Di
Vittorio Vanni
Il simbolo della
croce, nelle sue varie forme, è presente fin dalla più remota antichità, e non
è esclusivamente cristiano, come comunemente si crede. Tale simbolismo è stato
magistralmente descritto da René Guénon nella sua opera " Il simbolismo della croce " [1]
che così lo sintetizza:
"La realizzazione dell'Uomo Universale " è simboleggiata, dalla
maggior parte delle dottrine tradizionali, con un segno che dappertutto è il
medesimo, poiché, come abbiamo detto all'inizio, è di quelli che si ricollegano
direttamente alla Tradizione primordiale: si tratta del segno della croce, che
rappresenta perfettamente il modo in cui è raggiunta tale realizzazione,
mediante la comunione perfetta della totalità degli stati dell'essere, ordinati
gerarchicamente in armonia e conformità, nell'espansione integrale secondo i
due sensi dell'ampiezza e dell'esaltazione. Si può, infatti, considerare che
questa doppia espansione dell'essere si effettui da una parte orizzontalmente,
cioè ad un determinato livello o grado d’esistenza, e dall'altra verticalmente,
cioè nella sovrapposizione gerarchica di tutti i gradi. Il senso orizzontale
rappresenta quindi l'ampiezza, cioè l'estensione integrale dell'individualità
assunta come base della realizzazione, estensione che consiste nello sviluppo
indefinito di un insieme di possibilità soggette a condizioni particolari di
manifestazione; nel caso dell'essere umano, sia ben chiaro, quest’estensione
non si limita affatto alla parte corporea dell'individualità, ma
dell'individualità comprende tutte le modalità, essendo lo stato corporeo una
di esse. Il senso verticale rappresenta la gerarchia - anch'essa a maggior
ragione indefinita- degli stati molteplici, ognuno dei quali, considerato nella
sua integralità, rappresenta un insieme di possibilità corrispondente ad uno
dei tanti "mondi" o gradi che sono compresi nella sintesi totale
dell'Uomo Universale. La formula trinitaria del battesimo cristiano istituita
dallo stesso Gesù (Matteo XXVIII, 19) è sicuramente l'origine sia della
preghiera di glorificazione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo che del
segno di croce.”. [2]
Queste
forme cultuali sono già presenti nelle preghiere dei primi cristiani, ma non è
conosciuta l'epoca esatta della loro introduzione nella liturgia. L'efficacia
sacramentale della formula battesimale è certamente il fondamento
dell'attribuzione al segno di croce di virtù anche magiche.
Si
tramanda così, nella religione cristiana, l'antichissimo uso dei nomi di potenza dei quali si
rintracciano altrettanto antiche testimonianze caldee, babilonesi, egizie etc.
tanto per restare nell'ambito occidentale e medio orientale.
L'operante,
in questa pratica cultuale, s’identificava (attraverso la conoscenza del nome)
con il dio od il genio così evocato, catturandone, per così dire, la potenza
attiva. La croce cabbalistica fu reintrodotta fra le operatività iniziatiche da
Eliphas Levi, che fu, ai suoi tempi, uno fra i più grandi divulgatori di queste
antiche dottrine.
Eliphas
Levi Zahed (era questo lo ieronimo dell'abate Alphonse Louis Costant) ebbe il
merito di tradurre e divulgare alcuni testi magici medioevali di notevole importanza,
fra i quali
Tuttavia la trasmissione di queste
testi non fu corretta (caratteristici sono in questo senso i pantacoli dei 72
Geni cabbalistici trascritti dalla Clavicula
Salomonis, in maggior parte diversi da quelli dall'originale) e la forma
letteraria usata dal Levi era talmente involuta che questi fu etichettato come
il "gotico" del XX° secolo.
Per
quanto l'introduzione d’Eliphas Levi alle operazioni magico-cabbalistiche sia
appena abbozzata è evidente che l'ispirazione fu ripresa dal testo del Barrett,
The Magus, Londra 1801, testo che fu
usato dall'autore come insegnamento di base per una scuola di magia rituale e
d’alchimia a Marylebon.
Sebbene
le illustrazioni rivelino un gusto romantico e modernizzato, questo libro è
filologicamente corretto ed informato, e riporta tecniche magico-rituali basate
su di un'organica ricerca, su testi di cabbala operativa e Grimoires
seicenteschi.
Purtroppo
Eliphas Levi. non cita quasi mai le fonti da cui derivano le sue
volgarizzazioni e rintracciare il contesto magico-cultuale da cui ci è pervenuta
la cosiddetta "croce cabbalistica" non è attualmente possibile.
