La
Massoneria ed il Male
- Nell' interregno tra
mondo profano e iniziato
tra Antichi Doveri esoterici e moderne tentazioni
exoteriche,
una analisi metafisica della Sorgente del Male nel
mito Massonico -
di
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<Ethos
anthropoi daimon> (<Il carattere di un uomo è il suo
"destino"> Eraclito )
Incipit
Una parola sola, taumaturgica e risolutiva che,
insorgendo in armi dal cuore di una tenebra immensa, si imponesse all'
attenzione al di là dei confini e senza ulteriori indugi: una parola unica,
invulnerabile definitiva e spietata che, circonfusa da un' aureola di bagliori
e dal nitore inumano della folgore, dilaniasse il cielo delle incertezze e dei
pregiudizii e si autocertificasse come prova invincibile!
" Galilea
dei pagani!
Il popolo che
è nell' oscurità
Ha visto una
Gran Luce;
sì, sulla
gente che è nel paese e nell' ombra della morte,
una Luce si è
levata! "
( Mt. 4,15)
Una parola mi servirebbe, che erompendo dalla notte
delle confessioni, si involasse aureolata e pura verso la diuturna luce della
critica, e ivi si insediasse in modo che chiunque , guardandola, ne percepisse
chiaro e abbagliante il carisma, e riconoscesse che Essa è giunta nient'altro
che al posto che le compete e al seggio che le spetta : come l'incoronazione di
un sovrano shakespeariano, fosca e corrusca sotto i lampi di un destino
disvelato e greve.
Dispongono i mortali di una simile parola? No.
Eppure questo io cercavo prima di essere iniziato.
Come avrei potuto fare per accreditarmi, e sperare
nell' ascolto di una parola ancora profana, che non era capace di qualificarsi
subito come verace alle soglie della diffidenza che la accoglie?
Un Cerbero feroce, un Guardiano della Soglia, un
Copritore Interno e uno Esterno vigilano ognora sull' andito racchiuso da
Colonne immemoriali, e tutto quel che vi circola innanzi è suscettibile d'esser
percepito come profano, irrimediabilmente profano: e le voci profane, se non
possono pretendere di risuonare addentro al Tempio, tuttavia vi serpeggiano
proterve dattorno, e con il sortilegio d'una malia cercano di circuire la
sorveglianza, spiando l' occasione propizia per insinuarvi un sussurro: e
questo sussurro, essendo anch'esso profano, è implacabilmente destinato ad
apparire sospetto, perché nessuno saprà predire se è latore di un veneficio.
Perciò non v'è dubbio che tutto ciò che può
coinvolgere la Massoneria nel Male, sembra giocarsi su questo interstizio e
situarsi su questa soglia: nello scarto che La separa dal mondo non iniziato,
nei possibili varchi di mutua "contaminazione" tra questi due
livelli, in tutto quell' interminabile teorema di reciproche incomprensioni o
di inconfessate complicità che affliggono e tempestano questo delicatissimo
corridoio di transito, e che da esso si ingenerano.
Del
destino e di altri dèmoni
Nella notte della mia confusione e delle mie
confessioni, prima della Iniz.·., io sapevo una sola cosa riguardo a chi fossi.
Come L' Eremita delle Lame dei tarocchi, io sentivo, e
tuttora sento, di appartenere ad un archetipo di tenebra, al mito di una
nobiltà tutta riconfluita nell' intimismo, irriconoscibile ed inindividuabile:
la mia tunica, il mio "grembiale" preiniziatico, erano quelli di un
mendicante pellegrino che postula incessante battendo con infaticabile
insistenza a portali kafkiani, che si snodano interminabilmente ed
immancabilmente chiusi. E, ognora assorto dalla luminosità delle mie intenzioni
e ognora risbalzato dalla Forza delle Cose alla oscurità delle mie condizioni,
trasformavo, e tuttora trasformo i miei progetti in soliloqui magniloquenti e le
mie parole in vaniloqui; e, incerto se dolermi di me o consolarmi lamentandomi
degli oltraggiosi strali di una sorte avversa, pervenivo ed infine pervengo ad
albergare in me le nequizie e le incoerenze di rivendicazioni shakespeariane:
"Ma io,
che evidentemente
non sono conformato per questi dilettosi svaghi,
né per far la
corte ad uno specchio;
io,
che venni
fuori da un rude stampo
e che sono
privo di ogni grazia
per potermi
perdere a pavoneggiare
davanti ai
fianchi d'una svenevole ninfa;
io,
che mi sento
usurpato del giusto merito,
che sono
deforme, non finito, inviato fuori tempo
in questo
vorticoso mondo
senza che
fossi plasmato neppure a mezzo,
con una forma
così azzoppata e storpia
che pure i
cani mi abbaiano contro
mentre mi
avvio zoppicando assieme a loro;
Ebbene io,
in quest'
effeminato e sulfolevole tempo di pace
non ho altra
delizia che mi soccorra per trascorrere il tempo,
se non che
quella di spiare
la mia ombra
nel sole,
per attendere
che mi restituisca
le prove
della mia
deformità.
E così,
dal momento
che non riesco a fare l'innamorato
né ad
intrattenere questi bei giorni con la voce soave,
ho deciso d'
assumere per contro la parte del cattivo,
e di arrecare
ogni sorta d' ìnvido odio
agli oziosi
piaceri di questo tempo.
Ed ho tramato
Complotti di
ogni sorta e
pericolosissime
premeditazioni,
e col mezzo di
profezie da
ubriaco di calunnie e di sogni,
sono risolto
a mettere l'uno contro l'altro
sbranati da
odio mortale
mio
fratello,Clarence, ed il re.
E quanto re
Edoardo
sarà giusto,
altrettanto io sarò astuto falso e traditore.
Questo è
proprio quel giorno
in cui
Clarence diventerà un falco in gabbia
grazie ad una
centuria che dice che
sterminerà
gli eredi di re Edoardo.
Arriva Clarence!
Presto,
pensieri!
Riconfluite
profondi dentro l'anima mia! "
(bello,vero, Shakespeare, quando è letto così…? dal Riccardo III)
Voi conoscete qualche uomo, al di qua o al di là della
soglia, a cui sia estranea questa esperienza? Perché è proprio questa
universale esperienza di reiezione, quella che poi conduce al Grande Male.
In questo senso, in senso negativo, non c'è spazio,
non c'è interstizio, non c'è distanza: ma mondo profano e mondo iniziato
continuano ad affrontare e a fendere le onde dello stesso titanico mare.
Ma anche in un altro senso, in un senso positivo, il
confine sfuma, e sembra non esserci più spazio, interstizio, divorzio.
