A.·.G.·.D.·.G.·.A.·.D.·.U.·.
Gloria Grandezza
& Geometria
Ars Artis Tabula
Prolegomeni
ad ogni futura Massoneria Operativa
Una riflessione per il 4° grado ?
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«L’ essenziale non ha mai richiesto il minimo talento»
(E.M.Cioran , L’ inconveniente di essere nati - 1973)
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E’ fondamentale non sopravvalutare
gli uomini : troppo spesso Essi non sono altro che i cortigiani delle propie
emozioni.
E men che meno occorrerà prestare un ascolto troppo
attento alle loro opinioni: con troppa
frequenza esse non sono altro che le segreterie incaricate di redigere le
dichiarazioni formali rilasciate da appetiti incontrollabili.
Ogni qual volta ci accaniamo a contraddire il nostro
interlocutore, gli facciamo implicitamente credito di due prerogative che non è
affatto pacifico ch’ Egli detenga: la convinzione in quel che dice, la
padronanza di quel che professa e afferma di credere; «Gli altri sono
intolleranti nei nostri confronti poichè ci credono liberi e responsabili delle
opinioni contrarie alle loro che esprimiamo. Lusinghiero, no?» (Henri
Laborit).
Ciascuno è convinto di avere raggiunto l’
interpretazione conclusiva sulla vita, o quantomeno di essere il possessore di
quella più plausibile. Assai caratteristicamente, tale persuasione non
appartiene alle interpretazioni più sofisticate, ma a quelle più rudimentali,
che proprio perchè riduttive suppongono di essere giunte all’ irriducibile, e
presumono di avere avuto accesso al prestigio dell’ essenziale, poichè
l’ elementarità a cui si
attengono vi si identifica facilmente.
Non mi riferisco qui alla predilezione per la semplicità, che non solo è legittima ma
può addirittura essere uno dei principali veicoli e sinonimi di onestà intellettuale[1]. Mi
riferisco piuttosto a quell’ impianto concettuale secondo il quale, allorquando
ci si attiene alla elementarità dell’ uomo, alle sue pulsioni più prosaiche
fatte di appetiti e venalità, allora
si sarebbe anche in presenza del realismo. Pertanto quel che va
chiarito è che il cinismo (apoteosi di ogni realismo), con le sue
velleità di primato nei confronti dell’ idealismo,
non è affatto superiore a quest’ ultimo sotto alcun punto di vista, nè per quel
che riguarda la tanto auspicata interpretazione
autentica della realtà nè per quel che concerne una visione pragmatica del mondo.
Il cinismo
(cioè il realismo frainteso) è, a
tutti gli effetti, una forma di vaneggiamento
perfettamente equivalente a quella
dei più sfrenati idealismi e delle utopie più fanatiche: poggia interamente
su una visione del tutto arbitraria
e falsa dell ‘uomo, si tratta in tutto e per tutto di mera fiction : postulare
infatti che l’uomo sia fatto di solo cibo e Mercedes,
Mercedes e cibo, è altrettanto
fuorviante che reputarlo costituito di soli sogni e anima, anima e sogni.
Qualunque interpretazione siffatta che si attenda una reattività del genere
umano unicamente ai bisogni fisici, è desitnata ad infrangersi (ma non senza aver prima procurato tutte
le relative catastrofi) sul fatto incontrovertibile
che si presenteranno sempre non solo
singoli esemplari della specie umana ma intere etnie e intere situazioni che
non potranno essere neppur minimamente
risolte ed affrontate senza arrendersi alla evidenza che esse rispondono ad
esigenze e richiedono strumenti diversi dalle Mercedes e il cibo, il cibo e le Mercedes. E questo è un fatto,
non una opinione. E’ il cinismo, che
è una opinione: una fra le tante.