La
prima testimonianza sull'uso cabbalistico della croce si può trovare nel
cosiddetto “IV° volume” del De Occulta
Philosophia (apocrifo) che fu pubblicato nell'Opera Omnia di Cornelio Agrippa per i tipi dei fratelli Beringos a
Lione, senza data, ma che il Reghini crede stampata fra il 1560 ed il
"... (omissis) …quindi invocheremo i nomi sacri di Dio,
quelli cioè che corrispondono ai nostri desideri e sono adatti al conseguimento
dell'effetto. Così per la distruzione dei nemici, invocheremo nomi d'ira, di
vendetta, di timore, di giustizia e della onnipotenza di Dio; per evitare
qualche male o pericolo, invocheremo invece i nomi di misericordia, difesa,
salvezza, coraggio e bontà di Dio."
Renè
Allau, nella sua prefazione a "Les
aventures du philosophe inconnu, [4]
cita l'alchimista Petrus Arlensis de Scudalupis (1580-1637) definito
"hierosolymitanus presbyter" che nella sua opera Sympathia septem metallorum ac septem lapidum ad planetas, rigetta
(secondo l'uso prudente dell'epoca) la precedente magia caldea, persiana, etc.
non riconoscendo che le tradizioni ebraico- cristiane.
In
quest'opera Petrus afferma che la vera magia si fonda soltanto sul potere dei
caratteri ebraici che compongono le figurazioni celesti e su quelle del segno
della santa Croce per la quale:
“
Il
volume citato è opera di Dom Belin, alchimista cinquecentesco che usa un
linguaggio cristiano per descrivere dei procedimenti ermetici e nel titolo
dell'opera si accenna, per la prima volta, ai “Philosophes Inconnus”,
inquadrandoli in un contesto ermetico-cristiano.
È
notevole che questo nome, abbinato nel settecento massonico ad un Ordine,
quello appunto dei Filosofi Incogniti, sia qui collegato ad una pratica fondata
sull'uso rituale cristiano-kabbalistico del segno di croce.
Molto
prima dell'apparizione di quella teologia ed angelologia magica dell'ebraismo
che indichiamo con il nome di kabbalah, vi erano già tutte le implicazioni
teoriche e pratiche della tecnica del "risveglio" dei centri sottili
della fisiologia occulta dell'uomo attraverso l'evocazione dei "nomi di
potenza"
Gli egizi racchiudevano nei
"vasi canopi" alcuni organi vitali, escluso il cuore, della mummia e
li assimilavano a quattro entità dette i "Figli di Horus" che
evidentemente a tali organi presiedevano. Non si conosce, purtuttavia, così
profondamente la storia della religione egizia da poter trarre elementi
concreti di giudizio da semplici cognizioni, provenienti per lo più dall'età
ellenistica, che potrebbe aver riunito elementi eterogenei ed averli
interpretati con il suo caratteristico sincretismo.
Vi sono però testimonianze
maggiormente conosciute e scientificamente studiate sulla analogizzazione fra
organi fisiologici e potenze naturali e divine che possano aiutarci a risalire
la scala storica di tale concetto magico.
L'antica
arte aruspicina caldea, e quella postecedente etrusca, esaminava i visceri
delle vittime sacrificali per trarne elementi di mantica, e ci sono pervenuti,
ad esempio, modelli di fegato di bronzo che rappresentavano un prontuario o
"aide-memoire" degli aruspici e che riportano una vera e propria
mappa analogica fra le varie componenti anatomiche di tale organo e le varie
divinità, o potenze divine che ad esse corrispondevano.
Le anomalie presenti sul
fegato, chiaramente visto come microcosmo sul quale le potenze macrocosmiche in
qualche modo influivano, indicavano quindi quale di queste potenze erano in
difetto od in eccesso indicandone, nel contempo, analogicamente, i rimedi. La
concezione del nome divino come suprema concentrazione di forza appare quindi
nelle età più antiche ed appartiene sia al piano dell'idea magica che a quello
della speculazione mistica, le cui frequenti interconnessioni le fanno apparire
più affini fra loro che ai contesti religiosi ortodossi dai quali a volte
provengano.
Nell'ambito più ristretto della
nostra ricerca il concetto della valenza magica del "nome" divino
(tratto dai testi kabbalistici) in realtà è precabbalistico, in quanto, già in
età ellenistica e sia in ambienti ebraici che non ebraici si utilizzavano (per
usi magici) i nomi divini che comparivano nella Torah o se ne combinavano le
lettere per ottenerne altri.
“Come nel corpo dell'uomo ci sono membra ed
articolazioni, e come ci sono organi che hanno un'importanza vitale ed altri
che sono meno necessari per la vita, così si presenta anche la Torah. “
Il
concetto della Torah come organismo mistico vivente era già presente anche
nella setta ebraica dei Terapeuti, e ciò non è certamente casuale, in
relazione, soprattutto, agli scopi e probabilmente ai mezzi operativi di un
contesto ieromedico.
