L’ Istituzione e la Rete


Manualistica di navigazione, nozioni di programmazione, topologia ed ermeneutica della Rete, e suoi impieghi Iniziatici

di

Alberto .·. Vallini

 

Non è molto onorevole iniziare uno scritto dedicato ad un mezzo di comunicazione di massa citando proprio mcLuhan, e vieppiù chiamando in causa una frase “talmente famosa che voi, leggendola, vi chiedete se la avete scritta voi o se la avete sentita dire da qualcun altro” (Hemingway, I 49 Racconti); e la frase è:  “Il medium è il (vero) messaggio”.

Dato un mezzo che trasmette informazione, ciò che influisce sui comportamenti umani e sul modo che ha l’uomo di concepire sé stesso, non è il contenuto oggettivo della informazione: anzi, tale contenuto potrebbe essere quasi irrilevante, sia perchè ciò che è oggetto di informazione può anche essere manipolato alla fonte e farsi disinformazione, sia perché ogni contenuto oggettivo è suscettibile d’essere travisato (o arricchito) dalla visione soggettiva, una volta giunto a destinazione[1].

Quello che invece non può essere oggetto di sofisticazione, né di controversie, è la modalità attraverso cui questa informazione viene recapitata, e cioè il mezzo: il medium.

McLuhan sostiene che il medium stesso veicola un completo corredo informativo subliminale. La carta stampata è una estensione dell’occhio, gli indumenti sono una estensione della pelle[2]; la radio è una estensione dell’udito, il circuito elettronico una estensione del sistema nervoso centrale: quando un mezzo induce una di queste estensioni sensoriali, esso “modifica il nostro modo di vedere di agire e di pensare, il modo in cui (ci) concepiamo nel mondo. Quando questi rapporti mutano, mutano gli uomini”. Introdurre un medium, significa dare all’uomo una nuova eredità e destino antropologici, munendolo di una estensione tecnologica.

            La quantità di contenuti e messaggi subliminali annessa al medium Internet è tale da fare impallidire qualsiasi altro medium la abbia preceduta, e da collocarla come il primo medium che trasporta un contenuto politico preponderante. Vedremo come.

 

            Capire internet significa capire questo: essa non è, assolutamente non è, fortissimamente non è, broadcasting.

Non è cioè come per la televisione: non avviene alcuna emittenza. Avviene il contrario.

Le pagine che noi visualizziamo sui nostri computer quando ci connettiamo alla rete[3] non volteggiano sulle nostre teste, onde poi essere captate da paraboliche domestiche: non avviene alcuna sintonizzazione; le pagine non fluttuano nell’ etere, né si irradiano come onde trasmesse da una emittente singola e centralizzata.

Al contrario esse sono residenti su un supporto fisso, e non si spostano di lì.

Le pagine sono files, e si trovano sul disco fisso di un computer, più o meno remoto rispetto alla nostra collocazione topografica: visualizzarle significa penetrare fisicamente nel disco fisso di questo computer (talora detto server) alla velocità della luce (nel caso delle fibre ottiche) e visualizzare il contenuto dei sui file, come se essi fossero  presenti sul nostro computer e ci appartenessero[4]. E aprire una pagina internet significa accedere ad un file su un computer situato talora a 10.000km da noi e aprire sul suo disco fisso un file che verrà visualizzato sul nostro schermo come se il nostro video e quel disco fisso remoto fossero periferiche di un unico personal computer.

Navigare, dunque, significa dedicare una sessione alla penetrazione sistematica di dischi fissi di computer disseminati in qualsiasi angolo del mondo. Con un click del mouse siamo dentro un computer a Tokio; con il successivo, senza avvedercene, siamo dentro un computer a Stoccolma.

Il computer che ospita questi file ha una sola caratteristica che lo differenzia dalla utenza qualunque: esso è connesso con la rete permanentemente, cioè 24 ore su 24, laddove l’utente si collega saltuariamente per poche ore al giorno[5]. Peraltro, nulla impedirebbe all’utente stesso di connettersi 24 ore al giorno, se non fosse che la dedizione e manutenzione che ciò imporrebbe si concilierebbe solo con uno staff di persone che si alternassero al presidio[6] della macchina.

L’unico requisito richiesto è conoscere l’indirizzo del computer. Ogni macchina che è in rete possiede infatti un identificativo numerico, detto ID. Quando chi si connette è un navigatore occasionale, la connessione avviene tramite un server (vd. Di nuovo nota 3) che eroga il servizio: tale server ha un suo ID specifico e poi un pool o pacchetto di ID acquistati e che appartengono solo a lui: ad ogni connessione di utente semplice, il server gli assegna dinamicamente il primo ID disponibile fra quelli appartenenti al suo pool. Per cui, anche per questo motivo, non è possibile che il singolo utente possa mettere a disposizione il proprio Pc alla navigazione altrui: il suo identificativo cambia costantemente e una semplice disconnessione basterebbe a non renderlo più reperibile, allo stesso indirizzo; infatti una volta ri-connessosi, gli verrebbe dinamicamente assegnato un nuovo ID.

Viceversa, i computer connessi 24 ore al giorno hanno acquistato un ID fisso, e con quello possono essere reperiti costantemente e affidabilmente.

Ci sono due modi per venire a conoscenza dell’ ID di un computer:

1] Per conoscenza diretta (lo si sa o ce lo hanno comunicato. Ad esempio un sito di un Magazine dedicato al rito di York si trova a: http://members.aol.com/GGCHAPTER/Magazine.html

Quello è un indirizzo, così come, fuori della esperienza informatica, lo sarebbe via Vittorio Emanuele II° numero 34 piano 5°. Conoscendolo e digitandolo nella barra degli indirizzi di un browser[7] e premendo il pulsante Enter (Invia) ci si collega con un computer che, credo, sta in California).

