SONO PRATICABILI, OGGI, NEL 2006,
DI
LOUIS-CLAUDE DE
SAINT-MARTIN ?
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Più volte, dei fratelli, non solo fra gli Associati, li ho sentiti porsi la domanda se il pensiero, ovvero la dottrina con i relativi insegnamenti del Filosofo dAmboise, e conseguentemente la via da lui tracciata, siano sempre attuali. Questa domanda, che anchio mi sono posto tanti anni or sono, è da ritenersi più che appropriata, specialmente se si considera lepoca in cui stiamo vivendo, unepoca in cui il tempo non ha più tempo, unepoca in cui tutti rincorrono gli attimi, senza accorgersi che con essi se ne va il proprio esistere.
Cè tanta voglia di tempo, e nel continuo desiderio di dare un senso alla nostra esistenza, la nostra vita sembra essersi trasformata in una corsa affannosa verso un traguardo che si rivela sempre impossibile da raggiungere e che ci riporta alla mente le parole di Quelet figlio di Davide, re di Gerusalemme (Quelet 1:14): «Ho meditato su tutto quel che gli uomini fanno per arrivare alla conclusione che tutto il loro affannarsi è inutile. È come se andassero a caccia di vento».
In questo mondo in cui ha preso il sopravvento la scienza e la tecnologia a seguito del grande sviluppo del pensiero razionale, non siamo più in grado di prendere i giusti provvedimenti che ci riguardano e di riflettere sul passato, sul presente e sul futuro; e via via che i ritmi della vita moderna continuano ad aumentare ci sentiamo sempre più scollegati dai ritmi biologici del pianeta e sempre meno in grado di vivere un rapporto diretto con lambiente naturale. Il ritmo del nostro tempo non è più in armonia con il sorgere ed il tramontare del sole, con il flusso e riflusso delle maree, con lavvicendarsi degli equinozi e dei solstizi, col calendario lunare e con quello solare, insomma è venuto meno il rapporto tra microcosmo e macrocosmo. Tuttal più il nostro rapporto con la natura e con il mondo che ci circonda si limita allosservazione del cielo da una finestra prima di uscire di casa, per stabilire se è il caso o meno, di portare con noi un ombrello.
Concludo questa prima parte del mio intervento, osservando che oggi, limpotenza delluomo, così come dice il filosofo rumeno, Emile Cioran, è giunta al punto «di dover affrontare una sventura inusitata, e cioè quella di non avere diritto al tempo».
Quanto noi oggi sperimentiamo in relazione col mondo e con il tempo, indubbiamente,
anche se in forme e misure diverse, lo sperimentò a suo tempo pure il nostro venerabile
Maestro, specialmente se consideriamo la terribile esperienza da lui vissuta con
Qual è dunque in alternativa la via che L.C. de Saint-Martin propone ai suoi lettori? In una lettera da lui scritta allamico Kirchberger, il 19 giugno 1797 ( e quindi già a Rivoluzione Francese avvenuta), egli afferma che «la sola iniziazione che predico e che ricerco con tutto lardore della mia anima, è quella attraverso cui possiamo entrare nel cuore di Dio, e far entrare il cuore di Dio in noi, per realizzarvi un matrimonio indissolubile, tale da farci lamico, il fratello e la sposa del nostro divino Riparatore.......» e prosegue poi ribadendo di avere del tutto abbandonato gli insegnamenti legati alle iniziazioni attraverso cui era passato nella sua prima scuola e di cui aveva parlato a suo tempo nellardore della giovinezza. Ma è nel suo romanzo Il Coccodrillo, scritto tra il 1791 e lagosto del 1792, che noi possiamo trovare una risposta, direi completa alla nostra domanda. Nel Canto 81 lautore ci narra come ad Eleazar, personaggio principale di tutta la storia e che simbolicamente raffigura il suo primo maestro Martinez de Pasqually, venga sottratta dai cattivi geni del Coccodrillo la sua polvere magica ottenuta dalla radice, dal fusto e dalle foglie della viola doppia, ossia dalla pansée o viola del pensiero, e con la quale era sempre riuscito a sconfiggere il male, per cui, privatone, viene a perdere la sua forza elementale; ma gli rimane il desiderio intorno al quale ruota tutta lazione. Privato perciò dei poteri che gli conferiva la polvere della viola doppia, il desiderio, denudato da ogni egoismo, lo eleva al grado di unaltissima concentrazione da cui domina i suoi nemici, essendo così rientrato in possesso delle forze delle sue tre facoltà dellanima, ossia del pensare, del sentire e del volere. In questo modo ci viene rivelato che queste tre facoltà sono il vero modello delle tre sostanze che compongono la polvere; ma che, come Saint-Martin afferma, «leffluvio dei suoi desideri, fortificato dalla concentrazione è più attivo ancora della polvere salina racchiusa nella scatola». Ecco allora il nuovo prodigio, alluomo antico, Eleazar, subentra luomo nuovo, luomo del pensiero, ovvero, simbolicamente, L.C. de Saint-Martin stesso, cioè luomo che, comegli scriveva a Kirchberger, aveva lasciato «quelle iniziazioni attraverso cui era passato nella sua prima scuola........per darsi alla sola che sia veramente secondo il suo cuore»; e che pertanto sostituiva le vie antiche, ormai prive di poteri, con la via nuova, la via dei tempi moderni, ovvero la via del pensiero puro, del pensiero vivente.
