spettacolo più bello fu quando, lasciata libera nel prato, cominciò a correre come un cavallino, felice, nel verde e nel sole. In città queste cose meravigliose non ci sono.

Amo molto Camilla. Me la sono cercata in ricordo di Briciolina, la mia prima gattina…. ma è un ricordo troppo triste e doloroso quello e mi fa ancora tanto male nonostante sia passato molto tempo da quando non c’è più.

E poi i giochi con Pepe, il mio adorabile micione tutto bianco con gli occhi azzurri di smalto, sordo, tontolone e carissimo sempre in adorazione delle sua mamma, che poi sarei io.

Mi viene in mente quando Camilla voleva insegnargli a salire sugli alberi. Prendeva la rincorsa, la Camilla, saliva sveltissima, agile e ridiscendeva dall’altra parte.

Pepe partiva ma poi, arrivato a metà, scendeva sconfitto! Gli pesava il culo perbacco.

Lei, paziente, riprendeva la rincorsa da più lontano e ripeteva l’operazione e la ripetè fin tanto che anche Pepe non arrivò in cima. Bella vittoria!

O la volta che, curiosa, voleva controllare se gli operai muratori lavoravano bene in un cantiere vicino a casa, a Castiglioncello, e rimase chiusa dentro. Lei miagolava dentro ed io fuori. I gatti della zona impassibili e disincantati. Loro. Ricordo che chiamai anche i pompieri che mi snobbarono. Giustamente. Ma sapevo che era lì. Viva e vegeta. Prese per ricordo anche le pulci che poi infestarono casa a Firenze e mi ci volle del bello e del buono per debellarle. Avventure da gatti e da mamma di gatti.

 

                

 

Poi finalmente il messaggio sul telefonino. Erano le 10 di sera del 13 agosto ed ero a Grottaferrara, ai Castelli. Da mia cugina Laura.

Da 39……….. riporto testualmente…..

“Ciao e stato ritrovato la tua gatta camilla se puoi fatti sentire subito”.

L’avevo ritrovata finalmente e dopo pochi giorni era ancora, di nuovo, con me. Spelacchiata, senza voce, completamente afona, col mal di gola per tutte le spine di cactus o di fichi d’india che deve aver cercato di levarsi dalla pelliccetta, accumulati durante il suo disperato vagabondare, dimagrita di due terzi, piccolissima con le zampine spelate e le unghiette rotte e piene di terra, ma viva ed ancora a casa, ora sta bene, affettuosa e cara a ridare gioia ad una vecchia signora che vive ormai dei suoi ricordi e delle sue piccole poche cose.

Un vero miracolo ed un grazie infinito a tutti coloro che mi hanno aiutato in questo frangente. Materialmente e moralmente. Un grazie di cuore riconoscente.

 

Neli

 

Firenze 8 dicembre 2007