L’ Istituzione e la Rete
Manualistica
di navigazione, nozioni di programmazione, topologia ed ermeneutica della Rete,
e suoi impieghi Iniziatici
di
Non è
molto onorevole iniziare uno scritto dedicato ad un mezzo di comunicazione di massa
citando proprio mcLuhan, e vieppiù chiamando in causa una frase “talmente
famosa che voi, leggendola, vi chiedete se la avete scritta voi o se la avete
sentita dire da qualcun altro” (Hemingway, I 49 Racconti); e la frase è: “Il medium
è il (vero) messaggio”.
Dato
un mezzo che trasmette informazione, ciò che influisce sui comportamenti
umani e sul modo che ha l’uomo di concepire sé stesso, non è il contenuto
oggettivo della informazione: anzi, tale contenuto potrebbe essere quasi
irrilevante, sia perchè ciò che è oggetto di informazione può anche essere
manipolato alla fonte e farsi disinformazione,
sia perché ogni contenuto oggettivo è suscettibile d’essere travisato (o
arricchito) dalla visione soggettiva, una volta giunto a destinazione[1].
Quello che invece non può
essere oggetto di sofisticazione, né di controversie, è la modalità
attraverso cui questa informazione viene recapitata, e cioè il mezzo: il medium.
McLuhan sostiene che il medium stesso veicola un completo
corredo informativo subliminale. La carta stampata è una estensione
dell’occhio, gli indumenti sono una estensione della pelle[2]; la
radio è una estensione dell’udito, il circuito elettronico una estensione del
sistema nervoso centrale: quando un mezzo induce una di queste estensioni sensoriali,
esso “modifica il nostro modo di vedere di agire e di pensare, il modo in cui
(ci) concepiamo nel mondo. Quando questi rapporti mutano, mutano gli
uomini”. Introdurre un medium,
significa dare all’uomo una nuova eredità e destino antropologici, munendolo
di una estensione tecnologica.
La quantità di contenuti e messaggi subliminali annessa
al medium Internet è tale da fare
impallidire qualsiasi altro medium la
abbia preceduta, e da collocarla come il primo medium che trasporta un contenuto politico preponderante. Vedremo come.
Capire internet significa capire questo: essa non è,
assolutamente non è, fortissimamente non
è, broadcasting.
Non è cioè come per la
televisione: non avviene alcuna emittenza. Avviene il contrario.
Le pagine che noi visualizziamo
sui nostri computer quando ci connettiamo alla rete[3] non
volteggiano sulle nostre teste, onde poi essere captate da paraboliche
domestiche: non avviene alcuna sintonizzazione; le pagine non fluttuano nell’
etere, né si irradiano come onde trasmesse da una emittente singola e
centralizzata.
Al contrario esse sono residenti
su un supporto fisso, e non si spostano di lì.
Le pagine sono files, e si trovano sul disco fisso di
un computer, più o meno remoto rispetto alla nostra collocazione topografica:
visualizzarle significa penetrare fisicamente nel disco fisso
di questo computer (talora detto server)
alla velocità della luce (nel caso delle fibre ottiche) e visualizzare il
contenuto dei sui file, come se essi fossero
presenti sul nostro
computer e ci appartenessero[4]. E
aprire una pagina internet significa accedere ad un file su un computer situato
talora a 10.000km da noi e aprire sul suo disco fisso un file che verrà
visualizzato sul nostro schermo come se il nostro video e quel disco fisso
remoto fossero periferiche di un unico personal computer.
Navigare, dunque, significa
dedicare una sessione alla penetrazione sistematica di dischi fissi di computer
disseminati in qualsiasi angolo del mondo. Con un click del mouse siamo dentro un
computer a Tokio; con il successivo, senza avvedercene, siamo dentro un
computer a Stoccolma.
Il computer che ospita questi
file ha una sola caratteristica che lo differenzia dalla utenza qualunque: esso
è connesso con la rete permanentemente, cioè 24 ore su 24, laddove l’utente si
collega saltuariamente per poche ore al giorno[5].
Peraltro, nulla impedirebbe all’utente stesso di connettersi 24 ore al giorno,
se non fosse che la dedizione e manutenzione che ciò imporrebbe si
concilierebbe solo con uno staff di persone che si alternassero al presidio[6] della
macchina.
L’unico requisito richiesto è
conoscere l’indirizzo del computer. Ogni macchina che è in rete possiede
infatti un identificativo numerico, detto ID.
Quando chi si connette è un navigatore occasionale, la connessione avviene
tramite un server (vd. Di nuovo nota 3) che eroga il servizio: tale server ha
un suo ID specifico e poi un pool o
pacchetto di ID acquistati e che appartengono solo a lui: ad ogni
connessione di utente semplice, il server gli assegna dinamicamente il
primo ID disponibile fra quelli appartenenti al suo pool. Per cui, anche per questo motivo, non è possibile che
il singolo utente possa mettere a disposizione il proprio Pc alla navigazione
altrui: il suo identificativo cambia costantemente e una semplice
disconnessione basterebbe a non renderlo più reperibile, allo stesso
indirizzo; infatti una volta ri-connessosi, gli verrebbe dinamicamente
assegnato un nuovo ID.
