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Chiunque inizi a studiare
rigorosamente lesoterismo occidentale, non può fare a meno di costatare come per
molti termini che ricorrono spesso nella letteratura esoterica, non venga specificato il
significato che il vocabolo deve assumere nel contesto, mantenendolo invece su un livello
di astrattezza generica. Sostantivi come "esoterismo", "tradizione",
"iniziazione", ecc., non sono sinonimi, ma racchiudono
significati differenti. La questione è facilmente percepibile anche ai non addetti
ai lavori: basta pensare al significato di "tradizione", prima e dopo la lettura
di Guénon o degli autori della "Tradizione". A nessuno che non conosca il
pensiero tradizionale verrebbe mai in mente di equiparare il termine a quello di
"esoterismo". Questo perché nella nostra cultura, ma anche nell'Immaginario, la
"tradizione" è assimilabile al folklore, piuttosto che alla gnosi. Il
termine "esoterismo" ha perlomeno tre significati. Anzitutto non è vero che sia
stato usato da Aristotele per designare quelle dottrine riservate alla cerchia degli
allievi. Il termine usato dal pensatore greco era esoterikos (interno), non certamente
esoterismo, espressione invece prettamente moderna coniata da Eliphas Lévi nel XIX
secolo. Sarebbe quindi più pertinente usare il termine "gnosi" o
"mistica" per designare tutto ciò che abbraccia la conoscenza sovra-razionale,
nell'arco di tempo che va dalla grecità alla tarda modernità. Usando, nello stesso
tempo, l'espressione "religione di mistero" per indicare quelle religioni che si
ricollegano ad un fondatore mitico di origine divina, che presuppongono un'iniziazione
segreta che prescinde dai vincoli di razza, di casta, o della nazionalità (culto di
Dioniso, di Osiride, di Attis, di Mithra, ecc.). Ritorniamo ai tre significati della parola
"esoterismo". In primo luogo essa indica il possesso di una "conoscenza
segreta", o "scienza segreta" riservata ad un'élite che si dedica alla
disciplina dell'arcano. Successivamente, essa può designare un "luogo", un
"centro" spirituale, detto esoterico, e quindi le tecniche, i mezzi adatti a
raggiungerlo. In
terzo luogo il termine indica la storia delle correnti esoteriche, dei sistemi di pensiero
che esprimono e rappresentano. La parola in voga nei paesi anglosassoni per
designare il terzo significato è attualmente "esotericism", vocabolo del resto
difficilmente utilizzabile nei paesi di lingua latina in cui è da preferire forse
l'espressione "esoterologia". Questa
nuova disciplina- che possiamo considerare scientifica, a condizione che ci si riferisca
in questo senso alle scienze umane e non a quelle esatte o sperimentali - si basa su due
tipi di approccio che hanno i loro rispettivi esponenti. Esiste una scuola
"universalizzante" che fa riferimento all'opera ed al pensiero di Pierre
Riffard. Questautore presenta otto "invarianti" inerenti alle varie forme
(L'impersonalità, l'opposizione tra profani ed iniziati, il sottile, le corrispondenze, i
numeri, le scienze occulte, le arti occulte, l'iniziazione). Riffard vuole indicare un
metodo- distinguendosi dall'attitudine perennialista che se ne infischia allegramente di
qualsiasi dimostrazione e si limita a proclamare ciò che non ha ancora dimostrato -
tuttavia integra la sua criteriologia con l'antropologia e la psicologia. Un altro approccio scientifico è presentato
in Francia da Antoine Faivre, seguito in Olanda da Wouter J. Hanegraaf. Il metodo di
Faivre è detto "empirico" e si basa su un'attitudine essenzialmente laica. Il
metodo empirico rigetta gli assiomi metafisici per fondare la conoscenza scientifica. Esso
cerca di studiare gli avvenimenti umani che accadono essenzialmente nello spazio e nel
tempo, partendo da quatto caratteri fondamentali che caratterizzano l'esoterico: l'idea di
corrispondenza, la natura vivente, l'immaginazione e la meditazione, l'esperienza della
trasmutazione; più altri due secondari, ossia la pratica della concordanza e la
trasmissione. Le correnti studiate sono limitate ad un lasso di tempo ben più ristretto-
dal Rinascimento ad oggi- e questo per poterne seguire l'esatta evoluzione, che comporta
filiazioni, ma anche rotture epistemologiche, o punti di arresto. Le principali correnti
analizzate dal XV secolo ad oggi sono: l'ermetismo neo-alessandrino, la philosophia
occulta (o magia), l'alchimia, il paracelsismo, il rosicrucismo, la Kabbala cristiana, la
teosofia, i principali esoteristi ed occultisti del XX secolo. Si tratta di un approccio
ragionevole che rifugge la tendenza universalizzante, per specializzarsi su un lasso di
tempo più limitato, ma proprio per questo più ordinato. Il punto è che oggi le
informazioni disponibili hanno raggiunto una tale mole e una tale diffusione, che tutti i
ricercatori se non vogliono essere sopraffatti da questo diluvio di dati devono rifugiarsi
nella specializzazione. Nel '900 già Eliade sottolineava questo problema, ma oggi questa
profferta d'informazione ha raggiunto livelli impensabili anche grazie al web, ed alle
riviste specialistiche che, tanto per dire, negli ultimi venticinque anni si sono
decuplicate. L'universalità del sapere rinascimentale è ormai quindi solo una chimera, e
le scelte sono due. O quella di trattare le correnti e le tradizioni in maniera
cialtronesca, partendo da una lettura di due o tre libri per singolo argomento, per poi
dare l'impressione di un sapere immenso che non si possiede e che oltretutto si mostra
lacunoso e facilmente attaccabile dagli specialisti delle singole correnti. L'altra è
quella dello specialismo che magari espunge dal suo campo d'indagine diverse dottrine o
culture interessanti, ma che su quello di cui si occupa ha una conoscenza effettiva e
completa, e non fantasticata sulla base di improbabili postulati metafisici. Il
metodo empirico si basa su un approccio di tipo storico-critico, ed ovviamente in esso
rientra anche la corrente nata da René Guénon, e qui ribattezzata
"perennialismo". La corrente perennialista è dunque oggetto di studio di studio
del metodo empirico o comunque dell'esoterologia, e come tale va trattata secondo
un'ottica equa ed imparziale: ma solamente riguardo ai suoi contenuti ed alle dottrine
professate dai suoi esponenti. Il discorso cambia quando i seguaci del perennialismo
vogliono professare la loro metodologia fondata su postulati e non su principi. L'approccio empirico è di tipo
"nominalista", mentre quello perennialista è di tipo "realista". Il
primo tratta i dati storici senza pretendere di sapere se essi rinviano o meno
all'esistenza di verità trans-storica, e quindi prescinde da considerazioni sulle
risposte ultime e sulla verità come fondamento (in altre parole, se tratto del diavolo,
mi devo limitare a considerarlo un nome, un'idea che ha una genesi ed uno sviluppo
diacronico, senza starmi a chiedere se esista effettivamente o meno, domanda che concerne
la fede e non l'indagine storica). I perennialisti invece pretendono di rispondere subito
alle domande ontologiche sulla base del postulato di una verità trans-storica, chiamata
"Tradizione Primordiale". Per i perennialisti la verità discende da una
rivelazione metafisica, ed in quanto tale è unica ed immutabile. Nei loro libri essi
partono sempre dal postulato di questa "Verità" che come un tronco obliato
inerisce alle varie branche delle tradizioni esoteriche e religiose. Al contrario una vera
indagine scientifica incomincia con lo studio delle diffusioni storico-genetiche, e
soltanto successivamente si occupa delle possibili influenze reciproche (se vi sono).
Partire sempre e comunque dall'essenza di una verità che si definisce metafisica,
superumana e sovrarazionale, non è solamente una forma grossolana di petitio principii,
ma è anche dogmatismo bello e buono. In effetti, i perennialisti mettono sempre l'accento
sulle rassomiglianze tra le tradizioni studiate, cancellando arbitrariamente le differenze
tra le stesse, e trascurando le contingenze storiche. Schuon, ad esempio, si preoccupa di
ritrovare essenzialmente quello che lui definisce "l'unità trascendente delle
religioni", però si dimentica della maggior parte delle correnti esoteriche
occidentali. Tratta le tradizioni degli Indiani d'America, ma trascura ciò che ha in casa
come la teosofia ed il paracelsismo. E' evidente che un approccio rigoroso all'esoterismo
non può far proprio questo metodo. Senza considerare i tanti discorsi deliranti che sta
producendo quest'abuso del metodo perennialista, da parte dei seguaci odierni di Guénon o
di Schuon. In sostanza i perennialisti usano il termine "esoterismo", ma molto
di quello su cui scrivono, non ha niente a che vedere con l'esoterismo storico, ma
piuttosto con le tradizioni religiose. In più questi approcci tradiscono quasi sempre
posizioni di tipo "religioniste", ossia esprimenti la credenza religiosa del
ricercatore, in luogo della neutralità obiettiva. La differenza tra l'esoterologo e
l'esoterista è tutta qui. Il primo non si lancia mai in voli pindarici alla ricerca di
risposte che sfuggono le possibilità umane, ma riconoscendo i limiti della ragione e
della scienza si arresta prudentemente a ciò che è dimostrabile. Il secondo nello sforzo
di arrivare alla verità in sé, cade inevitabilmente vittima del cerchio dogmatico della
fede. Quindi è giusto studiare e considerare imparzialmente il pensiero perennialista.
Disco rosso però alla loro pseudo-metodologia. Tuttavia,
un esponente di rilievo del pensiero perennialista, che si distaccò molto dal dogmatismo,
fu Coomaraswamy, un erudito vero e proprio che aderì tardi al pensiero tradizionale: la
sua opera merita un particolare rispetto. Un esponente serio del comparatismo applicato
all'esoterismo, che non ha niente a che fare con il perennialismo, è invece Henry Corbin.
Il suo comparatismo non è però "universalizzante", ma si limita alle tre
grandi religioni del Libro. Tuttavia, anche Corbin, come la maggior parte dei
comparatisti, si affretta a postulare lesistenza di un misticismo comune ai tre
grandi monoteismi, anziché tentare di dimostrarne la plausibilità con prove o argomenti;
e nemmeno si pone il problema di tracciare la mappa delle influenze reciproche, e
allinterno di queste, di analizzare le relative innovazioni dottrinali. Corbin
è senza dubbio un comparatista molto preparato e serio, tuttavia, per lui- come per gli
altri ricercatori che seguono questo metodo- sembra esistere una difficoltà oggettiva a
mantenersi nei parametri della neutralità scientifica e dellobiettività storica.
Si rileva nelle opere dei comparatisti una certa ansia di ritrovare lidentità
meta-emprica sottesa alle tradizioni studiate, avallata dalla messa tra parentesi delle
differenze diacroniche. Corbin, ad esempio, inizia la sua ricerca con lo scopo dichiarato
di rivelare il misticismo comune allEbraismo, al Cristianesimo, ed allIslam;
conoscere da principio ciò che dovrebbe essere rivelato soltanto dallindagine,
denota il desiderio del ricercatore di porre come fondamento iniziale il risultato stesso
della ricerca. Si tratta del vizio di fondo di molti comparatisti: la petitio principii,
ossia lintroduzione arbitraria, nella ricerca o nella discussione, della res
dissertata come se fosse già stata dimostrata. Nella retorica classica, la petitio
principii è un sofisma con il quale loratore fa scivolare subdolamente nel discorso
la proposizione oggetto di discussione, facendo credere allinterlocutore che la
dimostrazione sia già avvenuta con argomentazioni solide; in realtà si tratta di uno
stratagemma con il quale il dialettico si sottrae allanalisi, spacciando come
dimostrato e avallato ciò che non può esserlo. Corbin, a differenza dei perennialisti,
ha il merito- nonostante tutto- di proporre una metodologia, e perciò la sua ricerca è
da prendere in considerazione; inoltre non eccede in atteggiamenti assertori e
assiomatici. Tuttavia, ha già chiaro
allinizio quale sarà il risultato delle sue indagini. E questo dal punto di vista
storico e scientifico non è accettabile. Nelle
stesse difficoltà metodologiche incorrono i fenomenologi, la cui attenzione è
indirizzata prevalentemente al tipo (Van der Leeuw, Mensching), o alle ierofanie (Eliade,
Culianu). Il rischio è sempre quello di decontestualizzare il tipo o il simbolo,
svuotandolo dei contenuti contestuali e rendendolo simile ad uno spettro. Al contrario,
soltanto la storia, radicando il simbolo nellhic et nunc, garantisce vita e colore
ai tipi, arricchendone la pienezza dei rimandi semantici. Il metodo fenomenologico,
quindi, incorre nel rischio di unermeneutica eccessivamente astratta. Del resto
concordiamo con Faivre, quando sostiene che il terrore della storia di Eliade,
è lesempio emblematico di tutti gli atteggiamenti religionisti. Con
posizione religionista sintende qualsiasi progetto dintraprendere
la storia delle religioni, partendo da una posizione religiosa. In fondo quindi da una
posizione apologetica; poco importa se con lintento di difendere lanelito al
sacro, anziché una fede specifica. Lerrore di fondo è sempre quello di perseguire
un intento predeterminato più o meno dichiarato anziché
dintraprendere una ricerca spassionata. Ma
la posizione religionista comporta pecche ben maggiori, di quelle circoscrivibili ad una
fondamentale assenza dobiettività. Abbiamo
già visto come lerrore precedente a cui conduce la posizione religionista
riscontrabile specialmente nei seguaci del perennialismo è quello di enfatizzare
il postulato dellunità trans-storica, a spese delle differenze cancellate e delle
differenze epistemiche ignorate;
quasi che in questa maniera si possa scongiurare il rischio della contingenza e del
relativismo, non solo storiografico, ma verosimilmente anche dello stesso esistere. Unaltra
posizione antitetica a quella religionista, ma in fondo a lei speculare, è quella
riduzionista, con la quale si riduce il sacro a sovrastruttura funzionale
alloccultamento dellossatura economica. Il religioso renderebbe
funzionale lapologetica dellesistente, la meccanica elementare ma occultata
della disuguaglianza e dello sfruttamento sociale. Questa dottrina inizialmente elaborata
da Marx, fu ripresa dalla scuola di Durkheim, ed utilizzata nellambito della
sociologia. Anche in questo caso, tuttavia, si eccede nella ricerca di principi e leggi
immutabili inerenti al divenire, ma non si riesce a dare spiegazione ad alcune
osservazioni elementari: il rapporto delluomo con la natura (e non solamente con
lambiente), lintimismo dellindividuo come cellula elementare che si
rivolge allessere soprannaturale. In
fondo, quindi, lunica posizione che è in grado di salvaguardare dalle forzature
teoretiche - metafisiche o sociologiche- è proprio quella empirica. Ciò che caratterizza lapproccio empirico è
proprio il rifiuto di postulati metafisici. Come sostiene Faivre, nel suo Acèss de
lésotérisme occidental, si tratta di fondare la conoscenza scientifica a
partire dalla coscienza che dei credenti hanno di una realtà meta-emprica, espressa in
maniera empirica (con delle parole, delle immagini, dei comportamenti) [1].
Come ricercatori empirici dobbiamo respingere
lillusione di poter avere accesso al dominio metafisico: ciò non significa,
tuttavia, rifiutare la possibilità di una Trascendenza oltre il mondo della physis, né
tantomeno che la storia sia soltanto il racconto di un folle. Semplicemente,
tutto ciò che eccede lempirico, sfugge da sempre, alle possibilità umane, come la
storia della filosofia occidentale ha ampiamente dimostrato con il superamento della
metafisica e la svolta ermeneutica. I
perennialisti contemporanei inutilmente rivendicano la pretesa distinzione tra metafisica
tradizionale e (pseudo) metafisica filosofica: come ci ricorda Faivre, lesoterismo
è una forma di pensiero tra le altre, come la scienza, la teologia, lutopia. Se è
lecito credere nei sistemi di pensiero che si professano nelleticità della prassi
quotidiana, lo è molto di meno quando si pretende di scrivere su di essi. La ricerca deve
restare neutra ed obiettiva. Ovviamente, anche per chi subisce linclinazione
religionista esiste una gradazione di onestà intellettuale, o più semplicemente un
livello di credulità. Corbin ed Eliade, ad esempio, non sarebbero mai arrivati ad
asserire lesistenza di una Tradizione primordiale senza fornire uno
straccio di prova o di argomento, come invece continuano a fare ancora oggi gli scolari
guénoniani o schuoniani. Tuttavia, è oggi indispensabile togliere il sigillo
perennialista allo studio dellesoterismo, che deve prescindere dalle pregiudiziali
religioniste e diventare obiettivamente neutrale. Preso atto che anche la filosofia
contemporanea ha abbandonato, come ci ricorda Rorty, la pretesa metafisica di rendere la
mente simile ad uno specchio della natura, possiamo augurarci che anche per
lesoterismo una forma di pensiero filosofico come le altre possa
verificarsi la stessa svolta ermeneutica. Perché al di là di tutto quello che può
essere sostenuto sullargomento, essere qualificati per seguire una via iniziatica
non significa per niente che lo si sia anche per scrivere sullesoterismo. Come del
resto è vero il contrario. Non è necessario possedere delle competenze specialistiche,
per essere iniziati. Bibliografia essenziale 1.
