Dio non creò l’uomo libero il sesto giorno.

Gli proibì di mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male :

 

“....quando tu ne mangiassi, certamente moriresti.”  ( Genesi 2,6 )

 

Il primo messaggio dunque : ubbidisci.

Imperativo categorico : rispetta la legge, perchè, se infrangi la legge sarai punito con la morte.

Perchè?

Nel Creato tutto è ordine ed equilibrio e, se turbi il sistema, metti a repentaglio tutta l’impalcatura e puoi anche distruggerla.

Se non segui le regole corri il rischio di far cadere il castello di carte che si reggono, si puntellano tra di loro.

Il primo uomo, Adamo, e con lui tutta la sua discendenza, pagheranno cara l’impennata di libertà che li aveva resi liberi ( Adamo infatti conquista la libertà con un atto di ribellione ).

 

Fromm dice che “la storia dell’uomo è cominciata con un atto di disobbedienza, ed è tutt’altro che improbabile che si concluda con un atto di obbedienza”

 

La libertà esige come riscatto la sofferenza e la morte.

 

“Poichè tu hai fatto questo,

sii tu maledetto.........”

                                                             ( Genesi 3,16 )

 

 “con il sudore del tuo volto mangerai il pane;

finchè non tornerai alla terra,

perchè da essa sei stato tratto:

Polvere tu sei ed in polvere tornerai.”

                                                           ( Genesi 3,19 )

Asserisce ancora Fromm che l’uomo deve abbandonare il paradiso terrestre per imparare a dipendere dalle proprie forze e diventare pienamente umano e che con la disobbedienza  si è affrancato dai legami dell’armonia preumana, che poteva anche renderlo felice, ma non certo libero.

 Ci si chiede allora : si può essere felici senza libertà?

Anche PromhqeuV -Prometeo-, paragonato per certi aspetti ad Adamo,  personaggio di misteriosa vastità del mito greco, protettore degli uomini, rappresentante del loro genio inventivo, delle illimitate capacità speculative del loro ingegno, pone le fondamenta dell’evoluzione umana con un atto di disobbedienza : ruba il fuoco agli dei. Il fuoco che è germe e scintilla prima di civiltà.

Prometeo non si pente del suo gesto e non chiede perdono.

Prometeo è l’espressione universale del genio umano che sale di conquista in conquista e si agita e lotta contro i limiti posti dal Fato.

Raduna in sé la maestà di una ribellione che non potrà mai essere vinta, perchè è la manifestazione essenziale della libertà dello spirito umano, ma non sarà mai vincitore perchè non può infrangere o modificare l’ordine delle cose.

Il peccato originale dunque ha reso l’uomo libero ed è stato l’inizio della storia .

E l’uomo continua ad evolversi mediante atti di disobbedienza. (disobbedire alle autorità che tentano di reprimere le nuove idee , per es. etc. )

 

 

In “....questa bella d’erbe famiglia e d’animali” è negato a tutti il diritto alla libertà, chimera impalpabile, eterea, vitale.

Nell’Universo tutto è ordine, regolato da precise leggi chimiche, fisiche e matematiche.

Tutto si incastra come in un immenso puzle in cui ogni tassello ha un suo preciso, unico posto.

Nel macro i pianeti,  le galassie , i buchi neri.

Nel micro infinitesimo l’atomo con gli elettroni che si muovono intorno al nucleo in ben definiti orbitali con energia quantizzata; la cellula che custodisce gelosamente nel suo nucleo il codice della vita, nei cromosomi in numero esatto, preciso per ogni specie vivente.

Non è permesso deviare. In alternativa catastrofi e nascita di mostri.

Kaos.

Ma, allora, che cosa è la libertà?

Cosa si intende con questa parola astratta, femminile?

Cosa c’è da conquistare, da mantenere e preservare?

Per l’uomo, creato a somiglianza di Dio, con il dono dell’intelligenza più sviluppato che negli altri esseri che popolano il pianeta Terra ed in cui è alito di vita, l’unica possibilità di salvezza e di “libera vita” è quello di rispettare l’ordine naturale prestabilito, voluto da Dio, educarsi a non trasgredire alle leggi.

L’uomo, come gli animali, è organizzato in branco, proprio come gli animali che popolano le grandi foreste tropicali, le sconfinate verdi praterie di smeraldo, le bianche immense distese di neve e di ghiaccio degli artici dove il bianco dell’orizzonte si sfuma nel diafano immacolato dei ghiacciai eterni, sterminati, senza fine.