Viceversa, i computer
connessi 24 ore al giorno hanno acquistato un ID fisso, e con quello possono
essere reperiti costantemente e affidabilmente.
Ci sono due modi per venire a
conoscenza dell’ ID di un computer:
1]
Per conoscenza diretta (lo si sa o ce lo hanno comunicato. Ad esempio un sito
di un Magazine dedicato al rito di
York si trova a: http://members.aol.com/GGCHAPTER/Magazine.html
Quello è un indirizzo, così
come, fuori della esperienza informatica, lo sarebbe via Vittorio Emanuele
II° numero 34 piano 5°. Conoscendolo e digitandolo nella barra degli
indirizzi di un browser[7] e
premendo il pulsante Enter (Invia) ci si collega con un computer che, credo,
sta in California).
2]
Attraverso un link[8], o collegamento: i
collegamenti si trovano sulle pagine internet, sono stringhe di testo che si
contraddistinguono dal testo normale per essere di solito sottolineate e in
colore diverso. Esse descrivono la natura di una risorsa (esempio: “Magazine su Internet dedicato al Rito di
York”), e hanno la seguente caratteristica: custodiscono l’indirizzo di quella
risorsa, e cliccandovi sopra reindirizzano fisicamente ad essa[9]. [pag
4 nota, testo prosegue a pag 5]
Perciò una volta avuto
accesso ad una pagina, è possibile da quella risalire gradatamente a tutte le
altre pagine del mondo, se si avessero anni a sufficienza[10].
Ecco perché si parla di ipertesto.
L’accesso a tutte queste risorse è gratuito. La
prevalenza dei servizi offerti si basa sulla pubblicità.
E qui giungiamo a un fattore
critico: vi sono computer permanentemente connessi in rete, come quelli del
gruppo Yahoo-Geocities (solo uno fra i moltissimi[11]):
tali gruppi offrono lo spazio sul loro disco fisso a chiunque: gratuitamente.
Ciò significa che chiunque, accedendo all’indirizzo:
può ritagliarsi una
abbondante fetta di disco fisso dalle macchine di Geocities: Geocities gli
conferirà un subdominio il cui
ID permanente sarà:
L’utente potrà ora caricarvi
sopra pressochè quel che vuole[12]:
l’unico criterio è che ogni file, allorquando visualizzato da un altro utente
che va su quel subdominio Geocities, debba ospitare ad una altezza scelta dal
possessore del subdominio, almeno un piccolo rettangolino, detto banner, addentro al quale Geocities farà
caricare ricorsivamente messaggi pubblicitari.
In tal modo l’utente
usufruirà di uno spazio suo, accessibile 24 ore su 24, sfruttando
i dischi fissi altrui; cioè senza dover collegare permanentemente il suo
Pc casalingo, e presidiandolo poi costantemente!
Non può sfuggire, ora, il tipo di messaggio veicolato dal
Internet concepita come medium: ciò
che davvero contraddistingue la Rete, è l’ implicito
capovolgimento che essa opera nel modello distributivo delle merci.
Non
abbiamo più
Al contrario, su internet
sono proprio gli snodi finali, i singoli dotati di un computer e
indipendentemente dalla località od Ordinamento in cui si trovano a
vivere, ad acquisire una istantanea
titolarità alla produzione
della merce stessa e alla sua pubblicazione e distribuzione ubiqua:
l’accesso a internet non solo garantisce al cliente la fruizione del bene (l’
informazione), ma gliene consente la produzione et la distribuzione capillare.
Ciò implica che, essendo la
rete accessibile da chiunque, se in mille luoghi l’espressione di una opinione
è proibita, basta che nel luogo 1001 sia ammessa e tutti gli altri mille
potranno usufruirne: internet è la prima catena forte quanto il suo anello più
forte.
L’autorità
è annullata, e le sue valenze criptocratiche rese impossibili, a vantaggio di
una poliarchia di utenze tutte plenipotenziarie: e questa è una evoluzione del
paradigma de La Democrazia in America,
è una evoluzione del criterio di cittadinanza: mentre nell’ ancien regime non era possibile accedere
alle postazioni sociali poiché esse venivano preassegnate dallo status
del blasone, il concetto di cittadinanza andava invece a costituire una istantanea
abilitazione all’intero corredo di diritti di un paese per il solo fatto di
nascervi, e le postazioni sociali divenivano così scalabili attraverso
il proprio lavoro.
Internet è, precisamente, la
evoluzione di questo paradigma: e siccome varca i confini, può a buon diritto
essere considerato l’aspetto bolscevico del Capitalismo: come per Marx non era
possibile la rivoluzione in un solo paese, così internet costituisce la
esportazione del modello democratico in tutti i paesi.
“Così
oggi non siamo più noi ad andare in America, è piuttosto l’America che viene a
noi, viene in Europa, si sparge per il mondo, contraddice la teoria di Monroe,
propugna con forza crescente la sua fede democratica, vuole comunicare agli
altri la sua certezza in una palingenesi. Insomma ostenta l’ambizione
che la speranza dei popoli poveri continui a chiamarsi America: non più un
America lontana da essi che loro devono raggiungere, ma un America in mezzo a
loro che esce per prima dai propri confini e dà prosperità e libertà a tutta la
terra”[13].
