L’Esoterismo tra storia e tradizione – di Carole Frosio (da ARIES 1.1)

 

 

Jean Servier, Dictionnaire critique de l’ésotérisme, Parigi: Presses Universitaires de France, 1449 pp.

 

“Dagli aborigeni d’Australia agli antichi Scandinavi, dai Celti all’Egitto faraonico, dal cristianesimo primitivo alla Mesopotamia cuneiforme, dalla Mesoamerica al giudaismo, dall’Iran all’India… Tutti i continenti, tutte le lingue, culture e scritture, tutte le parole sono situate in una doppia prospettiva enciclopedica e critica per accompagnare i lettori, tutti i lettori, tutte le lettrici sul cammino di un’autentica archeologia dell’Invisibile.

Concepito e costruito come un percorso iniziatico per gli uomini dei nostri tempi, il Dictionnaire critique de l’ésotérisme è una successione di accessi nelle terre sconosciute del nostro universo, vale a dire un libro aperto sopra di un mondo nascosto”

 

Così si presenta nella quarta di copertina, questo Dictionnaire critique de l’ésotérisme apparso nel settembre 1998 alla Presses Universitaires de France, sotto la direzione di Jean Servier. Questo progetto d’apertura stimola la curiosità dei lettori, il cui flutto ingigantito stimola la proliferazione di opere eteroclite, sotto la semplice ed unica denominazione Esoterismo… dopo aver editato nel 1992 un Que sais-je sull’esoterismo redatto da Antoine Faivre, la seriosa casa editrice della Presses Universitaires de France intende così conferire tutte le sue lettere di nobiltà ad una disciplina di formazione ancora recente. Poiché c’è esoterismo ed… esoterismo, in veste di ricerca specifica riconosciuta dalle grandi Università: in Francia, negli Stati Uniti e recentemente nei Paesi Bassi (nota dell’autrice: Alla Scuola Pratica degli Alti Studi, sezione Scienze Religiose, Storia dell’esoterismo cristiano, cattedra creata nel 1965, divenuta nel 1979 Storia delle correnti esoteriche e mistiche nell’Europa moderna e contemporanea. Negli Stati Uniti è stata creata nel 1980 la Hermetic Academy che riunisce attualmente circa 150 ricercatori; la maggior parte fra di loro fa ugualmente parte dell’unità di ricerca intitolata Western Esotericism since Early Modern Period, creata nel 1986 in seno alla American Academy of Religion. Nel gennaio 1999, l’Università di Amsterdam ha aperto un dipartimento specifico, con un corso completo, consacrato interamente alla storia delle correnti esoteriche occidentali moderne, e intitolato Storia della Filosofia ermetica e delle correnti apparentate, dal Rinascimento).

Così si poteva sperare che questo Dictionnaire critique de l’ésotérisme fosse di quello il fedele riflesso… È così? L’oggetto di questo modesto lavoro è tentare di rispondere a questa questione. Dopo aver presentato l’organizzazione generale dell’opera ed averne estratto il primo insegnamento, tenteremo di afferrare un filo di Arianna, che dalla voce (entrée) Iniziazione a quella di Esoterismo: Storia della parola, dovrebbe condurci nel cuore del dibattito contemporaneo animato dai più grandi specialisti. Necessariamente, converrà approcciare la polisemia contenuta nel sostantivo esoterismo per interrogarsi in seguito: l’opera è costruita attorno ad una nozione chiaramente definita, e se si quale? Si imparenta, al contrario, con numerosi lavori, dove alla confusione si aggroviglia un pensiero profondamente orientato?

Jean Servier, direttore della pubblicazione del Dictionnaire critique de l’ésotérisme, ha voluto gettare le basi. La sua introduzione molto circostanziata, ci confida le sue intenzioni e la sua visione dell’esoterismo. Conviene dunque portarci un’attenzione costante. Ritorneremo su quest’introduzione poiché possiamo, molto legittimamente aspettarci, che c’indichi tanto la lettera che lo spirito dell’opera. Se dobbiamo fuori del lavoro (mettre en exergue) certe dissonanze tra questa professione di fede e diverse redazioni del corpus, che possano arricchire il dibattito…

Notiamo dapprima una classificazione per ordine alfabetico delle voci (entrées), dove sono menzionate, direttamente a capo, i settori di loro competenza. Abbiamo conteggiato 739 voci (entrées) sviluppate su 1398 pagine. Ciascun articolo è seguito da una biografia, e dal nome dell’autore dell’articolo. Alla fine, il lettore troverà delle tavole analitiche che ripartiscono le voci secondo i settori. È da sottolineare (C’est dire) l’importanza di queste nell’apprensione (appréhension) dell’opera. Diciotto settori costituiscono così l’armatura del corpus. Ciascuno di questi dipartimenti o settori sono stati affidati ad un responsabile, l’insieme forma il “Comitato scientifico”. Possiamo costatare che la maggior parte delle ere e delle aree umane sono coperte da differenti settori, certi di proporzioni diseguali. Così osserviamo la forte presenza di voci sull’”Egitto faraonico”, “Roma antica”, l’”Occidente moderno”. In un secondo tempo, abbiamo fatto venire alla luce, una dozzina di grandi temi all’interno di questi di questi 18 settori.

Il nostro obiettivo consiste nel liberare la criteriologia soggiacente all’opera, poiché la tematica che c’è proposta nell’indice ci appare alquanto sommaria (cose- nomi propri- Dei, eroi, astrazioni divine). Noi abbiamo valorizzato la seguente classificazione:

 

1)        Accesso (entrée) sui Settori compilati dai responsabili dei dipartimenti

2)        Accesso (entrée) sulle correnti di pensiero dette “esoteriche”

3)        Accesso (entrée) sulle Arti, Scienze e Lettere

4)        Accesso (entrée) sulle divinità e gli Dei

5)        Accesso (entrée) sui miti e le tradizioni

6)        Accesso (entrée) sui simboli

7)        Accesso (entrée) sulle pratiche rituali

8)        Accesso (entrée) sui luoghi sacri e immaginari

9)        Accesso (entrée) sugli uomini, figure e autori.

10)    Accesso (entrée) sugli uomini, figure e autori.

11)    Accesso (entrée) sulle società segrete.

12)    Accesso (entrée) rinvianti all’idea di esoterismo.

13)    Accesso (entrée) come espressioni di una religiosità.

