A.·.G.·.D.·.G.·.A.·.D.·.U.·.
Una indagine sul simbolismo della
Forza come nume tutelare della Piccola Sorveglianza Muratoria
di
La Massoneria c'est
moi: e tu non avrai altra Massoneria all' infuori della mia.
Voglio
chiederVi: quanti di Voi riterrebbero accettabile una dichiarazione del genere?
Sono molto lontano dal vero se rispondo: nessuno?
E
siete tutti Massoni.
Una
Massoneria che può essere definita, non è la Massoneria: altrimenti i Suoi
adepti la riconoscerebbero come tale.
Ma
allora, che cosa è Massoneria, perché i Suoi discepoli condividono uno stesso
ed unico tetto, e come potremo salvagurdarLa dalle deviazioni, se Essa sfugge
ad ogni precisazione?
La
Massoneria è una istituzione che trova nella poliedricità i connotati della sua
identità e della sua ragion d'essere: ed è cruciale che la varietà di tutte le
possibili Visioni[1] di cosa sia e possa essere
Massoneria, possano anche convivere sotto un medesimo cielo; è così infatti che
la Massoneria è Massoneria: per la polifonia delle sue prospettive. Se invece
ogni Visione dovesse auto-percepirsi come esclusiva e totalizzante, e si
sentisse perciò autorizzata ad inaugurare un suo specifico Grande Oriente, ecco che verrebbe a mancare proprio la
caratteristica fondante, poiché sotto un unico tetto verrebbe a trovarsi una unica[2] Visione di
Massoneria: non è più Massoneria, benchè possa darsi il titolo di Massoneria:
d'altra parte anche «certe donne si danno la passione allo stesso modo con cui
si danno il belletto» (M. Yourcenar[3]).
Dove
c'è unilateralità, e cioè dogma, la
Massoneria svanisce, poiché i
Massoni stessi non la riconoscono più come tale.
E
questa è una prima definizione di Massoneria, che la apparenta -so che
susciterò un sorriso e un'ombra di scandalo- al Tao: La Massoneria che può
dirsi Massoneria, non è ancora
«E mentre or quinci or quindi invano il
passo
movea, pien di travaglio e di pensieri,
Ferraù, Brandimarte e il re Gradasso,
re Sacripante ed altri cavallieri
vi ritrovò, ch'andavan in alto ed in
basso,
ne men di lui facean vani sentieri;
e si ramaricavan del malvagio
et invisibil Signor di quel palagio.
Tutti cercando il van, tutti gli danno
Colpa di furto alcuno che lor fatt'
abbia:
del destrier che gli ha tolto, altri è
in affanno;
ch' abbia perduta la donna, altri
arrabbia;
altri d'altro l'accusa: e così stanno,
che non si san partir di quella gabbia;
e vi son molti, a questo inganno presi,
stati le settimane intiere, ed i mesi.»
L.
Ariosto, Orlando Furioso
Data
questa inafferrabilità, molti apprendisti credono che da qualche parte vi debba
essere la Massoneria vera, la Massoneria afferrabile;
e che essendo essa così nebulosa, essa debba stare dentro qualche Cripta
oscura, dove si accederebbe per anzianità e con password, e nella quale si potrebbe finalmente sostanziare l'
apoteosi della malversazione. Oppure taluni credono che tra le Visoni di Massoneria
si potrebbe includere quella opportunistica.
Ed
è qui che possiamo definire l'unico altro parametro definibile di Massoneria:
tutto ciò che riguarda il «particulare», non è Massoneria. Perché?
Perché
c'è un rituale.