Internet è l’ultimo, o forse
il più energico, impulso impresso dagli Stati Uniti[14] non nel
diffondere valori americani, ma nel
diffondere quel panorama di valori condivisi che ci unisce, in quella
che è la democrazia, sotto le egide di : Libertà, Uguaglianza, Fratellanza.
Quindi dire globalizzazione significa
esaltare e sintetizzare quel tridente in una parola e in uno strumento soli:
Internet.
Internet è massonica par excellence, non perché la Massoneria
la abbia creata: non esiste una balaustra dedicata a Internet. Ma è massonica
perché si fonda e si erge e si nutre di una triade di diritti che sono la
bandiera della Massoneria Universale sin dai tempi della rivoluzione Francese;
e lo fa in una maniera così trasparente, che se un computer avesse la parola,
lo dichiarerebbe.
Nessun altro medium si è mai
affidato con tanta trasparenza a questa logica: anzi, quante volte il medium
televisivo è stato impiegato in alcuni paesi con finalità di regime? Questo,
con Internet, è, semplicemente e
candidamente, impossibile.
Vedremo ora, a riprova di
quanto detto, quante GL –la maggior parte delle quali perfettamente regolari-
sono non solo presenti su internet, ma come e con quali iniziative a dir poco
sbalorditive; vedremo quanti milioni (poiché si contano a milioni) di pagine
dedicate alla Massoneria sono state scritte da Fratelli singoli dalle Filippine
al Madagascar, vedremo quante logge singole sono su internet pubblicando i loro
piè di lista i loro programmi le convocazioni delle tornate le fotografie delle
luci di Loggia, il tutto accessibile a chiunque. Vedremo in altre parole
come è vero che Internet è un ambiente consono alla Massoneria, e come la
interpretazione di segretezza viene
intesa, perdendo del tutto la letteralizzazione, fino ad arrivare a GL come
quella di Washington e della Georgia che hanno creato un database pubblico con
i nomi, telefoni, indirizzi, e Logge di appartenenza di tutti i loro
iscritti: disarmante, vero?
Motori di Ricerca
Il principale modo di
reperire gli indirizzi su internet dedicati ad un argomento di nostro
interesse, consiste nel ricorrere ai cosiddetti motori di ricerca: sono siti
Internet che catalogano tutti i files presenti in rete, consentendo all’utente
che acceda al sito del motore di ricerca di digitare una parola in un campo di
testo (esempio: “Massoneria”) e di ottenere in risposta gli indirizzi di tutti
i files presenti in rete che recano tale parola, raggruppati in schermate di 20
per volta, e con al fondo di ogni pagina un collegamento che porta ai venti
successivi. [Esempio dal vivo]
Alcuni tra i più famosi
Motori di Ricerca sono:
http://www.altavista.com
http://www.excite.com
http://www.altavista.it
http://www.lycos.com
http://www.google.com
(e)Mailing
Lists Massoniche e Newsgroups
Le
mailing list (o emailing list) sono gruppi di discussione dedicati ad un
soggetto qualsiasi, dalla letteratura alla scienza. Il loro funzionamento è il
seguente: esso presuppone che voi abbiate un indirizzo email, e, peraltro,
sulla rete è possibile attivarne di gratuiti (unica condizione: il server porrà
in coda da ogni vostra email due righe di messaggio pubblicitario[15]), ad
esempio su www.hotmail.com www.mail.yahoo.com.
Una volta in possesso di un
indirizzo email vostro, potete andare su siti che offrono gruppi di
discussione. Il più noto è ormai www.yahoo.egroups.com
. Una volta sul sito inserite nello spazio ove è scritto “Search” una stringa di testo che identifichi l’argomento a voi
caro: nel caso di freemasonry (massoneria, in inglese) il gruppo egroups fornisce svariate centinaia di
gruppi dedicati all’argomento in tutte le sue sfumature: esoterismo,
templarismo, generici, martinismo, massoneria e mormoni, massoneria e politica.
In tutte le lingue[16].
Una mailing list
funziona come segue: una volta trovato il gruppo che vi interessa, cliccate sul
collegamento che dice “subscribe”,
cioè “iscriviti”: vi verrà chiesto di fornire la vostra email e un breve
profilo (che, per quanto ne sa il server, potreste anche inventare di sana
pianta) più una password a vostra scelta. Di solito la iscrizione è
immediata; talora è restricted[17],
cioè richiede l’approvazione del moderatore:
il moderatore è colui che ha avviato il gruppo (sempre gratuitamente, potete
farlo anche voi), e come tale gli vengono fornite delle prerogative speciali[18].
