CONSIDERAZIONI SUL CANTICO 52

 

Cantico:

 

52. Se la mia gioia più viva è d'aver goduto quaggiù la testimonianza del nostro Dio, non devo io, a mia volta, rendere testimonianza da­vanti alle nazioni?

          Io le supplicherò di dividere con me lo zelo della sua gloria, af­finché esse possano dividere anche le dolcezze delle sue ricompense.

          Gloria del mondo, tu ti fondi soltanto su ciò che manca agli al­tri esseri; gloria dell'uomo vero, tu ti fondi su ciò che dividi con gli indigenti.

          Perciò il Signore ha scelto il cuore dell'uomo per seminarvi lo zelo della sua gloria, perché il cuore dell'uomo è il campo dello spirito del Signore, e vi fa nascere abbondanti raccolti.

          Egli non ha seminato con tanta ricchezza negli altri esseri, perché il cuore dell'uomo è la sua dimora più cara, e il più glo­rioso dei suoi templi.

 

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In altra occasione abbiamo  avuto modo, commentando il cantico 161, di riflettere sul concetto di perdono, ora, con il cantico 52 faremo delle considerazioni sulla consapevolezza della vera gloria, ossia la trasmutazione degli onori terrestri universalmente riconosciuti, in glorificazioni di colui che è uno e trino. Ma faremo delle considerazioni, anche in relazione all’uomo, ed alla sua reintegrazione, nella consapevolezza della necessità, che il corpo terrestre, divenga un corpo di luce nella gloria del Signore.

Probabilmente il tempo della memoria interiore (il perdono), si collega alla gloria, mediante un ponte invisibile che permette alle anime di liberare lo spirito nel pieno del giubilo del silenzio eterno.

La somma teosofica del numero 52 ci conduce al numero 7. In una prima operazione si giunge al numero cinque, primo dei due addendi,  percorrendo due sentieri, 3+2, oppure 2+2+1; tutto questo ci impone una riflessione interiore del valore compositivo rispetto al significato simbolico. Nel primo caso, 3+2, vi è il ternario, il quale sta ad indicare tutto ciò che è stato creato, in quanto è la direttrice degli esseri e delle cose materiali; esso  si lega alla dualità, espressione di una dimensione ambivalente, mentre, nel secondo caso, la somma di 2+2+1, nel suo valore parziale di 2+2, ci propone il numero 4. Esso, è il simbolo dell’essenza divina e quindi dell’emanazione, nonché dell’uomo edenico, e che, pertanto, deve ricordarci i diritti di cui egli godeva prima della caduta, causata da quegli angeli che con la loro ribellione, secondo quanto afferma Martinès de Pasqually, hanno dato luogo, al numero 5. Infatti egli ci dice che anch’essi erano dei numeri 4, e che, unendosi, volontariamente, ad un’unità arbitraria, anziché al Principio primo,  sono divenuti dei 5, ovverosia il principio del male e della perversione.  (Non dimentichiamo, inoltre, che il 4 simboleggia anche la “terra”, nonché i “quattro elementi”, sia nella tradizione occidentale che in quella orientale). Infine, sommando il 5,  al 2, si ottiene il 7. Ma, considerata la provenienza ed il significato di questi due addendi, è evidente come sia necessario un certo equilibrio tra l’essenza divina 4, e la legge direttrice degli esseri, nonché, ternario primordiale, emanato per volontà divina, 3. In effetti, essendo il 7 la seconda potenza divina, si comprende il perché del ricorso alla somma di 3+4, e ciò affinché le virtù di questi due numeri, agissero di conseguenza sul corpo e sullo spirito dell’uomo. Infatti, il 7, è il numero più che perfetto e dello Spirito Santo, il quale fu impiegato dal Creatore per l’emancipazione di tutti gli esseri fuori della sua immensità.

Torniamo al numero 7 ossia al contenuto del cantico 52.

 

          Se la mia gloria più viva è di aver goduto quaggiù (4 terra) la testimonianza del nostro Dio, non devo io, a mia volta rendere testimonianza davanti alle nazioni?

 

          Solitamente Saint-Martin usa il termine “nazioni” in senso Biblico, e quindi esso sta ad indicare i “popoli” e in senso lato l’ “umanità”. In questo caso, probabilmente, rappresenta la scelta storica e convenzionale del cammino umano tra la terra e il cielo.

