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L A PRESCRIZIONE DELLO STUPORE NEL RITUALE DI
INIZIAZIONE ALLA
ANTICA LIBERA ACCETTATA MURATORIA
di
E’ evidentissimo il ruolo rivestito dal senso dello
stupore nella codificazione del rituale massonico.Talmente evidente, che mi
sembra assumere piuttosto i connotati di una implicita e precisa prescrizione
deontologica,tramandataci dalla Antica L :. M :.
<F:.1° Sorv:.! Si batte alla porta del T:. da
Profano!> Come se non lo si attendesse.
<Un Profano si trova alla porta del T:.? Potrebbe
essere un nemico! FF:. armiamoci e teniamoci in guardia!> Come se la fase di
delibazione del postulante non avesse già esitato nel decreto della sua
iniziazione.
<Fategli domandare il
suo nome e cognome!> Come se non li si conoscesse a menadito e con tanto di
curriculum vitae.
<Chi è là?> <Un profano che chiede di essere
ricevuto Libero Muratore> Come se non lo si fosse scientemente condotto alla
porta del T:. con questo proposito.
<Come ha osato fare questa domanda?> Come se non
fosse già avvenuta la tegolatura, e si precipitasse da un empireo di meraviglia
e di stupore.
<Profano,cosa sapete voi della Massoneria?>
<Nulla> Come se si ignorasse che ciò non può essere,e che la risposta è
discretamente suggerita.
Ora, si potrebbe facilmente dismettere tutta questa
esplicita codificazione dello stupore ritenendola perfettamente contestualizzata
ad un àmbito iniziatico: il profano accede ad una nuova dimensione, dunque è
naturale che lo scenario sia attraversato dallo stupore.Non vi sarebbe a tal
punto più nulla su cui speculare: le due dimensioni sono perfettamente
simmetriche.
Ma non è così.Questa codificazione dello stupore non è
affatto circoscritta all’alveo epifanico della Iniziazione e rifiuta di
saziarsi in esso.La vediamo invece insinuarsi in altri rituali,quali quello
funebre:
<FF:.! Il nostro caro F:. è morto!> Come se ci
cogliesse di soprassalto la valenza commemorativa della Tornata.
<FF:. Sorv:. Annunciate la dolorosa perdita alle
vostre colonne> Come se esse fossero assorte in un sopore di nescienza
immemoriale che solo una notizia ferale sarebbe idonea a sconvolgere e
perturbare.
Non solo.
La codificazione dello stupore si emancipa da
qualsivoglia inquadramento in situazioni peculiari, per insediarsi in quelle
ordinarie, certificando così –al di là di qualsivoglia ragionevole dubbio- la
sua raggiunta reificazione:
<FF:. 1° e 2° Sorv:. Quale è il primo / Quale è il
secondo dovere di un Sorv:. In L:.?> Come se non li si conoscesse ad usura.
<FF:. Sorv:. Assicuratevi che tutti i presenti
sieno LL:.M:.> Mio Dio,come se non si ricordasse di essere i testimoni della
loro Iniziazione!
<M:.V:. dai segni che danno riconosco tutti i
presenti come LL:.MM:.> Come se occorresse il soccorso di una esegesi. [Il
che ci ricorda che i segni massonici non detengono una mera valenza
identificativa, bensì custodiscono una latenza evocativa che se ne susciterebbe
non appena se ne assumono le posture.Ha perciò fin troppo bene detto il F:.
Lamberto Landi che <il rispetto dei rituali non è formalismo>]
A questo punto non
possiamo solo indurre,bensì dobbiamo ammettere,che lo stupore è un connotato
cardinale deliberatamente introdotto e tramandatoci dai Codici, e che come tale
deve essere assunto quale elemento caratterizzante della identità Massonica.
Perché?
I nostri predecessori si divertivano a giocare a
nascondino,o c’è qui un valore che merita di essere tesaurizzato?