Una volta iscritti, la mailing list funziona così: vi viene fornito l’indirizzo
email della lista, ad esempio templarismo @egroups. com. Siccome voi siete
iscritti, ogni volta che invierete una email dall’indirizzo con cui vi siete
iscritti, e tale email sarà indirizzata all’ indirizzo del gruppo, essa
perverrà al computer che gestisce la mailing list di quel forum: il computer
attiverà un programmino che farà tante copie della vostra email quanti sono gli
iscritti di quel gruppo, e poi reinvierà una copia della vostra mail a ciascuno
degli indirizzi email in lista: ogni sottoscrittore così riceverà la vostra
mail. Se troverà il contenuto interessante, risponderà a sua volta inviando al
gruppo, e questa volta sarete voi, sulla base dello stesso meccanismo, a
ricevere una copia della sua risposta, assieme a tutti gli altri membri.
Una mailing list si distingue da un newsgroup poiché
quest’ultimo, pur funzionando in modo simile, non reinoltra le e-mail a tutti
gli utenti, ma le pubblica in automatico su un sito.
Siti Massonici di Gran Logge
La GL dello stato di
Washington fornisce un database dove potete rintracciare i nominativi, la
loggia di appartenenza, i giorni e orari di lavoro della loggia, di ogni[19] suo
iscritto, e ne fornisce email. Il sito è accessibile a chiunque.
www.telebyte.com/masons/resources/locator/
La GL della Georgia (Usa)
consente di localizzare tutte le sue Logge, averne indirizo e orario dei lavori
e telefoni o email:
www.freemason-ga.org/lodge2.htm
Una Gran Loggia dei Prince
Hall (Massoneria dei Neri d’ America):
www.mwphglotx.org/officers.htm
Siti Massonici di Singoli Utenti e/o Logge
Un esempio (fra migliaia) di
sito standard di Loggia: la foto di tutti i membri in tenuta massonica e di
tutti gli ufficiali, foto accessibili a chiunque:
www.angelfire.com/ga/CochranLodge217/page8.html
Elenco dei nomi
degli ufficiali e calendario lavori per il 2001:
www.angelfire.com/ga/CochranLodge217/page2.html
Foto dell’
edificio della Loggia:
www.angelfire.com/ga/CochranLodge217/
Piantina autostradale e
stradale per trovare la Loggia:
www.angelfire.com/ga/CochranLodge217/page7.html
Ufficiali delle Stelle d’
Oriente di suddetta Loggia:
www.angelfire.com/ga/CochranLodge217/page6.html
Una Loggia di Ricerca in
Australia:
http://expage.com/page/southaustralianlodgeofresearch
Lista di tutte le Logge
Massoniche nelle… isole Bermuda !
http://enterprise.newcomm.net/bermuda/bdamap.htm
Una Loggia in Cile:
www.geocities.com/Athens/Oracle/6980/
Una Loggia in Colombia:
www.geocities.com/Athens/Bridge/9498/
Una Loggia nelle Filippine:
ha anche una chat line per chiaccherare in diretta con fratelli se sono online:
www.chaumont.com/SanPedro.html
Una Loggia in Giamaica
(sempre con la alista di tutti gli ufficiali di Loggia e il calendario):
www.geocities.com/Athens/Ithaca/7523/
Una Loggia in Perù:
www.civila.com/acacia/frater_1.htm
Un sito con software per
Segretari di Loggia e software per tenere database Massonici:
Poliziotti del New Jersey che
sono anche Massoni: hanno aperto un loro sito!
http://207.222.200.180/org.html
Rituali Massonici e parole di
Passo. Spiegazioni esoteriche sul Triplice Tau:
www.geocities.com/Athens/Troy/3164/Introduction.htm
www.geocities.com/Athens/Troy/3164/TripleTau.htm
Un sito con 4000
(quattromila) files massonici:
Una televisione via cavo
massonica!
Una società di poeti e
massoni!
http://members.mint.net/leighton/
Il club dei Maestri Massoni
motociclisti e del Delaware (…avete letto bene!):
www.freemasonry.org/delaware/mmmc/
Un sito che vende video con i
rituali massonici filmati!
Un altro sito che vende
software per segretari di loggia:
Il sito dei massoni che fanno
camping, per andare in campeggio con i Fratelli!
Una Loggia famosissima che si
riunisce su internet (ma solo i membri partecipano alla Tornata):
Una chat line per massoni in
Israele:
www.geocities.com/Athens/Forum/9991/chat2.html
Un sito di proporzioni enormi
che pubblica tutte le politiche delle GL d’ America in rapporto alle più varie
vicissitudini (modalità d’iniziazione, modalità di riunione…):
http://bessel.org/affilpms.html
Una Loggia al… Polo Nord!
http://alaska-mason.org/lodge_16/
Un file fatto da me che
elenca circa 1700 siti massonici descrivendone la natura:
www.geocities.com/Heartland/Ridge/9344/links.html
- fine -
[1] Il medium tradizionale è diarchico: si fonda
su un bipolarismo fra emittenza e base ricevente: lungo tale canalizzazione la
asimmetria è totale, poiché chi riceve non è titolato ad emettere: può solo
rifiutarsi alla ricezione, spengendo il terminale;
ma questo non modifica la sostanzialità della collocazione privilegiata in cui
si trova chi si situi dal lato della emittenza. Inoltre, quando il messaggio
giunge a destinazione, anche qualora non fosse adulterato a monte, incorre in
due rischi a valle: non solo può essere frainteso allorquando viene filtrato
dai nostri precedenti condizionamenti psicobiografici, ma potrebbe essere un
messaggio involontariamente anfibologico (cioè leggibile in più sensi), e
“laddove esiste ambiguità o incertezza, l’abuso semantico produce un senso” (E.