Se
noi ci fossimo costituiti solo come network
di conoscenze con finalità affaristico-lobbystiche, non avremmo avuto bisogno
di un rituale più di quanto potrebbe servire «Una pennacchio sull' elmo di un
disgraziato» (Shakespeare): avremmo potuto molto più profittevolente (e con molta minore visibilità, invero)
riunirci in appartamenti privati, o costituirci al modo di tante altre
associazioni [4], andando subito al sodo
della questione, senza bisogno di alibi: infatti, che non si abbia a pensare
che la presenza dei rituali è stata introdotta per fornire una copertura: infatti, di grazia, davanti a
quale Tribunale potrebbe mai
essere impugnato un simile alibi? Mi si risponda e, riconoscendo che allora è
un alibi poiché è impiegabile,
io tacerò.
La
presenza dei rituali è proprio lì a ricordarci che il nostro profilo si sottrae
ad un simile riduttivismo e che noi Massoni siamo qualcosa di più, poichè
dobbiamo condividere un anelito alla Grandezza:
altrimenti la cerimonialità non serve a nulla.
Non
voglio dire che utilizzare la Massoneria come network di conoscenze sia peggio
che stipendiare dei lobbysti per tenere degli hearings davanti alle Commissioni del Senato Statunitense. Voglio
solo ricordare che, se l'urgenza di tale percezione di Massoneria dovesse farsi
prioritaria in un Fratello e tale da obnubilare tutto il resto[5], dato
quantomeno il riscontro empirico occorrerà che egli tenga bene a mente questo:
se si vuole utilizzare la Massoneria come network o utensile profano, le
mansioni affaristiche sono quelle in cui questo utensile ha dato la peggior
prova, e ove ha dimostrato di
funzionare meno e con minore efficienza. Per motivi affaristici la luna
consiglia: cercate altrove.
Si
argomenta che la parola che meglio descrive la Massoneria sia «Tolleranza», e
si ascrive alla implementazione di questa virtù etica la natura imprecisabile
della Istituzione[6]; e anzi vi è chi nutre un
malcelato fastidio verso l' altrettanto caratteristico (al punto che svetta sui
Seggi dei Venerabili, se i miei occhi non mi tradiscono) trinomio
concorrenziale «Libertà Uguaglianza Fratellanza»: infatti questo trinomio reca
con sé echi rivoluzionari, e la rivoluzione, si argomenta, è anti-massonica:
infatti, cosa avrebbe a che fare il Terrore
con la Tolleranza? Nulla, occorrerà pure ammetterlo.
Negli
archivi della Bastiglia[7] sono
conservati i verbali di polizia, redatti nel XVIII secolo, degli interrogatorii
di Massoni. Sapete perché i Massoni erano visti con sospetto? Per il solo fatto
che si riunivano attraverso convocazione, e i loro Segretari redigevano un
Verbale. I registri della Polizia evidenziavano che le indagini, e le
successive diffide dal riunirsi ancora, erano avviate poiché in tali riunioni
si esercitava -testualmente- «L' eloquenza». Ad una sensibilità contemporanea
tale imputazione appare insostanziale, ma due secoli fa il termine «eloquenza»
era politicamente connotato: chiunque
si riunisse a parlare era per ciò stesso sospetto. Nell' età dell' Assolutismo,
dove il Sovrano promulga Editti, e dove l'unica Religione accettata è la
religione cattolica e Romana intesa nella sua accezione inquisitoria e
dommatica, perché ci si dovrebbe convocare e riunire per parlare? Che cosa ci
sarebbe da discutere?? Non c'è proprio un bel niente da discutere!! Di qui il
sospetto poliziesco, e l'accezione particolare della parola «eloquenza».
Ci
si meraviglierà se si aggiunge che il termine «Costituzione» era connotato in
senso analogamente poliziesco? L'ultima volta che un Parlamento aveva discusso
di «Costituzione», aveva tagliato la testa ad un Re, incarnazione di Dio in terra:
Carlo d' Inghilterra. E i Massoni dichiaravano esattamente di fondarsi
nientedimeno che sopra delle «Costituzioni». Quali? Quelle di Anderson. Inutile dire che
l'aggettivazione poco importava alla polizia del Re.