Se si trattasse solo del piacere manieristico di
replicare formule auliche,questo servirebbe non a modificare il mondo in
meglio,ma a consolidarlo nei suoi stereotipi.Infatti non c’è niente di più
convenzionale della magniloquenza retorica.In tal caso lo stupore svolgerebbe
mansioni da cortigiano : anziché
raffigurare l’inaudito, servirebbe la causa dell’ ordinario: retorica
significa impadronirsi di terminologie rivoluzionarie per disinnescarle impiegandole
in un contesto conformista.
Ma per omologarsi non occorrerebbe costituire una
Loggia all’Obbedienza! La Massoneria è infatti una strutturazione
parallela,confermata in questo dalla sua propensione al segreto , che per il solo fatto di configurarsi come tale,si
colloca automaticamente in una direttiva allineata fuori dall’ ordine costituito.
A cosa serve una struttura “parallela”?
Non a confermare i pregiudizi della realtà, altrimenti
vi coinciderebbe anziché affiancarvisi. Ma neppure a evaderne o fuggirne,poiché
in tal caso sarebbe non parallela bensì divergente, e si costituirebbe all’anarchia e non all’obbedienza,
Una struttura parallela serve a determinare un
contrappunto per leggere più trasparentemente la realtà e per
interpretarla.Infatti il Dio vivente
di s.Paolo non ha più nulla da dire, se cessa di rapportarsi al Dio absconditus, e la realtà acquisisce il
suo significato solo fintantochè questa relazione è mantenuta.
Si dice che Hiram significhi <vivente> , e che
Adon significhi <signore> , per cui Adonhiram, subentrato ad Hiram dopo
la morte di quest’ultimo, significherebbe <signore vivente>.
Non ha allora alcun senso specificarlo come tale se
non si volesse con ciò anche alludere
alla figura parallela e sinergica di un <signore morto>.
Ma se la si costella quale sinergica,si intende che vi è una equipollenza tra i due
poli,ovvero sussisterebbe una diarchia
dove il signore <morto> sarebbe incorso in tutto, a seguito della sua
morte, tranne che in una estinzione della sua onnipotenza.
Ma <signore morto> non è il fedele contrappunto
di <signore vivente>.Il puntuale contrappunto sillogistico sarebbe :
<signore morente> , una figura
indefinitamente sospesa sulla dorsale del trapasso.
Tutti Voi ill:.mi e car:.mi FF:. sapete che il Santo
Graal appare e scompare in una spola perpetua fra due mondi. Quando c’è,non c’è mai del tutto. Quando svanisce, non è
mai svanito del tutto.
L’intera sua leggenda appare sospesa in un limbo di
precarietà dove le cose non si vedono ma si intravvedono.Dove le documentazioni
si reperiscono solo per tornare a smarrirle.Dove tutti i cavalieri sono
perennemente coinvolti in una epopea di instabilità perenne che nessuno di loro
è capace di sedare: una implacabilità la abita, come se essi fossero contesi e
straziati lungo un crinale sotteso fra due mondi.
Ai confini della Terra Avventurosa sta poi nientedimenochè un <re malato> ,
cioè esattamente un <signore morente> , avvolto da un Reame che non è più
che un simulacro di Camelot, una <Terra Desolata>.
Quivi le parole sono sempre <perdute> , le
regalità sono sempre <decadute> , le pietre sono sempre <meteoriti>
e cioè anch’esse <cadute> [talora dalla <fronte di Lucifero>] , e
nessuno si può esimere dal constatare che,per quanto umoristico appaia, non vi
è un solo personaggio,nell’ impianto della intera leggenda, che goda di una
invidiabile salute.
Non ci si meraviglierà che, in un’aria tanto intrisa
di shakespeariani sortilegi, non vi sia neppure alcuno dotato di buona memoria.
Il <re malato> stesso appare tale non a causa di
una eziologia precisabile, ma perché sembra trattenuto a stento sull’orlo di
una fatiscienza che anela alla dissoluzione nella narcolessi più
completa.Qualsiasi ricordo <precipita> nell’oblio.
