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Agone Poetico in Loggia

 

 

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Il Sorriso del Gallo

(Massimo Baicchi)

 

Alle rime dell'alba

nei segni incisi dal tempo.

Acque frastagliate da tronchi recisi,

andava lento il pensiero in voci profuse di aromi antichi.

Luce mercuriale, riflessi di un tempo.

Come foglie pendule,

destini carnali,

travalicano la vita

oltre la sponda, miracolosamente presente.

Nature di suoni Aurei,

creatura misteriosa, figura celestiale,

in rime notturne oltre la sponda,

aurora di rugiada.

 


 

Arianna

(Vittorio Vanni)

Arianna passava, sotto gli archi di una città vecchia e stanca.

Sbucciava assorta un’arancia come se guardasse una vita senza paura e senza illusioni.

E scendeva la notte, sotto gli archi, e Arianna, in mezzo alle altre stelle,

gli dei seguiva timida e feroce, come sui monti il cacciatore, svelto, segue la lepre.

Chi morderà ancora quell’arancia fertile di succo?

Chi percorrerà ancora quegl’archi con quell’andare?

Arianna discendeva scale di azzurro serotino, con guance rosa come succo di pesca spicca, un rosa dorato come gli ultimi, radi, cirri all’orizzonte.

Non cura Arianna, antichi dolori dimenticati.

Fra ciglio e ciglio non calano perle di lacrime, ma un riso chiaro fra scure pupille d’odalisca.

Fra i denti, come bianchi pinoli sbucciati, sgorga il succo agro e dolce di un ricordo improvviso di un gesto, una carezza, un niente pieno di niente.

Vi è una caverna piena di sabbia fine e lucente, su una spiaggia lontana, in cui nascondersi per sempre in un abbraccio senza tempo?

Se vi è una meta, Arianna, nella notte, dove sono i fili d’erba, smeraldi di un prato intravisto?

Dove vanno quei tram pieni di volti atroci, di mani e di silenzio?

Arianna non conosce il buio umido delle grotte, ma il sole di un mattino passato, le allegorie infinite dell’essere, le acque limpide e scorrenti di un’infanzia magra e matura, gelida di madri e rovente di sogni.

Così scorrevano gli attimi grevi, le andate ed i ritorni, le arance e i limoni, i sospiri e gli eventi.

Ancora, e per sempre, albe di biancospini e rose. Fino a che Saturno richiese il suo prezzo.

Un grano di sale fra i suoi capelli.

  


 

Kali-Yuga

(A.D.)

 

 Lampi metallici come fuliggine nel tempo/

Ad intermittenza ammorbano la mente/

Ti cercherò, mi troverai in un Altrove/

Il gioco del bambino sull’abisso/

Asciuga le lacrime di Krishna disperse nel tempo/

Un altro eone per dissipare l’illusione/

Ed osservare il corpo grossolano dall’esterno

 


Mia Zattera

(Sidus)

  Mia zattera è al limitare tra spazio e abisso;

nocchiero usato della mia anima

sebbene entrato nelle viscere,

provato alla prova delle pieghe

del dirupo coperto da alghe,

posidonie di Mnemosine.

Mia zattera è legata da capelli di pensiero,

desiderio e volontà:

nulla slegarla potrà

tra tormente e nembi,

paradosso di temporalità.

Varcato ho nazioni, confini, orizzonti

ma nulla è così grande come

la sospensione di un istante

quando nell’istante sei presente.

Mia zattera è sospesa tra aria e acqua:

sale di conoscenza, essenza di equilibrio

e di entropia.

Indistruttibile, esile e

magnifica.

 


 

INTROSPEZIONE

 (C.V.)

 

Guardarsi dentro,

esplorare la propria interiorità,

scendere agl’Inferi :

chi mai ci riuscirà ?

 

Nosce te ipsum,

gnothi seauton,

V.I.T.R.I.O.L. :

chi mai ci riuscirà ?

 

Cercare  il “vello d’oro”,

la  “cerca” del Graal,

il “ritorno da Babilonia” :

chi mai ci riuscirà ?

 

Superare le proprie paure,

vincere gli ancestrali tabù,

non condizionare il giudizio :

chi mai ci riuscirà ?