A. Faivre, Acèss de lésotérisme
occidental, 2 voll. ed. Galiimard [1] A. Faivre, Acèss de lésotérisme occidental, ed. Galiimard
Il senso della
visione nella poesia hermetica di William Blake. Fino a qualche tempo fa,
William Blake era sempre stato considerato un grande poeta visionario, oltre che un
eccentrico ribelle. La critica letteraria era quasi unanime nel rintracciare nella sua
poesia il filo rosso che la univa con i grandi poeti romantici inglesi, come Byron,
Shelley, Keats, facendo così di Blake un antesignano pre-romantico, se non addirittura
uno dei primi esponenti della corrente. In fondo, in quellepoca che avrebbe percorso
il sentiero che portava allarroccamento dellIo nella propria interiore
liricità, non poteva certo suscitare scalpore tra i letterati, uno stile di vita
anticonformistico, così come il parossismo di certe visioni; lenfasi era la norma e
il riflesso dello spirito del tempo, non certo uneccezione. Tuttavia, nel novecento
si andava delineando anche una chiave di lettura parallela- piuttosto che alternativa
che vedeva nella poesia blakeiana, non solamente i germi del successivo Io
poetante ottocentesco, ma anche un rimando a suggestioni appartenenti al mondo
dellarcano. T.S. Eliot, ad esempio, fu uno dei primi a tentare di superare la facile
lettura del Blake visionario, provando a riconoscere nelle sue opere i rimandi
e le suggestioni della letteratura mitologica. (tuttavia, Eliot, essendo un uomo di fede,
si arrestò di fronte alla possibilità di rintracciare nella poesia e nelle incisioni
blakeiane dei simboli appartenenti a delle tradizioni apertamente sconfessate dalla
dottrina cristiana). In ogni caso, questa tendenza iniziò a diffondersi e a trovare
proseliti anche tra altre personalità della cultura accademica. Si rilessero le sue
poesie e si osservarono le sue incisioni con un interesse più marcato a quegli aspetti
simbolici e allegorici che potevano rivelare linfluenza, in essa, delle correnti
esoteriche occidentali. Ovviamente questo non significa che non esistessero già da tempo
delle private letture esoteriche della poesia blakeiana, ma soltanto che fiorirono una
serie di studi accademici su questa tendenza, principalmente nel secolo scorso. William Blake (1757-1827),
fin dalla prima infanzia sembra essere afflitto da delle strane apparizioni. Alletà
di quattro anni, ebbe la sua prima visione: Dio stesso che gli appare alla finestra.
Compiuti gli otto anni, le allucinazioni diventarono ricorrenti; raccontò alla madre di
aver visto il profeta Ezechiele sotto un albero. Anticipando curiosamente in qualche
similitudine il celeberrimo caso clinico freudiano delluomo dei lupi, sempre nello
stesso anno, sostenne di aver visto degli angeli sugli alberi[1]. A
dieci anni, Blake comincia a scrivere le prime poesie e dimostra anche la sua attitudine
verso il disegno; frequenta una scuola artistica e compie le sue prime letture giovanili:
la Bibbia, Milton, Shakespeare, Dante. A quattordici anni inizia ad interrogarsi sul tema
biblico della Caduta. A ventun anni siscrive alla Royal Academy e si specializza
nella tecnica dellincisione. Blake, racconta che suo fratello, morto qualche anno
prima, gli appare in sogno e gli insegna come incidere sullo stesso foglio, poesia e
disegno. La scrittura ed i disegni sono trattati sul rame con un liquido che ha la
capacità di resistere agli acidi; tutto il resto della lastra, viene invece attaccato
dallacido, in modo che si producano delle incisioni in cui il disegno e la poesia
restino in rilievo. Blake, nel 1795, realizza una serie di dipinti ispirati alle sue
tematiche preferite: Elia sul Carro di Fuoco, Newton, La casa della Morte, Elohin che crea
Adamo. Negli anni successivi continua a raffinare la sua tecnica, ed incomincia ad
assaporare il gusto di una discreta notorietà sia come artista di tempi apocalittici e
profetici, che come poeta: escono i suoi Canti dinnocenza e dEsperienza.
Wordsworth, darà un giudizio curioso su Blake, dichiarandosi certo della sua pazzia,
nondimeno dichiarandosi interessato ad essa più della salute di Byron e di Walter Scott.[2]
Nel 1782 sposa Catherine Boucher, ed i due iniziano una vita coniugale alquanto
eccentrica, anche in quellepoca che aveva conosciuto legocentrismo bizzarro di
Byron e di Shelley. Un amico comune di Blake e Catherine riferisce di averli sorpresi un
giorno nudi nel giardino della loro casa, mentre incuranti di essere osservati,
impersonavano le parti di Adamo ed Eva, e William recitava dei passi del Paradiso Perduto
di Milton. In questo periodo, Blake continua, tuttavia, con pieno vigore la pubblicazione
delle sue opere. Nel 1784, una stamperia aperta in comproprietà con un amico, porta Blake
finanziariamente quasi sul lastrico; è questo un periodo di grandi difficoltà per il
poeta segnato anche dalle incomprensioni con i suoi occasionali mecenati, anche per via
delle sue simpatie rivoluzionarie. Riesce comunque a terminare la pubblicazione e
lincisione dei suoi Libri Profetici. Nel 1793, Blake dichiara apertamente il suo
favore per i moti della rivoluzione francese, rifiutandosi di diventare maestro di disegno
per la casa reale. Nel 1797, va incontro ad un ulteriore insuccesso nel pubblicare le
tavole dei Nights Thoughts di Edward Young. Nel 1803, un soldato del Reggimento dei
Dragoni, sorpreso da Blake nel giardino di casa e buttato fuori con violenza, lo denuncia
con laccusa di aver gridato frasi ingiuriose contro il re. Blake, comunque, sebbene
con difficoltà riesce ad essere assolto. Nel 1827, il poeta muore a Londra. Blake, nella
sua opera si presenta subito, come un acerrimo nemico del razionalismo dei Lumi e un fautore dellimmaginazione, concepita come una facoltà
in grado di creare e di operare magicamente. Già da questa predilezione
possiamo notare limpronta teosofica, che conferiva una grande importanza a questa
facoltà, ritenuta capace di disvelare alluomo i mondi superiori divini
(limmaginazione rivestiva lo stesso importante ruolo nel paracelsismo, corrente che
storicamente precede la teosofia, e che trasmette questa concezione a
questultima).Del resto, Blake è da subito influenzato dal pensiero di Jacob Boehme
(1575-1624) e soprattutto da quello di Emanuel Swedenborg (1688-1772): in particolare la
dottrina di questultimo fu condivisa apertamente dal fratello di Blake, che entrò a
far parte della cerchia dei fedeli nella chiesa swedenborghiana. Si deve
ricordare che Swedenborg rimase storicamente un po più marginale alla teosofia, di
Boehme, la cui ascesa coincise con il massimo fulgore della corrente. Del resto il
pensiero di Swedenborg ricevette forse della linfa vitale da questa marginalità, andando
ad influenzare ecletticamente ambiti che eccedono le stesse correnti esoteriche
occidentali; di sicuro Swedenborg è un pensatore di passaggio tra la ricezione della
teosofia boehmiana e quelle di Martines de Pasqually, Saint Martin, Friedrich Christoph
Oetinger. Ovviamente, questa perifericità non intacca limportanza
essenziale che ha il pensiero di Swedenborg per la studio delle correnti esoteriche
occidentali, perché vi sono pensatori di passaggio destinati comunque a lasciare il
segno. Blake,
nei suoi Canti dEsperienza, fa immediatamente suo questo ripudio del meccanicismo
newtoniano e del razionalismo lockiano. I versi dedicati allagghiacciante bellezza
belluina della tigre, rivelano che ci troviamo di fronte ad unenergia primordiale,
al Chaos sive forma, in cui ciò che ribolle sono le forze elementari della Natura: Tigre! Tigre! Che
bruci luminosa/ nelle foreste della notte, / Quale fu limmortale mano o
locchio/ Chebbe la forza di formare/ La tua agghiacciante simmetria? In
quali abissi o in quali cieli / Accese il fuoco dei tuoi occhi? / Sopra quali ali osa
slanciarsi?/ E quale mano afferra il fuoco?[3] La
Tigre che brucia luminosa nelle foreste della notte è appunto questa facoltà
essenziale e primordiale, limmaginazione perduta in seguito alla Caduta, ma anche
occultata dal razionalismo illuminista. Le foreste della notte, simboleggiano
il profondo, il rimosso, ma anche ovviamente la contrapposizione alle illusioni
dellAufklarung, del rischiaramento positivista. Leggiamo nel passo successivo come
questenergia sia in realtà un archetipo: Quali
spalle, quale arte / potè torcerti i tendini del cuore?/ E quando il tuo cuore ebbe il
primo palpito, / Quale tremenda mano?/ Quale tremendo piede?/ Quale mazza e quale catena?/
Il tuo cervello fu in quale fornace?/ e quale incudine? / Quale morsa robusta osò
serrarne i terrori funesti?[4]
La Tigre, archetipo allegorico della
immaginazione originaria, è stata creata da un demiurgo estremamente potente, perché la
sua genesi richiede un complesso di qualità terribili e titaniche che
lartefice proietta nella creatura. Limmaginazione creatrice, quindi appartiene
alla Tigre come al demiurgo, perché il secondo ha trasposto nella prima i suoi poteri
divini. Rispetto alla dicotomica separazione hobbesiana del regno della natura
(homo, homini lupus) dallordine statale, dove nella prima si scatenano
le bestiali compulsioni naturali, nella Tigre blakeiana accanto allenergia
primordiale è presente anche lafflato demiurgico. La Tigre, allora non è solamente
larchetipo della ferocia distruttrice, ma anche del potere dellImmaginazione
creatrice. Pensare la Tigre, non aiuta solamente a liberare le compulsioni del rimosso, ma
anche ad evocare questa forza, questa energia che apre le porte alla percezione
sovrasensoriale:
Se si pulissero le porte
della percezione, ogni cosa apparirebbe alluomo come essa veramente è, infinita[5]
Blake quindi aderisce alla
classica dottrina platonica dei due mondi, ma a differenza del filosofo greco, ritiene che
sia lImmaginazione la facoltà, che contrapponendosi allinganno dei sensi,
può condurre luomo alla conoscenza assoluta. LEssere divino si svela nel
linguaggio del poeta e delloracolo, e solo in questo modo, per Sua Volontà può
avvenire la gnosi: ma luomo deve aver risvegliato ed esercitato quella facoltà
divina per accedere allinfinito. Chiunque possieda questImmaginazione è in
grado di superare sia lillusorio mondo della materia (nelle epoche
dellimmaginazione, questa ferma convinzione spostava le montagne[6]),
che lastrazione della legge morale, da Blake identificata con la sottomissione
passiva alle regole della ragione. Per certi aspetti, Blake si rivela quindi uno dei primi
immoralisti, precursore dei vari Byron, Shelley e Nietzsche, mentre la
concezione demiurgica dellImmaginazione lo allontana, viceversa, dal glaciale e
iper-razionale universo sadiano. Sullimmoralismo
blakeiano ritorneremo in seguito; per il momento continuiamo ad intrattenerci su questo
potere della visione che alberga nellanimo del poeta, mentre è latente in quello
delluomo comune. Per Blake, quindi,
lImmaginazione permette alluomo di ricongiungersi, almeno per un momento, con
lUniversale, riconoscendone laffinità con la propria natura. Al contrario,
sia lempirismo filosofico sia la matematica applicata sono da Blake svalutati,
perché circoscrivono le loro competenze al campo fenomenico, e si privano così della
possibilità di oltrepassare il mutevole mondo del divenire, aprendosi contemporaneamente
al mondo delle essenze. In questo senso si comprende allora il biasimo di Blake verso
Bacone, Newton, Locke, Voltaire, Rousseau: tutti strenui difensori della ragione, tranne
lultimo- che però in quanto padre del romanticismo- tenderà a cadere
nelleccessiva idealizzazione del regno naturale. Del resto non è certamente
la filosofia dei Lumi o il pre-romanticismo di Rousseau a catalizzare il pensiero di
Blake: Poiché un nuovo cielo è
incominciato, e sono passati dal suo nascere trentatré anni, lEterno Inferno
rivive. Ed ecco! Swedenborg è lAngelo seduto sulla tomba; sono i suoi scritti quel
lenzuolo piegato. Ora domina Edom, e Adamo fa ritorno in Paradiso: vedi Isaia, Capp. XXXIV
e XXXV[7]
Abbiamo ricordato come
Swedenborg possa essere considerato- pur appartenendo a pieno titolo la terza parte della
sua speculazione alluniverso teosofico- come un autore che segna un passaggio tra
una fase e laltra nella storia della teosofia, vale a dire da Boehme a Martines de
Pasqually e Saint Martin. In effetti, le prime due fasi della sua produzione sono
consacrate ad interessi che eccedono lambito di ricerca dei teosofi: dapprima
Swedenborg si dedica alla filosofia scientista e razionalista, poi approda al
neoplatonismo che lo porta ad interessarsi agli aspetti visionari e ascetici della
mistica. Successivamente, ed è questo il terzo periodo, aderisce allimpianto
concettuale teosofico. Caratteristico del pensiero
di Swedenborg è il dualismo manicheo che sboccia in una nitida visione soteriologica: il
Male è il peccato che trasforma lanima intuitiva in coscienza razionale; la storia
è la dissoluzione progressiva della prima chiesa, che raggiunge la sua punta di massimo
oblio e corruzione nelletà moderna, per essere infine destinata a realizzare
lavvento di una nuova unione spirituale delluomo con Dio, in cui la scissione
è superata. Il Bene quindi è quella scintilla intuitiva originaria e divina, il Male è
la deriva razionalista. Troviamo nel pensiero di Swedenborg i capisaldi caratteristici del
pensiero esoterico, cominciando dallidea delle corrispondenze universali tra macro e
microcosmo. Idea che conduce ad una pratica
delle stesse, quindi il mondo della materia è ricco di segni e tracce di quello divino.
Sono presenti anche tutti gli altri assunti: la Natura vivente, il valore
dellimmaginazione e della meditazione, ecc. Blake, senzaltro
condivide tutto questo: ma ci sono dei punti in cui il suo pensiero si differenzia
nettamente dalla dottrina swedenborghiana. . Leggiamo, il successivo
passo della poesia: Senza Contrari non cè
progresso. Attrazione e Ripulsa, Ragione e Energia, Amore e Odio sono necessari
allUmana esistenza. Da questi contrari scaturisce ciò che luomo religioso
chiama Bene e Male. Bene è la passività che obbedisce a Ragione. Male è
lattività che scaturisce da Energia. Bene è il Cielo. Male è lInferno [8] A prima vista sembrerebbe di
essere alla presenza di una sorta di dialettica hegeliana intrinseca al divenire. Per
Hegel, i contrari sono necessari al superamento del presente e coincidono con lo stesso
moto storico. Tuttavia, in questo passaggio non appaiono richiami allaufhebung, alla
negazione della negazione, per questo sarebbe forse più plausibile pensare ad una specie
di proto dialettica aperta o negativa: si parla sempre di
contrapposti (Amore e odio, ecc.), ma manca il terzo termine della sintesi che raccoglie e
supera la scansione dei primi due. Tuttavia, possiamo senzaltro mantenere come punto
fermo della visione blakeiana il superamento del rigido manicheismo swedenborghiano: per
il poeta inglese il dualismo diventa inerente al tessuto ontologico del Reale. Per
Swedenborg il Bene ed il Male sono drasticamente separati, ed il cammino dello Spirito
verso la salvezza è orientato unilateralmente. Nemmeno per un istante Swedenborg
contempla la possibilità che nel Male sia contenuto un riflesso del suo opposto, che sia
possibile una redenzione finale anche del negativo: non a caso intitola la sua opera Cielo
e Inferno, mentre viceversa Blake postula letteralmente la possibilità di un Matrimonio
tra i due termini antitetici. Nella successiva Jerusalem, il poeta inglese suggerirà che
lInferno è aperto al Cielo. Per Blake il Bene è la
passività della Ragione, il Male invece è lattività straripante Energia; ma
appare evidente che siamo in presenza di un rovesciamento ironico in cui la preferenza va
piuttosto a questultimo polo. Non a caso il capitolo successivo di Il Matrimonio del
Cielo e dellInferno è intitolato Proverbi Infernali. Ritroviamo la stessa ontologia
energetistica, anche nel passo successivo a quello sopra riportato, in cui Blake si
abbandona ad enunciare questa sorta di rivelazione satanica, emblematicamente
denominata La Voce del Diavolo (molti sedicenti satanisti, anche
contemporanei, che amano pubblicizzare le loro letture, in particolare quella di una
presunta Bibbia satanica, in realtà si stanno riferendo per lo più a questi
passi di Blake. In particolare, lorganizzazione dei Bambini di Satana, diretta dal
discutibile Marco Dimitri, fa sovente riferimento alla concezione energetistica di Blake-
oltre che alla solita lettura contraffatta di Nietzsche). Tutte le Bibbie, codici
sacri, sono state causa dei seguenti errori 1.
Che nellUomo ci sono due principi reali
di esistenza, cioè un Corpo e unAnima. 2.
Che lenergia chiamata Male, procede solo
dal Corpo, che la Ragione, chiamata Bene, procede solo dallAnima. 3.
Che Dio in eterno torturerà lUomo
avendo egli seguito le proprie Energie. Ma seguenti Contrari a tali
Errori sono Verità: 1.
NellUomo non cè un Corpo distinto
dallAnima; il cosiddetto Corpo è una parte dellAnima che i cinque Sensi,
maggiori antenne dellAnima in questo evo, discernono. 2.
