



Conversazioni sul sacro, Archetipo e Metamorfosi
A cura di: Salvatore Massimo Stella,
Autori: SM Stella, A Samonà, V Vanni, A D'Alonzo, P Pisani Paganelli, R Boyer, A Bertirotti, S
Piane, R Roni.
Collana: Binah
Genere: Saggistica
Data di pubblicazione: 29-03-2011
Disponibilità: Commercio
Numero di pagine: 224
ISBN: 978-88-6496-046-3

Le Suggestioni Simboliche del Mito: Mitologemi Iniziatici tra immaginario, dialoghi e
appunti di viaggio.
Collana: Binah
Genere: Saggistica
Data di pubblicazione: in press (fine 2012)
Disponibilità: in press
Numero di pagine: 315
ISBN:
Collana Martinista “
Opere di Recente
Pubblicazione di Ovidio La Pera
- Corrispondenza inedita di Loui-Claude de
Saint-Martin e Kirchgberger
Introduzione, traduzione e note di Ovidio La
Pera
Ai fini della conoscenza del
Filosofo incognito, ovvero di Saint-Martin, e in particolare delle sue scelte sulla via
ch’egli si sentiva di seguire, queste lettere sono di una particolare importanza. In
esse, infatti, su sollecitazione di Kirchberger, il quale spesso gli chiedeva delle
spiegazioni su aspetti specifici della scuola di Martinès de Pasqually, oltre a
soddisfare la curiosità dell’amico, Saint-Martin mette in evidenza, specialmente in
alcune delle sue lettere, la sua non condivisione con l’indirizzo della sua prima
scuola, e la necessità per lui di seguire un’altra via; vedi a questo proposito,
come esempio, la lettera n° 110.
E per quanto riguarda specificatamente la sua via, da questa corrispondenza emerge con chiarezza come il filosofo teutonico Jacob Böhme, di cui nella maggior parte delle lettere quasi sempre si parla, o per qualche sua opera o per certi aspetti della sua teosofia, sia stato per lui di fondamentale importanza, avendogli, le sue opere e perciò la sua dottrina, rivelato ciò che gli insegnamenti del suo primo maestro gli avevano fatto solamente intravedere ............ Ma tanti altri ancora sono i motivi d’interesse che emergono dalla lettura di queste lettere, come, ad esempio, la possibilità di venire a conoscenza di fatti, o di aspetti teosofici di cui, il più delle volte, Saint-Martin non ha mai trattato nei suoi scritti; e ciò ci è possibile grazie alle risposte ch’egli dà al barone di Liebistorf a precise domande fattegli per avere delle spiegazioni su certi passaggi di alcune sue opere, e ciò è riscontrabile già nella prima lettera, quindi nella quinta, e poi in tante altre ancora, per finire infine con la lettea n° 109. Inoltre da esse si viene a conoscenza anche delle sue opinioni su vari temi, ed in particolare su di uno che l’umanità ha sempre dibattuto e che riguarda la metempsicosi, insegnata a quel tempo dalla scuola del Nord (lettera n° 46 e seguenti). ..............................
-Jacob Böhme - Dei Sei Punti Teosofici e Mysterium Pansophicum
Introduzione, traduzione e nbote di Ovidio La Pera
“Noi non abbiamo scritto quest’opera per
gli animali irragionevoli che hanno esteriormente la forma d’uomo; ma che nella loro
immagine, in ispirito, sono delle bestie cattive e selvagge, la qual cosa si manifesta e
si presenta nelle loro proprietà: ma per le immagini di uomini, per coloro che
dall’immagine bestiale escono in un’immagine d’uomo, che appartengono al
regno di Dio, e che vorrebbero sinceramente vivere e crescere nell’immagine
dell’uomo, nel vero uomo, i quali sono spesso e fortemente trattenuti dalla vita
opposta, e sono così posti in una via mista, e si tormentano per la generazione della
vita santa”.
Così l’Autore presenta ai lettori questi suoi scritti, che Loius Claude de Saint-Martin tradusse in francese tra il1794 ed il 1798e che riveduti dal suo amico Gilbert, furono pubblicati dopo la sua morte nel 1807.
