Lux ex tenebra – Tenebra ex luce

Ungrund e Brama nel Mysterium Magnum di Jacob Boehme

 

 

 

Di Vittorio Vanni

 

Che non cessi, colui che cerca, di cercare

fino a che trovi, e quando troverà sarà rovesciato fin nei precordi del suo essere, e si meraviglierà.

Allora regnerà sul Tutto ed in questa realtà troverà riposo.

Dal Vangelo di Tommaso

 

L’Uomo di Desiderio, nella ricerca di equilibrio e di quiete interiore, è sottoposto più di ogni altro alle tensioni quaternarie, alle contraddizioni delle correnti psichiche provenienti da una civiltà in decomposizione, alle difficoltà economiche e sociali sempre crescenti ed impellenti. La via iniziatica mette in contraddizione una raggiunta sensibilità, sempre più acuta ed esasperata tanto più lontano è stato l’inizio del cammino, con la necessità di mantenersi in un centro di neutralità e pace interiore. Se “l’uomo del torrente” vive in preda delle contingenze, e soprattutto delle passioni che gli avvenimenti gli producano vi è forse qualcuno, anche e soprattutto fra gli Uomini di Desiderio, che può dichiararsene immune? Ed è possibile, e soprattutto giusto, reprimere impulsi biologici come, ad esempio, l’aggressività quando dobbiamo far fronte all’ingiustizia, o difendere che è meno fortunato di noi e non si può difendere? Il rituale massonico di origine francese e scozzese dimostra una secolare esperienza umana ed una filosofia stoica di alto livello quando recita:

M.V. Per quale motivo si riuniscono i liberi Muratori?

1° Sorv. : Per scavare oscure e profonde prigioni al vizio ed innalzare templi alla virtù.