Solo lEnergia è vita, e procede dal
Corpo; la Ragione non è che il confine o il cerchio esterno dellEnergia. 3.
LEnergia è lEterno Piacere.[9]. Certamente siamo in presenza
di una sorta dimmoralismo, che potremmo definire pre-nietzscheano; le categorie
concettuali di questo passo sembrerebbero appartenere alle successive lebenphilosophie
dinizio secolo: lideale ascetico propugnato dal Cristianesimo appare così
come una mortificazione degli istinti vitali, a cui solo la riscoperta delle forze
primarie e la corrispettiva liberazione delle compulsioni inibite, può porre rimedio. Ma
le antitesi blakeiane corpo-ragione, ideale-vita si arricchiscono di tutto un impianto
mitico attinto dalla letteratura cabbalistica, gnostica, catarica. Albione è lUomo
Eterno, primogenito, lUno-Tutto, smembratosi nella Caduta nei quattro elementi (Zoa)
che abitano allinterno del macro-microcosmo: Urizen, lintelletto, Luvah,
lemozione, Tharmas, la sensazione, Urthona, limmaginazione. LUomo
Eterno, in un primo tempo appartiene alla categoria degli Eterni ed è quindi solo uno
degli elementi dellUniversale, ma in una successiva versione del mito
sidentifica integralmente con questultimo. Nelle mitologie, le successive
riletture operate sulloriginale devono essere considerate come effetti inevitabili
della circolarità del processo interpretativo; la trasmissione orale stratifica il
significato primario in significanti addizionali, destinati a sovrapporsi
irreversibilmente ai segni originari. Secondo la prima versione, lUomo Eterno si
stacca e cade dallUnità Divina: successivamente gli altri Eterni cercheranno di
ricondurlo nel seno di questa; nella seconda, lUomo Eterno può essere identificato
con lAdam Kadmon dei cabbalisti, oppure con lUomo esemplare di
Boehme, o con Uomo di Swedenborg. Comunque in tutte e due le
versioni del mito, sono gli Zoa
guidati dalla ribellione di Urizen a provocare la Caduta dellUomo Eterno: si
formano così queste quattro facoltà dalla disintegrazione dellIntero, ma è la
fredda e gelida ragione prometeica la vera radice del Male. I quattro Zoa assumono altri
nomi nel regno del divenire: Urizen diventa Satana, Luvah si chiama Orc, Tharmas diventa
Cherubino e Urthona, Los. La lotta è ora soprattutto
tra Urizen-Satana e Urthona-Los: il primo ha infranto la Divina Totalità e
nellautocoscienza dà origine al mondo della Caduta. Nel riconoscimento della
propria individualità distinta dal Tutto, Urizen genera le dicotomie dellillusione
fenomenica: la separazione dei sessi, la nascita e la morte, il tempo. Infatti, in un
curioso slittamento di significato Los identificato con il Tempo si presenta
ora come lo stesso figlio di Urizen e contribuisce fattivamente alla progettazione
demiurgica del mondo. Ma contemporaneamente si contrappone radicalmente al principio
dellintelletto raziocinante e normativo, incarnato da Urizen: Urizen giaceva nelle tenebre
e nella solitudine, incatenato nella mente Los afferrò il suo Martello
e le sue Tenaglie: si mise al lavoro alla risoluta sua Incudine. Fra Rocce Druidiche
indefinite e nevi di dubbio e di dialettica[10] (da Milton). Urizen, Causa Prima del
mondo materiale, è condannato lui stesso allaridità cognitiva e alla morale
repressiva imposta alle sue creature; è prigioniero dello stesso universo autoritario e
gelido, generato dalla sua ribellione individualistica e da pulsioni emancipatrici. Los è
il Tempo, uno dei due figli o poli in cui Urizen si scinde laltro è lo
Spazio simboleggiato da Enitharmon, principio femminile al contrario del maschile Los
entrambi determineranno le dimensioni esistenziali della nostra esperienza fisica.
Come Prometeo, anche Urizen è mosso dallo stesso sentimento di insofferenza verso
lOrdine costituito, verso la Totalità. Mentre Prometeo disubbidisce al volere di
Zeus e ruba la folgore per donarla agli uomini, Urizen afferma la propria volontà di
potenza contro lUnità Indivisa dellUomo Eterno: entrambi paladini della
ragione strumentale contro lamorfo ordine della metafisica. Luomo sarebbe
allora, quasi costretto dalla sua stessa essenza a trasgredire e ad assaggiare il frutto
della Conoscenza. Nel morso di Adamo al pomo proibito, come nel furto di Prometeo o nella
volontà di potenza di Urizen è celato il destino della violenza umana come lacerazione
dellordine divino. Una prima riflessione simpone allora. Malgrado tutte le
cosmogonie e le metafisiche della storia, questo strappo, questa volontà-di-lacerazione
fa parte dellessenza propriamente umana? Potrebbe luomo non strappar-si
dallOrdine costituito e vivere così inconsapevolmente come le bestie e gli angeli,
accontentandosi della propria sorte? Oppure nella storia umana è celato un disegno
faustiano che porta gli umani a ripudiare anche i cancelli delleden, in favore
dellautocoscienza? Abbiamo quindi visto che Los
rappresenta il Tempo. In particolare, secondo Sloss-Wallis, Los avrebbe la funzione di
fissare i mutamenti di Urizen, secondo una scansione temporale in grado di
infrangere lorizzonte inviolato delle possibilità infinite degli Eterni[11].
Sloss-Wallis rovescia limpianto classico della metafisica, perché adesso non è
più il divenire a sciogliere la rigidità monista dellEssere, a relativizzare la
valenza ontologica dellistante nel suo superamento diacronico. In altre parole,
secondo questa lettura, il divenire non si limita a contestualizzare e a relativizzare
laccadere, ma al contrario conferisce densità al significato, traccia
lirreversibilità del dispiegarsi nellevento. Linsegnamento di Los è
che il nostro tempo non deve essere letto come espressione della finitezza terrena, per
questo nel fiume eracliteo tutto diviene e non è possibile bagnarsi due volte di seguito
nelle stesse acque. Ma, viceversa, come restringimento dellorizzonte del destino
esistenziale, perciò la scelta di una determinata possibilità comporta per converso
lesclusione di altre e la concatenazione di successivi eventi. Nel recente film
Sliding Doors, la vita futura della protagonista dipenderà dal fatto se riuscirà o no a
prendere la metropolitana. È evidente che in questultimo caso diventa più
difficile parlare di scelta quando ci troviamo di fronte ad un evento aleatorio, come un
ritardo di fronte alla partenza di un treno; ma in fondo, secondo questa concezione, alla
radice della concatenazione di eventi ineluttabili cè sempre un gesto o un atto
arbitrario. Il battito delle ali di una farfalla nella foresta equatoriale che provoca un
terremoto a Los Angeles, così come un passo più veloce per correre allappuntamento
con il treno del destino: si decida di chiamarlo Moira o Karma. Del resto anche il
procrastinare la scelta delle possibilità è comunque una scelta. Lesteta
kiekegaardiano o il musiliano uomo senza qualità, scelgono la possibilità della
possibilità, il rinvio, la possibilità fine a se stessa. Ma comunque sia, questa scelta
comporta la possibilità di sottrarsi ad altre possibilità, come la vita etica o
limpegno politico, ad esempio. È comunque uno smacco, perché come sosteneva
Heidegger è la dimensione stessa della finitezza umana, lessere-per-la-morte, a
impedire alluomo di sottrarsi al tentativo di progettare il proprio esistere
(ancora: il progettare di non fare progetti è autoreferenziale, perché è comunque un
progetto. Si tratta di un circolo vizioso del pensiero). Los, quindi per Blake
simboleggia il Tempo che segna la scansione del punto di non-ritorno (è così
ormai, e non può più essere altrimenti), ma contemporaneamente anche lo Spirito
della Profezia, la certezza che il gelido e arido mondo della materia determinato dalla
scissione di Urizen è destinato a finire. Los è la Visione profetica che arriva ad
avvertire gli uomini che stanno per essere sciolti dai legacci raziocentrici e
dallinganno dei sensi. In altre parole, Los è per Blake quella stessa immaginazione
creatrice o capacità visionaria che pone fine alla Caduta nel mondo della materia. La
Visione è quindi connaturata al Tempo che annuncia la profezia: del resto è Los che
genera il mondo, sotto la costrizione di Urizen. Ma che funzione ha nel cosmo mitico
blakeiano laltra categoria della nostra esperienza, Enitharmon, lo spazio? Enitharmon, il principio
femminile della cosmogonia, si è scissa da Los allinizio della lacerazione
originaria di Albione, lUomo Eterno. LAndrogino, fusione perfetta dei due
sessi, si lacera in due principi, Los ed Enitharmon, il Tempo e lo Spazio. Enitharmon, lo
spazio, è in fondo il principio dindividuazione che conferisce il sesso e la
personalità agli esseri viventi. Essa incarna anche, in quanto principio femminile,
linganno dei sensi e la morale repressiva. A prima vista, la lettura blakeiana di
Sloss-Wallis sembra cadere in un evidente ossimoro, perché non si può nascondere la
radicale contrapposizione del binomio sensualità-legge. Esiste una fiorente tradizione
letteraria che assimila la donna ad un dono, ad un frutto della Natura. La donna dal corpo
sessuato, che scioglie le trecce nei fluenti capelli che cadono in basso e
richiamano il radicamento alla Terra. Le lunghe chiome simboleggiano le radici,
lattaccamento al Suolo, al mondo della Natura. Secondo Kierkegaard luomo è un
principio dello spirito, perché tende sempre allassoluto, mentre la donna ha la
semplice funzione di distoglierlo dalla contemplazione delle Vette, perché il suo corpo
sensuale richiama alla semplicità ed alla naturalezza del creato[12]. Ovviamente si tratta di una
lettura che risente degli ingenui stereotipi del tempo; nessuno oggi potrebbe più
sostenere una simile tesi. Tuttavia, allepoca di Blake queste concezioni erano molto
radicate; ed inoltre larte classica, avvalendosi anche della letteratura mitologica,
ha raffigurato a lungo la donna come una ninfa che si bagna nei ruscelli, o come una fata
incantatrice in possesso dei segreti della natura, perché lei stessa figlia di
questultima. Donne erano anche le menadi che danzavano tutta la notte nei boschi in
onore di Dioniso, così come donne erano anche le seguaci di Orfeo e le prime streghe
medioevali. Non si deve dimenticare che lidealizzazione della donna come dono
della natura, risente profondamente dellimportanza assunta da questa nel
neolitico in coincidenza con la scoperta dellagricoltura. Eliade descrive molto bene
la rivoluzione culturale, sociale e religiosa, che porta ad assimilare il lavoro agricolo
al rinnovamento ciclico del cosmo, al ritmo delle morti e delle rinascite che si
susseguono incessantemente. La fecondità della terra viene allora equiparata
simbolicamente a quella della donna, con conseguente identificazione della prima con la
seconda e proiezione idealizzata dellarchetipo corrispondente: la Madre-Terra
(Tellus Mater)[13]
Daltro canto, nellera moderna la
rigida educazione borghese impartita alla donna risentiva pesantemente di questo
pregiudizio, perché serviva ad incanalare leffluvio di compulsioni selvagge, ad
addomesticare lelemento sensuale che dimorava pericolosamente nella
donna. Si trattava quindi di rimuovere la paura archetipa (la Donna-lupo, la
Donna-vampira), così presente nella cultura letteraria del tempo. Nessun
mistero allora che Enitharmon incarni sia linganno dei sensi sia la morale
repressiva. Secondo Sloss-Wallis,
Enitharmon genera tre figli: il prete bicorne, la regina dellarco
dargento, il principe del sole. I tre rappresentano
rispettivamente, la natura animale e la corrispettiva legge morale, la luna e la
desolazione dello spirito (possibile interpretazione misogina del simbolo), ed infine il
sole ed il brulicante calore dello spirito. La carne e lo spirito sono allora prodotti da
Enitharmon, lo spazio, che riafferma il principio dindividualità, ponendolo però
in quanto madre sotto la morale cristiana (Freud qui parlerebbe del
conflitto tra linconscio e i meccanismi difensivi del super-io).Da quanto letto,
Blake sembrerebbe allora suggerirci di cercare di superare la dicotomia sensualità-morale
le due facce della stessa medaglia per scrutare il mondo vero delle essenze:
La strada delleccesso porta al palazzo della saggezza [14] Enitharmon e Los, Spazio e
Tempo, sinnestano però allinterno di un progetto escatologico che ha come
risultato la ritrovata armonia tra la natura spirituale e la natura intellettuale
nellUomo Eterno, primordiale. La proiezione messianica, léschaton, è
destinata a riguardare entrambe le polarità del principio dinterdipendenza
universale, sul piano del macro come del microcosmo (Tavola Smeraldina: Ciò che è
in alto è come ciò che è in basso, e ciò che è in basso è come ciò che è in
alto). Nel macrocosmo la dilatazione del divenire arresterà la Caduta contraendosi
in un segmento divino ed imperituro, che segnerà il ritorno del tempo mitico, ma questa
volta eternamente e senza più sottostare alla fuga nel ciclo dellanello eterno.
Lavvento del ritorno delletà delloro sarà definitivo e senza più il
pericolo di altre discese cicliche, perché in quellistante il tempo si dileguerà
nellimmobile eternità del Regno. Ma anche sul piano microcosmico luomo
ritroverà la sua essenza spirituale che larida ragione e linsulso empirismo
avevano imprigionato, consegnandola alloblio. Ma limportanza del progetto
escatologico nella visione di Blake è attestato anche dalla subordinazione di Enitharmon
a Los; lo spazio, semplice emanazione e scissione negativa, è destinato a non
sopravvivere alla frantumazione del tempo profano nellincontro con lavvento
delléschaton messianico. Atterrito, Los si teneva
ritto sullAbisso, e le sue membra immortali crescevano mortalmente pallide; divenne
ciò che guardava; per via Dun rosso Rotondo Globo che gli era grondato dal Seno
nellAbisso <
> Soffrendo mortalmente che il Globo si sciolse in una
Femmina pallida simile a nuvola che rechi neve: dalla sua Schiena allora un fluido azzurro
trasudò che si formò in Muscoli indurendosi nellAbisso tanto che si sciolse in una
Forma Maschile urlante di Gelosia[15] È abbastanza chiaro il
senso di questo passo. Los, il Tempo, il principio maschile, genera Enitharmon, lo Spazio,
il polo femminile, che genera a sua volta una nuova forma maschile: è iniziato il
processo del concepimento terrestre perché il primo uomo mortale è venuto alla luce.
Urlante di Gelosia, perché ovviamente aspira a quel senso di totalità, a
quel dimorare-presso-gli-dei che la Caduta gli ha impedito. Perché questa reintegrazione
possa avvenire, perché si possano superare le categorie dello spazio-tempo, e riunirsi al
Divino, è necessario che luomo potenzi la vis immaginativa e superi linganno
satanico del mondo sensibile e le sue effimere lusinghe. I contrapposti Energia-Ragione,
Anima-Corpo, sono entrambi necessari, perché senza di essi non cè progresso: ma
questo solo sul piano storico. Sul piano messianico, viceversa, entrambi devono essere
superati in favore della facoltà dellimmaginazione attiva e creatrice, la sola in
grado di accelerare il compimento di quel processo che avverrà comunque. È questo il
vero senso della visione nella poesia di William Blake. Abbiamo visto quali siano le
influenze esoteriche nella poesia di Blake. Principalmente il poeta attinge dai cabalisti
la suggestione dellUomo Eterno- da lui ribattezzato Albione anziché
Adam Kadmon- e anche lidea che alcune parole siano dotate di un potere mistico
(Fiat) in grado di incidere sul macrocosmo. Abbiamo anche analizzato i suoi crediti dalla
dottrina swedenborghiana, così come i suoi punti di divergenza. Prima di concludere,
raffronteremo le elaborazioni di Blake anche con quelle dellaltro grande esponente
della corrente teosofica: Jacob Boehme. In Boehme latto divino con il quale
lAssoluto esce dalla propria perfetta ed eterna unità (Padre) per manifestarsi come
determinazione (Figlio) attraverso lAmore creaturale (Spirito) è al
contempo unespressione della sapienza divina, un Mysterium Magnum, ma anche
uninevitabile allontanamento della Natura dal Principio. Dio riflette nella Natura le sue sette qualità,
questultima è quindi uno specchio divino, ma nello stesso tempo è anche separata e
lontana da Dio a causa dellatto di determinazione (Figlio). Ogni essere creato ha
quindi in sé una duplice natura, il bene ed il male, e questo costituisce la cifra
tragica della vita. Tuttavia questa tragicità non è radicale, perché mentre rivela
alluomo labisso della propria disperazione e limitatezza, getta al contempo
anche la possibilità della redenzione. Se luomo assume su di sé il senso di questa
tragicità, nella consapevolezza della scissione della propria anima nella polarità del
bene e del male, allora assicura mediante un atto damore il suo ritorno a Dio. La
volontà libera allora il suo anelito damore, e mediante la redenzione del Figlio,
lessere finito si ricongiunge al Principio Assoluto.