 

Tendere al “centro”,

bramare l’Illuminazione

chi mai ci riuscirà

 

E’ l’impresa più ardita,

quella impossibile che

Ulisse non compì :

chi mai ci riuscirà ?

 

Non so se qualcuno ci riuscirà,

forse nessuno potrà riuscirci,

ma conta quanto s’impegnerà.

 

In ogni caso io tenterò,

per tutta la vita m’impegnerò.

 

La mia anima mi appartiene

ed è per lei che ci riuscirò,

 

perché se sentirò battere nell’anima

la vita e l’anima del mondo, ….

soltanto allora mi sentirò “libero”.

 


 

Eravamo perfetti, felici nella nostra totalità.

La sfera, pienezza assoluta, che non ha principio né fine, era la nostra forma.

Io avevo te sempre in me, tu avevi me sempre in te.

Nulla cercavo, nulla cercavi.

Però un giorno, gli Dei, forse invidiosi di una felicità, simile alla loro, separarono

me da te, te da me; infelici ci fecero vivere e soffrire fatiche.

Ti cercavo, mi cercavi.

Molti millenni su questa terra, il leone, il cancro, i gemelli, il toro, l’ariete sono passati.

Il vento ha soffiato, sulle sabbie di Ghiza, diventate deserto, arso dal sole.

L’acqua non scorre più tra le zampe del leone, ma ancora non trovo pace.

Forse nemmeno tu.

Ti cerco in ogni sguardo di donna, in ogni sorriso, in ogni tua figlia, ma non ti trovo.

  


 

Anima mia

(G.D.)

 

Vorrei poter essere il tuo riparo

 Vorrei poter essere il tuo scudo

Vorrei poterti proteggere da tutte le intemperie della vita

 Vorrei sentire il calore della tua tenerezza

e del tuo cuore

 Vorrei poterti amare

ed essere amato

 Vorrei, un giorno, perdermi in te e sapere che verrai a cercarmi

Vorrei non perderti mai.

Anima mia

 


La Nascita

 (L.B.)

Come ricordo quella calda mattina di Giugno, quando alle sette hai visto la luce.

Come ricordo quella buia serata primaverile quando  ho visto la luce.

Per nove mesi ti sei formato nel pancino di mamma, prima un organo, poi un arto, e quel cuoricino che batteva come una locomotiva.

Per una vita ho camminato ovunque, affrontando solitudini e difficoltà, gioie e lutti, prima a testa bassa e con occhi timorosi, poi sempre più guardando in faccia la vita.

Per una notte intera hai provato ad uscire, girandoti e scalciando:  che voglia avevi di essere avvolto nelle calde  braccia di mamma.

Quante volte io, invece, avrei avuto il desiderio di nascondermi, di chiudermi in un angolo di spensierata solitudine troppo difficile da trovare.

E poi un gemito, un pianto, pronto ad iniziare il tuo percorso di vita.

E fra una lacrima ed un sorriso, anche io sempre ad affrontare i tornanti della mia esistenza.

Un raggio di sole passava attraverso quell’unica vetrata, e ti faceva già stringere quei piccolissimi ed ancora socchiusi occhi.

Qualche raggio di sole ha investito la mia vita, ed è solo grazie al ricordo di tale calore che ogni giorno affrontiamo ogni difficoltà.

E che gioia vederti fare i primi sorrisi, poi le prime scoperte a quattro zampe ed infine doverti rincorrere ovunque, ed intanto tu che inondi la casa con la tua spensierata risata.

La luce che ti ha avvolto è stata il simbolo della tua nascita, del tuo venire al mondo, del tuo esistere, proprio come quella luce che ho visto, tolta la benda, è stata il simbolo della mia rinascita, del mio venire al mondo nuovamente.

Dedico a te questo componimento, piccolino mio, a te che sei nato un anno prima di me.

 


 

Oltre il Dubbio

 

(D.B.)

 

Sia per noi destino o fato come figli del creato

alla vita e l'assoluto le risposte abbiam dovuto.

Che per noi sia la condanna lo scalar la gran montagna,

che per noi sia la fortuna dono fatto dalla luna,

può per noi esser rovina affrettarsi a quella cima?