E quando si sostiene che con la maturità degli anni si
arriverà senz’ altro al
cinismo, vale perfettamente per gli apostoli di questo teorema il seguente
magnifico brano di Kierkegaard (che non era un uomo nè meno maturo nè meno
autoconsapevole dei presunti realisti,
dei quali oggi abbiamo un fulgido esempio in Slobodan Milosevic): «La cosa sta così: con il trascorrere degli
anni l’ uomo non arriva senz’
altro ad un bel niente; invece è molto facile perdere senz’ altro
qualcosa con gli anni: forse si perde con gli anni quel po’ di passione, di
sentimento, di fantasia, quel po’ di inferiorità che si aveva, e si arriva
senz’ altro (qui infatti si arriva senz’
altro) a comprendere la vita secondo le determinazioni della trivialità.
Questo stato “migliorato”, che veramente è sopraggiunto con gli anni, l’ uomo
lo considera disperatamente un bene».
Particolarmente triste il caso opposto, invero sempre
più frequente nella opulenza della civiltà industriale, quando accade che siano
proprio i giovani ad albergare le credenze ciniche, mentre i più anziani, se
non altro perchè hanno già avuto tempo e modo di battere a sufficienza il muso
su queste antiche mura, le hanno al
contrario stemperate: a questi giovani, viziati quantomai (poichè il loro
cinismo non deriva dall’ essersi temprati come gladiatori alle inclemenze della
vita avversa, ma dal vizio puro e semplice: cioè proprio dal fatto che le
inclemenze gli sono state risparmiate)
si addice piuttosto un brano di Henri Laborit :«E’ una cultura senza struttura
e ognuno può scegliersi i pezzi che meglio si adattano alla sua gratificazione.
In queste condizioni, difficilmente si corre il rischio di incontrare
contraddizioni reali, generatrici di angoscia ma anche di creatività. E come potrebbe essere diversamente, se i
meccanismi che mettono l’ uomo in grado di vedere, sentire, pensare, la chiave
dei suoi comportamenti di attrazione o ripulsa, di quelle che vengono definite
le sue scelte, gli è stata nascosta fin dall’ infanzia sotto il guanciale e non
gli è mai capitato di rifarsi la culla,
poichè era compito della madre?»
Date queste premesse
speculative, sicuramente non di
stampo antroposofico ma che comunque descrivono un tragitto dal profilo etico non infimo, quale connotati
possono avere le conclusioni operative? Infatti non è affatto vero
che
Si vadano a vedere i rituali e il giuramento in camera
di IX°.
Per quanto il rito Scozz.·. costituisca una opzione
fra le tante a disposizione dei FF.·. MM.·.MM.·. che desiderino accedere alle Camere di Perfezione, tale rito è ben
lungi da essere una oasi isolata dal corpus
della luce muratoria complessiva. Il
Rito Scozz.·. è un patrimonio
inestimabile & collettivo della massoneria Universale indipendentemente
dal rituale che si frequenta, e come tale è idoneo a fornire attendibili
indicazioni trasversali sulla identità Massonica, le quali appartengono e
definiscono tutti i LL.·.MM.·., indipendentemente dalla loro
collocazione specifica [2].
Si vada dunque a leggere i rituali della camera di IX
e si rabbrividisca, ci si stropicci gli occhi per la incredulità: e una volta
lettili chiunque sostenga che
Io
non posso alzarmi e insorgere davanti alla L.·. e dichiarare: poichè la
Massoneria può essere operativa, ebbene allora sappiate che o la Massoneria
sarà Operativa o non sarà più nulla, e chi non si atterrà alla Operatività non
sarà un vero Massone ma un reietto. Una simile presa di posizione, semplicemente,
sarebbe inaccettabile, puerile, sbagliata, insultante, e forse addirittura
sanzionabile.
Piuttosto
io potrò dire che sollecito i FF.·. a considerare anche il risvolto Operativo,
e la sua nobile dignità (e perchè mai
altrimenti «per il bene dell’ Umanità»
oltrechè «A.·.G.·.D.·.G.·.A.·.D.·.U.·.» oltrechè «per il bene della L.·. in
particolare» oltrechè «per il bene dell’ Ord.·. in generale»?); dovrò dire che
credo di poter dare un utile contributo a definirla, che desidero evidenziare
quanto produttivo e squisitamente Iniziatico un simile approccio possa essere.