Questa dialettica degli
opposti boehmiana, appare senzaltro eccessivamente edulcorata rispetto a quella che
scaturisce dal torbido ribellismo di Blake. Fermo restando che anche per Blake la
contrapposizione deve essere oltrepassata nella reintegrazione dellorigine, il poeta
inglese rispetto allequilibrio scolastico della dottrina
boehmiana sembra prediligere uno slancio volontaristico e prometeico che Hutin non
esita a definire nietzscheano[16]. Blake non si limita ad
interiorizzare la volontà in un atto damore, egli vuole superare immediatamente la
dicotomia e pertanto si affida al potere del negativo, a quella strada
delleccesso che forzando lequilibrio dei contrapposti, si augura di
riuscire a trasmutare dialetticamente lopposto nel suo contrario (il castello
della saggezza). Come nel Tantrismo che certo non era sconosciuto al poeta
inglese si crede che la trasgressione reiterata e sistematica possa condurre prima
alla sazietà ed alla nausea delleccesso ed infine alla Liberazione. Blake
suggerisce questa via come una possibilità per ritrovare lenergia soffocata dai
rigidi dettami morali della ragione repressiva; ma, come abbiamo visto, si tratta solo di
un traguardo intermedio, perché il vero obiettivo non è la liberazione dei corpi, ma la
restaurazione dellImmaginazione creatrice. Egli oppone il corpo alla ragione per
spezzarne il predominio, ma subito abbandona anche il primo in favore del potere della
Visione. Blake aderisce invece alla dottrina boehmiana delle creazione per scissione
atomistica di elementi che affermano la propria identità nella ribellione al potere
omologante dellIntero. Lanelito individualista è la causa della frantumazione
originale che recide dallIntero e proietta gli elementi nella corrosione della
scissione dei due mondi, il sensibile e il sovrasensibile. Per Boehme, le creature che
hanno deciso di piegarsi alla volontà di Dio sono angeli, mentre gli altri i
ribelli sono demoni. Il gesto faustiano della resistenza allOrdine divino,
che allontana chi lo compie dal Principio, è caratteristico delle creature infernali,
perché è frutto di una volontà di potenza non irradiata dallamore: mentre solo la
devozione e la sottomissione creaturale possono garantire il ritorno a Dio. Abbiamo visto
che Blake non ha mai accettato questultimo punto, tuttavia anche per lui la
creazione nasce da un atto di rivolta individualista, quella di Urizen verso Albione. Gli
Zoa si sono scissi dal morbido abbraccio panteista, facendoci precipitare nelle tenebre
del mondo sensibile; ma allIntero siamo comunque destinati a ritornare. Blake
concorda con Boehme sulla diagnosi del male, per dissentire sulla scelta del rimedio
terapeutico; ma su un punto si riconcilia con il secondo. La vera trasformazione interiore
può avvenire solo in virtù della forza dellImmaginazione creatrice: ed allora che
si opti per lamore o per leccesso, è la ritrovata capacità visionaria ad
assicurare la reintegrazione nel Centro divino.
Bibliografia essenziale 1.
W. Blake, Tutte le opere, varie edizioni 2.
Gilchrist, The life of William Blake, Londra; 3.
M. Wilson, The life of William Blake, Londra 4.
Sloss-Wallis, The Prophetic Writing of William
Blake
2 vol. 5.
Kierkegaard, Aut-Aut, Adelphi; Diario del
seduttore, Mondadori 6. Eliade, Sacro e Profano; La prova del labirinto, Jaca Books 7.
Hutin, Les disceples anglais de Jacob Boehme
aux XVII°-XVIII siècles, ed. Denoël [1] Cfr. A. Gilchrist, The life of William Blake, Londra; M. Wilson, The life of William Blake, Londra [2] cfr. id. [3] W. Blake, The Tiger, Canti
dEsperienza, varie edizioni italiane [4] Cfr. Id. [5] Cfr. W. Blake, Il matrimonio del cielo e dellinferno, varie edizioni italiane [6]
Cfr. Id. [7] Cfr. Id. [8] Cfr. Id. [9] Cfr. Id. [10] Cfr. W. Blake, Milton, varie edizioni italiane [11]
Cfr. Sloss-Wallis, The Prophetic Writing of William Blake
2 vol. [12] Cfr, Kierkegaard, Aut-Aut, Adelphi; Diario del seduttore, Mondadori). [13] Cfr. Eliade, Sacro e Profano; La prova del labirinto, Jaca Books [14] Cfr. W. Blake, Il matrimonio del cielo e dellinferno, varie edizioni italiane [15] Cfr. W. Blake, Milton, varie edizioni italiane [16] cfr. Hutin, Les disceples anglais de Jacob Boehme aux XVII°-XVIII siècles, ed. Denoël).
Le radici storiche delloccultismo in compendio. È abbastanza complicato affrontare una ricognizione storica sulle matrici antiche e medioevali delloccultismo; e questo per una miriade di ragioni, la prima delle quali è il carattere prettamente moderno della corrente. Loccultismo è, infatti, un fenomeno esclusivamente legato alla modernità, alla rivoluzione industriale, come vedremo in seguito. Ovviamente, nel mondo antico e medioevale era ben radicata una forte attenzione per larcano, per il dominio sulla natura, ma le connotazioni acquisite da queste forme dinteresse divergono e si differenziano molto da quelle proprie allera moderna. È quindi importante muoversi con una certa metodologia, altrimenti il rischio è quello di ricadere in generalizzazioni affrettate, in un eclettismo che cancella la specificità storica di quanto trattato. Nel medioevo è quindi più corretto usare il termine philosophia occulta, anziché occultismo, perché in rapporto alla prima, questultimo è caratterizzato da un marcato sincretismo, che si spinge fino a cercare di conciliare le proprie convinzioni con quelle della scienza moderna. Nellantichità, invece, è altrettanto sbagliato etichettare come occultismo le religioni di mistero, le quali presentano una specificità che non può essere equiparata nemmeno a quel complesso di correnti raggruppate sotto il termine esoterismo (ricordiamo, infatti, che Aristotele per designare le dottrine riservate ai discepoli del Peripato si limitava ad usare il termine esõterikós; il neologismo esoterismo fu invece coniato paradossalmente dalloccultista Eliphas Lévi). Con questo, ovviamente, non si esclude una sorta di continuità oggettiva per molti degli elementi dottrinali trapassati in scuole e correnti eterogenee, ma il filo rosso della storia riguarda soltanto questi singoli fattori, e non lintegralità degli insegnamenti specifici. Secondo Nicola Turchi, i cosiddetti culti misterici, altro non sono, infatti, che delle vere e proprie religioni, più specificatamente ribattezzate religioni di mistero, in quanto si riallacciano ad un fondatore mitico di natura divina (Dioniso, Osiride, Mithra, ecc.); comportano uniniziazione dingresso segreta, unidentificazione con la vita della divinità, ma in genere non sono altro che sublimazioni di un primitivo culto agrario[1]. Niente a che vedere con tradizioni ancestrali, ma piuttosto con riti agrari. Come sia possibile vedere una sorta di filiazione spirituale tra queste religioni e loccultismo o lesoterismo moderno, dovrebbe essere spiegato da molti ricercatori contemporanei. Le religioni di mistero non rientrano interamente nella classificazione esoterica od occultistica sancita dai capisaldi, sopra elencati; il tentativo di distillare in ogni manifestazione dello spirito delle invarianti atte a testimoniare della possibilità di un esoterismo universalizzante, è frutto di un acriticismo metodologico incentrato su forzature storiche. Ci guarderemo bene quindi dal rischio di commistioni azzardate e facili; e dopo aver circoscritto le caratteristiche delle religioni di mistero, incominceremo a definire anche la gnosi ed il misticismo. I primi esempi di proto-filosofia occulta si trovano nei testi dei primi secoli dellera cristiana, in cui si amalgamano insegnamenti di carattere misteriosofico, gnostico e teosofico. Come ricorda Pierre Deghaye, per gnosi sintende una conoscenza superiore che si aggiunge alle verità comuni di una Rivelazione oggettiva, o lapprofondimento di ciò che la Rivelazione rendeva possibile in virtù di una Grazia particolare [2] La gnosi costituisce dunque la radice di quello che sarà lesoterismo moderno, intendendo tuttavia questo termine in un senso più generale del secondo, che è preferibile usare viceversa per quelle correnti che prenderanno avvio dal Rinascimento. Nelletimologia il termine greco gnosis è equivalente al sanscrito Jñãna- derivando entrambi dal ceppo indoeuropeo e designa letteralmente la conoscenza. Secondo la gnosi essenziale è il conoscere che trasforma interiormente, con il cuore (simbolo dellapprendimento spirituale), oltre che con la mente. La teosofia è invece unelaborazione della gnosi, perché non si limita come questultima a ricercare la superiore trasformazione spirituale del singolo, ma sinteressa anche alla natura propria di Dio, degli angeli, dellorigine soprannaturale delluniverso fisico. La mistica, infine, si distingue dalla gnosi e dalla teosofia, perché anela a trascendere subito le strutture sapienzali, le entità intermedie, per ricercare limmediata unione con Dio. Lo gnostico invece attribuisce un valore in sé a questi livelli del mondo immaginale e li elabora in una dottrina. Elementi di queste tre dottrine si trovano combinati nei testi antichi, che per primi sembrano rivelare un gusto particolare per locculto: essenzialmente gli Oracoli Caldaici e Sibillini, il Corpus Hermeticum, ma anche nel neoplatonismo di Porfirio, Giamblico, Proclo. Gli Oracoli Sibillini- distrutti da un incendio nell83 a.C. raccolgono le profezie di quelle donne che oggi definiremmo sensitive, ma che allora erano chiamate Sibille. Gli Oracoli Caldaici, sono ancora più importanti di quelli Sibillini, perché contengono le prime forme di teurgia. Sono attribuiti a Giuliano, ritenuto da diversi studiosi il fondatore della teurgia[3], quellinsegnamento segreto che poteva esercitare un controllo costrittivo sulle divinità, fino a costringerle a materializzarsi dentro le statue. Il Corpus Hermeticum ormai sciolto il dilemma sulla presunta datazione della sua origine che risale al II o III secolo dellera cristiana- fu tradotto dal greco al latino da Marsilio Ficino nel 1463. Infine il neoplatonismo raccoglie nel III secolo d.C. le istanze spiritualiste dellinsegnamento di Platone (probabilmente di quelle che sono comunemente indicate come le sue dottrine non scritte), già con Plotino- il quale vi fonde assieme anche elementi dottrinali desunti dallaristotelismo, dallo stoicismo, e dallebraismo - e successivamente con i suoi discepoli Porfirio, Giamblico, Proclo. Anche nello stoicismo troviamo un forte interesse per la divinazione, perché le premonizioni erano considerate come prove empiriche alla teoria della predestinazione; anche se la conoscenza del futuro poteva influenzare la condotta del singolo, la divinazione riguardava soltanto eventi, che potrebbero ancora essere evitati, qualora fosse richiesta venia agli dei[4]. Nel medioevo il pensiero arabo che aveva preservato la cultura classica dal sacco delle orde barbariche del nord dimostrò un notevole interesse per la mistica e locculto, finendo per influenzare anche gli europei. Papa Silvestre II, per esempio, non faceva alcun mistero del suo interesse per lalchimia e lastrologia. Grazie alla civiltà araba, lOccidente ritrovò i propri tesori perduti; nel corso del VI secolo, furono tradotti dal greco in siriaco non solamente le opere di Aristotele, Platone e Plotino, ma anche di interesse più propriamente alchemico, astrologico, teurgico. Tra queste, il Libro delle Immagini dello Pseudotolomeo, la Picatrix, la Turba philosophorum, Il ibro della luna, I fiori doro[5]. Il simbolismo cristiano ha, a sua volta, contribuito a risvegliare linteresse collettivo per locculto, associandolo alle fiamme dellinferno e al peccato. Nel Liber lapidum seu de gemmis di Marbed, ci si occupa del potere magico di pietre e minerali, associandole simbolicamente ai pianeti e ai flussi degli astri. Tutte quante queste opere segnalano lapparire di una nuova corrente culturale, la philosophia occulta. Nel XII secolo, continuano a comparire opere dedicate alla fisiognomica, al potere terapeutico delle erbe e dei metalli, alla pneumatologia, allastrologia ed allalchimia: ricordiamo a questo proposito il Liber de compositione alchemiae, probabilmente il primo importante scritto sulla dottrina. Un altro importante volume, che marca ulteriormente il fenomeno della filosofia occulta, è il Secret secretorum. Abbiamo visto che un certo interesse per locculto in fondo cera sempre stato, ma constatata lesplosione di questa moda in pieno medioevo, possiamo probabilmente rintracciarne le ragioni, da una parte nel tentativo di salvare dallegemonia culturale del cristianesimo i residui simbolici e dottrinali delle antiche religioni di mistero. Quando una religione si afferma come egemonica in una determinata area geografica, le religioni precedenti vengono osteggiate e proibite; ma se resistono residui di credenze simboliche che ormai fanno parte dellimmaginario religioso, vengono assorbite armonicamente senza problemi dalla religione dominante. Probabilmente, i residui liturgici irremovibili delle antiche religioni di mistero sono stati amalgamati simbolicamente dal cristianesimo (per fare un esempio si può cogliere un filo rosso tra i riti agrari, il culto dionisiaco, e la resurrezione del Cristo. Si tratta dello stesso sistema simbolico che rimanda al tema della vita-morte-rinascita[6]). Questi elementi simbolici originari furono trasposti nelliconografia delle cattedrali, e sovente associati al male ed alla polarità antitetica del demonio. Chiunque si fosse interessato a questi simboli, allora, sarebbe dovuto passare dalla parte dellAvversario e contro la Chiesa. Ecco spiegato, dunque, perché allinizio del medioevo la philosophia occulta, acquista quella connotazione così nera e diabolica: si trattava di scegliere il campo con il quale schierarsi, o con linquisizione o con lAnticristo. Nel XII secolo molti trattati di magia furono influenzati dalle traduzioni in lingua spagnola da parte dellarabo Norbar. Ma soprattutto in questo periodo si diffonde la credenza che tutte le tradizioni abbiano il loro centro dorigine in Salomone, leggendario mago a cui gli angeli avevano rivelato il segreto della Creazione. La facoltà di ottenere rivelazioni gnostiche attraverso delle entità angeliche, era denominata ars notoria. Alla padronanza di questarte, si crede che siano dovuti diversi trattati come il Liber secretus di cui è autore un certo Onorio. Anche la scuola domenicana contribuì (seppur marginalmente, vista lostilità ecclesiastica sopra ricordata) alla diffusione dellinteresse per lalchimia e lastrologia con i due suoi più eminenti maestri. Alberto Magno nel Sui minerali, fece velatamente riferimento a nozioni di magia ed alchimia; ma anche Tommaso dAquino, probabilmente influenzato dal neoplatonismo dello Pseudo-Dionigi, incominciò di nascosto a credere allalchimia ed al potere dei corpi celesti. Unimportante figura di mecenate e protettore di maghi ed indovini fu Federico II di Svevia, alla cui corte soggiornò lastrologo Michele Scoto, e da cui passò probabilmente anche Guido Bonatti autore del Liber astronomicus. Per quanto riguarda lalchimia, un trattato fondamentale dellepoca è il Rosarium philosophorum di Arnaldo da Villanova; mentre la geomanzia conosce lustro soprattutto grazie a Bartolomeo da Parma. Nel XIV il francescano Raimondo Lullo scrisse la sua famosa Ars magna, dove teorizzava la possibilità di arrivare- mediante la riduzione di tutte le scienze a un numero limitato di elementi primi, regole e simboli allunità del sapere. Questo simbolismo essenziale del divino, dava origine ad una tecnica chiamata arte combinatoria che doveva successivamente influenzare oltre al primo Leibniz, anche Saint-Yves dAlveydre, autore dellArcheometria. Nel Rinascimento, il ritrovato interesse per il neoplatonismo della corte fiorentina reso possibile anche dalla diminuita ostilità della Chiesa - spinse Marsilio Ficino alla traduzione dal greco al latino del Corpus hermeticum, degli Oracoli Caldaici e degli Inni Orfici. Sempre a Firenze, sotto la protezione di Lorenzo il Magnifico, Pico della Mirandola dette un profondo slancio alla cristianizzazione della Qabbalah ebraica; tuttavia tutto il periodo del Rinascimento, non solo fiorentino, ma anche italiano, fu estremamente favorevole allo sviluppo dellesoterismo e delloccultismo (ancora non efficacemente definiti e distinti, come sarà invece fatto in epoca moderna). Anche gli ordini monastici europei contribuirono allo studio dellastrologia e della magia; in Italia, per i sacerdoti i tempi non erano ancora maturi come conferma la vicenda di Giordano Bruno: la Chiesa era soltanto leggermente più tollerante verso i protetti dei principi. Anche Pico della Mirandola fu inizialmente condannato, soltanto lintervento di Lorenzo il Magnifico riuscì a salvarlo dallaccusa di eresia. Ma in Europa la lontananza dal potere della chiesa romana mitigò la furia dellinquisizione: Jean Ganivet scrisse nel 1431 un trattato in cui associava medicina e astrologia, lAmicus medicorum.[7] Nel XV secolo intanto si produsse un importante allontanamento della cosmologia (la scienza delle cause seconde) dalla teologia, che invece si orientò decisamente verso la Scolastica. La cosmologia subì allora unulteriore evoluzione, ramificandosi in due tronconi. Da una parte sindirizzò verso lo sperimentalismo, che avrebbe successivamente condotto alla scienza moderna; dallaltro, alla fine del secolo, divenne oggetto di attenzioni da parte degli eruditi che si appropriarono delleredità medioevale sulla magia, lermetismo alessandrino, la Qabbalah giudaica. Tra questi umanisti eruditi del XVI secolo ricordiamo Ludovico Lazzarelli, Francois Foix de Candale, Francesco Patrizi, tutti e tre appartenenti alla corrente dellermetismo neo-alessandrino; ed ancora Trithemius, Henri Cornelius Agrippa, il già citato Bruno, Franciscus Gregorius Venetus[8]. Trithemius si dedicò prevalentemente alla magia ed allastrologia, e può essere considerato senzaltro come una delle figure di punta della philosophia occulta. Conelius Agrippa nel 1510 scrisse unopera fondamentale per la filosofia occulta, così come per il futuro occultismo, il De occulta philosophia; con Agrippa sinaugura quella tendenza al sincretismo che sarà caratteristica delloccultismo moderno. Unaltra celeberrima opera è la Magia naturalis, scritta da Giovanni Battista della Porta nel 1558. Intanto tra il XVI ed il XVII secolo, nei paesi germanici compaiono tre nuove correnti, che possiamo sicuramente annoverare e registrare come appartenenti allesoterismo: il paracelsismo, la teosofia, il rosicrucismo. È anche importante notare che in questo periodo lalchimia interessa tanto i cultori della philosophia occulta che i primi esoteristi: essa è una sorta dinterregno fra i due campi complementari. Soltanto successivamente lalchimia sarà rivendicata con più vigore come dottrina esoterica, mentre la filosofia occulta si orienterà decisamente sullastrologia. Ad assegnare lastrologia al dominio della philosophia occulta, contribuisce, inoltre, nel 1666 il suo bandimento dalle scienze ufficiali; ma questevento concorre ad imprigionare la disciplina negli angusti confini della divinazione, rimuovendo da essa qualsiasi ambizione speculativa. Nel 1791 esce a Londra il primo mensile specializzato nella filosofia occulta. Intanto, la corrente teosofica si sviluppa grazie alla ricezione dellinsegnamento boehmiano, allinfluenza di Swedenborg, allimpatto di una seconda ondata di autori come Martinez de Pasqually, Louis-Claude de Saint-Martin, Friedrich Christoph Oetinger. Inizia lera industriale, in cui prenderà campo loccultismo moderno, successore ed epigone della philosophia occulta medievale. Bibliografia essenziale