Il motivo per cui noi abbiamo tradotto questi testi dalla traduzione fatta dal Saint-Martin è che essi sono da considerarsi come facenti parte della sua Opera Omnia, e ciò per i molti aspetti che accomunano i due, in modo particolare per l’influenza esercitata su di lui dalla dottrina in essi espressa, e che lo portò a percorrere una via completamente diversa da quella praticata in gioventù. Tale via, esclusivamente interiore, doveva alfine permettere al divino di manifestarsi come scintilla nella sua interiorità; e i germi che quotidianamente si sviluppavano in lui erano il frutto della visione cristica del teosofo teutonico. Visione cristica, in grado di aprire a chi la sa cogliere, nuovi grandi orizzonti sui rapporti intercorrenti tra Dio, l’uomo e la natura.
Le opere possono essere richieste direttamente a:
- FirenzeLibri S.r.l. - Via Pian di Rona 120 C 2 - 50066 Reggello (FI)
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L. C. de Saint-Martin – LO SPIRITO DELLE COSE (in due volumi)
(Introduzione, traduzione e note di Ovidio
I° Volume: L’ammirazione che Saint-Martin
aveva per Jacob Böhme, lo portò ad estendere certi modi di vedere e certi sentimenti
perfino alle questioni d’ordine naturale. Seguendo il progresso delle scoperte in
ogni genere, ne confrontava i risultati con quelli ch’egli aveva acquisito con lo
studio delle opere del filosofo tedesco. Il nostro autore pensava che doveva esservi una
ragione a tutto ciò che esiste e che l’occhio interiore dell’osservatore ne era
il giudice. Egli considerava pure che l’uomo ha in sé uno specchio vivente, che gli
riflette tutti gli oggetti e che lo porta a tutto vedere e a tutto conoscere. Ma questo
specchio vivente essendo esso stesso un riflesso della divinità, è il mezzo attraverso
il quale l’uomo acquista delle idee sane e scopre l’eterna natura
di cui parla il Böhme nella sua opera “L’Aurora nascente”. E
in effetti, come risulta da una lettera scritta dal nostro Autore all’amico
Kirchberger, “Dello spirito delle cose” non è che una raccolta di
schizzi che abbracciano l’universalità delle cose sia fisiche e scientifiche che
spirituali e divine, che dovevano servire per i lettori da introduzione preparatoria alle
opere del Böhme ed in particolre dell’Aurora nascente, da lui tradotte,
e che si accingeva a pubblicare.
II° volume: Nel primo volume,
l’Autore, prendendo in esame l’uomo, lo ha considerato più nei suoi rapporti
esteriori e di natura scientifica, che nei suoi rapporti diretti con quanto egli deve
operare ai fini della sua rigenerazione e quindi nei suoi rapporti spirituali. In questo
secondo volume invece egli affronta proprio questi rapporti spirituali, perché,
attraverso la sua rigenerazione, l’uomo possa reintegrarsi, in quanto, come
l’autore afferma: “Noi eravamo fatti per il tempo vero e non siamo che
nel tempo apparente”. A tale scopo egli ci indica la sorgente di tutti gli
equivoci in cui la scienza degli osservatori ci ha trascinato, e ci informa, che il suo
scopo nel redigere quest’opera, “è meno di svelare le verità profonde
che di indicare, facendo osservare lo spirito delle cose, quali sono i sentieri che
bisogna seguire, come pure quelli che bisogna evitare per raggiungere le regioni in cui
queste verità fanno la loro dimora”.
- Ovidio
Ovidio
Quanto viene suggerito non è una pratica religiosa, bensì un
metodo di ricerca che consente di pervenire a quella elevazione del pensiero che L. C. de
Saint-Martin riteneva indispensabile, poiché, liberandoci dal condizionamento dei sensi
corporei, esso può consentirci di varcare la soglia della conoscenza.
- Ovidio
di Louis-Claude de Saint-Martin – pagine scelte.
Introduzioni, traduzioni, commenti e note dell’Autore
Questa antologia, dedicata agli scritti di Louis-Claude de Saint-Martin, nasce con lo scopo di offrire, al lettore, con un fine propedeutico, la possibilità di conoscere attraverso una serie di pagine scelte, e quindi in sintesi, rispetto alla vastità della sua opera filosofica, la ricchezza di pensiero, nonché le indicazioni date dal nostro Filosofo per poter ristabilire, in piena consapevolezza, un giusto rapporto tra l’Uomo, Dio e l’Universo. Pensiero che ebbe, fin dal suo tempo, una grande risonanza, sia in Francia che nei paesi del Nord-Europa e particolarmente in Germania ed in Russia; e che esercitò una grande influenza su personaggi quali Joseph de Maistre, Honoré de Balzac, Charles Augustin de Saint-Beuve, Franz Von Bader, poeti e filosofi del romanticismo tedesco, e tanti altri ancora. E certamente non mancherà ancor oggi di esercitarla su coloro che cimentandosi con esso, tenendo conto della vastità e delle implicite possibilità di ricerca e di rivelazione che il suo pensiero racchiude in sé. Ma, in tal caso, sarà indispensabile dedicarsi allo studio diretto delle sue opere.
