Commento su DIO
DSP
Per oltre due millenni
i filosofi hanno cercato di dimostrare l’esistenza di Dio, accapigliandosi
intorno alle cosiddette “prove”, ma tutti questi sforzi assomigliano a un
grande corollario elaborato intorno a un
teorema riguardante la fede; le cinque vie indicate da Tommaso d’Aquino nel
XIII secolo, o la decostruzione delle prove fatta da Kant alla fine del XVIII,
sono servite a molti uomini; è indubbio che il Dio intuito da Aristotele ha
aiutato molti uomini a rafforzare la propria fede per un lasso di tempo che
copre oltre due millenni.
Il
problema dell’esistenza di Dio per i filosofi non spiritualisti è privo di
senso ed è
da sostituirsi con il problema
dell’esistenza dell’idea di Dio, mentre invece i filosofi spiritualisti mirano
a ricavare dall’idea di Dio l’insieme degli attributi divini e da questa idea
risalgono alla realtà dell’essere, all’esistenza di Dio.
Per raggiungere la
conoscenza sperimentale di Dio sono state tentate molte vie, per William James:
“Noi possiamo conoscere una realtà
superiore attraverso un atteggiamento mistico che ci permette di cogliere il
divino, però tale esperienza è possibile solo a pochi: gli iniziati”.
Il
novecento è stato un vero e proprio campo di battaglia sull’idea di Dio; in
questo secolo si è realizzato il primo stato ateo della storia, si è creduto
che le parole non fossero più in grado di esprimere l’Onnipotente, oppure che
non ne avessero più il diritto.
Molti, forse troppi, hanno pensato
che fosse morto urlando a tutti: il Dio che pregate ed in cui avete riposto le
vostre speranze non c’è più, non parla più. “Dio
è morto” si legge in “Così parlò Zarathustra” di Friedrich Nietzsche ma forse voleva dire
che “ Dio è stato ucciso” dal mondo,
o forse, riferendosi soprattutto al cristianesimo, che “bisogna uccidere Dio”. Per altri questa famosa battuta ha il
valore che “occorre liberarsi dal credere
nell’esistenza di Dio” ; non è nemmeno mancato chi l’ha intravista in
Blaise Pascal già nel XVII secolo laddove nei suoi “Pensieri” parla del “Deus absconditus”, tema ricorrente in alcune teologie del novecento.
Friedrich Holderlin in una sua elegia ”Brot
und Wein” ricorda che “gli dei -già stati- ritorneranno”,
identificando una loro eclissi temporanea perchè anch’essi muoiono, ma si
ripresentano. Il crepuscolo dell’idea di
Dio si trova anche in Friedrich Schiller, ma è Heinrich Heine che ritiene che “Dio muore perché è diventato paterno,
misericordioso, filantropo e nulla ha potuto salvarlo” mentre Thomas
Altizer e William Hamilton hanno pubblicato un libro a quattro mani “La teologia radicale e la morte di Dio”
enumerando dieci possibili significati della morte di Dio, sostenendo al nono
significato che: “Dio deve morire nel
mondo per rinascere in noi”.
Altri hanno proseguito la
demolizione di Dio in nome del male: ce n’è troppo al mondo per credere che un
essere carico d’amore governi la storia della salvezza standosene a guardare,
al di là e al di sopra di tutto: Cartesio, Blaise Pascal e Nicolas de Malebranche
sostengono che non si può fondare l’esistenza di Dio su un’armonia così poco
perfetta come quella che regola il mondo, in particolare a causa dell’esistenza
del male; Dostoevskij si chiedeva: “Signore,
perché muoiono i bambini?” e questa domanda continua a non avere una
risposta.
“Gli dei non si curano delle vicende umane, se Dio può e vuole, come mai
c’è il male?” si
chiedeva Epicuro e giunse a concludere che la divinità non si occupa del mondo.
Ma la discussione sull’argomento
è più antica dei Greci, come prova la presenza del del dio del male, al tempo
degli egizi, chiamato Typhon; né va dimenticato che per Buddha il semplice
fatto di vivere è di per se stesso un male, che non è un aspetto
dell’esistenza, ma l’esistenza stessa.
Si può frugare sino a stancarsi nelle origini del pensiero occidentale:
(Eraclito, Socrate, Empedocle, Democrito) fino ai nostri giorni (Hans Jonas)
con “Il concetto di Dio dopo Auschwitz”, mentre
Pareyson arriverà a scoprire tracce del male in Dio, e poichè c’è chi ritiene
che la vita sia un dono di Dio, Michelstaedter arriverà ad affermare: “che la vita non è un dono, ma una cosa
inadeguata”.