2] Attraverso un link[8], o collegamento: i collegamenti si trovano sulle pagine internet, sono stringhe di testo che si contraddistinguono dal testo normale per essere di solito sottolineate e in colore diverso. Esse descrivono la natura di una risorsa (esempio: “Magazine su Internet dedicato al Rito di York”), e hanno la seguente caratteristica: custodiscono l’indirizzo di quella risorsa, e cliccandovi sopra reindirizzano fisicamente ad essa[9]. [pag 4 nota, testo prosegue a pag 5]

Perciò una volta avuto accesso ad una pagina, è possibile da quella risalire gradatamente a tutte le altre pagine del mondo, se si avessero anni a sufficienza[10]. Ecco perché si parla di ipertesto.

 

            L’accesso a tutte queste risorse è gratuito. La prevalenza dei servizi offerti si basa sulla pubblicità.

E qui giungiamo a un fattore critico: vi sono computer permanentemente connessi in rete, come quelli del gruppo Yahoo-Geocities (solo uno fra i moltissimi[11]): tali gruppi offrono lo spazio sul loro disco fisso a chiunque: gratuitamente. Ciò significa che chiunque, accedendo all’indirizzo:

www.geocities.com

può ritagliarsi una abbondante fetta di disco fisso dalle macchine di Geocities: Geocities gli conferirà un subdominio il cui ID permanente sarà:

www.geocities.com/Tuo_Nome

L’utente potrà ora caricarvi sopra pressochè quel che vuole[12]: l’unico criterio è che ogni file, allorquando visualizzato da un altro utente che va su quel subdominio Geocities, debba ospitare ad una altezza scelta dal possessore del subdominio, almeno un piccolo rettangolino, detto banner, addentro al quale Geocities farà caricare ricorsivamente messaggi pubblicitari.

In tal modo l’utente usufruirà di uno spazio suo, accessibile 24 ore su 24, sfruttando i dischi fissi altrui; cioè senza dover collegare permanentemente il suo Pc casalingo, e presidiandolo poi costantemente!

 

            Non può sfuggire, ora, il tipo di messaggio veicolato dal Internet concepita come medium: ciò che davvero contraddistingue la Rete, è l’ implicito capovolgimento che essa opera nel modello distributivo delle merci.

Non abbiamo più la grande Azienda - con gli annessi pericoli monopolistici o di cartellizzazione (oligopolio) - che produce una merce, quindi la consegna per lo smercio ai dettaglianti, e da qui agli snodi terminali, cioè i singoli clienti.

Al contrario, su internet sono proprio gli snodi finali, i singoli dotati di un computer e indipendentemente dalla località od Ordinamento in cui si trovano a vivere,  ad acquisire una istantanea titolarità alla produzione della merce stessa e alla sua pubblicazione e distribuzione ubiqua: l’accesso a internet non solo garantisce al cliente la fruizione del bene (l’ informazione), ma gliene consente la produzione et la distribuzione capillare.

Ciò implica che, essendo la rete accessibile da chiunque, se in mille luoghi l’espressione di una opinione è proibita, basta che nel luogo 1001 sia ammessa e tutti gli altri mille potranno usufruirne: internet è la prima catena forte quanto il suo anello più forte.

L’autorità è annullata, e le sue valenze criptocratiche rese impossibili, a vantaggio di una poliarchia di utenze tutte plenipotenziarie: e questa è una evoluzione del paradigma de La Democrazia in America, è una evoluzione del criterio di cittadinanza: mentre nell’ ancien regime non era possibile accedere alle postazioni sociali poiché esse venivano preassegnate dallo status del blasone, il concetto di cittadinanza andava invece a costituire una istantanea abilitazione all’intero corredo di diritti di un paese per il solo fatto di nascervi, e le postazioni sociali divenivano così scalabili attraverso il proprio lavoro.

Internet è, precisamente, la evoluzione di questo paradigma: e siccome varca i confini, può a buon diritto essere considerato l’aspetto bolscevico del Capitalismo: come per Marx non era possibile la rivoluzione in un solo paese, così internet costituisce la esportazione del modello democratico in tutti i paesi.

“Così oggi non siamo più noi ad andare in America, è piuttosto l’America che viene a noi, viene in Europa, si sparge per il mondo, contraddice la teoria di Monroe, propugna con forza crescente la sua fede democratica, vuole comunicare agli altri la sua certezza in una palingenesi. Insomma ostenta l’ambizione che la speranza dei popoli poveri continui a chiamarsi America: non più un America lontana da essi che loro devono raggiungere, ma un America in mezzo a loro che esce per prima dai propri confini e dà prosperità e libertà a tutta la terra”[13].

Internet è l’ultimo, o forse il più energico, impulso impresso dagli Stati Uniti[14] non nel diffondere valori americani, ma nel diffondere quel panorama di valori condivisi che ci unisce, in quella che è la democrazia, sotto le egide di : Libertà, Uguaglianza, Fratellanza. Quindi dire globalizzazione significa esaltare e sintetizzare quel tridente in una parola e in uno strumento soli: Internet.

Internet è massonica par excellence, non perché la Massoneria la abbia creata: non esiste una balaustra dedicata a Internet. Ma è massonica perché si fonda e si erge e si nutre di una triade di diritti che sono la bandiera della Massoneria Universale sin dai tempi della rivoluzione Francese; e lo fa in una maniera così trasparente, che se un computer avesse la parola, lo dichiarerebbe.

Nessun altro medium si è mai affidato con tanta trasparenza a questa logica: anzi, quante volte il medium televisivo è stato impiegato in alcuni paesi con finalità di regime? Questo, con Internet, è, semplicemente e candidamente, impossibile.

Vedremo ora, a riprova di quanto detto, quante GL –la maggior parte delle quali perfettamente regolari- sono non solo presenti su internet, ma come e con quali iniziative a dir poco sbalorditive; vedremo quanti milioni (poiché si contano a milioni) di pagine dedicate alla Massoneria sono state scritte da Fratelli singoli dalle Filippine al Madagascar, vedremo quante logge singole sono su internet pubblicando i loro piè di lista i loro programmi le convocazioni delle tornate le fotografie delle luci di Loggia, il tutto accessibile a chiunque. Vedremo in altre parole come è vero che Internet è un ambiente consono alla Massoneria, e come la interpretazione di segretezza viene intesa, perdendo del tutto la letteralizzazione, fino ad arrivare a GL come quella di Washington e della Georgia che hanno creato un database pubblico con i nomi, telefoni, indirizzi, e Logge di appartenenza di tutti i loro iscritti: disarmante, vero?