Lo
stesso vale per la parola «Tolleranza»: essa non è una introduzione recata
dalla Massoneria moderna, ma una eredità che ci viene trasmessa da quel secolo,
e che con quelle altre terminologie condivide appieno il loro senso politico:
«Tolleranza», infatti, era un palmare riferimento al primo documento che aveva
consegnato tale parola al patrimonio culturale europeo: l' Atto di Tolleranza del Parlamento Inglese di Cromwell: quel
Parlamento che per primo decapitò un Monarca.
Alla
mia sensibilità appare che qui si apra non uno spiraglio, ma un vertiginoso
squarcio su quella soglia che collega il mondo profano al mondo Iniziato: cioè
esattamente su quel liminare alla cui custodia è preposto il Secondo Sorvegliante. Forse non tutti hanno
prestato molta attenzione al fatto che alla apertura dei Lavori Muratorii il
Primo Sorvegliante ad un certo punto alza la Colonna sul Suo banchetto, e il
Secondo la abbassa: questo accade non appena il M.·.V.·. dichiara la Loggia regolarmente aperta. Il significato del
gesto è che la autorità del Secondo Sorvegliante viene meno non appena la Loggia si apre, e ritorna in vigore
non appena la Loggia si chiude: il Secondo Sorvegliante non sorveglia quel che
i Massoni fanno in Loggia: sorveglia quel che essi fanno fuori[9]:
poiché fuori della Loggia, essi non smettono di essere Massoni neppure per un
secondo.
Verrebbe
dunque da chiedersi: tale Seconda Sorveglianza deve essere intesa come una
sorveglianza avente lo scopo univoco di impedire l'ingresso di profani nel
Tempio, o non avrà forse una mansione bidirezionale? Il Secondo Sorvegliante è
e resta un Fratello, e dunque il suo ruolo deve essere orientato
specificatamente ai Fratelli, più ancora che ai Profani. Non potrebbe dunque
essere fondata la ipotesi che la Sua funzione sia bicefala, e cioè quella di
garantire sia che nel tempio non entrino Profani (che peraltro Vi entrano,
quando sono «liberi e di buoni costumi»), sia
quella di accertarsi che i Massoni ne escano? Sembrerebbe che quel
che il Massone fa nel Tempio è altrettanto importante -vorrei dire quasi funzionale- a quel che fa fuori del Tempio. Ed ecco perché
è assai rilevante definire cosa e come ciò che è Massoneria debba rapportarsi e
relazionarsi con ciò che è profano, e non è Massoneria: poiché la Massoneria è tenuta a confrontarcisi, sulla
base dei simbolismi suggeriti dal Secondo Sorvegliante.
La
Bellezza è emblema del Primo Sorvegliante. In greco il termine bellezza si
traduceva con cosmos, da cui la accezione moderna di cosmetico. Eppure anche cosmos, così come la parola tolleranza, custodiva un significato
alternativo, da integrarsi con il primo: quello di ordine, da cui il termine attuale di cosmo inteso come volta stellata che obbedisce alla Gravitazione
Universale.
Tale
accezione di ordine inteso come cosmos
si differenzia da quella greca di ordine inteso come nomos: il nomos è
l'ordine della norma e della nomencaltura[10],
cioè l'odine eteronomo, imposto dall' esterno: il cosmos è l'ordine spontaneo che sboccia dall' interno e, ad
esempio, fa germogliare un fiore o orbitare un pianeta. L'idea implicita nella
doppia accezione bellezza/ordine è che ciò che giunge ad un ordine spontaneo, è
anche esteticamente bello: connotato questo che non si condivide
necessariamente con l'ordine nomotetico imposto (l' Iraq è un paese ordinato, e chi lo metterebbe in
dubbio? E' anche bello?). Il che ci conferma che la bellezza cui si riferisce
il simbolismo del Primo Sorvegliante è allora quella di cosmos, epperciò quella che allude anche all' Ordine!