Ed
infine la vita contemporanea, veloce, brillante, ossessionata dalle apparenze e
dal denaro, ha continuato a spingere l’uomo lontano da Dio, ad isolarlo in quel
limbo chiamato “agnosticismo”, dove è facile preda delle ideologie dopo aver
perso la fede. La nostra epoca per Heidegger è talmente lontana da Dio da non
essere più in grado di avvertire questa mancanza; non sono dunque scomparsi gli
dei o il dio, ma lo splendore della divinità che non si vede più nella storia
del mondo, così anche il sacro, “traccia
che porta alla divinità” è andato
perduto.
Chi
ha avuto la ventura di passare l’infanzia in una scuola religiosa si ricorderà
che la seconda domanda della Dottrina classica che ci veniva posta era: chi è
Dio?, domanda alla quale, a pappagallo, si doveva rispondere prontamente “L’ Essere perfettissimo Signore del Cielo e
della Terra” e questo assolutismo era di rigore; Manlio Sgalambro arriverà
ad affermare: “Anzitutto Dio è ciò che se
ne dice”.
John Wisdom nel saggio
“Goods” con una parabola cerca di prendere una posizione sul criterio
dell’accettazione di Dio: “Un giorno due
esploratori giunsero in una radura nella giungla, vi crescevano molti fiori e
molte erbacce. Uno degli esporatori afferma: -ci deve essere un giardiniere che
cura questa radura- ma l’altro, scettico, dissente: -non c’è nessun
giardiniere-; alzano le tende, organizzano turni di sorveglianza, ma non si
vede nessuno.
-Ma forse si tratta di un giardiniere invisibile- dice il
primo; e così drizzano un recinto di filo spinato, perlustrano il recinto con i
segugi, ma nessuno grida, nessun movimento rivela una intrusione, i segugi non
abbaiano mai.
Il credente non è ancora convinto: -ma potrebbe
essere un giardiniere invisibile, impalpabile, insensibile, inodore, che non fa
rumore, un giardiniere che viene di nasconto per avere cura del giardino che
ama-. Lo scettico allora si dispera: -ma
cosa rimane della tua asserzione originaria? Vuoi dirmi in che cosa il tuo
giardiniere invisibile, impalpabile, eternamente sfuggente differisce da un
giardiniere immaginario o addirittura da un giardiniere inesistente?”
Ma nonostante tutto ciò, molto è rimasto di
Dio; più di certo di quanto pensano gli uomini; chiedersi oggi cosa resta di
Lui dopo tante battaglie significa comunque riconoscere la sua presenza, vuol
dire ai demolitori che i loro tentativi sono sostanzialmente falliti.
Le fedi cambiano, le
filosofie si trasformano, le parole mutano significato, ma Dio resta ancora un
riferimento insostituibile per l’intelligenza ed il cuore dell’uomo.
E’
che Dio si conosce per fede più che per ragione e l’umanità non ha ancora scoperto
una via più sicura e non sempre i filosofi, che ci richiamano alla realtà,
sanno offrirci delle garanzie migliori.
sintesi da “Quel che resta di Dio” di Armando Torno
(dsp)
Citazioni sull’argomento:
“Sempre ho creduto, credo adesso e
con l’aiuto di Dio crederò”
Galileo Galilei
“Io ho nel mio spirito l’idea di un
essere infinito e perfetto; quest’idea
non può essere nata da me che sono imperfetto, né da alcuna esperienza
sensibile; tale idea non può che provenire da essere perfetto, perché tutto ciò
che è in un effetto deve essere anche nella sua causa”
Cartesio
“ Egli regge tutte le cose come
signore dell’universo”
Isaac Newton
“ Un po’ di scienza allontana da
Dio, molto riconduce a Lui”
Louis Pasteur
“L’uomo si crea un Dio a propria
immagine e ogni Dio invecchia insieme agli uomini che lo hanno creato”
David Herbert Lawrence
“Nessun Dio è intervenuto nella
creazione”
Charles Darwin
“La religione è come una nevrosi
ossessiva”
Sigmund Freud
“Non credo in un Dio personale,
tanto meno nel Dio cristiano”
Karl Max Planck
“Non credo in Dio, se Dio esistesse sarebbe il
male in persona, preferisco negarlo che addossargli la responsabilità del male”
Arthur Schopenhauer
“Dio è ateo”
Giovanni Papini
“La prova di Dio è in ogni filo
d’erba”
Anonimo agricoltore analfabeta
Ai
tutti i dubbiosi, a coloro che si sono posti la domanda: "cosa ha fatto Dio prima dell’esistenza della Creazione?" Sant'Agostino d'Ippona soleva rispondere che: “in quel tempo Dio era intento a creare un
apposito inferno per coloro che pongono siffatti quesiti!"