 

Motori di Ricerca

Il principale modo di reperire gli indirizzi su internet dedicati ad un argomento di nostro interesse, consiste nel ricorrere ai cosiddetti motori di ricerca: sono siti Internet che catalogano tutti i files presenti in rete, consentendo all’utente che acceda al sito del motore di ricerca di digitare una parola in un campo di testo (esempio: “Massoneria”) e di ottenere in risposta gli indirizzi di tutti i files presenti in rete che recano tale parola, raggruppati in schermate di 20 per volta, e con al fondo di ogni pagina un collegamento che porta ai venti successivi. [Esempio dal vivo]

Alcuni tra i più famosi Motori di Ricerca sono:

http://www.altavista.com http://www.excite.com http://www.altavista.it http://www.lycos.com http://www.google.com

 

(e)Mailing Lists Massoniche e Newsgroups

 Le mailing list (o emailing list) sono gruppi di discussione dedicati ad un soggetto qualsiasi, dalla letteratura alla scienza. Il loro funzionamento è il seguente: esso presuppone che voi abbiate un indirizzo email, e, peraltro, sulla rete è possibile attivarne di gratuiti (unica condizione: il server porrà in coda da ogni vostra email due righe di messaggio pubblicitario[15]), ad esempio su www.hotmail.com www.mail.yahoo.com.

Una volta in possesso di un indirizzo email vostro, potete andare su siti che offrono gruppi di discussione. Il più noto è ormai www.yahoo.egroups.com . Una volta sul sito inserite nello spazio ove è scritto “Search” una stringa di testo che identifichi l’argomento a voi caro: nel caso di freemasonry (massoneria, in inglese) il gruppo egroups fornisce svariate centinaia di gruppi dedicati all’argomento in tutte le sue sfumature: esoterismo, templarismo, generici, martinismo, massoneria e mormoni, massoneria e politica. In tutte le lingue[16].

Una mailing list funziona come segue: una volta trovato il gruppo che vi interessa, cliccate sul collegamento che dice “subscribe”, cioè “iscriviti”: vi verrà chiesto di fornire la vostra email e un breve profilo (che, per quanto ne sa il server, potreste anche inventare di sana pianta) più una password a vostra scelta. Di solito la iscrizione è immediata; talora è restricted[17], cioè richiede l’approvazione del moderatore: il moderatore è colui che ha avviato il gruppo (sempre gratuitamente, potete farlo anche voi), e come tale gli vengono fornite delle prerogative speciali[18]. Una volta iscritti, la mailing list funziona così: vi viene fornito l’indirizzo email della lista, ad esempio templarismo @egroups. com. Siccome voi siete iscritti, ogni volta che invierete una email dall’indirizzo con cui vi siete iscritti, e tale email sarà indirizzata all’ indirizzo del gruppo, essa perverrà al computer che gestisce la mailing list di quel forum: il computer attiverà un programmino che farà tante copie della vostra email quanti sono gli iscritti di quel gruppo, e poi reinvierà una copia della vostra mail a ciascuno degli indirizzi email in lista: ogni sottoscrittore così riceverà la vostra mail. Se troverà il contenuto interessante, risponderà a sua volta inviando al gruppo, e questa volta sarete voi, sulla base dello stesso meccanismo, a ricevere una copia della sua risposta, assieme a tutti gli altri membri.

Una mailing list si distingue da un newsgroup poiché quest’ultimo, pur funzionando in modo simile, non reinoltra le e-mail a tutti gli utenti, ma le pubblica in automatico su un sito.

 

Siti Massonici di Gran Logge

La GL dello stato di Washington fornisce un database dove potete rintracciare i nominativi, la loggia di appartenenza, i giorni e orari di lavoro della loggia, di ogni[19] suo iscritto, e ne fornisce email. Il sito è accessibile a chiunque.

www.telebyte.com/masons/resources/locator/

La GL della Georgia (Usa) consente di localizzare tutte le sue Logge, averne indirizo e orario dei lavori e telefoni o email:

www.freemason-ga.org/lodge2.htm

Una Gran Loggia dei Prince Hall (Massoneria dei Neri d’ America):

www.mwphglotx.org/officers.htm

 

 

Siti Massonici di Singoli Utenti e/o Logge

Un esempio (fra migliaia) di sito standard di Loggia: la foto di tutti i membri in tenuta massonica e di tutti gli ufficiali, foto accessibili a chiunque:

www.angelfire.com/ga/CochranLodge217/page8.html

Elenco dei nomi degli ufficiali e calendario lavori per il 2001:

www.angelfire.com/ga/CochranLodge217/page2.html

Foto dell’ edificio della Loggia:

www.angelfire.com/ga/CochranLodge217/

Piantina autostradale e stradale per trovare la Loggia:

www.angelfire.com/ga/CochranLodge217/page7.html

Ufficiali delle Stelle d’ Oriente di suddetta Loggia:

www.angelfire.com/ga/CochranLodge217/page6.html

 

Una Loggia di Ricerca in Australia:

http://expage.com/page/southaustralianlodgeofresearch

Lista di tutte le Logge Massoniche nelle… isole Bermuda !

http://enterprise.newcomm.net/bermuda/bdamap.htm

Una Loggia in Cile:

www.geocities.com/Athens/Oracle/6980/

Una Loggia in Colombia:

www.geocities.com/Athens/Bridge/9498/

Una Loggia nelle Filippine: ha anche una chat line per chiaccherare in diretta con fratelli se sono online:

www.chaumont.com/SanPedro.html

Una Loggia in Giamaica (sempre con la alista di tutti gli ufficiali di Loggia e il calendario):

www.geocities.com/Athens/Ithaca/7523/

Una Loggia in Perù:

www.civila.com/acacia/frater_1.htm

Un sito con software per Segretari di Loggia e software per tenere database Massonici:

www.linshaw.com/massoft.html

Poliziotti del New Jersey che sono anche Massoni: hanno aperto un loro sito!