 

Dall’”Africa sub-nigeriana” a “L’Occidente Moderno”, la maggior parte dei responsabili dei settori, in qualità di Comitato scientifico, ci presenta il loro campo d’investigazione, mostrando, secondo i casi il loro approccio con la definizione di esoterismo, e gli autori che scrivono sotto la loro direzione, e si conformano più o meno a quest’approccio. Jacqueline De Durand-Forest, che scrive sull’America latina indigena s’interroga con pertinenza: “È legittimo qualificare come esoteriche delle pratiche e dei comportamenti regolari, integrati nell’educazione come nella via religiosa, riconosciute da tutti, e dapprima nei loro “aspetti segreti”?”.

Non sarebbe l’altro, e specialmente il ricercatore sul campo o l’etno-storico, che ricorrerebbe in qualche modo a quest’espediente semantico, per tentare di colmare la distanza grandissima tra un “mondo disincantato- il nostro – e un mondo pieno, se non straripante?” (p.70).

L’approccio di Christian Jacq, direttore del settore dell’Egitto Faraonico, offre un quadro di riflessione ben differente, costatando che per quanto concerne l’esoterismo egiziano, alcuni studi di sintesi che utilizzano gli attrezzi scientifici, non gli sono stati dedicati. Certo, ma allora come collocarsi? Nessuna parte ci spiega questo sostantivo, semplicemente questo sembra figurare là come una evidenza. Così: “Il senso e la ricerca di quest’universo, l’approccio dei suoi valori e il loro studio dipendono precisamente dal campo esoterico. L’Egitto non ha composto alcun discorso teorico sul suo esoterismo, ma l’ha incorporato nei suoi geroglifici, in questa lingua sacra che è l’origine di tutta la creazione, senza preoccuparsi di dimostrare o di convincere” (p.449). da parte nostra, avremmo gradito più… dimostrazioni.

Alla scoperta dell’antica Grecia, Jean-Francois Mattei, di primo acchito, ci propone: “ L’esoterismo degli antichi Greci presenta una struttura pentadica articolata sulla tessitura del visibile e dell’invisibile: 1/ La partecipazione a misteri ufficiali. 2/ La consultazione oracolare. 3/ L’esperienza con gli dei o semi-dei “traghettatori”. 4/ La stretta osservanza di una regola di vita. 5/ L’appartenenza a una comunità organizzata intorno ad un maestro” (p.568).

Noi gli siamo riconoscenti di aver definito le modalità dell’”esoterismo degli antichi Greci”. Per questo noi c’interroghiamo ancora. Che intende quest’autore con “esoterismo”?

Quanto a Michel Hulin, sembra mettere in risonanza l’India come “un’inesauribile riserva di simboli, di miti, di astruse speculazioni e di pratiche rituali”, e il carattere profondamente esoterico della sua civilizzazione, seconda patria degli esoteristi dell’intera terra (…) I contributi qui raccolti tracciano qualche gran viale. Ai lettori che s’impegneranno, gli itinerari così aperti non apparirebbero, forse, raccordarsi alle aperture realizzate all’interno delle altre grandi tradizioni esoteriche” (p.645).

L'India come altra !tradizione esoterica”… Noi non perveniamo sempre ad un’esposizione sulla definizione in questione; raccontarci che tutto riposa su “un principio fondamentale dell’equivalenza tra il microcosmo e il macrocosmo” ci permette, certo, di afferrare meglio l’essenza di un pensiero. La qualifica così senza spiegare perché non decide niente, e la nozione di esoterismo deve allora comprendersi come un’evidenza sufficiente a se stessa.  

Tornando allora verso l’”Africa sub-nigeriana”, Anne Stamm, eminente antropologa, estrapola le due nozioni opposte di “esoterismo” e “exoterismo”, l’una permettendo di apprendere l’altra, e viceversa. Cosi: “Perché la nostra cultura separa per analizzare, sarà necessario isolare degli elementi intricati nella pratica (…). Così parliamo di esoterismo ed exoterismo, mentre le frontiere dell’uno e dell’altro sono così sfuocate… Un insegnamento è esoterico quando esclude solamente le donne ed i non-iniziati?” (p.8).

Effettivamente, a gradimento di questi articoli sotto la responsabilità del Comitato scientifico, gradiremmo molto sapere ciò che cela la parola “esoterismo” ed a quale nozione precisa rinvia. Come lo s’intende da un settore a un altro? Alquanto sconcertante, continuiamo nonostante tutto il nostro cammino.

Infine, a “Occidente moderno” è chiaramente esposta la definizione precisa del campo della ricerca in questione. Per Antoine Faivre, “Non c’è esoterismo in sé” (p.963).

A questo stadio del nostro lavoro, costatiamo l’assenza di una metodologia globale, da un settore a un altro, e gli approcci totalmente divergenti sulla questione. Magia, alchimia, astrologia, ecc. percorrendo altrettanto bene l’Asia (India, Cina, Tibet) come l’Africa, e risalendo i tempi dall’Egitto faraonico all’Occidente moderno.

Ritorniamo per esempio all’”Alchimia”. Undici accessi (entrées) sono stati consacrati alla questione, la maggior parte si riferiscono ad un settore differente, certi articoli sono documentati con una letteratura estremamente abbondante. L’idea di un’alchimia presente in tutti i tempi ed in tutti i luoghi è venuta alla luce, ma una lettura più accorta incita ad osservare qualche riserva. Christian Jacq tiene conto dei lavori di F. Daumas e soprattutto di J. Lindsay, per affermare che “l’alchimia tale e quale fu trasmessa dalla tradizione, è di origine egiziana” (p.18).

David White sviluppa l’idea di un’alchimia puramente indù: “ Tuttavia e malgrado degli accostamenti stupefacenti con altre aree culturali, l’alchimia indù non si lascia avvicinare e non ha senso che nel contesto delle tradizioni filosofiche religiose, esoteriche, mediche e scientifiche puramente indiane” (p.19).

Maurice-Ruben Hayoun evoca, quanto a lui, l’assimilazione tra l’alchimia e una Cabbala pratica che si apparenta alla magia (p.30). l’alchimia greco-alessandrina si rivela “essere come l’astrologia, un prodotto dell’incontro tra la cultura greca e la cultura egiziana, che sorge ad Alessandria nei primi secoli della nostra era”.