Questultima affermazione secondo il suo cuore ha indotto molti a considerare la sua via, in quanto cardiaca, una via umida; niente di più sbagliato, poiché dalla descrizione fatta risulta che si tratta di una via cardiaca secca, giacché essa, mediante la concentrazione, passa per la testa dovendo, con le forze delle facoltà dellanima pervenire allelevazione del pensiero.
In tutte le sue opere L.C. de Saint-Martin ha sempre insistito sulla necessità dellelevazione del pensiero per conquistare lo spirito, ed infatti, ha sempre provato una forte ripugnanza a conquistarlo con delle operazioni fisiche e ciò è provato dal fatto che ancor prima della morte del suo primo maestro, per il quale conserverà sempre una grande venerazione avendogli egli aperto la carriera, ossia laccesso alle verità sovrannaturali, egli riprenderà la sua libertà per darsi alla sola via che sia veramente secondo il suo cuore.
Parlando del pensiero nella sua opera Degli Errori e della verità , cap. Delle affinità degli esseri pensanti, lautore afferma quanto segue: «Quando luomo al contrario, cessando di fissare gli occhi sugli esseri sensibili e corporei, li riconduce sul proprio essere, e nellintento di conoscerlo fa uso con cura della sua facoltà intellettuale, la sua vista acquista unestensione immensa, concepisce e tocca, per così dire, dei raggi di luce che sente essere fuori di lui, ma di cui sente pure tutta lanalogia con se stesso; delle idee nuove discendono in lui, ma è sorpreso, ammirandole, di non trovarle estranee. Ora, vi vedrebbe egli tanti rapporti con se stesso, se la loro sorgente e la sua non fossero simili? Si troverebbe così bene e così soddisfatto alla vista dei barlumi di verità che gli si trasmettono, se il loro principio ed il suo non avessero la stessa essenza? È questo che ci fa riconoscere che, essendo il pensiero delluomo simile a quello dellEssere Primo e a quello della causa attiva ed intelligente, deve esservi stato tra essi una corrispondenza perfetta fin dal momento dellesistenza delluomo».
Incidentalmente vorrei sottoporre allattenzione dei fratelli e delle sorelle quanto sullo stesso argomento dice un grande spiritualista, caposcuola del romanticismo tedesco, e contemporaneo del nostro filosofo, e cioè Federico von Hardenberg, meglio conosciuto come Novalis (tratto dalla sua opera Frammenti, art. n° 27) e che confermano con parole ed argomenti diversi lo stesso concetto: «Luomo ha limpressione di trovarsi in una conversazione e che qualche ente spirituale e ignorato lo induca in maniera arcana a sviluppare i pensieri più evidenti. Questo ente deve essere un ente superiore perché entra con lui in una specie di rapporto che non è possibile per nessun ente legato a fenomeni. Deve essere un ente omogeneo perché tratta luomo come un ente spirituale e lo esorta soltanto alla più rara attività personale. Questo io di qualità superiore sta alluomo come luomo alla natura o il savio al fanciullo. Luomo aspira a diventare uguale a lui allo stesso modo che cerca di equiparare a sé il non io».
Ritornando ora alla via tracciata dal nostro filosofo, abbiamo già notato come per luomo sia indispensabile rientrare in possesso delle tre fondamentali facoltà dellanima, ma dobbiamo osservare pure che per ritornarne realmente in possesso e necessario prima, come ci viene raccomandato con lopera Il Nuovo uomo che queste facoltà riacquistino la verginità necessaria perché la concezione del nuovo uomo si compia in noi; cioè è necessario che noi si dica alle nostre tre facoltà, come il Riparatore disse al fratello di Marta e Maria Lazzaro alzati e solo allora in noi si formerà il neonato dello spirito che potrà adempiere il suo ministero in questo quaternario.