http://207.222.200.180/org.html

Rituali Massonici e parole di Passo. Spiegazioni esoteriche sul Triplice Tau:

www.geocities.com/Athens/Troy/3164/Introduction.htm

www.geocities.com/Athens/Troy/3164/TripleTau.htm

Un sito con 4000 (quattromila) files massonici:

www.kena.org/hirams/

Una televisione via cavo massonica!

www.masonictv.com

Una società di poeti e massoni!

http://members.mint.net/leighton/

Il club dei Maestri Massoni motociclisti e del Delaware (…avete letto bene!):

www.freemasonry.org/delaware/mmmc/

Un sito che vende video con i rituali massonici filmati!

www.0am.com/fmvideo/

Un altro sito che vende software per segretari di loggia:

www.lodgeical.com

Il sito dei massoni che fanno camping, per andare in campeggio con i Fratelli!

www.gonct.org

Una Loggia famosissima che si riunisce su internet (ma solo i membri partecipano alla Tornata):

http://internet.lodge.org.uk/

Una chat line per massoni in Israele:

www.geocities.com/Athens/Forum/9991/chat2.html

Un sito di proporzioni enormi che pubblica tutte le politiche delle GL d’ America in rapporto alle più varie vicissitudini (modalità d’iniziazione, modalità di riunione…):

http://bessel.org/affilpms.html

Una Loggia al… Polo Nord!

http://alaska-mason.org/lodge_16/

Un file fatto da me che elenca circa 1700 siti massonici descrivendone la natura:

www.geocities.com/Heartland/Ridge/9344/links.html

 

 

- fine -



[1] Il medium tradizionale è diarchico: si fonda su un bipolarismo fra emittenza e base ricevente: lungo tale canalizzazione la asimmetria è totale, poiché chi riceve non è titolato ad emettere: può solo rifiutarsi alla ricezione, spengendo il terminale; ma questo non modifica la sostanzialità della collocazione privilegiata in cui si trova chi si situi dal lato della emittenza. Inoltre, quando il messaggio giunge a destinazione, anche qualora non fosse adulterato a monte, incorre in due rischi a valle: non solo può essere frainteso allorquando viene filtrato dai nostri precedenti condizionamenti psicobiografici, ma potrebbe essere un messaggio involontariamente anfibologico (cioè leggibile in più sensi), e “laddove esiste ambiguità o incertezza, l’abuso semantico produce un senso” (E. Morin, Il Paradigma perduto): l’ambiguità viene risolta privilegiando un aspetto. E qui, ancora una volta, il contenuto oggettivo della informazione svela la sua irrilevanza potenziale, la sua labilità costitutiva.

[2] Si osservi la potenza di questa esemplificazione, e si comprenderà cosa si intende quando si dice che il medium è il vero messaggio: i nostri abiti sono in effetti un medium, una interfaccia con la quale colleghiamo noi agli altri. Si legga ora questa riflessione di Edgar Morin, e si vedrà quante significative implicazioni il medium chiamato vestiario ha comportato: gli abiti “complessificano in modo straordinario la vita affettiva e i rapporti umani. La regolamentazione della sessualità” che l’abito induce ”favorisce il lavoro sotterraneo di un eros ormai privo di autentiche frontiere e freni biologici, crea una incertezza torbida fra sentimenti familiari e sentimenti libidinosi, stabilisce un dualismo tra soddisfazione e desiderio, suscita nuove e numerose contraddizioni, creando reti clandestine di amori proibiti e labirinti segreti, accresce la complessità sociale e si ripercuote sulla complessità cerebrale (...) ormai ogni vita avrà il suo doppio, con una parte emersa e una sommersa, e ogni società avrà la sua doppia vita, la vita ufficiale e la vita sotterranea” (Il Paradigma Perduto). Si vorrà ancora dubitare che un mezzo veicola un significato subliminale, e che esso è l’unico vero, intramontabile messaggio?

[3] Si abbia cura di distinguere tra connessione e rete: non sono la stessa cosa. La connessione significa la modalità prescelta per l’ accesso alla rete; la rete non si identifica con tale modalità, ma costituisce tutto ciò che vi è dopo che si è passati per la porta. E’ anche possibile pagare per entrare, qualora, anziché optare per un server gratuito, si decida di avvalersi dei servizi di una connessione a pagamento: il che non qualifica la natura della rete, ma certifica solo una scelta squisitamente soggettiva per la modalità di accesso, scelta che peraltro non ha ricadute sulla qualità della connessione erogata: sia i server gratuiti che quelli a pagamento offrono le medesime tecnologie: infatti l’uno, facendo della erogazione di connessioni la sua unica fonte di profitto, deve farle pagare, mentre l’altro (quello gratuito) fa di solito parte di network più vasti (un esempio italiano è KataWeb che fa parte del gruppo La republlica/L’ espresso, o il gruppo Wind/Altavista Italia) e si autofinanzia stornando fondi che costituiscono surplus del Gruppo intero, o investimento (anche solo di immagine, talora) da parte del Gruppo stesso. E’ più probabile, tuttavia, che una azienda che ha necessità di connettere tutti i Pc dei proprii dipendenti si rivolga a un servizio di connessione a pagamento che ad uno gratuito, poiché talora i servizi a pagamento possono offrire anche pacchetti di assistenza nel cablaggio della rete aziendale. L’utente singolo, francamente, non ha motivo di rivolgersi a connessioni che non siano gratuite. Dunque l’unico costo da sostenere è la telefonata. Essa è sempre urbana, se solo si abbia la elementare accortezza di scegliere un fornitore di connessione che abbia un computer predisposto a tale scopo nel proprio comune di residenza. Fornitori prestigiosi come Altavista, Tiscali, (gratuiti) o Telecom e DadaNet (a pagamento) hanno POP (Point Of Presence) cioè computer che raccolgono connessioni, pressochè in ogni comune del territorio nazionale. Negli Usa la tariffazione è fissa, per cui dato un canone mensile di circa 40 dollari, la durata delle connessioni non lo altera di un centesimo.

