DAVID MARIA TUROLDO

 

 

Fu Frate dei Servi di Maria .

Nacque a Moderno, nel Friuli nel 1916 e morì a Milano in un tristissimo 6 Febbraio del 1992.

Le sue origini sono contadine. Si laurea in filosofia alla Cattolica di Milano ed è stato uno dei personaggi più discussi, più amati e più vivi della Chiesa del ‘900.

Visse in diversi luoghi d’Italia e del mondo, ma la città di elezione fu Milano.

A Milano fondò con Padre Camillo De Piaz la “Corsia dei Servi”, partecipò alla resistenza antifascista con il gruppo de “L’Uomo” e tenne la predicazione domenicale in Duomo dal 1943 al 1953. Scrittore di saggi e di libri di spiritualità, collaboratore di giornali e riviste, sceneggiatore di un film “Gli ultimi”, Turoldo giocò un ruolo importante anche dal punto di vista politico e sociale. Giorgio La Pira fu un suo carissimo amico e lo aiutò con Padre Tacci, “allora Provinciale dei miei fratelli della SS. Annunziata”, nei giorni bui fiorentini. Ebbe incomprensioni e scontri anche con la Chiesa di Roma e subì provvedimenti punitivi.

Il Concilio Vaticano II° fu di una importanza incredibile e lo portò a ritirarsi nel paese natale di Giovanni XXIII°, Sotto il Monte. Gli ultimi anni sono segnati dalla più alta produzione poetica e dalla lotta contro la malattia.  Si instaurò anche un più sereno rapporto con la chiesa ed il cardinale Martini lo richiamò a predicare nel Duomo di Milano. Ricevette il Premio Lazzati da parte della Fondazione Ambrosianeum.

Tutta la sua vita fu visitata dal dramma di Dio, e fino all’ultimo, quando gli chiedevano se si sarebbe rifatto frate rispondeva che “non poteva capitarmi sorte migliore”.

Dio, il Dio del Cristo Crocifisso, fu la sua gioia ed il suo dolore, la sua pace e la sua guerra, la sua vittoria e la sua sconfitta. Una vita , la sua, come divorata dall’assenza dell’Assoluto.

Accanto alla Vocazione, la Resistenza: resistere al mondo ed alle sue ingiustizie in quanto chiamato a farlo dall’alto. Resistenza soprattutto all’interno della Chiesa, contro una gerarchia spesso dominata da logiche mondane per le quali dovette soffrire pesanti e ripetute umiliazioni.

 

 

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Da “Canti ultimi”

 

 

La vita che mi hai ridato

Ora te la rendo

 

                        nel canto.

 

 


 

In muta attesa

 

Parole, e segni, e immagini,

ringhiere alle nostre solitudini:

 

maschere di depistaggio

dalla strada verso il nudo

Essere:

 

certo, neppure da nominarsi,

appena da invocare

in silenzio:

 

là tu permani

oltre lo stesso Dio:

 

e io di qua

in muta attesa….

 

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Se almeno  ti fossi lasciato

- non dico dai sensi, -

possedere dall’anima,

mia galassia di desideri,

 

ora anch’io oserei

cantare un nuovo Magnificat

 

in nome di tutti gli amanti

non più delusi,

 

nel nome di una terra

ancora vergine.

 

 

 

"Enoch camminò a Dio; poi non ci fu più, perché Dio lo aveva preso." -Genesi 5:24 NIV.

 

Neli Di Pisa

Novembre 2007