Ma
nel mondo umano l'ordine non c'è: non è forse tutt'oggi vera, e risuona nelle
orecchie, la frase di incipit del Contratto Sociale di Rousseau: «L' uomo
nasce libero, ma dovunque è in
catene. Come è avvenuto questo cambiamento? Lo ignoro»? Non è essa una prova
che l'uomo nasce libero e sotto le egide del cosmos, ma ripiega sotto quelle della servitù?
Non
collochereste Voi esattamente qui il simbolismo della Forza e del Secondo
Sorvegliante? Non è proprio su questo snodo che la sinergia tra le due Sorveglianze si fa autoevidente ed irresistibile? La Forza
deve essere impiegata per infrangere le catene, e tornare alla armonica libertà
e bellezza/ordine naturali che Dio e il giusnaturalismo ci hanno garantito alla
nostra nascita: noi nasciamo liberi.
Ma non c'è libertà senza combattimento, una volta in catene: ed il
combattimento non può essere arbitrario, o finalizzato ad una Utopia umana, ma
finalizzato a ricondurre il mondo alla armonia naturale, dove tutto trova il posto che gli compete -e non
quello che gli viene assegnato-
poiché tutto è titolato ad esprimere al meglio la propria specificità e
singolarità, e proprio nella massimizzazione di questo aspetto si concretizza
la possibilità del cosmos: l' Ordine Muratorio, dove tutto può
convivere e trovare pace sotto un unico tetto.
Tutti
conoscono i glifi astrologici di Marte, simbolo astrologico della Forza: un cerchio da cui si
diparte una freccia; e quello di Venere, simbolo astrologico della Bellezza: un cerchio sotto il
quale pende una croce. Però non tutti forse sanno che esiste anche un glifo
astrologico per la Terra: un cerchio sopra il quale svetta una croce. Questo
ultimo simbolo lo troviamo riprodotto, senz'altro inconsapevolmente, in una
Istituzione umana che più di altre rappresenta la forza: il Patto Atlantico. Ai
quartieri generali della NATO è presente, all'ingresso, una grande stella a
quattro punte che si conficca sul suolo: ed essendo la terra sferica, non vi
sono dubbi che il messaggio subliminale è quello di una riproduzione del
simbolismo ctonio della terra: un globo sopra il quale si avvita una croce: et in hoc signo vinces.
La
Forza è Forza perché si confronta con la materia,
perché si batte: in Paradiso non serve
I
due simbolismi non sono affatto in contraddizione, né come sarebbe
semplicistico dire, si integrano: essi sono proprio la stessa cosa. La Forza è
Forza che proviene dallo Spirito,
e che si qualifica solo nella misura in cui ha ragione della refrattarietà
della Materia. Non esiste una
forza astratta se non che nelle Accademie, delle quali Voltaire diceva : «E'
curioso constatare come non una sola opera di genio sia mai uscita da una
Accademia»[12].
La
Forza è Forza davanti alla materia. Il simbolo di Ercole, altamente specifico
del Secondo Sorvegliante, ribadisce una volta di più che la Forza cui si allude
in Massoneria,
Non
ci sono i presupposti per dissentire da James Hillman quando in molte sue opere
si accanisce a squalificare il mito di Ercole: lo spessore del genio di Hillman
è tale da ammutolire chiunque. Tuttavia non dovremmo rinunciare a rinvenire in
Ercole almeno un aspetto limpidamente positivo: egli è un felice connubio,
nella sua ostentata muscolarità, tra gli aspetti tragici e dionisiaci della materia
e del mondo (nel mondo si muore, e si muore sul serio: «Davvero, la morte? Sì,
davvero»[13]) e la possibilità di
affrontarli secondo la modalità apollinea e lineare del confronto diretto: a viso aperto.