Il
Filone Alessandrino in una sua relazione su tale contesto religioso ed
esoterico afferma: [6]
"Poiché l'intera Torah (nomothesia) si
presenta a questi uomini come un essere vivente; dove il senso letterale è il
corpo, ma l'anima è il senso segreto che sta alla base della parola scritta”
Anche
in Origene vi è lo stesso senso di relazione fra scrittura mistica e fisiologia
umana, quando scrive:[7]
"La Scrittura assomiglia ad un uomo ed ha
carne [letterale], anima
[allegoria] e spirito [mistero]"
Anche
lo Zohar conferma questa concezione, quando, ad esempio, vi si legge:[8]
“Colui che si occupa della Torah mantiene
il mondo in movimento e mette ogni parte in condizione di svolgere la sua
funzione. Poiché, non c'è membro del corpo umano che non abbia il suo
equivalente nel mondo nel suo complesso. Infatti, come il corpo dell'uomo è
costituito di membra e articolazioni di rango diverso, che agiscono e
reagiscono tutte le une sulle altre e formano un organismo, così è anche il
mondo: in esso tutte le creature sono disposte ordinatamente come membra che
stanno fra loro in un rapporto gerarchico, e se sono disposte esattamente
costituiscono un organismo nel senso preciso del termine. E tutto è ordinato
secondo l'archetipo della Torah, poiché la Torah consiste interamente di membra
e articolazioni che stanno fra loro in ordine gerarchico, e se sono esattamente
disposte costituiscono un unico organismo"
Il Pastore Fedele
disse:[9]
"Lampada Santa, tutto ciò che tu
dici è esatto. Il Cervello è il simbolo dell'acqua e il Cuore è quello del
fuoco. L'uno e l'altro simbolizzano il trono di clemenza ed il trono di rigore.
Quando i peccati dell'uomo sono numerosi, Dio lascia il trono di rigore che è
il Cervello e si siede nel trono di clemenza che è il Cuore, senza di che il
mondo non potrebbe sussistere. "Cosa rappresenta la milza?
Comunque
la kabbalah non affronta, in modo organico ed approfondito, la relazione fra
l'Albero sephirotico e la fisiologia occulta; è da ritenersi che (in realtà)
questa sia una comparazione effettuata in epoca tardo-medioevale, o più
probabilmente all'inizio del Rinascimento e ciò deve rapportarsi in modo
particolare all'influenza dell'astrologia medica e pantacolare.
Si
potrebbe comunque, con relativa semplicità, comparare la fisiologia occulta
(melotesia) dell'astrologia con quella dell'albero sephirotico e rintracciarne
la completa similarità. Ma le funzioni della croce kabbalistica non sono
completamente assimilabili a quelle terapeutiche, anche se potrebbero essere
usate con successo anche in questo caso, variando il percorso ed evocando le
qualità sephirotiche corrispondenti ai vari organi fisici.
Lo
scopo della croce kabbalistica, come quello d’altre strutture simboliche
consimili, è quello di risvegliare i centri sottili dell'uomo attraverso l'uso
dell'arte analogica delle corrispondenze fra nomi o potenze divine utilizzando
i vari punti in cui esse vivono microcosmicamente, nei corpi sottili dell'uomo.
Stabilite
per via tradizionale tali corrispondenze, l'arte kabbalistica consiste nello
svegliare le varie facoltà od enti con i principali strumenti magici, il gesto,
il segno, la parola, il pensiero, percorrendo con essi le varie vie o sentieri
che intercorrono fra i sephirot.
I
sephirot, nella loro disposizione sull'albero comprendono, simbolicamente ed
analogicamente, tutto il complesso microcosmo-macrocosmo e risvegliarli
nell'uomo è un'opera, e non fra le minori, di teurgia.
La tradizione indica alcuni percorsi fissi in tali sentieri, corrispondenti a finalizzazioni ben conosciute e praticate. Ma l'arte kabbalistica consente, se ben conosciuta, di variare i percorsi e quindi le finalizzazioni. Eliphas Levi, indicandoci lo schema tradizionalmente corretto della croce kabbalistica, ne rintraccia la prima origine all'interno del testo greco del Vangelo secondo S.Matteo, nel passo in cui al Pater Noster è aggiunto il versetto:
“ Perché tu sei il Regno, la Potenza e la Gloria negli Eoni degli Eoni.”.
La parola sacra MALKUTH (il Regno) usata al posto di KETER (la Corona) - che è il suo corrispondente - e la bilancia di GEBURAH-HESED, ne indicano la chiave di comprensione. Eliphas Levi descrive la croce kabbalistica nel seguente modo:
“il segno della Croce, adottato dai
Cristiani, non appartiene loro esclusivamente. Anch’esso è Kabbalistico e
rappresenta le opposizioni e l’equilibrio quaternario degli elementi. Dal
versetto occulto del Pater che abbiamo segnalato nel Dogma, vediamo che
anticamente vi erano due maniere per farlo, ed almeno due forme diverse per
caratterizzarlo: l’una riservata ai sacerdoti ed agli iniziati, l’altra
accordata ai neofiti ed ai profani. Così, ad esempio, l’iniziato portando la
mano alla fronte, diceva: A TE, poi aggiungeva: APPARTENGONO, e continuava
portando la mano al petto: il REGNO; poi alla spalla sinistra: la GIUSTIZIA;
poi alla spalla destra: e
Si può trovar traccia dell’operatività della croce kabbalistica nel contesto Martinezista (rito equinoziale dei tre giorni), tenendo conto che in questo caso, essendo tracciata a terra nel circolo la direzione è effettivamente speculare.
