IL MARTINISMO-RICORDI E CONSIDERAZIONI

 

 

Il Martinismo

 

Di Vittorio Vanni

 

 

L’Ordine Martinista trae il proprio nomi dai due Maestri che furono i suoi iniziatori, Dom Martinéz Pasqually de Las Casas e Louis Claude De Saint Martin. Martinéz era portatore di una cosmologia cabalistica, di un insegnamento teurgico che ebbe influenza profonda sulla Massoneria europea del XVIII secolo. Louis Claude De Saint Martin, forse l’ultimo epigono della scuola renana, rifiutò le pratiche rituali per una forma più individuale  e diretta di collegamento con il piano divino. La via Martinista è una via tradizionale che non ha niente a che vedere con la deteriore neo-spiritualità delle sette moderne. Alcuni storici ed antropologi contemporanei hanno affrontato, da un punto di vista non tradizionale, l'analisi di ciò di una supposta rinascenza di interessi spiritualisti, animisti, religiosi o pseudo religiosi definiti indifferentemente come occultistici o esoterici, come se gli studi tradizionalisti di autori come René Guenon, Coomaraski ed altri non avessero definito con estrema razionalità l'antiteticità dei due termini. Questo interesse per alcuni fenomeni deteriori collettivamente definiti come il New Age, in realtà rappresentano una caratteristica costante di ogni epoca ed hanno sempre avuto le medesime caratteristiche di imitazione ignorante, superstiziosa od interessata di pratiche religiose o di rituali tradizionali. Nella teoria delle età tradizionali la nostra epoca è definita il periodo finale e più oscuro del kali-juga induista, dell'età del lupo dell'Edda, dell'età del piombo esiodea. Tutti i più antichi testi concordano nel prevedere l'avvento del potere dei cosiddetti "senza casta", con il conseguente feroce e barbaro predominio di uomini senza radici, senza tradizione, senza qualificazioni, senza conoscenza. I mass-media sono i soli testimoni di ogni verità possibile, e senza di loro non può oggi esistere alcuna realtà che non necessita, o non vuole, riflettori o palcoscenici. Le culture filosofiche e scientifiche, che necessitano di una divulgazione attenta, meditata, responsabile, nella macina frenetica dell'eccesso di informazione giornaliera divengono spettacoli sempre più demenziali perché votati al consenso della massa e indirizzati al sostegno del potere politico. Essendo tutto ciò che più è volgare più comunemente comprensibile, il successo presso i mass-media è naturalmente legato alla grossolanità di ciò che è presentato; così, molto spesso, qualsiasi realtà oggettiva o concetto filosofico è banalizzato, degenerato, liofilizzato ed omogeneizzato per renderlo più adatto alle facoltà digestive di massa. Così gli studiosi dei fenomeni dei nuovi culti del New Age hanno buon gioco nel presentare le isterie tribali del voodu e della macumba, la psicolabilità dei pretesi satanisti, le ciarlatanerie di una turba innumerevole di imbroglioni, i misticismi delle santone, delle tarantolate e delle indemoniate, i piccoli o grandi centri di sfruttamento della credulità, come manifestazioni esoteriche o riviviscenze di ordini iniziatici. E' purtroppo in questo quadro che si è formato un interesse per l'esoterismo martinista - certamente e fortunatamente effimero - indotto più dalla ricerca di una spettacolarità e di un folklore "inedito" che da un rispettabile desiderio di conoscenza. Nella spartana ritualità dell'Ordine Martinista, nei suoi testi così poco adatti ad una lettura esotica e divertente, od anche semplicemente culturale, nella difficoltà personali ad effettuare le sue pur semplicissime operatività, vi è veramente poco che possa divertire od anche interessare il grande pubblico. Un Ordine che comporta nei suoi statuti il divieto di proselitismo e che proibisce qualsiasi quota associativa od oboli di alcun genere non può che rifuggire dai clamori di una ridicola notorietà od anche da una confusa conoscenza che non potrebbe che vederlo come un'ennesimo "numero" del pubblico circo o come una delle ennesime trappole per i grulli. Il Martinismo, non ha nulla a che vedere con le pseudo-scientificherie degli studiosi del New Age, ma vuol rappresentare con chiarezza storica e filosofica una realtà esoterica che ha preso una sua forma specifica oltre due secoli fa, ma che non rappresenta che una branca temporale di una tradizione eterna, forse l'ultima o quasi fra quelle rimaste ad illuminare, purtroppo debolmente, l'oscurità del kali-yuga. Vi sono comunque dei momenti in cui certe vene sotterranea debbono ritornare alla luce.  