Morin, Il Paradigma perduto): l’ambiguità viene risolta privilegiando un
aspetto. E qui, ancora una volta, il contenuto oggettivo della informazione
svela la sua irrilevanza potenziale, la sua labilità costitutiva.
[2] Si osservi la potenza di questa
esemplificazione, e si comprenderà cosa si intende quando si dice che il medium è il vero messaggio: i nostri
abiti sono in effetti un medium, una interfaccia con la quale colleghiamo noi
agli altri. Si legga ora questa riflessione di Edgar Morin, e si vedrà quante
significative implicazioni il medium
chiamato vestiario ha comportato: gli abiti “complessificano in modo
straordinario la vita affettiva e i rapporti umani. La regolamentazione della
sessualità” che l’abito induce ”favorisce il lavoro sotterraneo di un eros
ormai privo di autentiche frontiere e freni biologici, crea una incertezza
torbida fra sentimenti familiari e sentimenti libidinosi, stabilisce un
dualismo tra soddisfazione e desiderio, suscita nuove e numerose contraddizioni,
creando reti clandestine di amori proibiti e labirinti segreti, accresce la
complessità sociale e si ripercuote sulla complessità cerebrale (...)
ormai ogni vita avrà il suo doppio, con una parte emersa e una sommersa, e ogni
società avrà la sua doppia vita, la vita ufficiale e la vita sotterranea” (Il
Paradigma Perduto). Si vorrà ancora dubitare che un mezzo veicola un
significato subliminale, e che esso è l’unico vero, intramontabile messaggio?
[3] Si abbia cura di distinguere tra connessione
e rete: non sono la stessa cosa. La connessione significa la modalità prescelta
per l’ accesso alla rete; la rete non si identifica con tale modalità, ma
costituisce tutto ciò che vi è dopo che si è passati per
[4] Sì, è anche possibile editarli, come
vedremo. Solo che l’editing è sottoposto ad una restrizione, ove entrano in
gioco le procedure di implementazione della sicurezza, cioè la autenticazione:
solo l’autore del file possiede l’ accesso completo, quello che include
anche la modificabilità del file.
[5] In Italia la durata media di una sessione di
navigazione sembra essere di un’ora, al giorno.
[6] Il computer necessita di una assistenza cautelativamente
permanente, se connesso 24 ore al giorno, per una pluralità di motivi: la
manutenzione (un malfunzionamento può rendere necessario un reboot fisico, cioè
un riavvio dell’ intero sistema, onde ovviare ad una instabilità dovuta al
prolungarsi della attività); il buffering,
cioè le problematiche che possono sorgere allorquando un numero elevato di
richieste di accesso ai file su disco (supponendo il rapporto interesse del
file/risorse di sistema sfavorevole a queste ultime) crea un sovraffollamento
sulle porte di ingresso dei dispositivi input/output; la sicurezza: un attacco
informatico può tentare deliberatamente di sovraccaricare suddette porte
costringendo ogni nuova richiesta di accesso al buffering: occorre qualcuno che
sappia distinguere tra accodamenti e possibili attacchi maligni. Eccetera.
[7] Browser: qualunque programma il cui scopo è consentire la navigazione su internet. I più noti sono Internet Explorer, Netscape, e –molto indietro- Opera. Il significato del termine anglosassone è: sfogliatore, che in italiano suona assai male occorrerà convenire!
[8] Non ci si meravigli per l’uso di
terminologie anglosassoni: la tecnologia alla base di Internet è tutta
anglosassone.
[9] Si vedrà poi come questo possa accadere.
Ogni file ha infatti una realtà duplice: ciò che appare, e il codice di
programmazione sottostante che stabilisce i parametri di quel che deve
apparire: tale dualismo fa sì che una interfaccia semplice possa esibire
comportamenti complessi: un pulsante può solo essere cliccato, ma quel che esso
farà dopo che lo ho cliccato, deve pur essere definito da qualche parte. Tutti i file sono infatti file di testo,
scritti in una pluralità di linguaggi di programmazione, che allorquando vagliati (parsing) da un programma apposito,
il browser nel caso di files Internet, si traducono
in immagini, scritte, link, pulsanti, e azioni collegate. L’input è sempre un
file di testo recante istruzioni di programmazione, l’output è quel che queste
istruzioni di programmazione producono quando lette (Interpretate, si dice) dal programma per cui sono state concepite. Ora, la conoscenza
dei linguaggi di programmazione costituirebbe un ostacolo insormontabile alla
creazione di pagine internet da parte di utenti medi che non hanno il
tempo di imparare siffatti linguaggi. A questo si è ovviato. Il problema è il
problema del metalinguaggio: per arrivare dal linguaggio A, la immagine
mentale/onirica/noumenica di come ci piacerebbe fare una pagina per internet,
al linguaggio C, cioè la pagina compleatata ed esistente sotto forma di file,
è necessario spesso transitare
per un terzo linguaggio B, munito di una
sua sintassi specifica, che garantisce la conversione di A in C: ecco allora che tra il linguaggio
A dei contenuti che io ho messo sulla carta e il linguaggio di destinazione C,
cioè la sua pubblicazione su internet in veste grafica, si frappone la
necessità di modificare A munendolo di un codice sussidiario che ne consenta la compatibilità su internet,
cioè occorre dargli un formato.