Al dio
sconosciuto
Negli anni '60 v' era chi credeva che Dio fosse
sovietico, o comunque marxista. Ma no, gli si rispondeva: è americano!
Ma è evidente che né un Dio né un G.·.A.·.D.·.U.·. si
scomodano a creare un universo o un ordine ad
usum delphini, perché in tal caso non amministrerebbero più un universo o
un ordine, ma dei Favoriti: e un dio che possieda dei Favoriti e non dei
credenti, non è un dio ma un idolo.
Qualcuno fra di noi sarebbe così sprovveduto da
conferire venerabilità ad un Totem? Direi proprio di no.
Pertanto è ovvio che (così andavo peraltro riflettendo
prima d'essere iniziato, mentre ero sospeso nel vero interregno) seppur io non
conosca ancora la Fisionomia, il Volto, e gli Attrezzi del G.·.A.·.D.·.U.·.,
pure Egli deve conoscere me, e se io
oggi officio al dio ignoto (mi dicevo) pure è possibile che il Suo nome sia
G.·.A.·.D.·.U.·.
Ma se è così,
"Vocatus
atque non vocatus deus aderit"
(Oracolo di Delfi. Il F.·.lo C.G.Jung peraltro fece
incidere questo motto sulla sua porta di casa)
con un nome o senza un nome, Dio manifesterà
E con un nome o senza nome anche io, prima di essere
iniziato, pensavo di essere un Attrezzo del G.·.A.·.D.·.U.·. : un attrezzo
ancora riposto in una custodia e per allora non ancora impiegato in una
Officina, ma non per questo figlio di un daimon
eracliteo minore.
L'
Apprendista Opportunista
Una idea di Massoneria: questo è ciò che si fa un
profano, ciò che si richiede ad un iniziando benchè egli "cosa
sa della massoneria?nulla", e questo è ciò che si deve fare un
Apprendista, benchè egli "non sa né
leggere né scrivere", e questo è ciò che deve avere un Maestro,
affinchè in lui risorga davvero Hiram.
In tal caso ci si potrebbe interrogare: quale è la
mia, quale è la tua, la nostra idea di Massoneria?
Occorrerà un attimo di pazienza.
Sì, perché prima della mia, tua, nostra idea di
Massoneria, viene la prima idea che in genere ci si fa di Massoneria.Il che è
diverso.
Infatti è proprio attorno a questa prima idea,
inconfondibile quanto inconfessabile, che gravita tutto il Male con il quale la
Massoneria viene accusata di non riuscire a confrontarsi.
Quale sarebbe la prima idea che un Apprendista si
farebbe, o viene comunque sospettato di essersi fatta, riguardo al suo ingresso
in Massoneria? Quale sarebbe questo splendente ideale? Ma assolutamente
nessuno, altrimenti non vi sarebbe tanta reticenza a confessarselo. Infatti la
prima idea che viene in mente pensando alla Massoneria è (ve lo debbo
rivelare?) : opportunismo.
Questa parabola è ben scolpita nelle menti dei profani
(e probabilmente, scommetterei, anche in quelle di alcuni iniziati), benchè sia
innegabile che una parte del discredito di cui la Massoneria italiana gode
(perché, ve lo debbo rivelare? La Massoneria italiana gode di un discredito…) è
ascrivibile non ad una diffidenza per un interesse sospettato di
corporativismo, ma ad una riprovazione per un interesse, reputato potente, che
non ci corteggia.
Ora, è ben chiaro che questo appare dantescamente
"un parlar che mi parea nemico": può darsi, cioè, che non sia da
galantuomini spiazzare le formule della
cortesia in un modo così inopinato, con riferimenti malevoli ad un discredito
che tuttora, rispetto al mondo profano, sussiste, e ad un movente, nel mondo
profano e iniziato, che molti sono suscettibili d' albergare, ma che tutti
vogliono celare.
Tuttavia, se è vero che "Quel che non vogliamo ascoltare ci casca lo stesso sulla testa,
inascoltato" (Shakespeare, l' Enrico IV, mi pare…) esperienza
quest'ultima che molti F.·.li potrebbero confermare, è allora anche vero che
ammettersi questa verità costituisce non un preliminare minaccioso, bensì
fertile: perché situa il problema sul piano della sua vera radice. E, dal
momento che "La benevolenza è
incompatibile con la verità, e fecondo appare solo il dialogo muto con i nostri
nemici" , come dichiarava quell' oltranzista del nihilismo che è stato
Cioran, motivo in più per sollevare questo sipario.
Il Venerabile
Opportunista
Ora, come liberarsi da questa vocazione all'
opportunismo, da questo incubo gradevole?
E' evidente che l'opportunismo ha connotati
miserabili: infatti si pasce di briciole, di un "nonnulla grandioso" (Cioran) : la raccomandazione per il
nipotino, la (lecita, direi) facilitazione nello sveltire quella vecchia
pratica impossibile, qualche piccola (meno lecita, direi) artefazione di un
concorso per una persona non del tutto meritevole, e magari la delibazione di
qualche piccolo abuso.
Ma allora si fa palese che l'opportunismo implica una
rassegnazione al basso cabotaggio. Infatti l' opportunista non fa il colpo del
secolo, e chi fa il colpo del secolo non è un opportunista, ma un Mago. E
quindi le grandezze morali dei due, pur essendo apparentemente collegate dalla
avidità, sono e restano assolutamente incommensurabili.
Nulla impedisce, certo, che una organizzazione che
prevedesse al suo vertice il perseguimento del colpo del secolo, tollerasse poi
alla sua base il brulicare degli opportunisti, de "le mene tra cortigiani e le lotte fra satrapi, in un clima ove le
decisioni risolutive non vengono prese sulla base di motivazioni serie, ma
sulla base di risentimenti da collegiali" (Max Weber).
Ma è altrettanto inevitabile che, in una organizzazione
siffatta, gli opportunisti arrivino poi a prevalere, a sopraffare, e a
contaminare con la propria insignificanza la struttura tutta, pervadendola e
trasformandola infine in un vero e proprio nido di veleni e di vipere.
Mi intrattengo non a caso su queste considerazioni dal
blando sapore sociologico, poiché credo che esse adombrino, in realtà, un
fenomeno e un percorso tutt' altro che apocalittici, bensì quantomai cogenti
per la Massoneria: dacchè essi sembrano proprio esserne e descriverne le procedure
che ne hanno avviato alcuni settori sulla strada di quella famigeratissima e
cosiddetta "deviazione" che
costituisce quanto di più spesso viene ostentato allorquando si vuole
travolgere l' Ordine tornando a ricordarGli la virulenza del suo Male.(Deviazione? Da cosa?)