La gloria di Dio si trasmette nell'uomo attraverso la propria testimonianza, e l'uomo ideale o ispirato, tenta di condividere questo nutrimento spirituale  trasmesso dalla gloria, o meglio dal corpo glorioso del Figlio     .

 

"affinché esse possano dividere anche le dolcezze delle sue ricompense ".

 

Dio in questo frangente si rende disponibile per trasformare la sorte dell'uomo affinché possa alleggerirsi delle proprie fatiche e delle avversità del cammino terreno.

 

“Gloria del mondo, tu ti fondi soltanto su ciò che manca agli altri esseri; gloria dell'uomo vero, tu ti fondi su ciò che dividi con gli indigenti”.

 

Quindi la gloria del mondo è fatta delle fatiche e del disprezzo dei propri simili, la sua luce non è propria, non è vera, essa è il frutto di una falsa conquista ottenuta da un corpo debole ossia, è una misera gloria.

Questa gloria illusoria rappresenta l'egoismo umano con il quale l'individuo deve confrontarsi nel cammino della sua esistenza terrena.

In qualche maniera l'umanità intera ne è partecipe, essendo il suo peso specifico, costituito prevalentemente dalla consapevolezza del proprio avere, il frutto di questa condizione conduce l'uomo al piacere di dominare il proprio fratello.

L'operazione che compie l'uomo che si nutre del cibo sacro, è essenzialmente di sottrazione della parte materica in esubero, con l' obbiettivo di riequilibrare la vitalità del piano spirituale. L'illusione della gloria temporale di tutti i tempi ha bisogno del presupposto principale, costituito ed identificato da sempre con il volto del potere come dominio terreno.

 

".... ;gloria dell'uomo vero, tu ti fondi su ciò che dividï con gli indigenti”.

 

L'uomo che non accetta la contropartita, è colui che ricerca la verità. Questa ricerca rende l'uomo testimone del corpo di luce, la sua forza interiore viene condivisa con gli uomini deboli ed indigenti. Il corpo di Gloria o pane sustanziale è i1 frutto della trasmutazione da carne in spirito come risultato del mutamento dallo stato solido a quello volatile .

 

"perciò il Signore ha scelto il cuore dell'uomo per seminarvi lo zelo della sua gloria, "

 

Avviene la maturazione del frutto della conoscenza della grazia e della bellezza, la consapevolezza che le nostre emozioni trasformano lo stato terreno dell'uomo biologico in quello cosmico del Cristo nella generazione del Padre celeste.

Questo corpo viene identificato con il campo da seminare e da arare, per trarne, al meglio, il legame con i1 cielo;  il mutamento lunare che avviene nell'ossigenazione della terra madre, esprime il presupposto del soffio Divino e dell'anima di ogni vero cristiano. Questo campo seminato sfamerà i fratelli giunti nel mezzo del raccolto.

 

":...,perché il cuore dell'uomo è il campo dello spirito del Signore, e fa nascere abbondanti raccolti."

 

Dacché il Padre ha testimoniato la presenza di questo campo o corpo spirituale di nutrimento, ossia il cuore dell’uomo, nel sacro cuore, si compie il travaso dei vasi, e la distillazione avviene durante il cammino dell'umanità nella sua forma aggregante   , simboleggiata dal grappolo d’uva o dalla melagrana, forme circoscritte in ampolle, le cui arterie conducono, dal corpo di gloria, la luce eterna della dipartita, ultimo stadio della distillazione dell'uomo terreno, oltre la soglia che riconduce la molecola, all'atomo metafisico, all'unicità del cosmo del corpo di luce, oltre il tempo conosciuto, nella consapevolezza di esistere, di essere vivo.

Ma altrove, in un ignoto, viene accolto lo spirito là dove si é riconosciuto il tempio interiore, là dove la memoria dell'anima, si dissolve nella corporeità del passaggio terreno.

 

"Egli non ha seminato con tanta ricchezza negli altri esseri, perché il cuore dell'uomo è la sua dimora più cara, e il più glorioso dei suoi templi. "

 

Massimo Baicchi

                                                                                                                     Firenze 23 Febbraio 2007