Gli animali, all’interno del branco, si riconoscono un capo nel più forte e più vitale fra loro e rispettano con rigore precise gerarchie e regole naturali ben definite.

Anche gli uomini sono organizzati nello stesso modo : solo che il branco si chiama “popolo” ed il più forte e potente si chiama “re”.

Il guaio è che non si rispettano le regole naturali, per questa meravigliosa voglia di trasgressione che si chiama libertà e per questo desiderio di indipendenza di cui siamo pieni, per cui, per tener a freno l’esuberanza che può divenire pericolosa di molti, si ricorre alla formulazione di “leggi”.

Si dice che la civiltà di un popolo si misura dal numero di leggi che ne regolano il vivere civile : più leggi esistono maggiore è il grado di inciviltà.

Ma che cosa è “libertà”? Cosa si intende per “uomo libero”?

Non certo vivere come si vuole, come ci pare.

Pe me :

·      L’uomo è libero nei termini e nei modi in cui permette la legge sancita.

·      L’uomo è libero nella misura in cui permette libertà al suo simile.

·      La libertà del singolo termina laddove inizia quella di un altro uomo.

Dunque l’essere liberi implica il rispetto di regole e leggi, che gli uomini tendono regolarmente ad infrangere per mille, svariati motivi.

Nascono allora dittature, sopraffazioni, genocidi, crimini orrendi, atrocità impensabili, dolore immenso anche in nome della stessa libertà.

Quante contraddizioni!

Nella convivenza degli uomini nascono odî, gelosie, rivalità, lotte, guerre. E tutto questo non può essere impedito perchè è nella natura stessa dell’uomo agire così, nella sua parte di terra, di zavorra che lo trascina in basso, che non lo fa svettare.

E’ necessario allora per l’uomo salvaguardare la capacità del “potere” per difendere la libertà operando per il “bene”, vivendo secondo “giustizia” , risultante delle singole virtù quali la sapienza, il coraggio, la temperanza.

Secondo Platone poi giustizia e felicità coincidono nel concetto dell’armonia dell’anima, instaurata dalla sapienza.

E’ necessario vivere secondo “ Etica”, coltivare la conoscenza che genera saggezza, per capire e maturare interiormente, curare le “Arti” per apprezzare il “Bello” ed i doni che il buon Dio ci ha elargito e sopratutto è necessario avere una  “Fede” , un “Ideale”, un “Credo”.

La Religione, allora, è come l’anima dello Stato.

E “ Strappare ad un uomo l’unica consolazione, la sua fede, impedirgli di professare la religione, vera ragione di vita, è il crimine più orrendo” (David Sierakowiak : “Il Diario” -Mercoledì 13 Settembre.Lodz- pag.28 Einaudi editore )

Tuttavia nella convivenza dell’Uomo con il suo simile non c’è solo male.

Possono germogliare infatti e fruttificare forme morali, sentimenti come la riconoscenza, l’amore, il piacere di esprimere il mondo interiore in forme di squisita bellezza con l’arte, la musica, la pittura, la poesia etc.

Se l’uomo si educa all’idea dell’ordine, del rispetto, dell’ubbidienza alle leggi sancite, potrà garantirsi, possedere, attuare e preservare la sua libertà.

Solo così potrà essere libero nella sua “non libertà”.

 

Come ho già accennato Libertà esige sacrifici e rinunce.

Ha un prezzo altissimo.

Catone l’Uticense, posto da Dante nel Purgatorio, cerca la libertà dal peccato, cerca la libertà spirituale e morale che ben conoscono solo gli spiriti nobili che sacrificano per lei la vita :

“ ....libertà va cercando, ch’è si cara,

come sa chi per lei vita rifiuta”

( Dante : Purgatorio -Canto I° v.71-72 )

 

Catone si suicida per sottrarsi alla tirannia di Cesare e per questo non è dannato, perchè la libertà morale è alla base di tutte le libertà.

 

 

 

Nella “ Repubblica o della Giustizia” - “ H politeia h peri thV dikhV  di Platone, leggiamo del mito di Er ( Libro X, par. XIII,XIV,XV, XVI ), in cui il filosofo affronta il tema arduo della conciliazione tra la Libertà ed il Destino.

Er della Panfilia, soldato morto in battaglia, risuscita dopo 12 giorni e racconta ciò che ha visto nell’Aldilà.

Dopo un periodo di esistenza le anime vengono raccolte per essere immesse in un nuovo periodo di vita.

“ Ciascuno è responsabile del proprio destino : Iddio è fuori causa” dice la Parca Lachesi, figlia di Necessità ( ananche = anagkh ) all’assemblea delle anime.