1. N. Turchi, Storia delle Religioni, ed. Sansoni. 2. Pierre Deghaye, La Doctrine ésotérique de Zinzendorf, Parigi, Klincksieck 3. G. Luck, Arcana Mundi, Fondazione Lorenzo Valla, Mondadori, ed. 4. Enciclopedia delle Religioni, ( diretta da Mircea Eliade) vol 3; Jaca Book 5. Antoine Faivre, Accèss de lésotérisme occidental, 2 voll. ed Gallimard [1] Cfr, N. Turchi, Storia delle Religioni, ed. Sansoni. [2] Cfr. Pierre Deghaye, La Doctrine ésotérique de Zinzendorf, Parigi, Klincksieck [3] Cfr. G. Luck, Arcana Mundi, Fondazione Lorenzo Valla, Mondadori, ed. [4] Cfr. G. Luck, Arcana Mundi, Fondazione Lorenzo Valla, Mondadori, ed. [5] Cfr. Enciclopedia delle Religioni, ( diretta da Mircea Eliade) vol 3; alla voce Occultismo. Jaca Book. [6] A questo proposito si può consultare lopera di Mircea Eliade, che insiste particolarmente sul simbolismo della vegetazione. [7] Cfr. Enciclopedia delle Religioni, ( diretta da Mircea Eliade) vol 3; alla voce Occultismo. Jaca Book [8] Cfr. Antoine Faivre, Accèss de lésoterisme occidental, 2 voll. ed Gallimard
LOccultismo moderno tra Éliphas Lévi ed Aleister Crowley Il termine
francese occultisme, pare che sia stato usato per la prima volta da Éliphas Lévi,
ma ovviamente di là dal problema nominale, la tradizione delle scienze
occulte affonda le sue radici nellera del cristianesimo delle origini. In
effetti, prima del neologismo coniato da Lévi, non esisteva una distinzione netta, seppur
ancora terminologica, con quello che Guénon successivamente avrebbe indicato essere il
dominio proprio dellesoterismo o delliniziazione. Del
resto, ancor oggi, questa distinzione è per lo più teorica, dato che alcune pratiche
attraversano gli ambiti reciproci di ambedue (per esempio lalchimia e
lastrologia). Una
distinzione interessante è proposta da Edward A. Tiryakian: Con
occulto intendo riferirmi a quelle particolari pratiche, tecniche e procedure
che: a) si fondano su forze misteriose e
ben celate, presenti nella natura e nel cosmo pur senza essere misurabili o individuabili
con gli strumenti della scienza moderna; e b) che comportano, quali conseguenze auspicate
oppure realizzate, risultati empirici, tra i quali si possono annoverare la conoscenza del
corso pratico degli eventi e lalterazione degli avvenimenti stessi rispetto allo
svolgimento che avrebbero avuto se non ci fosse stato questo particolare intervento
con esoterico, invece, voglio indicare il complesso di quei sistemi di
pensiero filosofico-religiosi che costituiscono le fondamenta di quelle pratiche e
tecniche occulte cui sopra mi riferivo. Ciò significa che lesoterismo fa
riferimento a rappresentazioni che racchiudono conoscenze di più vasta portata sulla
natura e sul cosmo, le riflessioni epistemologiche e ontologiche sulla realtà ultima, le
quali tutte insieme compongono quel bagaglio di nozioni che sta alla base di ogni
procedimento occulto. Ricorrendo a una analogia, si può affermare che la conoscenza
esoterica sta alle pratiche occulte come il complesso delle nozioni della fisica teorica
sta alle applicazioni dellingegneria. Ma come
giustamente rileva linsigne studioso dellesoterismo Antoine Faivre[1],
la distinzione di Tiryakian, è diventata ammissibile solamente dal XIX secolo, quando
latteggiamento corrivo e velleitario nellapproccio di alcuni esoteristi, rese
necessario lutilizzo del neologismo, occultismo, coniato da Éliphas
Lévi. Comunque, seppur sommariamente,
possiamo tentare di ricondurre questo carattere prevalentemente pragmatico o sperimentale
alloccultismo, che del resto come ogni pratica ha bisogno di un bagaglio di nozioni
su cui radicarsi, necessità assicuratagli dallesoterismo. Daltro canto,
potremmo tentare di vedere nelloccultismo una degenerazione dellesoterismo, o
addirittura come fanno i perennialisti una deviazione. Ma la dicotomia tra
loccultismo pratico e lesoterismo teorico resta molto
significativa, sul piano semantico. Inoltre,
è verosimile che una delle scienze occulte per eccellenza come la magia possieda da
sempre, e fin dallinizio, questo carattere pratico e operativo. Secondo gli studi di
J. H. King, Frazer, Marett, Mauss, la magia, che secondo loro fu la prima forma di
religione, nasce dallosservazione delle calamità naturali, alle quali luomo
attribuisce una forza impersonale, denominata presso i Melanesiani Mana e gli
Irochesi Orenda. Questa
potenza anonima che sconvolge la natura con la sua furia, è dominata dal mago ed
asservita ai suoi scopi individuali, o piegata alle esigenza utilitaristiche della
comunità. Come rilevano Hubert e Mauss,
labilità del mago consente anche di violare tabù ed interdizioni, che saranno
invece rigorosamente rispettati dalluomo religioso. La magia ha quindi, già nella
sua essenza, unimpronta di trasgressione, che la porta a scavalcare qualunque
divieto, pur di raggiungere il suo scopo immediato. Conserva, cioè in sé, un carattere
meramente pratico, operativo. Se
loccultismo si presenta come la deriva pratica, sperimentale, delle conoscenze
esoteriche, è ineluttabilmente avvinto agli stessi assunti. Dopo aver appurato ciò che
lo differenzia dallesoterismo (per lo più, come abbiamo visto, si tratta di
eterogenesi dei fini, più che di ambiti dottrinali distinti), passiamo ora in rassegna
gli assunti che condivide con questultimo. 1)
il reticolo delle corrispondenze. Si
tratta della classica idea dellidentità macro-microcosmo espressa mirabilmente
dalla Tavola Smeraldina (ciò che è in alto è come ciò che è in basso, ciò
che è in basso è come ciò che è in alto). Esistono analogie e corrispondenze
in tutto luniverso, che altro non è che un rimando di specchi, una ridondanza di
segni da dis-velare (avere occhi per leggere e orecchie per sentire). Il
corpo umano altro non è che unimmagine del cosmo. In India locchio singolo
simboleggia il sole, entrambi invece richiamano il sole e la luna. La scatola cranica
raffigura la luna, così come lalito il vento, le ossa le pietre, i capelli
lerba della terra. Ed ancora, il ventre simboleggia le grotte della terra, gli
intestini i labirinti, le vene e le arterie il sole, la colonna vertebrale lAxis
Mundi, ecc. in questo reticolo di corrispondenze trovare la maniera giusta ( gli
occhi per leggere, ecc
) per operare sulla Natura, significa di rimando
influire mimeticamente o simpaticamente sul microcosmo, se non addirittura sui corpi
altrui. Si dicono mimetici, quei riti
fondati sullassunto che il simile influisce sul simile, per cui imitare
simbolicamente latto desiderato, ne garantisce magicamente il risultato concreto
(esempio classico i riti magici di buon auspicio).
Si dicono simpatici, invece, quelli in cui è la parte ad agire sul tutto
(esempio: lincantesimo sul feticcio personale della vittima, come la ciocca dei
capelli, o il lembo dellindumento intimo). Abbiamo
quindi visto che tanto per loccultista, che per lesoterista, il Cosmo è un
geroglifico di misteri e segni da dis-velare, tracce e rimandi intercalati in una
ierofania dellAssoluto che è dentro e fuori lEssere e il Creato. Le
corrispondenze ineriscono allordine della Natura fisica o invisibile, come abbiamo
verificato sopra esaminando le analogie tra il corpo umano e gli elementi fisici. Ma
possono anche palesarsi tra la stessa Natura ed i testi sacri (un esempio chiaro in questo
senso lo fornisce la Qabbalah). In questultimo caso esiste una credula fiducia nella
possibilità che i testi rivelati possano chiarire il senso ultimo della storia e del suo
divenire (quello che comunemente sintende con millenarismo). Si deve
aggiungere che questo secondo tipo di concordanza è più diffuso tra gli esoteristi di
quanto non sia tra gli occultisti, in quanto i primi ricercano maggiormente la
legittimazione dellautorità tradizionale, mentre i secondi sovente si pongono in un
atteggiamento di forte ribellione verso la potestà religiosa. 2) Il
corpo vivente della Natura. Ancora nel Rinascimento si concepisce la Natura come un
organismo vivo, pulsante, un gioco di simpatie e antipatie tra forze che si attraggono e
respingono reciprocamente. Successivamente lavvento della scienza moderna avrà cura
di portare a termine la desacralizzazione della Natura. Ma già con Paracelso, la Naturphilosphie
conobbe il suo massimo splendore: nemmeno nel Medio Evo si era osato azzardare
lidea di conoscere Dio attraverso la Natura. Quindi non solo esistono delle
corrispondenze analogiche tra macro e microcosmo. Ma esse, seppur velate
dallillusione sottesa al fenomenico (quello che poi Kant ribattezzerà il nuomeno),
sono a portata di mano, raggiungibili, dato che la Natura stessa è un organismo vivo,
magico nel senso operativo del termine. 3) La
facoltà dellImmaginazione. Nella
sua etimologia la parola (Imago) rimanda già allars magica, alla
capacità di leggere linvisibile (locchio che sa leggere). Solo
chi ha sviluppato coscientemente limmaginazione riesce a disvelare le cose nella
loro infinitezza ( If the doors of perception were cleansed, everything would
appear to man as it is, infinite <Blake>. Per Blake il mondo dellImmaginazione è
infinito ed eterno, al contrario del mondo della generazione). Il Vero mondo è quindi là, a disposizione di chi
abbia sviluppato il potere naturale dellImmaginazione. Si tratta di motivi presenti
prima nel platonismo e poi nel neoplatonismo (anche, se a ragion del vero, per Platone
più che lImmaginazione può la nòesis, lintelletto. Ma la dottrina
dei due mondi, il sensibile ed il sovrasensibile, il primo mera copia imperfetta del
secondo, è la stessa). 4) La
condizione della trasmutazione. Questesperienza riguarda tanto la possibilità
di trasformare, esteriormente o interiormente, loperatore stesso, quanto un oggetto
materiale o naturale in un altro. Può quindi essere attinente ad un rito di passaggio,
alla fenomenologia della seconda nascita, alla dinamica alchemica del nigredo-
albedo- rubedo. Dove questi ultimi tre termini simboleggiano, rispettivamente,
lopera al nero, la morte profana, la discesa agli inferi, la morte nel
ventre del mostro iniziatico, simbolismo, questultimo, importantissimo nelle
iniziazioni di pubertà. Lopera al bianco, il rischiaramento,
lilluminazione, il cammino verso la pietra filosofale. Lopera al
rosso, la perfezione realizzata, luscita dalla condizione individuale,
laccesso ai Grandi Misteri. Ma la condizione della trasmutazione può anche
riguardare la possibilità di operare sulla Natura stessa. Questi
sommariamente, sono i caratteri comuni allesoterismo e alloccultismo[2].
Ne esistono, tuttavia, altri due, che sono però attinenti solamente allesoterismo
vero e proprio, e che perciò non prenderemo in considerazione. Possiamo quindi appurare
come non esista una rigida demarcazione attinente ai campi dapplicazione
delloccultismo e dellesoterismo, e che la differenza vada ricercata piuttosto
nella modalità dapplicazione, nellatteggiamento che si tiene al
riguardo della ricerca. Non si tratta cioè, di collocare determinate dottrine sotto un
dominio, piuttosto che sotto di un altro, ma di scegliere come indirizzarsi verso le
stesse, se ricercando uno sbocco assolutamente pratico, o viceversa instradandosi verso
unassimilazione maggiormente teorica, spirituale. Secondo
alcuni studiosi esisterebbe una correlazione strettissima tra la modernità e
loccultismo. In effetti, se
consideriamo lera moderna nelle sue manie e idiosincrasie, come per esempio
lesagerata sensibilità al sensazionale e il rigetto verso il pensiero contemplativo
ma anche verso tutta la cultura umanistica in generale possiamo vedere il
filo rosso che la lega alloccultismo. Lattenzione smodata al paranormale, a
tutto ciò che irrompe nella routine quotidiana, che manifestandosi sembra
conflagrare le categorie dellordinario, rimanda allansia per lattesa di
nuovi dei, per tutto ciò che possa di nuovo conferire uno spessore di nuovo senso
allesistenza. Esiste oggi una
fame generalizzata di simboli, di sacro, che si manifesta sotto forma di
vecchi e nuovi culti (si può consultare a tal proposito lo studio del CESNUR sulle nuove
religioni in Italia). Basta comprare alcune riviste specializzate in edicola,
per rendersi conto di come siano trattati argomenti disparati e scarsamente omogenei,
mettendoli in relazione con fenomeni che non hanno nulla di paranormale (un
tipico esempio sono i famigerati cerchi del grano). Possiamo
riconoscere questo parallelismo. Se loccultista avvalla una maggiore attenzione alla
pratica, quindi al mondo fenomenico, lesoterista coltiva nella sua formazione una
spiccata propensione allintimismo, alla spiritualità silenziosa e lontana dai
clamorosi rumori del mondo profano. Alla metà del secolo XIX, la cultura risente ancora
dellutopismo settecentesco dei Lumi, dellescatologia rivoluzionaria marxiana,
del clima generale di fiducia positivista nelle conquiste della scienza. Anzi, possiamo
definire lottocento il secolo dellutopia (per lo meno fino a Nietzsche, il
quale però rimane in continuità oggettiva con lo scientismo modernista, almeno se
facciamo nostra la lettura che ne fa Heidegger). Con
lavvento delle ciminiere e della crescente urbanizzazione delle campagne,
limmaginario collettivo si nutre quindi di attesa per il sensazionale e lo
strabiliante. È uno stato febbrile, pre-futurista, quello che simpadronisce delle
masse pronte a strabuzzare gli occhi tanto davanti a una colata dacciaio, quanto ad
un tavolino che balla. Gli spiriti battono i colpi, le rudimentali
catene di montaggio emettono i primi rumori industriali: si sottrae alla Natura il lento
germinare della sua creazione. Non cè
più bisogno di attendere i ritmi naturali delle stagioni, è un mondo che vuole venire
alla luce interamente e subito. Gli spiriti non sonnecchiano più nel ventre silenzioso di
una Natura sacra, ma sono evocati a piacimento dai viventi, che li costringono a battere
colpi, a muovere i tavolini: a partecipare al rumore del nuovo Mondo. Inizia a imporsi il
kardecismo, che fa proseliti in patria e fuori (specialmente in Brasile), anche se fuori
degli ambienti spiritistici farà molta più fatica a conquistare una fetta di notorietà.
Dalleredità del romanzo gotico settecentesco, nasce il genere fantasy, anche detta
letteratura fantastica, i cui padri sono principalmente tutta lopera di E.A. Poe, il
Frankenstein (1818) di Mary Shelley, e il Dracula (1897) di B. Stocker. In
questo filone sono mescolati (specialmente nel sword and sorcery) elementi desunti
dalle saghe nordiche e dai poemi cavallereschi, con rimandi alla parapsicologia e
allocculto, integrando il tutto in un tessuto narrativo fortemente intriso di
riferimenti magici e fantastici. Concludendo
questo è il clima nel quale può radicarsi loccultismo ottocentesco. Del resto,
per il sociologo Tiryakian questo nesso tra modernità e interesse per i fenomeni occulti
non si esaurisce nellottocento, ma riguarda anche e soprattutto la nostra era. Per
Tiryakian si assisterebbe oggi ad un progressivo fenomeno di secolarizzazione del
demoniaco, dopo che lo stesso ha riguardato i costumi religiosi[3].