[4] Sì, è anche possibile editarli, come vedremo. Solo che l’editing è sottoposto ad una restrizione, ove entrano in gioco le procedure di implementazione della sicurezza, cioè la autenticazione: solo l’autore del file possiede l’ accesso completo, quello che include anche la modificabilità del file.

[5] In Italia la durata media di una sessione di navigazione sembra essere di un’ora, al giorno.

[6] Il computer necessita di una assistenza cautelativamente permanente, se connesso 24 ore al giorno, per una pluralità di motivi: la manutenzione (un malfunzionamento può rendere necessario un reboot fisico, cioè un riavvio dell’ intero sistema, onde ovviare ad una instabilità dovuta al prolungarsi della attività); il buffering, cioè le problematiche che possono sorgere allorquando un numero elevato di richieste di accesso ai file su disco (supponendo il rapporto interesse del file/risorse di sistema sfavorevole a queste ultime) crea un sovraffollamento sulle porte di ingresso dei dispositivi input/output; la sicurezza: un attacco informatico può tentare deliberatamente di sovraccaricare suddette porte costringendo ogni nuova richiesta di accesso al buffering: occorre qualcuno che sappia distinguere tra accodamenti e possibili attacchi maligni. Eccetera.

[7] Browser: qualunque programma il cui scopo è consentire la navigazione su internet. I più noti sono Internet Explorer, Netscape, e –molto indietro- Opera. Il significato del termine anglosassone è: sfogliatore, che in italiano suona assai male occorrerà convenire!

[8] Non ci si meravigli per l’uso di terminologie anglosassoni: la tecnologia alla base di Internet è tutta anglosassone.

[9] Si vedrà poi come questo possa accadere. Ogni file ha infatti una realtà duplice: ciò che appare, e il codice di programmazione sottostante che stabilisce i parametri di quel che deve apparire: tale dualismo fa sì che una interfaccia semplice possa esibire comportamenti complessi: un pulsante può solo essere cliccato, ma quel che esso farà dopo che lo ho cliccato, deve pur essere definito da qualche parte. Tutti i file sono infatti file di testo, scritti in una pluralità di linguaggi di programmazione, che allorquando vagliati (parsing) da un programma apposito, il browser nel caso di files Internet, si traducono in immagini, scritte, link, pulsanti, e azioni collegate. L’input è sempre un file di testo recante istruzioni di programmazione, l’output è quel che queste istruzioni di programmazione producono quando lette (Interpretate, si dice) dal programma per cui sono state concepite. Ora, la conoscenza dei linguaggi di programmazione costituirebbe un ostacolo insormontabile alla creazione di pagine internet da parte di utenti medi che non hanno il tempo di imparare siffatti linguaggi. A questo si è ovviato. Il problema è il problema del metalinguaggio:  per arrivare dal linguaggio A, la immagine mentale/onirica/noumenica di come ci piacerebbe fare una pagina per internet, al linguaggio C, cioè la pagina compleatata ed esistente sotto forma di file, è necessario spesso transitare per un terzo linguaggio B, munito di una sua sintassi specifica, che garantisce la conversione di A in C: ecco allora che tra il linguaggio A dei contenuti che io ho messo sulla carta e il linguaggio di destinazione C, cioè la sua pubblicazione su internet in veste grafica, si frappone la necessità di modificare A munendolo di un codice sussidiario che ne consenta la compatibilità su internet, cioè occorre dargli un formato. Questo sarebbe un limite formidabile per l’utenza media, poiché imparare le regole sintattiche del metalinguaggio è impresa che richiede anni: io stesso per acquisire due linguaggi di programmazione ho impiegato 3 anni. Se non si fosse trovato un rimedio a questo limite, internet non sarebbe mai esistita o –meglio- sarebbe esistita solo in qualità accademica o, ancora una volta, di rappresentante della obsoleta catena di produzione dove solo le grandi aziende capaci di stipendiarsi i servizi di programmatori professionisti avrebbero potuto avere accesso alla produzione. Il limite è stato superato creando programmi appositi in cui ogni utente, trovandosi davanti ad una interafccia familiare e intutitva come un foglio con scritte e immagini, possa semplicemente cliccandone gli elementi aggiungere del testo, o spostare una immagine semplicemente trascinandola, lasciando che il compito di determinare le sintassi sottostanti sia svolto, in background, dal programma stesso: l’utente non ha più bisogno di consocere il linguaggio di programmazione: internet diviene ora fruibile alla massa anche nella sua modalità produttiva: ciò che l’utente medio deve conoscere, è semplicemente la manipolazione intutitva di una interfaccia munita di elementi grafici noti edi intuitivi: capacità che si può acquisire, vieppiù con ludico divertimento, in pochissimi giorni. Si osservi la seguente immagine:

L’immagine raffigura una pagina internet aperta in un editor visivo: l’utente medio per modificarne i contenuti, interagisce con una interfaccia amichevole, consistente esattamente nell’ output finale, e può modificarla scrivendoci sopra o alterando la posizione delle immagini trascinandole con il mouse. Si notano attorno alla immagine le crome del programma con tutta la loro paraphernalia di pulsanti, ciascuno dei quali è destinato ad aiutare l’utente a svolgere una qualche interazione preformattata senza dover interagire personalmente con il codice. Si agisce direttamente sulla cosiddetta GUI (General User Interface: Interfaccia per Utente Generico).