“Non sarà il Demone a scegliere voi, ma sceglierete voi il vostro Demone.

Il primo, tratto a sorte, scelga primo la vita alla quale dovrà poi di necessità essere legato. La Virtù non ha padrone . Secondo che ciascuno la onora o la dispregia, avrà più o meno di lei.

 La colpa è di chi sceglie : Dio non ha colpa.” - “Aitia elomenou : qeoV anaitioV

Vengono gettate le sorti ( già prestabilite dunque, definite con il bene e con il male- predestinazione) e ciascuna anima, secondo il numero che le è toccato, e quindi secondo Necessità, può scegliere fra le varie forme di vita che le vengono presentate.

Nei confini della Necessità, ma solo in questo, c’è la libertà di scelta.

Le prime anime hanno a disposizione un maggior numero di vite tra cui operare la propria scelta che, una volta avvenuta, è suggellata dalle altre due Parche, Cloto ed Atropo e diviene irreversibile.

Le anime bevono la dimenticanza nelle acque del fiume Amelete ( fiume della dimenticanza ) e scendono nei corpi in cui realizzano la vita che hanno preso.

Così dice Platone quattro secoli prima di Cristo.

Attenzione dunque : l’anima non si crea da sola la vita che vuole condurre.

Deve scegliere, nella limitazione di necessità, anagkh, tra quelle che le presentano già pensate e formate. Impacchettate. Già pronte.

Ma allora il libero arbitrio?

La libertà dell’uomo non è se fare o non fare una certa cosa, che è già predestinata, predefinita, ma come farla.

In questo e solo in questo consiste la sua libertà.

Se la legge del branco esige che tu ti debba lavare lo devi fare. Se non ubbidisci sei allontanato perchè sei sporco e nessuno ti avvicina. Paghi con il confino morale e materiale il tuo atto di insofferenza. Devi essere pulito ( lo vuole la legge della convivenza ) e la tua libertà consiste nel raggiungere questo scopo sia pure a modo tuo, come vuoi, come preferisci. Basta che tu esegua.

Secondo filosofie orientali vecchie di tre-quattro millenni come quella dei Veda, il ricongiungimento dell’Atman ( lo spirito, il “sé” dell’individuo ) con il Brahman

[“Colui in cui sono tessuti il cielo, la terra e l’atmosfera, perfino lo spirito e tutti i sensi” “ Il mondo intero viene da lui e vibra nel suo soffio” “ Si muove ed è immobile, è lontano e tuttavia è vicino, è in tutto e tuttavia è al di fuori di tutto” ]

avviene attraverso gli atti rituali ( Karma ) rigorosamente compiuti e predisposti.

L’Atman, il “sé”, distinto dall’ “io” che è la coscienza immediata che lega al divenire delle cose, alla casta in cui l’individuo è nato, agli interessi che lo muovono ( l’ “io” è una illusione dovuta all’ignoranza, l’ “io” commette il peccato ) è la realtà

più profonda di ogni indivuduo e sopravvive anche quando il corpo si scompone nei suoi elementi.

L’Atman è prima della nascita ed è dopo la morte.

A causa della pesantezza del Karma, l’Atman, appena uscita dal corpo, entra in un nuovo corpo, più o meno ignobile a seconda del gravame delle scorie accumulate nella vita precedente, restando così nel ciclo delle reincarnazioni, fino a che non si è tolto tutto l’involucro del Karma, il Destino.

Quando l’Atman si ripiega su se stessa nella meditazione, scopre di essere una cosa sola con Brahman, l’essere universale, come l’onda è una cosa sola con il mare.

La salvezza è nell’intuizione dell’eterno.

Il pensiero indiano nasce dal bisogno di uscire dalla prigionia del tempo e della storia per raggiungere il grande oceano del Brahman, dove tutte le acque sono tranquille. Tutto questo è però predisposto : dal Karma.

 

 

Nel vivere sociale, nella convivenza con il suo simile, l’uomo crea infinite forme, sfumature di libertà (chiaro indice di mancanza di libertà! Se esistesse infatti, non ci sarebbe la necessità di pensarla, di cercarla e di crearla !) numerose come la serie delle lunghezze d’onda del visibile per fare un esempio.

Tutte le sfumature degli assorbimenti atomici nel range tra i 4000 e gli 8000 A° fanno parte del colore che noi possiamo vedere, come un “Pantone” ( raccolta di tutte le sfumature di colore codificate ) dai mille toni che partecipano all’uno, al colore visibile.