Del
tutto analogamente, io non posso
alzarmi e insorgere davanti alla L.·. :
poichè la Massoneria è anche Speculativa, ebbene allora sappiate che o la
Massoneria sarà solo Speculativa o non sarà più nulla, e chi non si atterrà
alla speculatività non sarà un vero Massone ma un reprobo. Una simile presa di
posizione, semplicemente, sarebbe inaccettabile, puerile, sbagliata,
insultante, e forse addirittura sanzionabile.
Piuttosto
io potrò dire che sollecito i FF.·. a progredire nel percorso Speculativo, ad
esaltarne la nobile dignità, e che credo di poter dare il mio contributo
migliore propio in questo campo; che
desidero farlo onde potere confermare, con la mia opera umile e assidua, quanto
squisitamente iniziatico un simile approccio sia.
La Massoneria può volare solo
battendo entrambe le ali: l’ ala Speculativa e l’ ala Operativa, e quando se ne
batte una sola, allora sì che si è fuori della Massoneria, poichè se si batte
solo quella Speculativa si finisce senza meno nella mummificazione più totale e
narcisista, che imbalsamerebbe per primi propio coloro che si ripromettevano di
trarne allori più o meno accademici : un entourage
di parnassiani «tutti intenti alla toilette
filologica del testo misteriosofico»[4]
mentre fuori piovono bombe termiche. Se si batte solo quella Operativa, si
finirà senza meno nella malversazione più minacciosa e subdola, che
travolgerebbe per primi proprio
coloro che si ripromettevano di trarne un profitto: un entourage di appredisti
maneggioni tutti intenti alla toilette
dei portafogli (azionarii) mentre fuori continuano a piovere altre bombe
termiche.
La
Massoneria vola solo con due ali: con una sola di Esse, Essa cade. E non saprei
dire, sinceramente, su quale terreno si farà più male: se su quello dove tutti
La ignorano (o magari La dileggiano) per il bene che non fa ma si ostina a credere di stare facendo, o su quello dove
tutti La conoscono (e magari La inquisiscono) per gli sbagli che fa e che si
ostina a non voler ammettere.
Nè
si può ignorare, come peraltro insegna propio la diversificazione delle scuole
esoteriche che non solo hanno prodotto il confucianesimo come via politica all’ anima ma finanche il
tantrismo come via sessuale allo spirito, che vi sono alcuni uomini per i quali
il percorso esoterico, l’ ascesa della Montagna Sacra [5],
passano proprio e necessariamente
attraverso il confronto vivo con il mondo vivente, attraverso l’ estroversione
delle forze: e che tale percorso non può essere fatto in nessun modo fuori dal
tempio.
In primis perchè per un Massone non esiste nè un Tempio nè
un luogo “fuori” dal Tempio: la
Tradizione iniziatica riconosce
una condizione spirituale profana ma non
riconosce (Anzi: disconosce)
una collocazione topografica
fuori dal T.·.: il vero tetto del Tempio Massonico è la
volta stellata[6],
cioè il cielo stesso: e dov’è il
luogo senza cielo? In secundis deve
essere fatto dentro il Tempio, con il Tempio, attraverso il Tempio, e per
il Tempio [7]:
poichè a tali Uomini non si offre, per loro stessa conformazione psichica e
biografia [8], una
scissione tra evoluzione interiore e manifestazione esteriore che gli consenta
di attenersi ad una simile differenziazione che ad altri risulta invece più
agevole e spontanea.
Pertanto
negare Loro
Il
F.·. Fiers ha assai felicemente detto in una Sua recente
Tav.·. che nessuno strumento può essere male impiegato se lo si fa precedere da
un «Un uso elevato della coscienza».