Questo sarebbe un limite formidabile per l’utenza media, poiché imparare le
regole sintattiche del metalinguaggio è impresa che richiede anni: io stesso
per acquisire due linguaggi di programmazione ho impiegato 3 anni. Se non si
fosse trovato un rimedio a questo limite, internet non sarebbe mai esistita o
–meglio- sarebbe esistita solo in qualità accademica o, ancora una volta, di
rappresentante della obsoleta catena di produzione dove solo le grandi aziende
capaci di stipendiarsi i servizi di programmatori professionisti avrebbero
potuto avere accesso alla produzione. Il limite è stato superato creando
programmi appositi in cui ogni utente, trovandosi davanti ad una interafccia
familiare e intutitva come un
foglio con scritte e immagini, possa semplicemente cliccandone gli elementi
aggiungere del testo, o spostare una immagine semplicemente trascinandola,
lasciando che il compito di determinare le sintassi sottostanti sia svolto, in background,
dal programma stesso: l’utente non ha più bisogno di consocere il linguaggio di
programmazione: internet diviene ora fruibile alla massa anche nella sua modalità produttiva:
ciò che l’utente medio deve conoscere, è semplicemente la manipolazione
intutitva di una interfaccia munita di elementi grafici noti edi intuitivi:
capacità che si può acquisire, vieppiù con ludico divertimento, in pochissimi
giorni. Si osservi la seguente immagine:
L’immagine raffigura una pagina internet aperta in un editor
visivo: l’utente medio per modificarne i contenuti, interagisce con una
interfaccia amichevole, consistente esattamente nell’ output finale, e può
modificarla scrivendoci sopra o alterando la posizione delle immagini
trascinandole con il mouse. Si notano attorno alla immagine le crome del programma con tutta
la loro paraphernalia di pulsanti, ciascuno dei quali è destinato ad aiutare
l’utente a svolgere una qualche interazione preformattata senza dover interagire personalmente con il
codice. Si agisce direttamente sulla cosiddetta GUI (General User
Interface: Interfaccia per Utente Generico).
L’immagine sotto, invece, è il codice di quella stessa pagina,
cioè quel che il programma scrive e realmente fa in background senza che
l’utente se ne avveda (e non saremmo più in ambiente GUI ma semmai in ambiente IDE : Integrated Development Enviroment):
Si notino, nel margine
destro di ciascuna delle due immagini, le dimensioni dei cursori che
garantirebbero lo scorrimento (scrolling)
della pagina: il primo è ampio quanto circa 1/2 della guida su cui scorre: la
pagina è breve. Nella seconda
immagine invece il cursore è ampio quanto circa 1/40 della guida: il file è
lunghissimo. Questo significa che per produrre un output grafico uguale a 1,
può occorrere programmare codici per un ammontare uguale a… 20! Risultato
visibile sta a codice che lo crea come 1 sta a 20. Quindi può essere necessario
codificare, a seconda del coefficiente di interattività esibito dalla pagina in questione,
anche venti pagine scritte onde ottenere la visualizzazione di una schermata
singola e concisa: questo dà una idea di cosa significhi programmare
coscenziosamente, e di quanto facile sia sbagliarsi: i famosi bug dei programmi derivano
prorpio dal fatto che una funzionalità per l’utente elementare (cliccare un
bottone) può nascondere dietro questa duttilità il lavoro enormemente
sofisticato di un programmatore. In tale lavoro, che si estende per migliaia di
righe, omettere una virgola può implicare il malfunzionamnento dell’intero
programma allorquando la porzione di codice ove tale svista è contenuta viene
ad essere invocata da una interazione sul lato dell’utente. Per fornire ai
Compagni un quadro il più completo possible, e per dare una idea di come
funzioni la programmazione, possiamo dire che gli elementi portanti sono tre: variabili, espressioni condizionali, e cicli. Dire variabile significa assegnare ad una parola arbitraria,
tipo abracadabra, un valore attraverso il segno =. Esempio:
abracadabra=”ciao Capitolo”
L’utilità delle variabili è che esse custodiscono un valore. Se il valore viene ad
essere alterato, io posso ancora accedere al nuovo contenuto invocando il nome
della variabile (abracadabra) poiché tale nome non cambia. Se quindi un
programma avesse nel corso della sua esecuzione
modificato il valore di abracadabra a “ciao Capitolo Lando Conti”, io sarei in
grado di leggere tale nuovo
valore facendo sempre riferimento al vecchio
nome abracadabra, che è invariante.
se(accade
quello che è fra queste parentesi){allora
fai quello che sta fra le graffe}
invece se (accade quello che sta fra queste tonde){fai quello che sta fra queste altre graffe}
o, in sintassi anglosassone
if(…..){…..}
else if(…..){…..}
Il Ciclo
invece opera azioni cicliche finchè una determinata condizione non si verifica.