L’immagine sotto, invece, è il codice di quella stessa pagina, cioè quel che il programma scrive e realmente fa in background senza che l’utente se ne avveda (e non saremmo più in ambiente GUI ma semmai in ambiente IDE : Integrated Development Enviroment):

Si notino, nel margine destro di ciascuna delle due immagini, le dimensioni dei cursori che garantirebbero lo scorrimento (scrolling) della pagina: il primo è ampio quanto circa 1/2 della guida su cui scorre: la pagina è breve. Nella seconda immagine invece il cursore è ampio quanto circa 1/40 della guida: il file è lunghissimo. Questo significa che per produrre un output grafico uguale a 1, può occorrere programmare codici per un ammontare uguale a… 20! Risultato visibile sta a codice che lo crea come 1 sta a 20. Quindi può essere necessario codificare, a seconda del coefficiente di interattività esibito dalla pagina in questione, anche venti pagine scritte onde ottenere la visualizzazione di una schermata singola e concisa: questo dà una idea di cosa significhi programmare coscenziosamente, e di quanto facile sia sbagliarsi: i famosi bug dei programmi derivano prorpio dal fatto che una funzionalità per l’utente elementare (cliccare un bottone) può nascondere dietro questa duttilità il lavoro enormemente sofisticato di un programmatore. In tale lavoro, che si estende per migliaia di righe, omettere una virgola può implicare il malfunzionamnento dell’intero programma allorquando la porzione di codice ove tale svista è contenuta viene ad essere invocata da una interazione sul lato dell’utente. Per fornire ai Compagni un quadro il più completo possible, e per dare una idea di come funzioni la programmazione, possiamo dire che gli elementi portanti sono tre: variabili, espressioni condizionali, e cicli. Dire variabile significa assegnare ad una parola arbitraria, tipo abracadabra, un valore attraverso il segno =. Esempio:

abracadabra=”ciao Capitolo”

L’utilità delle variabili è che esse custodiscono un valore. Se il valore viene ad essere alterato, io posso ancora accedere al nuovo contenuto invocando il nome della variabile (abracadabra) poiché tale nome non cambia. Se quindi un programma avesse nel corso della sua esecuzione modificato il valore di abracadabra a “ciao Capitolo Lando Conti”, io sarei in grado di leggere tale nuovo valore facendo sempre riferimento al vecchio nome abracadabra, che è invariante. La Espressione Condizionale è invece un costrutto di questo tipo:

se(accade quello che è fra queste parentesi){allora fai quello che sta fra le graffe}

invece se (accade quello che sta fra queste tonde){fai quello che sta fra queste altre graffe}

o, in sintassi anglosassone

if(…..){…..}

else if(…..){…..}

Il Ciclo invece opera azioni cicliche finchè una determinata condizione non si verifica. Esempio

NelMentreChe (accade quel che sta qui) {esegui questo finche quel che sta lì accade, non appena smette di accadere, fermati senz’altro}

Ed ecco qui un semplicissimo programmino,  che con un po’ di attenzione si capisce subito:

 

var ritoDiYork=”Ciao Compagni!”

var oggi=”Lunedì”

if(oggi==”Lunedì”){alert(ritoDiYork)}

else { while(oggi!=”lunedì”){alert(“Che tristezza: non è ancora lunedì…”)}}

 

Il programmino, se è lunedì, lancia una finestrella (alert box) che saluta i compagni, mentre invece se non è lunedì, fino a che non diventa lunedì lancia a ripetizione una finestrella che dice: “Che tristezza: non è ancora lunedì…” ! Il simbolo == e != , sono semplici accorgimenti sintattici comparativi, previsti dalle sintassi: si chiamano operatori di comparazione: != significa “non è uguale”, per cui se dicessi if(oggi!=”lunedì”)… significherebbe: se (if) oggi non è ( != ) lunedì, allora… L’operatore di comparazione == serve invece a verificare se la uguaglianza è vera: si distingue dall’ operatore = per un ovvio motivo: = assegna un valore, invece == si limita a compararlo, senza eseguire alcun assegnamento: ed è ben necessario che esistano due diverse sintassi per due compiti così sottilmente ma drammaticamente diversi!

[10] Si veda il paragrafo dedicato ai Motori di Ricerca, strumenti per estrarre indirizzi web sulla base di un argomento prescelto dall’ utente.

[12] Si chiama FTP (File Transfer Protocol): una volta ottenuto un account gratuito su Geocities e avuto il relativo subdominio, così come è possibile visualizzare i file di quell’account, è anche possibile inviarvene di nuovi o editare i vecchi: queste ultime prerogative però spettano solo al titolare dell’ account e non ad ogni occasionale navigatore: l’account, per essere manipolato con prerogative da Amministratore, deve accertarsi che chi dichiara di essere l’Amministratore lo sia davvero: cosa invero non ovvia, poiché la autenticazione non può essere visiva. In tal caso viene richiesta una password: se essa è corretta, il proprietario di quel subdominio ottiene che l’ ID del computer locale da cui si connette venga considerato come un computer dal quale si sta senz’altro collegando, anche temporaneamente, il proprietario di quel subdominio: e viene consentita all ID di questa connessione anche la possibilità di editare o inviare file, e non solo di visualizzarli. Si abbia l’accortezza, dopo avere avuto accesso da Amministratore, di uscire non chiudendo il programma e basta, ma premendo un pulsante apposito sulla pagina ( cosiddetto log-out : “sloggiamento”): ciò segnalerà al Computer remoto che ogni ulteriore interazione da quell’ ID richiede di nuovo la immissione della Password. Se così non si facesse, il successivo utente che avesse accesso a quel computer –come è nel caso degli internet point-, si ritroverebbe davanti il vostro spazio con tutte le prerogative plenipotenziarie del suo legittimo propietario innanzi agli occhi. Infatti il server remoto continua a pensare che a quell’ ID remoto sia seduto ancora l’ Amministratore…

[13] Mario Soldati, America Primo Amore. Un po’ agiografica, forse, come citazione: Soldati è sempre un po’ lirico. Ma nessuna magniloquenza toglie bellezza al fatto che sul piedistallo della Statua della Libertà v’è scritto: “Datemi i poveri della terra”. La nazione più ricca della storia –ed è un fatto- è una democrazia, ed ha costruito tale ricchezza anche generando diseguaglianze sociali, ma certamente non rinnegando il motto scritto sulla sua epitome, la Statua della Libertà, poiché è proprio così che l’ America ha eretto sé stessa: cominciando con i poveri e i reietti della terra; e ancora oggi la cosiddetta fuga dei cervelli prosegue, e quando apri il Business Week e vedi la foto del Vice Presidente della Società QualsivogliaTuPreferisca, il 90% delle volte vedi un sorridente giovanotto di 35 anni e ti chiedi come è possibile. A 20 anni sono docenti Universitarii, a 30 dirigono una Multinazionale, a 35 sono Consiglieri per la Sicurezza Nazionale.