Louis Claude De Saint Martin
la descrive, meno oscuramente del solito, nella sua opera Des Nombres (Cap.LIII°, X) sotto il titolo di “doppio segno della
croce”: (vedi Tavola I)
“Esso parte dall’Oriente; va ad incorporarsi all’Occidente; va a
prendere a Nord la sua potenza temporale, va a combattere il male a
Mezzogiorno. L’uomo parte ugualmente dall’Oriente, ma è per misericordia che lo
si lascia andare; mentre il primo Oriente è venuto per amore. L’uomo
s’incorpora ugualmente all’Occidente, ma deve, inoltre, purificarsi. Ecco
perché la nostra regione è mista e duplice. Egli va ugualmente a prendere la
sua potenza a Nord, o piuttosto va a riceverla lì; va a combattere a Mezzogiorno
con la potenza del suo maestro, poi va a ringraziare all’Oriente. E si
negherebbe che l’ottonario fu il numero della salvezza!”
La citazione dimostra come
potrebbe esser corretto, nell’ambito Martinista, l’uso rituale della croce
cabbalistica.
Vediamo, qui, come invece è
errata la croce kabbalistica usata in alcuni Ordini che così recita:
COME SI TRACCIA
“Pollice, indice e medio della mano destra uniti assieme:
Alzare la mano all’altezza della fronte e dire:
ATHE (Tu sei )
Abbassare la mano verso il centro del petto e dire:
MALKUTH (il Regno)
Spostare la mano verso la spalla destra e dire:
VE-GHEBURAH ( la Potenza)
Spostare la mano all’altezza della spalla sinistra e dire:
VE-GEDULAH ( la Gloria )
Fare poi un cerchio da sinistra a destra intorno al segno tracciato e dire:
LE OLAM ( per l’eternità)
Chiudere le mani in avanti e dire:
AMEN.
All’alba si traccia la croce verso Oriente.
A mezzogiorno a Sud. Al tramonto ad Ovest.
A Mezzanotte al Nord, seguendo così il percorso apparente del Sole.
Si può intanto notare che è incomprensibile come si possa tradurre ATHE (versione corretta ATHO) con “ tu sei”. Un’altra osservazione è che Eliphas Levi non ci ha trasmesso a quale punto cardinale rivolgersi nel compimento di questo rituale.
Il Rituale minore del Pentagramma della Golden Dawn, dopo la croce kabbalistica, indica di rivolgersi ad Oriente.
Ancora, nel Rituale supremo d’invocazione del Pentagramma si indica chiaramente di rivolgersi ad Oriente. Nello svolgimento di un rituale, comunque, in caso di dubbio è sempre bene rivolgersi ad Oriente - che è preferibile a qualsiasi altra direzione -, così come l’incenso può sostituire, con la sua sigillazione solare, qualsiasi altro profumo.
A questo punto sarebbe interessante stabilire se si sia avesse inserito arbitrariamente o erroneamente, le varie direzioni cardinali e solari nella croce kabbalistica solo ad imitazione del rituale Miryamico della croce essenica o se tale variazione di posizione è ammissibile.
La croce essenica è verificabile per via analogica nelle tavole di comparazione d’Agrippa, in quanto vi è corrispondenza fra stagioni, punti cardinali ed il variare dei nomi divini che esercitano a turno una speciale influenza sui centri fisiologici sottili.
Nella croce kabbalistica questa sorta di risveglio è “fisso” e dovrebbe esser sufficiente il rivolgersi esclusivamente ad Oriente.
La particolare impostazione rituale della croce kabbalistica nel Martinismo deriva direttamente da quella assunta dall’Ordine dell’Alba Dorata (Golden Dawn) forse indotta dal Levi stesso, per l’alta considerazione che questo godeva negli ambienti esoterici inglesi della fine del XIX secolo.
In questo sistema iniziatico la croce kabbalistica costituiva la prima delle quattro parti del rituale minore del Pentagramma, ed era così effettuata:
Il Rituale si dovrebbe iniziare essendo rivolti ad Oriente. I gesti si eseguono con la mano destra. Le linee dovrebbero essere tracciate con un pugnale d’acciaio o con il segno della benedizione. Per fare il segno della benedizione estendete l’indice ed il medio, mentre con il pollice coprite l’anulare ed il mignolo piegati.
