Dell’Armonia

 di Sidus

 

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Armonia nasce dal congiungimento illegittimo tra il Dio della Guerra Ares e la splendida Dea dell’Amore, Afrodite, sposa dello zoppo Efesto. Armonia è quindi il frutto dell’unione fedifraga, trasgressiva e consapevole, tra una divinità che spezza con l’aggressività lo status quo della Concordia e dell’Accordo con la divinità che esprime il Bello e l’Amore Passionale trasversale per persone, idee, oggetti o quant’altro. Armonia che nasce da un conflitto per ciò che è ‘giusto’  secondo l’inno omerico , ma ‘bello’ : e qui ritroviamo il concetto morale che Ares non è divinità soverchiante («concedimi o Ares -si legge in Omero-  il coraggio e di rispettare le norme inviolabili della pace» ) ma, dal rapporto con Afrodite, diviene anch’esso simbolo di Bellezza, di Pensiero e Azione. Anche la guerra può essere bella e terribile se oltre ad essa risorge Armonia. Da rotture epistemologiche , da conflitti ontologici si ricostituisce novello equilibrio e quindi novella armonia, e il livello raggiunto da questa rottura è un progresso (in senso positivo o negativo ma pur sempre un progresso, un nuovo punto raggiunto del divenire: la qualificazione morale di questo nuovo livello raggiunto dall’uomo, se possa servire a qualcosa, e che a noi non è comunque concessa, la daranno naturalmente i suoi posteri). Occorre infrangere per ricostruire, con tutti i rischi e pericoli che ciò può comportare. Il dio che divide, il diabolos, può costruire Armonia e questa è la magnifica contraddizione etica della storia: ogni movimento nasce da rotture e il divenire non può prescindere da tali tradimenti e disaccordi. La rottura come anelito alla crescita non necessariamente produce questa risultanza a chi decide di infrangere; la sorte o il destino, la Moira, deciderà se l’effetto prodotto sarà stato quello desiderato: vi è poi necessità di una consapevolezza che chi ha spezzato e ricreato un nuovo punto di equilibrio determina invariabilmente che i due attori della rappresentazione, i contendenti, non potranno più trattenersi nella medesima scena: è d’uopo che ciò si realizzi per buona pace di tutti. Occorre tradire come afferma lo psicanalista Aldo Carotenuto perché anche il Salvatore possa compiere il destino che è scritto nell’evangelo. Il tradimento non deve essere né eticamente né quanto meno moralmente indagabile, non è concesso!  Nel genoma dell’uomo, vivaddio, è questo movimento in germe; è il germe ambivalente della scienza, degli avanzamenti ontologici, delle rivoluzioni ma anche il germe degli olocausti, della follia fondamentalista, degli omicidi eccellenti; occorre il coraggio per coltivarlo e al tempo di usarlo, con saggezza e ponderatezza se no si rischiano conseguenze pericolosamente svantaggiose più che legittime.

Armonia deriva dalla parola greca arma con significato di unione, di amore; ma in greco antico arma significa anche alimento, cibo (amore e cibo è, come sappiamo un binomio inscindibile e spesso causa di patologie: cibo che con Freud abbiamo imparato a conoscere come connesso al superamento della fase orale nell’infanzia). L’uomo ha bisogno di questo cibo per sopravvivere in questo universo di intrecci e di instabilità croniche, e di questo ne siamo tutti ben consapevoli! Le disarmonie creano stress, e stress crea malattie mentali e organiche. Arma ha anche un altro significato: il Carro, che rimanda al VII arcano maggiore dei tarocchi, simbolo di Vittoria e di risultato conseguito: il carro che conduce verso una nuova dimensione, un nuovo orizzonte; il sette e’ il numero quindi del rinnovamento e del movimento, il sette e’ senza dubbio un numero magico  e rappresenta anche il simbolo dell’uomo pienamente realizzato, cosciente del senso della vita e del fine ultimo al quale e’ destinato .

La parola armonia in greco infine ha comunque come significato preponderante il concetto di adattamento, di accordo; senza accordi o adattamenti le note musicali dell’orchestra divengono cacofonia e quindi l’armonia disarmonizza. Ma l’accordo che nasce dal dio del disaccordo, contradditoriamente riporta il problema di nuovo all’inizio e innesca una reazione a catena di ragionamenti dai quali nessuna conclusione si può evincere. E questa contraddizione è la metafora dell’uomo.