Fermiamoci. Prima constatazione: tanti articoli, tante “alchimie”. Seconda constatazione: il lettore non giunge da un accesso (entrées) a far dialogare tra loro le differenti opzioni e sbatte contro i loro compartimenti a stagno. Terza constatazione: tentando di sormontare quest’ostacolo, prendiamo talvolta al volo l’essenza stessa della nozione, ma a quale prezzo? Dimenticare i brillanti sviluppi, cancellare delle asperità reali, per tentare di apprendere un’alchimia immaginaria, una e indivisibile… Queste osservazioni si applicano per le stesse ragioni alla maggior parte delle altre correnti di pensiero…

Ci si può stupire della presenza di accessi (entrées) pertinenti alle Arti, alla Scienza, e alle Lettere. Ancora più, paradossalmente, di certe omissioni; sull’architettura niente in “Occidente medioevale”. La simbolica romana si sarebbe trovata distante dal campo esoterico dell’opera? Notiamo l’assenza di Marie-Madaleine Davy, la quale è peraltro un’autorità in materia. Lo stesso, per quello che concerne le “Arti Liberali” non abbiamo trovato che un modesto articolo su Roma Antica. Ci si stupisce allora, che trivium e quatrivium non siano state molto sviluppate negli altri settori. Le nostre domande vanno allora in due sensi. Come considerare la letteratura, la musica, la medicina, ecc., presenti in quest’opera sull’esoterismo, e sotto quale criterio lo sono state? Perché abbordarli in questo periodo e non in un altro? Questo dizionario critico dell’esoterismo, non proponendoci una criteriologia precisa dei suoi quadri, non può giustificare allora, né la presenza, né l’assenza di tal o tal altro elemento.

D’altra parte ogni accesso (entrée) dipende da un settore determinato e si trova secondo la “tradizione esoterica” nella quale s’inserisce. Esempi: il Golem nel giudaismo, Jupiter nella Roma antica, Il Libro dei Morti nell’Egitto faraonico, il Cakra in India, Avallon con i Celti, ecc.

Malgrado questo, osserviamo il carattere universalizzante dell’opera, la quale mescola di volta in volta, miti, divinità, rituali, come altrettanti di un solo e identico esoterismo. L’impiego della parola exoterico/ esoterico ci è precisato da Jean Servier (p. VIII) nella sua introduzione: “ Nelle opere esoteriche, non sono dati che gli argomenti più chiari e più evidenti; i Maestri riservando per l’insegnamento esoterico, le immagini più segrete e più decisive”.

Di conseguenza, dobbiamo bene ammettere, che questi simboli, miti, rituali, ecc., che si offrono a noi, per essenza incomunicabili, non possono essere gli iniziatori della nostra ricerca “esoterica”. L’opera urta così contro il proprio paradosso: testimoniare l’esoterismo senza poter superare i suoi contorni esteriori…

Infine da “Raymond Abellio” a “Virgilio”, passando per “Cagliostro”, Pitagora” e “Ibn Arabi”, scopriamo degli uomini che hanno testimoniato nei loro tempi di un pensiero esoterico. Tutti questi sono nomi di occidentali, vale a dire secondo Antoine Faivre, degli uomini appartenenti al “mondo greco-latino, medievale e moderno, nel quale le tradizioni religiose del giudaismo e del cristianesimo sono coesistite durante i secoli, visitate da quelle dell’Islam”. Gli esoteristi sarebbero così universali, che si vorrebbe farli aumentare?

Quanto alle società iniziatiche come la Golden Dawn e quelle che si reclamano come della Rosa-Croce, possiamo fare una constatazione perfettamente affine.

Abbiamo ritrovato numerosi sostantivi o sinonimi di esoterismo come “Iniziazione”, “Gnosi”, “Tradizione”, “Arcano”, ecc., ciò che testimonia bene la confusione attuale. Ma come definire ciò che va dall’”Anima” al “Miracolo”, dall’”Eradicazione dell’ego” al “Paradiso mistico”?

L’esoterismo come ce lo presenta l’opera, non esprime, piuttosto, tutta la gamma della religiosità? Malgrado i nostri sforzi, noi non abbiamo sempre potuto (o saputo!) discernere una criteriologia pertinente che potrebbe applicarsi all’opera intera.

Nondimeno, questo ci propone, di fatto un vasto catalogo abbracciante- per la sola grazia della parola “esoterismo”- tutti i campi testimonianti piuttosto di un universale pensiero religioso. Allora, tentiamo di abbordare questo libro differentemente per penetrarne il cuore. Riprendendo la Prefazione del Dizionario critico dell’esoterismo noi abbiamo percorso molto rapidamente uno scivolamento (Glissement) tra “esoterismo” e “iniziazione”. Jean Server non dichiara (p. IX) “che è difficile parlare di esoterismo (…) senza parlare dell’iniziazione che ne è il cammino ”?

Più lontano  (p. XIII), egli scrive ancora : “Sembra che l’uomo di tutte le civilizzazioni riceva al momento della sua iniziazione degli elementi che gli permettano, con la riflessione, una spiegazione dell’universo”.

O ancora (p. XIX): “In effetti, l’accesso ai misteri o la “visione esoterica” del Mondo e dell’uomo comporta le tre tappe di tutte le Iniziazioni: la separazione, la drammatizzazione, infine l’integrazione

 Così, osserviamo una messa in parallelo tra la nozione, di esoterismo ed il processo iniziatico. Eppure, l’iniziazione rappresenta una parte costitutiva. Eppure l’iniziazione rappresenta una parte costituiva della maggior parte delle tradizioni religiose e non c’è davvero bisogno di evocare l’esoterismo per approcciarla.

 

Per questo seguiamo il pensiero del direttore della pubblicazione e lasciamoci guidare da esso. Può essere che tenendo il filo di Arianna, attraverso questo labirintico dizionario si riesca a comprendere il senso e la posta in gioco.

L’iniziazione è di volta in volta definita dai cercatori di settori consacrati agli Aborigeni d’Australia, all’Africa sub-nigeriana, ai Celti, all’Egitto faraonico e a Roma antica. Con gli Aborigeni, il rito d’iniziazione è essenzialmente un rito di passaggio che fa di un ragazzo un uomo (p. 647). Nell’Africa sub-nigeriana, Anne Stamm (p.648) mette avanti il ciclo Morte/Rinascita al fine di “manifestare una rottura nella continuità dell’esistenza (…). Le iniziazioni pubertarie sono le più spettacolari perché comportano due ritiri (reitrates) discreti (…) durante i quali si dona l’insegnamento che mira a far passare il richiedente dall’exoterismo all’esoterismo”.