State in piedi rivolti ad Oriente dopo aver completato il cerchio attorno al posto dove si svolge l’attività, poi:
a) toccatevi la fronte e dite: ATHO! (a te)
b) toccatevi il petto e dite MALKUTH ( il Regno )
c) toccatevi la spalla destra e dite VE-GEBURAH (la Severità)
d) toccatevi la spalla sinistra e dite VE-GEDULAH (la Misericordia)
e) incrociate le mani sul petto e dite LE-OLHAM ( per l’eternità )
f) dite AMEN
Nell’eseguirlo l’esperto dovrebbe raffigurarsi con forza la mano che traccia una linea di candida luce attraverso la sommità della testa, che si riversa nel corpo e scende fino al plesso solare e di lì fino ai piedi, l’ubicazione microcosmica di MALKUTH. Tracciate altresì una linea dalla spalla destra a quella sinistra mentre dite : “VE-GEBURAH-VE-GEDULAH “, formando così una croce.
Al centro di questa croce raffiguratevi una rosa, sia al naturale che nella forma stilizzata della rosa+croce, quando pronunciate fremendo LE-OLAHM! AMEN. “
Un’altra
versione, secondo Le Rituels magiques de
l’Ordre Hermétique de
Il significato letterale non consiste in altro che l’ultimo versetto del Pater Noster, da sempre usato dalla Chiesa Ortodossa, ed oggi, con la nuova liturgia, anche dalla Chiesa Cattolica:
“A te (Signore) appartengono il Regno, la Potenza, la Gloria, nei secoli
dei secoli. Amen.”
(kabbalisticamente a Potenza
corrisponde Rigore ed a Gloria Misericordia) quindi:
“A te appartengono il Regno, la Severità e la
Misericordia nei secoli. Amen.”
Kether Geburah
Gedullah Le-Olahm
L’identità tecnica della croce kabbalistica nei Rituali
Martinisti con
quella della Golden Dawn non è casuale. Il F.llo NEBO, (Francesco Brunelli) inseri nella
ritualità Martinista la croce essenica, sconosciuta nei rituali Papus/ Ventura.
Quest’inserimento provocò le proteste di Lehaja (Carlo
Coraggia) allora Delegato Generale della Fraternità+Terapeutico+Magica di
Myriam, cui la pratica rituale apparteneva da più di cento anni al minimo. Nebo
accolse le proteste di Lehaja e sostituì la croce essenica con quella
kabbalistica ma, per l’influsso di Caliel (Luigi Petriccione), inserì la
versione usata nelle pratiche operative provenienti dai rituali della Golden
Dawn.
Bisogna ora verificare se sia corretta, kabbalisticamente
parlando, la versione riportata da Eliphas Levi, oppure quella della Golden
Dawn o se, più rigorosamente, siano ambedue corrette, avendo una loro
finalizzazione diversa; in questo caso va verificata quale sia più opportuna
per le finalità dell’Ordine Martinista; infine, quale sia la chiave che
permetta di variarne le motivazioni
operative.
Vorremmo intanto
segnalare le diverse versioni della Croce indicate da Mendes S:::I::: apparse
nel bollettino dell’O:::M:::A:::T “
In esse risulta chiaramente come nelle varie tradizioni
il “percorso” della croce vari da destra a sinistra, e viceversa, mentre
restano immutate le denominazioni dei centri sottili “visitati” od “attivati”.
Ma prima di passare ad un’analisi delle varie combinazioni, è necessario stabilire cosa s’intenda kabbalisticamente con il termine “speculare”, riferito all’immagine microcosmica dell “Olaz Hay “ (o albero sephirotico) e soprattutto con i termini di “destra“ e “sinistra” ad esso connessi.
Ciò che è speculare, e lo Zohar insegna, è il rapporto fra divinità e creazione che si riflette nei suoi vari aspetti all’interno dell’albero sephirotico.
L’emanazione del divino, nella sua triplice e progressiva creazione o discesa nel quaternario è espressa, come è noto, dai termini: Azhilut-Briah-Yetzira-Assiah.
La raffigurazione geometrico-simbolica di Azhiluth, lo stato archetipale del divino, prima della sua esteriorizzazione, è quella di un novenario raffigurato in forma di triangoli. Dopo la discesa di Aziluth in Briah, cioè nel momento in cui ogni potenzialità è “potenziata” e l’emanazione si coagula nell’aspetto di materia creata, il triangolo superiore non cambia, mentre gli ulteriori due triangoli risultano rovesciati, formando quattro triangoli in forma di ternario.
Da Briah in Yetzirah la materia prende forma, si individualizza prendendo coscienza ed intelligenza ma perdendo già la maggior parte della comprensione del mondo archetipale.
Nella terza caduta o “rottura dei vasi“ il contatto diretto con il divino si interrompe.