Si tratterebbe, quindi, di un tentativo di proclamare dopo la morte di Dio, anche quella
del diavolo. In questo senso la modernità (postmodernità?) ha bisogno di affrancarsi del
tutto dalla fede, dalle paure ancestrali, da quel mondo dellignoto che si cerca ora
nietzscheanamente di smascherare (possiamo anche leggere in tal senso il ritorno del
perturbante di Freud). Abbiamo
quindi visto che il complesso di dottrine, insegnamenti e pratiche, dal quale prende avvio
quello che nellottocento sarà ribattezzato occultismo, non differisce
dal corpus proprio allesoterismo. Si deve tuttavia tenere presente che
il campo dottrinale della ricerca esoterica non si presenta come una giurisdizione
originaria e distinta dagli altri ambiti del sapere umanistico, ma subisce
dallinizio una contaminazione fatale con questi ultimi. Cosicché è solo in seguito
allappropriazione della filosofia da parte dei pensatori scolastici, che gli eruditi
del XVII secolo decidono di rivendicare le loro competenze acquisite nello studio
dellErmetismo neo-alessandrino, nella Kabbala cristiana, nellAlchimia, ecc. È
quindi frutto di una contingenza storica che il corpus dellesoterismo occidentale
sia stato questo e non un altro. È ovvio allora che, come sopra ricordato, non ci sia mai
stata una netta demarcazione con la philosophia occulta, e che si sia trattato di
una differenza relativa (per lo più applicata retroattivamente dagli esoteristi del XIX
secolo) alla mentalità con cui erano vissuti gli insegnamenti segreti (in maniera pratica
per gli occultisti, viceversa spiritualmente per gli esoteristi). Se quindi
lambito dottrinale delloccultismo, prima del secolo XIX è lo stesso
dellesoterismo, la corrente occultista comincia propriamente con lopera
di Éliphas Lévi (1810-1875). Alfred Charles Constant, questo il vero nome di cui
Éliphas Lévi è la traduzione ebraica, nel suo Dogme e rituel de haute magie, si
propone di rivelare i grandi segreti delle religioni, della scienza primitiva dei maghi, e
lunità del dogma universale[4]. Il sincretismo di Lévi è
evidente: facendo affidamento ad unerudizione notevole, ma confusa e priva di rigore
metodologico, sembra ricalcare la falsa riga dellopera di Cornelius Agrippa, che
può senzaltro essere considerato come lantesignano della corrente occultista
ottocentesca. In effetti, nel suo De occulta philosophia libri tres (1531) Agrippa
amalgama magia, astrologia, Qabbalah, teurgia, medicina, studi di botanica e metallurgia.
Ma la tendenza alla commistione enciclopedica era già presente nel De vita coelius
comparanda (1489)[5]
di Marsilio Ficino. Éliphas
Lévi dunque ingigantisce quelli che erano i vizi dei primi proto-occultisti (ma per
quanto detto sopra, si rilevano diversamente come esoteristi se li poniamo in continuità
oggettiva non più con Lévi, ma con, ad esempio, Eugène Canseliet. Il problema è tutto
nel dove si vuole vedere il filo rosso. La storia della cultura, in tal senso, si presta a
molteplici chiavi di lettura). Lerudizione di Lévi si propone di amalgamare tutto.
Egli crede ad una filosofia occulta, madre e nutrice di tutte le religioni, che possiamo
tranquillamente identificare con quella philosophia perennis che più tardi i
perennialisti rivendicheranno come eminentemente metafisica e sottratta alla storia ( F.
Schuon, parlerà di unità trascendente delle religioni). Nel
definire la filosofia occulta, Éliphas Lévi asserisce testualmente:
La filosofia occulta sembra essere stata la nutrice o madrina di
Tutte le religioni, la molla segreta di tutte le forze intellettuali,
la chiave di tutte le oscurità divine e la regina assoluta della
società, al tempo in cui essa era riservata esclusivamente
alleducazione dei sacerdoti e dei re. Questa
filosofia occulta nutrice e madrina di tutte le religioni, molla
segreta, chiave, ecc., può essere, con un certo margine di
distinzione, accomunata alla Tradizione cara ai perennialisti, nelle sue
diverse versioni (Tradizione Primordiale, unità trascendente delle
religioni, dottrina primordiale, ecc.). Del resto, lidea
dellesistenza di una philosophia perennis (come Coomaraswamy definì ancora
la Tradizione) che irrora e germina tutte le filosofie e religioni, non appare
certamente in Occidente con Guénon ed i perennialisti, ma fa la sua comparsa fin dal
Rinascimento con Marsilio Ficino e Pico della Mirandola. Già nel Medioevo bizantino
Psello e Pletone avevano parlato di una prisca philosophia che univa in una catena
comune e ininterrotta Zoroastro, Ermete Trismegisto, Orfeo, Aglaophemos, Pitagora,
Platone, le Sibille. Ficino a questa catena sapienzale aggiungerà la magia, ed allora si
avrà la philosophia perennis- o se preferiamo, letteralmente la philosophia
occulta- come la intenderà Éliphas Lévi. Esiste
tuttavia una differenza essenziale tra lidea della philosophia perennis come
la concepiva Ficino e gli eruditi del Rinascimento, come la concepisce Éliphas Lévi, e
come successivamente la realizzeranno i perennialisti. Ficino si preoccupava di
rintracciare la filosofia perenne esclusivamente tra le dottrine del bacino Mediterraneo,
mentre i secondi non esiteranno a conferire alla stessa una dimensione universale,
allargata cioè a tutte le culture orientali ed occidentali.[6]
Nei suoi
libri, Éliphas Lévi crede allesistenza un segreto formidabile, la cui
rivelazione ha già rovesciato il mondo, ed altresì anche allesistenza di
una scienza vera e una falsa, una magia divina e una infernale. Egli quindi
opta per una filosofia occulta a profilo alto, in grado di richiamare gli insegnamenti
dellermetismo alessandrino, dellastrologia, della Kabbala cristiana, ecc. Ma
il suo sincretismo gli impedisce di scivolare anche verso forme di bassa magia, che
contemperano lutilizzo di esorcismi, scongiuri, invocazioni, prodigi, ecc. In altre
parole, verso pratiche da fattucchiere.
Quando parliamo di pratiche da
fattucchiere non vogliamo usare unespressione denigratoria verso
lautore, né tantomeno verso alcune forme piuttosto popolari di credenze e
superstizioni pseudo-religiose. Qui non stiamo dando dei giudizi di merito sulla presunta
verità di un insieme di usanze e pratiche popolari, eventualmente
comparandole con il maggior spessore metafisico di dottrine la cui conclamata
ortodossia non ha bisogno di presentazioni. Non vogliamo cioè liquidare con
un giudizio sprezzante tutta la religiosità popolare, che comunque trova un posto
importante allinterno degli studi di antropologia culturale o di storia del
folklore. Senzaltro anche i malefici e
i sortilegi dei fattucchieri sono degni dattenzione. Il punto è un altro. Il
curioso sincretismo di Éliphas Lévi, la cui unica preoccupazione sembra essere quella di
raccogliere dati e nozioni, lo porta ad unerudizione confusa e sommaria che si
riflette nel piano complessivo della sua opera. Ma
accingiamoci a chiarire meglio ciò di cui stiamo trattando. Éliphas Lévi accanto a dei
trattati di Alta magia (Il Rituale dellAlta Magia, La chiave dei grandi misteri,
Il dogma dellAlta Magia, ecc.), ha scritto anche un breve trattato, Magia
delle campagne e stregoneria dei pastori[7]. Il curatore stesso del
volume (che raccoglie gli scritti di altri autori, oltre il nostro) chiarisce nella sua
premessa che quella di Lévi è una breve panoramica magica nella quale
confluiscono, sincretisticamente, motivi pagano-cristiani, ridotti in chiave superstiziosa
dallimpiego fattone da fasce sociali rurali basse o degradate. Sulla attendibilità
delle formule, mutile e travisate <
> Lévi medesimo non tralascia di mettere
sullavviso i lettori. Egli tuttavia ritiene che la reale efficacia- malgrado tutto-
di tali pratiche, risieda nella fede sincera che ne accompagna lesecuzione
<
>[8]
Riteniamo
che il prefatore abbia assolutamente ragione. Ma allora si deve scegliere: perché o si fa
unopera storiografica sulla magia, rinunciando così a parlare di Verità e di fede,
o ci si sposta sul terreno dellontologia e si ignorano i tagli enciclopedici. È
questo il limite di Éliphas Lévi. Grandissima erudizione, ma poi però evidentemente si
sente sminuito e intrappolato nello stereotipo del topo di biblioteca, e allora si porta
su di un piano più elevato dove non è più un semplice studioso, ma un iniziato
autorizzato a parlare di verità trascendenti. In questo fu molto più rigoroso René
Guénon che recise drasticamente il campo dellortodossia dalle suggestioni della
modernità, anche se poi andò incontro ad una serie di generalizzazioni affrettate. Ma
Éliphas Lévi - a differenza di Guénon non si risolse a scogliere il dilemma tra
lessere un semplice erudito o un iniziato. Magia
delle campagne e stregoneria dei pastori, si
apre con una generica descrizione dei disturbi psicosensoriali che colpiscono gli uomini
delle campagne. Nella solitudine, in mezzo al
lavoro della vegetazione, le forze istintive e magnetiche delluomo aumentano e si
esaltano, le forti esaltazioni degli umori degli alberi, lodore dei fieni, gli aromi
di certi fiori riempiono laria di ebbrezza e di vertigine; allora le persone
impressionabili cadono facilmente in una specie di estasi che le fa sognare da sveglie È allora che, sempre secondo Lévi, Uccelli
notturni, lupi mannari e folletti tormentano ripetutamente i
contadini. Tuttavia, Éliphas Lévi ci ammonisce che queste visioni sono reali e
terribili, e non bisogna ridere dei nostri vecchi contadini bretoni quando raccontano ciò
che han visto (Magia delle campagne e stregoneria dei pastori, pag. 11
ed. Atanor). Già in questo primo passo,
sincontra subito una difficoltà logica. Éliphas Lévi non si accorge di cadere in
un evidente ossimoro con lenunciato sopra riportato, perché se si sostiene, come fa
lui, che le apparizioni dei lupi mannari e dei folletti sono reali e terribili
diventa poi difficile classificare le suddette apparizioni come delle semplici visioni,
dovute al manifestarsi di ripetuti stati di estasi che fanno sognare le persone da
sveglie. Éliphas Lévi, purtroppo, non fa neppure lo sforzo di assicurarci che sta
esprimendosi da una prospettiva relativistica, come diremmo oggi, secondo la
quale non esistono enunciati di verità indipendenti dal soggetto. In altre parole,
banalizzando molto il concetto, che se un soggetto Z si crede X o
Y, anche se per il mondo esterno lui è Z, per la soggettività
Z rimane reale la credenza di essere X o Y. Sorvolando
su questo punto, arriviamo allindividuazione delle cause sottese ai disturbi,
descritti da Éliphas Lévi. Si tratterebbe di una sorta di fenomeni di magnetismo
naturale, dovuto a turbini magnetici, che operano prodigi simili a quelli
dellelettricità, come lattrazione o la repulsione degli oggetti inerti, delle
correnti atmosferiche, nonché influenze simpatiche o antipatiche pronunziatissime (sic)
[9].
Appare qui
unaltra delle caratteristiche delloccultismo ottocentesco: il curioso
tentativo di conciliare il sovrannaturale con la scienza moderna. È evidente nel passo sopra riportato,
linfluenza esercitata sul pensiero di Lévi tanto dal mesmerismo quanto dal
kardecismo. È singolare il modo in cui Éliphas Lévi si sforza di articolare queste
influenze riadattandole alla gergalità scientifica dellepoca. Anche da queste
semplici sfumature allinterno del tessuto narrativo, possiamo rimarcare
lingenuo sincretismo proprio al pensiero di Lévi. Abbiamo
visto che tra le caratteristiche principali delloccultismo ottocentesco cè
lutilizzo abnorme del sincretismo, tanto tra dottrine che si possono considerare
come appartenenti ad uno stesso paesaggio, che tra campi del sapere eterogenei che sarebbe
preferibile tenere distinti. La
commistione che fa Éliphas Lévi tra la scienza moderna, il kardecismo, il mesmerismo, ed
in generale la magia, rientra in questultimo caso. Questamalgama
infelice di magia e scienza risalta in piena evidenza già dalle pagine iniziali del suo Magia
delle campagne e stregoneria dei pastori, dove possiamo costatare come il sincretismo
dellautore non si arresta ad un piano puramente letterario, ma si estenda anche alla
dimensione ontologica. In Italia, ai nostri giorni, il sincretismo letterario è tipico di
Elémire Zolla, che ad esempio, nel suo Uscite dal Mondo, accosta Collodi a
Lévi-Strauss, Dumézil, Eliade. Intendiamoci,
il sincretismo letterario o filosofico è stato tipico di quella corrente denominata
postmodernismo, che ebbe un certo successo e divenne di moda intorno agli anni
80. Ma la contaminazione dei generi tradizionali del sapere, che era tipico del
postmodernismo, si limitava a riguardare il piano culturale (anche perché la metafisica
era, da dopo Heidegger e Wittgnestein, dichiarata fuorigioco). In altre parole, si
rimaneva su di un terreno nominale. Gli
occultisti ottocenteschi, viceversa, non hanno alcuna remora ad estendere il loro
sincretismo anche al piano ontologico. Rimanendo allesempio sopra citato, si può
affermare che cadono in un realismo piuttosto ingenuo (per rendermi più
chiaro ai lettori che mi seguono e che non hanno dimestichezza con il gergo filosofico,
ricordo che il nominalismo è quella dottrina per cui i concetti
generali non esistono come cose indipendenti fuori del linguaggio o della
mente umana. Mentre, per converso, il realismo ammette lesistenza
dei suddetti concetti generali come enti reali, indipendenti dal pensiero). Ritorniamo
per un istante al passo sopra citato in cui Éliphas Lévi sembra abbracciare il pensiero
scientifico e le sue procedure ( Intorno a queste calamite disordinate si formano
dei turbini magnetici e si operano spesso prodigi analoghi a quelli
dellelettricità, come lattrazione o la repulsione degli oggetti inerti, delle
correnti atmosferiche <
>), e confrontiamolo con il seguente:
abbiamo
spiegato perché i pastori sono più soggetti degli altri a disordini
magnetici;
conducenti di greggi che calamitano con la loro volontà buona
o cattiva, essi subiscono linfluenza delle anime animali riunite sotto la
loro
direzione, le quali diventano come appendici della propria; i pastori, con le
loro infermità morali, producono nei montoni malattie fisiche e subiscono
di ritorno la reazione delle petulanze dei loro becchi e dei capricci delle
capre; se il pastore è di una natura assorbente il gregge lo diviene esso
pure ed attira talvolta a sé tutto il vigore e tutta la salute dun gregge
vicino[10].
È
evidente che Éliphas Lévi non riesce a sfuggire alle suggestioni della scienza moderna
quando parla di turbini magnetici ed elettricità, ma poi incredibilmente
ricade allinterno dellorizzonte del soprannaturale, caratteristico della
cultura del tempo. Non è sorprendente che Éliphas Lévi usi una gergalità
pseudo-scientifica, ma che egli non riesca a scegliere quale corno del dilemma afferrare.
E questo perché Lévi vuole usare la sua erudizione per triturare tutto, in
un sincretismo che affianca superficialmente le scoperte scientifiche ottocentesche, il
gusto per il gotico e per il paranormale. Saint-Yves
dAlveidre (1842-1909) è conosciuto per la famosa teoria della sinarchia
che avrebbe il suo centro in un luogo misterioso chiamato Agarttha. Prendendo
spunto dal libro di Saint-Yves dAlveidre, questipotesi fu discussa anche da
Ferdinand Ossendowski (Bestie, uomini e dei), da René Guénon (Il re del
mondo), e recentemente anche da Umberto Eco nel suo Il pendolo di Foucault. Il re
del mondo di Guénon si apre proprio con il riferimento al libro di dAlveidre.
Tra laltro Guénon ci informa che lidea di Agarttha era già comparsa
nei libri di uno scrittore di scarsa serietà, Louis Jacolliet, Le Fils de
Dieu, Le spiritisme dans le Monde. ( da Il re del mondo, pag. 11 ed. Adelphi). Guénon
preferisce invece mettere in continuità oggettiva lopera di Saint-Yves
dAlveidre con quella di Ossendowski, leggere quella alla luce delle conferme e delle
similitudini che ne ricava da questultima. Facciamo
un passo indietro. Il giovane Saint-Yves dAlveidre aveva trascorso la sua infanzia
in una durissima colonia per bambini. Al termine di questesperienza aveva
studiato medicina e letto Fabre dOlivet e Joseph de Maistre. Nel 1877 sposando la
contessa di Keller, riesce ad ottenere il titolo di marchese, divenendo così un
dAlveidre. Saint-Yves
dAlveidre scrive molti libri (Mission actuelle des ouvriers, Mission des jufs, La
France vraie, ecc.), ma quelli più famosi rimangono ovviamente Mission de
lIndie e lArchéometrie. In Mission
de lIndie, Saint-Yves dAlveidre tratta, come già detto, la nozione
dAgarttha e quella della sinarchia. Le due nozioni sono intrinsecamente
correlate, perché Agarttha è il tòpos, il luogo geografico che rende
possibile la sinarchia. Per Saint-Yves dAlveidre Agarttha è un centro
del Mondo nascosto nel cuore dellAsia, in una sorta di gigantesca ragnatela
che estende le sue ramificazioni sotto gli oceani e sotto tutti i continenti. Lo scopo di Agarttha
è il controllo assoluto e totale, esteso a tutto il pianeta. Più particolarmente
Saint-Yves dAlveidre parla di una dinastia solare, insediata a Ayadhaya, la
cui origine risale al Manu del nostro ciclo, ossia a Vaivaswata. La sinarchia è
quindi una forma di governo trinitario, in grado di assicurare lespletamento delle
tre funzioni sociali essenziali, ossia linsegnamento, la giustizia, leconomia[11].