E,dice la Massoneria, che la pietra grezza sarebbe
<vile>. Ora,se lo è,lo è nel senso che è non tanto primitiva, quanto
(probabilmente) abbrutita, cioè umiliata.
Se è umiliata, lo è perché si è persa: è Senza Oriente.
Se è <persa>, da dove si è persa?Cioè: da dove
proviene?
Evidentemente è <caduta>. Ma se è <caduta>
è probabilmente <de-caduta>.
Se è <de-caduta> vuol dire che in origine era sacra.
Perciò vi è una contrapposizione fra due dimensioni:
quella di origine e quella di arrivo.
La patologia consisterebbe nell’oblio di questa
bipartizione.Per chi è situato sul versante dell’ arrivo,nell’ oblio della
dimensione di origine. E per chi è situato sul versante dell’origine,
nell’oblio che vi è una dimensione di destinazione!!!
Perché dunque questo <oblio>, perché si
<dimentica>?
Perché si è complici.Si vuole ingrassare del proprio
potere dimenticando che esso deve essere al servizio di un destino. Oppure si agonizza nella propria viltà ignorando la
dimensione che ci chiama.
Il <re morente> è smemorato perché ricorda fin
troppo bene:la sua patologia non è quella della sclerosi, bensì quella della
isteria freudiana: il malato è <malato di un ricordo>. Quel che ci
travaglia sulla terra è il ricordo di tutto il teorema di fedeltà e infedeltà
al sacro che ci chiama.
Per inciso,si potrà ricordare che l’etimologia di
<sacro> e del suo aracaismo
<sagro> attiene al bosco e alla <selva>: cioè non referisce a entità nouminose bensì pedestri.Non cè
quindi autentica sacralità se essa non è contaminata con la dimensione aliena
della materia.E ricorderemo qui la
religione celtica, i druidi e il loro ritualismo che si svolgeva nei boschi,
nella <selva>, da cui il ruolo teofanico del <vento druidico> ,
come con grande chiarezza e pertinenza venne descritto
dal M:.V:. Morra della R:.L:. Costantino Nigra nella esposizione della tavola
<Il Druidismo>.
Allora la <caduta> non è casuale.E un ricordo
molto preciso in realtà ci soprassale le volte in cui riusciamo a configgere
con fermezza il nostro sguardo nel nostro passato.
E’ questo soprassalto
che si ricapitola ad ogni tornata nel nostro magnifico rituale.
Così lo stupore nella codificazione Massonica si pone
come ammonizione costituitiva di ogni identità iniziata.
<In principio la fede muoveva le montagne solo
quando era assolutamente necessario, così il paesaggio rimaneva per millenni
uguale a sé stesso. Ma quando la fede iniziò a farsi popolare e alla gente
parve divertente l’idea di smuovere le montagne,queste non facevano altro che
cambiare di posto, il che naturalmente creava più problemi di quanti ne
risolvesse. La brava gente preferì allora abbandonare la fede e ora le montagne
rimangono,generalmente, dove sono. Ma quando sulla strada maestra si produce
una frana sotto la quale muoiono dei viaggiatori, è che qualcuno,molto vicino o
lontano, ha avuto un leggerissimo fremito di fede.> (Monterroso)
Lo stupore massonico,prescritto finanche per le
evenienze più pacifiche, serve proprio a ricordare che, nel mondo prosaico che
pensiamo di abitare, ogni tanto è possibile avere un soprassalto di fede.
Il <soprassalto> è determinato proprio dallo
scompenso dato dalla appercezione della sincope che separa i due mondi.Ma perché prescriverlo, cioè
perché dover ricordare,visto che noi
siamo nel mondo al di qua?