Mi pare allora di parlare un linguaggio responsabile
se dico che è proprio sotto questo risvolto che l' opportunismo va stanato in ogni quartiere e sgominato senza
quartiere.
Perché esso non costituisce solo una puerilità egotistica cullata da chi si sarebbe
arenato su di un narcisismo di stampo pre-orale
, idoneo ad interpretare il mondo e la realtà solo sulla base di livori
infantili incapaci di mirare a creare e consolidare obbiettivi di elevato
cabotaggio ; ma esso costituisce una forza addirittura capace di eclissare e
far collassare anche il Male di elevato cabotaggio, il Male miltoniano, che se
guardava a questi pargoli con l' indulgenza di un Sovrano Luciferino al di là
del bene e del male nella profondità delle sue macchinazioni, lo ha fatto solo
per accorgersi a suo maggior danno che non erano pargoli bensì scorpioni, e che
come tutti gli scorpioni essi ti pungono anche quando sono in mezzo al guado
sulla tua schiena : e questo semplicemente "perché",
ti risponderanno candidamente secondo la celebre e ben nota fiaba "questo è nella loro" (fottutissima
e miserabile aggiungo io) "natura"!!!
Pensare e
fare Massoneria
Pensare e fare: politica, secondo Dahrendorf.
Pensare e fare: il Massone.
Ma nell' àmbito politologico il pensare è un prerequisito,
tanto obliato quanto indispensabile, strettamente funzionalizzato al fare.
E' pertanto insuscettibile di intrattenersi nell'
alveo del pensiero stesso per dilatarvisi fino ad ignire la nouminosità di un lume archetipico, di
una luce intonsa che, assurgendo al rango di un nume tutelare insensibile ed indifferente al finalismo degli scopi,
imploda nella mente pervenendo a
captarne tutte le energie e a richiamare da tutte le latitudini dello spirito i
contingenti del pensiero in un Esodo drammatico e repentino.
Così invece, proprio così, per la Massoneria.
Giacchè la Massoneria appare essere prima di tutto, e
forse esclusivamente, il palpito di un grande ed incessante riflettere, che una
volta accesosi si autoalimenta e sembra mai più volersi spegnere o placare.
E' esperienza quotidiana, credo, di ogni iniziato l'
accudire nel proprio intimo non tanto un pensare e rielaborare costante del
cosa sia "Massoneria" e che cosa possa significare essere
"Massoni", bensì il condividere con altri FF.·. l'esperienza molto
più acuta e sintomatica di sorprendersi con una impressione fin allora
indecifrata ed innominata la quale, svaporando al calore della attenzione che
finalmente le si rivolge, dissipa le nebbie che l' avvolgevano per rivelare la
presenza di un intero esercito di retropensieri, sottili e sottesi,
perennemente intenti a pensare la Massoneria.
Non v'è dubbio che siffatta fenomenologia, apparendo
come l'esacerbarsi di un nostro squilibrio, sembri appartenere alla psicologia
degli invasati, e partecipare delle ossessioni funeste dei fanatici.
Tuttavia dovrà ammettersi che vi è in essa un
connotato che non rende facilmente agibile l' accesso alle risoluzioni
liquidatorie di una simile interpretazione.
E' infatti evidente che il senso intimo e tepido del
cullarsi ognora in tale astrazione, consiste nel fatto che essere o volersi
Massoni è un qualcosa che trascende
la mera appartenenza ad una categoria professionale, deontologicamente
indirizzata in modo indefettibile verso finalità exoteriche, per essere
piuttosto qualcosa che pertiene all' esoterico, e che si qualifica in questa
pertinenza e si differenzia dall' altra ,da quella professionale cioè, solo in
quanto, poiché e nella misura in cui, è idonea a coinvolgere e pervàdere il
sentimento di una identità personale ontologica
e occulta: cioè che ci pervade secondo tutte le latitudini e longitudini.
Un medico, quando rincasa, smette di essere un medico. Un Massone no: i
fantasmi lo inseguono.
In tal caso, essere e volersi Massoni, significa
ripercorrere e rivedere ognora, come un Sisifo grato al suo destino, il
significato ed il senso della appartenenza ad un etnos reale, vissuto come irriducibile e coeso. Dinamica, questa,
della quale non può sfuggire la portata simbolica e auto-analitica. E' infatti
su questa chiave, su questa tonalità, che si innesta la possibilità mutua e
sillogistica di poter crescere assieme
alla Istituzione e non a dispetto o a danno della Istituzione. Perché il senso
di appartenere ad un etnos che
contribuisce alla definizione di una identità esoterica ( e tutte le identità
lo sono) implica l' impossibilità che Esso prescinda da te e che tu possa
prescindere da Lui, così come è impossibile che quella che viene ad essere una
evoluzione personale, stimolata dalla appartenenza all' Ord.·., possa poi non
sortire retroazioni benefiche sull' Ord.·. stesso.
Massoneria
e religione
Ed è anche qui che sorge e si determina la
inevitabilità metafisica (trascurando
cioè quella storica) della differenziazione
dalla Chiesa cattolica.
Essere Massoni infatti, se è vero quanto suesposto,
non richiede affatto l' abdicazione alle singolarità della propria
individualità per sacrificarle alla impersonalità di un Dio protocanonico e
inesorabile, ma al contrario postula l' esaltazione di queste peculiarità fino
alla determinazione di un firmamento di monadi animiche e fulgide, realizzate e
compiute nelle loro Unicità, consistenti e compartecipi in tale stato alla
gravitazione sinergica su un medesimo piano - o su una medesima volta Stellata.
Come tali, si è Massoni completamente e al tempo
stesso non lo si è affatto, perché non si è e non si resta altro che sé stessi.
Ed è ovvio che una tale conclusione è munita di una tale forza grazie alla
Verità sulla quale trasparentemente si poggia e si fonda, che se lo scontro con
la Chiesa cattolica lascia aperta l' insanabilità di un vulnus percepito come scandaloso e incurabile, al tempo stesso da
tale ferita non si esala né si diffonde alcun panico destrutturante della
propria personalità o del Grande Oriente, ma al contrario si consolida il
sentimento di una autorità fattasi oramai adulta, perfettamente autoconsapevole
e impavida, e come tale abilitata a trattare su di un piano paritetico con ogni
altra Magnitudine esoterica.
Ed è per questo che il Massone, pur potendo conservare
il proprio credo religioso, non può esimersi, una volta nel T.·., dal
riconoscere la presenza non di un dio, ma di un G.·.A.·.D.·.U.·.. Perché un dio non può che essere un dio e
come tale geloso : sentite cosa
diceva Cioran : "Il Cristo, si è
sostenuto, non fu un saggio. Ne fanno testimonianza le Sue parole durante
l'Ultima Cena: fate questo in memoria di Me. Ora, il saggio non parla mai a
titolo proprio: il saggio è impersonale.Ammettiamolo. Soltanto, che il Cristo
non ha preteso di essere tale. Egli si considerava un Dio, il che esigeva un
linguaggio meno modesto: un linguaggio personale,appunto"
Invece un G.·.A.·.D.·.U.·. non è un dio, è un architetto!
