SIMBOLOGIA NELL’ARTE

 

L’Uovo nella Madonna di Pier della Francesca

 

Di Vittorio Vanni

 


 

 

 

Frammenti orfici: (V° sec.A.C.)

 

La simbologia dell’uovo in Pier della Francesca appartiene al patrimonio della massoneria operativa, ed è stato usato in forme altamente significative nell’arte gotica del costruire. Seguire il percorso temporale e geografico dell’uso dell’uovo simbolico significherebbe perdersi nelle prime rappresentazioni dell’arte preistorica o, indifferentemente, nella cultura ayurvedica o nell’antichissima filosofia dell’estremo oriente.

            Pur riaffermando che gli archetipi simbolici seguono il principio del semper et ubique, e sono eternamente gli stessi in ogni tempo ed in ogni luogo, ci limiteremo al percorso simbolico dell’uovo nella civiltà occidentale e nella sua culla mediterranea.

            Nell’antico Egitto il simbolo (ed il gerogifico) dell’uovo appare con frequenza. La nascosta nascita della vita nell’uovo era l’analogia che ciò che è occulto ed invisibile esiste ed agisce tuttavia. Nel Rituale Egizio l’universo è definito come “ uovo concepito nell’ora del Grande Uno dalla doppia forza” ed il Dio Ra è raffigurato come risplendente nel proprio uovo. Seguiamo gli stessi elementi simbolici nella nascita orfica e pitagorica del platonismo e del neoplatonismo.

 

Dai Frammenti Orfici.

 

            Nelle rapsodie orfiche, che vengono tramandate, questa teologia riguarda l’oggetto di intuizione ed anche i filosofi la spiegano ponendo Chronos come principio unico delle cose; come principio duplice Etere e Caos. Parlando dell’uovo come ciò che esiste assolutamente e fanno di questi [ Chronos Etere, Caos ], la primitriva triade. Per la seconda, poi, dicono che è costituita dall’uovo che è partorito e partorisce il dio, dal manto splendente e dalla nuvola, poiché da essi balza fuori Fanes. Altrove, riguardo al grado intremedio, dicono in altro modo. Ma qualunque questo possa essere, intuizione, oppure padre e potenza e nonostante inventino altre cose che non convengono ad Orfeo, la terza triade tuttavia è costituita da Metis come intuizione, Erichepeo come potenza, Fanes come padre. Non bisogna tuttavia porre una corrispondenza tra la seconda triade ed il dio triforme che è in gestazione nell’uovo. Il grado intermedio, infatti, contiene altresì la forma di ambedue gli estremi, in quanto questo è, contemporaneamente, uovo e dio triforme. Tu vedi infatti che l’uovo è unità, il dio  triforme e polimorfo la distinzione dell’oggetto d’intuizione, mentre il grado di mezzo, in quanto uovo, è ancora unità e per dirlo in una parola, è ciò che si va distinguendo. Questa è la teologia orfica.”

Frammento 57, dai Orphicorum Fragmenta, collegit Otto Kern, Belino, Weidmann,1922.

 

E infatti dice Orfeo:

                        “…poi il grando Chronos fece nel divino Etere

                        l’uovo splemdente:…

Frammento 68, op.cit  

 

Il concetto di fabbricare coinvolge l’edificio, non la creazione: l’artificio, a differenza della creazione, è una mescolanza di due elementi almeno, la materia e la forma, o cose simili.”

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            L’Orfismo, come sconvolgimento metafisico dell’ordine razionale della Grecia arcaica e classica, influì profondamente sulla nascita del pensiero platonico che a sua volta ha prodotto l’attuale visione del mondo. Sulla polemica sulla dicotomia fra pensiero aristotelico e pensiero platonico, che il materialismo ed il postivisto inventarono, alla fine del XIX° secolo, non vale la pena di soffermarsi.

            Per quanto appaia ancora nelle antologie scolastiche, che nel nostro paese ripetono sempre paradigmi culturali di cento anni prima, gli studi del XX° secolo ne hanno dimostrato ampiamente l’assurdità. Nel contempo ne hanno dimostrato l’affinità e la complementarità in tutti i campi. Un esempio attuale consiste nella bioetica e nell’ambientalismo, che ripete forme etiche platoniche e neoplatoniche.

            L’interpetazione dei frammenti riportati è essenziale per l’analisi del simbolismo dell’uovo. Secondo i platonici il principio divino è al di fuori di qualsisi manifestazione, visibilità, compensione.  È lo zero pitagorico, che contiene in sé l’essere ed il non essere, il manifestato ed il manifestante, la potenzialità ed il potenziato. L’Essere, per la sua stessa natura non può non essere ed è quindi di grado, se non di qualità, inferiore al non essere che ha in sè la potenzialità dell’essere.

L’Essere che è UNO, cioè l’ombra manifestata dello ZERO, è nel contempo Chronos, cioè l’illusione materica del tempo. Lo ZERO, essendo unità ed eternità infinita, non può avere una qualificazione temporale, non conosce il tempo che è frazionamento e quindi appartiene all’UNO.