Constatiamo, da una parte, che l’autrice si piazza di fatto nella prospettiva enunciata da Jean Servier, e che d’altra parte assistiamo a un certo “occidental-morofismo” probabilmente in margine alla realtà nero africana. Come possiamo noi in veste di osservatori apprendere una realtà così differente con degli schemi usciti dalla nostra cultura?

Proseguendo le nostre investigazioni, approcciamo il mondo celtico. “ nell’Antichità”, scrive Alain Le Goff (p.649), “I druidi erano conosciuti per il loro gusto del segreto, l’aspetto esoterico dei loro insegnamenti”.

Dopo aver attraversato gli oceani, ora ci troviamo secoli indietro. Non possiamo che constatare a questo studio come l’obiettivo universalizzante delle esposizioni si coniughi successivamente all’impiego dei due sensi abituali del termine.

 

-           Esoterismo come conoscenza segreta.

-           Esoterismo come tipo di conoscenza o d’esperienza rinviante ad un luogo, ad un centro e quindi, i mezzi e le tecniche destinate a raggiungerlo.

 

L’esposizione di Christian Jacq sull’iniziazione in Egitto faraonico ci fornisce qualche motivo di riflessione supplementare. Citando M. Meslin ( in les rites d’inititation, actes du colloque de lièges et de luouvain (1984) 1986: “l’iniziazione rivela all’individuo una verità fondamentale che diventerà ormai la struttura di tutta la sua esistenza”) egli commenta in questi termini: “delle definizioni di quest’ordine facilitano la messa in evidenza dell’iniziazione egiziana, campo di sperimentazione dell’esoterismo e condizione dell’accesso ai misteri, alla simbolica e alla pratica rituale”.

 

Più lontano, possiamo leggere “Thot  è il guardiano della conoscenza iniziatica e fonte di tutta la scienza segreta (…) trasmessa con la lingua sacra”. Con la nozione di esoterismo si diluisce a poco a poco e si riveste di altri contorni. Siamo noi così sguarniti da impiegare una sola parola- l’esoterismo – per  pronunciare questo grido d’allarme verso il cielo, quest’appello al Sacro, che da sempre e aldilà degli orizzonti, abita il cuore degli uomini?

In una maniera generale, ciò che rappresenta sollecita l’interrogazione su ciò che è stato omesso. Jean Servier, come abbiamo già constatato, ci propone un vasto catalogo sul pensiero detto “esoterico” aperto sulle ere e le aree dell’umanità.

 

Tuttavia, niente è detto sull’iniziazione nell’Occidente medievale e meno ancora nell’Occidente moderno. Dedurre che la catena degli iniziati si sarebbe rotta non giustificherebbe l’assenza di questi due grandi settori.

In mancanza di un tracciato lineare, occupiamoci dei percorsi trasversali. La redazione dell’articolo “Massoneria”, con Jean Francois Var (p.520), sotto l’egida di Faivre, rilancia la nostra riflessione. L’autore dall’inizio della sua esposizione, ci parla di René Guénon, in veste di teorico per eccellenza della “dottrina dell’esoterismo”. Secondo l’ottica tradizionalista, la Massoneria, in veste di società autenticamente iniziatica, e a queste condizioni, è per definizione esoterica. Si è così operato un amalgama tra processo iniziatico e processo esoterico. Ora, l’autore menziona che “è sulla base di un’etimologia greca supposta che questo amalgama vide la luce”.

Al binario profano/iniziato fa eco allora exoterico/esoterico. Appoggiarsi alle tesi di René Guénon per approcciare un articolo di sei pagine riccamente documentato non costituisce un atto neutrale.

Al termine dell’inchiesta, l’autore s’interroga ancora (p.526): “Può darsi che la Massoneria sia istrionescamente e strutturalmente esoterica, per la sua natura iniziatica e l’uso che fa del mito (…). Resta che, tale e quale, la Massoneria è un capitolo della storia dell’esoterismo che è lontano dall’essere esaurito”.

Così l’esoterismo avrebbe una storia? Piuttosto che parlare di un esoterismo “in sé” , “attivo da sé”, degli autori preferiscono dunque suggerirci implicitamente un’analisi rigorosa che permetta di riconoscere ciò che compete- o no – all’esoterismo.

Si resta alquanto perplessi davanti a simili esposizioni contravvenenti lo spirito generale dell’opera e, più particolarmente, degli obiettivi figuranti nella Prefazione. Nondimeno, si ringrazia il direttore della pubblicazione di aver lasciato dei direttori di settori liberi di aprire altre piste, con soddisfazione del lettore avido di saperne di più.

Perché in maniera lancinante, ritorna ancora la domanda senza risposta. Che cos’è l’esoterismo?

A questo accesso non figura che un solo articolo consacrato alla storia della parola, redatto da Jean-Pierre Laurant e riattaccato al settore “Occidente moderno”. L’impiego recente del sostantivo lo giustifica e data al decennio 1830-1840, sapendo che l’aggettivo “esoterico” appare alla fine del XVIII secolo. Sia l’uno che l’altro compaiono in francese e il loro uso si propaga molto rapidamente nelle principali lingue europee.

Questo autore chiarisce spiegandoci (p. 481) “che uno scivolamento ( glissement) si opera allora dalla distinzione classica, ereditata dalla filosofia greca, tra gli aspetti interiori ed esteriori di una dottrina verso un sistema di pensiero che si trasmette per  iniziazione nelle società chiuse, un sapere eterno, differente dalla teologia e dalle scienze profane”. Comprendiamo che l’uso della parola si spiega con la volontà di trovare delle concezioni nuove e di legittimare lo sforzo recente delle società segrete. A questo riguardo, l’autore menziona l’opera di Jacques-Etienne Marconis de Nègre apparsa nel 1839, l’Hiérophante, developpements complets des mystères maçonniques, seguito alla creazione nel 1839 del rito di Memphis. “Così gli altri gradi di quest'ordine, erano assimilati ad un “esoterismo” ereditato dai santuari dell’antico Egitto”.

Il noto rilancio praticato dai creatori dei nuovi riti massonici, per attirare il maggior numero di adepti, si appoggia così su di un argomento maggiore: l’”esoterismo” dei loro insegnamenti, come garanzia di una vera iniziazione. Questo articolo veramente ha posto la problematica del Dictionnaire: come considerare l’esoterismo (p.IX) “presente di una civilizzazione ad un’altra, un Tempio segreto a 100 porte aperte” e fare menzione della nascita del termine in un contesto storico e geografico specifico?