Il
che confligge apertamente con la tesi (errata) secondo cui la Massoneria
dovrebbe operare attraverso il segreto: quantomeno, il simbolismo di Ercole lo
nega. L' etimologia di segreto è secretum:
che si riferisce alla secrezione
ghiandolare, e cioè non all' occulto, ma all' intimo: e troverei davvero da uomini grossolani non
ravvisare differenza tra occultamento e intimità. L'occultamento è voluto, la
intimità necessaria. Se il Massone deve coltivare le virtù, che non si commetta
l'errore di credere che dietro ad ogni virtù ci sia un invidiabile talento, così come Balzac diceva che dietro ogni
fortuna c'è un delitto: dietro ogni virtù, infatti, non c'è una fortuna, ma un dolore. Il nostro Dio non regala
nulla a nessuno, perché un Dio che per
definizione è geloso, lo è
nella misura in cui è anche avaro.
La
maniera in cui questo dolore è
gestito, conduce al vizio o alla virtù. E' in questa maturazione che consiste la secrezione, il secretum. E' inesprimibile e
incomunicabile perché è intimo, non perché sia deliberatamente crittografato.
Il segreto Muratorio, nasce dal dolore: e quando
si è sofferto abbastanza nella carne,
dice s. Paolo, si è rotto con il
Peccato.
E'
qui dunque che nasce la possiblità di affrontare il mondo a viso aperto: quando si è sofferto abbastanza e si è imparato ad odiare il peccato, non c'è più tempo per
tergiversare.
Questa
è
Se
siamo stati iniziati, lo siamo stati per batterci e riportare la Giustizia e la
Libertà nel mondo, e non per cullarci nella beata illusione e certezza che noi
saremmo gli optimi [14], e quindi
potremmo (addirittura dovremmo,
sostengono alcuni) starcene tutti fermi a guardare e con le mani in mano
delibando prelibatezze esoteriche: «Il magnifico castello nel quale Ella ci
intrattiene, annoiandoci a
suo piacimento» (Diderot)[15].
E'
per ovviare a questo che alcune ritualità Massoniche suppliscono al mito dell' Illuminato con il mito del Templare,
e non certo perché Esse si situino in una collocazione eccentrica o meramente operativa.
Il
Secondo Sorvegliante abbatte la Sua colonna all' apertura dei Lavori, e la
rialza alla chiusura: a Lavori chiusi,
si apre il Suo Interregno.
Egli
non sorveglierà allora il già sorvegliatissimo andito della porta del Tempio
così come lo Sorvegliano le numerosissime (quasi pleonastiche[16])
figure preposte a tale compito: il Copritore Interno per non fare entrare
profani a Lavori aperti, il
Copritore esterno per non fare entrare Profani a Lavori chiusi, i due Diaconi nel rito Emulation che addirittura coprono
le spalle al Primo Sorvegliante quando Egli prepara il libro sacro, quasi
che Egli avesse da temere, simbolicamente, fin dentro la Loggia stessa[17]; e
il Primo Sorvegliante stesso che ostruisce il passaggio tra le colonne e
annuncia al Venerabile che si batte alla porta.
Il Secondo Sorvegliante ha un compito di Sorveglianza della porta diverso, più
sublime, più sottile e incomprensibile. Egli Sorveglia che a rientrarVi a
Lavori chiusi non siano proprio i Massoni[18]. La
sua autorità rientra in vigore poco prima che i Massoni escano: egli si accerta
dunque che essi Ne escano davvero, e soprattutto che non Vi facciano ritorno
anzitempo: non si limita attraverso al simbolismo della Forza a ricordarGli astrattamente il mondo: egli Li
riscaglia in esso.
Il
Secondo Sorvegliante, sollevando
[1] «Ti chiamerò Visione, e moltiplicherò le tue
prospettive», diceva in una bella poesia Eluard, ricordandoci che l'uomo è
demiurgo solo quando ha una Visione che lo anima, e a cui egli si dedica non
per propria gloria, ma per rendere un servizio alla luce che lo ha abbagliato e
che lo riscalda.