- Jacob Böhme - L’AURORA NASCENTE
Introduzione,
traduzione e note di Ovidio
Secondo
la dottrina espressa in quest’opera dal Böhme, Dio, nella sua esistenza, da ogni
eternità, è Uno e Trino, ed è inesauribile nella sua attività. Egli è
Quest’opera,
anziché dal tedesco, è stata ricavata dalla traduzione in lingua francese fatta da
Louis-Claude de Saint-Martin, di cui, in questa Collana Martinista, è in corso la
pubblicazione di tutte le sue opere, e nella quale, è nostro intendimento inserire anche
le sue traduzioni di alcune fra le opere del teosofo di Görlitz. E ciò in quanto il
Saint-Martin, ha conferito al testo, col suo personale stile, una certa chiarezza nel
linguaggio, che talvolta, nel Böhme, è piuttosto oscuro, facilitando così la
comprensione delle tematiche da lui affrontate, non sempre in maniera semplice e piana. Un
notevole contributo per la chiarezza del contenuto di quest’opera, è venuto dal
fatto che ormai il linguaggio di Saint-Martin, nel suo tipico stile, non presenta più per
noi alcuna difficoltà, avendo già tradotto quasi tutte le sue opere, ed inoltre nel
tradurlo, abbiamo cercato di pervenire ad una sua lettura, se non facile, almeno
sufficientemente chiara dal punto di vista linguistico. Saint-Martin stesso confessa che
l’autore è contemporaneamente sublime ed oscuro e che in particolare la sua
“Aurora” è un caos, ma che contiene tutti i germi sviluppati nella sua opera “I Tre Principi dell’Essenza divina” e nelle sue produzioni
successive.
(pagine
521)
- Sedir – Meditazioni per ogni settimana
Introduzione, traduzione
e note di Ovidio
Sedir, è
l’anagramma di “desir”, ovvero “desiderio”; il suo vero nome era
Yvon Le Loup ed il nome iniziatico, “Sedir”, gli fu imposto dal Papus per il suo
sincero entusiasmo e la sua ferma volontà nell’affrontare l’arduo sentiero
della ricerca spirituale. Non ancora ventenne, e precisamente fin dalla sua fondazione,
(dovuta al Papus) e cioè nel 1891, si affiliò all’Ordine Martinista, divenendone
presto un membro del “Supremo consiglio”. Quest’opera,
da lui composta, va ad aggiungersi ad una vasta produzione letteraria d’ordine
strettamente spirituale. Limitando, in quest’occasione, il nostro interesse
esclusivamente ad essa, facciamo osservare come l’obiettivo delle meditazioni da lui
proposte, vada ben al di là del desiderio di conoscenza di tipo intellettuale, come talvolta può apparire da qualche suo scritto. Egli, in effetti,
prendendo a modello uno spirito d’imitazione del Verbo, invita a porre dinnanzi
all’anima del meditante dei temi atti a sviluppare, non attraverso un esame
discorsivo e perciò razionale, dovuto al moto del nostro pensiero, ma attraverso la
“contemplazione” del loro contenuto, nel silenzio interiore più profondo, un
sentimento tale da far sì che il cuore giunga a sostituirsi all’intelligenza, per
imparare ad amare invece di comprendere, e ad accogliere quei raggi di luce ai quali
sempre l’anima umana ha tanto aspirato per sottrarsi alle tenebre. Infine, al termine
d’ogni meditazione, egli invita “l’uomo di desiderio” ad un’osservanza
quotidiana, impegnandolo in tal modo per una decina di minuti o poco più, e ciò
poiché, come lui dice, la vita d’ogni discepolo deve essere “attiva e
non contemplativa, pratica e non teorica”.