In tale senso, l’ uso elevato della coscienza non configura un obbiettivo che senz’ altro raggiungeremo, ma qualcosa
di più impegnativo: configura la prescrizione
a sforzarsi sempre ed indefessamente per conseguirlo. Io posso anche non
ottenerlo, e commettere gli errori che la mia fragilità e incompletezza umane
mi impongono di commettere, ma non posso esimermi
dall’ impegnarmi sempre al massimo ed in ogni circostanza dallo sforzo sincero
e sudato di rispettare questo precetto. E sia chiaro che non è un’ indicazione
arbitraria del F.·. Fiers, ma un
precetto costitutivo della Massoneria
che il F.·. Fiers ha semplicemente colto ed enucleato
con chiarezza.
E’
la stessa presenza di un rituale che ci consente di
acclarare la sussistenza di una tale prescrizione. Spesso molti Appr.·. credono
che Noi Ci saremmo costituiti in qualità di semplice accolita finalizzata al
mercimonio dei favoritismi [10]. In
tale ottica la Massoneria non Si distinguerebbe sotto alcun risvolto da quello di un qualsiasi altro network di conoscenze, quali ad esempio
quelli maturabili in ambito professionale o attarverso un oculato lavoro di public relations. Anzi, questi ultimi si
rivelerebbero assai più promettenti della Massoneria e, se questo fosse il
caso, assai meno ipocriti: prima di
tutto garantirebbero una riscossione del profitto molto più celere, ed
inoltre non costringerebbero i partecipanti a recarsi periodicamente in un
Tempio, magari fuori mano, per assistervi, quasi fosse una condanna penale, ad
un rituale tanto sofisticato quanto,
a tal punto, frigido e senza senso, nè alla successiva lettura di Tav.·. il cui
unico scopo sarebbe, in questa ottica, o quello di narcotizzare gli astanti o
quello di realizzare un astuto depistaggio
dalle vere e non dichiarate finalità della Istituzione. Il che avvilisce subito
la levatura morale di tutti i Massoni nel Tempio, ivi inclusi coloro che hanno
esperienza massonica trentennale, a
quella del vile commediante o
del patetico rimbambito.
Non
ci si avvede affatto che la stessa
presenza di un rituale costituisce una palese, lampante, esplosiva
dichiarazione riguardo alla identità e all’ anelito della Massoneria: l’
anelito alla Grandezza [11]. Noi non vogliamo
essere dei banali affaristi: infatti per questo non c’è bisogno di
un rituale, ma basta ( e avanza ) riunirsi a casa di
qualcuno: Noi vogliamo essere molto di
più. Come si fa a non capire questo? Come si fa a non percepirlo immediatamente? Bisogna essere ben
miopi, o davvero ciechi: e niente affatto aquilinamente onniveggenti come si
crede di essere quando ci si persuade di avere astutamente intuito le sagome di
inconfessabili segreti sotto la coltre delle apparenze Rituali e di avere intravisto serpeggiare molte vipere
tra le foglie delle Tav.·.
E’
la stessa presenza di un rituale che ci svela la prescrizione ad un uso elevato della coscienza. Per
quale sinistro motivo altrimenti le Logge
Madri nei paesi latini si chiamano Grande Oriente, ed i quelli anglosassoni Grand Lodge? Perchè non sono la casa di uomini banali, ma di uomini che
hanno deciso di optare per un tentativo: dare
la scalata alla Grandezza! L’ assalto non è alla diligenza, l’ assalto è alla Gloria![12]
Non
v’è alcunchè di retorico nelle accezioni Massoniche di tali parole, poichè il
compito della Istituzione è prometeico e le Sue dimensioni pionieristiche non
possono mai farsi noiose finchè continuano a stare sull‘ avamposto, a
presidiare l’ ultimo promontorio della penisola, finchè continuano ad essere l’
avanguardia sospinta sul liminare più pericoloso e remoto del possibile. E’
difficile annoiarsi quando si è dei marines
inviati a compiere una missione impossibile che però potrebbe grondare di
allori; è invece possibilissimo annoiarsi quando si è delle truppe da sbarco sottoutilizzate e il
nemico da ammazzare è il tempo, prima che lui alla fine ammazzi comunque te[13].