Ma come operare? la chiave sta nelluso che si fa del ternario pensiero, volontà e azione a cui spesso fa riferimento il nostro filosofo; con la concentrazione, in effetti, si sviluppa lazione generata dalla volontà e dal pensiero che si muovono incontro alloggetto del sentire nella zona cardiaca, determinando la possibilità da parte nostra di varcare quella soglia del mentale che ci separa dal mondo dellintuizione, del pensiero puro, del pensiero vivente. (Incidentalmente faccio notare che la parola intuizione viene da intuire, che a sua volta deriva dal latino intus ire cioè andare dentro, ovvero essere nella cosa e pertanto essere nella verità. Da ciò la differenza che vi è tra liniziato e lo scienziato, il primo, varcando la soglia del mentale entra direttamente nel mondo della conoscenza, il secondo invece, giunto sul limite della soglia coglie qualche bagliore del mondo dellintuizione, ma come se ne fosse spaventato si ritrae al di qua della soglia stessa e cerca di verificare mediante il pensiero razionale la giustezza dellintuizione colta).
Come vediamo si ripete leterno conflitto tra pensiero razionale e pensiero vivente come se i due tipi di pensiero si annullassero a vicenda. Non dimentichiamo la battaglia condotta da L.C. de Saint-Martin contro la scienza del suo tempo che già allora minacciava con il materialismo che portava con sé, ogni forma di rapporto con il mondo divino. Oggi noi che, come abbiamo già evidenziato, viviamo totalmente in un mondo reso artificiale dal pensiero razionale e in un tempo scandito da congegni elettronici, avvertiamo in modo particolare la necessità di ristabilire quellequilibrio dato dal mondo dello spirito a queste due forme di pensiero. Non a caso nellalbero sefirotico le forze che agiscono sulla testa, Chokmah, ovvero la saggezza o piano dellintuizione e Binah cioè intelligenza o piano della razionalità, nate nelluniverso ed ivi diffuse, si equilibrano in essa, una proveniente da destra ed una da sinistra, creando la base del triangolo che ha per vertice Keter ovvero ciò che per gli antichi era lincarnazione di tutto ciò che doveva discendere negli uomini dal mondo spirituale.
Per concludere, avendo, quindi, rigenerato il pensiero attraverso la concentrazione e la meditazione, luomo di desiderio potrà operare in sé quel risveglio che gli farà ritrovare il più sublime dei suoi diritti che consiste, come dice il nostro filosofo, nel far uscire Dio dalla sua propria contemplazione, realizzando così quanto egli stesso afferma nel cantico 202 della sua opera «LUomo di desiderio: Non è affatto alluomo debole che la gloria del Signore è promessa; prima di goderne bisogna che il pensiero delluomo abbia riacquistato la sua elevazione. Perché è nel pensiero delluomo che si trova la gloria del Signore. I cieli lannunciano pure questa gloria, e Davide ce lha detto nei suoi cantici; ma essi non fanno che annunciarla, mentre il pensiero delluomo la giustifica, la prova e la dimostra. Un giorno i cieli, la terra e luniverso cesseranno di essere e non potranno più annunciare la gloria di Dio. Quando questo giorno sarà giunto il pensiero delluomo potrà ancora giustificarla, provarla, dimostrarla, e ciò per la durata di tutte le eternità. Pensate che, se voi non abbandonerete un pensiero puro e vero che fosse stato condotto ad un fine vivo ed efficace, vi ristabilirete, in modo impercettibile ai sensi, nella vostra legge e diverrete fin da quaggiù i rappresentanti del vostro Dio». Vorrei far notare qui, a voi tutti, lestrema importanza di questultimo passo, in quanto esso ci dice chiaramente quanto sia rilevante operare mediante il pensiero vivente nel vivere di tutti i giorni, perché solo così si diverrebbe Operai del Signore, compiendo in questo modo il proprio Ministero.
Non vorrei, però, giunto al termine, trascurare un altro importantissimo compito che luomo di desiderio deve quotidianamente compiere, e cioè lopera della preghiera, poiché questa è lazione stessa, ovvero la generazione viva dellordine divino che si trasferisce in lui, attuando in lui lazione del Riparatore. L.C. de Saint-Martin, nella sua opera Il mio libro verde, allart. 145 ci invita a pregare finché ci sentiamo sollecitati dal fanatismo di questo godimento; e poiché essendo la preghiera un uscire da se stesso, il che equivale ad unofferta di sé a Dio, si eleva in questo modo la propria anima alla partecipazione del mistero damore che è divenuto attuale e che si è comunicato allumanità con il Riparatore, il quale trascende la sua storicità essendo Egli la rivelazione e la redenzione viva nel cuore di ogni uomo che così sinnalza ad artefice del regno di Dio in terra.
Ovidio
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