È’ il piano quaternario di Hasiah in cui ritroviamo l’attuale schema conosciuto dell’albero sephirotico, in cui Daath (conoscenza) non appare più, o meglio si rivela come Abisso, separazione, caduta, ed appare Malkuth, materia nella sua forma più densa.
Daath, che nella fisiologia occulta della kabbala rappresenta la gola (o verbo-suono) si fa carne (Malkuth) et “verbum caro factum est”.
In Assiah vi è l’immagine opposta e speculare del Macroantropo e cioè il Microantropo, l’Adam Qadmon o Uomo Primordiale. Questa contrapposizione non significa, come a volte si sostiene, che l’immagine in Assiah dell’albero sephirotico è da considerarsi speculare sul piano della fisiologia occulta dell’uomo.
Lo Zohar definisce, con precisione, tutte le segnature sephirotiche della fisiologia globale dell’uomo, con le seguenti corrispondenze:
TESTA Kether, che unita a Hokma e Binah
(saggezza ed intelligenza) forma la prima triade.
BRACCIO DESTRO
Hesed o Ghedullah amore che dona amore.
BRACCIO SINISTRO
Geburah morte che dà morte
La sesta sephira, unisce questi due contrari e produce la seconda triade, il torace sede di Thipharet, il cuore
GAMBA DESTRA
Netzah ( fermezza o
vittoria)
GAMBA SINISTRA
Hod (splendore o gloria)
GAMBA DESTRA
Netzah ( fermezza o
vittoria)
GAMBA SINISTRA
Hod (splendore o gloria)
GENITALI
Yesod (Fondamento) che è
base e sorgente di tutte le cose
PIEDI
Malkuth (Regalità o Regno)
decima sefirah che rappresenta l’uomo primordiale, l’immagine speculare ed
opposta del Macrocosmo, e, proprio per questo, autentica.
GENITALI
Yesod (Fondamento) che è
base e sorgente di tutte le cose
PIEDI
Malkuth (Regalità o Regno)
decima sefirah che rappresenta l’uomo primordiale, l’immagine speculare ed
opposta del Macrocosmo, e, proprio per questo, autentica.
Le prime tre sephirot formano una triunità che in una
contrazione della volontà divina rappresentano l’espansione dell’universo.
Kether, espressione diretta dell’Ain-Soph. E’ ciò è è stato, che è e che sarà,
l’Uno dal quale tutto discende. Il primo principio emanato da Kether è attivo e
maschile (cfr. Cordovero, Maimonide etc.) ed è la Misericordia (Chesed).
Questo principio è tuttavia intraducibile nella parola latina misericordia, (compassione, trasporto emotivo verso i poveri, i miseri), e potrebbe esser meglio tradotto con charitas, nel senso pre-cristiano del termine, e cioè virtù o forza d’identificazione ed autoassimilazione verso una persona od un ente.
È già una forma di incarnazione, in quanto è l’aspetto di una facoltà divina che si materializza umanizzandosi. Giustizia, principio passivo e femminile, è Din o Gedullah.
La Misericordia è un principio attivo universale che dà vita e fecondità perché senza questa forza divina attivamente remissiva la manifestazione divina nel piano materiale sarebbe rigida e sterile, come lo è nel mondo minerale.
Quando nei Vangeli Cristo affermò, nel giudizio dell’adultera, “Chi è senza peccato scagli la prima pietra“ affermò la necessità del prevalere della misericordia, feconda di vita, (charitas) sopra la giustizia, (petra).
La giustizia è tuttavia una facoltà divina che l’Altissimo, benedetto sia il suo Nome, rivela per bilanciare la misericordia, ed il loro equilibrio forma la Bellezza (Thiparet) .[10]
Inoltre, sempre per definire la Colonna della Misericordia come quella di destra, si può citare la testimonianza del più grande dei kabbalisti rinascimentali, Giulio Camillo, che in una lettera a Francesco Guicciardini affermava,[11] (riferentesi ad uno schema riportato nella Tavola III) che:
“Per far ritorno al mondo intellettuale, dico che se noi ridizzeremo [raddrizzeremo] “A” che è la corona superiore verso l’oriente, e la misura di “R” verso l’Occidente, troveremo che le misure di “B”,”D”,”G”, saranno verso il mezzogiorno e le misure di “C”,”E”,”B”, saranno verso l’aquilone; ma “F” e “I” mezzane. Da qual ordine noi potremo acquistar cognizione che essendo “B” la misura della Sapienza, che è il Figliol di Dio, leggersi per tal ragione “ Deus ab Austro veniet “ e anco “ sedet ad dexteram patris “. Imperocchè da li sapienti cabbalisti è preso l’austral parte per la destra e l’aquilonar per la sinistra”.