L. C. de Saint-Martin - Quadro
Naturale dei rapporti che esistono tra Dio l’uomo e l’Universo
Introduzione,
traduzione e note di Ovidio
Dopo aver
soggiornato per un lungo periodo presso il suo amico e fratello Jean-Baptiste Willermoz a
Lione, dove ebbe modo di scrivere il suo primo libro "Degli Errori e della
Verità", L. C. de Saint-Martin si trasferisce a Parigi, e qui, ospite in parte di
Madame de Luzignan ed in parte di Madame de
Quest'opera, scritta su istigazione di alcuni
suoi amici, come appare dalla corrispondenza con i Du Bourg, fu iniziata tra la fine del
1776 e l'inizio del 1777, e portata a termine il 12 febbraio 1778, ma vedrà la luce
solamente nell’anno 1782. Essa è divisa in 22 capitoli, che non casualmente
corrispondono alle 22 lettere dell'alfabeto ebraico. L'autore, fin dai primi capitoli,
afferma che nell'uomo vi sono delle facoltà superiori alle facoltà degli organi
sensoriali. Egli è sì nella dipendenza delle cose fisiche, da cui riceve l'idea che
queste determinano con l'impressione esercitata sui suoi organi; ma contemporaneamente ha
delle nozioni di idee di legge e di potenza, d'ordine e d'unità, di saggezza e di
giustizia. Pertanto dipende sia dalle sue idee intellettuali e morali, sia dalle idee
percepite attraverso i sensi. La dipendenza da questi ultimi è nata dal disordine dovuto
ad una causa inferiore che si è opposta alla causa superiore determinando la caduta
dell'uomo; dal momento della sua caduta, quanto esisteva come principio immateriale, si è
sensibilizzato in forme materiali e l'ordine ed il disordine si sono
manifestati. Però, tutto tende a rientrare nell'unità da dove tutto è uscito; l'uomo
vivificando la sua volontà, può, col desiderio, riacquistare quanto da lui si è
separato, ma tale rigenerazione può avvenire soltanto in virtù dell'atto di sacrificio
con cui il Riparatore, e cioè il Cristo, ha sostituito le antiche espiazioni.
In quest’opera pur essendoci molti elementi propri della
dottrina del suo primo maestro Martinès de Pasqually, emergono anche notevoli
anticipazioni di quella che sarà la sua via così radicalmente segnata dall’incontro
con gli insegnamenti del filosofo teutonico Jacob Böhme. Via che è bene precisare, non
è in opposizione alla via antica di Martinès de Pasqually, ma la naturale evoluzione
che, dall’anima antica del suo primo maestro porta all’anima
dell’uomo nuovo, ovvero dell’uomo dei tempi moderni.
Opere di L. C. de Saint-Martin :
(Introduzione, traduzione e
note di Ovidio
1). L’UOMO DI DESIDERIO
A detta di molti critici “L'Uomo di
desiderio" è in assoluto il capolavoro di Saint-Martin: il
suo stile è melodioso, solido, assolutamente originale, e bisognerà attendere un Lammennais o un Paul Claudel per ritrovarne la forza, il sapore e la qualità. Quest'opera apparve
per la prima volta nel 1790 e fu più volte rivista e ristampata dall'autore
stesso; essa ebbe la sua veste definitiva con la pubblicazione del 1802. Contiene 301 cantici
che nella forma riecheggiano i salmi; in essi l'anima umana tende a
riportarsi verso il suo primo stato, che solo la via dello spirito può farle riacquistare.
Tale opera fu composta, come ci dice l’autore stesso, a Londra ed a Strasburgo su istigazione
del filosofo religioso Thieman. Ad una prima lettura non è facile
comprendere quanto in essa è contenuto, ma con un attento, e
soprattutto meditato studio, i principi di questo libro divengono familiari e si manifesta una
ricchezza straordinaria di luminosi pensieri. Saint-Martin stesso
convenne che, in effetti, in esso vi si trovavano dei germi sparsi qua e là di cui,
ignorava le proprietà, ma che si sviluppavano ogni giorno in lui dacché aveva
conosciuto l'opera di Jacob Böhme.
2).
ECCE HOMO e IL NUOVO UOMO
Per la collana Lo spirito delle cose, proseguendo nella pubblicazione
delle opere di Louis-Claude de Saint-Martin, presentiamo in un unico
volume queste due opere, data la brevità della prima e lo stretto legame di contenuti che
vi è tra esse, entrambe furono scritte nello stesso anno e comparvero contemporaneamente
nel 1792. Con la prima, Ecce homo, scirtta a Parigi, il nostro autore, che
amava definirsi „filosofo incognito", ci mostra a quale grado di bassezza l'uomo,
per la sua debolezza, è caduto; e cerca di guarirlo dalla tendenza a tutto ciò che conduce al meraviglioso d'ordine inferiore, come ad
esempio il sonnambulismo, la chiromanzia e tutte le profezie in genere che nel suo tempo
imperversavano, e che purtroppo imperversano ancora.