Il Suo irrompere sulla scena non è costellato e
coronato da un corteo di apoteosi, di santi militanti, di cherubini fumiganti,
di crociati patentati, e di fedeli, bensì è un dispiegarsi felpato di allusioni
asettiche e impersonali alla perfezione degli asintoti, alle purezze
iperboliche, alle neutralità iperuraniche delle grandezze algebriche, alle
tensioni leonardiane di parallassi alla china, alle ascese e al declino non di
uomini e cattedrali, ma di parabole, e al tradursi silenzioso di seni in
coseni, al quieto disquisire di analisi geometriche sottese su tavole
millimetrate.
Il che è esattamente quanto si impone come
indispensabile allorquando ciò che si voglia perseguire non sia la abolizione o
la mortificazione delle individualità, bensì il loro sviluppo e
perfezionamento, in un contesto di parametrizzazioni
idonee a garantire, con la loro anonima neutralità, la tutela da ogni
coartazione e il libero dispiegarsi di qualsiasi valore si voglia ascrivere
alla equazione.
Per questo
Gloria per il G.·.A.·.D.·.U.·.
Grandezza per il M.·.V.·.
e Geometria per tutti i FF.·.
Per questo il
G.·.A.·.D.·.U.·. è un "dio" che non fa rumore.
E dico "per questo" perché pensare che non ne faccia o -peggio- che non
ne "debba" fare per qualche diverso motivo, significa solo avere
confuso la invisibilità con il buio:
"Gadshill
<(…)noi commettiamo delitti
come se
fossimo a casa nostra, tranquilli e sereni:
abbiamo la
ricetta per camminare invisibili>
Cameriere
<A dir la verità, credo che lo dobbiate alla notte,
più che alla
ricetta,
se camminate
invisibili>"
(Shakespeare,stavolta senz'altro l' Enrico IV)
Il fatto che sia così silenzioso sollecita infatti
questo equivoco: che Egli taccia perché abbia qualcosa da nascondere, che si
voglia invisibile per derubare bene, e che sia impalpabile per abusare anche
meglio.
E questo è certamente il frainteso più dozzinale di
cosa sia il G.·.A.·.D.·.U.·. e dell' essere e volersi Massoni. Ancora una volta
torna l' ascrizione del male Massonico a questa
radice, a una possibile contaminazione nel momento di contatto sul liminare tra
sfera iniziatica e profana.
Tuttavia, essendo un frainteso che promana dal
G.·.A.·.D.·.U.·., sarebbe miope dire che non appartenga anche al
G.·.A.·.D.·.U.·. e che chi lo postuli, sostenendo che tramite di ciò egli
parteciperebbe alla credenza nel "G.·.A.·.D.·.U.·.", dica con ciò
anche il falso: infatti anche chi la pensa così crede al G.·.A.·.D.·.U.·. e
dice la verità sul G.·.A.·.D.·.U.·.; e Vi crede e Ne dice la verità esattamente
come sosteneva s. Giacomo, che possiamo citare giacchè nella nostra ottica sincretica noi non rifiutiamo alcuna
religione bensì sono alcune religioni che rifiutano noi : "C'è chi dice che chi ha la fede può anche non compiere le opere
degne della fede: ma allora mostrami come può esistere la tua fede senza le
opere! Ebbene, io ti posso mostrare la mia fede per mezzo delle mie opere, cioè
con i fatti! Ad esempio: tu credi che
esiste un solo Dio? Fai bene: infatti anche i demoni ci credono, ed è per questo che tremano di paura!".
Pertanto non ci sarà alcun bisogno, come con gli
Ugonotti la notte di s.Bartolomeo, di "ucciderli
tutti affinchè poi Dio riconosca i suoi". Li possiamo riconoscere
tutti noi.
Dalle opere.
Conversioni
e rivoluzioni
Quindi, a costo di acquisire una sfumatura pedante,
ribadiamolo un' ultima volta: volersi Massoni significa, istantaneamente ed
immancabilmente, esporsi su di un piano ove si è vulnerabili al riduttivismo
spregevole di un' unica insinuazione (sempre la stessa,monotona) : che lo si
farebbe per un non meglio precisato "interesse".
Ma così come è impossibile che possa esistere una struttura
il cui obbiettivo consista unicamente nell' elargizione sistemica di
favoritismi ai proprii affiliati o ad acconsentire che essi glieli estorcano (
poiché una struttura siffatta non sarebbe in grado di autoalimentarsi
tramandandosi nei secoli come fa la Massoneria, ma solo di esaurirsi, e di
esaurirsi molto rapidamente) ,
altrettanto chiaro dovrebbe essere che il percorso intrapsichico che conduce alla maturazione di questa vocazione,
segue una strada che con il riduttivismo non ha proprio nulla a che spartire.
Chiunque di noi si fosse avvicinato alla Massoneria
nutrendo un' ottica espoliativa e opportunistica, avrebbe con ciò stesso
ammesso di avere una visione molto ingenua ed angusta della propria
vita.Infatti tale aspettativa implica ammettere che si è optato per una
esistenza che si svolge non sul crinale del vivere ma su quello del sopravvivere, di una accidentalità
ognora intenta a mendicare una agevolazione, votata a trascinarsi con
espedienti nel regno dell' episodico e dell' estemporaneo, accerchiata dalle
incertezze della occasionalità, plagiata dal perpetuo miraggio di un colpo di
fortuna che assomiglia molto alla attesa del Messaggio dell' Imperatore in
Kafka. Forse i FF.·. possono anche prestare un soccorso, in caso di reale
necessità: ma ricapitolare la Massoneria su tale piano, significa perdere la
Massoneria.
Viceversa, volersi Massoni in un' ottica matura, non
può che denotare la volontà di trovare e dare finalmente una canalizzazione
complessiva e capiente (anche se, certo, non onnicapiente) alle proprie energie individuali, in modo da poterle
veicolare verso una prosprettiva creativa strutturante e integrante.
E la "fede"
che si può nutrire nella struttura corrisponde, a tal punto, alla
traduzione sul piano affettivo del moto pulsionale di soddisfazione e
commozione che si prova allorquando balena e saetta l' idea di avere
individuato quel che da così tanto si andava cercando: vox clamans in deserto.
E' evidente, in tal caso, che ci si trova di fronte
alla vocazione, alla chiamata, alla metanoia.