Esempio
NelMentreChe (accade quel che sta qui)
{esegui questo finche quel che sta lì accade, non appena smette di accadere,
fermati senz’altro}
Ed ecco qui un semplicissimo programmino, che con un po’ di attenzione si capisce
subito:
var ritoDiYork=”Ciao Compagni!”
var oggi=”Lunedì”
if(oggi==”Lunedì”){alert(ritoDiYork)}
else { while(oggi!=”lunedì”){alert(“Che
tristezza: non è ancora lunedì…”)}}
Il programmino, se è lunedì, lancia una finestrella (alert box) che saluta i
compagni, mentre invece se non è lunedì, fino a che non diventa lunedì lancia a
ripetizione una finestrella che dice: “Che tristezza: non è ancora lunedì…” !
Il simbolo == e != , sono semplici accorgimenti sintattici comparativi, previsti dalle sintassi: si chiamano operatori di comparazione: !=
significa “non è uguale”, per cui se dicessi if(oggi!=”lunedì”)… significherebbe: se
(if) oggi non è ( != ) lunedì,
allora… L’operatore di comparazione ==
serve invece a verificare se la uguaglianza è vera: si distingue dall’
operatore = per un ovvio motivo: = assegna
un valore, invece == si limita a compararlo, senza eseguire alcun
assegnamento: ed è ben necessario che esistano due diverse sintassi per due
compiti così sottilmente ma drammaticamente diversi!
[10] Si veda il paragrafo dedicato ai Motori di
Ricerca, strumenti per estrarre indirizzi web sulla base di un argomento
prescelto dall’ utente.
[11] Altri sono www.xoom.com www.fortunecity.com www.fortunecity.it www.tripod.com e altre centinaia…
[12] Si chiama FTP (File Transfer Protocol): una volta ottenuto un account gratuito su Geocities e avuto il relativo subdominio, così
come è possibile visualizzare i file di quell’account, è anche possibile
inviarvene di nuovi o editare i vecchi: queste ultime prerogative però spettano
solo al titolare dell’ account e non ad ogni occasionale navigatore: l’account,
per essere manipolato con prerogative da Amministratore, deve accertarsi che
chi dichiara di essere l’Amministratore lo sia davvero: cosa invero non ovvia,
poiché la autenticazione non può essere visiva. In tal caso viene
richiesta una password: se essa è corretta, il proprietario di quel subdominio
ottiene che l’ ID del computer locale
da cui si connette venga considerato come un computer dal quale si sta
senz’altro collegando, anche temporaneamente, il proprietario di quel
subdominio: e viene consentita all ID di questa connessione anche la
possibilità di editare o inviare file, e non solo di visualizzarli. Si abbia
l’accortezza, dopo avere avuto accesso da Amministratore, di uscire non chiudendo il programma e
basta, ma premendo un pulsante apposito sulla pagina ( cosiddetto log-out : “sloggiamento”): ciò segnalerà
al Computer remoto che ogni ulteriore interazione da quell’ ID richiede di
nuovo la immissione della Password. Se così non si facesse, il successivo
utente che avesse accesso a quel computer –come è nel caso degli internet
point-, si ritroverebbe davanti il vostro spazio con tutte le prerogative plenipotenziarie
del suo legittimo propietario innanzi agli occhi. Infatti il server remoto
continua a pensare che a quell’ ID remoto sia seduto ancora l’ Amministratore…
[13] Mario Soldati, America Primo Amore. Un po’
agiografica, forse, come citazione: Soldati è sempre un po’ lirico. Ma nessuna
magniloquenza toglie bellezza al fatto che sul piedistallo della Statua della
Libertà v’è scritto: “Datemi i poveri
della terra”. La nazione più ricca della storia –ed è un fatto- è una
democrazia, ed ha costruito tale ricchezza anche generando diseguaglianze
sociali, ma certamente non rinnegando
il motto scritto sulla sua epitome, la Statua della Libertà, poiché è proprio
così che l’ America ha eretto sé stessa: cominciando con i poveri e i reietti
della terra; e ancora oggi la cosiddetta fuga dei cervelli prosegue, e quando
apri il Business Week e vedi la foto
del Vice Presidente della Società QualsivogliaTuPreferisca, il 90% delle volte
vedi un sorridente giovanotto di 35 anni e ti chiedi come è possibile. A 20
anni sono docenti Universitarii, a 30 dirigono una Multinazionale, a 35 sono
Consiglieri per
[14] In soccorso della credibilità di questo
assunto, giunge la considerazione che internet si sviluppa solo dopo la
guerra fredda, cioè dopo il 1989, mentre le tecnologie che la fondano si
sviluppano negli Stati Uniti, e si sviluppano durante
è Ogni pacchetto recante la informazione
esemplificativa:
“Ciao Rito di York”
si trasformava in qualcosa di simile a questo:
MITTENTE:”
Ora
il pacchetto, rilasciato nel torrente del circuito, reca in sé tutte le
informazioni necessarie: non ha più bisogno di essere instradato da una connessione dedicata. E’ autonomo.