Non si tratta quindi di eliminare il vizio, perché anche il male che vi è nell’uomo è parte ineliminabile della legge degli opposti e della polarità. A che servirebbe tagliarsi un braccio paralizzato che fa parte comunque del nostro destino e del nostro male? Regolare e reprimere le tendenze eccessivamente egoistiche, distruttive ed autodistruttive è l’unica strada possibile all’uomo, così come pensare di poter veramente praticare le virtù è illusorio e fuorviante. Possiamo solamente lodarle e tentare di praticarle, nella coscienza che il principio materico di imperfezione che esiste nell’universo si riflette inevitabilmente nella nostra natura biologica e nella nostra umana, umanissima,. interiorità. I Filosofi Unitarie e Triunitari a cui ci sentiamo affini, credono ed affermano l’esistenza dell’anima. Ma cosa è quest’anima, se non ciò che ci anima, e come possiamo credere di abolire, ingannandoci, le reazioni di sentimenti ed emozioni di fronte agli imprevedibili e spesso non voluti avvenimenti della nostra vita? Per Jacob Boehme, l’anima non è un principio immateriale[1]. Nasce dalla nostra stessa fisicità, dai geni e dagli zigoti che i nostri antenati ci hanno trasmesso, dalle esperienze di tutta una vita, reali od oniriche che siano, ed è forse più formata da sogni, miti e misteri che da atti ed accadimenti reali. L’anima è una sostanza, cioè un insieme di qualità o proprietà sensibili. L’unica sostanza dell’anima è la sensibilità, cioè la capacità individuale di reazione, elaborazione, trasformazione, sublimazione ed elevazione di fatti esteriori od interiori. Anche se, per un gratuito atto d’amore di Dio, l’anima fosse abitata per un eterno istante dallo Spirito di Dio, sarebbe ugualmente un prodotto materico della nostra sensibilità[2] Se è vero che è lo spirito la radice incomprensibile dell’anima, preesistente alle cose ed alla stessa emanazione della natura e dell’uomo, è vero nel contempo che lo spirito ha, per la sua stessa suprema esistenza e coscienza, qualità sensibili non materiche e totalmente sottili. Sono queste che preformano l’anima sensibile dell‘uomo, come forme misericordiose che non accolgono e non disperdono inutilmente le esperienze gioiose e dolorose della vita umana, il cui senso non è quindi nella loro essenza in sé ma nella forma radicale in cui sono collazionate e comprese. La nostra anima, in sé pura maschera di un individuo caduco è, nonostante questo, il sensorium  che può comunicare con il piano divino. Vi è una parte tenebrosa dell’anima, che percepisce grossolanamente il percepibile, ma vi anche una parte luminosa che sa percepire l’impercepibile. Lo spirito è assolutamente inconoscibile. Solo i riflessi della sua luce sono percepibili nell’ombra della nostra anima, sensibile solo alla materia ed ai suoi avvenimenti. La scintilla dello spirito in noi è emanata direttamente da Dio. L’anima sensibile è creata ed imperfetta, ma è l’unica intermediaria capace di sentire l’eco della grande voce. Vi sono quindi due letture possibili di ciò che Dio ha emanato scrivendo nella materia. Il primo libro, il Liber M[undi] dei rosacroce, è la lettura di ciò che è creato e visibile. Anche i libri più sacri dell’umanità sono espressione dell’anima sensibile dell’uomo, e quindi sottoposti all’imperfezione della sua interpretazione. L’uomo, non è che la natura[3], solo l’anima eterna è la natura eterna. In Boehme, quindi l’anima sensibile, pur essendo materica ha origine e radice dall’anima spirituale, la sola che può amare e comunicare, se non comprendere, il piano divino. L’uomo, nella sua libertà e dignità, unifica in sé spirito e materia ed in ciò consiste la sua grandezza, superiore a quella di tutti gli esseri intermedi con l’Essere Supremo, che possiamo indifferentemente chiamare angeli o demoni.  La materia dell’uomo, che è la sua estasi e la sua miseria, il suo effimero piacere ed il suo eterno dolore, è il Mysterium Magnum di Boehme. Come si può conciliare il male di ogni giorno, che conosciamo senza necessità di fede, con la suprema bontà che presumiamo in Dio? L’Ungrund boehmiamo, che è l’inconscio individuale e collettivo,  produce Brama, che è passione spasmodica della materia, ma ha la stessa natura del Desiderio, tanto che spesso le loro polarizzazioni si alternano e la Brama diviene Desiderio e viceversa. La spinta verso  la vita, verso l’esaltazione dei sensi, verso l’ebbrezza dionisiaca, bacchica ed iacchica è la maschera materica della sobria e spirituale solarità di Apollo. La filosofia dell’Uno e del Tutto non può spingere verso la mortificazione, l’annullamento, il senso di colpa e la relativa autopunizione. Se il crimine attribuito ad Adamo-Eva  è la ricerca della coscienza di sé, della conoscenza, dell’eternità di un pensiero che si accresce nello scorrere delle generazioni, dell’orgoglio di essere creatura di un Creatore, questo preteso crimine è in realtà ciò che da, finalmente, un senso all’emanazione della nostra anima e della nostra vita. Non è forse lo stesso Vasaio dell’umana argilla, come afferma Omar Kajiam[4], ad averci formato di questa creta? L’umanità deve solo imitare Dio, che ha limitato la sua stessa libertà con la sua stessa legge, perché lo spirito soffia dove vuole, ma solo nella corrente del bene. Nemo noli nocere è regola di assoluta libertà e dignità. Se gli dei ci concedono qualche istante di felicità, ce la fanno pagare con secoli di dolore. Se così caro paghi, Uomo di Desiderio, anche la gioia del  riso e del ballo, anche l’effemericità dell’amore, la lieve ebbrezza del vino, l’esaltazione di un istante di illuminazione e di unificazione con il divino sono stati reali in cui l’essere vive e coincide con l’Essere. Il soffio tenebroso dell’Ungrund non produce così solo Brama materica, di  solipsistica separazione da sé, dagli altri e dall’Uno, ma, nel contempo, retto Desiderio di vita spirituale e materiale assieme, di amore ardente e dissetato di se e degli altri, di nostalgia bruciante per l’Inconoscibile.


 



[1] Mysterium Nagnum, 15-16

[2] op.cit 6,19

[3] De electioni gratia, 9,16.

[4] Robajat