Allora è chiaro che la fase istruttoria e delibativa
di un postulante alla Porta del T.·. viene ad essere, se possibile e per paradoxa, ancor più risolutiva, critica
e cruciale della Iniz.·. stessa. Infatti la Iniz.·. non viene a porsi come altro
che la formalizzazione e certificazione di una immanenza sostanziale
preesistente alla Iniz.·. stessa, in
assenza della quale l' Iniz.·. non
avrebbe più alcun significato se non che quello di sfoggiare una cerimonialità
tanto sofisticata e suggestiva quanto frigida, poiché destinata a conservarsi
incompresa nei suoi contenuti.
Probabilmente non sarebbe del tutto ortodosso
concluderne che la fase di postulanza, trovandosi su un liminare così decisivo,
si muove anche su un confine quantomai ambiguo, popolato da chimere anfibie,
laddove se con una metà si è ancora fuori dal T.·. e profani, con l' altra metà
si è già "dentro" e iniziati.
Tuttavia alla delibazione spetta il riconoscimento di
un requisito che la antecede, la cui indispensabilità è tale perché è destinata
a conservarsi per l' intero corso post-iniziatico: la sincerità della
vocazione, la disponibilità alla esperienza di una rinascita interiore
imminente, profonda e revulsiva, e con tutto ciò la implicita inferenza e l'
implicito riconoscimento che l' iniziando apparteneva alla Massoneria, o meglio
al mitologema che viene rappresentato dalla Massoneria, fin da un tempo
misterioso, astrale e inaudito, che precedeva quello attuale e nel quale,
forse, gli iniziati condividevano appieno la titolarità e la spiritualità di
una massoneria ante-litteram.
Questa conclusione appare irresistibile, seguendo l'
arco argomentativo predetto. Ma il suo portato consiste nel fatto che, essendo
condivisibile, essa azzera l' idea di
una distanza incolmabile tra mondo profano e iniziato, e la azzera su di un
piano positivo, non più su di un
piano negativo.Il confronto con il mondo profano, in entrambi i sensi, qui non
produce più una idea del Male.
"Una
potenza tenebrosa e ironica"
Ora prima di passare al simbolismo delle Col.·., al parallelismo che esse esprimono, e al
significato che è alluso nel parlare della loro Ombra, io voglio parlare di un
altro elemento che è stato fonte di tanti fraintesi ed è stato spesso impugnato
come un segno emblematico del Male all' Oriente. Voglio parlare del vincolo
Massonico e della sua (peraltro piuttosto presunta, comunque sopravvalutata)
inscindibilità una volta contrattolo.
Ammesso che esista non tanto una codificazione in tal
senso, quanto piuttosto che sia auspicabile una connotazione del genere, cioè
che una simile prescrizione, più che esistere, si percepisca come possibile o
plausibile, come un qualcosa cioè che l' appartenenza all' Ord.·. non
obbligherebbe a condividere ma che comunque almeno invocherebbe in qualità di implicito
sottinteso, ebbene che cosa una eventuale siffatta inscindibilità del legame
implicherebbe?
Ricordate Teresa Raquin di Zola? La madre era rimasta
paralizzata per una malattia
invalidante, e il figlio e la moglie dopo svariate vicende alle quali ella
doveva assistere impotente, si uccidono a vicenda in una sorta di doppio
suicidio alla Kleist : "I cadaveri
restarono tutta la notte sul pavimento della sala, contorti e rannicchiati,
rischiarati dai riverberi giallastri che la luce delle lampade gettava su di
loro. E per circa dodici ore, fino all' indomani a mezzogiorno, la madre, muta
e rigida, li contemplò ai suoi piedi, non potendone saziare i suoi occhi,
schiacciandoli con l' inesorabilità del suo sguardo".
Credo proprio che si tratti di questo. Voglio dire che
l' inscindibilità del vincolo sfuma i suoi connotati in quelli d' una condanna
dolce, che non per essere dolce smette d' essere una condanna: voluta,
ricercata, quel che si vuole: ma condanna. A cosa?
A dover tenere forzatamente aperti gli occhi davanti
al male che più ci ripugna. Infatti è ovvio che la ideazione di una
irrecidibilità del legame è fatta per essere operativa nelle circostanze
sfavorevoli, giacchè non vi sarebbe stato motivo di escogitarla per quelle
favorevoli. Sembrerebbe voler insinuare che non si è legati solo nel bene,
giacchè questo appare ovvio, ma che soprattutto si è legati nel bene e nel male, e cioè quasi in ispecie
nel male.
Quale male, e il male di chi? E' il male che insorge
dall' Ombra delle Col.·., tra le quali serpeggia, inavvisato e fatale.
Ora, sia chiaro che il male è una grandezza
cosmogonica che preesiste ad ogni Massoneria, operativa o speculativa. Per cui
nessuna venatura di autocompiacimento trascorre o si assapora nell' immaginarsi
epigoni e discepoli del maligno, assisi su scranni satanici: la Massoneria non
è, appunto, una setta satanica. E siccome nemmeno l' inquisizione ai tempi di
Crudeli si è mai spinta a simili corbellerie, è evidente che il male che si
aggira all' ombra delle Col.·. non è il male cosmogonico ma un male specifico.
Se "il bene
è ciò verso cui ogni cosa tende" (Aristotele,Etica Nicomachea), il
Male dovrebbe esserne dedotto come ciò dal Quale ogni cosa rifugge.
Rifugge dove?
Rifugge da cosa?
Perché se se ne rifugge, allora il Male è.
Non è il Nulla o la privatio boni, poiché allora rifuggendone non si farebbe altro che
dilatarne ed incrementarne il dominio, lasciando che sia il Nulla laddove prima
era qualcosa: il bene.
Ad ogni modo, per quanto se ne rifugga, si direbbe che
il Male esiste e ci insegue, poiché va a segno e non gli si sfugge.
E' proprio come uno splendido brano esoterico in
Castaneda : "<Don Juan, c'è un'
auto che ci segue: è un pezzo che ne vedo i fanali>
<Quella
non è un' auto> disse Don Juan.
<O
bella> dissi < E se non è un' auto cos'è allora?>
<Quelle
sono le luci sul cappello della morte. La morte tiene queste luci, che pone sul
cappello, e poi, quando si mette il cappello, parte all' inseguimento di gran
carriera>
Pensai che
fosse matto e lasciai perdere.Dopo un po' , rassicurato, gli feci notare che l'
auto non c'era più:
<Don Juan,
guardi: l'auto non c'è più, non si vedono più le luci>
<Oh>
disse Don Juan <ma la morte non smette mai di inseguirci. Alle volte
semplicemente spenge le luci>."