è Poi, supponendo che ogni pacchetto molto lungo
dovesser venire suddiviso in subpacchetti, tra questi dati e specificatamente
nelle intestazioni venivano
inseriti i dati che identificavano il datagramma madre e la posizione del
datagramma figlio:
Subpacchetto uno:
MITTENTE:”
Subpacchetto due:
MITTENTE:”
Se
in una rete dei datagrammi così concepiti trovano un circuito troncato, che
accade? Se il circuito fosse dedicato, il datagramma andrebbe subito perso. Ma
questo è un datagramma particolare, poiché custodisce in sé tutta la informazione necessaria. Ecco allora che,
in presenza di un circuito interrotto, il pacchetto può “rimbalzare” o
imbucare, quasi per osmosi, la prima diramazione, e inoltrarvisi. Se
proseguendo lungo questa diramazione trova un altro ostacolo, cerca un’ altra
diramazione: inizia cioè a fare giri più ampi sfruttando opportunisticamente
la totalità della rete e delle
sue dorsali, fino a quando non
trova un percorso alternativo valido che lo riconduce,
dopo una epopea alla velocità della luce, proprio al destinatario: è una chiave che cerca la sua serratura. Ovvio che
in questo periplo i pacchetti possono arrivare nell’ordine più bizzarro: ecco
che allora gli identificativi di pacchetto e subpacchetto serviranno al
destinatario a ricostruire (cosiddetto checksum) il pacchetto integrale. L’intera procedura
necessita di due presupposti: non
tutta la rete è distrutta: se così fosse, si tratterebbe di un male incurabile:
la guerra è persa. La rete inoltre deve disporre di regole condivise per la interpretazione della sintassi usata per inserire nei pacchetti gli identificativi
aggiuntivi: necessita cioè di un protocollo: ed ecco nato il protagonista della nostra storia,
parola d’ordine dell’ evo postindustriale:
HTTP: HyperText
Transfer Protocol
I
computer sono macchine stupide, ma l’uomo ha il senno di un angelo. Nell’
ammirare il computer non si ammira il feticcio, ma il genio dell’uomo che vi
sta dietro, e che come demiurgo vi ha insufflato l’alito di vita.
[15] Unico altro limite: quando attiverete un
indirizzo gratuito dovrete scegliere uno pseudonimo: spesso accade che uno
pseudonimo sia già stato usato. Talora il sito, se lo pseudonimo già è
impiegato da altro utente, vi segnala delle possibili opzioni alternative.
Queste non sempre sono affidabili: può accadere che uno pseudonimo suggerito
sia in realtà anche esso già preso. Allora conviene semplicemente cercare di
usare variazioni: se ad esempio lo pseudonimo avallini è preso, potrebbe
bastare cambiarlo in alvallini o, meglio, in alvallini2000.
[16] Ovvia prevalenza dell’ inglese e dello
spagnolo/portoghese.
[17] Circa il 60% dei gruppi massonici non sono ristretti. Un altro 40%
lo è. Occorre fare presente la fatuità di tale metodologia: di solito il
moderatore che gestisce una mailing-list ristretta, pone delle domande al nuovo
iscritto prima di attivarne la sottoscrizione definitivamente e garantirgli
così ’accesso a tutte le interazioni della lista. Accade allora che un
moderatore possa chiederti se sei un Fratello: rispondergli di sì e, ad
esempio, che sei membro del G.·.O.·.I.·. è sufficiente. Sorge spontanea la
domanda: chi verifica la veridicità della affermazione, specie su liste
internazionali? Risposta: nessuno. Donde la fatuità della metodologia.
Peraltro sorge ulteriore questione: è massonicamente corretto che un moderatore
raccolga dati sulla affiliazione di altri Fratelli? La risposta dovrebbe essere
negativa, a mio avviso. Ma è questione di pareri personali.
[18] Ad esempio quella di poter dissottoscrivere forzatamente un utente, se esso fa cose
particolarmente gravi come inviare virus o simili. Il miglior moderatore è
quello che si nota di meno nella sua veste di moderatore, anche se non sempre è
facile per un moderatore rimanere neutrale: in ambienti promiscui come le
mailing list aperte a contributi da tutto il mondo è facile che prima o
poi utenti particolarmente ottusi faccian perdere le staffe persistendo in
comportamenti che gli era già stato richiesto con garbo di abbandonare.
Peraltro, è vero anche il contrario: è il moderatore che può far perdere le
staffe all’utente, allorquando non realizza compiutamente che quel che offre è pur sempre un servizio,
non un feudo dove implementare regole arbitrarie, e che ha a che fare con
persone adulte: un moderatore particolarmente invasivo che abbia da ripiccare
su ogni cosa che fanno i suoi utenti è assai facile che susciti frequenti
polemiche, il cosiddetto flaming,
fiammeggiamento; abituatevici: il flaming, specie fra utenti e su argomenti
spinosi o di cogente attualità, è uno dei grandi protagonisti in tante mailing
list! Immaginatevi cosa era diventata la lista di nome politics su egroups.com
durante gli spogli delle
Presidenziali
[19] Più precisamente, di quegli iscritti che
danno il consenso a tale pubblicazione: e sono migliaia! Vedere
per credere.