Quando cerco le risposte allo specchio appisolato, mi domando se reato:

E’ reato o crudeltà quest’effìmera realtà?

Ma siffatte tal domande, se risposte insoddisfatte,

vo trovando altri quesiti nel contempo più squisiti...

Cerco adesso col fratello che intelletto acuto ha,

nel frattempo risoluto lascio star la verità;

Perchè quando tu sei solo al cospètto dello specchio,

altro tempo se n'è andato,

altra vita Lui s’ è preso senza aver la mano teso.

Se pertanto il risultato

chiama il dubbio e non reato,

nell'incerta teofanìa resta solo l'aporìa.

Tempo vive, tempo muore, tempo scorre le sue ore,

solìpsistico dolore,

appannaggio per chi sa,

può chiamarsi eternità!

E che mondo mai sarà il fatìdico aldilà,

ipostàsica realtà o aberrante nullità?

Le risposte son già date,

le domande terminate,

oltre il dubbio va la vita

se con grazia essa vissuta.

 


 

Mi hai fatto conoscere

amici che non conoscevo,

mi hai reso vicino i distanti,

l’estraneo fratello.

Lasciando la mia vecchia dimora

Ho temuto al pensiero di una nuova vita

dimenticando che Tu

sei sempre antico nel nuovo.

 

Nella vita e nella morte,

in questo o in un altro mondo,

in qualunque parte mi conduca,

Tu sei il solo compagno di

questa mia vita senza fine,

che sempre, con vincoli di gioia,

unisci il mio cuore all’ignoto.

 

Se conosco Te

nessuno mi sarà estraneo,

perché unisci tutti in Te,

che hai reso vicino i distanti,

l’estraneo fratello.

 


 

L’iniziazione

 

Stanza nera, cupa, silenzio assordante, lontani rumori sinistri.

Simboli, un tavolo, te stesso, i pensieri di un profano.

Le paure per qualcosa che non sai

Ma che, sì, sta cambiando.

 

Per sempre.

 

Parole, rumori, gesti,

silenzio ancora, ancora, ancora.

 

Stai trapassando,

lo avverti.

 

D’improvviso,

la Luce,

il calore di una nuova famiglia.

 

Ora sei fratello libero muratore.

 

Per sempre.

 


 

 

C’è sempre qualcuno con me

Mi ascolta in silenzio

Dolcemente, con riservatezza

Mi accompagna, mi sorregge

E compatisce,

perché soffre con me,

 gioisce con me,

quando sbaglio e quando cresco,

quando mi perdo

e quando capisco.

Sa tutto di me,

anche quello che non so.

Se imparassi a conoscere

La voce del silenzio

Potrei ascoltare le sue parole

E sentire le sue carezze.

Il silenzio ed il buio

Sono la sua voce ed il suo sguardo,

dolci e luminosi,

forti come il Sole,

delicati come l’aria,

e sono per me,

dentro di me.

Sono i miei occhi,

coi quali non ho mai guardato,

la mia voce che non ho mai ascoltato.

 


AI VISACCI

(Sidus)

fuori concorso

   

Ai Visacci il Tempo si ferma come

un incanto,

uno squarcio di passato, di presente e di futuro;

una incrinatura di ciò che è, o che dovrebbe essere;

in noi tutto si compie o si comporrà.

Ma ogni afflato senza principio né fine è delizia eterna

per l’animo che affonda nell’inedia e nella

palude di profanità.

Vorrei che l’istante si solidificasse

in Luce Astrale cristallina

per raccoglierne la magia e l’incantesimo,

l’Arte della Forza,  per sentir cantare piano

l’orazione delle Salamandre, delle Ondine,

delle Silfidi e degli Gnomi e le

presenze dell’aere nascosto e Segreto.

Nella bruma dell’ esistenza

ogni cosa è greve: non la musica della pietra

che prima rotola e poi si fa Opera

nel cubo perfetto della forma,

né del suono dell’eggregore

che si stringe e vibra armoniche

all’unìsono.

Ogni cosa ora è giusta e perfetta

senza Tempo né Spazio

in noi, per noi e tra noi.