Nei testi rituali dell’O:::M:::A:::T:::, vi è il Liber Ghimel in cui vi è una figura che rappresenta un’asceta-guerriero scivaita, con il caratteristico segno del tridente di Shiva (ma anche di Nettuno) sulla fronte (Tavola IV) che le avvertenze definiscono giustamente speculare, (è una conseguente logica del disegno, visto di fronte), ma la tavola analogica riportata è giusta, in contraddizione con i simboli sul disegno che sono stranamente invertiti così:
Orecchio destro HOKMAH Urano
Orecchio sinistro BINAH Saturno
Spalla destra GHEDULAH (o Hesed) Giove
Spalla sinistra GEBURAH Marte
Coscia destra NETZAH Venere
Coscia sinistra HOD Mercurio
Genitali YESOD Luna
Coggice o perineo MALKUTH Terra
L’errata interpretazione della “specularità“ s’intravede anche nel fatto che l’asceta ha (logicamente) nella destra la spada (giustizia), mentre con la sinistra benedice (misericordia).
Alcuni testi riportano la segnatura kabbalistica di Malkuth nei piedi, ma è certamente più pregnante ciò che altri riportano cioè il coggice o perineo, considerando l’alto significato simbolico del termine Luz o mandorla (ultima vertebra), che i kabbalisti consideravano come indistruttibile e che nei testi induisti è il chakra in cui la forza serpentina di kundalini riposa.
Nel rituale di iniziazione a S:::I:::, già nei rituali Ventura/Brunelli del 1962 e quindi in tempi non sospetti, dato la garanzia della firma del F::: Aldebaran, la croce kabbalistica è tracciata sul corpo dell’iniziando secondo la seguente modalità:
L’Iniziatore alza la spada e
tocca il Postulante con la punta sulla sommità del capo:
“ Nel segno del Fuoco che tutto crea e tutto distrugge...”
L’Iniziatore porta la spada sulla spalla sinistra del postulante.
“nel segno delle Acque che sono la Giustizia che lava e purifica...”
L’Iniziatore porta la spada sulla spalla destra del postulante.
“Nel segno dell’Aria che è la Clemenza e la Misericordia...”
L’Iniziatore tocca con la
punta della spada il centro del corpo del postulante, possibilmente il plesso
solare.
“Ti pongo al centro della croce...”
Le corrispondenze sono qui
esatte e l’operatività è giusta e perfetta.
Il rito della croce kabbalistica della Golden Dawn
definisce Geburah corrispondente alla spalla destra e Gedulah a quella sinistra, come nello stesso rito
Martinista, facendo sì che a Giove si sostituisca Marte, in modo che dalla Colonna della
Misericordia si passi a quello del Rigore, dalla sephira Clemente a quella
Giudicante.
Nelle finalizzazioni rituali della Golden Dawn, la croce
kabbalistica intendeva sviluppare le qualità connesse al simbolismo astrologico
di Marte, (forza, furore, gloria) derivandolo dal massimo potere regale di
Giove, secondo il seguente procedimento: si rende prima attivo il principio
spirituale dell’uomo (evocazione di Keter), portando poi la sua potenzialità
macrocosmica (Malkuth) nel centro cardiaco (Tipharet) effettuando “l’inversione
dei lumi” ed in ciò consiste la prima e corretta operazione.
Il secondo momento
è, sia da un punto di vista reintegrativo che trasmutativo, una fase pericolosa.
“Che
cos’è l’uomo ? E’ forse semplicemente pelle, carne, ossa e sangue? No! Quanto
costituisce l’uomo reale è l’anima, e tutto ciò che si chiama pelle, carne,
ossa e sangue... tutto ciò non è altro che un velo, un rivestimento esterno, e non l’uomo in se.
Quando un uomo è alla sua
dipartita si spoglia di tutte queste vesti,
che fino ad allora indossava.
Eppure a ciascun osso, a ciascun nervo, ad ogni differente parte del
corpo è data forma, nel segreto della saggezza divina, ad immagine celeste.
La pelle
simboleggia i cieli, di estensione infinita, che avvolgono ogni cosa come una
veste...
Le ossa e le
vene sono simboli del carro divino, gli interni poteri dell’uomo.
Ma questi non sono che gli abiti esteriori, giacche al loro interno vi è il profondo mistero dell’Uomo Celeste “
Lo
scopo è sicuramente raggiunto con maggior rapidità ed efficacia, ma nel
contempo si rischia di sviluppare le qualità prevaricatrici dell’orgoglio,
dell’egoismo, della violenza, cioè di qualità contro-iniziatiche che sono
definite poi falsamente “heroiche”, e che si degenerano spesso in fobie, manie, nevrosi e psicosi.
Questo scopo si raggiunge invertendo le sephitoth
GEBURAH e GEDULAH ed attivando quindi le corrispondenti Qoliphot. La piena
coscienza di questa inversione si evince dal fatto che anche nel classico testo
kabbalistico del Von Rosenroth, su cui si basava
Le conclusioni sono a questo punto evidenti:
l’uso della croce kabbalistica è corretto, per le sue derivazioni storico-cultuali, nel contesto Martinista
molto più che in altri ambiti, purché la finalizzazione sia inserita nella
corrente del bene attraverso le
corrispondenze classiche.