E’
per questo tipo di movimentazioni che è costitutivamente fatta
Se
si vuole essere degli affaristi, allora non
si vuole essere dei Massoni; e se si vuole essere affaristi e Massoni, allora
significa che si è scelto di non essere degli squallidi affaristi. Perchè in
questo caso vale davvero una dicotomia: o
sarà in grande, o non sarà affatto. Per questo, infatti, per le cose in
piccolo, per le cose da uomini dappoco incapaci di coordinare o concepire
una Visione[15], o per uomini
miscredenti oramai del tutto incapaci di credere
in qualcosa[16], non c’è nessun bisogno della Massoneria
se non che nel ramo degli equivoci tragicomici.
Nel
dramma di un pianeta ancora popolato da nazioni disastrate, non potrà esserci una risposta
(massonica) di carattere filantropico
ad ogni problema del mondo. Sarebbe irrealistico postularlo, sarebbe utopistico
prospettarlo, e non v’è sufficiente
opulenza per consentirselo. Intendere la filantropia meramente in chiave econometrica
appartiene all’ approccio riduttivista, e non rivela la determinazione
a risolvere i problemi, ma dichiara la rinuncia ad affrontarli sul serio. La
pacificazione della coscienza non coincide con la salvezza dell’ anima!
Ci
sarà una filantropia migliore. O sarà in grande, o non sarà affatto[17]:
sinceramente, non riesco a vedere nulla di contro-iniziatico nell’ ottimizzare l’ intenzione egotica in
modo da non renderla meramente parassitaria ma funzionale ad un contesto, ad un
windfall effect (effetto a cascata)
di ricadute benefiche. L’ egoismo non va nè bandito nè temuto: l’ egoismo va inquadrato[18].
Che
tutte le Gran Logge del mondo convergano su una documentazione Operativa e un
progetto comuni non altera la natura della Massoneria Universale (e men che
meno a beneficio di pochi), ma la esalta [19] (e
senz’ altro a beneficio di tutti).
Utilizzare
la distribuzione capillare delle Logge sul territorio mondiale, far sì che la loro canalizzazione possa veicolare la
distribuzione di una ottica di libero
mercato e di sviluppo della Democrazia e del consenso, che possano
convogliare tutto questo in quei paesi che sono sempre sull’ orlo del disastro e del conflitto generalizzato proprio perchè gli sono
estranei siffatti principii e strumenti di equilibrio; far sì che proprio nelle
Logge possa maturare e crescere la dirigenza manageriale autoctona di altri paesi, non mi sembrano affatto compiti nè
antimassonici nè indegni di guanti bianchi. Al contrario, mi sembra che il vero
mercimonio non sarebbe quello tra i
putativi profitti di Logge di varii Orienti, per cui una venderebbe prodotti e
incasserebbe denaro e l’ altra comprerebbe prodotti e incasserebbe
condizionamenti, ma quello tra un mondo che vende Democrazia e incassa
stabilità geopolitica, e un mondo che acquisice Democrazia e incassa benessere
collettivo anzichè bombe termiche, e che dà
ai proprii figli la prospettiva di cavare frutti da una terra altrimenti
sterile con il nobile sudore della propria fronte, anzichè quella di usare ferri roventi per cavare gli occhi
femminili con il sadismo della propria psicopatologia. Sinceramente, non riesco
a demonizzare il profitto quando
la sua caratteristica non è quella di essere maleodorante, ma quella di scintillare:
di Gloria. Gloria, Grandezza & Geometria.
«Taluni
dicono che Antonino non era virtuoso. Che era uno stoico testardo il quale, non
contento di comandare agli uomini, voleva anche essere stimato da Loro; che attribuiva a sè stesso il bene che egli faceva
al genere Umano; che in tutta la sua
vita fu giusto, laborioso, e benefico per sola
vanità; e che non fece altro che ingannare
gli uomini con le sue virtù. E
giunti a questo punto io esclamo : “Mio Dio! Mandecene più spesso di simili farabutti!”» (il F.·. Voltaire).