[14] In soccorso della credibilità di questo assunto, giunge la considerazione che internet si sviluppa solo dopo la guerra fredda, cioè dopo il 1989, mentre le tecnologie che la fondano si sviluppano negli Stati Uniti, e si sviluppano durante la Guerra Fredda in previsione di una guerra calda. In altri termini, le tecnologie su cui si fonda Internet (il cosiddetto TCP – Transfer Control Protocol) sono tecnologie ideate per un teatro bellico e successivamente, come spesso accade nell’ era contemporanea, trasferite e poste al servizio del teatro civile una volta venute meno le esigenze di classificazione militare. In particolare, tale tecnologia venne sviluppata negli anni 60 dalla DARPA (Defence Advanced Research Agency – Agenzia per la Ricerca della Difesa d’ Avanguardia). Quale era lo spinoso problema cui DARPA era chiamata ad ovviare? I sistemi di comunicazione fra dislocazioni militari si basavano elettivamente sulla radiotrasmissione, e subordinatamente sulla rete cablata interrata. La necessità di questa duplice struttura era dovuta alla seguente problematica: un forte impulso elettromagnetico quale quello causato da una esplosione nucleare nella alta atmosfera, avrebbe determinato una distorsione del campo così forte da incapacitare le radiotrasmissioni e saturare tutto lo spettro delle possibili frequenze. Un tale effetto elettromagnetico avrebbe potuto tanto essere effetto di una esplosione accidentale a livello del suolo (meglio: nella bassa atmosfera. Di solito gli ordigni nucleari non esplodono al contatto con il suolo, ma poco prima), quanto l’effetto intenzionale prodotto da una carica deliberatamente congengata per massimizzare il risvolto elettromagnetico. Per chi desiderasse approfondire la capacità di dispositivi nucleari di poter essere manipolati onde emettere selettivamente un unico tipo di energia anziche rilasciare indiscriminatamente tutti i tipi (Raggi gamma, Neutroni, Elettroni e protoni, Onda d’urto, Luce visibile, Luce infrarossa, Microonde, e Calore o Sfera di fuoco), si veda l’articolo de Le Scienze (edizione italiana dello Scientific American) del giugno 1987 titolato: “Armi nucleari della Terza Generazione”. Orbene, una volta esclusa la possibilità delle radiotrasmissioni, rimane come unica possibilità quella di affidarsi al sistema cablato. Ma se ulteriori esplosioni nucleari (il programma MAD – Mutual Assured Destruction , Distruzione Reciproca Assicurata- implementato da entrambe le superpotenze prevedeva infatti di tempestare l’avversario con una mole di ogive e di esche superiore alla necessità, in modo da ipersaturare le difese e garantire che gli ordigni intercettati dalle contromisure avverse potessero essere compensati sovraimpegnando tali contromisure) avessero incapacitato anche porzioni significative dei cavi interrati, ecco che ogni comunicazione sarebbe stata definitivamente impossibile, e la guerra persa. DARPA fu incaricata di trovare una risposta. Nacque così il TCP. Chiamando datagramma il quantum di informazione inviato lungo un supporto fisico assiale nella unità di tempo, e assumendo che la portata del cavo non possa includere datagrammi superiori alla dimensione N, come si poteva garantire che tale datagramma pervenisse a destinazione anche qualora incontrasse imprevedibilmente un percorso troncato? E se i datagramma erano diversi, superando la dimensione massima N di un numero x di volte, come ricostruire a destinazione la loro giusta conformazione, cioè ricostruire N per x volte e nell’ordine giusto, qualora i datagrammi si smarrissero nel labirinto di una conformazione di rete alterato dalle esplosioni? Fino ad allora la connessione cablata (come a tutt’oggi le centraline telefoniche) si basava sulla commutazione di circuito: prima si inviava alla centralina l’identificativo del destinatario con cui si voleva conferire (composizione del numero, ovvio), quindi la centralina, dove convergevano tutti i terminali degli apparecchi dislocati (cioè delle connessioni attive), cercava con meccanismo cibernetico l’estremità del cavo corrispondente al destinatario richiesto, e inseriva tra le estremità corrispondenti al chiamante e al destinatario una cosiddetta connessione dedicata, cioè un cursore. Va da sé che una esplosione che danneggi anche uno solo dei due terminali che debbono comunicare, o che danneggi il cursore dedicato, renderebbe impossibile accedere agli identificativi. DARPA trovò una soluzione: alla commutazione di circuito, cioè alla creazione di circuiti dedicati, sostituì la commutazione di pacchetto. DARPA ideò una metodologia per cui il datagramma, cioè il quantum informatico in flusso d’ uscita (la conversazione…), veniva dapprima scisso in più subcomponenti (datagrammi più piccoli, o pacchetti), e prima d’uscire ad ogni pacchetto venivano aggiunti due dati, uno in testa e uno in coda: l’identificativo del destinatario in testa, quello del chiamante in coda. In tal modo ogni pacchetto conteneva in sé l’informazione necessaria. A questo venivano aggiunti altri due elementi: ogni subpacchetto recava un identificativo del datagramma madre cui apparteneva, e un ulteriore dato che ne indicava la collocazione nel datagramma completo. In tal modo:

è     Ogni pacchetto recante la informazione esemplificativa:

Ciao Rito di York

si trasformava in qualcosa di simile a questo:

MITTENTE:”Alberto (055222222)”—MESSAGGIO:”Ciao Rito di York”---DESTINATARIO:”Capitolo Lando Conti(055333333)”

Ora il pacchetto, rilasciato nel torrente del circuito, reca in sé tutte le informazioni necessarie: non ha più bisogno di essere instradato da una connessione dedicata. E’ autonomo.