In tutti i casi: sia la morte come metafora del male,
o il male come metafora della morte, o sia il male come Assoluto, il male è
qualcosa: qualcosa che insegue il bene per farlo a brani. E non se ne induce
alcuna teodicea relativista, dacchè il bene non è vicendevolmente interessato a
fare a pezzi il male, ma solo a svilupparsi indisturbato da esso: la ambizione
a sovvertire non appartiene al bene, ma al male, e -naturalmente- solo quel che
è incompleto coltiva ambizioni.
E' ovvio che tutto questo sragionare appare ozioso e
inconcludente, perché il male non è riducibile alla ragione, e sembra poi che
uno parli in nome del bene e del male in quanto li conosca di persona.
Tuttavia v'è in esso, se si guarda attentamente, un
elemento incontestabile e concludente: e cioè che, eppure, il Male esiste : "Opinione, questa, che come l'opinione
di essere seduto su una sedia oppure che 2+2=4 può essere messa in dubbio da
poche persone, salvo che da coloro che hanno una lunga preparazione
filosofica" (un tipicamente caustico Bertrand Russel, non ricordo più
dove).
E siccome il Male non è qualcosa che esiste soltanto
in noi uomini ma anche al di fuori di noi, la domanda corretta non è tanto se
esista il Male o cosa esso sia, ma : dov' è?
Dov'è il reame del Male?
E' una stella nera incastonata nel fulcro di una
gravità collassata, o una quasar immersa nell' oceano galattico? Oppure il Male
è un tarlo che zigzaga introvabile nei cunicoli del tempo?
Potrà apparire incredibile, ma la Massoneria
costituisce una incredibile risposta al problema.
Lasciate che io argomenti.
Nella realtà oggettiva non vi sarebbe solo un ordine
patente, ma anche un sottordine latente: esattamente così come il male
fronteggia il bene con l' aspettativa di un contrordine completamente diverso e
ristrutturato con il quale lo insidia da un sottolivello, subordinato perché
ancora incompleto, e incompleto perché ancora inattuato.
In effetti, poco conterebbe che questo sottordine
esista obbiettivamente, perché la Massoneria -vedremo- ambisce ad incarnarne la
contrapposizione come aspirazione metafisica che essa presceglie. Ma, nella
fattispecie, un sottordine esiste e sembra tendersi immancabilmente ed
effettivamente al di là del tutto, e lo si avverte in ispecie in quei momenti
in cui il tutto ci appare ostile ed ostinatamente incomprensibile, informato e
trapassato dal pneuma di una volontà estraniata, collocata in un altrove
misterioso ed inaccessibile :
"Un
genio malefico presiede ai destini della storia, una provvidenza particolare, è
vero, e quantomai sospetta, i cui disegni sono meno impenetrabili di quella
originaria (reputata benefica) solo perché essa agisce in modo che le civiltà
di cui guida il cammino divergano sempre dalla direzione primitiva, per
raggiungere l' opposto delle proprie mire, per cadere nel baratro con una
pervicacia ed un metodo che manifestano molto bene le trame di una Potenza
tenebrosa e ironica" (Cioran)
che sogghigna sulle nostre tombe, e si ingegna e si gratifica nell' ultima
trappola che ci sottende, solo per passare subito alla successiva.
Ordine e
sottordine
Al di là della precedente ipotesi, che ascrive le
prove della sussistenza di un sottordine alla conclamazione di una nequizia nebulosa ed infausta, esso è fin
troppo chiaramente desumibile da circostanze meno viziate dalla negatività.
Definisco come sottordine
una disposizione di elementi anche genericamente intesi, organizzati e
teleologicamente orientati secondo proprie prospettive e scopi, la cui
caratteristica è di disporsi parallelamente
alla realtà, cioè capaci di esibire una corrispondenza speculare e simmetrica
con essa in tutti i suoi punti nodali e cruciali, pur procedendo su un binario
e secondo una direttiva differenziata, con l'effetto precipuo di poterla manipolare tramite queste corrispondenze
onde volgerla a finalità e disposizioni che non appartengono alla realtà
stessa, giacchè essa nelle sue intenzionalità e nelle sue sostanzialità ne
dichiarava altre.
In tal modo è chiaro che se un sottordine esiste,
esisterà pure ma noi non abitiamo lì: esso è ciò che conferisce alle cose sia
il loro senso che i loro malintesi,
diversamente dal che non potrebbero più esservi né l'uno né gli altri.
Se infatti io dico : "pentagono!", non ci
possono essere equivoci : il pentagono è una figura con 5 lati.
Ma se io dico "buono!", l'aria pullula di
incantesimi.
"Buono" è una denominazione edonistica, alle
spalle della quale può sollevarsi un intero impianto euristico, implicito e non
avvisato, ma assai ben strutturato e che impone subdolamente la coerenza al suo
canone, al suo nomos, a tutto ciò che
ne segue.
"Buono" è una significazione etica, che
implica tutta una dottrina del giudizio e della ermeneutica che ci conduce a
formularlo ed applicarlo, suscettibile d' essere quanto di più controverso
possibile.
"Buono" è un portato metafisico che indica
il desiderabile,e con ciò dischiude le porte di un immenso regno libidico del quale neppure i più
sofisticati approcci pluridisciplinari riescono tuttora ad avere ragione.
"Buono" è una valutazione utilitaristica,
che introduce le problematiche della critica alla ragion pratica.
Perciò in tutti i casi se quando dico
"pentagono" mi avvedo che mi viene trasmessa una mera informazione
cibernetica (dacchè non esistono due "definizioni incompatibili"
della parola pentagono) e che quindi posso recepirla senza esitazioni, al
contrario quando mi dicono "buono" "avvertiamo subito che ci stanno dicendo qualcosa che ha un'
importanza filosofica, e che è completamente al di là della mera portata
informativa di un dizionario" (B.Russell).
Ovvero mi accorgo che mi stanno propinando, di là
della parola "buono", un universo semantico tutt' altro che scontato
ed indiscutibile, in una sorta di mercimonio dove, al di sotto di una
superficie semiologica apparentemente neutra e condivisa, si mimetizza e si svolge
un ampio quanto turbolento e promiscuo contrabbando di sensi.
"Tutte
le volte che una definizione ci induce a pensare se è vera in realtà, e non se corrisponda all' uso verbale, c'è
motivo di sospettare che non abbiamo
a che fare con una definizione" (B.Russell) bensì proprio con questo
famigerato sottordine parallelo alla
realtà che esso esalta o contraddice, pur convivendovi sempre.