Sarebbe comunque opportuno usarla solo nel Rituale
Quotidiano, e, con qualche riserva, nel Plenilunio, durante la massima
espansione dei corpi sottili, mentre è errata l’applicazione nel Rituale di
Novilunio, in quanto in tale fase lunare è inefficiente qualsiasi ritualità
d’attivazione ed espansione.
TAVOLA I
Disegno originale di Louis Claude de Saint Martin
Tratto dal manoscritto del testo “Des Nombres”
TAVOLA II
Vari tipi di
Croci riportate dal Fratello MENDES S:::I:::
nel Bollettino
O:::M:::A:::T La Tradizione esoterica dell’Aprile Giugno 1980
1 Sinistra Destra 3 4 2 |
Templare Tibi sunt 1 KetherSinistra
Destra
5 Chesed 4 3 Ghebura Clementia
Justitia
2 Regnum Malkuth |
AthaSinistra 1 Destra Ve
4
6 Le Olam Ve
2 Ghedula
Ghebura 3 Malkuth |
Essena Sinistra 1 Destra 4 5 3 2 |
In nome del PadreSinistra 1 Destra e dello Spirito Santo
3 5 4 Amen 2 Del
Figlio |
Cristiana iniziatica Perché tu seiSinistra 1 Destra La Potenza e la Gloria 3 5 4 6
Negli Eoni degli Eoni.Amen.
2
il Regno |
TAVOLA III
L’albero sephirotico di
Giulio Camillo
TAVOLA IV
NOTE
[1] René Guenon Il simbolismo della Croce Rusconi Editore, Milano, 1972 (cfr. anche Simboli della Scienza Sacra di R.Guenon ,Adelphi, Milano, 1975.
[2] Antiche preghiere cristiane a cura di P.L.Zovatto, Fussi Sansoni Editore, S.Casciano, 1957
[3] Cornelio Agrppa Le cerimonie magiche di Enrico Cornelio Agrippa, Atanòr, Roma. (senza data)
[4] Les adventures du philosophe inconnu en la recherche e l’invention de
[5] L’Albero appare già nel primo testo scritto dai kabbalisti il Bahir , apparso nella Francia Meridionale verso il 1180, provocando indignazione nei rabbini ortodossi, che hanno sempre considerato blasfemo l'aspetto " mitico " della kabbalah, così come del resto le speculazioni mistiche dei " chassidim ". Pur essendo la kabbalah (intesa come tradizione) un termine già conosciuto ed usato dai Talmudin , le nuove concezioni furono chiamate con disprezzo - e con ironica contraddizione dei termini - "la nuova kabbalah” e sono ancora considerate eretiche da alcune sette dell'ortodossia ebraica. Cfr. Le sacre guerre contro la Kabbalah del Hacham Yilry e ibm Shelomon El-Gaffeh Editrice Giuntina, Firenze
[6] Filone, De Vita Contemplativa, Ed. Conybeare
[7] Origene, De Principiis, IV
2-4 Ed. Kotshau
[8] Zohar I 134b
[9] Zohar
III 233b-234b
[10] Nel rituale Martinista d’iniziazione al grado
di S:::I::: il trilume è rovesciato, con il vertice rivolto ad Oriente e
rappresenta il Fuoco, mentre nei gradi inferiori la sua posizione rappresenta
l’Acqua. Il simbolismo del rovesciamento dei lumi (vedi anche La faccia verde di Meyrink) significa
semplicemente che il pensiero razionale (la mente, la psiche) si posta da Keter a Thipharet, trasmutandosi in
Intelletto (cuore o pensiero cardiaco) producendo nel contempo il passaggio dal
rigore alla misericordia in imitazione
ed accordo con il pensiero divino.
[11] da I Guicciardini e le scienze occulte Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento. Testi e studi XIX a cura di Raffaella Carmagnola. Premessa di Eugenio Garin, Leo Olschki Editore Firenze 1990
ULTERIORE BIBLIOGRAFIA
Clavicola Salomonis MS n.° 2350 Biblioteque de
l’Arsenal- Paris esemplare in fotocopia. Coll.priv.
Grimorium verum Alibeck l’egiziano, Memphis 1517 (in realtà Roma XVII° secolo). Ne
esistono alcune edizioni francesi del periodo 1860/1880 riportate in edizione
ridotta in Magia Pratica di Jorg
Sabellicus III° Vol. Ed.Mediterranee Roma 1978.
The Magus A Complet System
of occult philosophie F.Barrett
A Citadel Press Book
Le Rituels magiques de
l’Ordre de
Dei Numeri Louis Claude De Saint Martin Ed.ni Atanòr Roma 1972
“