Il Martinismo è una testimonianza relativamente moderna di una grande tradizione e si rinserì nel grande alveo del fiume eterno, ai tempi di Papus e degli ultimi epigoni, e nel contempo i rinnovatori, di questa tradizione. La cronaca contemporanea dell'Ordine Martinista e la sua travagliata cronaca,  è stata già descritta storicamente ed ideologicamente da due illustri personaggi del mondo martinista, Aldebaran S:::I::: (Gastone Ventura) e Nebo S:::I:: (Francesco Brunelli). Ambedue all'apice della gerarchia martinista, a capo di due rispettivi Ordini, dopo un tentativo purtroppo fallito di unificazione, Ventura e Brunelli, pur nelle loro diverse personalità, avevano delle intelligenze superiori e soprattutto degli effettivi tratti iniziatici. Ventura era un gentiluomo di rigida comportamento, la cui bontà aveva dei precisi limiti, quelli della giustizia, da cui difficilmente derogava. Spesso affermava, forse con eccessiva modestia, che avrebbe desiderato semplicemente di lasciare il ricordo di un uomo giusto. Sempre sereno ed equilibrato, raramente perdeva la calma, e solo per difendere la tradizione a cui si sentiva legato e che gli era stata affidata dai suoi Maestri. Non derogava ne faceva derogare neanche da uno jota dall'ortodossia rituale dell'Ordine Martinista, ed ogni proposta o tentativo in tal senso provocava in lui una reazione talmente rigida da far desistere ogni incauto .La via iniziatica che deteneva la trasmetteva in maniera semplice, severa, descrivendola come un'ascesi intellettuale che non prescindeva dall'austerità dei costumi, dalla tensione etica, dal rispetto dei valori morali della religione naturale. Ma questa sua convinzione spoglia, quasi conventuale della via martinista, nel suo ripetersi quotidiano, lunare e solare, della ritualità individuale e collettiva, che non consentiva eccentricità o deviazioni, era poi arricchita di lussi intellettuali grandiosi, da una cultura profana ed iniziatica immensa, da una comprensione incredibile dei testi più astrusi, che esternava sia nei lavori martinisti che nei momenti più rilassati e liberi degli incontri non-rituali, quando il sorriso e l'ironia erano benvenuti e richiesti. Francesco Brunelli non aveva ricevuto delle particolari tradizioni iniziatiche da difendere. Le sue tradizioni se le era cercate ed ottenute, da grande ed intelligente ricercatore come era, e le sue convinzioni sulla via iniziatica martinista erano più complesse, più tormentate, più sottoposte ad inserimenti di vario genere ed all'influsso, non sempre corretto, di alcuni personaggi che hanno contato notevolmente nella formazione iniziatica della nostra generazione. Curioso ed eclettico, riorganizzatore strenuo di ambiti iniziatici e rituali quasi dimenticati, riuscì quasi a creare a Perugia quella Grande Montagna che aveva sempre sognato, un sacrario italico della spiritualità iniziatica. Ma come spesso succede, scomparso il Maestro, le operazioni ottengono minori risultati, l'aggregato umano creatosi attorno a lui si allontana, la maggior parte delle istituzioni create decadono. Questi due personaggi la cui presenza nel piano dei Maestri Passati ancor oggi ci spira, e la cui levatura morale, intellettuale, spirituale ed iniziatica  è stata grandissima, hanno lasciato ambedue una loro storia del Martinismo, una storia scritta in buona fede ed in verità, ma che risente della loro troppo forte personalità, delle loro troppo forti convinzioni. Si dice, ed  è vero, che è necessario che la storia sia scritta dagli storici, con spirito di neutralità e scientificità. Ma anche la parzialità della passione e del sentimento è storia, e certo non minore, degli accadimenti umani. Questo scritto nasce dalla volontà di descrivere con oggettività l'essenza del Martinismo, o forse della caparbietà con cui alcuni di noi, gli epigoni enormemente minori di una generazione ormai scomparsa, cerchiamo ancora di apprendere -con enorme tensione etica ed intellettuale- ciò che una volta si apprendeva con maggior semplicità e naturalità. La storia degli avvenimenti iniziatici italiani ed europei dal 1925 ad oggi, è pochissimo conosciuta e comporterebbe anche l'esegesi del pensiero e delle opere di uomini come Hoené Wronski, Onoré de Balzac, Gabriele D'Annunzio, René  Guenon, Dunstano Cancellieri; Edgardo Frosini, Arturo Reghini, il Porciatti ed il Farina, Carlo Gentile e Jules Boucher, e di tantissimi altri martinisti che hanno vissuto da protagonisti il pensiero e l'azione iniziatica dell'Occidente degli ultimi 70/80 anni di storia. Il Martinismo è un ordine filosofico orientato a guidare i suoi adepti alla "reintegrazione", cioè a quello stato che aveva l'uomo delle origini e che aveva perduto a causa della caduta, ne indica i mezzi, ne persegue gli scopi. Nato in ambito Massonico nella seconda metà del settecento, attualmente è autonomo e non ha rapporti diretti con la Massoneria. L'Ordine Martinista per norma statutaria interdice ai propri membri qualsiasi offerta anche volontaria di quote o capitazioni e propugna la libertà interiore ed esteriore dei propri membri. I suoi mezzi operativi sono la ritualità quotidiana e quella collettiva, la pratica di meditazioni e di concentrazioni, l’evocazione e l’invocazione dei piani spirituali, con la metodica, cioè, degli schemi  metafisici universali. Il rispetto per la Tradizione, per la legge naturale, per la dignità e la libertà individuale dei suoi membri fanno parte della sua essenzialità, così come la
prescrizione di ogni forma di proselitismo, che non impedisce però la volontà e la necessità della propria testimonianza. Proveniente da un lontanissimo passato, cammina in pace verso un lontanissimo futuro.