A.·.G.·.D.·.G.·.A.·.D.·.U.·.
[1] Detesto “citarmi addosso”, ma amo essere chiaro per quanto mi è possibile e quando mi è possibile; ed allora mi è necessario precisare che le “mie” critiche espresse (cfr. Tav.·. “Veloce e con fuoco”) altrove alla “semplicità”, non si riferiscono alla semplicità tout court e quindi men che meno alla semplicità come sinonimo di onestà, ma alla semplicità quando la si invoca impiegandola come sinonimo di riduttivismo, di sfiducia ed anzi di aperta sconfessione della realtà dell’ anima.
[2]
Ospite nella R.·.L.·. Emulation Or.·. di Firenze ebbi una volta occasione,
benchè in preda ad una terribile timidezza (Iddio non mi volle sfacciato...),
di porre una domanda al F.·. Vittorio Vanni, che in tale occasione esponeva una
Sua Tav.·., e
[3] Per i rituali e il giuramento in Camera di IX°, dettagli che certo non possono essere dibattuti in Camera di Appr.·., si può comunque fare riferimento ad un testo venduto al pubblico, reperibile a Firenze alla Marzocco: Salvatore Farina, Rituali dei Lavori del Rito Scozzese Antico e Accettato, edizioni Arktos , 1992.
[4] Sono debitore, per questa
citazione, ad un testo di Henri Marrou,
[5] Va
detto a credito del F.·. Ciapetti che
[6] Per questo i soffitti dei Templii, quando sono correttamente raffigurati, sono azzurri e trapunti di stelle. Si vada a vedere a tal proposito il sito internet della Gran Loggia di New York dove si trovano raffigurati quelli che, con ogni probabilità, sono tra i più bei Templii massonici del mondo: Gothic Room: http://www.nymasons.org/gothic.html Empire Room: http://www.nymasons.org/empire.html American Room: http://www.nymasons.org/american.html .
Inoltre ogni Loggia U.s.a
ha il suo sito, senza che
[7] Non c’è una soteriologia, cioè un percorso verso la salvezza, che rifiuti di consegnarsi ad un uomo e invece si conceda con maggior gusto ad un altro: la Salvezza non fa favoritismi, e s.Paolo era un inquisitore di cristiani prima della folgorazione, e s.Agostino era un libertino. Nè c’è una soteriologia che possa essere conseguita percorrendo una unica strada abborrendo tutte le altre: tutte le strade conducono a Roma, poichè non c’è un cielo sotto il quale non si può essere redenti. John Donne ne “Il Duello della Morte” ricordava che non esiste solo una liberazione dalla morte, ma anche che “Colui che è il Nostro Signore è Dio di Salvezze, ad salutes, al plurale, dacchè tale è nell’ originale. E Al Signore Iddio si appartengono le uscite dalla Morte” ed essendo anch’ esse al plurale, John Donne prosegue: “la nostra liberazione può avvenire a morte, in morte, per mortem: dalla Morte, dentro la Morte, attraverso la Morte” , proprio ad indicare che in queste cose non esiste alcuna unidirezionalità. O, se mi si concede la citazione meno blasonata, è come quel che Clint Eastwood dice a Gene Hackman prima di ucciderlo in un bellissimo film, pluripremiato e commovente (“Gli Spietati”): Hackman riverso al suolo dice “Non me lo meritavo di finire così”, Eastwood risponde “In queste cose non è questione di merito”: analogamente: in queste cose non è questione di dove le fai. E’ solo questione di come.
[8] Ricordiamo che non esiste una tipologia psicologica preferenziale per la elezione a L.·.M.·., ma che l’ unico requisito richiesto è che il Postulante sia «Uomo libero e di buoni costumi»...