Non si può che rilevare il paradosso e stupirsi che non abbia intrigato molto di più il direttore della pubblicazione, il quale del resto non ha mancato lui stesso di ricordarne l’uso recente (p. VII). 

Abbiamo ricordato precedentemente dei due significati abituali del sostantivo “esoterismo” (su questa definizione molti specialisti convergono. In primo luogo, Antoine Faivre come abbiamo precedentemente visto, ma anche Wouter J. Hanegraaff così come Pietre Riffard). Dall’inizio della sua opera Accès de l’ésotérisme occidental, Antoine Faivre ha precisamente individuato il momento dove si opera una rottura epistemologica che fa capo allo sbocciare delle correnti esoteriche in Occidente: “A partire dal XV secolo, quando il pensiero ha incominciato a adottare una sorta di aristotelismo formale e a rigettare allo stesso tempo la credenza in una serie di rapporti riunenti Dio, l’Uomo, l’Universo. Queste correnti, allora, si presentano come una reazione contro questa rottura (…). Così dei pensatori, umanisti, sapienti e filosofi si appropriano di questo campo di riflessione divenuto quasi vacante. È tra questa categoria di interpreti che sì trova il primo esoterista nel senso moderno del termine. Allora tutto un corpo referenziale va a costituirsi progressivamente, a partire dai testi antichi e nuovi, dalla fine del XV secolo”.

 

Quest’analisi è attualmente divisa in numerosi ricercatori, ed è così che si deve del resto intendere la creazione del termine più appropriato esotericism per degli universitari anglosassoni. Questi distinguono tra esoterismo nel 1° senso, ed esotericism di competenza della storia delle correnti esoteriche occidentali, perfettamente circoscritte nel tempo e nello spazio. Quest’approccio metodologico s’inscrive totalmente in un “procedimento empirico” che si fonda sul rigetto di assiomi metafisici per fondare il procedimento scientifico.[1].

Per conseguenza, la ricerca universitaria limita il suo accesso al religioso, allo studio di avvenimenti umani sviluppati nel tempo e nello spazio a partire dalla coscienza che dei credenti hanno di una realtà “meta-empirica” espressa in maniera empirica. Sembrerebbe allora che Jean Servier abbia commesso una sorta di controsenso storico allorché parla di esoterismo (p. XVIII), “come la rivelazione di una verità nascosta, come la chiave di una certa concezione del cosmo, del mondo e del posto dell’uomo nel mondo (…), dei rapporti tra la Causa Prima e la sua creazione”. Più lontano: “ In realtà, i lavori degli archeologi, la lettura dei racconti dei viaggiatori, la presenza di una filosofia della vita, di un pensiero esoterico, di simboli, appesantiti dai significati che un tempo coronavano l’Occidente della loro saggezza: un cerchio di luce che si è rotto”.

Questa “rottura epistemologica” non gli è dunque sfuggita e non si giunge a comprendere come egli persista a considerare l’esoterismo come un fenomeno universale, “scintilla vivente del pensiero umano”.

Abbiamo osservato che un solo articolo non concerne ad alcun settore, quello scritto da Francoise Bonardel: “L’Irrazionale” (pp.656-660). Sarebbe allora questo Irrazionale a condurci per filo e per segno attraverso il Dictionnaire stabilendo, di fatto, una passerella tra l’insieme degli accessi (entrées) e abolendo al tempo stesso la pertinenza dei settori?  Forse teniamo questo filo d’Arianna tanto ricercato? Accettando tutta la “frequente contiguità” dei due domini (irrazionale /esoterismo), l’autore pronuncia alla fine della sua naturale esposizione, una sorte di messa in guardia (pp.665- 656): “L’accumulazione dell’irrazionale perpetuata da una Ragione così ripolarizzata potrebbe allora portare a confondere di nuovo l’ordine del rappresentabile e quello del mostrabile, al solo profitto di un ecumenismo culturale spogliato di tuta la portata spirituale”. E, citando Houei-Neng, di concludere: “Ciò che posso dichiarare non è esoterico. Se voi volgete la vostra ragione verso l’interiorità, voi scoprirete nel fondo di voi stessi, ciò che è esoterico”. Da ciò…

E pertanto, come sostiene Antoine Faivre[2], “ della parola esoterismo si tratta di fare buon uso. Di non considerarla come portatrice di un valore spirituale o semantico che per sé stessa non detiene. (…). Di considerare che si tratta di una forma dello spirito, di uno stile dell’Immaginario (…). L’approccio qui proposto  traduce una doppia preoccupazione. Da una parte il rispetto delle differenze; dall’altra la necessità di una ricerca empirica, senza a priori ideologici, vie trasversali o cammini di raccordo”. Effettivamente quest’approccio ci avrebbe preservato da errori e non possiamo che rammaricarci che non abbia più a lungo ispirato la redazione globale dell’opera. A questo riguardo, abbiamo notato l’assenza di un qualsiasi articolo redatto da Pierre Riffard. La sua opera L’Esotérisme fu pubblicata al momento in cui si elaborava il progetto globale del Dictionnaire critique de l’ésotérisme.

Dalle prime pagine, Pierre Riffard[3] esprime il bisogno di distinguere l’esoterista dall’esoterologo. L’esoterologo è un ricercatore che parte dallo sconosciuto per arrivare al conosciuto, dall’invisibile verso il visibile, e si oppone, da allora, all’esoterista, cercatore dell’inaccessibile stella in un mondo estraneo all’intelligenza cerebrale. Antropologo di formazione, l’autore formula chiaramente tutta la nostra problematica. Così: “La questione più grave, più stimolante, alla quale l’esoterologo deve far fronte si formula nel seguente modo: qual’è il criterio dell’esoterismo?” (p. 43). L’esoterologia si definisce allora come lo studio dell’esoterismo: “Conoscenza sintetica e teorica che può comparare e interpretare, cercare delle leggi e dei tipi, trovare delle strutture e delle funzioni. In questa veste, l’esoterologo si dà un certo numero di traguardi: la storia dell’esoterismo in genere, lo studio dell’idea di esoterismo, l’analisi del suo oggetto, del suo metodo, della sua produzione, del suo linguaggio, della sua influenza e delle sue condizioni[4]. Il metodo si vuole rigoroso, preciso, scientifico, e persino ricollegato a quello di Antoine Faivre e degli altri, avendo come postulato un “agnosticismo metodologico”.[5].