La seconda opera, Il nuovo uomo, fu scritta a Strasburgo su suggerimento del Cav.
Silverhielm, anziano elemosiniere del Re di Svezia e nipote del celebre Swedenborg.
L’idea fondamentale
di questo scritto è che
l'uomo porta in sé una specie di testo, di cui la sua vita intera dovrebbe esserne lo
svolgimento, perché,
come già aveva affermato in Ecce homo, l'anima dell'uomo è primitivamente un Pensiero di Dio; pertanto per rinnovarci dobbiamo,
rientrando nella nostra vera natura, pensare con il nostro vero Principio ed impiegare i
nostri propri pensieri come altrettanti argani per operare questo rinnovamento.
3).
Gli
scritti di carattere politico, filosofico e religioso di L. C. de Saint-Martin
Una errata concezione attribuisce alla Massoneria il
"complotto" per
4). IL LIBRO ROSSO e IL MIO
LIBRO VERDE
Nella prima delle due opere, Il libro rosso, scritto in epoca
giovanile, sono contenute, espresse in articoli, una serie di considerazioni simboliche,
religiose, metafisiche, alchemiche che testimoniano le conoscenze esoteriche
dell’autore all’inizio della sua carriera, espresse, a volte, con un linguaggio
ermetico, specialmente quando ciò avviene attraverso i numeri; considerazioni però, che
per la loro importanza specifica, lo portano ad affermare nell’articolo n° 139 del
suo ritratto storico e filosofico: “Questo libro rosso è disseminato in tutti i miei
scritti posteriori”.
La seconda opera, Il mio libro verde, originariamente composta da
1000 articoli, e di cui ne sono giunti a noi 994, possiamo considerarla, anche se non in
modo sistematico, quasi un trattato, scritto in maniera chiara ed accessibile, di quella
dottrina di vita che, a piene mani, sprigiona dalle opere filosofiche del nostro autore;
egli, con i pensieri, le riflessioni e le considerazioni su fatti, argomenti e temi di
natura sociale, politica, religiosa filosofica ecc., fornisce un materiale vastissimo
particolarmente indicato per la meditazione a tutti coloro che considerano il Saint-Martin
una guida, e ciò allo scopo di comprendere, penetrare e perseguire quella che lui ed il
suo primo maestro, Martinez de Pasqualis, chiamavano la reintegrazione degli esseri.
5). IL
MIO RITRATTO STORICO E FILOSOFICO
Per quale motivo L. C. de Saint-Martin si è dedicato alla
stesura di questo giornale biografico?
Egli
stesso ci dà la risposta nell’articolo n° 352: “Mi sono lasciato
andare a comporre dei pezzi e delle idee staccate di questa raccolta storico-morale e
filosofica solamente per non perdere i piccoli tratti sparsi della mia esistenza; essi non
avrebbero meritato la fatica di farne un’opera in regola ed io non do a questo
piccolo lavoro che dei minuti molto rari e molto passeggeri, credendo di dovere il mio
tempo a delle occupazioni più importanti. Il vero vantaggio che mi procurerà è di poter
ogni tanto mostrarmi a me stesso tale quale sono stato, tale quale avrei voluto essere e
tale quale l’avrei potuto se fossi stato assecondato..........”.
Egli era convinto inoltre di dover svolgere un’alta missione
d’insegnamento alfine di condurre i suoi fratelli a condividere gli scopi del suo grande oggetto, e a conferma di ciò nell’art. n° 1135 scrive:
“Il mio compito in questo mondo è stato di condurre lo spirito dell’uomo per
una via naturale alle cose sovrannaturali che gli appartengono di diritto, ma di cui egli
ha perduto totalmente l’idea, sia per la sua degradazione, sia per
l’insegnamento falso dei suoi istitutori. Questo compito è nuovo, ma è pieno di
numerosi ostacoli; ed è così lento che sarà solamente dopo la mia morte ch’esso
produrrà i suoi più bei frutti...........”.
Chissà! Forse scrivendo quest’articolo presagiva il futuro
ed avvertiva l’importanza e la risonanza che tutta la sua opera avrebbe avuto nel
tempo, se consideriamo in effetti l’influenza ch’egli ebbe su personaggi quali
Joseph de Maistre, Honoré de Balzac, Franz Von Badeer ed altri, e che non mancherà
ancora di esercitare su tutti coloro che si accosteranno al suo pensiero.