Similmente per la libertà, tutte le forme in cui si manifesta (si parla di diritti civili, di libertà di pensiero, di libertà politica, religiosa,etc.) sono come tanti affluenti che convergono in uno stesso grande fiume, che tutti le accoglie, la libertà in assoluto, che porta al mare della vita dignitosa dell’uomo con le sue tempeste e le sue bonacce.

 

 

Come è posssibile per l’uomo conquistare, mantenere, preservare questo bene prezioso ?

Applicando le leggi naturali.

·      non nominare il nome di Dio invano

·      ricordati di santificare le feste

·      onora il padre e la madre

·      ama il prossimo tuo come te stesso

·      non ammazzare

·      non rubare

·      non fare falsa testimonianza

·      non commettere atti impuri

·      non desiderare la roba d’altri

·      non desiderare la donna d’altri

 

Con quale spirito si deve mantenere la libertà ?

Con l’amore, con la tolleranza, con la fratellanza.

 

Con quali prospettive ?

Alcuna.

Perchè l’uomo non è mai cambiato da millenni nonostante tutte le esperienze tramandate dalla storia.

Tutto rimarrà come è ora e come è sempre stato. “Homo” felice ed infelice, libero e schiavo, alla continua ricerca di cose nuove a volte impossibili, a volte realizzate per lo spirito di indipendenza che lo tormenta e lo rende irrequieto, per l’ “Ulisse” che sonnecchia in lui.

Si parlerà, si faranno congressi, tavole rotonde, si verseranno fiumi di inchiostro sull’argomento. Ma tutto rimarrà immutato.

Si morirà, ci saranno lotte, guerre civili, eroi e martiri. Ma tutto rimarrà immutato.

L’uomo non ha imparato nulla. Perchè come individuo l’uomo vuole vivere e riscoprire da solo (vanità delle vanità!) le proprie opportunità, le proprie esperienze.

Tutto si ripete ciclicamente.

 

“Questa, o monaci, è l’augusta verità circa il dolore :

nascita è dolore, vecchiezza è dolore, malattia è dolore; dolore è l’unione con ciò che dispiace, dolore è la separazione da ciò che piace, non ottenere ciò che si desidera è dolore; in breve i cinque diversi aggregati che determinano l’attaccamento all’esistenza sono dolore.

Questa , o monaci, è l’augusta verità circa l’origine del dolore :

è la sete che conduce di rinascita in rinascita, che si associa con la gioia ed il desiderio e trova qua e là il suo appagamento, cioè la sete di piaceri sessuali, la sete di rinascita, la sete di annichilimento.

Questa, o monaci, è l’augusta verità circa l’estinzione del dolore :

l’eliminazione di questa sete mediante il totale annientamento della passione; abbandonarla, privarsi di lei, sciogliersi da lei,  non concederle alcun luogo.

  Questa, o monaci, è l’augusta verità circa la via che conduce all’estinzione del dolore; è questa la santa via composta di otto parti. Essa ha questi nomi: retto modo di pensare, retta decisione, retta parola, retta azione, retta vita, retto sforzo, retto ricordo, retta concentrazione.” ( Quattro auguste verità - Batano Buddha )

Se applicasse le leggi naturali, e basterebbe questo, l’uomo potrebbe essere felice, forse, ma non certo libero.

Per l’uomo esistono eterne dannazioni: dolore e sofferenza e pertanto “libertà” è chimera irrangiungibile, lontana anni luce. Impossibile.

Non dobbiamo infatti dimenticare anche i “condizionamenti” individuali oltre alle leggi del branco, e si torna ancora al solito, interminabile, eterno, infinito circolo vizioso dalla “terra” al “cielo” al di fuori degli obblighi sociali.

Per terminare vorrei ricordare di Schiller un racconto sulla liberazione dell’uomo :

l’ “Inno alla gioia” musicato da Beethoven nella sinfonia n °9 la “Corale”:

O amici, non questi suoni!

Leviamo un canto diverso e più

grato.

Il canto della gioia.

....Gioia bella scintilla divina

noi entriamo nel tuo santuario.

La tua magia riunisce ciò

che la moda ha separato,

tutti gli uomini divengono fratelli,

là dove indugia il tuo volo.

 

Questo inno, di cui ho trascritto solo poche righe, celebra la fraternità umana nella fiamma dell’amore universale e l’umile devozione della creatura di fronte alla divinità.

Dio sia con noi, ci aiuti e ci perdoni.

 

                                                     Neli Di Pisa