È molto istruttivo comparare gli studi di questi due ricercatori, poiché tanto la loro preoccupazione metodologica è dichiarata, altrettanto differiscono le loro conclusioni… così per Pierre Riffard: “L’esoterismo si mostra come struttura antropologica (…) è costitutiva dell’essere, la si trova in tutte le società, a tutte le età, a diversi livelli (…). Astenendomi dall’approccio storico, io tengo molto in considerazione i documenti e le date, poiché l’erudizione è un modo per parlare dell’esoterismo senza dire qualunque cosa” (pp. 135-137).

Ci sembra tanto più pertinente evocare la visione “universalizzante” di quest’autore la cui armatura sostiene (senza che se ne sia tenuto conto) la sostanza di questo Dictionnaire. Così, Jean Servier (altro antropologo!) si posiziona allo stesso modo (p. XV): “ è impossibile situare l’esoterismo nella prospettiva di una qualsiasi storia delle idee. In effetti, l’uomo in tutte le civilizzazioni riceve al momento della sua iniziazione, una spiegazione dell’universo, ed al contempo la giustificazione del suo posto nel mondo”.

Tuttavia, Pierre Riffard ha il merito di avvalorare la tesi, avendo declinato  otto invarianti: l’impersonalità degli autori, l’opposizione esoterico/exoterico, il sottile, le analogie e le corrispondenze, i numeri, le scienze occulte, l’iniziazione.

Tenendo conto dell’obiettivo ambizioso di questo Dizionario, ci stupiamo un po’ dell’assenza di una qualsiasi criteriologia a sostegno di questa visione che avrebbe dovuto inglobare l’insieme dei settori. In più non sarebbe stato preferibile seguire il procedimento  dell’”esoterologo”, piuttosto che di volere, tale e quale l’esprime, non senza una certa dose di lirismo, il Direttore delle pubblicazioni (p. XXI), suscitare nel lettore “il risveglio dell’Invisibile che produce in lui la risposta al suo appello?”.

Non abbiamo mancato di notare un articolo di Riffard apparso recentemente nella rivista ARIES: “Esiste un esoterismo africano?”. Non siamo molto sorpresi della risposta positiva del suo autore, ma contro ogni aspettativa, assistiamo alla giustificazione con la presenza dei sei caratteri fondamentali o componenti secondo Antoine Faivre. Questi componenti sono: le corrispondenze, la Natura vivente, Immaginazione e mediazione, l’esperienza della trasmutazione, la pratica della corrispondenza, la trasmissione (le ultime due componenti sono secondarie in rapporto alle quattro precedenti).

Ora, si vede molto chiaramente che questi tratti figurano nella tradizione dell’Africa nera, in varie forme. Mentre Antoine Faivre giustifica chiaramente il rifiuto di un esoterismo “universalizzante” che egli al contrario contestualizza, assistiamo con Riffard ad un riutilizzo delle sue argomentazioni per dimostrare il contrario. Senza dubbio si può’ trarre da tutto questo qualche insegnamento. Da una parte, la ricerca non finisce di evolversi. È molto probabile che l’oggetto del nostro studio, messo in opera nel 1990, non avrebbe rivestito la stessa configurazione se fosse stato elaborato oggi. D’altra parte, assistiamo attualmente a numerosi scambi  tra emeriti ricercatori, nel seno di una disciplina ora riconosciuta. Gli uni danno molta importanza ad un esoterismo “universalizzante”, gli altri sedotti dal metodo empirico ricorrono a una o più criteriologie per strutturare le loro ricerche. Per quanto concerne il Dictionnaire, non abbiamo potuto mettere in concordanza l’ottica di Jean Servier con quella di Antoine Faivre, né tracciato per questo una qualunque linea mediana. Le due tesi sembrano tanto inconciliabili che il Direttore della pubblicazione non risparmia tutta la sua opposizione possibile e indirizza invettive:

 

Il rischio è di ridurre questa volontà di comunione dell’uomo e dell’invisibile a qualche risposta sugli scaffali di una biblioteca per date di pubblicazione. Come se il pensiero segreto non potesse esistere che al di fuori di quello che si può apprendere nel mondo delle apparenze- delle “forme” – messe alla portata del primo erudito venuto (…). È impossibile dividere questo procedimento intellettuale in analisi e sintesi. Questa divisione è propria alla civiltà occidentale dove la scienza è ricerca, non conoscenza” (p.XV).

In effetti, qualche linea estratta dall’articolo di Antoine Faivre, ci spiega le ragioni di un tal divorzio: “Non è stata questione, nel cercare di delimitare il nostro settore, di porre una definizione a priori della forma di pensiero “esoterico occidentale” (moderno o no), ma al contrario di esaminare dapprima un materiale storico cespuglioso, lasciandoci guidare da certe “arie” di famiglia, di domandarsi in seguito quale parti di questo materiale potrebbe avere in comune gli stessi componenti”.

A partire da queste interrogazioni, un insieme di parti si è estrapolato, da noi chiamato “esoterismo occidentale moderno” (p.962).

Così, il primo approccio parte da un tutto, l’esoterismo, sorta di postulato, per tentare di abbordarlo al di là del tempo e dello spazio/tempo. L’altro, al contrario, parte da elementi diversi, svolge la storia del pensiero degli uomini, analizza, organizza e teorizza. Questi due assi non si creano che per gettare meglio il dubbio e la confusione nello spirito del lettore. Ma fortunatamente, l’organizzazione generale dell’opera in settori tende a chiarire le cose. Ma dando questo taglio, non si conosce implicitamente le forme dell’esoterismo? Una cosa ed il suo contrario? Nondimeno, si può essere grati a Jean Servier di aver aperto le sue colonne ad uno dei più grandi specialisti, Antoine Faivre, il quale malgrado queste divergenze ha collaborato. Invece di parlare di divorzio, può essere che si debba parlare di matrimonio di ragione. Altri due impieghi del sostantivo esoterismo trattano due tipi di attitudini nettamente orientate. Abbiamo potuto precedentemente rilevare l’assenza di un approccio sulla definizione del termine e di una metodologia globale, e così constatare una certa incoerenza tra i differenti settori. Malgrado l’incomparabile ricchezza dell’insieme degli articoli, i metodi si oppongono – quando esistono. Non si può vedere, nell’impiego non regolato della parola “esoterismo”, la volontà crescente o no – di fare eco alle tesi religioniste o tradizionaliste? Faivre nota che “l’approccio religionista-universalista è stato poco favorevole ad una impresa critica ed a una teoria classificatrice, in ragione della sua insistenza trans-storica” (p.963). Constatiamo, tuttavia, che l’organizzazione per settori ci premunisce, e perseguiamo il proposito di Faivre:“Un esempio caratteristico di deriva religionista è l’amalgama praticata da certi entusiasti che vogliono vedere nelle tradizioni dell’Egitto antico un “esoterismo”, tenendo per sé evidentemente la precisazione che danno alla parola. Ora ciò che descrivono è solamente una forma di religiosità tra le altre”. Jean Servier non farebbe parte di questi entusiasti, lui che scrive: “La visione esoterica del mondo conduce ad un pensiero unico?” (p.XV).