6). I NUMERI
La scienza sacra dei numeri o aritmosofia, per Louis-Claude de
Saint-Martin, è stata sempre la fonte di ogni conoscenza, e ciò lo si desume, oltre che
dalle sue opere in generale, da quanto egli afferma all’inizio
del suo libro “I numeri”: « I numeri non sono che la
traduzione abbreviata, o la lingua concisa delle verità e delle leggi di cui il testo e
le idee sono in Dio, nell’uomo e nella natura.
Si può anche definirli il
ritratto intellettuale e orale delle operazioni naturali degli esseri, di quella misura
che essi non potrebbero passare senza traviarsi e snaturarsi, il che ha fatto dire a
qualcuno che i numeri erano la saggezza degli esseri e ciò che impediva loro di divenire
folli».
Martinez de Pasqually, primo maestro di L.C. de Saint-Martin, da
parte sua, nel suo “Trattato sulla reintegrazione degli esseri” al
cap. 65, dice: «È questa virtù dei numeri che ha fatto dire ai saggi di tutti
i tempi che nessun uomo può essere sapiente, sia nello spirituale divino,
sia nel celeste, terrestre, generale e particolare, senza la conoscenza dei numeri. Altra
cosa è la conoscenza delle leggi della natura spirituale, altra cosa è la conoscenza
delle leggi d’ordine e di convenzione degli uomini materiali. Le leggi degli uomini
variano come l’ombra, quelle della natura spirituale sono immutabili, tutto essendo
innato in esse, fin dalla loro prima emanazione».
Dato il particolare carattere dell’opera che tratta di
argomenti molto elevati e complessi, nelle note è data solamente qualche spiegazione qua
e là, puramente formale, senza entrare nei meandri occulti della materia e quindi nelle
sue significazioni. Pertanto la sua comprensione, dev’essere frutto
dell’intelligenza individuale del lettore, chiamato in questo caso come non mai, ad
un impegno di particolare portata di tipo meditativo.
7). ISTRUZIONI
SULLA SAGGEZZA ed altri scritti propedeutici
Nei testi presentati in questo volume viene esposta ai discepoli
la dottrina e gli insegnamenti di Martinès de Pasqually, Gran Sovrano dell’Ordine
degli Eletti Cohen, dottrina che L.-C. de Saint-Martin stesso aveva raccolto, per conto
del suo maestro, di cui fu anche il segretario, nel “Trattato sulla reintegrazione
degli Esseri”.
Ma chi erano gli Eletti Cohen? Nel 1754
circa, Martinès de Pasqually, straordinario personaggio, rimasto ancor oggi alquanto
misterioso, coinvolto nei diversi sistemi degli «alti gradi» della Massoneria
settecentesca, creò l’Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen dell’Universo.
Quest’Ordine era un sistema in cui dopo i tre classici gradi di apprendista, compagno
e maestro, si inserivano una classe del “Portico”, una del “Tempio” ed
una “Segreta”, corrispondente al grado di Rosa-Croce. Ma già fin dalla classe
del “Portico” venivano introdotti i primi fondamenti della dottrina di
Martinès, e cioè la “Reintegrazione” di ogni essere in senso
universale.
Questa dottrina con
operazioni di tipo teurgico sempre più complesse e via via più segrete
nell’avanzare dei gradi, veniva impartita all’adepto a cui spettava il compito
di apprendere quale fu la sua origine e quale era la sua destinazione e quali erano le vie
comuni della sua caduta e della sua risalita. La sua rigenerazione dopo la caduta di Adamo
passava attraverso la faticosa ascesi che gli permetteva di raggiungere un “Sacerdozio
Cohen”, durante il quale imparava ad avere il dominio di se stesso e, preparato
nel silenzio, con particolari pratiche, otteneva in determinati giorni la rivelazione
soprannaturale di ciò che Martinès indicava con il termine “Chose”,
ossia
8).
Tratto da uno scritto originale di L. C. de Saint-Martin, ecco un
testo in cui vengono descritte e rivelate le pratiche e le cerimonie teurgiche che
venivano svolte nelle logge dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen, create da Martinès de
Pasqaully, e di cui Saint-Martin in gioventù fece parte.