[2] Dacchè peroriamo la causa del pluralismo, potrà giovare includere un
riferimento alla annosa questione della ammissione delle donne nella Nostra Istituzione. Sinceramente, non vi è un solo motivo valido (ve ne
sono invece molti di nessun valore) che possa essere accampato per giustificare
la loro esclusione, se non che quello della prassi consuetudinaria e tradizionalista (che
comunque merita di essere rispettata). Conosco tuttavia un modo per introdurre
le donne nel GOI senza violare questa tradizione, ovvero quadrando il cerchio.
Intendo suggerire di addivenire alla definitiva risoluzione dell' interminabile
contenzioso che da 100 anni, e siamo nel 2000, ci divide da piazza del Gesù. E
siccome se inaugurassimo trattative bilaterali con Piazza del gesù non
perverremmo a nulla, suggerisco di procedere nientedimeno che al riconoscimento unilaterale di Piazza del
Gesù: una volta riconosciuti, non credo che potrebbero esimersi dal
fare altrettanto, se non che a rischio di ingenerare pressioni endogene nel
loro stesso seno così contraddittorie, che le loro Dirigenze non potrebbero
sopravvivervi senza contraccambiare. E si badi bene, ho parlato di riconoscimento, non di riunificazione: le due Gran
Logge restano separate.
Poiché tuttavia le donne non potrebbero essere ammesse da noi, ecco che il
riconoscimento unilaterale di Piazza del Gesù (che ovviamente si estenderebbe
formalmente ad entrambi i
sessi) riconoscerebbe sì le donne, ed ammetterebbe la partecipazione ai nostri
lavori dei Fratelli Uomini di piazza del Gesù, ma potrebbe escludere le donne non dal nostro riconoscimento ma dalla
partecipazione ai nostri lavori per il seguente motivo: «Perché la
nostra iniziazione è solare e non lunare». Frase che giustamente il Nostro
Fratello Vittorio Vanni trova assurda: tutte le iniziazioni infatti sono sia
solari che lunari, o altrimenti non sono iniziazioni: non si può, infatti,
essere iniziati ai Piccoli
misteri senza essere iniziati anche ai Grandi
(o viceversa). Potrebbe essere giunto il
momento e il modo di rendere utile questa assurdità: suggerisco cioè di
riconoscere Piazza del Gesù, e quindi anche la Loro componente femminile, ma di
escludere la partecipazione delle donne ai nostri lavori sulla base del
pretesto che «la Nostra iniziazione è di tipo solare e non lunare». In tal modo
le due Istituzioni (Piazza del Gesù e Palazzo Giustiniani) si riconoscerebbero (e
sarebbe l'ora) ma si configurerebbero
l'una verso l'altra, formalmente, come due Ritualità
differenziate, allo stesso modo in cui abbiamo riti Emulation, Stelle d'
Oriente, York, e Scozzese, e magari DeMolay e Rainbow for Girls, conviventi in
uno stesso Ospite: il cerchio è quadrato, le donne sono riconosciute e al tempo
stesso non ammesse ai Lavori, una svista dei nostri Rituali si rende finalmente
utile, un cavillo rende un servigio, e
[3] "Le memorie di Adriano", come al
solito…
[4] Senza
nulla voler togliere, viene spontaneo pensare al Rotary o ai Lions:
tutte associazioni dove l'intresse particolare è perseguito, o può comunque
essere perseguito, con tutta tranquillità: e nessuno finisce sui giornali.
[5] E' accaduto poche volte, per fortuna: credo esistano come unici
riferimenti il caso Morgan negli U.s.a. e
[6] La indistinzione dei contorni di cosa sia propiamente Massoneria è talmente acdentuata, che è esperienza comune di ogni Fratello contemporaneo la inconcludente esperienza di cercare di comprendere, ricostruire, e studiare, anche tramite ampie monografie, cosa facessero i Massoni del XVI-XVII secolo: la loro organizzazione in Gilde, i loro rituali, le loro finalità, sono tutte cose che appaiono al Massone contemporaneo altrettanto "misteriose" quanto la Massoneria attuale appare al profano poco informato; e di cosa propiamente quella Massoneria si occupasse è oggetto di controversia tra i suoi stessi eredi di oggi. La varietà delle affiliazioni, le modalità elettive, la natura dei gradi e la distribuzione delle cariche in quei secoli, costituiscono un bagaglio storico talmente contoverso che possiamo ben dire che quando dichiariamo che la Massoneria nasce nel 1717, lo facciamo invano, poiché sappiamo perfettamente di mentire a noi stessi.