Un calcolo minuzioso di accessi ha messo il luce il posto preponderante accordato all’Egitto faraonico: 113 titoli redatti quasi esclusivamente da Christian Jacq, in qualità di egittologo. Il “Ba”, il “Ka”, il “Libro dei morti”, la “Porta”, ma anche “faraone”, “Iside”, “Osiride”, la “Piramide”, la “Danza”, ecc. Si cerca invano ciò che assomiglia all’esoterismo, e nessun accesso figura a questo titolo nel settore dell’Egitto faraonico. Ogni volta, la parola “esoterismo” figura come un’evidenza, così: “In una prospettiva esoterica, il mito della resurrezione corrisponde a una trasmutazione (p.100)”, o ancora sul “Ka”: “Questa nozione simbolica ed esoterica ha fatto scorrere molto inchiostro” (p.701). Come ha notato Wouter J. Hanegraff, i religionisti amano definire l’esoterismo (in veste di esoterism ) come una gnosi nel senso più largo. Verifichiamo ancora una volta, qualunque sia la disciplina, che la scelta di un termine non è mai neutra. Questo ricercatore ha del resto notato che l’utilizzo della parola esotericism, il cui senso si confonde con quello di sacro, ha per scopo di servire il progetto di un “nuovo Rinascimento” sotto il segno di un “re-incanto” del mondo. Sarebbe questo uno degli obiettivi di chi ha concepito l’opera? Alla stessa maniera, trascinandoci nei dedali della parola “Iniziazione”, Jean Francois Var ha evocato la visione (ciò che non abbiamo mancato di rilevare più sopra). Sarebbe questo uno degli obiettivi di colui che ha concepito l’opera? Quando Hanegraaff tratta del discorso “perennialista” o “tradizionalista”, si constata che l’esoterico diviene allora un concetto metafisico rinviante all’“unità trascendente delle religioni” cara a F. Schuon. La maggior parte delle correnti esoteriche sono di fatto e per necessità, superbamente ignorate poiché la loro stessa esistenza danneggia la filosofia tradizionalista. Simile problematica mette in luce la necessità di una vera metodologia. L’approccio empirico-storico è per natura nominalista, poiché non spetta allo storico di testimoniare ciò che è l’autentico “esoterismo”. Mentre all’inverso l’approccio perennialista di tipo realista, pretende di sapere ciò che è e si sente in obbligo di costruire, o di ricostruire, l’esoterismo in sé. Precedentemente, constatiamo la presenza di non meno di 18 settori di questo dizionario, i quali tendono a definire altrettante forme specifiche dell’esoterismo, e rileviamo il carattere alquanto contraddittorio di questo taglio in riferimento alle intenzioni preliminari della Prefazione. Ci sono degli esoterismi, scrive Riffard, l’esoterismo è. Come ammettere degli esoterismi all’interno di un solo e identico Esoterismo? (…). La soluzione consiste per l’esoterista nel dire che le idee convergono. Egli costruisce delle passerelle tra differenti esoterismi (…) delimitanti qui l’esoterismo degli esicasti, altrove l’esoterismo degli alchimisti cinesi. Questo metodo che mette d’accordo gli esoteristi non è stato formulato esplicitamente che dai tradizionalisti, come Guénon o Evola, che pongono implicitamente, o esplicitamente, un certo numero di verità. Guénon risponde già alla questione quando ci domanda così: “ Allorché si trovano dappertutto tali concordanze, non è un semplice indice dell’esistenza di una Tradizione Primordiale?”.

Come espone Roger Dachez, “Spettava naturalmente a Faivre di esaminare la nozione moderna di “Tradizione” (…) poiché Tradizione e storia: questa è, dunque, l’alternativa”.Tale era l’alternativa per Servier. Non ritorneremo sulla portata universalizzante di questo Dictionnaire che copre tutte le età del pensiero umano per stringersi ai quattro lati del globo. Nondimeno, è la fonte comune, questa “Tradizione Primordiale” che spiegherebbe la moltitudine dei corsi d’acqua.- gli accessi – per fondersi nei fiumi – i settori – che allo stesso tempo si getterebbero in questo grande oceano che è l’esoterismo? Per filo e per segno sono stati sviluppati tre postulati che si può considerare come quelli del perennialismo strictu sensu, secondo l’analisi che Faivre offre di questa corrente:

1). “Esiste una Tradizione Primordiale, di origine non-umana – l’uomo non l’ha inventata, ma ricevuta- occultata per le vicissitudini della storia (idea di un oscuramento progressivo della verità)”. Così possiamo leggere: “Questa realtà sopra-umana si è imposta all’uomo in tutte le civilizzazioni, come un sistema di idee rappresentate da entità divine, originarie, che reggono: le forze cosmiche, le divinità (…) sottomesse esse stesse ad un Maestro unico (…). A sua volta, l’Invisibile si manifesta all’uomo in una rivelazione” (p. XX).

  2) “la modernità occidentale (la cultura, la civiltà, la scienza moderna) è per essenza incompatibile con la Tradizione. Mai ancora l’umanità si era trovata così separata da questa, come attualmente”.

Così Servier: “L’importanza dei misteri nel pensiero delle civiltà antiche sfugge a noi, occidentali del XX secolo. Eppure essa è sicura” (p. IX). Lo stesso “Degli individui seppelliti sotto la civilizzazione occidentale, con i suoi valori e le sue rappresentazioni incoerenti” (p. X).

Infine: “Il Cosmo è un ingranaggio complicato, di cui noi occidentali, abbiamo perduto lo schema d’insieme. Così per l’uomo della Tradizione, l’uomo è un movimento spirituale all’interno di un ciclo di cui una parte sfugge ai nostri sensi”.

3) La Tradizione potrebbe essere ritrovata, ameno parzialmente, grazie alle ricerche dei denominatori comuni che esisterebbero tra le differenti tradizioni (religiose e/o metafisiche) particolari.