Durante queste cerimonie, mediante la preghiera, i digiuni, le invocazioni, e come
si vedrà, con l’ausilio di particolari pratiche, oltre a raggiungere un particolare
dominio di se stesso, l’adepto, nel silenzio, otteneva in determinati giorni la
rivelazione soprannaturale di ciò che Martinès indicava con il termine “Chose”,
ossia
Venite,
spirito santo, a circondare il fuoco che vi è consacrato per essere il vostro trono
potente e dominante su tutte le regioni del mondo universale. Dominate secondo il mio
pensiero, su me particolarmente, e sui proseliti riuniti qui con me; allontanate da questo
cerchio ogni spirito di errore, di prevaricazione e di discordia, perché le nostre anime
possano approfittare del frutto dei lavori che l’ordine dà a tutti coloro che sono
degni d’essere penetrati da voi. Amen. (Estratto dall’Istruzione segreta).
9). IL MINISTERO DELL’UOMO-SPIRITO
(Quest’opera è pubblicata dalle
Edizioni M.I.R.)
IL MINISTERO DELL'UOMO-SPIRITO è
l'ultima opera di L.C.
De Saint-Martin, pubblicata a Parigi nel 1802, ed è costituita
da tre parti; la prima, Della Natura, la seconda, Dell'Uomo, e la terza, Della
Parola.
L'obiettivo di questo libro è di mostrare come l'UomoSpirito
(o esercitante un ministero spirituale) può migliorarsi e rigenerare se stesso e
gli altri, restituendo
Altri Autori della Collana Martinista tradotti da Ovidio La Pera:
1).Martinès
de Pasqually – TRATTATO SULLA REINTEGRAZIONE DEGLI ESSERI
(Traduzione e note di Ovidio
Il Trattato sulla reintegrazione degli esseri è il primo dei testi fondamentali della tradizione martinista, ed anche un monumento dell’occultismo e dell’esoterismo, della teosofia e della teurgia nell’ambito della Massoneria del Settecento in Francia.
Tale Trattato è l’opera di uno tra i personaggi che maggiormente hanno incuriosito l’Europa alla fine del XVIII° secolo, ma dei meno conosciuti e più misteriosi, e cioè Martinès de Pasqually. Il testo che presentiamo qui è la traduzione del manoscritto autografo di Louis-Claude de Saint-Martin, il quale aveva collaborato per la sua stesura con il Pasqually, suo primo maestro, che poco e male conosceva la lingua francese. Il suo contenuto ci porta a conoscenza della sua dottrina che, come il titolo stesso dell’opera indica, si fonda sulla Reintegrazione d’ogni essere in senso universale. All’uomo il compito di apprendere quale fu la sua origine e qual è la sua destinazione e quali sono le vie comuni della sua caduta e della sua risalita. Martines, le cui conoscenze forse provenivano dalla religiosità marrana o dagli ebrei sefarditi, e del quale altri ascendenti vanno forse ricercati nelle reminiscenze di certi gruppi gnostici o in lontani echi della tradizione esoterica islamica, cercò d’innestare gli elementi della sua dottrina, comunque velati di terminologie cristiane, nell’unica, allora, grande tradizione iniziatica esistente in occidente, e cioè nella Massoneria.
2). Victor Émile Michelet – I
COMPAGNI DELLA IEROFANIA
(Introduzione, traduzione e note di Ovidio
Ierofania vuol dire “manifestazione del sacro”, da
Hiéros “sacro” e phanein, “manifestare”. Da Hiéros proviene anche la
parola Ierofante, che era il sacerdote di Demetra nei Misteri Eleusini. Nei “Compagni
della Ierofania” vi è una preziosa testimonianza di un periodo storico in cui il
pensiero filosofico riprendeva le vie della tradizione dopo l’illuminismo, che aveva
rigettato le scorie temporali di ciò che era ormai decaduto, degenerato e morto. “I
Compagni della Ierofania” furono i protagonisti di una rivoluzione, vale a dire di un
ritorno alle origini, ad un punto di partenza tradizionale, in cui materia e spirito non
sono termini antitetici, ma espressioni unitarie della vita dell’umanità.