[9] E perchè mai, infine ed a prescindere, occuparsi della Massoneria Operativa dovrebbe essere reputato compito estraneo alla Massoneria Speculativa? Infatti «Io non credo sia errore occupare con le parole uno grado il quale molti, con maggiore presunzione, con le opere hanno occupato; perchè gli errori che io facessi, scrivendo, possono essere senza danno d’ alcuno corretti, ma quegli i quali da loro sono fatti, operando, non possono essere, se non con la rovina degli Imperii, conosciuti» (Machiavelli, Dell’ Arte della Guerra). Ritenere il dibattito sulla Massoneria Operativa estraneo all’ ottica Speculativa, è sbagliato da un punto di vista di principio prim’ ancora di inoltrarsi nel sindacato di merito! Il punto inaccettabile non è quello di coloro che, occupandosi di Massoneria Operativa, consentono a chi ha altre inclinazioni di occuparsi di quella Speculativa: l’ atteggiamento inaccettabile è quello di coloro che, occupandosi di Massoneria Speculativa, si ripropongono di impedire a chi ha altre inclinazioni di occuparsi di quella Operativa: giacchè tale è la vistosa asimmetria della dinamica invalsa! Non si tratta dunque di atteggiamento prevaricatore da parte di chi, prediligendo l’ Operatività, è sospettato d’ albergare dirigenzialità e prepotenze marziali, ma di chi, prediligendo la Speculatività, si abbandona agli astratti furori e alle seduzioni dell’ assioma.
[10] Tutti i postulanti lo credono. La differenza e lo spartiacque tra un Appr.·. promettente e un Appr.·. che andrà in sonno poco dopo essere passato M.·. (“alcuni trascorrono come meteore” disse una volta il F.·. Fiers) si situa qui: vi sono coloro che si rendono conto della inammissibilità e puerilità di una simile aspettativa e delle insufficienze di un simile impianto, ed affrontando questa tematica riescono ad inquadrarla in una progettualità di respiro, sinergie e ricadute ben più ampie; e ve ne sono altri che invece non maturano mai questa consapevolezza e si ostinano a credere che la Massoneria debba necessariamente coincidere con la meschinità di questa visione. Non procedendo ad alcuna elaborazione ulteriore di questa idea che si presenta ingenuamente alla loro mente, rimangono piuttosto interdetti nel vedere che nel Tempio essa non si palesa affatto: e come potrebbe, visto che non c’è? Ne deducono allora che debba esserci comunque, ma (e in questo “ma” starebbe il “colpo di genio”) nascosta da qualche parte, magari nelle cripte di qualche alto grado, e che debba semplicemente esserNe scovata, stanata: di qui sorge l’ idea di tenderle l’ agguato: “non parlare in attesa di capire meglio”; startegia che li lascerà insoddisfatti per sempre: infatti non c’è propio un bel niente da “capire”, e resteranno senza nulla da dire ed in attesa di poterlo dire e capire per un bel pezzo...
[11] I Catechismi, questi sconosciuti,
recitavano: “Cosa significa
[12] In un certo senso si tratta di una congiura: una congiura a condurre quello che Kafka chiamò con splendida espressione: “Assalto all’ ultimo limite terreno”! Non sono i Massoni che vanno al segreto: infatti non v’è alcun segreto; è il segreto che viene loro, come una specie di implicazione mitologica inevitabile una volta che ci si è prefissi compiti di tale portata. Non è corretto dire che il Massone promuove il segreto: il Massone lo subisce. O, se si preferisce, esso non è una sua predilezione, ma una sua complicazione. Non è questione di vittimismo, è questione di fatalità. Esso viene a lui e gli si impone come elemento fisiologico inevitabile, come metabolita necessariamente radicato nel tessuto prescelto. In tal senso il segreto non possiede alcun oggetto: è un involucro vuoto, che vale solo in quanto ha una gittata mitologica, mai letterale. Per questo la chiave del Maestro Segreto è spezzata (di più: è chiusa dentro un’ urna): non c’è alcunchè di misterioso da “aprire” con essa... Il compito del M.·. S.·. non è saldarla: l’ urna è sigillata. Il suo compito è propio quello di gestirla esattamente così come gli viene assegnata. E’ una cosa da custodire o contemplare, non da impiegare. Per questo, i Massoni sono i primi a non sapere che cosa questo famigerato segreto Massonico sia, e i profani vi speculano sopra assai più di quel che esso meriterebbe, e alcuni Massoni stessi cadono nella trappola con entrambe le gambe e iniziano ad attegianrsi a detentori di un churchilliano “enigma avvolto da un mistero”: perchè sono i primi a non capirlo, poichè esso è ben lungi dall’ offrirsi loro: infatti non potrebbe, poichè esso è un segreto senza segreto, una parola senza oggetto: non è che una icona che veste e raffigura una realtà ben più Grande e vi plana sopra dai cieli come la tunica che un Dio gli affida poichè è quella che gli si addice. Il lutto si addice ad Elettra, ed il Segreto al Massone! Non c’è da decrittarlo, c’è da respirarlo ( res – spiriti , una... cosa dello spirito...! ).