            Lo ZERO, non essere, si manifesta nell’essere (l’UNO) in una prima materializzazione eterica.  Nell’Uno è già compresa la dualità, in quanto è caratteristico della luce il produrre ombra. Ma nel dualismo si intravede già il ternario Luce – ombra, Luce dell’ombra, Ombra della luce.

            La separazione del tempo dall’eternità è una caduta del principio numinoso nel materico. Caratteristica dello spirituale è l’Ordine, del materico il Caos. Ciò che appare quindi nella prima manifestazione è il tempo Chronos, lo spazio Etere,  e la stessa ombra della luce primigenia, il Caos che è un principio di imperfezione che è costante nell’universo.

            Il motto scozzese Ordo a Chao rappresenta quindi la volontà di un ritorno a ciò che è eterno, infinito, Uno, l’Ordine in cui il principio di imperfezione si annulla. Nell’Uovo è contenuto Fanes protogonos, l’Uno primogenito dello Zero, il Demiurgo, che non può non avere la natura trina del primo ternario. La teologia cristiana, derivante in minima parte dalla concettualità ebraica, nel suo ben più rozzo concetto di Trinità ha trasferito l’olimpicità simbolica della grecia platonica e neoplatonica nel campo dei dogmi, che in realtà rappresentano soltanto un simbolismo non spiegato per ignoranza.

            L’Uovo rappresenta questa triunità in quanto, pur essendo uno nella sua potenzialità di vita, è formato da guscio, albume  e tuorlo. Nel 68mo frammento, non casualmente, si porta una metafora latomistica. Chronos è il Demiurgo, che non crea pur credendo di creare. Spesso nei testi antichi è chiamato Architetto, Geometra, Artefice, perché organizza una costruzione materica, un’architettura di grande bellezza, ma effimera , come tutto ciò che non è ordine ed assoluta ed eterna essenza. L’imitazione dell’Artefice è l’Arte dei costruttori, ma il tempio materico sarà sempre incompleto, non finito, come nella simbologia del Tempio massonico.

            I Fratelli aprono i loro lavori alla gloria dell’UNO, iniziano alla sua presenza, ma possano soltanto intuire che nel mondo dualistico del Sole e della Luna vi è la presenza immanwente e trascendente assieme della Stella, l’unità che riassume e integra gli opposti, lo ZERO.

            Nei templi gotici, dall’incrocio delle spinte architettoniche della navata centrale discendeva un filo a cui era attaccato un uovo di struzzo fossile. Questo reperto africano, molto ambito e prezioso, era motivo di stupore e meraviglia per la sua incorruttibilità e rappresentava quindi un ulteriore simbolo di eternità., così come negli antichi templi di Apollo, in ricordo dell’Uovo che aveva contenuto i due gemelli, Diana e  Febo.

            Molto spesso era sospeso al centro del labirinto che moltissime cattedrali conservavano, ed oscillava su di esso come un pendolo di Focault, indicando gli spostamenti dell’asse terrestre,  che producevano le variazioni  stagionali e, assieme ad esse, le varie ritualità che riproducevano nel microcosmo i superni avvenimenti del macrocosmo. 

            Nei rituali degli operativi che il F.llo Stretton ha studiato, il cielo aperto del tempio riproduceva la costellazione della Vergine. Dalla stella Polare pendeva un filo a piombo, che, attraversando un foro nel pavimento pendeva, nella cripta dei Maestri, sul centro di una svastica destrorsa. Non è diverso il simbolismo dell’uovo in Pier della Francesca.

            Da una conchiglia, la Mérelle dei pellegrini di S.Guacomo di Compostella pende un filo a piombo legato ad un’uovo, ad indicare che dal Polo astrale della Vergine una generazione divina si è incarnata nel Figlio, il divino si vela e diventa materico per assumere in sé le due nature e nel contempo trascenderle nell’UNO. Sarebbe un errore considerare la simbologia cristiana come qualcosa in sé stessa definita e specifica. Non vi è niente di originale nel cristianesmo ed ogni sua simbologia deriva direttamente dal mondo tradizionale. 

            La spiritualità trascende qualsiasi limitazione temporale e teologica, attinge agli archetipi innati nell’uomo nel tentativo incessante di riportarlo al di là della materia in cui necessariamente è disceso. La Massoneria ha, nella sua essenzialità, mantenuto intatta l’Arte della simbologia, che è nel contempo desiderio di ritrovare un’antica via perduta, volontà di percorrerla e potenza di arrivare alla meta.


            Per questo l’Uovo, archetipo perduto nella Massoneria moderna, è il paradigma di un pensiero che tende eternamente a ricomporre la molteplicità nell’unità, il microcosmo nel macrocosmo, a riportare l’ordine spirituale nel caos materico.

            La grande allegoria di Piero, nella sua bellezza concreta e visibile d’armonie astratte ed ineffabili, e perciò più vere di ogni reale posssibile, ricuce ogni strappo temporale, riunisce passato ed avvenire nell’eterno presente nell’attimo immobile ed infinito sdi ciò che è superno e numinoso.

 

 

                                             Phanes-Mithra nell’Uovo Cosmico