Saint-Yves
dAlveidre per descrivere la sinarchia usa una metafora essenziale, parla di tre
camere contenute in una maggiore denominata metafisica. Lordinamento sociale è rigorosamente
deterministico, in base agli assunti metafisici.
Milioni di dwija (nati due volte), di yoghin (uniti in Dio) formano il grande Circolo,
o piuttosto lemisfero <
> Al di sopra di essi, e in cammino verso Questo
Centro, troviamo cinquemila pundit (pandavan), alcuni dei quali Svolgono
il servizio di insegnamento propriamente detto; altri, quello sul Campo,
come soldati della polizia interna o di quella delle cento porte. <
>
Il loro numero (5000) corrisponde a quello delle radici della lingua vedica
<
> Il circolo più elevato e più prossimo al centro misterioso è
composto da dodici membri, che rappresentano liniziazione suprema. ( da Mission de lIndie). Ossendowski
successivamente parlando del Re del Mondo, asserisce che questultimo è in rapporto
con gli uomini che dirigono il destino della Terra. Se i pensieri dei condottieri sono
graditi al Re del Mondo, questultimo darà ad essi il suo appoggio invisibile,
altrimenti saranno destinati ad un sicuro fallimento. Possiamo, in definitiva, immaginare
la sinarchia come lapice, il punto più interno di una spirale di cerchi
concentrici. Per Saint-Yves dAlveidre questo centro ultimo, il Motore Immobile
aristotelico, che tutto muove senza essere a sua volta mosso, è con Agarttha stesso.
Laltro libro famoso di Saint-Yves dAlveidre
è LArchéomètre. Con questo termine lautore francese vuole indicare
la presunta misura dellArché (letteralmente in greco, principio), ossia
la forza cosmica universale. LArchè permetterebbe allora, secondo
Saint-Yves dAlveidre, di applicare alle scienze secondarie, alle arti, e a tutte le
produzioni umane, gli arcani del Verbo divino. In altre parole, si tratterebbe di
prolungare nel dominio delle applicazioni derivate, il campo dei Principi primi[12].
Ma lArchè in fondo, non è una scienza, ma uno strumento che consente di
ottenere la conoscenza suprema. Ma il paradosso di Saint-Yves dAlveidre è che il
suo strumento meraviglioso, la chiave in grado di disvelare gli arcani del
mondo, altro non è che una sorta di diagramma formato da cerchi di cartone, con disegni
incisi dello Zodiaco, capace di rispondere, sempre secondo lautore francese, alle
domande degli interlocutori.
Philippe Vachot (Maitre Philippe),
deve essere ricordato più come guaritore, che come occultista. Egli, infatti, fu
principalmente un taumaturgo.
Arriviamo quindi al
Balzac delloccultismo, il dottor Gérard Encausse,
conosciuto soprattutto con lo pseudonimo di Papus. Il sincretismo di questautore
riuscì ad armonizzare con maggior successo alcuni elementi eterogenei del Cristianesimo,
dellesoterismo e delloccultismo, più di quanto non avesse fatto Éliphas
Lévi. Papus ha lasciato con duecentosessanta
opere, un corpus immenso. Inizialmente Gérard Encausse (1865-1916) sinteressò alla
medicina, ma poi lasciò presto per dedicarsi alle discipline occulte. Dalla lettura della
Médecine nouvelle di Louis Lucas, Papus riceve la convinzione che il
principio di vita (ricordiamoci che tutto il clima culturale dellepoca
risente delle suggestioni dellevoluzionismo darwiniano: il secondo Nietzsche- quello della fase illuministica, di Aurora, di
Umano, troppo umano I e II, di La Gaia scienza- Marx, Henri Bergson con il
suo slancio vitale), sia regolato dallenormone, ossia una
condensazione del movimento fisico. Per Papus è una folgorazione, che gli fa maturare la
decisione di abbandonare la vita profana. Dallincontro con Henri Delaage ottiene di
essere iniziato al martinismo: da questo preciso istante assume lo pseudonimo di Papus (il
dio della medicina nel Nuctamerone di Apollonio). È importante però evidenziare
che la società dei Martinisti fu fondata proprio da Papus, con lo scopo declamato di
divulgare lopera di Saint-Martin. Papus non fu solamente un grande erudito e un
infaticabile divulgatore, ma anche un eccellente organizzatore. Vediamo qualche altro dato
biografico.
Dopo
liniziazione al martinismo, conosce Stanislas de GuaÏta e Péladan ed insieme a
loro forma il Supremo Consiglio della Rosacroce cabalistica. Fonda il Gruppo
indipendente degli studi esoterici, e successivamente apre a Parigi delle logge
martiniste. Contribuisce alla nascita di alcune celebri riviste, come LInitiation,
LUnion occulte, Le Voile dIsis (la rivista su cui comparvero molti
articoli di René Guénon). Nel 1894 si laurea in medicina, e circa tre anni dopo insieme
con Jollivet-Castelet e Sédir apre un nuovo circolo, la Scuola Superiore libera di
scienze ermetiche (che avrà, non a caso, tra i suoi studenti Guénon). Nel 1905 è
convocato dallo zar Nicola II, per una seduta spiritica. La leggenda vuole che Papus
faccia apparire lo spettro di Alessandro III. Durante
la prima guerra mondiale è impegnato come medico. Durante il servizio contrae una
tubercolosi, che gli sarà letale. Come è
facile dedurre dalla sua biografia, Papus era uno spirito molto dinamico. La frenesia che
gli fu propria nella vita attiva, non poteva non riflettersi nella dimensione interiore ed
intellettuale. Anche Papus, come ricordavo
sopra, cadde nel vizio del sincretismo, ma la sua esposizione è risultata leggermente
più chiara rispetto a quella di Éliphas Lévi. Papus
dimostrò anche una maggior vicinanza alle fonti tradizionali, di qualunque altro
occultista dellepoca. In effetti, i suoi sforzi sono rivolti al tentativo di
accordare la magia, lo spiritismo, loccultismo e la teosofia. Papus fece anche parte
per un breve lasso di tempo della Società Teosofica, ma lindirizzo
orientaleggiante dato a questultima dalla Blavatsky, lo fece
allontanare. Papus,
concludendo, condivide con Éliphas Lévi e con molti altri occultisti della sua epoca,
labuso dellerudizione e del sincretismo totalizzante. Ciò nonostante le loro
opere hanno contribuito a divulgare e a portare alla luce questambito di studi,
richiamando su di esso anche lattenzione del mondo accademico. Continuando
nel nostro percorso storico attraverso loccultismo moderno, possiamo ricordare i
nomi di Joséphin Péladan e di Paul Sèdir. Joséphin
Péladan (1890-1915), è unesponente del cosiddetto cristianesimo
esoterico. Per lui, nel Vangelo secondo Giovanni si cela la chiave per accedere ad
una dottrina segreta, di cui la Chiesa Romana non conserva più alcuna memoria, pur
contenendola inconsapevolmente nei suoi simboli e nei suoi riti. Péladan, anche se subì
linflusso del padre- a sua volta iniziato fu allievo di Papus, e frequentò
inoltre un gruppo rosicruciano. In seguito a contrasti con la Chiesa, prese le distanze
dalle autorità ecclesiastiche, per formare unorganizzazione cattolica rosicruciana.
Le opere
più importanti di Joséphin Péladan sono: Comment on devient mage e LOccultisme
catholique. In queste opere Péladan, sembra quasi anticipare Guénon quando
sottolinea la divisione tra la forma exoterica religiosa e quella esoterica filosofica
(Guénon non avrebbe accettato di parlare di filosofia esoterica, preferendo
usare il termine metafisica, ma non possiamo dimenticare che Coomaraswamy
usava disinvoltamente lespressione philosophia perennis, in luogo
di Tradizione). Péladan
equipara locculto al mistero astratto, e per lui la religione è un adattamento
epocale e contingente della Verità ad un ciclo storico. Curiosamente- e ben diversamente
dal posteriore perennialismo - il simbolo non è per lui universale, ma è un adattamento
del Verbo allordine contingente. Per Péladan il simbolo è il linguaggio
intellettuale che permette di penetrare la Verità del Verbo: ma il simbolo non possiede
una struttura atemporale, archetipica, ierofanica per dirla con Eliade. Un altro
punto di divergenza dal postumo perennialismo, Péladan la registra quando sostiene che è
la Tradizione a dover essere tradotta per adattarsi allepoca presente. Per Guénon
era vero lesatto contrario: si trattava di trascendere lhic et nunc per
raggiungere il dominio dellinesprimibile, del non-umano. Péladan sotto questo
profilo è meno tradizionale e ortodosso, ancora una volta si può notare che
loccultismo, come ricordavo sopra, nasce dallo stesso terreno del mondo moderno. Come
Joséphin Péladan, anche Paul Sèdir (1871-1926; pseudonimo di Yvon Le Loup) può essere
considerato un esponente del cosiddetto cristianesimo esoterico. Si deve
tuttavia precisare che in questo contesto il termine esoterico deve essere
applicato in un senso lato, dato che siamo più propriamente in un ambito inerente
alloccultismo, piuttosto che allesoterismo. Del resto se richiamiamo alla
memoria come la marcata attitudine allapplicazione pratica sia propriamente
peculiare delloccultismo, avremo occasione di costatare come anche le ricerche di
Sèdir risentano di questa pregiudiziale sperimentale. Ciò
nonostante, non si può nascondere dietro una generica- seppur efficace - classificazione,
il rapporto di filiazione e contaminazione che esiste tra occultismo ed esoterismo. Tutte
le classificazioni sono in fondo un po arbitrarie, come sosteneva Michel Foucault.
Le differenze esistono, senza dubbio, ma sono prevalentemente nominali, più che reali,
ossia sono create dal linguaggio che ordina ed esclude. In altre parole, quando parliamo
del vero esoterismo, sarebbe interessante scandagliare un po più in
profondità i presupposti del campo di definizione che cinteressa di applicare alla
corrente o dottrina da esaminare. Scopriremmo così che molte volte si tratta solamente
del riflesso delle nostre predisposizioni ed idiosincrasie, a costituire il marchio
DOC di quello che noi riteniamo essere lortodossia della
dottrina esoterica. Ancor più chiaramente. Non ci sono criteri oggettivi ed
universali, che possano aiutarci a stabilire che, ad esempio, Papus deve essere
etichettato come occultista, anziché che come esoterista. Dipende, quindi, da ciò che
noi intendiamo con occultismo ed esoterismo: ed anche la
definizione di Edward A. Tiryakian, che allinizio ho fatto mia, ha un valore solo
nominale, indicativo. Sbagliamo
in misura minore, viceversa, quando ci affidiamo allanalisi storica. In questo senso
è pacifico affermare che allinizio del XIX si sviluppa una corrente di ricercatori
delle scienze segrete, che si differenzia dagli esponenti delle altre correnti esoteriche
occidentali, per uno speciale gusto e predilezione per lapplicazione pratica. Storicamente, cioè, questo gruppo di esponenti
dalle concezioni eterogenee e differenziate, non possono essere considerati come
appartenenti ad una stessa scuola: ma ciò che li avvicina tra loro, e li diversifica
dagli esoteristi propriamente detti, è questa mentalità pratica. Si tratta però di unanalisi che è
possibile fare solo storicamente, non dottrinalmente, perché i margini del dentro/fuori
a una categoria sono molto ampi e relativi. Ritornando
a Sèdir, possiamo costatare come anchegli subisca linfluenza iniziale di
Papus, prima di allontanarsene a sua volta (appare evidente quindi il ruolo pedagogico di
Papus verso tutti i giovani che allepoca erano attratti dallarcano, anche se
poi molti avrebbero in seguito preso le distanze dal maestro). Sèdir si distacca da Papus
allimprovviso, in modo misterioso, dichiarando che un enigmatico gran maestro lo
avrebbe contattato per trasmettergli i suoi insegnamenti. Egli, così folgorato
dallincontro, decide di consacrarsi a Cristo, formando un gruppo denominato Amicizie
spirituali. Linsegnamento
del maestro che Sèdir vuole divulgare è tutto incentrato sul tentativo di
ritrovare il messaggio cristologico originale, e si basa su elementi del mesmerismo e
della magia operativa. Le dottrine del gruppo di Sèdir sono state presentate in molte
conferenze, ed in qualche libro, che per quello che ne sappiamo sono oggi introvabili. La
peculiarità del metodo di Sèdir è in una pratica divinatoria garantita
dallutilizzo di specchi magici, in cui loperatore dovrebbe rinvenire delle
particolari visioni. Ovviamente queste apparizioni devono essere considerate
più delle proiezioni inconsce, che dei prodromi del futuro. Non siamo in grado di sapere
cosa pensasse Sèdir al riguardo di queste visioni, se le considerasse anticipazioni di
eventi predestinati ad accadere, oppure se molto meno ingenuamente, subisse
linflusso di una concezione dellEs del tipo di quella di Groddeck, nella sua
estensione più magistica. Sembra
che questa tecnica sia stata usata per la prima volta da Cagliostro, e si sa per certo che
interessò anche degli psicoanalisti come Gèza Roheim (da I maestri dellocculto di
Andrè Nataf). Arriviamo
finalmente ad Aleister Crowley (1875-1947), sul quale ci soffermeremo un po più a
lungo. Ricorderemo brevemente la sua biografia, perché a differenza di molti altri
esoteristi e occultisti, qui la vita stessa del protagonista si confonde con lopera. Edward Alexander Crowley, nacque a Leaminton da una
famiglia di birrai molto devota (naturalmente Crowley millantava una discendenza illustre
da un ceppo nobile). Finì presto in un collegio religioso, e si può ironizzare sul
curioso fenomeno per cui sovente proprio i giovani che crescono in ambienti familiari
morbosamente osservanti, diventano, nella maturità, gli acerrimi nemici del cristianesimo
(un altro tipico esempio di questo fenomeno di contrapposizione radicale e trasgressiva al
mileu familiare è quello di Nietzsche, non a caso figlio di un pastore protestante). Il giovane
Crowley si appassiona presto allalpinismo, ma il suo stile di scalata è ritenuto
dai più esperti piuttosto bizzarro. Lattrazione verso le vette, richiama ovviamente
le conquiste spirituali: non possiamo ignorare che il simbolo della Montagna Cosmica è
larchetipo di qualsiasi cima o sommità. La Montagna Cosmica non è altro che un Axis
Mundi, che collega la Terra al Cielo. Conquistare la vetta significa essere vicini al
Centro del Mondo, ossia dimorare-presso-gli-dei.
La scalata quindi raffigura lascensione spirituale, e ci si potrebbe
domandare come sia possibile che un occultista marcatamente satanista come Crowley abbia
avuto queste predilezione per le vette. Ma il punto è che non esiste una normatività
dottrinale assoluta, per cui il satanista deve rifuggire le cime delle montagne e
prediligere, ad esempio, le profondità e gli abissi della Terra. Infatti, gli stessi
abissi possono simboleggiare lunio mystica, a riprova del fatto che
linconscio lavora in maniera abbastanza misteriosa, e che la predilezione
primordiale per un simbolo. anziché che per un altro, non significa alcunché. Crowley
sinteressava anche alla poesia (che nellInghilterra di fine Ottocento, non
costituiva certamente una rarità), e scrisse una sorta di poemetto nel 1898, Aceldema,
che deve essere considerato più un inno satanista (influenzato da Baudelaire) che uno
scritto filosofico. Come rileva John Symonds nella sua autobiografia crowleyana[13],
il poemetto è abbastanza insulso. Ma cè una strofa molto significativa in cui
il giovane Crowley rivela un precoce gusto per quella che potremmo definire unascesi
spinta agli estremi limiti della penitenza e dellautomortificazione, o viceversa
delle fantasie rivelatrici della presenza di spiccate pulsioni sadomaso (Ogni
degradazione e ogni infamia/ Tu subirai./ Come in un sogno orrendo / Vorrei porre la testa
sotto il fango /E gli escrementi delle donne indegne; / Che ti calpesteranno finché tu
/Inalerai fumi mortali). Davvero si trova in questo passo di Aceldema il
rimando alle suggestioni e agli incubi lovercraftiani, ma anche tanto materiale didattico
per le future rockstars, sedicenti sataniste, che calcano i palchi ai nostri giorni. Da questo
momento il giovane Crowley trova la sua Via: egli decide, infatti, che diventerà un mago.