è     Poi, supponendo che ogni pacchetto molto lungo dovesser venire suddiviso in subpacchetti, tra questi dati e specificatamente nelle intestazioni venivano inseriti i dati che identificavano il datagramma madre e la posizione del datagramma figlio:

Subpacchetto uno:

MITTENTE:”Alberto (055222222)”—DATAGRAMMA:1—SUBPACCHETTO: 1 ---MESSAGGIO:”Ciao”---DESTINATARIO:” Capitolo Lando Conti (055333333)”

Subpacchetto due:

MITTENTE:”Alberto (055222222)”—DATAGRAMMA:1—SUBPACCHETTO: 2 ---MESSAGGIO:” Rito di York”---DESTINATARIO:” Capitolo Lando Conti (055333333)”

Se in una rete dei datagrammi così concepiti trovano un circuito troncato, che accade? Se il circuito fosse dedicato, il datagramma andrebbe subito perso. Ma questo è un datagramma particolare, poiché custodisce in sé tutta la informazione necessaria. Ecco allora che, in presenza di un circuito interrotto, il pacchetto può “rimbalzare” o imbucare, quasi per osmosi, la prima diramazione, e inoltrarvisi. Se proseguendo lungo questa diramazione trova un altro ostacolo, cerca un’ altra diramazione: inizia cioè a fare giri più ampi sfruttando opportunisticamente la totalità della rete e delle sue dorsali, fino a quando non trova un percorso alternativo valido che lo riconduce, dopo una epopea alla velocità della luce, proprio al destinatario: è una chiave che cerca la sua serratura. Ovvio che in questo periplo i pacchetti possono arrivare nell’ordine più bizzarro: ecco che allora gli identificativi di pacchetto e subpacchetto serviranno al destinatario a ricostruire (cosiddetto checksum) il pacchetto integrale. L’intera procedura necessita di due presupposti: non tutta la rete è distrutta: se così fosse, si tratterebbe di un male incurabile: la guerra è persa. La rete inoltre deve disporre di regole condivise per la interpretazione della sintassi usata per inserire nei pacchetti gli identificativi aggiuntivi: necessita cioè di un protocollo: ed ecco nato il protagonista della nostra storia, parola d’ordine dell’ evo postindustriale:

HTTP: HyperText Transfer Protocol

I computer sono macchine stupide, ma l’uomo ha il senno di un angelo. Nell’ ammirare il computer non si ammira il feticcio, ma il genio dell’uomo che vi sta dietro, e che come demiurgo vi ha insufflato l’alito di vita.

[15] Unico altro limite: quando attiverete un indirizzo gratuito dovrete scegliere uno pseudonimo: spesso accade che uno pseudonimo sia già stato usato. Talora il sito, se lo pseudonimo già è impiegato da altro utente, vi segnala delle possibili opzioni alternative. Queste non sempre sono affidabili: può accadere che uno pseudonimo suggerito sia in realtà anche esso già preso. Allora conviene semplicemente cercare di usare variazioni: se ad esempio lo pseudonimo avallini è preso, potrebbe bastare cambiarlo in alvallini o, meglio, in alvallini2000.

[16] Ovvia prevalenza dell’ inglese e dello spagnolo/portoghese.

[17] Circa il 60% dei gruppi massonici non sono ristretti. Un altro 40% lo è. Occorre fare presente la fatuità di tale metodologia: di solito il moderatore che gestisce una mailing-list ristretta, pone delle domande al nuovo iscritto prima di attivarne la sottoscrizione definitivamente e garantirgli così ’accesso a tutte le interazioni della lista. Accade allora che un moderatore possa chiederti se sei un Fratello: rispondergli di sì e, ad esempio, che sei membro del G.·.O.·.I.·. è sufficiente. Sorge spontanea la domanda: chi verifica la veridicità della affermazione, specie su liste internazionali? Risposta: nessuno. Donde la fatuità della metodologia. Peraltro sorge ulteriore questione: è massonicamente corretto che un moderatore raccolga dati sulla affiliazione di altri Fratelli? La risposta dovrebbe essere negativa, a mio avviso. Ma è questione di pareri personali.

[18] Ad esempio quella di poter dissottoscrivere forzatamente un utente, se esso fa cose particolarmente gravi come inviare virus o simili. Il miglior moderatore è quello che si nota di meno nella sua veste di moderatore, anche se non sempre è facile per un moderatore rimanere neutrale: in ambienti promiscui come le mailing list aperte a contributi da tutto il mondo è facile che prima o poi utenti particolarmente ottusi faccian perdere le staffe persistendo in comportamenti che gli era già stato richiesto con garbo di abbandonare. Peraltro, è vero anche il contrario: è il moderatore che può far perdere le staffe all’utente, allorquando non realizza compiutamente che quel  che offre è pur sempre un servizio, non un feudo dove implementare regole arbitrarie, e che ha a che fare con persone adulte: un moderatore particolarmente invasivo che abbia da ripiccare su ogni cosa che fanno i suoi utenti è assai facile che susciti frequenti polemiche, il cosiddetto flaming, fiammeggiamento; abituatevici: il flaming, specie fra utenti e su argomenti spinosi o di cogente attualità, è uno dei grandi protagonisti in tante mailing list! Immaginatevi cosa era diventata la lista di nome politics su egroups.com durante gli spogli delle Presidenziali  2000 in Florida… io mi sono addirittura dis-sottoscritto ah ah!

[19] Più precisamente, di quegli iscritti che danno il consenso a tale pubblicazione: e sono migliaia! Vedere per credere.