Esso è il tarlo che zigzaga imprendibile nei cunicoli
del tempo! Esso è come uno SNAFU (Situation
normal all fouled up - Situazione normale completamente stravolta) dei
videogames, dove interminabili anellidi voraci si snodano a velocità temeraria
nei meandri di un labirinto fatale, minacciando ad ogni svolta di imbattersi in
pacman per fagocitarlo in un boccone
solo.
Esso è come un uomo che, affacciatosi alla feritoia di
un muro fuligginoso e oscuro, scorga non
le tristi ombre platoniche, bensì un panorama vertiginoso e rapinoso, fatto di
cascate, foreste pluviali, distese di chimere al pascolo, e atolli di un
lussureggiante sfarzo disseminati a perdita d'occhio su di un oceano che si
infrange contro vette ripide ed innevate, che feriscono un cielo vespertino e
purissimo facendone sgorgare le porpore e gli ori del Sole che muore.
Orbene, tutti questi sensi noi ce li passiamo l'un l'altro
ogni giorno e con la massima disinvoltura.
Questo cosa significa: che ne abbiamo la padronanza?
Se così fosse il mondo non sarebbe quello che è e cioè
un abisso di incomprensioni e incomprensibilità :
"La vita
è un racconto fatto da un idiota,
pieno di
grida e di furore,
e che non
significa niente"
(Shakespeare,Macbeth)
Devota e coerente conclusione, questa, che piuttosto
ci porta ad ammettere quanto la disinvoltura sia sintomatica della nostra
totale inconsapevolezza di tutti i sotto-intesi
che alberghiamo e che, non avendone la padronanza poiché essa non si
coniugherebbe altro che con l' averne la consapevolezza, ci portano a tutti i fra-intesi che ci assediano e, spesso,
ci rovinano : facciamo scelte infelici, arrechiamo danno agli altri pur di riuscire
ad arrecarlo a noi (cioè in perfetta buonafede), e senza scopo affondiamo
dentro tragedie autentiche alle quali sappiamo dare un nome ma non, appunto, un
senso; è il sotto-ordine che ci ghigna in faccia, è il sotto-ordine che torna a farsi "Una
potenza tenebrosa e ironica".
Un
racconto fatto da un idiota, e che non significa niente
Quanto antecede porta alla enucleazione della
consapevolezza quale criterio risolutivo dei pericoli insiti nell' essere prede
dei nostri sottordini. Tuttavia alla consapevolezza andrebbero aggiunti ben
altri requisiti, tra i quali eminentemente sono da annoverarsi la volontà e la
capacità, una volta giunti alla cognizione del sottordine, di incanalarlo e
laddove necessario di piegarlo e plasmarlo. Non basta infatti che la Sapienza illumini il nostro Lavoro né
che la Bellezza lo irradi e lo compia,
ma occorre anche che la Forza lo renda
saldo.
Infatti il sottordine s' infiltra da ogni varco, e
rischiamo, chiusa una falla, di trovarne continuamente aperte delle nuove,
secondo una modalità che ci porta ben presto all' esasperazione solo per
restituirci, alfine ed ancora, alla potenza tenebrosa e ironica che ci ghigna
in faccia. Da qui ci rimane una sola chance: suicidarsi od arrendersi, e
svolgere in tal caso la vita dei farabutti che, come tutti i farabutti, sono
infelici tali e quali agli uomini probi, e perciò sono farabutti al quadrato.
Bel risultato: dover scegliere tra essere un suicida
onesto o un farabutto esponenziale, per non essere altro, in entrambi i casi,
che un idiota che racconta una storia colma di grida e di furore,che danneggia
tutto, e che alla fine non significava proprio un bel nulla: "il grande nulla" come
Federico II ,Massone, definì la Massoneria.
E' come ironizzava Woody Allen nel suo apocrifo di un
discorso accademico : "Mai come ora
ci siamo trovati davanti ad un bivio così drammatico ed epocale: l' una strada
ci conduce alla rovina più assoluta, l' altra alla catastrofe più totale: una
scelta si impone!".
Tuttavia ci sarebbe poco da ironizzare se il frutto
delle nostre opzioni è quello scelto per noi dalle nostre disfatte
ante-litteram. Dice Flaiano : "La
prostituzione ci interessa perché è la nostra condizione.Il delitto perché è la
nostra aspirazione" : "prostitute
in un mondo senza marciapiedi" (Cioran) andiamo ognora mendicando l'
occasione di delinquere onde esprimerci meglio, con un risultato nel quale,
sinceramente, non riesco a rintracciare cosa vi sia da vantarsene tanto :
"<Sinceramente,
le piace la merda?>
<Ogni
tanto, per cambiare>
<Errore.Bisogna
mangiarla sempre.Ogni tanto, disgusta>"
(Flaiano)
E parlo del vantarsene e del compiacersene, perché si
trovano sempre degli illusi che, pensando di essersi disincarnati dalle pastoie
umane, immaginano di poterne dare la prova assumendo e scimmiottando il ghigno
che il sottordine gli fa, poiché pensano che, facendosene discepoli, il Ghigno
li risparmierà. Oppure che, non risparmiandoli comunque, questo non costituisca
un buon motivo per differenziarsene bensì uno ancor più buono per
immedesimarvisi con addirittura maggior fervore. E si adduce a conforto che con
gli anni si arriva senz' altro ad una
qualche disincantata maturità filosofica che si aggirerebbe, in qualche modo,
dattorno a questo terreno.
"Ma la
cosa sta così" ,dice
Kierkegaard, "con gli anni l' uomo,
in senso spirituale, non arriva senz' altro a un bel niente; è invece molto facile perdere senz' altro qualcosa
con gli anni: forse si perde con gli anni quel po' di passione, di sentimento,
di fantasia, quel po' di inferiorità, e si arriva senz' altro (qui,infatti, si
arriva senz' altro) a comprendere la
vita secondo la determinazione della trivialità. Questo stato migliorato e che veramente è venuto con gli anni, l' uomo lo considera disperatamente un bene".
Appunto,come Vi dicevo: disperatamente. Cioè egli ne è
convinto. Siamo di fronte ad un convertito e, come Voi ben capite, non potrà
essere questa la metanoia da
accudirsi in Massoneria, perché per questo vi assicuro che non c'è bisogno
della Massoneria più di quanto ve ne sarebbe d' un pennacchio sul cappello d'un
disgraziato.
Questo frainteso, che ha portato anche alla accezione
negativa del termine "Massone", deriva interamente dal substrato
archetipico della Massoneria. E tale substrato consiste esattamente nel fatto
che la Massoneria assume e decide di ipostatizzare ed avocare a sé un ruolo
temerario e prometeico, che la rende una grandezza metafisica di proporzioni
potenzialmente spettacolari: quello del sottordine stesso, del ricettacolo dove
la vera vita, dove la (testualmente) vera luce si trova.