Questa ricerca di tipo qualitativo implica delle realtà, dei giudizi di valore, ed una forza d’accesso tanto intellettuale che spirituale. Essa implica anche una “Iniziazione” passando per dei canali, per i quali l’autenticità, la “ regolarità iniziatica” sono rare e necessarie, tanto più che l’umanità attuale “si trova presa in un processo d’oscuramento ciclico”. Così, per Servier “con questi riferimenti nei tempi degli uomini, dei pensieri e dei libri, e nello spazio dei popoli che hanno potuto guardare le tracce delle loro tradizioni” (p. XXI). Si può intravedere una volontà di ritrovare la Tradizione? Allora, tutto potrebbe essere spiegato, dalla Cina all’America Latina, dalla Mesopotamia all’Occidente moderno, possederemmo la ragione d’essere di tutta l’opera. Un solo luogo ed un solo momento, qui ed ora, per seguire “meno un dizionario che una guida”, come lo formula Servier (p. XXI). Allora, il lettore diventerebbe un discepolo e potrebbe attingere a tutta la lunghezza di queste 1000 pagine “ il punto  di partenza di una riflessione che gli apparterrà”. Se posizionato così ci sembra allontanarsi da qualunque mira ricuperatrice, sussiste malgrado tutto la forte colorazione di un discorso tradizionalista. Comunque sia, il Dictionnaire potrebbe, in ragione dei molti sviluppi che contiene, figurare in buona posizione nello studio delle recezione di René Guénon nei milieux intellettuali occidentali alla fine del secondo millennio…

 Facendo seguito al Dizionario delle Religioni, poi al Dizionario critico di Teologia, l’apparizione alla Presses Universitaires de France del Dictionnaire, costituiva un evento.

Al di là della conoscenza di una nuova disciplina si tratta anche di consolidarne la legittimità e di scoprirne la ricchezza. In un periodo della storia che si vuole religioso o non sarà, per parafrasare André Malraux, abbiamo a che fare con un vasto catalogo di miti e di tradizioni precorrenti la storia degli uomini, dall’Oriente all’Occidente e dal settentrione al mezzogiorno. L’opera è di levatura e riunisce i ricercatori più emeriti: antropologi, storici, etnologi, egittologi, ecc.

La ricchezza degli articoli, la grande erudizione, affascinano i lettori mentre cercano (invano?) un filo di Arianna. 18 settori testimoniano ognuno del loro approccio all’esoterismo. Più accessi tendono a mostrare che tutte le tradizioni religiose del mondo, tutte le espressioni del Sacro, si ricollegano ad un’unità superiore.

In definitiva, si potrebbe considerare quest’opera come una sovrapposizione di 18 piccoli dizionari- e l’opera ne guadagnerebbe in chiarezza e coerenza. Il principale rimprovero che si potrebbe indirizzargli sarebbe allontanato di colpo: quello di aver ignorato il valore semantico, storico, addirittura epistemologico del sostantivo “esoterismo”, al rischio di perdersi nei meandri di una religione sub specie aternitas. Di quale esoterismo ci parla? Tra la storia e la Tradizione, l’opera non arriva a decidere. Di questa parola dalle mille facce, conviene dunque fare buon uso. Si dovrebbe, sull’esempio degli universitari anglosassoni, sviluppare altri sostantivi, come esotericism, il quale designa più chiaramente di “esoterismo”, lo studio rigoroso delle correnti esoteriche in Occidente? Nel momento stesso in cui si forma la sostanza di una nuova disciplina e la si riconosce nei milieux universitari, si deve restare vigili. Certo, è possibile che il pubblico si entusiasmi per una tale opera e gli riservi la migliore accoglienza. Ma ci si può rallegrare per questo? Da qualche decennio appena, dei grandi ricercatori, pionieri della materia, hanno fornito dei lavori scientifici di grande portata e  contribuito, in qualche modo, largamente alla conoscenza di questo campo specifico che è l’esoterismo. Così si spiega il fatto che delle Stampe Universitarie abbiano pubblicato questo Dizionario. Senza andare fino a sospettare l’editore di qualche mira recuperatrice, costatiamo, tuttavia, con malincuore come l’opera contribuisca a mantenere una confusione ambientale. E questo, in mancanza di punti di riferimento e di una metodologia globale. Concluso all’inizio dell’anno 1990, questo progetto avrebbe la stessa configurazione oggi? È permesso di dubitarne. L’insegnamento, per  l’avvenire, ha il merito di essere chiaro: qualunque sia la complessità e l’ampiezza di una futura opera sull’esoterismo, dovrà riflettere fedelmente gli avanzamenti scientifici effettuati in questa disciplina. Allora, si tratterà dell’esoterismo come per tutte le altre scienze, e grazie a questi tesori culturali ancora insufficientemente sfruttati, la si consegnerà tanto meglio a degli sguardi esigenti.  

Bibliografia

 Dachez, Roger, Avant-Propos, in Symboles et mythes dans les mouvements initiatiques et esoteriques (XVIIème- Xxème siècles): Filiations et emprunts, Paris, La Table d’Emeraude/Archè_Edidit 1999.

 Evola, Julius, Révolte contre le monde moderne, Québec: Edition de l’Homme,1972

Faivre, Antoine, Accès de l’ésotérisme occidental, II, Paris, Gallimard

-           Comment écrire l’histoire des courants ésotériques occidentaux modernes? Cahiers de sciences religieuses, nouv. Ser. : 2 (1999), 4-24

-           Histoire de la notion moderne de Tradition dans ses rapports avec les courants ésoteriques (XVIIème – Xxème siécles), Aries 22 (1999)

 Hanegraaff, Wouter J., Empirical Method in the Study Esotericism, Method and Theory in the study of Religion 7:2 (1995), 99-129

-           Some Remarks on the Study of Western Esotericism, Theosophical History, janvier-mars, 1998, 223-232

 Riffard, Pierre A., L’ésotérisme, Paris: Laffont 1990

        - Existe un ésotérisme négro-africain?, ARIES 21 (1998).



[1] Hanegraaff, Empirical Method in the Study of Esotericism, 103

[2] Faivre, Comment écrire l’histoire de l’ésotérisme occidental moderne?,

[3] Riffard, L’ésotérisme, 12-13 

[4] Riffard, L’ésotérisme, 54

[5] Faivre, Accès de l’ésotérisme occidental, II, 35, citando Wouter J. Hanegraaff.