Esoterismo e ciarlataneria
Di
Vittorio Vanni
Esoterismo è un termine di origine greca che
significa “star dentro, interiore”, in
opposizione ad essoterismo o exoterismo, che significa “star fuori,
esteriore”. In realtà è un neologismo che indica la conoscenza (o anche il
semplice interesse) di ciò che una volta era chiamato, più propriamente,
metafisica. Il termine fu impiegato come definizione moderna di conoscenze
riservate in particolare da Réne Guènon, il massimo interprete della
Tradizione, ma era già diffuso negli ambienti iniziatici nella seconda metà del
XIX secolo. Naturalmente nel corso del tempo il termine ha acquisito valenze di
diverso ordine e grado. Gli esoteristi tendono a dargli un significato opposto
a quello di “occultismo”, in quanto questo sarebbe una forma superstiziosa,
volgare e degenerata di pratiche ciarlatanesche o stregoniche, il contrario,
appunto, della conoscenza intellettuale e spirituale che l’esoterismo persegue.
I mass-media, spesso per ignoranza, ma a volte anche per strumentalizzazione,
confondono a volte i due termini per cui, nell’opinione volgare, “esoterismo”
dovrebbe indicare qualsiasi tipo di pratica superstiziosa od addirittura
satanica. Il nostro tempo ci fa assistere, con amaro sgomento, allo straripare
della moda “occultistica” e a conseguenti pratiche pseudo-stregoniche, che, in
soggetti psichicamente deboli, che sono le vittime designate di ciarlatani e
prevaricatori, possano favorire l’insorgere di turbe mentali, o, comunque, di
stati d’angoscia e di plagio. Se è ben vero che fra ingannato ed ingannatore vi
è sempre una sorta di complicità perversa, che è difficile superare vi è, fra i
doveri di chi persegue una via tradizionale, quello di intervenire, qualora sia
possibile, contro la corrente del male. I soggetti di quest’antica e oggi
rinnovata forma di malvagia stregoneria, sono una genia piena di cinismo,
d’egoismo, dispregiante qualsiasi benevolenza e compassione umana, tanto più
nella considerazione che i loro soggetti sono espressioni piene della dolente e
debole umanità dei nostri giorni. La difficoltà di quest’opera non consiste
nell’azione contro questa razza di pseudo-maghi, considerando la naturale e
conseguente vigliaccheria della loro mentalità, e considerando soprattutto che
nonostante la mala fede ed il cinismo questi figuri sono più superstiziosi dei
loro stessi clienti. Qualsiasi elementare procedimento psichico li può
terrorizzare, in particolare la sostituzione del supporto che rappresentano, in
ogni caso, per le loro vittime. Colui che si rivolge al ciarlatano, nel
tentativo di risolvere le proprie difficoltà, purtroppo ha quasi sempre
affinità psicologiche (anche se inverse) con il ciarlatano stesso e la paura
che nutre nei suoi confronti non gli impedisce, nello stesso tempo, una torbida
ed a volte insormontabile fiducia. Questo fa sì, in genere, che il ciarlatano
trovi più successo e sia più efficace quanto più sia rozzo e volgare. Con le
loro vittime intervenire è spesso inutile, anche se un tentativo è in ogni caso
doveroso. Nei rari casi in cui la personalità dei soggetti è recuperabile,
l’intervento crea una pericolosa forma di transfert nei confronti
dell’operatore, perciò è necessaria un’infinita pazienza per convincere che
nessuno può risolvere i problemi di vita, sia pratici sia psicologici, di
un’altra persona, senza perlomeno un’attiva e tenace collaborazione. È
sconsigliabile qualsiasi tentativo di operare con procedimenti magico-rituali
alla presenza del soggetto, in quanto da un punto di vista sottile le sue
componenti astrali sono certamente fragili ed alterabili come quelle
psicologiche. Qualsiasi tipo d’intervento potrebbe essere negativo. L’unica
norma è la costanza della presenza morale e psicologica, lo smantellare
gradualmente, attraverso la logica ed il ragionamento razionale, le incredibili
superstizioni che in genere questi soggetti hanno appreso dai ciarlatani. È
necessario il tentativo di ricostruire una personalità sulle basi della libertà
interiore, della volontà attiva e dell’accettazione responsabile delle proprie difficoltà
esteriori ed interiori come ineluttabili componenti della condizione umana. Più
grave ed irrimediabile è il caso di personalità più forti ed intelligenti, ma
interiormente equilibrate o degenerate, che, partendo dalla volgare stregoneria
ciarlatanesca, credono di evolversi in più sofisticate avventure intellettuali
ed operative esponendosi all’influsso di psichismi deteriori, da cui ci si