<Questo comando che Io oggi ti ordino non è troppo in alto per te, né troppo lontano da te. Non è
in cielo, perché tu debba dire: chi salirà infino al cielo per noi, per
prenderci questo comando e farcelo udire affinchè noi lo si conosca e lo si
possa eseguire?> (Deuteronomio ,
cioè <la seconda legge>!)
Non è in cielo!!!
Diventa allora chiaro che non vi è alcuna vera bipartizione tra due mondi: <Non
si accorgono che questo amore e questo Dio esiste già nel circolo e in questo circolo, e che essi duplicano
inutilmente una ricerca già compiuta o ripetono metaforeggiando il già trovato,
quasi nel mito di un altro mondo che
ritragga il dramma stesso dell’unico
mondo> (B.Croce)
Il mondo dell’al di là va ricordato allora perché,in
realtà, non è affatto al di là.
Per cui : <per odiose che fossero, le menzogne
sembrano contribuire a creare la verità:impossibile non contaminarsi nella
storia,non stare sulla scena,non degradarsi nell’atto,in questa farneticazione
cui è demandato tutto l’atto del raccontare. Solo i fantasmi appaiono reali. E
di fatto una storia c’è, ed è storia di fantasmi. Ma è anche una riproduzione cioè una replica, e come tale rinvia a qualcosa che non c’è , che non
c’è più, e che forse, magari, non è mai
stato> (H.James)
Non è mai
stato, perché appare bipartito,ma in realtà appartiene a un unico mondo.<L’altro, lo stesso>
soleva dire Borges.
L’uomo non è creatura dell’al di là : nessuna vera
patria si sottrarrebbe così pervicacemente ai proprii figli. L’uomo non è
creatura dell’al di qua : a casa propria non si starebbe così male. L’uomo è la
creatura dell’interregno.
E’ in questo senso allora che le creature fantasmatiche
sospese nel reame del sogno, appaioni più reali di quelle compromesse con la
terra.
<Che ora è F:.2° Sorv:.?> Come se non lo si
sapesse,come se vi fosse da fidarsi della risposta,come se non si attendesse da
sempre lo scoccare della medesima risposta. E’ <mezzanotte>, l’ora dell’
interregno: l’ora tradizionale di tutti i fantasmi, che divengono tali in virtù
di questa consapevolezza.
<Ora, nella vera notte dell’anima, sono eternamente
le tre del mattino,giorno dopo giorno. Ed ecco l’orrore sopraggiungere come il
temporale. E se questa notte prefigurasse quella che segue la morte; se l’ al
di là non fosse che un brivido senza fine sull’ orlo di un abisso in cui ci
sospinge tutto quanto in noi è vile e corrotto, e nel quale ci precedono la
viltà e la corruzione del mondo. Nessuna scappatoia,nessuna via d’uscita,
nessuna speranza, null’altro che la perpetua ripetizione del sordido e del
semi-tragico… O forse attendere indefinitamente ai confini della vita senza
poterne mai oltrepassare la Soglia che ce ne separa. Quando suonano le quattro,
non sono più che uno Spettro> (F.S.Fitzgerald)
Quando il Fratello lascia la Loggia,è mezzanotte
affinchè per lui resti mezzanotte fino alla prossima Tornata: il sole sorge
solo a Oriente.
I Massoni vivono in un “altro” mondo perché sono
Spettri.Qui risiede l’origine necessitata e necessitante del segreto e della invisibilità massonica: è una necessità fisiologica poiché senza di
essa viene meno tutto il metabolismo che riveste l’identità Massonica.
E i nostri rituali ci ricordano ogni volta che siamo
fantasmi,e che come tali ci svegliamo
a mezzanotte. L’ora dove la realtà e i sogni si pongono sullo stesso piano che si rivela poi essere l’unico vero piano, e i piatti della
bilancia risultano perfettamente livellati,e occorre trattenere
impercettibilmente il respiro per non disturbare con parole “profane” un
equilibrio così sopraffino e miracoloso e –sotto tutti i punti di vista- stupefacente.