Ispirandosi al celebre passo dellApocalisse assume il nome della Bestia. Nel 1898 il giovane Crowley entra a far parte della
Golden Dawn, introdotto da un chimico inglese, un certo Julian Baker. Sulla Golden
Dawn, vale la pena di dilungarsi un po. Il fondatore della Golden Dawn è
stato un certo Samuel Liddel Mathers, un accanito bibliofilo. Sullorigine della
società segreta esistono due versioni, entrambe riportate nella biografia di Symonds, che
riporterò compendiandole qui di seguito, per tutti i lettori che non conoscono la storia
della Golden Dawn. La prima
ipotesi è stata resa nota da W.B. Yeats, una delle figure di spicco della Golden Dawn.
La società segreta sarebbe stata, secondo Yeats, una ramificazione di unaltra,
ancor più enigmatica, organizzazione iniziatica, denominata gli Studiosi di Ermetica. Maestri
Sconosciuti si sarebbero recati da Mathers, e gli avrebbero trasmesso le loro conoscenze. La seconda
versione è più elaborata, ma è unanimemente la più accreditata. Alla fine
dellOttocento il reverendo Alphonsus Woodford si rivolge al dottor Westcott, per
decifrare un manoscritto cifrato acquistato probabilmente in una libreria antiquaria. Il
dottor Westcott, pare sia stato membro di una sedicente società paramassonica, la Societas
Rosicruciana in Anglia. Alla fine del lavoro di esegesi, il dottor Westcott rinvenì
nel manoscritto alcune formule tipiche dellalchimia del XVI secolo. La cosa curiosa
(ed anche un po inverosimile) è che in fondo al manoscritto cera
lindirizzo di una donna tedesca di nome Anna Sprengel, aderente ad una società
rosicruciana di Norimberga la Lichte Liebe Leben Tempel. Sembra che Westcott si sia
recato dalla Sprengel, e sia stato da lei iniziato ed incaricato di fondare una sede
dellordine del Tempel nel Regno Unito. Nel 1887, nasce così il Tempio di
Iside-Urania degli Studiosi dErmetica dellAlba doro (Golden Dawn). I gradi
iniziatici della Golden Dawn ascendevano progressivamente con questa sequenza, che
riguardava i membri del Primo Ordine: Neofita, Zelator, Theoricus, Practicus, Philosophus.
A questo livello quello del Primo Ordine o Ordine Esterno gli iniziati
partecipavano a riti esoterici, ma non praticavano la magia cerimoniale. Nel
Secondo Ordine, anche detto della Rosa Croce, i gradi erano così ripartiti: Adeptus
Minor, Adeptus Maior, Adeptus Extemptus. Raggiunti questi gradi iniziatici erano
consentite le pratiche magiche. La sola conditio sine qua non per lutilizzo dei riti
magici, era che fossero stabiliti i contatti con i Capi Segreti. Mathers,
con laiuto della moglie sensitiva, millantò di aver avuto il contatto con i Maestri
Segreti, e si autoinvestì della carica di Capo Visibile dellOrdine. Ora, in
seno alla Golden Dawn era in atto uno scisma pilotato principalmente da William
Butler Yeats, e diretto contro la stessa fazione del Crowley (che del resto pretendeva una
legittimazione poetica da parte del vate irlandese).
La lacerazione interna non riuscirà più a ricomporsi, e Crowley
lascia la Golden Dawn, prima del suo definitivo tramonto ed inizia a viaggiare e ad
accumulare esperienze iniziatiche. Si reca in
Messico, dove compie dei riti devocazione del Serpente Piumato. Poi viaggia nel
continente asiatico, dallIndonesia al Giappone. A Madras è iniziato al tantrismo, o
meglio ancora, ad una delle sue ramificazione degenerate della Via della Mano Sinistra. A
Parigi, incontra Rilke, e si sposa con Rose Kelly, la sorella di un suo discepolo. Crowley
descrive il suo matrimonio con Rose come unininterrotta orgia sessuale,
finché questultima non impazzisce, dopo aver lasciato una figlia il cui nome
richiamava quello della dea Lilith. Ovviamente, Crowley, da buon egotista, rifiutava quasi
tutti i rapporti interpersonali, e il suo gusto parossistico verso lesibizionismo
paradossale, lo spingeva a scegliere soprannomi come il vagabondo della
Desolazione. Durante
uno dei suoi soggiorni al Cairo sembra che una medium gli abbia ingiunto di fondare un
nuovo ordine lAstrum Argentinum, fondato sulla magia sexualis, che però
Crowley conosceva già ampiamente dai tempi della sua frequentazione in India dei seguaci
della Via della Mano Sinistra. Nel 1920,
interrogando lYi King, Crowley si persuade che per realizzare la Grande
Opera, non esiste un posto più adatto di Cefalù. Là sorgerà la sacra abbazia di
Thelema (Inferno della Cortigiana, luogo segreto dellirrefrenabile fuoco
della Lussuria e del tormento eterno dellAmore). Il tempio dei thelemiti era ad un solo piano, ed aveva
una sola sala principale (Sancta Sanctorum). Sul pavimento era disegnato il
pentagramma inscritto in un cerchio. Nel mezzo del pentagramma era collocato un altare
esagonale. Sullaltare era depositato il Liber Legis. Ad Est sorgeva un trono
dedicato alla Bestia ed un braciere ardente. Ad Ovest sergeva il trono della Donna
Scarlatta. Allinterno della
circonferenza erano trascritti i nomi di Jahweh.
Dipinte
sulle pareti del tempio, facevano mostra di sé alcuni ritratti di Crowley, unite a varie
raffigurazione orgiastiche (ovviamente, non abbiamo visto personalmente il tempio, ma da
quello che le varie biografie riportano sulle raffigurazioni decorative, ci sembra che
esse debbano essere ricondotte a tematiche più satanico-dionisiache, o ancora più
propriamente della Via della Mano Sinistra, che kundaliniche). Si arriva
così ad uno strano ed enigmatico intreccio, ossia quello con Hitler. Non è mai stato del
tutto chiaro quali siano veramente stati i rapporti tra i due. In un primo tempo, sembra
che il führer fosse vagamente turbato e suggestionato dalla Grande Bestia. Non si deve
dimenticare quali fossero le radici occulte del nazismo (unite ad altre, che possono
essere ricondotte alla degenerazione assolutistica del pensiero dei Lumi): le SS erano un
corpo délite iniziatico che si rifaceva ad elementi indù, germanico-nordici, e
romanici (più che ellenici). Si pensa che cercassero la Thule e i Superiori
invisibili (ultimamente Rai Tre si è occupata dellargomento, ma non si deve
dimenticare che esiste anche un saggio ben scritto sullargomento[14]. Quindi è
naturale che Hitler cercasse un contatto con Crowley, assimilato dalle SS ad una sorta di
superuomo. Da parte sua, anche il mago inglese doveva sentire linflusso degli
elementi misteriosofici e mistici in generale del Reich. Probabilmente, per un certo tempo
Crowley fantasticò anche sulla possibilità di esercitare uninfluenza su Hitler.
Poi si sa come sono gli inglesi: maghi neri o no, alla fine il nazionalismo dei figli
dAlbione trionfa su tutto. Crowley comincia, presumibilmente, a fare la spia per il
suo paese, e sembra che persino Churchill si sia rivolto a lui per ottenere la vittoria,
rifiutandosi tuttavia di ascoltare fino in fondo i suoi suggerimenti. Facendo un
passo indietro, nel frattempo, nel 1923 Crowley era stato espulso dal territorio italiano,
per ordine di Mussolini, il quale aveva iniziato a perseguitare tutte le associazioni
segrete ed iniziatiche italiane. Thelema
venne chiusa e Crowley ricominciò a vagabondare, e a circondarsi di donne. Dopo essere
stato internato per un breve periodo, Crowley ormai eroinomane e folle (probabilmente come
conseguenza ed effetto differito di un viaggio intrapreso qualche anno prima nel deserto
algerino, per evocare uno spirito del male: Crowley ed il suo compagno davventura
furono ritrovati mezzi morti) si crede un vampiro. Riuscirà lo stesso a morire
naturalmente, alla non trascurabile età di 73 anni. Qui finisce la biografia di uno degli
uomini più controversi di tutti i tempi. Anche per
Crowley, come negli altri autori delloccultismo, non troviamo una dottrina, un
corpus ben definito di insegnamenti, ma piuttosto una miscellanea di elementi eterogenei,
di credenze appartenenti a scuole variegate e marginalmente equiparabili. Si può
omogeneizzare il caleidoscopio disciplinare della scuola thelemita sotto il nome
di magia sexualis, ma a ben vedere al di là del medium orgiastico come strumento
estatico per realizzare il superamento della coscienza ordinaria, il prodotto finale non
sta in piedi. Vediamo perché: 1)
Crowley sincretizza nella sua dottrina,
elementi estrapolati dalle discipline indiane (come il Tantra, e la sua deformazione della
Via della Mano Sinistra), dai culti misterici
dellantica Grecia (come i riti dionisiaci ed orfici), e dal satanismo medioevale (il
Sabba). Come abbiamo già detto, al di là della sessualità orgiastica, sono poche le
affinità tra tutte queste pratiche. Ad esempio nel Tantra e nella Via della Mano Sinistra
non si praticano rituali devocazione, al contrario che nel Satanismo dove il fine
ultimo è di materializzare i demoni. Nei riti dionisiaci un altro potente medium estatico
è la danza vorticosa e frenetica, che non si ritrova certamente nelle asana tantraliche.
Inoltre nel Tantra, lenergia kundalinica viene controllata, incanalata, indirizzata,
mentre nelle altre pratiche dionisiache e sabbatiche si cerca lestasi furiosa che
dissolva la coscienza nei flutti sensoriali. Ma anche i riti dionisiaci differiscono dai
sabba diabolici. Questi ultimi si presentano come una parodia blasfema e manichea dei riti
cristiani, mentre nei primi si tratta piuttosto di affermare, dire di si
alleccesso vitale, non di mettere in scena una dicotomia manichea (Cristo
Anticristo; Dio Satana). Il satanismo ha bisogno per la sua stessa ragion
dessere del Dio buono e provvidente: guai, se questultimo fosse
contemporaneamente il principio del bene e del male, della felicità e della sofferenza. 2)
La famosa legge thelemica Fai ciò
che Vuoi sarà tutta la Legge, non può essere applicata unilateralmente alle
pratiche di magia sexualis, perché se interpretata letteralmente deve lasciare
libera la coscienza di seguire il proprio daimon, la propria vocazione
particolaristica, e non costringere il sé in rituali che si pretende di etichettare come
liberatori. Questo soggettivismo volontaristico (Fa ciò che Vuoi),
per la verità in Occidente non era nuovo nemmeno ai tempi di Crowley: se ne trovano echi
in Sade, Fichte, Nietzsche. Questultimo, però è meno grossolanamente materialista
della Bestia: Niente è vietato.
Tutto è permesso. In altre parole, per Nietzsche, non vi sono negazioni, al di
fuori della propria volontà Volere
libera. Mentre al contrario la scuola crowleyana dà per scontato che
coattivamente si debba volere il negativo: la regressione orgiastica alla sublimazione
della passione, il delitto e loltraggio alletica e allordine, la
dissoluzione estatica allascesi, ecc. Infatti,
il seguito della legge crowleyana parla di Amore, Amore è la Legge, amore sotto
il dominio della volontà. Anche volendo sorvolare sulla riduzione coatta, molto
freudiana, dellamore alla libido, ci si potrebbe chiedere come è possibile
conciliare la prima parte dellenunciato, Fai ciò che Vuoi sarà tutta la
Legge, con la seconda, amore sotto il dominio della volontà. Perché
se la mia volontà deve diventare legge, devo essere libero di porre sotto il dominio
della volontà, anziché lamore orgiastico, la penitenza e la rinuncia monastica, ad
esempio. In realtà Crowley dà per scontato che la liberazione delle pulsioni libidiche
sia il vero fine dellessere nel Mondo: come ho detto sopra, ricade allinterno
di un orizzonte culturale superato, quello del freudismo (Jung darà tuttaltra
connotazione alla libido). Crowley-
ancor più degli altri seguaci della philosophia occulta, come Lévi e Papus-
risente pesantemente della tentazione sincretista, caratteristica dellOccultismo
moderno. Infatti, il suo sincretismo non è tanto speculativo o culturale, quanto
pragmatico: egli è talmente preso dalla frenesia che mette-in-pratica qualunque
rituale gli capiti sottomano, o di cui abbia un qualche vago sentore. Crowley è al
contempo il discendente dellhomo faber classico e lantesignano del
tecnocrate moderno. In lui, la volontà-di-fare subissa il ripiegamento spirituale
nella contemplazione. Con nessun altro come con lui, si può costatare come
loccultismo sia un tipico prodotto della modernità. Infatti, linsegnamento
crowleyano non si è estinto, ma è coltivato e continuato anche da diverse scuole
occultiste contemporanee (un paio delle quali dovrebbero operare ancora in Italia, almeno
secondo le mie informazioni). Mi accingo,
a questo punto, a trarre le conclusioni finali su tutto il periodo delloccultismo
moderno, che ho preso in esame. È solo nel
XIX secolo, che fa la sua comparsa il neologismo occultismo, coniato da
Éliphas Lévi, per definire un ambito di studi incentrati sulla philosophia occulta medioevale
e rinascimentale. La cifra distintiva e la novità delloccultismo, sembra risedere
nella vocazione sperimentale e nel suo metodo pratico, di contro alle maggiori
elaborazioni teoriche che contraddistinguono lesoterismo vero e proprio.
Questinclinazione pratica delloccultismo, conduce a riconoscerne
lattinenza e la filiazione con la modernità (specialmente nella morbosa curiosità
dellepoca verso i tavoli che ballano, nello stupore generale verso i
primi rumori industriali e le prime ciminiere, nel boom della letteratura fantastica). Secondo alcuni sociologi come Tiryakian, alla base
del fenomeno cè il tentativo di secolarizzare il demoniaco, dopo che luomo
moderno aveva già proclamato la morte di Dio. Ovviamente,
loccultismo presenta anche dei punti di tangenza con lesoterismo, che possiamo
rintracciare nella credenza che il Cosmo sia un reticolo di corrispondenze, che la Natura
sia un corpo vivente, nella convinzione del potere superiore e magico
dellImmaginazione, nella tensione verso la possibilità della trasmutazione.
Tuttavia, difficilmente si può distinguere un corpus proprio di dottrine pertinenti
alloccultismo moderno. Infatti, alcuni dei suoi primi esponenti come Éliphas Lévi
e Papus si distinguono per labuso dellerudizione e il conseguente utilizzo
smodato del sincretismo, che purtroppo trasformano i loro libri in una babilonia di
riferimenti e rimaneggiamenti. Altri come
Saint-Yves dAlveidre, si dedicarono alla descrizione di regni nascosti in regioni
lontanissime. Altri ancora, come Joséphin Péladan e Paul Sèdir nutrirono un forte
interesse per il cristianesimo esoterico, pur continuando a caratterizzarsi
piuttosto come occultisti. Per contro
Aleister Crowley, si rifarà ad un satanismo connotato da elementi orientaleggianti
mutuati dal Tantrismo estremo, che darà forma ad una magia sexualis ricolma di
riti evocativi. Lattivismo frenetico con cui Crowley passerà di rituale in rituale,
di forma in forma, in un sincretismo ridondante e famelico, segna il passaggio da un
occultismo marcatamente intellettuale - come quello di Lévi e Papus- ad uno
più spiccatamente sperimentale. In
tutti i casi, la cifra distintiva delloccultismo è la sua contaminazione con la
modernità. ·
Enciclopedia delle Religioni, diretta da M.Eliade. Jaca
Books. ·
A. Faivre, Accèss de lésotérisme occidental di,
2 voll. ed. Gallimard ·
A. Faivre, Histoire de la notion moderne de tradition
dans ses rapports avec les courants ésotériques (XV° - XX siècles) di A. Faivre
tratto da ARIES La table demeraude 1999 Symboles et Mythes dans le
Mouvements initiatiques et ésotériques (XVII°-XX° siècles): Filitiations et emprunts ·
E. Lévi, Magia delle campagne e stregoneria dei
pastori[1],Atanor ·
J. Symonds, La Grande Bestia, ed. Mediterranee. ·
R. Alleu, Le
Origini Occulte del Nazismo, ed.
Mediterranee [1] Cfr. Enciclopedia delle Religioni, diretta da M. Eliade. Jaca Books, vol.3 Voce Occultismo, redatta da A.Faivre [2] Antoine Faivre, Accèss de lésotérisme occidental di, 2 voll. ed. Gallimard, [3] . Enciclopedia delle Religioni, diretta da M. Eliade.Jaca Books, vol.3 Voce Occultismo, redatta da A. Faivre [4] Éliphas Lévi, Dogme e rituel de haute magie [5] M.Ficinio, De vita coelius comparanda [6]
A. Faivre, Histoire de la notion moderne de
tradition dans ses rapports avec les courants ésotériques (XV° - XX siècles) di A.
Faivre tratto da ARIES La table demeraude 1999 Symboles et Mythes dans le
Mouvements initiatiques et ésotériques (XVII°-XX° siècles): Filitiations et
emprunts). [7] Cfr. Éliphas Lévi, Magia delle campagne e stregoneria dei pastori[7],Atanor) [8] Cfr. ID. [9] Cfr. ID [10] Cfr. ID [11] cfr., Saint-Yves dAlveidre Mission de lIndie [12] cfr, Saint-Yves dAlveidre, LArchéomètre [13] Cfr. John Symonds, La Grande Bestia, ed. Mediterranee. [14] Cfr, R. Alleu, Le Origini
Occulte del Nazismo, ed. Mediterranee). |
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