sottrae attraverso una costante armonia interiore e l’equilibrio spirituale. Il
primo passo di queste personalità è l’accesso ai circoli spiritici, nei quali
si ha una candida (quando non interessata) fiducia nelle pretese rivelazioni ed
insegnamenti d’entità, degnantesi di mostrare le verità nascoste. Non vi è
verità per l’uomo, se non quella personalmente sofferta, meditata ed infine
guadagnata con il dominio e l’equilibrio di se, lo studio e l’ascesi
intellettuale. Ciò che queste pretese entità possono donare apparentemente,
prendendo in cambio i preziosi succhi fisici, animici e spirituali dei
partecipanti, è di gran lunga inferiore a ciò che si può apprendere da un
libriccino in un angolino, anche se in ciò è richiesto un minimo sforzo
mentale. Un ulteriore passo di queste personalità a volte brillanti, ma nello
stesso tempo mediocri, consiste nella loro velleità di bussare con insistenza
alla porta dei pochi Ordini Iniziatici sopravvissuti alla nostra età. Questa
porta che dovrebbe rimanere eternamente chiusa di fronte alla profanità
dilagante, ma purtroppo qualche volta è aperta dai profani che sono dentro e che
dovrebbero esser respinti con forza là dove è il loro posto. Oggi è sempre più
urgente e doveroso prendere le distanze da coloro che nel loro gracchiare
superstizioso, perché ignorante, si vestono delle bianche piume
dell’iniziazione, e delimitare a segni sempre più chiari l’essenza e la portata
delle metodologie iniziatiche. Nella ritualità iniziatica, come nel suo
insegnamento esoterico, oggi più importante quanto più, a volte, dimenticato,
non vi è niente di “occultistico “, ma solo, secondo la terminologia dei nostri
Maestri Passati, una “ Chose “, ineffabile quiddità che non è possibile
rivelare attraverso la parola, e che è trasmessa con un metodo che permette
l’affinarsi progressivo di quella sensività intuitiva il cui grado e qualità
sono eminentemente personali ed interiori. La riservatezza di questi metodi di
realizzazione deriva da una secolare esperienza d’incomprensioni e persecuzioni
e dalla necessità d’esposizione graduale e selettiva di una dottrina che non si
basa su affermazioni dogmatiche ma su allusioni ed analogie. Fondamentale è il
concetto dell’unità dell’uomo con la natura ed il piano divino, unità che
l’uomo può realizzare in se lottando con l’illusione della separazione e con
ciò che è effettivamente negativo e separativo. Questa via non è percorribile
attraverso il gusto del fenomenico o delle pratiche magiche egoiche. Queste
esaltano e gonfiano la personalità dell’operatore fino all’ossessione psichica,
al plagio dei propri simili più deboli, all’evocazione dei mostri del subconscio
senza risalita all’Io cosciente e volitivo ed alla corrente del bene. Se la
meta dell’iniziazione sono il risveglio e la conoscenza, questa non potrà
essere raggiunti attraverso la scimmiottatura rituale di gruppuscoli
occultistici nati dalla decomposizione di un corpo sociale decadente ne dalle
pseudo-rivelazioni di pseudo entità sublunari. Ogni rito, ogni forma, ogni
cerimonia è il necessario girello con cui trasciniamo il nostro spirito ancora
infantile, attraverso la difficile e faticosa ricerca della maturità e del
completamento, fino a che la nostra volontà imparerà a camminare con le sue
proprie gambe. Vera magia è quella dell’arte che segue ed anticipa il cammino
della natura, l’alchimia infinita dell’uomo che trasmuta se stesso in se
stesso; ancor più quell’amore tanto più invocato quanto meno sentito, fuoco che
sa bruciare la brama dell’ego separante l’uomo dall’uomo e dalla natura. A chi
si avvicina alle grandi correnti iniziatiche per l’avventura della ricerca del
se, in buona fede ed interiore umiltà, abbiamo il dovere di condividere il
nostro duro pane spirituale. A questi vogliamo affermare che se abbiamo scelto
la via iniziatica è perché l’abbiamo sentita congeniale ed affine a noi stessi,
ma che non crediamo che sia unica, indispensabile e perfetta, così come non
sono stati e non sono perfetti coloro che nel passato e nel presente l’hanno
perseguita e tramandata. Ma vi è comunque un’incredibile abbondanza di
bellezza, sapienza e verità in questa via, che difenderemo ancora più
aspramente contro la superficialità e la profanità dei tempi. Non vogliamo
rappresentare lo specchio in cui si riflettano i drammi, le frustrazioni, le
insufficienze, le illusioni, le brame di una società che ha perso la fede nel
razionale, ma non ha ancora imparato ad avvicinarsi allo spirito se non
attraverso la superstizione, l’ignoranza e