[13] «Tutte le storie, se le tiri abbastanza per le lunghe, finiscono alla stessa maniera: con la morte» (Hemingway).
[14] Non è propio questo
nume di intelligence che l’ occhio
radiante del G.·.A.·.D.·.U.·. sembra irraggiare, sia che risplenda dal
triangolo sia che lo faccia dalla piramide?
[15] La
protagonista del romanzo di Virginia Woolf “Al Faro”concludeva la sua epopea
(ed il romanzo stesso) con la seguente osservazione: «Era fatto; finito. Sì,
pensò, mettendo giù il pennello spossata: ho avuto la mia visione.» quasi che le facoltà integrative ed olistiche
dell’ essersi saputi innalzare e lievitare al livello, alla statura di una
Visione, costituissero un approdo capace di elargire un senso di appagamento
inestimabile già in sè e per sè. E, infatti, non c’è dubbio che la Visione, il
progetto grandioso, quando non sono dettati da patologia, trasfigurano l’essere
e lo fanno sentire finalmente al di là del velo di Maya, al di là delle
apparenze, finalmente nel giardino di rose
che è
[16] «Il massone non sarà mai nè un libertino immorale nè un ateo irreligioso». Ovvero, il Massone è un uomo che è ancora capace di credere. E tra la credenza e la visione che la anima, vale davvero la pena chiedersi: vedere quel che c’è per credere in quel che non c’è, o credere in quel che non c’è per vedere quel che c’è? Un bel koan tibetano, no...?
[17] Non si tratta di uno slogan arbitrario e propagandistico. Infatti: Libertà Eguaglianza Fratellanza: il trinomio massonico latino. Fede, Speranza, Carità: il trinomio massonico anglosassone. Gloria, Grandezza, Geometria: il trinomio massonico Universale! (vd nota n° 11)
[18] La Grandezza luciferina dell’
intelletto non sta nel programma di coloro che si ripropongono di manipolare l’
ideale onde asservirlo alle esigenze egoistiche, ma nel programma di coloro che
si ripropongono di manipolare le sequenze egoistiche onde asservirle all’
ideale. Peraltro, non si tratta nemmeno di una opzione priva di fondamenti
strategici e filosofici: si veda in proposito l’ opera di un illuminista, Mandeville. Ciò non è dichiarato in
quanto l’ assetto del programma debba essere questo (non sarebbe peraltro nemmen auspicabile! I pericoli insiti
in una eccessiva confidenza nel proprio raggiro sono, infatti, dirompenti. La presenza
di un “Alto Commissariato alla Repubblica Italiana” –e ricordo che
[19] E
che una simile proposta possa pervenire proprio dal Grande Oriente d’ Italia, e
magari proprio su iniziativa della R.·.L.·. Citius
che in tal senso ha un passato propositivo a dir poco invidiabile, non costituisce una ipotesi
irrealistica, ma semplicemente una ipotesi tuttora non perseguita. Infatti non v’è una centuria che respinga
che