Essa vuole incarnare l' ordine
parallelo al reale, insediandosi nel suo stesso seno e prendendo posto nel
cuore stesso di questa entità così immaginificamente profonda e capace di
sommuovere il reale da un maniero remoto, invisibile ed invalicabile, dal quale
Ella potrebbe scagliare saette apollinee : apollinee,
non tenebrose, perché Apollo è, secondo l' etimologia che ricorda Giorgio Colli
in La nascita della Filosofia, "colui
che colpisce da lontano": infatti la sua vista, essendo relata al mito
solare come peraltro, dichiaratamente, lo stesso rito Scozzese, è non tanto
acutissima, quanto penetrante.
Questo sono le Col.·. : sono il parallelismo! L' essere paralleli! E il fronteggiarsi. E
l' Ombra ne è il male : il male che come il sottordine la insidia da ogni lato
e da ogni spiraglio, e che non è sufficiente conoscere e incarnare (fuor di
metafora: essere Massoni) per scongiurare, ma occorre averne la forza e la
capacità (ancor più fuor di metafora: essere Massoni con le palle e non con i
vizii e, magari, pure i vezzi).
E non ci
indurre in tentazione ma
A tal punto, nessuno può più meravigliarsi delle
incomprensioni da parte del mondo profano né delle tentazioni nel mondo
iniziatico: la suggestione è potentissima, è quasi un incantesimo.
Una mitologia che ha scelto di muoversi su questo
terreno, ne ha scelto uno dei più grandiosi in
senso assoluto. La Massoneria non è il male e non ha alcuna intrinseca
tendenza al male, ma è plausibile che possa essere percepita, da uno sguardo
profano, come abitata o agitata anche da questa dimensione. Questa, per la
verità, non le conferisce affatto un alone di disprezzo ma anche un
notevolissimo, nonché avvertibilissimo,
alone di rispetto: si capisce, cioè, che il mito che la ha fondata ha una sua
potenza folgorante. E vi si indossano guanti bianchi, per accorgersi subito della minima macchia, e la forza
che se ne sprigiona è tale che spesso incenerisce e paralizza i FF.·. stessi :
la Mass.·. diviene il Grande Nulla di Federico II.
Per questo, perché occorre padroneggiare appieno il
sottordine se si vuole incarnarlo meritoriamente (infatti "il vero motivo per cui si perde il potere, è che non si era più
degni di esercitarlo" - Tocqueville), il simbolismo degli alti gradi voluti da Ramsay include
negli ultimi gradi neri e in quelli bianchi delle figure ancipiti e degli abbattimenti.
E in realtà il Male, in Massoneria, non sta nel parallelismo, giacchè al contrario in
esso si annida una mitologia apollinea, come abbiamo visto, e non tenebrosa.Che
questo non meravigli: non è tutto oro quel che luccica, e non è tutto tenebra
quel che non si lascia vedere.
Piuttosto seil
male può insorgere, vi insorge dalla deviazione
, ma deviazione da cosa? Esattamente dalla linearità di questo parallelismo.
Un impianto del genere è infatti sfidato precisamente
sia dal rischio ad esso fisiologico di poter allontanarsi dal parallelismo
costituito, sia dall' azione malvagia deliberatamente e scientemente intrapresa
in tal senso. Come distinguere le due evenienze?
Ebbene, è certamente possibile che la deviazione possa
riguardare il parallelismo nella sua totalità, ovvero essere una deviazione
assoluta non tanto per entità e grado di divergenza, quanto per la sua
sistematicità o ricorrenza.
In tal caso si tratterebbe di una deviazione endemica
e strutturale, che dunque conserverebbe al corredo semantico della parola
deviazione il senso di "aberrazione", ma le sottrarrebbe quello di
"eccezionalità" o "episodicità" che invece
indispensabilmente le pertiene.
Tale fenomenologia è quella alla quale ascrivere le
responsabilizzazioni generalizzate che si imputano alla Massoneria qualora ne
emerga una deviazione; fenomenologia calunniosa e manichea, della quale
tuttavia al tempo stesso non ha molto senso lamentarsi, rammaricarsi, o davanti
alla quale esibire del vittimismo: poiché essa è sostenuta da un aspetto logico
corretto: infatti, in presenza di una deviazione, quel che si chiede è proprio
di fornire una prova inequivoca e inequivocabile che il frainteso conclamato
era il frainteso di una fazione e non già di una totalità, poiché solo nel
primo caso una deviazione è veramente considerabile tale dacchè ancora
trattiene presso di sé il suo integrale patrimonio semantico.
Diversamente, non se ne potrebbe che indurre che la
deviazione apparteneva all'intero apparato e che, con ciò, non era affatto una
"deviazione" bensì un eufemismo mimetico della norma, giacchè è
evidente che quando un intero apparato è deviato non siamo più in presenza del parallelismo ma di una mistificazione. E,invero,
non siamo nemmeno più in presenza della Massoneria.
Questi sarebbero il pericolo e il male legati al mito
del mondo parallelo.
Ora, ogni mistificazione è tale perché è,
fondamentalmente, una tautologia. Ed ogni tautologia, appartenendo alla indistinzione
uroborica che ripiega e ritorna su sé stessa impedendo l' evoluzione, è una patologia.
Con questa patologia ci si troverà potenzialmente in
perenne contatto, poiché essa è la maledizione specifica insita nella
peculiarità del seme prescelto: e perennemente andrà estirpata, ma prima che arrechi danno e non dopo.
Se accade prima, ci si mantiene comunque nell' ambito
del fisiologico.Se avviene dopo, vuol dire che si è già sconfinati nella
patologia, che il Male ha aperto le porte, vuol dire che è già troppo tardi: l'
idiota sta già incominciando a raccontare la sua storia, piena di grida e di
furori, e che fondamentalmente non significherà proprio niente, se non che
qualcuno, investito di titolarità iniziatiche, compirà gesti prettamente
controiniziatici, che sono già fuori della Massoneria, che non sono già più
Massoneria, con l' unica conseguenza empirica di lasciare a titolo di eredità "una sempiterna infamia"
(Machiavelli) alla sua persona, e alla Massoneria una macchia indelebile che
non Le appartiene affatto.
A.·.G.·.D.·.G.·.A.·.D.·.U.·.
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Weber,M.
Parlamento e Governo, ed. Einaudi
Zola,E.Teresa Raquin, ed. Garzanti
* I testi contrassegnati da un solo asterisco
indicano incertezza riguardo alla fonte o impossibilità a ricostruirla.
L' Autore ha
infatti smarrito una cassa di
libri durante un trasloco, e questa ne è la deprecabile conseguenza…
** In
commercio e vendita al pubblico.
*** Non in
commercio.