[7] Margaret C. Jacob, MASSONERIA ILLUMINATA, 1995 Einaudi Editore
[8] E come assai giustamente un Fratello americano mi ricordava recentemente su Internet (in una eMailing list, gruppo di discussione Massonico aperto al pubblico): quando Giorgio Washington pose pubblicamente la prima pietra d'angolo (cornerstone) all' edificio del Campidoglio, lo fece indossando non un grembiule da muratore, ma un grembiule da Maestro Libero Muratore! E si sa che Washington non era un buon Massone…
[9] La recente modifica dei Nostri Rituali è
appropiata, e conferma appieno questa accezione: nel corso delle iniziazioni (e
invero non solo nelle iniziazioni, ma dovrebbe essere fatto ogni qualvolta si
bussa "da profano" alla porta del Tempio, anche se non è in programma
Iniziazione alcuna) il Fratello Copritore annuncia al Primo Sorvegliante quando si batte alla porta del Tempio da
Apprendista, da Compagno, o da Maestro Libero Muratore; ma annuncia e relaziona con il Secondo Sorvegliante, non con il
Primo, quando alla porta del Tempio si batte da Profano: e questo
esattamente perché la resposabilità del contatto tra mondo profano e iniziato
non spetta al Primo Sorvegliante, ma al Secondo.
Diversamente, i nostri rituali sarebbero simbolicamente privi di fondamento e
basati sull' arbitrio più soggettivo. Il che non è e non può essere.
Addirittura, se un Fratello ha da lodare o da recriminare sul comportamento di un altro Fratello in ambito profano, può darsi che i regolamenti prescrivano di indirizzare la lode/recriminazione al M.·.V.·. della R.·.L.·. di quel Fratello, ma i simbolismi procedurali detterebbero che tale segnalazione non dovrebbe assolutamente esser fatta al M.·.V.·., ma al Secondo Sorvegliante, che poi riferirebbe al M.·.V.·..
[10] Si veda in proposito a questa distinzione:
F.A. von Hayek, LEGGE LEGISLAZIONE E LIBERTA', 1994 Il Saggiatore.
[11] La undicesima lama si chiama esattamente
"La Forza". I tarocchi più tradizionalisti la rappresentano come
appena descritto.
[12] Il Secolo di Luigi XIV
[13] Tolstoj, "La morte di Ivan Il'ic"
[14] Dopo che la mattina ci siamo svegliati, e
abbiamo veduto il nostro volto allo specchio permeato di cinereo grigiore e
recante tutti i segni della progressiva decadenza, limpidi nunzi della nostra
mortalità, e nella mente ancora rechiamo l'eco dei nostri sogni imbevuti di
sangue e di pestilenze, sarebbe grave se davanti a quello specchio noi
continuassimo a dire anche a noi stessi, credendoci, quello che taluni pretendono
di far credere agli altri: «Ecco un Illuminato!»
[15] "Jacques il fatalista", se non
vado errando.
[16] Tutti
starebbero sorvegliando la stessa
cosa, cioè la porta del tempio. Il minimo che se ne possa dedurre, e
che quantomeno non stiano
però sorvegliando tutti alla stessa maniera. Le sorveglianze si distinguono:
necessariamente.
[17] Non è ancora stato investigato il ruolo
della paura e della
incertezza nei rituali Massonici e nella definizione della identità simbolica
Massonica.
[18] Non si vorrà sostenere che un Fratello
potrebbe rientrare simbolicamente nel Tempio in assenza del Maestro Venerabile,
vero?
D'altra parte, a che non entrino profani a lavori chiusi provvede già il Copritore Esterno.