L’autore, Victor-Emile Michelet, (1861-1938), eletto anche Gran Maestro nel 1932
dell’Ordine Martinista, fu una presenza costante e preminente, nel “milieu”
di ermetisti, magisti, letterati e poeti, ed un testimone del Rosaire des Mages
che produsse, in poco tempo, una fioritura di Ordini che esplorarono e praticarono branche
particolari, ma affini, alla Rosa+Croce. Egli descrive gli avvenimenti, gli aneddoti i
personaggi nella loro realtà umana, nelle piccole eccentricità, nella quotidianità
delle emozioni e negli errori cui nessuno può sfuggire, consolandoci così nella nostra
secondarietà e minorità di epigoni e di seguaci della loro stessa via spirituale. Così,
questo libro dalla lettura rasserenante e gradevole, apparentemente lontano dalla gravezza
di un saggio filosofico, acquista valori di profondità di pensiero iniziatico e di
segnacolo vero verso il perseguimento di una via spirituale.
Il volume è stato ulteriormente arricchito con la pubblicazione
di testi rari ed introvabili sulla storia del Martinismo - scritti dai protagonisti stessi
- e che produrranno una maggior comprensione dei movimenti metafisici che caratterizzarono
la fine del XIX° secolo e l’inizio del XX°.
La loro lettura e meditazione saranno inoltre utili a rintracciare le radici degli attuali movimenti neospirituali, spesso degenerati e lontani dalla loro origine.

- Ovidio
Per la collana Lo spirito delle cose Ovidio
- Ovidio
(quest’opera è pubblicata dalle Edizioni M.I.R.)
Con questo scritto l'Autore, mettendo a disposizione del lettore
la sua esperienza, dovuta allo studio pìù che ventennale della vasta
opera filosofica e letteraria di L. C. De Saint-Martin, arricchita anche dalla traduzione
dei suoi testi, si propone di facilitare la comprensione della dottrina e degli
insegnamenti dì questo insigne maestro, evidenziando i principali aspetti di alcuni argomenti da
lui affrontati
e che tanta importanza e risonanza ebbero nel suo tempo, considerando la grande influenza
che esercitarono su personaggi quali Joseph de Maistre, Honoré de
Balzac, Charles Augustin de Saint-Beuve, il filosofo Franz Von Badeer, i romantici tedeschi e altri; e che non mancheranno ancora di
esercitarla su tutti coloro che si accosteranno al suo pensiero, tenuto conto
della sua vastità e delle possibilità di ricerca e di rivelazione ch'esso
racchiude.
- Ovidio
(Studio della sua opera e della sua via per la rigenerazione e la
reintegrazione dell’uomo).
Gli scritti di L. C. de Saint-Martin,
per la loro ricchezza di pensiero e la loro luce, ebbero, fin dai suoi tempi, una grande
risonanza, sia in Francia che negli altri paesi europei, particolarmente in Germania ed in
Russia. Ed infatti essi esercitarono una grande influenza su personaggi quali Josef de
Maistre, Honoré de Balzac, Charles Augustin de Saint- Beuve, il filosofo Franz Von
Badeer, i poeti e i filosofi del romanticismo tedesco e tanti altri ancora. E certamente
essi non mancheranno ancor oggi, di esercitarla su tutti coloro che vi si accosteranno
cimentandosi col suo pensiero, tenuto conto della vastità e delle implicite possibilità
di ricerca e di rivelazione che essi racchiudono in sé.
(Introduzione,
traduzione e note di Ovidio
Questo testo del filosofo Eckhartsausen, è composto
complessivamente da cinque lettere e da un’appendice. Il Santuario di cui in esse si
parla, non è altro che il "Santo dei Santi" ovverosia il santuario interiore del tempio di Salomone. E la "Nube"
che lo copre, è come una " tenda " che vela il santuario alla nostra vista; non
per tenere la sua luce lontana da noi, ma per nasconderci misericordiosamente il suo
fulgore perché nello stato attuale in cui noi siamo ci abbaglierebbe. Come l’Autore
afferma nella sua terza lettera, " Dio e Natura non hanno misteri per i loro figli.
Questi misteri sono causati dalla debolezza della nostra natura, incapace di sostenere la
luce, perché non è ancora preparata a sopportare la luce casta della verità svelata.
Egli ci parla quindi del Sacerdozio Reale dei suoi Eletti e della loro Comunità presso
cui ebbero inizio i Misteri Sacerdotali degli Eletti e della Chiesa Interiore. La vera
Scienza Reale e Sacerdotale è la scienza della rigenerazione, o della riunione
dell’uomo caduto con Dio. “Essa è chiamata scienza reale perché
conduce l’uomo alla conoscenza, alla potenza ed al dominio della natura. Ed è
chiamata scienza sacerdotale perché santifica tutto e porta tutto alla
perfezione diffondendo dappertutto
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